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Storie personali : Senza fissa dimora
Inviato da lamefarmer il 11/3/2007 16:40:00 (8797 letture)

di Giorgio Codazzi

Ieri sera sono rimasto al lavoro fino a tardi. Contavo di rientrare con il treno per Milano delle 20:30, e arrivai alla stazione di Rho con circa dieci minuti di anticipo. Ma quel treno non l'ho preso.

A terra, nel sottopasso della stazione, c'era una persona. Età apparente: quarant'anni. Era riversa a terra in una strana posizione supina, con le gambe piegate come se si fosse accasciata a terra prima andando avanti e poi cadendo indietro, priva di forze. Respirava andando continuamente in apnea e quando lo faceva era un respiro trascinato e rumoroso. In un primo momento pensai ad un barbone ubriaco che si era steso a terra, o a un drogato...

E' buffo che proprio il giorno prima, in uno dei miei tanti voli fantastici, avessi immaginato proprio in quel sottopasso, mentre stavo attendendo il treno, delle persone riverse a terra e prive di conscienza, bisognose d'aiuto...

All'esterno del sottopasso due operai stavano montando un cartello per la stazione. Ogni tanto entravano a vedere se la persona era viva o morta. Non capivo bene perché i passanti facessero domande al vento, come "che cosa é successo?" senza trattenersi, ma solo se mi approssimavo al poveretto; altrimenti tiravano diritto e facevano tutti finta di niente, anche se il sottopasso non ha arredi, ed il corpo privo di coscienza si vedeva molto bene.

Dopo qualche minuto capii che la situazione non era affatto quella che credevo: il tizio era in uno stato strano, non era cianotico e non odorava di alcool. Non aveva nessun odore e l'epiteto "di barbone" (se lo era) si poteva al più dare per i vestiti non certo firmati e le fattezze un po' arabe e un po' latino-americane (basso tarchiato). Ma non aveva vestiti laceri e portava sotto la schiena uno zainetto di discreta fattura. Era pulito e di aspetto decoroso, a parte le labbra secche e gli occhi aperti a metà, rivolti all'insù. Più lo osservavo, più mi rendevo conto che dovevo fare presto, e che le apparenze erano tutt'altro che indicatrici.

Non erano passati più di due minuti da quanto l'avevo visto la prima volta, e già gli operai erano scesi 2 volte e ora si erano messi di nuovo a trapanare in prossimità del cartello. Si sentivano in colpa? Non capivo se qualcuno si stesse occupando della faccenda e se fosse necessario il mio intervento. Andai dal loro per capirlo: "Avete telefonato a qualcuno per quella persona stesa a terra?" Chiesi. "Noi? No, ma sappiano di uno che é andato dal capostazione, forse hanno già chiamato". Mi precipitai in biglietteria. "Qualcuno vi ha detto che avete una persona stesa a terra nel sottopasso?" Il tizio dietro al vetro antiproiettile rispose: "Ah guardi, io non so niente, ma se vuole può provare dal capostazione, èla porta qui a fianco, provi a bussare". Un attimo ed ero dentro la porta aperta. Due persone intente a chiaccherare si voltarono verso di me. Non persi tempo a capire chi fosse il capostazione, e mi limitai a dire: "Qualcuno vi ha detto che avete una persona riversa a terra nel sottopasso?" Una delle due: "Guardi io sono arrivato adesso, non so niente, ma se vuole può chiamare lei".

Non attendo altre risposte. Esco e faccio il 113 con il cellulare, ma squilla a vuoto. Mi precipito allora in tabaccheria, perché non ricordavo il numero del pronto intervento medico, e volevo chiederlo. Non mi capita così spesso di farlo. Trovo il gestore e gli chiedo a bruciapelo: "Mi sa dire qual'é il numero del pronto intervento? C'é un barbone steso a terra nel sottopasso", e lui mi risponde: "118, ma non dica che é un barbone, o...".

Mio Dio, "...o cosa?" penso mentre compongo il numero. Ma non ho tempo per pensarci, decido di seguire il consiglio e non ripetere la gaffe. Compongo il numero mentre ripasso quello che ho da dire mentalmente.

Mi risponde subito la guardia medica. "Pronto? Sono in stazione a Rho, c'é una persona qui riversa a terra, sembra priva di coscienza e respira a tratti in apnea". "In che via?" mi sento domandare. Panico. A Rho c'é una sola stazione, ma io entro sempre dalla parte opposta e non conosco la piazza antistante. Balbetto di nuovo "la stazione di Rho", penso a quanto sia ottusamente burocrate il centralinsita. Poi cedo, chiedo al tabaccaio e ripeto meccanicamente al 118 il nome della piazza. Ancora al telefono faccio per tornare verso il poveretto steso a terra. Mi chiedono "adesso come sta?" "Un attimo, mi ero allontanato per cercare il capostazione, adesso torno verso di lui e ve lo dico..."

Mi viene un pensiero macabro, all'idea di cosa sarebbe successo se l'avessi definito un barbone: magari sarebbero arrivati il giorno seguente, direttamente con la bara. Mi chiedono se lo conosco, rispondo di no. Mi chiedono se é un "senza fissa dimora". Rispondo di no, non mi sembra. Allora mi danno indicazioni per accertarmi che non sia semplicemente svenuto, mi chiedono di scuoterlo e di chiamarlo. Eseguo, ma non ottengo nessuna reazione visibile. Mi dicono che richiameranno, che la squadra é uscita e sta per intervenire. La telefonata si interrompe.

Penso dentro di me "e se é un senza fissa dimora, lo sto aiutando o lo sto fottendo? Magari nemmeno aveva bisogno di aiuto!"

E' stranziante sentirsi impotenti, ma ancora di più non sapere dove stia il bene di ciò che fai mentre sei costretto a una decisione. E così che si sentivano i nostri padri fondatori? Chissà...

Poi penso: "possono sapere il mio numero di cellulare in tempo reale, e se capitasse a un senza dimora di essere al mio posto cosa succede? Magari rischia che gli mandino la polizia assieme all'ambulanza?" Non me l'avevano chiesto il numero, quelli del 118. Ma era sciocco, in fondo, mica sanno che sei un senza dimora dal numero... Non ancora, almeno spero.

Arriva la moglie del capostazione con aria preoccupata. Mi chiede se ho telefonato. Le dico di si che mi stanno per richiamare, che ho indicato la piazza fuori dalla stazione. Parte a andare incontro all'ambulanza e alla squadra. L'ingresso al sottopasso non é poi così facile da trovare, da quel lato.

Nel frattempo un signore distinto e brizzolato, sulla sessantina, si era fermato, e stavamo cercando di mettere quella persona in una posizione più comoda; dietro suo suggerimento gli stesi le gambe. Poi lui cerca di cambiargli la posizione della testa, ma un coro di voci di persone, che intanto avevano formato un piccolo assembramento di curiosi, lo ferma.

Mi richiamano al cellulare. Mi chiedono di adagiare il tizio su un fianco. Eseguo. L'assembramento reagisce "ma cosa stai facendo?" Indico loro il telefono, "me lo sta chiedendo il 118 - gli dico - mica me lo invento io!"

La squadra di soccorso appare. Tre persone: due ragazze e un uomo di mezza età. Si approssimano al poveretto. Con aria professionale una impacciata ragazza di circa 35 anni comincia a impartire ordini. Al telefono le chiedono ancora se si tratta di un "senza fissa dimora". Dice che no, non le sembra. Scuote il corpo, gli mette in bocca un pezzo di tubo di plastica a mo' di tappo. Dice che "allo stimolo doloroso reagisce", e mi chiedo se si riferisce al pezzo di plastica in gola. Tasta il petto e dice che é donna. Non me ne ero reso conto, ma poteva essere, anche se le sembianze erano decisamente mascoline, forse per il taglio corto di capelli.

Poi uno del "pubblico" dice: "ha uno zainettto sotto la schiena, non sarà il caso di toglierlo?"

Già, lo zainetto. Con tutto quello che era successo non mi aveva nemmeno sfiorato l'idea di rimuoverlo. E poi era bene? Bah. La "capa" della squadra intima alla più giovane: "taglialo via!" Immediatamente lo sguardo mi si posa sui vestiti miseri ma dignitosi. Una stretta pazzesca al cuore mi fa immedesimare subito con lo sconosciuto: "porca vacca pure lo zainetto, e se lo tagliano dove ne prende un altro?" Al giorno d'oggi non ti regalano niente. La ragazzina reagisce quasi all'unisono con il mio pensiero e mi soccorre: "Ma no! Non occorre tagliarlo, basta slacciarlo!"

Non me ne rendo nemmeno conto, e mentre dico "ma si slacciatelo" traffico già con le dita ad aiutare la ragazzina che agilmente in un attimo gli toglie lo zainetto e lo porge all'uomo di mezza età che chiude lo zip aperto senza dire nulla, come fosse stato il suo.

Mi rialzo: in teoria non avrebbero dovuto nemmeno farmi avvicinare. Pensai che era strano. Non avevano reagito. Mi allontanai per lasciarli lavorare, un secondo intervento poteva non risultare tanto fortunato. Non appena la ragazzina si prepara per tirare su il corpo e spostarlo sulla barella, interviene la capa: "No! Lo tiro su io, tu riporti il materiale". Si riferiva alle attrezzature di soccorso sparse per il sottopasso. Virtù del potere: decidi anche se non sei sveglio, per salvaguardare il tuo prestigio. La ragazzina si fa fa parte e raccoglie le cose da terra. Il sessantenne brizzolato che mi aveva aiutato a stendere la sconosciuta si offre subito di portarle una parte del materiale. La ragazzina sorride e acconsente.

La mettono sulla barella e la portano via: li guardo caricare il corpo in ambulanza e schizzare nella notte verso un ospedale, o così immagino; li seguo con lo sguardo, amareggiato, con tante domande in testa: "L'avrò aiutata? E se scoprono che non ha permesso di soggiorno, la cureranno ugualmente? La lasceranno in un corridoio del pronto soccorso perché sembra un extracomunitaria? Ma i suoi parenti come faranno a sapere di lei? E se non possono farsi vivi perché anche loro senza fissa dimora?"

Forse é solo la mia immaginazione, ma l'impressione netta era che quella poveretta fosse in stato di collasso nervoso ipertensivo, per mancanza di adeguato riposo. Nei tanti pensieri che si accavallavano nel mio cervello, per un istante ho pensato che quella ragazza fosse una sfruttata del lavoro nero.

Mi venivano in mente certi discorsi della strada, come: "adesso gli dovremo pagare pure l'assistenza medica con le nostre tasse!", oppure "ma cosa vengono qui a fare, a rubarci il lavoro e a fare i delinquenti?"

E poi mi venivano in mente le persone che pungolate da Piero Ricca sulle questioni di giustizia, TAV, malasanità e corruzione, e sugli spaventosi sprechi di denaro pubblico per gonfiare le tasche dei mafiosi correvano via a testa bassa, facendo finta di non vederlo o passando larghi per la strada; anche quel signore che risponde con una tronfia saccenza, sfidandolo: "non lo dovevate condannare Andreotti! Andreotti non si doveva condannare, eh!"

Ma la domanda sopra tutte che mi martellava incessante era una sola: "Dov'é finita la persona umana in questo circo?"

Tutti giocano con la pelle degli altri, ma alla fine chi paga, paga salato.

Giorgio Codazzi (Lamefarmer)

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Autore Albero
clausneghe
Inviato: 11/3/2007 17:57  Aggiornato: 11/3/2007 22:30
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 17/4/2006
Da: nordcentro
Inviati: 1679
 Re: Senza fissa dimora
Bell'articolo,Giorgio...

Quella che hai descritto,purtroppo è la triste realtà di oggi,nelle nostre contrade...

Un'umanità alienata,che ha perso il senso della comunità e del naturale amore per i propri simili..

Scommetto che se ci fosse stato un cane o un Bambi ferito in quel sottopasso,la gente si sarebbe comportata diversamente..

Quella persona,ancora una volta era DIO e non l'hanno riconosciuto...

Ma tu sei un giusto,ingenuo come la maggioranza dei giusti,e hai fatto il tuo dovere di uomo

Poichè,infatti è scritto, "avevo sete e non mi avete dissetato,avevo fame e non mi avete sfamato,ero nudo e non mi avete rivestito,stavo male e non mi avete soccorso..."

Per la legge che nulla resterà impunito davanti al Supremo giudice ,le persone che hanno fatto finta di niente,con le altre intrise di sciocca burocrazia cinica,conosceranno la giusta paga...

Quello che racconti non mi è nuovo,io stesso alcuni anni fà sono stato testimone di una morte assurda nella fabbrica dove lavoravo.la CM di Solferino,dove un lavoratore Indiano lì da parecchi anni ,rimase schiacciato sotto un muletto pesantissimo..

Nessuno smise di lavorare,neanche si mossero per almeno curiosare,intimiditi dalle facce feroci dei capetti....

Fosse morta una cimice,avrebbe fatto più effetto...

Così và il mondo,purtroppo,ed è per questo che saremo puniti...

andal
Inviato: 11/3/2007 17:59  Aggiornato: 11/3/2007 17:59
Ho qualche dubbio
Iscritto: 4/10/2006
Da:
Inviati: 58
 Re: Senza fissa dimora
grazie Giorgio per questo racconto intenso ma sopratutto drammatico,ti sei comportato da persona denia ed umana.

a proposito di persone senza fissa dimora anche io ho dovuto vivere per quasi due mesi per la strada (certo è un periodo limitato rispetto ad altra gente) era davvero un brutto periodo,per furtona le cose cambiano ed anche li c'era un amico che mi ha tolto dalla strada

UncasO
Inviato: 11/3/2007 18:38  Aggiornato: 11/3/2007 18:39
Ho qualche dubbio
Iscritto: 25/7/2005
Da: ss11 "Rivoltana"
Inviati: 267
 Re: Senza fissa dimora
C'è un libro molto bello scritto da uno psicologo, Robert Cialdini, il quale descrive le varie tecniche utilizzate al fine di persuadere. Un esempio simile a quello dell'articolo è riportato per spiegare il principio di "Riprova sociale"

Citazione:
Questo principio è particolarmente potente nelle situazioni particolarmente nuove e sconcertanti, dove, per intenderci c'è un notevole margine di dubbio: la persona si trova confusa e non sa che fare, in mancanza di un modello comportamentale già pronto, un metodo facile e istintivo consiste nell'imitazione del comportamento altrui.

È evidente che in una situazione di shock e confusione viene a crearsi un fenomeno circolare tipico di un sistema cibernetico che trasforma un aggregato umano in un sistema ricorsivo autoriverberante.

Un esempio: C'è un uomo disteso per terra, sorge un dubbio: costui ha avuto un malore oppure è un ubriaco che dorme?

La reazione istintiva dell'uomo confuso che si trova in una folla è quella di guardarsi intorno e uniformarsi al comportamento delle altre persone che paradossalmente stanno facendo con noncuranza altrettanto: A guarda B che non fa niente imitando C che sta pensando sul da farsi e guarda A.


Per risolvere la situazione possiamo prendere spunto dallo stesso testo.

Applicando il principio dell'autorità possiamo trasformare un ignaro passante in un soccorritore, chini sul paziente ci basterà indicare una persona e guardandola negli occhi "Chiami i soccorsi, quest'uomo sta male!" Questo romperà il "loop" mentale innescato dalla riprova sociale e lo trasformerà in parte attiva di un processo di salvataggio che noi abbiamo inziato.

Non vorrei mai morire per le mie idee, perchè potrebbero essere sbagliate.
Bertrand Russell
marcobrd
Inviato: 11/3/2007 19:01  Aggiornato: 11/3/2007 19:01
So tutto
Iscritto: 1/6/2006
Da:
Inviati: 24
 Re: Senza fissa dimora
ok tutto.
pero' noto che, come capita spesso, si ragiona come se tutti i leghisti e tutti gli imprenditori fossero persone infami. e come se bastasse non essere leghista o imprenditore per essere considerato bello bravo e perfetto.

un "luogocomune" !??...?!?!?

mi sembra di sentire bush che parla dei terroristi.
non e' il principio del razzismo quello di considerare negativamente delle persone solo per il fatto che facciano parte di un "insieme"?
allora chi e' piu' razzista?
viva la liberta' di pensiero

lamefarmer
Inviato: 11/3/2007 20:07  Aggiornato: 11/3/2007 20:08
Mi sento vacillare
Iscritto: 23/9/2005
Da: vacu°u(m)
Inviati: 334
 Re: Senza fissa dimora
Citazione:
ok tutto.
pero' noto che, come capita spesso, si ragiona come se tutti i leghisti e tutti gli imprenditori fossero persone infami. e come se bastasse non essere leghista o imprenditore per essere considerato bello bravo e perfetto.


marcobrd, non voleva essere un articolo contro i leghisti in quanto persone, di cui conosco ottimi esempi, ma contro una mentalità ottusa che ritrovo ai vertici del movimento: la bossi fini é una legge nata in seno al partito di questi due esponenti, ed é oggettivamente alla base di una serie infinita di malfunzionamenti della gestione dell'immigrazione in Italia. Ma una legge non nasce come un coniglio in un cilindro, nasce perché una certa metalità si é radicata presso il popolo che l'approva o quantomeno che non la contesta. La maggior parte delle persone é favorevole alla Bossi Fini o quantomeno propende alla sua difesa più che alla sua critia.
Ma il punto di fondo é che chi difende a spada tratta la legge con i luoghicomuni (veri) tipo "gli extracomunicatari ci rubano il lavoro" é quasi sempre legato a un mondo dell'imprenditoria che ha fame di schiavi, e che fatica a raccoglierli tra chi non é ricattabile, o lo é meno, come me o come te. Gli altri (tipo la base leghista, tra cui annovero mia nonna che amo e rispetto come persona) ripete senza capire fino in fondo certe idee, confrontadole con la realtà che conosce.

Produrre schiavi (cioé dei "diversi" che per la loro condizione diventano sfruttabili) é il primo passo per rubarti per davvero il lavoro. Perché tu come operaio non puoi competere con la convenienza di uno schiavo, e per la legge del mercato ti autocondanni a rimanere senza lavoro.

Poi se vogliamo guardarci in giro sono anche d'accordo con te che il prodino e il dalema di turno hanno le loro orrende falle e non certo più giustificabili. Il punto rimane che l'attacco (se ciò che percepisci é tale) rimane diretto verso dei responsabili precisi per fatti precisi: una legge e le sue conseguenze.

Se non posso dire che gli imprenditori "diessini" sono quelli che sfruttano il lavoro, non é perché non lo fanno, o non ne traggono anche loro vantaggio, ma solo perché la legge non é nata dai DS, ma da Lega in appoggio con il resto della CDL.

Ognuno parla di se stesso, sempre e comunque
Linucs
Inviato: 11/3/2007 20:29  Aggiornato: 11/3/2007 20:59
Sono certo di non sapere
Iscritto: 25/6/2004
Da:
Inviati: 3996
 Re: Senza fissa dimora
Un'umanità alienata,che ha perso il senso della comunità e del naturale amore per i propri simili..

Certo: hanno imparato che è compito dello Stato (e del 118) "tutelare" i propri simili, così non si devono neanche sporcare le mani. Così com'era compito dello Stato "tutelare" gli anziani, che guarda caso vivono d'elemosina rubata ai "prossimi" anziani. Poi c'è il compito di "istruire" e di "curare", ma lasciamo perdere che è meglio.

Ora devo andare per strada a pestare dei leghisti imprenditori capitalisti (li riconosco ovviamente dal colore, che non è il verde) quindi mi congedo per qualche minuto.

===

Domanda: se i paesi poveri sono sempre stati poveri, e gli oppressi sono sempre stati oppressi, com'è che solo ora vengono tutti qua?

Vince una bambolina chi scova il legame tra bolla immobiliare e "il mercato che richiede un milione di migranti l'anno per funzionare".

Vince due bamboline chi indovina cosa succede quando la bolla immobiliare fa il botto.

Vince tre bamboline chi era emigrato in tempo (ricordate, bambini: l'immigrazione è bene, l'emigrazione e la fuga dei cervelli sono male, indovinate perché?)

grazia
Inviato: 11/3/2007 21:03  Aggiornato: 11/3/2007 21:03
Mi sento vacillare
Iscritto: 5/1/2005
Da:
Inviati: 337
 Re: Senza fissa dimora
Una bellissima testimonianza, Giorgio. Non scrivevo più su LC da lungo tempo ma tu mi hai coinvolto con ogni par