Re: Tutta colpa del capitalismo?: i dubbi di Giorgio Bocca
Inviato da a_mensa il 2/8/2009 15:49:26
mi scuso in anticipo se, quanto dico è già stato detto, ma leggendo il testo iniziale e molti (ma non tutti) i post correlati, credo che potrebbero essere d'aiuto alla discussione alcune considerazioni.
come premessa però vorrei cancellare la parola "colpa" del titolo, sostituendola con la meno negativa "responsabilità", più laica e meno cattolica.
lascio perdere il "socialismo" che è una filosofia derivata e che tenta un compromesso, e mi concentro su capitalismo e comunismo.
nel comunismo I MEZZI DI PRODUZIONE sono di proprietà pubblica, il che vuol dire, contro la credenza comune, che non è avverso alla proprietà in senso generale, ma solo a una parte dei beni possibili.
il capitalismo invece asserisce che i mezzi di produzione siano privati, o a proprietà distribuita.
attenzione che anche Marx, nel manifesto del partito comunista, riconosce al sistema capitalistico maggiore efficienza nell'aumento della produzione di beni.
il sistema capitalistico infatti giustifica l'appropriazione di parte della ricchezza prodotta dai lavoratori, con la necessità di formare capitali per investirli in nuove produzioni e quindi evolvere in cicli positivi che aumentano la ricchezza di tutti.
essendo affidata a privati, tale accumulazione, è molto più efficace in quanto essi sono direttamente interessati al massimizzare tali profitti.
ovviamente, nel sistema comunista, essendo i mezzi di produzione di proprietà dello stato, vi è molta meno tensione nel massimizzare tali profitti.
sistema capitalistico più efficente per la crescita, sistema comunista più efficente per la redistribuzione della ricchezza (che ovviamente va creata a priori).
ora, se l'obiettivo che si pone una società, è quello di una crescita veloce e in tutte le direzioni, tumultuosa, direi, il sistema capitalistico è decisamente il più appropriato, ma se invece il livello di ricchezza raggiunto venisse ritenuto sufficente a dare un benessere a tutti, puntando invece alle necessità dell'uomo in termini di onesto lavoro, tempi per se e famiglia, no stress, ecc... allora bisognerebbe avere il coraggio di un cambio di regime.
peccato che chi si è arricchito accumulamdo ed investendo capitali, non sia così d'accordo nell'abbandonare la propria posizione di privilegio e potere, pertanto un esempio di tale passaggio, nella storia del pianeta, non ha ancora avuto modo di verificarsi.
ora, se è corretto attribuire al sistema capitalistico ed alla sua visione dei mezzi di produzione, molte delle aberrazioni riscontrabili oggi, dalla disoccupazione intesa come presupposto per limitare le richieste dei lavoratori, lo stress imposto da ritmi di lavoro disumani (è noto ad esempio l'uso di cocaina da parte di molti edili brianzoli per reggere ritmi di lavoro che superano le 12 ore giornaliere), ecc.. è anche onesto riconoscere a tale sistema i "vantaggi" che ci ha dato sfornando nuovi prodotti a ritmo crescente, investendo risorse enormi in ricerca, distribuendo molte "cose" ormai ritenute indispensabili ai minimi livelli di vita.
ciò che sarebbe onesto, oggi, sarebbe una seria riflessione su come vogliamo il nostro futuro e soprattutto quello dei nostri figli, se la corsa sfrenata alle novità sia ancora un valore, se non vorremmo invece un tipo di crescita sicuramente più lenta, ma meno stressante.
ovviamente un tipo di discussione simile sarebbe aborrita dalla attuale classe di potere, che vedrebbe la propria egemonia, basata sulla ricchezza e sull'appropriazione di parte della ricchezza prodotta, messa in pericolo, e quindi un cambio di regime come fumo negli occhi.
meglio addormentare le menti, con sport, tifoserie, scandali ed altre amenità che permettere una seria presa di coscienza ed eventualmente ad una scelta consapevole.
solo una presa di coscienza dei vantaggi e svantaggi dei vari possibili "regimi" potrebbe portare ad una richiesta ponderata e consapevole.
un breve cenno ai vari "socialismi" visti come sistemi capitalistici mitigati da regole e vincoli per "umanizzare" maggiormente lavoro e distribuzione della ricchezza.
validi tra popolazioni a democrazia molto avanzata, dove la consapevolezza del "siamo tutti sulla stessa barca" non sia vista solo come mezzo di sfruttamento, dove le necessità dell'uomo, delle minoranze, delle donne, siano visti come necessità dell'intera società, dove , in parole povere la mentalità mediterranea del "voglio essere il più furbo" sia aborrita come antisociale, non ammirata come massimo punto d'arrivo.
ecco con tale educazione, il socialismo, che non richiede imposizioni dall'alto, ma è serenamente accettato, è possibile.
senza quella mentalità diffusa, è solo una presa in giro.
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