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   Salute & Ambiente
  global warming, peak oil ed ambiente

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Re: global warming, peak oil ed ambiente
#91
Dubito ormai di tutto
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[*Times]World not running out of oil, say experts

[...] A landmark study of more than 800 oilfields by Cambridge Energy Research Associates (Cera) has concluded that rates of decline are only 4.5 per cent a year, almost half the rate previously believed, leading the consultancy to conclude that oil output will continue to rise over the next decade.

Peter Jackson, the report's author, said: “We will be able to grow supply to well over 100million barrels per day by 2017.” Current world oil output is in the region of 85million barrels a day.

The optimistic view of the world's oil resource was also given support by BP's chief economist, Peter Davies, who dismissed theories of “Peak Oil” as fallacious. Instead, he gave warning that world oil production would peak as demand weakened, because of political constraints, including taxation and government efforts to reduce greenhouse gas emissions.

Speaking to the All Party Parliamentary Group on Peak Oil, Mr Davies said that peaks in world production had been wrongly predicted throughout history but he agreed that oil might peak within a generation “as a result of a peaking of demand rather than supply”.

He said it was inconceivable that oil consumption would be unaffected by government policies to reduce carbon emissions. “There is a distinct possibilty that global oil consumption could peak as a result of such climate policies,” Mr Davies said.

The BP economist's remarks were echoed yesterday by Mr Jackson. “It is the above-ground risks that will influence the rate [of oil output],” he said.

Cera analysed the output of 811 oilfields, which produce 19 billion barrels a year, out of total world output of 32 billion. These included many of the giants, including Saudi Arabia's Ghawar, the largest known oilfield, which has been at the centre of the debate between peak oil analysts and their detractors.

In his book Twilight in the Desert, Matthew Simmons of Simmons & Co, the consultancy, said the big Saudi fields reached their peak output in 1981 but Cera yesterday said that Ghawar was not failing. “There is no technical evidence that Ghawar is about to decline,” said Mr Jackson.

[...]



Rimanendo in tema di ritardi di produzione e declini, pare che il giacimento saudita di Khursaniyah non riesca [*1] ancora a entrare alla sua massima efficienza (500.000 barili al giorno). Pare che la causa di questi ritardi, almeno a detta del Business Intelligence Middle East sia la mancanza di materie prime. Faisal Hasan, capo ricerche di un centro del Kuwait ha infatti dichiarato:

"The costs of raw materials, such as steel and cement, have increased''

Acciaio e cemento. Questa carenza si può forse collegare alle varie bolle immobiliari sparse per il globo, oppure è solo una coincidenza?
_________________
Inviato il: 23/1/2008 11:15
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  •  lalonde
      lalonde
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#92
Ho qualche dubbio
Iscritto il: 29/11/2005
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L'interessante punto di vista del Prof. Vladimir Shaidurov


Qui potete trovare le sue ipotesi per intero:
Atmospheric hypotheses' of earth's global warming


In breve, Shaidurov sostiene che il più importante gas serra è il vapore acqueo......e su questo non ci piove.
Ed alcuni eventi, come l'impatto di Tunguska o gli esperimenti atomici condotti nell'atmosfera, modificando la struttura della mesosfera, possono squilibrare il ciclo dell'acqua e causare l'aumento o la diminuzione delle temperature globali.

Sarà in malafede anche lui?
Inviato il: 23/1/2008 14:38
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Re: global warming, peak oil ed ambiente
#93
Dubito ormai di tutto
Iscritto il: 7/3/2006
Da Ground Zero
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*Gli oceani negano il global warming

[...] oggi su npr.org [*1] è stata pubblicata un'interessante analisi sulle temperature rilevate da una flotta di 3,000 robot (noti come Argo system) della CSIRO, che negli ultimi 5 anni hanno scandagliato gli oceani registrando una marea di dati. Ne riporto degli estratti.

[...] These diving instruments suggest that the oceans have not warmed up at all over the past four or five years. That could mean global warming has taken a breather. Or it could mean scientists aren't quite understanding what their robots are telling them. This is puzzling in part because here on the surface of the Earth, the years since 2003 have been some of the hottest on record. But Josh Willis at NASA's Jet Propulsion Laboratory says the oceans are what really matter when it comes to global warming. In fact, 80 percent to 90 percent of global warming involves heating up ocean waters. They hold much more heat than the atmosphere can. So Willis has been studying the ocean with a fleet of robotic instruments called the Argo system. The buoys can dive 3,000 feet down and measure ocean temperature. Since the system was fully deployed in 2003, it has recorded no warming of the global oceans. [...] Kevin Trenberth at the National Center for Atmospheric Research says it's probably going back out into space. The Earth has a number of natural thermostats, including clouds, which can either trap heat and turn up the temperature, or reflect sunlight and help cool the planet. That can't be directly measured at the moment, however. "Unfortunately, we don't have adequate tracking of clouds to determine exactly what role they've been playing during this period," Trenberth says. It's also possible that some of the heat has gone even deeper into the ocean, he says. Or it's possible that scientists need to correct for some other feature of the planet they don't know about. It's an exciting time, though, with all this new data about global sea temperature, sea level and other features of climate. "I suspect that we'll able to put this together with a little bit more perspective and further analysis," Trenberth says. "But what this does is highlight some of the issues and send people back to the drawing board." Trenberth and Willis agree that a few mild years have no effect on the long-term trend of global warming. But they say there are still things to learn about how our planet copes with the heat.


Riassumendo, la temperatura degli oceani, che a detta stessa dei responsabili del progetto, sono la cartina tornasole per verificare il global warming, in quanto ne subiscono l'80-90% delle conseguenze, non è assolutamente aumentata nell'arco degli ultimi 5 anni. Il che contraddice molte teorie ecologiste, ma soprattutto, ed è questo il punto fondamentale, dimostra come in realtà risulta molto difficile calcolare con precisione l'entità dei danni provocati dal riscaldamento globale. Per quanto gli stessi scienziati risultino palesemente contrariati dai risultati, e cerchino in qualsiasi modo di farli quadrare con le teorie sul riscaldamento globale, ne emerge che gli stessi hanno serie difficoltà a valutare tutti i parametri che cotribuiscono allo stesso. [...]
_________________
Inviato il: 20/3/2008 14:16
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  •  florizel
      florizel
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#94
Sono certo di non sapere
Iscritto il: 7/7/2005
Da dove potrei stare meglio.
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Antartide, si è staccato un blocco di ghiaccio di 400 chilometri quadrati.

"...La Penisola antartica ha già visto il ridimensionamento e il distacco di diversi blocchi di ghiaccio, sei dei quali sono scomparsi del tutto..."

COLLASSO ANTARTICO, ICEBERG DA 415 KMQ

"E' così grande che lo sié potuto vedere dalle foto dei satelliti: in Antartide un pezzo di ghiaccio delle dimensioni di 415 chilometri quadrati è collassato nelle acque dell'oceano antartico. Un fenomeno ampiamente previsto dagli scienziati ma che avrebbe dovuto accadere tra una quindicina d'anni. Invece si è verificato quasi di colpo alla fine dell'estate antartica del 2008."
_________________
"Continueremo a fare delle nostre vite poesie, fino a quando Libertà non verrà declamata sopra le catene spezzate di tutti i popoli oppressi". Vittorio Arrigoni
Inviato il: 27/3/2008 15:05
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  •  carloooooo
      carloooooo
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#95
Dubito ormai di tutto
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Da marca gioiosa et amorosa
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Tranquilla Flo...

Quando l’iceberg affonda il buon senso

Franco Battaglia

Un prezioso lettore mi informa che il distacco di un colossale iceberg (13.000 kmq), occorso pochi giorni fa in Antartide, sarebbe stato riportato dal Tg1 di prima serata addirittura come prima notizia, «manco fosse uno tsunami», col solito allarmismo corroborato dall'intervista a uno dei soliti «esperti» consulenti della Rai. Nel caso specifico, pare che l'«esperto» fosse un laureato in agraria che dice di essere climatologo e uso a giurare, dall'alto della sua agronomia, che l'attuale riscaldamento globale sarebbe colpa delle emissioni antropiche di gas serra. È bene avvisare subito i lettori che la scienza ha già dimostrato che col riscaldamento globale l'uomo non c'entra, come fa fede il Rapporto del N-Ipcc - presentato a New York lo scorso 3 marzo e naturalmente ignorato dal Tg1 - dall'inequivocabile titolo: «È la natura e non le attività umane a governare il clima». L'N-Ipcc è un organismo scientifico internazionale, simile all'Ipcc ma privo del controllo politico dei governi (la «N» sta per «non-governativo»), di cui fanno parte fisici dell'atmosfera, geologi, climatologi e scienziati di scienze affini. Tra gli italiani, nell'N-Ipcc ci sono anch'io, ma segnalo soprattutto il professor Renato Ricci, già presidente delle Società di fisica sia italiana che europea. Invece, l'Ipcc - voluto dai governi perché desse loro una patente scientifica alle dissennate scelte di politica energetica e ambientale, a cominciare da quel disastro che è il protocollo di Kyoto - è l'organismo che nel 2007 fu gratificato del premio Nobel, ma di quello politico per la pace, visto che non poteva prenderne uno per la scienza, essendocene poca o punto nei comunicati dall'Ipcc sottoscritti ogni 5 anni a partire dal 1990.

E veniamo all'iceberg. Il maggiore dell'Aeronautica Fabio Malaspina - fisico del clima e vero esperto - precisa che quello che il Tg1 riporta come evento eccezionale conseguente alle attività industriali, eccezionale non è. Ad esempio, ricorda il maggiore, era il 14 aprile 1912 quando, urtato da un iceberg, affondò il Titanic, quasi giunto a destinazione davanti a New York (che, ricordo, è alle latitudini di Napoli). Magari gli agronomi consulenti della Rai diranno che anche quello fu per colpa delle attività industriali - chissà quali - sino al 1912. Peccato che nella sua Storia naturale del lontano 1749, in piena piccola era glaciale, George-Louis Leclerc così ci informa: «Nel 1725 i navigatori hanno trovato i ghiacci ad una latitudine in cui non se ne trovano mai nei nostri mari settentrionali. In quell'anno non vi fu, per così dire, estate, e piovve quasi di continuo: così non soltanto i ghiacci dei mari settentrionali non si erano sciolti al 67º parallelo nel mese di aprile, ma se ne trovarono in giugno anche al 41º». Ricorda il maggiore Malaspina che, anche se sui media i poli sono presentati dal punto di vista climatologico molto simili, l'Artico è un oceano circondato da continenti (i ghiacci sono prevalentemente sull'acqua), mentre l'Antartide è un continente circondato dagli oceani. Una enorme differenza, questa, che contribuisce ai processi che, in questo ultimo periodo, inducono i ghiacci marini in Antartide ad aumentare, come accade già da molti anni, con un record di estensione raggiunto lo scorso anno (notizia naturalmente passata totalmente sotto silenzio).

Per farla breve, la verità allora è che il distacco del colossale iceberg, lontano dall'essere la prova che in Antartide i ghiacci stanno diminuendo (come tutte le Agenzie hanno strillato disinformate), esso è invece la conseguenza del fatto che, lì, i ghiacci, sono aumentati come non mai. E visto che siamo in tema, consentitemi di chiudere consigliandovi una piacevolissima lettura, fresca di stampa e che, anche se non scientifica, è scientificamente scrupolosa e attendibile, perché tali i giornalisti che ne sono autori (Antonio Gaspari e Riccardo Cascioli): «Che tempo farà: falsi allarmismi e menzogne sul clima» (Piemme editore). [Ripensare Marx da il Giornale del 29/03/08]
_________________
Bicarlonato.
Inviato il: 29/3/2008 20:32
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  •  blackbart
      blackbart
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#96
Dubito ormai di tutto
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Eh.. ognuno ha le sue sporche lobby..

Il futuro è il nucleare, non le energie pulite
Inviato il: 30/3/2008 0:11
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Re: global warming, peak oil ed ambiente
#97
Dubito ormai di tutto
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Citazione:

carloooooo ha scritto:

Per farla breve, la verità allora è che il distacco del colossale iceberg, lontano dall'essere la prova che in Antartide i ghiacci stanno diminuendo (come tutte le Agenzie hanno strillato disinformate), esso è invece la conseguenza del fatto che, lì, i ghiacci, sono aumentati come non mai.


Also Sprach Joseph D'Aleo, l'executive director dell'ICECAP (International Climate and Environmental Change Assessment Project):

Let’s put this in perspective. The account may be misinterpreted by some as the ice cap or a significant (vast) portion is collapsing. In reality it and all the former shelves that collapsed are small and most near the Antarctic peninsula which sticks well out from Antarctica into the currents and winds of the South Atlantic and lies in a tectonically active region with surface and subsurface active volcanic activity. The vast continent has actually cooled since 1979.

The full Wilkins 6,000 square mile ice shelf is just 0.39% of the current ice sheet (just 0.1% of the extent last September). Only a small portion of it between 1/10th-1/20th of Wilkins has separated so far, like an icicle falling off a snow and ice covered house. And this winter is coming on quickly. In fact the ice is returning so fast, it is running an amazing 60% ahead (4.0 vs 2.5 million square km extent) of last year when it set a new record. The ice extent is already approaching the second highest level for extent since the measurements began by satellite in 1979 and just a few days into the Southern Hemisphere fall season and 6 months ahead of the peak. Wilkins like all the others that temporarily broke up will refreeze soon. We are very likely going to exceed last year’s record. Yet the world is left with the false impression Antarctica’s ice sheet is also starting to disappear.
[*]
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Inviato il: 30/3/2008 13:28
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  •  BlSabbatH
      BlSabbatH
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#98
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Da Bergamo
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ho appena visto un'interessante servizio su Russia Today inerente allo scioglimento del permafrost russo.. in sostanza: il permafrost è materia organica congelata e stratificata nei millenni, ora le temperature in aumento potrebbero scongelarlo (succede già!) mettendo in moto una digestione batterica planetaria con inimmaginabili sviluppi di metano...

video assolutamente da vedere!

http://www.russiatoday.com/documentary/release/1966/video

http://ilprofessorechos.blogosfere.it/2007/09/clima-il-disgelo-del-permafrost-contiene-miliardi-di-tonnellate-di-anidride-carbonica.html
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-- Under capitalism, man exploits man. Under communism, it's just the opposite. -- J.K. Galbraith
Inviato il: 15/2/2009 13:42
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  •  Sandman
      Sandman
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#99
Mi sento vacillare
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Mi chiedo solo quale sarebbe il fine ultimo della menzogna sul global warming.Misure repressive con la scuse della diminuzione di Co2?.In più mi chiedo se,per quanto doloroso,non sia auspicabile una fine dell'era del petrolio visti i danni che questo sistema produttivo produce in ogni caso sull'ambiente.Cmq qui un articolo interessante
Inviato il: 16/2/2009 13:10
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  •  Descartes
      Descartes
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#100
Dubito ormai di tutto
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Citazione:

Sandman ha scritto:
Mi chiedo solo quale sarebbe il fine ultimo della menzogna sul global warming.Misure repressive con la scuse della diminuzione di Co2?.


No, semplicemente il controllo centralizzato dell'economia mondiale. I "crediti" per produrre verrebbero controllati da una banca centrale del CO2, in questo modo si avrebbe un sistema anche più potente delle banche centrali monetarie, in quanto si scavalca la moneta e si controlla direttamente l'industria e quindi lavoro, salari, consumo materie prime, vendite al dettaglio, persino i trasporti (si pensi alle inutili targhe alterne, probabilmente un loro esperimento per vedere se la gente si ribellava) etc. Maurice Strong e Rothschild ne hanno parlato esplicitamente in diverse occasioni. L'obiettivo è sempre quello del socialismo globale fabiano, e quindi del controllo razionale e centralizzato dell'economia da parte di una elite illuminata e l'abolizione del caos del libero mercato e dei conflitti locali dei nazionalismi che impediscono una pianificazione globale da parte dell'oligarchia massonica.
Inviato il: 16/2/2009 18:28
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  •  NiHiLaNtH
      NiHiLaNtH
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#101
Sono certo di non sapere
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hai pienamente ragione descartes
controllo, controllo, controllo
è sempre quello il motivo

considerando le temperature e le precipitazioni degli ultimi 2 anni possiamo tranquillamente dire che il loro programma per il global warming sta andando a puttane
Inviato il: 16/2/2009 20:13
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  •  BlSabbatH
      BlSabbatH
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#102
Mi sento vacillare
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Da Bergamo
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Citazione:
No, semplicemente il controllo centralizzato dell'economia mondiale.

beh, un conto è sfruttare un fenomeno reale, un'alltro è inventarlo di sana pianta e cavalcarlo.

Il global warming è reale.
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Inviato il: 16/2/2009 20:50
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  •  NiHiLaNtH
      NiHiLaNtH
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#103
Sono certo di non sapere
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blsabbath il global warming esiste ma è stato creato apposta
Inviato il: 16/2/2009 21:15
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  •  Pausania
      Pausania
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#104
Sono certo di non sapere
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Citazione:

BlSabbatH ha scritto:
Citazione:
No, semplicemente il controllo centralizzato dell'economia mondiale.

beh, un conto è sfruttare un fenomeno reale, un'alltro è inventarlo di sana pianta e cavalcarlo.

Il global warming è reale.

Io non saprei dire se il gw sia reale o no. Di certo sappiamo che nella storia dell'uomo ci sono stati diversi periodi più caldi del nostro. E si stava benissimo.

Per esempio in questo periodo sto leggendo questo libro: non parla di global warming, ma spiega come nel secondo millennio prima di Cristo il clima fosse molto più caldo, che la coltivazione della vite arrivava fino all'Inghilterra e che in definitiva il pianeta non era quell'inferno che ci vogliono far credere.
Inviato il: 16/2/2009 22:17
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  •  czar
      czar
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#105
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Questo è il mio primo in tervento su questo sito che mi è subito apparso molto diverso dagli altri forum per i toni e i contenuti.

Lavoro nel campo delle rinnovabili da 15 anni e mi sento di dire alcune cose:

1 - è sicuramente vero che ne sappiamo poco di climatologia, in particolare per quanto riguarda le misurazioni di temperatura nel tempo.
pensate alle centraline meteo delle città che ad inizio secolo erano poste fuori dai centri abitati ed oggi sono praticamente conurbati.
magari le strade che vi passavano erano sterrate ed oggi sono asfaltate.
Chi viaggia in moto ha provato bene cosa vuol dire il termine "isola di calore" tutte le volte che entra in un centro urbano di notte.
è come se voi cercaste di misurare la temperatura media di casa vostra negli ultimi dieci anni ma da due avete montato una stufa vicino al termometro.
Al contempo è innegabile che il polo nord e circumnavigabile e prima non lo era.
Nessuno ha strumenti per dire esattamente cosa accade ma le carote di ghiaccio estratte ai poli mostrano che ad un aumento di CO2 e sempre seguito un aumento di temperatura.

2 - Le stime del peak of oil sono rimaste più o meno immutate da molto tempo negli ambienti seri. chi volesse prendere gli atti dei seminari sull'energia tenute in vari anni a Roma, anche in periodi pre-kyoto troverà una grande coerenza, prima osteggiata e ora sbandierate come scusa per vari interessi.
ma è evidente che non esistano più giacimenti "comodi" il petrolio sarà sempre più profondo, lontano e difficile da raffinare al di là di quante siano le riserve geoligiche, il problema non è quanto sia il petrolio, ma quanto ne possiamo usare.
è inutile avere un giacimento se per estrarre un litro di pertolio raffinarlo e trasportarlo devo bruciarne un litro e mezzo.
il progresso potrà aiutare ma non possiamo certo aggirare le leggi della fisica sulla conservazione dell'energia, anche perchè se potessimo infischiarcene della termodinamica non avremmo bisogno del petrolio.
Inviato il: 19/2/2009 11:02
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  •  fefochip
      fefochip
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#106
Sono certo di non sapere
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Citazione:
Nessuno ha strumenti per dire esattamente cosa accade ma le carote di ghiaccio estratte ai poli mostrano che ad un aumento di CO2 e sempre seguito un aumento di temperatura.


però vorrei far notare che detta cosi sembrerebbe che i due eventi siano in rapporto di causa effetto ...ma non è vero o almeno non è detto assolutamente che sia cosi.
il grafico della co2 e quella dell'innalzamento della temperatura sono simili ,c'è chi è arrivato a dire che si sommano i grafici della co2 e dei gas che invece abbasserebbero la temperatura (cfc mi pare comunque prodotti industrialmente) si ottiene un grafico perfettamente sovrapponibile a quello dell'innnalzamento della temperatura.

ma tutto ciò non prova assolutamente nulla purtroppo .
aumento di temperatura e di co2 potrebbero essere benissimo due effetti di un altra causa o piu verosimilmente due effetti insieme ad altri di un sistema terra (o magari sistema solare)per la gran parte sconosciuto.

poi non avrei chiaro come fanno a determinare da una carota di ghiaccio di x anni fa la temperatura di tutto il pianeta ....bah
_________________
più che "scoprirla" la verità si "capisce", inutile quindi insistere piu di tanto
Inviato il: 15/3/2009 14:23
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  •  gudarian
      gudarian
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#107
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Salve a tutti,

non darei molto valore ai modelli climatici utilizzati per prevedere le catastrofi agognate dai vari rappresentanti dell'IPCC, tali modelli non sono in grado di prevedere il clima tra quattro giorni figuariamoci l'andamento nei prossimi secoli....

Il global warming è una farsa che l'IPCC ed il suo fido alfiere Al Gore, portano avanti per fini prettamente utilitaristi alla setta di cui il buon Al oltre ai vari esponenti del wwf fanno parte.
Non esiste nessuna prova scientifica che colleghi l'aumento di temperatura all'aumento della CO2, in particolare alla CO2 prodotta dall'uomo che è solo una piccola parte di quella presente nell'atmosfera.
Anzi pprobabilmente le due cose potrebbero essere effeti di una terza causa
Solo il 15% dell'effetto serra, tra parentesi, necessaria affinche' sulla terra ci possano essere forme di vita dipende dal CO2, predomina nettamente l'effetto del vapore acqueo e anche il metano ha un effetto sensibile.
La quantita' di CO2, metano emessa dagli oceani è immensamente superiore alla CO2 emessa dagli uomini.

Per curiosota'
da uno studio di L.C. Smith e altri hanno pubblicato sulla rivista SCIENCE (Vol.303, 16/1/2004) relativo ad ai meccanismi per cui gli enormi depositi di torba nel Nord della Russia funzionano come assorbitori di carbonio e come fonti globali di metano. Uno solo di questi occupa 600.000 km2 (il doppio dell'area dell'Italia) e a seconda della temperatura assorbe o emette enormi quantità di metano e di CO2. Esistono notevoli incertezze sulla quantità di carbonio contenuta in questi depositi formatisi durante l'olocene, cioè negli ultimi 12.000 anni. Le stime variano da 270 a 1050 Gt. L'assorbimento di CO2 e l'emissione di metano varierebbero in funzione della temperatura: le quantità coinvolte sono così notevoli da superare notevolmente quelle prodotte dall'uomo. L'effetto delle attività antropiche va, quindi, ridimensionato per più ragioni di una.

In sintesi
esistono molti fattori che potrebbero concorrere all'aumento della temperatura tra cui

la variazione dell'eccentricità dell'orbita ellittica della Terra con periodo di 100.000 anni

la variazione dell'inclinazione dell'asse terrestre (tra 22° e 25°) con periodo di 40.000 anni

la precessione degli equinozi che ha un periodo di 22.000 anni

La presenza delle macchie solari

fino ad arrivare alle esplosioni vulcaniche, vedi diminuzione di temperatura dovuta all'eruzione del Piñatubo nel 1980.


Questo solo per capire che non è possibile stabilire a priori, da una semplice osservazione, limitata a pochi decenni se stiamo andando verso un riscaldamento o verso una nuova era glaciale, ci sono studi che riportano una diminuzione della radiazione solare sulla terra con conseguente pericolo di glaciazione

Saluti
_________________
Per la serie cerca la differenza....

Fico: "Per me Beppe Grillo è patrimonio mondiale dell'umanità come le Dolomiti, la Costiera Amalfitana o la musica".
Biancofiore: «Se fosse possibile, Berlusconi lo farei patrimonio dell'UNESCO".
Inviato il: 31/3/2009 16:21
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  •  lalonde
      lalonde
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#108
Ho qualche dubbio
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A proposito di global warming...
Questo studio, che prende in esame i cicli solari passati e le variazioni di temperatura sul pianeta, prevede un minimo nei prossimi due cicli solari e di conseguenza un abbassamento della temperatura globale di 1,5° entro il 2020.

Solar Cycles 24 and 25 and Predicted Climate Response

Citazione:
Projections of weak solar maxima for solar cycles 24 and 25 are correlated with the terrestrial climate response to solar cycles over the last three hundred years, derived from a review of the literature . Based on solar maxima of approximately 50 for solar cycles 24 and 25, a global temperature decline of 1.5°C is predicted to 2020, equating to the experience of the Dalton Minimum. To provide a baseline for projecting temperature to the projected maximum of solar cycle 25, data from five rural, continental US stations with data from 1905 to 2003 was averaged and smoothed. The profile indicates that temperatures remain below the average over the first half of the twentieth century.
Inviato il: 31/3/2009 21:27
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  •  lalonde
      lalonde
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#109
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Questo non credo sia un pesce d'aprile della Nasa:

Deep Solar Minimum

Citazione:
The sunspot cycle is behaving a little like the stock market. Just when you think it has hit bottom, it goes even lower.

2008 was a bear. There were no sunspots observed on 266 of the year's 366 days (73%). To find a year with more blank suns, you have to go all the way back to 1913, which had 311 spotless days: plot. Prompted by these numbers, some observers suggested that the solar cycle had hit bottom in 2008.

Maybe not. Sunspot counts for 2009 have dropped even lower. As of March 31st, there were no sunspots on 78 of the year's 90 days (87%).

It adds up to one inescapable conclusion: "We're experiencing a very deep solar minimum," says solar physicist Dean Pesnell of the Goddard Space Flight Center.

"This is the quietest sun we've seen in almost a century," agrees sunspot expert David Hathaway of the Marshall Space Flight Center.........
Inviato il: 2/4/2009 23:35
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  •  benitoche
      benitoche
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#110
Dubito ormai di tutto
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la religione è indispensabile
soltanto a un’umanità rescissa dal mondo divino-spirituale.
Inviato il: 16/1/2012 0:15
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  •  infosauro
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Re: global warming, peak oil ed ambiente
#111
Dubito ormai di tutto
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Citazione:
Anche se l'origine del petrolio non fosse fossile non capisco come si faccia a parlare di pozzi che si autoalimentano (come menzionato nell'articolo): si tratta in ogni modo di bruciare la Terra e trasformarla in aria, se si continua così ci ritroviamo con un pianeta grande come un granello di sabbia e un'atmosfera spessa quanto un pianeta, prima che si disperda nello spazio per mancanza di gravità.

Comunque riporto l'articolo:

I russi dimostrano che il carburante ‘fossile’ è spazzatura scientifica legata alla teoria del riscaldamento globale. Il petrolio è dimostrato essere originato dai minerali, non da organismi fossilizzati. Niente più paura per la contrazione delle riserve, come dicono gli esperti del petrolio naturalmente ‘rinnovabile’.
Sì, avete letto bene e più di 2.000 revisori scientifici dell’Europa orientale sinistramente ignorati dai governi e dai media mainstream occidentali, sostengono tale affermazione. Dalla metà del 20.mo secolo, gli scienziati sanno che la teoria dei combustibili fossili è falsa e hanno dimostrato irresistibilmente che il petrolio deriva da depositi di minerali altamente compressi dalle profondità alla superficie. Ma la conseguenza più sorprendente di questi risultati, è che il petrolio è una fonte rinnovabile dalla rigenerazione costante in natura.
Dalla crisi petrolifera del Medio Oriente degli anni ’70, i produttori di benzina hanno attizzato le paure mediatiche secondo cui le riserve del nostro pianeta sono velocemente in declino. Il termine ‘picco del petrolio’ fu coniato e ci fu detto che i ‘combustibili fossili’ dovrebbero diventare sempre più costosi, mentre il nostro appetito insaziabile seccherà, bevendola, questa fonte ‘finita’ di energia liquida.
Tale propaganda adattata agli interessi dell’industria petrolifera e dei governi occidentali, sistematicamente sostenuta da debole una teoria scientifica che riflette di molto la truffa della teoria dell’effetto serra, che a sua volta è stata il veicolo per la tassazione delle emissioni di anidride carbonica.
Entrambe le storie sono state agitate dall’universale connivenza dei media e degli scienziati del mondo accademico, finanziati dal governo, sistematicamente collegati in sincronia per decenni, grazie ai lacci dei finanziamenti.
Riposizionamento della teoria come fatto
In tutti questi anni i termini ‘peak oil‘ e ‘combustibili fossili‘ sono stati sinonimi. Essi implicano che siamo inesorabilmente di fronte alla diminuzione delle risorse naturali e i giorni dell’energia a basso costo, a base di carbonio, sono finiti. Soppiantata nella coscienza pubblica come reale, abbiamo sempre più accettato come inevitabile l’aumento continuo dei prezzi dell’energia come conseguenza del nostro stile di vita da consumatori. I giornalisti hanno spigolato loro ‘prove’ di un tale racconto apocalittico dagli squallidi libri come ‘La lunga emergenza: sopravvivere alla fine del petrolio, cambiamenti climatici, e altre catastrofi convergenti del XXI secolo’ di James Howard Kunstler e ‘Party’s Over: Oil, War and the Fate of Industrial Societies’ di Richard Heinberg, tra gli altri, e al pubblico sono state vendute le paure.
Costantemente alimentato con una dieta a base di questa immondizia, il nostro inconscio collettivo ha involontariamente consentito la trasformazione della Teoria del Picco del Petrolio di Hubbert in un dato di fatto sui combustibili fossili.
Di conseguenza, nel 2005, il rappresentante del Congresso Roscoe G. Bartlett, repubblicano del Maryland, e il senatore Tom Udall, un democratico del New Mexico, hanno creato di colpo il Congressional Caucus Peak Oil. Gli scienziati che dissentivano dalla gregge, vennero diffamati o ignorati. Negli anni ’80, l’eminente scienziato inglese, Sir Fred Hoyle FRS, tentò, e fallì, di denunciare l’imbroglio dei sostenitori della teoria dei combustibili fossili e della diminuzione delle riserve di petrolio mondiali. Hoyle, senza i vantaggi del web mondiale, ha cercato ripetutamente di denunciare questo imbroglio.
“L’idea che il petrolio deriverebbe dalla trasformazione di qualche pesce schiacciato oda detriti biologici è sicuramente la più sciocca idea che sia mai stata accolta da un numero rilevante di persone, per un prolungato periodo di tempo“.
Insieme con altri scienziati occidentali, Hoyle ha rifiutato di netto la linea politicamente corretta, come evidenziato in un crescente numero di articoli per ristabilire l’equilibrio sull’economia del petrolio. Mentre anche diversi studi del professor Michael C. Lynch, del Massachusetts Institute of Technology, denunciarono il mito di “esaurimento del petrolio“, dimostrando la genesi ad alta pressione del petrolio. Nessuna voce dei media ne riferì nulla.
La Russia diventerà la prossima Superpotenza Energetica Mondiale
Solo in Russia, una nazione che ha schivato la supremazia militare per diventare una potenza economica mondiale, ha accolto le parole di Hoyle e Lynch, trovando una comunità di scienziati che la pensano allo stesso modo. Infatti, al di fuori del mondo di lingua inglese non vi è alcuna controversia e si parla comunemente di petrolio quale prodotto minerale, e non un prodotto biologico, e come tale il nostro pianeta ne ha infinite riserve non sfruttate.
Come conseguenza dell’applicazione di questa conoscenza, la Russia è andata sempre più rafforzandosi, capitalizzando astutamente la sua riserva di ‘oro liquido‘. “Potrei descrivere la mentalità di questo momento, dell’elite politica russa, come imbevuta di ‘petrofiducia’”, così dice Cliff Kupchan del gruppo Eurasia, in un’intervista con la BBC.
Infatti, tra il 1951-2001, migliaia di articoli e numerosi libri e monografie sono stati pubblicati soprattutto nelle principali riviste scientifiche russe comprovanti le origini del petrolio abiotico – tutti ignorati dai governi e dai media occidentali. Ad esempio, l’esperto VA Krajushkin, da solo, ha pubblicato più di duecentocinquanta articoli sulla geologia del petrolio moderno, e diversi libri.
I mineralogici, esploratori petroliferi e successivi governi russi, nei bui giorni dell’ex Unione Sovietica, sono stati irrimediabilmente ottimisti nel ritenere che avrebbero liquidato il ‘picco del petrolio e i combustibili fossili’ come sciocchezze. E chi siamo noi per discutere – loro hanno i soldi in banca per dimostrarlo. Come risultato, la Russia è ben inserita come secondo esportatore di petrolio più grande del mondo e sta diventando, così, preminente nel campo della prospezione di petrolio e gas e nell’innovazione, con la nazione che s’è imposta di sostituire gli Stati Uniti non come forza militare, ma come superpotenza energetica mondiale del 21° secolo
Petrolio la nostra più grande fonte di energia rinnovabile naturale
Sfruttando la sua tecnologia d’avanguardia, la Russia ha scoperto con successo numerosi campi petroliferi, alcuni dei quali producono in parte o interamente da un basamento cristallino, e che appaiono nettamente auto-alimentai. Sì, avete letto bene -la Russia gode della migliore fonte di energia rinnovabile naturale- il petrolio! Non miliardi sprecati nelle aziende agricole eoliche, solare o negli elefanti bianchi delle onde. Infatti, per i nostri cugini dell’ex Unione Sovietica, l’idea del ‘peak oil’ è ridicola perché, se i calcoli sono giusti, il petrolio è il più abbondante, efficiente ed economico carburante rinnovabile, e durerà almeno per molte centinaia di anni a venire.
Scontento dal fatto che i Russi possano avere un così lampante e potente grande vantaggio, l’Occidente ora utilizza la blogosfera nel contribuire a riforgiare la riemersione del mito del picco del petrolio e dei combustibili fossili. Così dice Daniel Yergin, il vincitore del Premio Pulitzer, autore di “The Prize: The Epic Quest for Oil, Money and Power” e presidente della IHS Cambridge Energy Research Associates, una società che fornisce consulenze ai governi e all’industria.
Yergin, come altri, cita come convincente la prova che il MSM non vi mostrerà; questi teorici del combustibile non-fossile nominano gli alcalini, i cherogeni e molti altri prodotti chimici del petrolio che sono stati trovati sui meteoriti, che sappiamo possono supportare una vita non organica e quindi comprovanti la bugia della teoria dei combustibili fossili.
Perché ancora ci mentono?
Infatti, la teoria dei combustibili fossili è così zoppicante che anche i suoi sostenitori più striduli non sono in grado di mettere insieme la più debole delle prove a sostegno della loro posizione. In “La controversia sul petrolio abiotico” l’esponente di punta dell’origine abiotica (fossile), Richard Heinberg ammette che il suo caso è esposto a un continuo logorio.
“Forse un giorno ci sarà un accordo sul fatto che, almeno un po di petrolio, sia davvero abiotico. Forse ci sono davvero cinture di metano a 20 miglia sotto la superficie della Terra.”
Così scarse sono le prove a sostegno di Heinberg e degli altri teorici occidentali pro-combustibili fossili, che leggendo un suo articolo ‘The Evidence for Limitless Oil and Gas’ (Digital Journal), Bill Jencks rivela: “Ho cercato su Internet con Google Scholar, e non sembra esserci nessuna ‘prova assoluta’ o sostegno diretto dalle moderne ricerche sulla Teoria biogenica del petrolio e della formazione del gas. Questa teoria, in mancanza di una parola migliore, sembra essere molto ‘assunta’ da parte dei geologi in ogni ricerca geologica.”
Come me, Jencks ha trovato una montagna di prove a sostegno delle rivendicazioni russe. Dal Istituto congiunto di Fisica della Terra dell’Accademia delle Scienze Russa di Mosca, troviamo fonti incredibili, rivelate da una tesi di JF Kenney, che condanna la obsoleta “ipotesi anacronistica” del 18° secolo, secondo cui, in qualche modo, il petrolio si è evoluto (miracolosamente) da detriti biologici, e che pertanto è dall’abbondanza limitata.
Invece l’ipotesi dei combustibili fossili è stata sostituita, nel corso degli ultimi quaranta anni, dalla moderna teoria russo-ucraina delle origini del petrolio abiotico dalle profondità della Terra, che hanno stabilito che il petrolio è un materiale primordiale eruttato da grandi profondità. Kenney dice: “Perciò, l’abbondanza del petrolio è limitata solo dalla quantità dei suoi componenti, poiché furono inseriti nella Terra al momento della sua formazione, e la sua disponibilità dipende dallo sviluppo tecnologico e della competenza nelle esplorazioni“.
Nel duello scientifico diretto Teoria del Picco del Petrolio contro moderna teoria russo-ucraina, i russi vincono a man bassa. Ma rimane un anacronismo peculiare che non esista un organismo, statunitense o anglofono, che possa verificare o confutare la scienza russa.
Ma perché ancora ci mentono? Con riluttanza nel correggere questi difetti intellettuali, non c’è da meravigliarsi che ci sia una crescente insoddisfazione tra gli elettori e i pensatori anglofoni e dell’UE. Coloro che studiano con attenzione i fatti, ora concludono ragionevolmente, che al di là della media, è difficile affermare che non ci sia una crisi energetica, che il mondo ha abbondanza di petrolio a buon mercato rinnovabile e che un altro mito ambientalista deve essere abbattuto senza pietà.
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"It's just a ride"
William Melvin "Bill" Hicks, l'ultimo degli hippy, il primo dei complottisti (a comparire in TV).
Inviato il: 16/1/2012 17:34
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  •  ivan
      ivan
Re: global warming, peak oil ed ambiente
#112
Sono certo di non sapere
Iscritto il: 22/7/2004
Da Bronx
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Un punto di vista alternativo su questa faccenda del petrolio:

link articolo che confuta la teoria del petrolio non biologico

Citazione:

Di Ugo Bardi - 1 Ottobre 2007
www.aspoitalia.blogspot.com

La teoria standard della formazione del petrolio (e anche del gas e del carbone) dice che questi si sono formati per la graduale degradazione di materia organica in condizioni "anossiche", ovvero in assenza di ossigeno. Questa teoria è provata e straprovata in laboratorio e sul campo; è nota da un buon secolo e rimane ben poco da investigare in proposito. Viene accettata da tutti quelli che lavorano in pratica sul petrolio.

La teoria abiotica è molto più vecchia ma è stata riproposta recentemente da un astronomo (Thomas Gold), da alcuni geochimici russi, .... L'idea vuole che il petrolio si formi per reazione fra carbonio inorganico (carburi?) e acqua ad altissime pressioni nella zona profonda della Terra chiamata "mantello". Una versione leggermente diversa vuole che il petrolio (o comunque idrocarburi) esistano nel mantello fin da epoche remotissime, ovvero fin dalla formazione del pianeta. Secondo la teoria, queste enormi quantità di idrocarburi sotterranei migrano lentamente alla superficie formando i pozzi dai quali oggi estraiamo petrolio e gas

....
Le cose potrebbero cambiare se fosse vero che il petrolio si è formato in enormi quantità nelle viscere del pianeta fin dai tempi remotissimi, miliardi di anni fa. Questo è quello che sostiene la maggioranza degli abioticisti. In questo caso, esisterebbero veri e propri "oceani di petrolio" nel mantello e le nostre disponibilità sarebbero gigantesche; molto superiori a quelle stimate oggi. Ma questo è proprio impossibile e lo è per delle buone ragioni fisiche.

Immaginiamo che sia vero che esistano grandi quantità di idrocarburi sepolti nel mantello da miliardi di anni. Parte di questi idrocarburi devono per forza filtrare gradualmente in superficie attraversando rocce porose oppure per azione dei vulcani. Una volta in superficie, saranno decomposti dai batteri. In presenza di ossigeno i batteri ossidano il petrolio e il metano trasformandoli in CO2. Se esistessero le quantità di petrolio sotterraneo di cui parlano gli abioticisti, e se veramente queste filtrassero in superficie, nell'arco di qualche milione di anni (al massimo) questa reazione avrebbe consumato tutto l'ossigeno dell'atmosfera. Anzi, non sarebbe neanche stato possibile che l'ossigeno si accumulasse nell'atmosfera. L'atmosfera di oggi conterrebbe soltanto CO2 e la Terra somiglierebbe più a Venere che al pianeta che conosciamo. Il fatto che l'atmosfera terrestre sia ossidante (ovvero contenga un eccesso di ossigeno) basta da solo a provare che non possono esistere enormi quantità di petrolio sotterranee in comunicazione con la superficie.

In sostanza, la teoria del petrolio abiotico nella forma in cui la si racconta comunemente è una teoria politica, non scientifica, ...




In ogni caso, abiotica o meno che sia l'origine del cosiddetto oro nero, il motore a combustione interna che rilascia anidride carbonica nel lungo periodo è un qualcosa che potrebbe essere fatale per l'ecosistema:

link articolo

Citazione:


...

L'aumento delle emissioni umane di anidride carbonica incidersul cervello e sistema nervoso centrale dei pesci con gravi conseguenze per la loro sopravvivenza...

L'aumento della Concentrazioni di anidride carbonica che si verifica in mare .... interferisce con la capacità dei pesci 'a sentire, odorare, girare ed eludere i predatori...




link articolo 2

Citazione:

L'acidificazione degli oceani rende il pesce pagliaccio sordo ai predatori


(PhysOrg.com) - Dalla rivoluzione industriale, oltre la metà di tutta la CO 2 prodotta dalla combustione dei combustibili fossili è stata assorbita dall'oceano, facendo scendere il suo pH in maniera piu' veloce di quanto sia mai successo negli ultimi 650.000 anni, con la conseguente acidificazione degli oceani.
Recenti studi hanno dimostrato che questo fa perdere sia il senso dell'olfatto che dell'udito al pesce pagliaccio ...


Il problema del motore a combustione interna ad oro nero è che la materia non compie un ciclo come invece avviene nell'ecosistema e di questo nel lungo periodo bisognerà tenerne conto piuttosto che continuare a negare ciò che è sotto gli occhi di tutti: il clima sta cambiando e non possiamo chiamarci fuori dalle nostre responsabilità; certo lo possiamo pure fare e lo si sta già facendo ma non è una bella cosa, anzi, è una cosa che fa accapponare la pelle.

Quanto alle storie dei giacimenti che sono a grandi profondità, dell'età della terra, e così via, c'è un aspetto che ha poca eco sui media (per via che mal si accorda con strane ideologie che stanno riprendendo piede) : la tettonica a zolle e le sue implicazioni .
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The undeserving maintain power by promoting hysteria F. Herbert

You don't need to take drugs to hallucinate: improper language can fill your world with phantoms and spooks of many kinds R. A. Wilson

La verità raramente è pura e non è mai semplice
Inviato il: 16/1/2012 22:37
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