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Qualche giorno fa Stephen Hawking ha pubblicato sul Guardian questo articolo, nel quale lancia l'allarme per le conseguenze causate nel mondo dalla crescente ineguaglianza economica e sociale.

di Stephen Hawking

Come fisico teoretico basato a Cambridge, ho vissuto la mia vita all'interno di una bolla estremamente privilegiata. Cambridge è una città particolare, incentrata su una delle grandi università del mondo. All'interno di questa città, la comunità scientifica di cui sono entrato a far parte quando avevo 20 anni è ancora più rarefatta.

All'interno di questa comunità scientifica, il piccolo gruppo internazionale di fisici teoretici con cui ho lavorato nella mia vita potrebbe esser tentato di considerare se stesso come una vetta inarrivabile. Oltre a questo, grazie alla celebrità che ho raggiunto con i miei libri e all'isolamento che mi deriva dalla mia malattia, mi sembra che la mia torre d'avorio stia diventando sempre più alta.

E quindi il recente rifiuto delle elites, sia in America che in Gran Bretagna, è sicuramente diretto a me come a chiunque altro. Qualunque cosa si possa pensare della scelta dell'elettorato britannico di rifiutare l'appartenenza all'unione europea, e del pubblico americano di scegliere Donald Trump come nuovo presidente, non c'è dubbio nella testa degli opinionisti che questo sia stato un grido di rabbia da parte della gente che si è sentita abbandonata dai propri leader.

Questa mattina ero al bar (non è un espediente narrativo, è la verità) e ho sentito il seguente discorso: "Avete visto che buffoni che sono i 5 stelle? Fino a ieri dicevano che l'Italicum fa schifo, e oggi vogliono votare con quello, perchè così vincono le elezioni".

Nella crudezza della sua esposizione, quest'uomo aveva ragione.

Durante la campagna referendaria i 5 Stelle avevano fatto una scelta nobile, che diceva: "A noi l'Italicum converrebbe, perchè ci porterebbe in tutta probabilità a governare l'Italia, ma siamo contrari perchè non è democratico: è un metodo che rischia di consegnare il paese nelle mani di chiunque vincesse al primo turno anche solo col 25% dei voti".

"E nel votare le leggi noi non guardiamo al nostro intereresse - aggiungevano i 5 Stelle - ma al futuro del nostro paese". Discorso nobilissimo, appunto, che li metteva al di sopra delle parti, e li faceva apprezzare da molti proprio per quello.

Ora invece spunta una strana voglia di Italicum, [...]

di Wendellgee

Con questa mia testimonianza vorrei spiegare come io ritenga il nostro il sistema elettorale sostanzialmente sano e al riparo da eventuali brogli perpetrati durante il processo di raccolta e accumulo dei singoli dati elettorali. Come si può vedere infatti, è possibile per qualunque cittadino (scrutatore) verificare che i risultati dello spoglio a cui ha assistito personalmente vengano poi riportati correttamente nei tabulati del computo nazionale dei voti.

Domenica 4 dicembre ho fatto il rappresentante di lista (M5s) alla scuola Lincoln di Cinisello Balsamo (MI), al seggio numero 40. Ho assistito personalmente alle operazioni di voto non rilevando alcuna anomalia. Gli elettori entravano, gli scrutatori annotavano i loro dati, gli davano la scheda, e la mettevano nell’urna dopo che la persona aveva votato in cabina. Sono stato presente nella struttura per quasi tutta la durata del voto e non ho notato nulla di strano.

Per la cronaca vanno citati i seguenti episodi:

E fanno tre. Dopo la Brexit e l'elezione di Trump, anche il referendum italiano si può tranquillamente interpretare come un calcio in faccia al pensiero mainstream, per quanto fortemente sostenuto e veicolato dai media di regime.

Non ha funzionato il terrorismo mediatico contro la Brexit ("crollerà l'economia britannica", avevano detto), non ha funzionato il terrorismo mediatico contro Trump ("finiremo nelle mani di un incapace", avevano detto), e non ha funzionato il terrorismo mediatico a favore del sì ("se vince il no sarà un salto nel buio", ci hanno detto).

Cosa accadrà ora in Italia nessuno lo sa con certezza, ma nel frattempo l'unico che può fare il suo bel salto nel buio sarà proprio Matteo Renzi.

Per chi si occupa di cose quotidiane, inizia ora la fase del dopo-Renzi, con tutte le combinazioni che vanno dal governo tecnico al rimpasto di primavera fino alle elezioni anticipate.

Per chi vuole invece guardare le cose con un respiro più ampio, la seguente considerazione è d'obbligo: per tre volte in un anno i media mainstream hanno tentato di condizionare il voto degli elettori su tre eventi di grande importanza internazionale, e per tre volte gli stessi elettori - grazie alla rete e all'utilizzo dei social - si sono rifiutati di farsi infinocchiare.

Oggi l'Italia vota sulla riforma costituzionale. Vedremo se sono di più quelli che votano sì o quelli che l'hanno capita.

In attesa dei risultati, gli utenti possono commentare.

di Riccardo Pizzirani

Non ci crederete: è stata finalmente trovata la principale fonte di disinformazione nel nostro martoriato paese, 77° al mondo per libertà di stampa: è il partito di Grillo!! Non solo: molte sue notizie false arrivano direttamente dalla propaganda russa!

Sono proprio queste le conclusioni di una cosiddetta “inchiesta” condotta dal sito internet buzzfeed, e prontamente ripresa dai nostri media, che possono avere tanti difetti ma non scarseggiano di certo di faccia tosta.

Non è infatti passata nemmeno una settimana dalla figuraccia pietosa su un argomento molto simile, la famosa “centrale di disinformazione grillina” oggetto anche di un interrogazione parlamentare del PD, e che si è rivelata in realtà un profilo personale gestito dalla moglie di Brunetta!

Ma i nostri media proseguono incuranti: finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di coniugare assieme la proficua macchina del fango italiana con la narrativa ufficiale dei mass-media dei paesi NATO, e quindi val la pena cavalcare la notizia finchè si può.

Visto che tutte le testate del mainstream si danno un gran da fare per cercare di apparire "equidistanti" nella battaglia fra il sì e il no, ho pensato che anche noi, nel nostro piccolo luogo comune, potessimo fare la stessa cosa. Giochiamo quindi a fare gli equidistanti, presentando prima un articolo a favore del sì (onestamente, il migliore che io sia riuscito a trovare in rete), e invece un video, a favore del no, che trovo particolarmente interessante. I risultati della giustapposizione potrete giudicarli voi stessi. 

Le ragioni del mio Sì convinto il 4 dicembre

di Mattia Mor (imprenditore)

Sento ancora troppi amici affermare di non capire la riforma costituzionale che voteremo il 4 dicembre. Intanto troppe informazioni errate girano sul web, si sedimentano e necessitano risposte. Ci tengo pertanto a riassumere il mio punto di vista. Voto Sì perché questa riforma garantisce più stabilità, con la fiducia votata solo dalla Camera, senza avere più governi appesi al ricatto di due senatori.

Perché si mette finalmente fine al bicameralismo paritario, di cui si discute da 30 anni, con maggiore velocità nell’approvazione delle leggi, senza la necessità di due camere che le modifichino e votino entrambe, in un momento storico in cui la velocità è fondamentale in ogni decisione, a livello politico come di impresa.

Viene introdotto il voto a data certa e viene ridotto l’uso dei decreti di urgenza, che di fatto sono stati un modo per decidere su temi strategici senza aspettare le lungaggini del Parlamento. Strumento fin troppo usato, insieme alle fiducie, da governi di ogni colore, a dimostrare il classico italiano per cui sia più comodo trovare un modo per aggirare una norma vetusta e sbagliata piuttosto che cambiarla.

Negli Stati Uniti ormai siamo arrivati alle comiche. Ricordate che cos'era successo, due settimane prima del voto, quando Trump aveva detto che non si fidava del sistema elettorale, che secondo lui era "truccato" per favorire i democratici? In quell'occasione Hillary Clinton aveva replicato sdegnata che "è inconcepibile che non ci si possa fidare del sistema elettorale. In una nazione democratica non si può mettere in dubbio il metodo stesso che garantisce la democrazia".

Ebbene, oggi la situazione si è totalmente capovolta: Trump ha vinto, e quindi non ha nulla di cui lamentarsi, mentre è proprio la Clinton ad appoggiare improvvisamente la richiesta (fatta inizialmente da Jill Stein) perché vengano riconteggiati tutti i voti di quattro Stati cruciali, che hanno dato la vittoria proprio a Trump.

Da notare che questa è la stessa Clinton che aveva cavallerescamente riconosciuto la vittoria di Trump, il mattino stesso del 9 novembre. Evidentemente, anche lei sa qualcosa che tutti noi non sappiamo.

Da noi la situazione è molto simile: con il cruciale referendum del 4 dicembre in arrivo, la questione dei possibili brogli elettorali (operati sul voto postale degli italiani residenti all'estero) si fa ogni giorno più ingombrante.

(Pubblicazione originale: giugno 2003)

di Fernanda Alene

Nel putiferio di opinioni scatenato dalle recenti condanne a morte di Cuba, il ruolo del leone lo hanno certo fatto i "pro-americani", che non vedevano l'ora di trovare un neo qualunque su colui che è, in realtà, lui stesso l'ultimo neo rimasto sulla pelle dell'occidente globalizzante. Io a Cuba ci sono stata, per un certo periodo di tempo, intorno al '75. Non sono comunista, non lo sono mai stata, nè ho peraltro un'ulteriore "verità" da offrire a nessuno. Posso però raccontare, con serenità assoluta, quello che ho visto da vicino.

Allora la gente, a Cuba, era molto, molto povera. L'embargo aveva già raggiunto i suoi massimi risultati, e non solo non c'era più nulla di superfluo, ma anche il necessario cominciava a scarseggiare. Si faceva una fatica impensabile a trovare un semplice pettine, un chiodo, o anche solo un bottone.

Molte cose sono cambiate dall'inizio di quest'anno, e molte altre sono destinate a cambiare prima che l'anno sia finito. Pensiamo solo al mattino del 5 di dicembre, quando potremmo trovarci, ad esempio, con un'Austria che si avvia ad uscire dall'Europa, oppure con un'Italia impantanata nella millesima crisi di governo.

Ma se c'è un motivo per cui questo anno è destinato a passare alla storia, lo sarà certamente per il crollo verticale che ha avuto negli ultimi mesi il livello del nostro dibattito politico.

Quelli che una volta erano attacchi argomentati - fondati o meno che fossero - oggi sono diventati insulti diretti e volgari, che assumono sempre di più il sapore di slogan della curva sud, e sempre di meno il sapore di un dibattito politico.

L'ho già detto e lo ripeto: il discorso politico di una volta poteva essere più o meno valido dal punto di vista dialettico, ma era sempre e comunque riferito all'oggetto delle discussioni, e non ai soggetti che ne erano protagonisti.

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