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Dossier : Il caso Pearl Harbor
Inviato da Primus il 11/9/2007 13:00:00 (34857 letture)

Foto Roosevelt

“ …e mentre sto parlando a voi, madri e padri, vi do un’altra assicurazione. L’ho già detto altre volte, ma lo ripeterò all’infinito. I vostri ragazzi non verranno mandati a combattere nessuna guerra straniera... potete quindi definire qualsiasi discorso sull’invio di eserciti in Europa come pura menzogna”.


F.D. Roosevelt


Riguardo allo storico attacco di Pearl Harbor, i libri di scuola, i film, i documentari e tutti i reportage storici allineati alle versioni ufficiali ci hanno raccontato solo una verità di comodo. Attraverso i canali d’informazione istituzionali è stato ripetuto fino alla nausea che nel 1941 un brutale attacco aereo giapponese a sorpresa annientò la flotta americana del pacifico, lasciando sul campo migliaia di vittime innocenti. Tale versione dei fatti venne diramata dalla Casa Bianca allo scopo di scatenare l’indignazione del popolo americano. Da qui, a legittimare la sua chiamata al fronte come un dovere morale, il passo è stato molto breve.

Sono passati molti anni da quel drammatico 7 dicembre 1941, ma la storia continua a riemergere inquietante, come il cadavere di un omicidio che non vuole affondare. Le numerose inchieste pubbliche e private condotte su Pearl Harbor sembrano infatti avere raccolto ormai sufficiente materiale probatorio per ricostruire una volta per tutte, il vero corso degli eventi in questione. 



La censura della storia

Il Giappone, contrariamente a quanto viene convenzionalmente accettato nella letteratura istituzionale didattica mondiale, venne deliberatamente provocato a reagire militarmente da F. D. Roosevelt in tutti i modi possibili. Tale strategia d’azione fu definita nero su bianco nel riservatissimo piano McCollum [34], uno scottante documento che alcuni ricercatori storici sono riusciti a rendere di pubblico dominio.


Nel corso del tempo, sono infatti emerse numerose prove che dimostrano come i servizi dell’intelligence americana riuscirono a decriptare tempestivamente tutti i piani dell’imminente attacco giapponese. La strage di Pearl Harbor quindi, poteva essere evitata e con essa naturalmente, anche la partecipazione dell’America alla guerra. A confermarlo, ci sono persino le testimonianze rese da alti ufficiali della marina americana (come ad es. quella dell’ammiraglio Husband Kimmel o del tenente generale Richardson).


Ed è proprio da questi ultimi infatti che è partita la “prima pietra dello scandalo”. Le loro versioni sulla vicenda, sono oggi disponibili in molte dettagliatissime pubblicazioni, a cominciare, da Il giorno dell'inganno di Robert B. Stinnet (pluridecorato USA per il valore militare 42'- 46').


Pertanto, le fonti delle informazioni che sono alla base delle accuse contro Roosevelt, non sono costituite (come qualcuno potrebbe pensare) dalle malsane elucubrazioni di estremisti anti-americani, ma come anzidetto, provengono direttamente dagli archivi militari USA e/o dagli stessi ufficiali della marina che prestarono servizio durante la guerra del Pacifico.


Le ragione di questa situazione per così dire “anomala” è in realtà molto semplice da spiegare. Il piano McCollum caldeggiato da Roosevelt, ha rappresentato un crimine commesso contro tutte le nazioni che poi sono state chiamate alle armi. Quindi la prima vittima di questa tipologia di complotti è sempre stata il popolo, non da ultimo, proprio quello americano, ammiragli compresi.


Ecco perché tra i cosiddetti “anti-americani” che si oppongono alla versione ufficiale su Pearl Harbor compaiono anche i nomi “ingombranti” di autorevoli studiosi e testimoni a stelle e strisce. Molti di loro infatti, compresero perfettamente che il vero nemico della pace non veniva dal lontano Pacifico ma si annidava invece nella stessa America, tra i membre della Casa Bianca e quelli dei lussuosi uffici di Wall street. Di conseguenza, le generiche accuse di anti-americanismo rivolte contro chiunque cerchi di portare a galla la verità su Pearl Harbor risultano essere veramente fuori luogo.


Viceversa, le prove contro il governo Roosevelt, pesano come un macigno che nessun perito della commissione ufficiale d’inchiesta è riuscito a smuovere di un millimetro.


La flotta USA, avrebbe potuto tranquillamente essere messa in salvo, ma si fece l’esatto opposto, affinché migliaia di soldati americani trovassero la morte sotto le bombe giapponesi. Perché? La risposta è tanto chiara quanto scandalosa. Il vero obiettivo di Roosevelt era quello di creare il roboante casus belli di cui avevano bisogno i poteri forti per coinvolgere la nazione americana nel conflitto.


E dallo stesso momento in cui venne deciso che le navi da guerra USA, con tutto il loro carico umano sarebbero serviti da esca, la base di Pearl Harbor venne deputata a questa funzione sacrificale. Quello che accadde dopo fu solo la cronaca di una strage annunciata.....


Il Giappone quindi non solo si trovò a dover sopportare le gravi azioni di provocazione messe in atto con il piano McCollum, ma venne anche “indotto in tentazione” dallo stesso Roosevelt che “suggeriva” ai generali nipponici la soluzione della crisi con un colpo di mano. Come? Semplicemente “porgendo il fianco” della sua flotta al nemico. Le navi da guerra americane infatti vennero costantemente mantenute in zona di pericolo per ordine diretto del Presidente. Il comando giapponese fu così spinto a credere di dover approfittare di un occasione irripetibile per cercare di vincere una guerra ormai inevitabile contro il gigante americano. Ma cadde solo nella trappola…


 


 Una regia occulta


Come verrà illustrato nel prosieguo, dietro le dinamiche degli eventi bellici è sempre possibile intravedere l'ombra cupa dei poteri forti, una realtà che emerge sconcertante tutte le volte che si effettuano dei reali approfondimenti. In pochi ne parlano apertamente, ma sono solo questi a manipolare tanto il corso della storia quanto il mondo dell’informazione. Sono talmente potenti che possono permettersi il lusso di insabbiare tutti i loro crimini senza mai apparire come primi attori. E le grandi inchieste ufficiali troppo spesso servono solo a manipolare l’opinione pubblica, mentre al contempo, le fonti d’informazione non controllate (come le piccole case editrici o i siti internet) vengono demonizzate e messe alla berlina nel circolo mediatico di più larga diffusione.


Come è cambiata l’America dopo Pearl Harbor


Prima del fatidico 7 dicembre 1941, l’88% della popolazione americana (sondaggio realizzato in America nel settembre 1940) era contraria a mandare i propri figli a morire per una guerra lontana [31] e il signor F. D. Roosevelt, proprio come il signor W. Wilson, venne eletto Presidente grazie alla promessa che non avrebbe mai trascinato la nazione in un conflitto.


Ecco infatti, cosa dichiarò pubblicamente ai suoi elettori F.D. Roosevelt: “… e mentre sto parlando a voi, madri e padri, vi do un’altra assicurazione. L’ho già detto altre volte, ma lo ripeterò all’infinito. I vostri ragazzi non verranno mandati a combattere nessuna guerra straniera...[1]


Ma nonostante queste buone dichiarazioni d’intenti volte solo ad accattivarsi il consenso di un America pacifista, il procurato attacco giapponese e il conseguente bagno di sangue di Pearl Harbor, provocarono una ondata emotiva tale che l’opinione pubblica americana mutò repentinamente atteggiamento, optando, come cinicamente previsto, a favore dell’intervento militare. In sostanza, senza un episodio come quello di Pearl Harbor, l’amministrazione americana non avrebbe mai potuto trascinare il paese in guerra e il Presidente Roosevelt avrebbe dovuto, “suo malgrado”, mantenere le promesse fatte alla nazione.


Il piano McCollum


Grazie al Freedom of Information Act promosso dal parlamentare USA John Moss, molti ricercatori indipendenti hanno potuto trovare accesso ad uno straordinario numero di documenti sulla guerra del Pacifico. Dallo studio accurato di questi è poi emersa tutta la verità sconcertante;


Si viene così a sapere che già il 7 ottobre del 1940, nel quartier generale della Marina di Washington, circolò un bollettino destinato a compromettere per sempre l’amministrazione Roosevelt nella premeditazione della guerra. Il dispaccio proveniva dall’ufficio dei servizi informativi ed era indirizzato a due dei più fidati consiglieri del Presidente, i capitani della Marina Walter S. Anderson e Dudley W. Knox. Al suo interno recava la sottoscrizione in calce del capitano di corvetta Arthur H. McCollum, un militare esperto dei costumi del “sol levante”. Quest’ultimo infatti, aveva trascorso diversi anni della sua vita in Giappone e ne conosceva perfettamente la cultura. Si poneva quindi come l’uomo adatto per studiare una strategia di provocazione.


McCollum elaborò così un piano che prevedeva otto diverse modalità d’azione per ingaggiare una guerra con il Giappone. Il documento si componeva di cinque pagine e in esso si faceva esplicito riferimento alla creazione di quelle condizioni che avrebbero costretto i giapponesi ad una reazione armata contro gli USA.


Una volta che questa si fosse verificata, la nazione americana si sarebbe ritrovata automaticamente impelagata nell’intero conflitto mondiale. Proprio ciò che volevano gli oscuri signori della guerra in doppiopetto e bombetta. La stipula del famoso patto tripartito (siglato a Berlino il 27 Settembre 1940), garantiva infatti alle forze dell’asse (Germania, Italia, Giappone) mutuo soccorso reciproco durante tutto il conflitto.


Le operazioni da seguire per raggiungere questo obiettivo sono qui di seguito sinteticamente elencate:



  1. Accordarsi con la Gran Bretagna per l’utilizzo delle basi inglesi nel Pacifico, soprattutto Singapore.

  2. Accordarsi con l’Olanda per utilizzare le attrezzature della base e poter ottenere provviste nelle Indie orientali olandesi (l’attuale Indonesia).

  3. Fornire tutto l’aiuto possibile al governo cinese di Chiang Kai-Shek.

  4. Inviare in Oriente, nelle Filippine o Singapore, una divisione di incrociatori pesanti a lungo raggio.

  5. Spostare le due divisioni di sottomarini in Oriente.

  6. Tenere la flotta principale degli Stati Uniti, attualmente nel Pacifico, nei pressi delle isole Hawaii.

  7. Insistere con gli olandesi affinché rifiutino di garantire al Giappone le richieste per concessioni economiche non dovute, soprattutto riguardo al petrolio.

  8. Dichiarare l’embargo per tutti i commerci con il Giappone, parallelamente all’embargo dell’impero Britannico.


- Il bollettino McCollum delle otto azioni è stato scoperto da Robert B. Stinnet t il 24 gennaio 1995 nella scatola n.6 di una speciale raccolta della Marina degli Stati Uniti, RG 38, Modern Military Record Branch degli Archives II. - [34]


 Le altre prove del complotto


Ciò premesso, la versione ufficiale ha escluso comunque qualsiasi tipo di coinvolgimento del Presidente Roosevelt in un complotto contro le nazioni. Una conclusione “politica” che però non trova alcun fondamento nella storia. Roosevelt venne infatti complessivamente informato del “pericolo” di un imminente attacco giapponese da almeno ben otto fonti diverse [2]. Inoltre, il 27 e il 28 novembre 1941, gli alti ufficiali americani ricevettero un ordine che la dice lunga sulle vere intenzioni del governo Roosevelt : “Gli Stati Uniti desiderano che il Giappone compia il primo atto diretto” [3]. Un comunicato questo che, stando alla testimonianza del ministro della guerra Henry L. Stimson venne emanato direttamente da Roosevelt (anche se in realtà, come verrà chiarito in seguito, Stimson cercò solo di scaricare tutti i dubbi e le ombre di cospirazione sul Presidente).


Eclatante a tal proposito anche il messaggio scritto al Segretario di Stato Cordell Hull dall'ambasciatore americano a Tokyo, Joseph Grew il 27 gennaio 1941. Nella riservatissima missiva che C. Hull si affrettò a distribuire ai servizi informativi (e quindi anche direttamente al Presidente) si leggeva infatti a chiare lettere che in caso di guerra, Pearl Harbor sarebbe stato il primo bersaglio [4].


Ma ecco cosa affermava esattamente il testo del cablogramma in questione [5]: “Un collega peruviano ha rivelato a un membro del mio staff di aver sentito diverse fonti, compresa una fonte giapponese, che le forze militari giapponesi hanno progettato, in caso di problemi con gli Stati Uniti, di tentare un attacco a sorpresa su Pearl Harbor impiegando tutte le strutture militari a loro disposizione. Ha aggiunto inoltre che, sebbene il piano possa sembrare una fantasia, il fatto che lo abbia sentito da più parti lo ha indotto a passare l’informazione. - Grew”


E se come anticipato, l’intelligence USA era in grado di decriptare i messaggi in codice giapponesi già molto tempo prima di Pearl Harbor, il Presidente deve necessariamente avere conosciuto con largo anticipo, le modalità con cui sarebbe avvenuto l’attacco a “sorpresa” giapponese.


Al contrario, i comandanti del contingente americano direttamente interessato, e cioè l’ammiraglio Husband Kimmel e il tenente generale Walter Short, vennero tenuti completamente all’oscuro di quanto stava realmente accadendo, onde evitare che potessero adottare le opportune contromisure (come ad es. reclamare uno spostamento della flotta in una zona più sicura). Il giorno dell’attacco infatti, nella base di Pearl Harbor non era stato neppure proclamato lo stato d’allerta e le perdite umane furono spaventose. Si verificò così, proprio quella strage degli innocenti che serviva all’amministrazione americana per mobilitare l’indignazione del popolo americano. Il bollettino di guerra fu straziante, sette navi da guerra affondate all’ancora, 2273 morti (tra civili e militari) e 1119 feriti.


Quando vennero aperte le prime indagini nella commissione d’inchiesta del 1946, fu esclusa ufficialmente qualsiasi responsabilità diretta di D. F. Rosevelt sulla base dell’assunto che il Presidente non sarebbe mai venuto a conoscenza del piano McCollum. Tuttavia, esiste ormai un castello di prove che dimostra l’esatto opposto. E per fare maggiore chiarezza, basti dire che le perizie scientifiche svolte sul famoso protocollo hanno accertato la presenza delle sue impronte digitali su ognuna delle cinque pagine del piano [3]. In un processo “normale”, tale materiale probatorio, sarebbe stato sufficiente a far condannare chiunque oltre ogni ragionevole dubbio.


Roosevelt peraltro, ordinò di spostare buona parte della flotta USA alle Hawaii proprio il giorno successivo alla divulgazione del suddetto bollettino e quindi in completa ottemperanza al piano McCollum. Tale disposizione della casa bianca infatti, non poteva essere connessa ad alcun altra strategia militare razionale se non quella della provocazione.


 Le proteste degli alti ufficiali


Il trasferimento di preziose unità navali americane nelle acque del Pacifico risultò quindi talmente incomprensibile agli alti ufficiali di marina che prima di essere accettato dovette scontrarsi con le animose proteste dell’ammiraglio Richardson qui di seguito riportate testualmente: “Signor Presidente, gli ufficiali più anziani della Marina non hanno la fiducia nella guida civile di questo paese…” [6].


Richardson dimostrò risolutamente tutto il proprio disappunto, in quanto da buon ufficiale di marina, sapeva bene che stanziare la flotta nelle acque delle Hawaii sarebbe stato interpretato dal comando giapponese come un chiaro atto di ostilità, o meglio come i preparativi per un’aggressione. Proprio ciò che Richardson, per lealtà al suo paese avrebbe voluto evitare.


Il documento programmatico di McCollum del resto, non lasciava dubbi di sorta circa le sue reali finalità provocatorie. E in particolar modo alla lettera D, dove contemplava addirittura l’invio di navi da guerra americane nelle acque territoriali giapponesi o appena fuori di esse.


Durante i riservatissimi briefing militari che si tennero alla Casa Bianca, Roosevelt infatti, si dimostrò irremovibile sulla necessità di porre in atto simili azioni. Non accettò mai alcuna obiezione o variazione del piano. E dopo avere programmato gli sconfinamenti della flotta americana sotto l’appellativo di “missioni a sorpresa” dichiarò espressamente: “Voglio semplicemente che sbuchino qua e là e che i giapponesi continuino a chiedersene la ragione… [7].


Affermazioni queste che incontrarono anche le obiezioni degli altri alti ufficiali. L’ammiraglio Husband Kimmel ad esempio, quando venne posto di fronte all’ordine di condurre “missioni a sorpresa” per provocare i giapponesi si lasciò scappare la seguente affermazione: “E’ una mossa sconsiderata e compierla porterà alla guerra” [8].


Ma quando l’ammiraglio Kimmel si rese conto che Roosevelt non aveva alcuna intenzione di tornare sui propri passi, preferì scendere a compromessi e offrì la sua collaborazione all’unica condizione che fosse stato tempestivamente informato delle contromosse giapponesi.


Il “dietro-front” di Kimmel venne quindi premiato con una promozione al grado di ammiraglio e con la nomina di comandante in capo della flotta del Pacifico. Chi invece, come l’ammiraglio Richardson, mantenne coraggiosamente la sua posizione, venne rimosso il 1 febbraio 1941 durante una importante riorganizzazione della Marina.


Roosevelt ordinò infatti la suddivisione delle forze navali in due contingenti distinti, una flotta per l’Atlantico e l’altra per il Pacifico. Un’escamotage che gli consentì di liberarsi agevolmente degli ufficiali non allineati ai suoi programmi, e di prepararsi nello stesso tempo, ad affrontare un conflitto allargato alla Germania.


La registrazione degli ordini emanati direttamente da Roosevelt nel periodo a cavallo tra marzo e luglio 1941 dimostra ancora più dettagliatamente quanto egli fosse realmente immischiato nel piano McCollum. Il Presidente diede disposizioni di sua iniziativa e persino contro il parere dei suoi più alti ufficiali per violare reiteratamente il diritto internazionale. Vennero quindi dispiegati gruppi navali militari operativi (in pieno assetto di guerra) al confine delle acque territoriali giapponesi allo scopo di compiere tre “missioni a sorpresa” [9].


Altri indizi inquietanti riguardo un diretto coinvolgimento del Presidente in una cospirazione provengono dallo stesso modo in cui vennero organizzati i servizi informativi. Le traduzioni dei messaggi in codice giapponesi ad esempio, dovevano pervenire direttamente nelle sue mani o in quelle di soggetti da lui autorizzati. Tutte le intercettazioni militari e diplomatiche giapponesi gia decodificate arrivarono quindi alla casa bianca baipassando l’ammiraglio Kimmel, il comandante in capo della flotta nel Pacifico. In questo modo venne garantita la massima segretezza possibile sulle reazioni di Yamamoto alle provocazioni americane. Persino nei confronti dello stesso stato maggiore USA.





E appena le “missioni a sorpresa” ebbero inizio, le navi guerra americane cominciarono a scorazzare intorno alle acque territoriali giapponesi arrivando ad insidiare perfino lo stretto di Bungo, ovvero l’accesso principale al Mar del Giappone. Ne scaturì una crisi diplomatica che culminò con le proteste ufficiali del ministero della Marina giapponese. La lettera venne consegnata all’ambasciatore Grew di Tokyo, per denunciare quanto segue: “Nella notte del 31 luglio 1941, le unità della flotta giapponese ancorate nella Baia di Sukumo (stretto di Bungo) hanno captato il suono di eliche che si avvicinavano da est. I cacciatorpediniere della Marina giapponese hanno avvistato due incrociatori che sono scomparsi in direzione sud dietro la cortina di fumo accesa dopo che gli era stato intimato il chi va là…..Gli ufficiali della Marina ritengono che le imbarcazioni fossero incrociatori degli Stati Uniti”.


L’ombra dell’alta finanza dietro la programmazione della guerra


L’amministrazione americana non è mai stato il vero attore delle guerre più recenti, ma solo una pallida comparsa. Il soggetto pubblico su cui riversare tutte le colpe.


Le reali motivazioni che spinsero il Presidente Roosevelt a catapultare il popolo americano in guerra, conducono inequivocabilmente ad alcuni dei retroscena meno divulgati del secondo conflitto mondiale.


Ecco ad esempio cosa è clamorosamente “sfuggito” agli storici della versione ufficiale:


Nell’estate del 1940 (prima dell’emanazione del protocollo McCollum), Roosevelt elaborò un piano di politica estera volto ad isolare economicamente il Giappone e le forze dell’asse con una serie di embarghi. Ma la circostanza quantomeno “anomala”, è che la Casa Bianca stava riservatamente operando al contempo per garantire a questi stessi paesi nemici la scorta di risorse energetiche a loro necessarie per intraprendere una lunga guerra proprio contro gli Stati Uniti e i suoi alleati. Roosevelt scelse infatti di dare corso alle vere provocazioni (del protocollo McCollum) solo quando il Giappone venne ritenuto in grado di sostenere il conflitto. Pertanto, i giapponesi ricevettero tutto l’approvvigionamento di materie prime (in particolare il petrolio) di cui avevano bisogno persino durante il proclamato embargo.


Nei mesi di luglio e ottobre del 1940, in pieno regime di apparente isolamento economico del Giappone, il Call Bullettin di San Francisco fotografò degli operai sul molo del porto cittadino mentre stavano tranquillamente provvedendo allo stoccaggio di numerosi container nelle stive di due navi da trasporto nipponiche. Si trattava della “Tasukawa Maru” e della “Bordeau Maru”, entrambe, vennero caricate con ingenti quantità di quel materiale ferroso di cui aveva fortemente bisogno l’industria pesante Giapponese, un paese ritenuto ufficialmente ostile. Una volta terminate le operazioni di carico, il naviglio prese il largo e fece rotta verso la madrepatria. Ma non si trattò solo di un caso isolato perché la scena era destinata a ripetersi in modo quasi surreale per tutto il 1940 e il 1941 persino dopo lo scoppio del conflitto [10].


La vicenda in questione non era certo sfuggita ai servizi segreti americani che annotarono tutti gli spostamenti delle navi da trasporto giapponesi (ibid). E anche per quanto concerneva i rifornimenti di petrolio, la violazione delle restrizioni avvenne in modo sistematico e del tutto evidente. L’embargo infatti non fu mai applicato alle raffinerie ubicate sulla costa occidentale degli Stati Uniti (ibid p.36), pertanto è lecito concludere che l’osannato isolamento del Giappone fosse solo una manovra politica di facciata.


A dispetto dei proclami formali, la Casa Bianca si adoperò dietro le luci dei cronisti per sostenere le capacità belliche Giapponesi. Lo scopo era quello di prepararlo all’imminente conflitto già in agenda dei poteri forti. Un assunto questo che, per quanto possa apparire assurdo a chi ha sempre creduto alla favola dell’imperialismo americano (o viceversa, ha riposto la massima fiducia nei metodi democratici dell’amministrazione USA), non solo risponde al vero, ma dimostra come l’opinione pubblica sia stata sempre spudoratamente manipolata.


Il console generale giapponese rassicurò infatti il suo governo che al di là dei proclami formali, Roosevelt e il suo esecutivo, stavano chiudendo un occhio sui rifornimenti “americani” affermando letteralmente: “Tutti i nostri permessi di esportazione sono stati garantiti. Le agenzie americane da cui acquistiamo il petrolio procedono e stabiliscono accordi soddisfacenti con le autorità governative di Washington” [11]


L’alto funzionario diplomatico giapponese specificò inoltre che era riuscito ad acquistare una miscela speciale di petrolio greggio eludendo facilmente i divieti imposti con l'embargo. Nel messaggio segreto poi cifrato, compare dettagliatamente la portata dell’acquisto; 44.000 tonnellate (ben 321.000 barili) dall’Associated Oil Company. Peraltro il dispaccio diplomatico terminava concludendo: “I rivenditori di petrolio americano della zona di San Francisco che vendono alla Mitsui e alla Mitsubishi, dei quali il principale è l’Associated Oil Company, credono che non ci sarà alcuna difficoltà nel continuare la spedizione di comune carburante al Giappone” (ibidem).


Allo storico cablogramma diplomatico, fanno poi da inquietante contorno le registrazioni militari USA a proposito delle rotte di carico e scarico regolarmente effettuate dalle petroliere dirette in Giappone. E poiché, i servizi informativi americani monitorarono costantemente i movimenti delle navi da trasporto nipponiche su esplicito ordine della Casa Bianca, è legittimo supporre che Roosevelt, non poteva non sapere cosa stava realmente accadendo.


Le navi con il prezioso carico di oro nero americano erano dirette verso il deposito petrolifero di Tokuyama. E solo nel periodo compreso tra il luglio 1940 e l’aprile 1941 risulta accertato che i rifornimenti petroliferi “americani” ammontarono a quasi 9.200.000 barili.


Tutte le rotte degli approvvigionamenti giapponesi vennero intercettati e schedati dai radiogoniometri militari americani dalla Stazione SAIL, il centro di controllo del Navy’s West Communication Intelligence Network (sistema dei servizi informativi di comunicazione della costa occidentale della Marina USA, WCCI) ubicata vicino Seattle. Gli impianti radio della Mackay Radio & Telegraph, Pan American Airways, RCA Communications e Globe Wireless fornirono ulteriori preziose informazioni.


L’ampio ed efficientissimo sistema di monitoraggio USA si estendeva lungo tutta la costa occidentale, da Imperial Beach in California sino a Dutch Harbor in Alaska [32].


In conclusione quindi, i servizi informativi e il Presidente dovevano sapere perfettamente che la maggior parte del petrolio giapponese proveniva dall’impianto di raffinazione californiano della Associated Oil Company di Port Company. Un continuo andirivieni di navi da trasporto portò infatti il prezioso carburante direttamente a Tokuyama, la principale base di rifornimento della flotta militare giapponese.


Qualcuno però si accorse per tempo di quanto stava effetivamente avvenendo dietro le verità ufficiali e denunciò il fatto pubblicamente. Così, accadde che proprio mentre Roosevelt si dava affanno nell’apparire un Presidente pacifista dinanzi alla Nazione, il deputato del Missouri Philip Bennet rilasciò la seguente eloquente dichiarazione: “…..Ma i nostri ragazzi non verranno mandati all’estero, dice il Presidente. Sciocchezze, signor Presidente; Già ora si sta provvedendo a preparargli le cuccette sulle nostre navi da trasporto. Gia ora i cartellini per l’identificazione di morti e feriti vengono stampati dalla ditta di William C. Ballatyne & Co. di Washington” [12].


E anche se all’epoca dei fatti tale affermazione “fuori dal coro” di P. Bennet passò quasi completamente inosservata, le indagini storiche del dopoguerra gli hanno conferito pienamente ragione. Roosevelt, come tutti i politici a cui è stato consentito l'accesso alle “stanze dei bottoni”, non fece altro che obbedire alle direttive dell’alta finanza, ovvero, ottemperò scrupolosamente agli ordini degli “invisibili” magnati a cui i popoli pagano il debito pubblico attraverso le tasse. Illuminante in tal senso, l’amara considerazione personale di Curtis Dall, il genero di F.D. Roosevelt,: “Per molto tempo pensai che (Roosevelt)...avesse nutrito molti pensieri e progetti a beneficio del suo paese, gli USA. Ma non era così. La maggior parte dei suoi pensieri, le sue “cartucce” politiche, per così dire, erano state attentamente fabbricate per lui dal Consiglio sulle relazioni estere/Gruppo finanziario per un mondo unito (CFR= Rockfeller, Rothschild & co – specificaz. Dell'autore.). Brillantemente e con grande slancio, come fossero un bel pezzo d'artiglieria, egli sparò quelle “cartucce” prefabbricate in mezzo a un bersaglio inaspettato, il popolo americano, e così comprò e confermò il suo rapporto politico internazionalista” [13].


E a dispetto di ciò che continua ad affermare la storia patinata della versione ufficiale, non rimane quindi che svelare chi erano e che intenzioni avevano i potenti “consiglieri” di F.D.R. che tanto ascendente avevano su di lui….


Un accenno alla regia occulta


Dietro i protagonisti ufficiali della storia che abbiamo studiato nelle c.d. “scuole” dell’obbligo, operano senza mai apparire, i membri e i programmi della vera casta di comando, i c.d. “poteri forti”. Una elite di persone che gestisce il potere da padre in figlio e che da secoli tiene letteralmente sotto controllo l’economia (e quindi anche la politica) delle nazioni. Sono i proprietari esclusivi delle banche centrali, delle assicurazioni, dei monopoli energetici, dell’industria e dei grandi canali d’informazione. I suoi rappresentanti non si riconoscono realmente in alcuna specifica nazionalità poiché si ritengono al di sopra di qualunque di essa, considerandosi a tutti gli effetti i veri signori del mondo. Ed ecco a tal proposito cosa ebbe a dichiarare già nel lontano 1733, un illustre esponente dei grandi casati finanziari che oggi possiedono letteralmente le banche centrali, il finanziere Amschel Mayer Bauer Rothschild (capostipite dell’impero Rothschild): “La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo conferenze di pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa ottenere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre più nel loro debito e, quindi, sempre più sotto il nostro potere” [14].


Dal quel remoto 1733 però, il tempo non sembra essere passato invano e gli strumenti dei manipolatori sono stati affinati. Nella storia contemporanea sono sorte infatti vere e proprie istituzioni paragovernative che lavorano a porte chiuse per realizzare i programmi di dominio dell’alta finanza. E come intuito da Curtis Dall, una di queste moderne organizzazioni che maggiormente diresse l’operato di Roosevelt è il CFR (Council on Foreign Relations). Una sedicente organizzazione “filantropica” fondata nel 1921, con il finanziamento della famiglia Rockefeller. Alla costituzione del CFR parteciparono 650 “eletti”, “il Gotha del mondo degli affari" [15] e suoi membri di spicco furono sempre all’ombra del Presidente americano di turno. Ed è quindi proprio a costoro che si deve attribuire la vera paternità del protocollo McCollum. In qualità di ministro della guerra di Roosevelt ad esempio, agiva in “prima linea” Henry Stymson, un personaggio che “guarda caso” era anche uno dei membri fondatori del CFR. Il suo coinvolgimento nel piano di provocazione, emerge chiaramente dalle righe del suo stesso diario: “Affrontiamo la delicata questione di come realizzare una schermaglia diplomatica che faccia apparire il Giappone dalla parte del torto e gli faccia compiere, scopertamente, il primo passo falso” [16]. E sempre a tal proposito, lo scrittore George Morgenstern, ha pubblicato il libro “Pearl Harbor, The Story Of The Secret War” in cui è stato esaustivamente documentato come il Giappone venne trascinato in guerra dalla strategia d'azione dei membri del CFR.


Poiché come noto, a molte guerre corrispondono molti soldi e infinito potere per gli oscuri signori dell'alta finanza. Una volta conclusi i conflitti, saranno infatti sempre loro a decidere le condizioni di riparazione della nazione di turno che è stata messa in ginocchio. Ai popoli di entrambe le parti belligeranti invece, non resterà che l’amaro compito di leccarsi le ferite tra un camposanto e l'altro, aspettando di sapere quanto dovranno pagare per le spese di guerra (“vinta” o persa che sia). Con l’ingresso dell’America nel secondo conflitto mondiale avvenne infatti un colossale trasferimento di ricchezza dalla casse pubbliche a quelle private; Il bilancio federale USA a cavallo del decennio 1930-1939 era di “appena” 8 miliardi di dollari l’anno, nel 1945 invece, il debito per sostenere la guerra fece impennare i grafici contabili fino 303 miliardi di quota. Il costo globale del conflitto (nei soli termini economici) sostenuto dagli americani, fu ufficialmente di 321 miliardi di dollari, più del doppio di quanto il governo federale aveva “scucito” ai contribuenti nei 152 anni di storia che vanno dal 1789 al 1941 [17]. Gli eventi bellici peraltro, non rappresentano solo il grande business dei banchieri, ma sono anche un subdolo ed efficacissimo strumento di azione politica. Vengono infatti concepiti a tavolino come formidabile pretesto per instaurare a guerra finita, gli assetti politici e sociali a loro più congeniali. Si muovono a piccoli passi per realizzare il progetto secolare del “nuovo ordine mondiale”. Uno scopo che del resto trapela esaustivamente dalle stesse parole pronunciate da James Warburg (insigne esponente dei poteri forti) solo pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale:


"Che vi piaccia o no, avremo un governo mondiale, o col consenso o con la forza".[18]


Tra gli altri invisibili personaggi della storia che “suggerirono” a Roosevelt gli obiettivi da raggiungere durante la sua presidenza, compare il nome eccellente di Bernard M. Baruch. Un illustre membro dell’alta finanza e del CFR che presiedette al Comitato delle industrie belliche durante la Prima guerra mondiale e che poi negoziò anche le condizioni delle riparazioni tedesche nel trattato di Versailles [19]. La sua autorevolissima voce venne sempre e perentoriamente ascoltata dai presidenti americani.

 


Nato in Texas nel 1870 da un agiatissimo esponente del Ku Klux Klan, l'ultra miliardario Bernard Mannes Baruch divenne il “consigliere” di ben sei presidenti USA. Dal massone [20] Woodrow Wilson (1912) al massone Eisenhower (1950), fu sempre lui ad esempio a “persuadere” il Presidente Wilson circa la necessità di coinvolgere l’America nella prima guerra mondiale. E persino la creazione di un organo governativo volto esclusivamente a sostenere lo sforzo bellico americano fu una sua idea. Nulla di strano quindi se al nuovo ente vennero conferiti ampi poteri speciali nella pianificazione della produzione industriale. Come del resto è naturale, che a capo di esso finì per essere nominato proprio lui, Bernard Baruch, il mentore del Presidente.

Una volta al comando del “War Industry Board”, tutte le commesse relative al materiale bellico e logistico passarono nelle sue mani, dagli stivali ai mezzi corazzati. Affari d’oro che non si limitarono agli approvvigionamenti americani ma che si estesero in buona misura anche agli ordinativi degli altri eserciti alleati. E come denunciò nel 1919 dalla Commissione Investigativa del Congresso (guidata dal senatore W. J. Graham) che indagò sui profitti che quell’organo rese possibili, si trattò di: “un governo segreto…sette uomini scelti dal Presidente hanno concepito l’intero sistema di acquisti militari, programmato la censura sulla stampa, creato un sistema di controllo alimentare…dietro porte chiuse, mesi prima che la guerra fosse dichiarata” [21].


In seguito, fu possibile ripetere tale collaudato “modus operandi” grazie ai “consigli” che Baruch diede al presidente F. D. Roosevelt, nella guerra contro Hitler: questa volta però l’organo pianificatore si chiamò War Production Board. A dirigerlo venne nominato Harry Hopkins, un uomo di fiducia del signor Baruch, (ibidem).


La decriptazione dei codici giapponesi


Tornando alle circostanze militari che condussero all’attacco di Pearl Harbor, già a partire dall’ultima settimana del settembre 1940, un esperto team di crittografi americani riuscì a decodificare entrambi i principali codici segreti utilizzati dai Giapponesi. Tutte le comunicazioni diplomatiche riservate vennero quindi tradotte con il “codice Purple” mentre i dispacci militari nipponici segreti poterono essere interpretati con il codice “Kaigun Ango” in tempi sufficientemente brevi. La riuscita decodificazione dei codici però, venne mantenuta nel massimo riserbo anche tra le stesse autorità militari USA, in quanto, come anzidetto, si fece in modo che i dispacci dei servizi informativi giungessero direttamente al Presidente [22].


Le reali potenzialità dell’intelligence USA vennero “a galla” solo più tardi, grazie alle rivelazioni del contrammiraglio Royal Ingersoll, assistente capo delle operazioni navali. Egli spiegò infatti che già prima di Pearl Harbor i servizi informativi americani erano in grado di scoprire in anticipo la strategia navale di guerra e le operazioni tattiche del Giappone [33]. Una verità esplosiva documentata da una lettera scritta il 4 ottobre 1940 e indirizzata da Ingersoll ai due ammiragli James Richardson e Thomas Hart. La missiva, estremamente chiara e dettagliata, precisava che la marina americana iniziò il rilevamento dei movimenti e delle posizioni delle navi da guerra giapponesi nell’ottobre 1940: “Ogni spostamento rilevante della flotta dell’Orange (che nel codice USA significava Giappone) è stato previsto ed è disponibile un flusso continuo di informazioni riguardanti le attività diplomatiche dell’Orange” [23].


Peraltro come vedremo, i giapponesi, furono protagonisti di talmente tanti errori madornali nell’effettuare le loro comunicazioni riservate, che diventa davvero difficile poi riuscire a credere nella versione ufficiale dell'attacco a “sorpresa”.


L'ammiraglio giapponese Yamamoto infatti, ruppe imprudentemente il silenzio radio il 25 novembre 1941. I messaggi in questione ordinavano alla 1° flotta aerea di prendere il volo il 26 novembre dalla base di Hitokappu per dirigersi in acque Hawaiiane e attaccare così la flotta americana all'ancora di Pearl Harbor. Precisò addirittura latitudine e longitudine della rotta da percorrere [24].


Come noto, l’attacco venne poi rimandato al 7 dicembre, ma ciò non toglie che i servizi informativi americani sapessero ormai quali fossero le reali intenzioni giapponesi. E come minimo, la base di Pearl Harbor avrebbe dovuta essere stata posta in stato di allerta. Ma ecco qui di seguito riprodotto il testo letterale dei due messaggi intercettati dai sevizi informativi americani:


1) “Il 26 novembre l'unità operativa, mantenendo strettamente riservati i suoi movimenti, deve lasciare di Hitokappu e giungere al 42° di latitudine nord per 170° di longitudine est nel pomeriggio del 3 dicembre e completare velocemente il rifornimento” [25].


2) “L'unità operativa, mantenendo strettamente riservati i suoi movimenti e ponendo estrema attenzione a sottomarini e velivoli, deve avanzare in acque Hawaiiane e alla vera apertura delle ostilità attaccare la forza principale degli Stati Uniti alle Hawaii infiggendole un colpo mortale (neretto dell’autore). Il primo attacco aereo è previsto per l'alba del giorno X. La data esatta sarà fornita in un ordine successivo. Una volta completato l'attacco aereo, la forza operativa, mantenendo una stretta collaborazione e prestando attenzione al contrattacco nemico, dovrà abbandonare velocemente le acque nemiche e fare rotta verso il Giappone. Se i negoziati con gli Stati Uniti avranno esito positivo, l'unità operativa dovrà essere pronta a tornare immediatamente a radunarsi”.


Paradossalmente però, solo gli uomini di fiducia del Presidente erano stati autorizzati a seguire l’ evoluzione della crisi con il Giappone. Ed è probabilmente proprio per tale motivo che quel fatidico 7 dicembre 1941, il “miracolato” ammiraglio Anderson (ex direttore dei servizi informativi e stretto collaboratore di Roosevelt) sopravvisse indenne all’attacco. Egli infatti, al momento dell’incursione aerea non si trovava a bordo di nessuna delle sue navi da guerra, ma al sicuro nella sua tranquilla residenza di Diamod Head.


Per un’altra “strana” ironia della sorte, la stazione di monitoraggio americano delle Hawaii (la c.d. stazione cinque) era proprio uno dei principali centri d’intercettazione dei messaggi in codice Purple giapponesi. E ciononostante, la strage non poté essere evitata, poiché, come già ampiamente chiarito, i messaggi giapponesi, una volta decriptati venivano inviati direttamente al Presidente, senza passare quindi per l’alto comando locale. Una circostanza per così dire “anomala” che fece da preludio al sacrificio umano di migliaia di americani.


A denunciare le “stranezze” della catena informativa ci sono le proteste documentate e archiviate dell’ammiraglio Kimmel. Il quale, al sopraggiungere della primavera del 1940, si rese conto di essere stato tagliato fuori dal servizio informativo. A provarlo c’è la sua richiesta del 18 febbraio 1940 rivolta all’ammiraglio Stark per ottenere che venisse nominato un responsabile dei servizi a cui fare capo per risolvere la “confusione”. Lo scopo di Kimmel naturalmente, era quello di ottenere che qualche ufficiale qualificato gli facesse pervenire i rapporti di natura segreta [26] senza “malintesi”.


La risposta di Stark però, arrivò solo dopo un mese circa, esattamente il 22 marzo. In essa veniva perentoriamente affermato quanto segue: “I servizi segreti della Marina sono pienamente consapevoli della loro responsabilità di tenervi adeguatamente informato” [27]. Ma siccome Kimmel fino a quel momento non aveva mai ricevuto alcuna informazione “sensibile”, dovette prendere atto che si trattava solo di rassicurazioni del tutto formali. In sostanza era stato totalmente escluso dal circuito informativo per ordini che potevano provenire solo dalla Casa Bianca. Tuttavia, cosciente della gravità del pericolo che correva la sua flotta, decise comunque di esercitare nuove pressioni ufficiali. E dopo aver atteso invano un cambiamento della situazione fino al 26 maggio 1940, inviò una ulteriore richiesta direttamente ai servizi informativi. Il messaggio recitava quanto segue: “Informare immediatamente il comandante in capo della flotta del Pacifico di tutti gli sviluppi importanti attraverso i mezzi più rapidi a disposizione (ibidem).


Nel cablogramma, l’ammiraglio sottolineò persino che la sua esigenza di essere tempestivamente informato, era da ritenersi un “principio militare cardine” (ibid p.58). Ma anche quest’ultimo tentativo si rivelò vano, e al termine del luglio 1941 Kimmel poté constatare amaramente, di essere stato ormai definitivamente escluso dall’intelligence.


Alla fine della guerra Kimmel dichiarerà infatti: “Non comprendo e non comprenderò mai perché io sia stato privato delle informazioni disponibili a Washington” (ibid p.57).


Dalla testimonianza dell’ammiraglio che fu il comandante in capo della flotta nel Pacifico, si può quindi ragionevolmente concludere che il popolo americano e la maggior parte dei suoi alti ufficiali venne tenuta completamente all'oscuro dei reali retroscena che determinarono la guerra. Le registrazioni, le testimonianze e i documenti che lo rivelano vennero tutte “incredibilmente” ignorate dalle varie indagini che si svolsero tra il 1941 e il 1946 fino agli accertamenti congressuali del 1995. Ma le prove di una cospirazione a danno delle nazioni ci sono e aspettano solo di trovare udienza nei circoli mediatici di massa. Ambedue i messaggi di Yamamoto che ordinarono l’attacco su Pearl Harbor ad esempio, sono riportati testualmente nei libri scritti da alcuni ufficiali della Marina americana come: “Pearl Harbor” del vice-ammiraglio Homer N. Wallin e in “The Campaigns of The Pacific War” redatto dalla Divisione analisi navali del rilevamento bombardamenti strategici degli Stati Uniti.


Peraltro la stazione "H" dei servizi americani, intercettò e decriptò almeno altri 13 messaggi "sensibili" di Yamamoto, il cui testo è curiosamente risultato mancante dagli archivi della Marina. Sappiamo comunque per certo che furono trasmessi con il segnale di radio-chiamata RO SE 22 tra le 13.00 del 24 novembre e le 15.54 del 26 novembre, appena una decina di giorni prima dell’attacco giapponese (ibid p.66). Tutti i documenti originali in questione erano stati ceduti nel 1979 agli archivi nazionali del Presidente Jimmy Carter [28].


L'indagine ufficiale del Congresso, concluse invece che i servizi di spionaggio americano, “persero contatto” con le navi giapponesi nei giorni precedenti all’attacco (ibid p.67), in quanto queste, avevano scrupolosamente mantenuto il silenzio radio…


Ma a smentire la versione ufficiale esistono anche altre prove schiaccianti come le registrazioni dei servizi informativi olandesi. Dalla disamina di queste infatti, è stato appurato che gli ammiragli al comando delle navi da guerra giapponesi, violarono il silenzio radio rimanendo costantemente in contatto con Tokyo (ibid p.67). E quindi, tanto la loro posizione quanto le loro intenzioni furono necessariamente captate durante tutti i 25 giorni che vanno dal 12 novembre al 7 dicembre 1941, cioè sino alla data del fantomatico attacco a “sorpresa”. Peraltro uno dei messaggi intercettati il 18 novembre venne addirittura inviato “in chiaro” e in caratteri latini, quindi interpretabile anche senza codici.


Pertanto, la testimonianza del generale olandese Hein ter Poorten, smentì palesemente la versione ufficiale della commissione d’inchiesta. Egli, infatti non esitò a confermare che anche i suoi crittografi della “Kamer 14” (ibidem) possedevano prove che dimostravano una minacciosa concentrazione di navi giapponesi nei pressi delle isole Curili già alcuni giorni prima dell'attacco di Pearl Harbor.


Il resoconto rilasciato dall’ammiraglio Harold Stark davanti alla Commissione congressuale del 1945-6 attesta poi inequivocabilmente che quest’utlimo, al contrario dell’ammiraglio Kimmel, era stato informato del massiccio raduno giapponese nella baia di Hottokappu prima del 7 dicembre 1941 [29]. E come accertò ancora una indagine congressuale del 1945, il 3 dicembre 1941 (quindi 4 giorni prima dell'attacco giapponese), furono intercettati e decifrati altri messaggi che svelavano ( a chi ancora non lo avesse capito) la decisione giapponese di dichiarare la guerra agli Stati Uniti con un colpo di mano [30].


Anche le registrazioni originali di questi messaggi però, “sparirono misteriosamente” dagli archivi della Marina (ibidem): in ultima analisi, la commissione unica congressuale d'indagine sull'attacco a Pearl Harbor cercò solo di insabbiare le prove del complotto contro le nazioni.


 


"Ieri, 7 Dicembre, data che resterà simbolo di infamia, gli Stati Uniti d'America sono stati improvvisamente e deliberatamente attaccati da forze aeree e navali dell'impero giapponese...".


F.D.Roosevelt nel discorso alla Nazione dell'8 dicembre 1941


 


Marco Pizzuti (Primus)


Riferimenti


[1] Boston, 30 Ottobre 1940. Public Papers and address of Franklin D. Roosevelt, Macmillan, New York, volume del 1940, p.517

[2] Citaz. dal libro “Casebook On alternative 3” di Jim Keith, ediz. Il saggiatore, Milano 2001 p.26

[3] R. Stinnet “Il giorno dell’inganno”, p.26

[4] citaz. “Secret Societies” p.210 – Il testo originale del cablogramma originale di Grew che il ministro degli esteri ricevette alle 6.38 di lunedì 27 gennaio 1941 –ora dell’est degli USA- in PHPT 14, pag. 1042

[5] “Il giorno dell’inganno”, p.50

[6] Cfr. Richardson, James O., On The Treadmill To Pearl Harbor, Naval History Division, Department of the Navy, Washington DC 1973, p.435

[7] Secondo l’ammiraglio Stark, F.D.R. le definì “missioni a sorpresa, cfr Simpson, B. Mitchell III, Admiral Harold R. Stark, University of South Carolina Press, 1989, p.101-2

[8] L’ammiraglio H. Kimmel il 18 febbraio 1941 scrisse a Stark affermando che l’invio degli incrociatori “era il peggior consiglio” possibile, PHPT 33-1199

[9] La prima ebbe inizio nei giorni tra il 15 e il 21 marzo 1941 e comportò l’invio delle navi americane nelle acque adiacenti a quelle giapponesi. Cfr. Il viceammiraglio John H. Newton riferì in sede d’indagine che gli ordini ricevuti erano estremamente riservati e diretti a lui a voce, PHPT 26-340. In realtà il segreto riguardò solo la stampa americana in quanto diversi rotocalchi australiani pubblicarono la notizia irritando maggiormente i giapponesi. La seconda missione condusse le navi da guerra USA nella regione del Pacifico meridionale e centrale adiacente ai territori orientali controllati dal Giappone: cfr RG 24, giornali di bordo delle navi americane Salt Lake City e Northampton, luglio e agosto 1941, Archives II.3. Il terzo passaggio riguardò lo stretto di Bungo - cfr. Serial 220230 cit. ottenuta su concessione del gennaio 1995, Archives II.

[10] “Il giorno dell’inganno”, p.38

[11] Ddal rapporto del Consolato giapponese di San Francisco, 16 settembre 1940; cfr. appendice D

[12] Citaz. A.H. M. Ramsey in The Nameless War p.75

[13] “Casebook On Alternative 3", p.25

[14] Antonella Randazzo “Dittature, la storia occulta”, p.168, ediz. Nuovo Mondo, Padova, 2007

[15] Maurizio Blondet, Complotti - I fili invisibili del mondo - I. Stati Uniti, Gran Bretagna, Il Minotauro, Milano, II ediz., 1995, pag. 98

[16] “Casebook On Alternative 3", p.25

[17] Mollenhoff Clark R., “Il Pentagono”, Gherardo casini editore, Roma 1968, pp.80-81

[18] James Warburg, banchiere, alla Commissione Esteri del Senato, 17 febbraio del 1950

[19] da “Schiavi delle banche”, M. Blondet, Effedieffe

[20] “La faccia nascosta della storia”, Piero Mantero, Edizioni segno, 1997, p.17

[21] da: “Schiavi delle banche”, ediz. Effedieffe, Maurizio Blondet, 2004

[22] “Il giorno dell’inganno”, p.39

[23] cfr. RG 38, CNO Secret Serial 081420 del 4 ottobre 1940, SRH (special research history) 355, vol. I pagg. 395-397

[24] “Il giorno dell’inganno” p.65

[25] sulla prima spedizione di Yamamoto, cfr. Wallin, capitano Trapnell, F.M., capitano Russel, J.S. E capitano di corvetta Field, J.A. A cura di “The campaignh of Pacific War”, United States Strategic Bombing Survey, Naval Analysis Division, USGPO, Washington, 1946, pag.50

[26] cifrato PHPT 4, p.1792

[27] “Il giorno dell’inganno” p.58

[28] I tredici messaggi radio mancanti di Yamamoto possono essere recuperati utilizzando il numero del messaggio SMS (Secret Message Series) dal file di intercettazione della stazione H in RG 45, MMRB, Archives II

[29] “Il giorno dell’inganno”, p.68

[30] “La verità vi renderà liberi”, D. Icke, p.139

[31] "Il giorno dell'inganno", p.33

[32] per le strutture commerciali cfr. Commandant, 11 distretto navale, serie segreta C-76 del 4 aprile 1940, RG 181, scatola 196741, National Archives, Laguna Niguel, California

[33] "Il giorno dell'inganno", p.40

[34] Le copie integrali del protocollo McCollum sono disponibili su http://en.wikipedia.org/wiki/McCollum_memo

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Autore Albero
Serpico
Inviato: 11/9/2007 13:24  Aggiornato: 11/9/2007 13:25
Ho qualche dubbio
Iscritto: 6/9/2006
Da:
Inviati: 57
 Re: Il caso Pearl Harbor
La storia si ripete.....e continuerà a ripetersi se non facciamo qualcosa!

Un interessante link di Megachip:


Il “plausibile scenario” di Brzezinski - 14-2-07

Un saluto

Rickard
Inviato: 11/9/2007 15:41  Aggiornato: 11/9/2007 15:41
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 9/9/2007
Da: Un mondo pervaso di follia
Inviati: 1609
 Re: Il caso Pearl Harbor
Complimenti per l'esaustiva analisi dei fatti con tutte le fonti riportate.
Effettivamente è sempre (o quasi) stato così, i poteri economici padroneggiano sulla politica, le guerre altro non sono che una forma economica, forse la più redditizia in assoluto.
Oltretutto a Pearl Harbor erano stanziate solo navi vecchiotte, assolutamente non essenziali mentre alcune portaerei erano state ormeggiate a distanza di sicurezza così che non subissero danni.

In fondo il 9/11 altro non è stato fatto se non rispettare questo archetipo vecchio di 60 anni:
- Prima dico che mai e poi mai andrò in guerra
- Poi faccio di tutto perché qualcuno mi attacchi e se si ostinano a non attaccare allora mi attacco da solo
- Poi faccio l'indignato per l'attacco e vaneggio di giorni dell'infamia.
- E poi, GUERRA, ce l'abbiamo fatta!

gli interessi legati alla guerra sono troppi e troppo enormi... Il petrolio, l'industria degli armamenti, è un ottimo pretesto per togliere libertà civili al popolo (vedi patrioct act e simili) e tanto altro.

Probabilmente aveva ragione Orwell quando diceva:
Non si tratta di stabilire se la guerra sia giusta o meno, la vittoria non è possibile. La guerra non è fatta per finire, è fatta per non finire mai ed è combattuta dalle classi dirigenti contro le classi subalterne, al fine di mantenere l'ordinamento sociale

La scienza non è nient'altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell'umanità. - Nikola Tesla
cuca
Inviato: 11/9/2007 16:08  Aggiornato: 11/9/2007 16:21
Ho qualche dubbio
Iscritto: 23/3/2007
Da:
Inviati: 167
 Re: Il caso Pearl Harbor
Ciao Primus, scusa per la richiesta, ma sto lavorando: non è che potresti riassumere l'intrigante articolo?

Mi permetto solo di rilevare l'iniziale strategia di credibilità da te messa in atto, peraltro legittima, di cui spero però si accorgano i lettori.
Preciso che con strategia di credibilità intendo il modo in cui lo storico cerca di far credere che ciò che dice è la verità.

Insomma, a un certo punto sostieni che "numerose inchieste pubbliche e private condotte su Pearl Harbor sembrano", facendo così pensare a un'ipotesi.

Poi cominci a contraddire quel sembrano scrivendo che le inchieste paiono "infatti avere raccolto ormai sufficiente materiale probatorio": introduci quindi una serie di termini (infatti, sufficiente, probatorio...) che ben poco si conciliano con un'ipotesi, e perdonami se lo rilevo.

Infine concludi trionfalisticamente "per ricostruire una volta per tutte, il vero corso degli eventi in questione", in cui non va certo nemmeno trascurato quell'innocuo una volta per tutte... insomma, tu vuoi dare a intendere di saperla ben lunga su questa storia... beato te... ma eri lì?

Fra l'altro, essendo l'articolo lunghissimo, il lettore magari si ferma qui, al secondo capoverso, seguito dal sagace titolo La censura della storia, e così si è già fatto la sua bella idea del caso Pearl Harbor... mah...

Concludo qui, sperando di poter leggere il riassunto dell'articolo cui ho accennato all'inizio, per il quale ti ringrazio già in anticipo.

cuca

Freeman
Inviato: 11/9/2007 16:10  Aggiornato: 11/9/2007 16:10
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 31/7/2006
Da: NiggahCity
Inviati: 2092
 Re: Il caso Pearl Harbor
Complimenti a Primus per il lavoraccio: non avevo mai letto una versione così efficace, pur nella inevitabile concisione, nell'informare su un episodio cardine della nostra storia.
Sebbene, "history will teach us nothing": di fronte alla prova di un complotto di tale portata, c'è ancora chi crede all'impossibilità dell'autoattentato l'11 settembre, perché "i nostri governi non ne sarebbero mai capaci". Certo.

"Non siamo noi a trovare la Verità. È la Verità a trovare noi. Dobbiamo solo prepararci. Si può invitare un ospite che non si conosce? No. Ma si può mettere la casa in ordine, così che, quando l'ospite arriva, si è pronti a riceverlo e a conoscerlo".
jerimum
Inviato: 11/9/2007 17:04  Aggiornato: 12/9/2007 10:25
Ho qualche dubbio
Iscritto: 20/1/2006
Da: Modena
Inviati: 249
 Re: Il caso Pearl Harbor
Complimenti a Primus per l'articolo esaustivo, lungo ma appassionante da leggere e grazie per aver fornito tante informazioni ed averle articolate cosi bene tra di loro; un articolo che secondo me da come e' impaginato finisce dritto dritto nelle "schede" di LC e contribuirà sicuramente a dare lustro a questo sito.

Cuca, se hai qualcosa da obbiettare circa le fonti o le asserzioni in questo articolo sei libero di farlo. Ma attaccare lo stile di Primus e lamentarsi per la lunghezza dell'articolo non mi sembra molto costruttivo.

A meno che Mazzukken decida di fare una sezione intitolata "I bignami del terrore" mi sa che te lo devi sciroppare tutto.

"Accominzamo, con nova promissa, sta gran sulenni pigliata pi fissa!"
La paura di Montalbano, Camilleri
cuca
Inviato: 11/9/2007 18:27  Aggiornato: 11/9/2007 18:27
Ho qualche dubbio
Iscritto: 23/3/2007
Da:
Inviati: 167
 Re: Il caso Pearl Harbor
Caro jerimum, tu scrivi:

"se hai qualcosa da obbiettare circa le fonti o le asserzioni in questo articolo sei libero di farlo. Ma attaccare lo stile di Primus e lamentarsi per la lunghezza dell'articolo non mi sembra molto costruttivo".

Non ho nulla da dire riguardo alle fonti o alle asserzioni di Primus né mi lamento della lunghezza dell'articolo. Ci mancherebbe: ho semplicemente chiesto se era possibile avere un riassunto.

Rilevo piuttosto che tu chiami innocentemente stile quella che in realtà è una vera e propria strategia di credibilità, vale a dire il modo legittimamente scelto da Primus per far credere al lettore che ciò che dice è la verità, mentre invece è un'ipotesi (come conferma il fatto che inizialmente ricorre alla parola sembrano, ma poi se ne dimentica).

Perdonami la precisazione, ma confondi una questione di stile con una questione di metodo, anche se sono certo che tu non sia in malafede.

Ciao e buona serata, cuca.

redna
Inviato: 11/9/2007 18:45  Aggiornato: 11/9/2007 18:45
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
cuca, ciao
probabilmente,penso, tu abbia letto pochi articoli che parlano di fatti storici.Perchè altrimenti capiresti che ci sono sempre dei punti che non possono essere o bianchi o neri, quindi, si rimane nella zona delle ipotesi...
A mio avviso è già qualcosa se riemergono,dopo tanti anni dalla fine della seconda guerra mondiale,certi documenti che debitamente venivano occultati.
Sapevo che gli USA avevano fatto degli embarghi contro il giappone ma non che ,di sottobanco, veniva rifornita di petrolio lo stesso.
Anche il documento degli otto punti (trovato nel 1995) per me è del tutto inedito.
Quindi dico che è un bell'articolo storico e anche ben documentato.

Per riassumere: la storia si ripete,a volte basta solo cambiare nome alle persone e ai luoghi e....tutto diventa così attuale.

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
giop
Inviato: 11/9/2007 19:10  Aggiornato: 11/9/2007 19:10
Ho qualche dubbio
Iscritto: 21/10/2006
Da:
Inviati: 76
 Re: Il caso Pearl Harbor
Si può andare ancora + indietro, alle origini del complotto.
"UNO SCHEMA MENTALE UNIVERSALE
Il nostro primo compito è rompere uno schema quasi universalmente accettato ad es. che comunisti e capitalisti elitari siano nemici acerrimi. Questo assioma Marxista è un'asserzione falsa e per un secolo ha imbrogliato accademici ed investigatori
allo stesso modo. Per illustrare questo schema, guardiamo ad un rapporto sui rivoluzionari negli Stati Uniti compilato dalla rispettata Scotland Yard (Londra) nel 1919. Gli investigatori di polizia Londinesi stavano localizzando la Rivoluzione bolscevica
e tentando di identificare i suoi sostenitori Occidentali. Quando giunsero ad uomini con barbe lunghe ed anche più lunghi soprabiti, alcuni reparti di polizia non ebbero dubbi - loro sembravano rivoluzionari, perciò loro dovevano essere rivoluzionari. Ma quando arrivarono ai rispettabili banchieri vestiti di nero, Scotland Yard era incapace ad uscire fuori dal proprio schema mentale e riconoscere che i banchieri probabilmente potessero essere ugualmente rivoluzionari. Questa testimonianza è estratta da un rapporto di Scotland Yard. “I Martins sono moltissimo esposti. Sembra, senza dubbio, che siano collegati con la Guaranty Trust Company. Benché sia sorprendente che una così grande ed influente impresa
abbia agito con una gruppo bolscevico.”
Scotland Yard aveva redatto un rapporto accurato che i soviet erano stati coinvolti profondamente con il Guaranty Trust di New York, ma loro non potevano crederci, e abbandonarono questa linea di investigazione.
Anche l'FBI oggi ha uno schema mentale simile. Per esempio, David Rockefeller si è incontrato regolarmente con un agente del KGB negli Stati Uniti - riunioni di pranzo settimanali è una descrizione più adatta. L'FBI non può investigare David Rockefeller come un potenziale agente sovietico, ma se Joe Smith di Hoboken, N.J. stava pranzando ogni settimana col KGB, puoi essere sicuro l'FBI sarebbe sulle sue tracce. E, chiaramente, i nostri Marxisti Americani troverebbero assolutamente inconcepibile che un capitalista sostenga il comunismo.
Organizzazioni come Scotland Yard e l'FBI, e pressoché tutti gli accademici sui quali gli investigatori contano per i loro orientamenti, hanno una manchevolezza estremamente importante: loro guardano ai fatti storici verificabili e noti con uno schema mentale.
Sono convinti di avere la soluzione di un problema anche prima che si presenti il problema esso. La chiave della storia moderna è in questi fatti: quegli elitari hanno lavorato con Marxisti e Nazisti. Le uniche domande sono chi e perché? La reazione comune è rifiutare questi fatti."

INTRODUZIONE ALL'ORDINE DEL TESCHIO E DELLE OSSA A.SUTTON

Aggiungo che durante la rivoluzione bolscevica il presidente Wilson inviò l'esercito sulla Transiberiana per proteggerla al fianco dei rivoluzionari come documentabile da una pagina del New York Times dell'epoca

Redazione
Inviato: 11/9/2007 19:33  Aggiornato: 11/9/2007 19:33
Webmaster
Iscritto: 8/3/2004
Da:
Inviati: 19594
 Re: Il caso Pearl Harbor
CUCA: "Perdonami la precisazione, ma confondi una questione di stile con una questione di metodo, anche se sono certo che tu non sia in malafede."

Allora perchè non cominci prima di tutto a leggere l'articolo da cima a fondo? Dici che stai lavorando e non hai tempo? Allora non metterti a fare le pulci sui congiuntivi, no?

cuca
Inviato: 11/9/2007 19:50  Aggiornato: 11/9/2007 19:50
Ho qualche dubbio
Iscritto: 23/3/2007
Da:
Inviati: 167
 Re: Il caso Pearl Harbor
Ciao redna, volevo dirti che hai ragione: non ho letto molti libri né articoli di carattere storico e ho visto un esiguo numero di documenti. Non ignoro infine che ne esistano anche di redatti in cifra, ma purtroppo non ho mai avuto la ventura di averli sotto mano. In effetti, lo confesso, sono un semplice ferramenta: gentiluomo, ma pur sempre un ferramenta.

Concordo con te che "ci sono sempre dei punti che non possono essere o bianchi o neri, quindi, si rimane nella zona delle ipotesi": l'importante è rimanerci nella zona delle ipotesi... Altri poi avanzeranno altre ipotesi (basta non spacciarle per verità o che non si tratti di spudorate menzogne) e in questo modo si va avanti felici e contenti.

Quanto al fatto che "la storia si ripete" e "a volte basta solo cambiare nome alle persone e ai luoghi" e "tutto diventa così attuale", bisognerebbe prima intendersi su quale storia si ripeta... ma comunque si tratta solo di un dettaglio.

Buona serata, cuca.

Rickard
Inviato: 11/9/2007 20:05  Aggiornato: 11/9/2007 20:05
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 9/9/2007
Da: Un mondo pervaso di follia
Inviati: 1609
 Re: Il caso Pearl Harbor
@ giop

Citazione:
Sono convinti di avere la soluzione di un problema anche prima che si presenti il problema esso. La chiave della storia moderna è in questi fatti: quegli elitari hanno lavorato con Marxisti e Nazisti. Le uniche domande sono chi e perché? La reazione comune è rifiutare questi fatti."


Bhe, il chi è scopribile come dimostra l'articolo stesso, si può risalire ai finanziatori, ai "mentori" dei vari presidenti di turno e quindi arrivare a sapere chi sono i veri detentori del potere. Sul perché ci si potrebbe perdere in infinite divagazioni, dal profitto economico all'insaziabile sete di potere, non credo che esista una risposta univoca.
Come dice l'articolo si tratta di individui che non si riconoscono in nessuna nazionalità, etnia, tradizione, rispecchiando fedelmente l'immagine che si ha di loro: profili nell'ombra dietro agli apparenti detentori del potere che riescono a decidere segretamente il destino del mondo.

Altro che Spectre!

La scienza non è nient'altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell'umanità. - Nikola Tesla
shm
Inviato: 11/9/2007 20:18  Aggiornato: 11/9/2007 20:18
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 17/8/2007
Da: perugia
Inviati: 1802
 Re: Il caso Pearl Harbor
Non sono perplesso, me lo aspettavo, e posso soltanto dare la mia opinione confermata o meno:
La diatriba tra ufficialisti e complottisti pare sia destinata a non avere fine...
Non si vuole cedere ad accettare metodi, altre strade o percorsi che possano dare altre spiegazioni rispetto alle selite trite e ritrite...
Provando una proposta di collaborazione, mi sono sentito dire (letto scrivere!), che l'oggetto della mia proposta è opinabile...

Ma perchè non provare tutte le strade, anche se opinabili, alla fine raccogli dati reali, qual'è il male in ciò?

Comunque non perdo la speranza! Ho pazienza e sicuramente si potrebbero avere risultati critici se le due parti optassero per una collaborazione utile...
Vediamo quando si romperanno le palle di studiare prove tecniche e prove tecniche...

http://bugietotali.blogspot.com/

Saluti
Stuarthwyman

“Se un ebreo ortodosso mi considera "immondo" o mi saluta per primo per non dover essere costretto a rispondere al mio saluto, la cosa non preoccupa più di tanto.” (John)
9/11 anomalies
Rickard
Inviato: 11/9/2007 20:32  Aggiornato: 11/9/2007 20:32
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 9/9/2007
Da: Un mondo pervaso di follia
Inviati: 1609
 Re: Il caso Pearl Harbor
Che significa "proposta di collaborazione"?
In cosa si dovrebbe scendere a compromessi?
"Collaborazione utile"?

Ma di cosa parli?

Onestamente, non riesco a cogliere il significato della tua affermazione. Dire che tra ufficialisti e complottisti e complottisti ci sarà sempre disaccordo è come dire che se tiri dell'acqua sulla carta questa si bagna.
Cioè equivale a dire un'ovvietà.
Al di là di tutto in questo sito (e nel caso specifico in questo articolo) ci sono dati, fonti riscontrabili, non si dicono cose del tipo
ho informazioni supersegrete, non posso dirvi la fonte né altro semplicemente fidatevi!
Mentre al contrario i cosiddetti ufficialisti sono stati più volti colti a manipolare le prove, a mostrare spezzoni volutamente incompleti di filmati e "smontare" le tesi complottiste ricorrendo a suddette "prove" e soprattutto alla sterile tecnica dello sfottò.

Tu auspichi una collaborazione, ma per fare cosa? Arrivare a pensarla tutti alla stessa maniera? Se è così sei un sognatore poiché su temi come questi non ci sarà mai una sola e univoca verità.

Poi l'ultima frase non l'ho proprio capita:
Citazione:
Vediamo quando si romperanno le palle di studiare prove tecniche e prove tecniche...

Perché banalizzare così prove tecniche che sono le più dimostrabili e riscontrabili? Mica è un gioco tra bambini capricciosi che vogliono averla vinta e che quindi bisogna aspettare che qualcuno "si rompa le palle".

Non metto in discussione le tue intenzioni, ma ragionevolmente se intendi aspettare finché saremo tutti d'accordo allora ti auguro di avere molta pazienza.

La scienza non è nient'altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell'umanità. - Nikola Tesla
shm
Inviato: 11/9/2007 21:06  Aggiornato: 11/9/2007 21:06
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 17/8/2007
Da: perugia
Inviati: 1802
 Re: Il caso Pearl Harbor
su LA7 c'è un documentario sul 9/11

“Se un ebreo ortodosso mi considera "immondo" o mi saluta per primo per non dover essere costretto a rispondere al mio saluto, la cosa non preoccupa più di tanto.” (John)
9/11 anomalies
redna
Inviato: 11/9/2007 21:14  Aggiornato: 11/9/2007 21:14
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
cuca
cito-
...bisognerebbe prima intendersi su quale storia si ripeta...
---
nella parte dell'articolo:la censura della storia
...
La flotta USA avrebbe potuto tranquillamente essere messa in salvo, ma si fece l'esatto opposto affinchè migliaia di soldati americani trovassero la morte sotto le bombe giapponesi.Perchè? La risposta è tanto chiara quanto scandalosa.Il vero obiettivo di Roosevelt era quello di causare un roboante casus belli di cui avevano bisogno i poteri forti per coinvolgere la nazione americana nel conflitto.

Ora se ti informi da quanto tempo i cosiddetti poteri forti fanno il bello e brutto tempo, ti meraviglierai....
A meno che tu ,anche i poteri forti, li metta nella zona delle ipotesi.

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
shm
Inviato: 11/9/2007 21:48  Aggiornato: 11/9/2007 21:48
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 17/8/2007
Da: perugia
Inviati: 1802
 Re: Il caso Pearl Harbor
Rick
"Non metto in discussione le tue intenzioni, ma ragionevolmente se intendi aspettare finché saremo tutti d'accordo allora ti auguro di avere molta pazienza."

Premetto che la mia opinione in merito ai fatti del 9/11 è relativa al fatto che ci sono molte anomalie e non solo nella versione uffiiciale.
Dal momento che sono passati sei anni è viene portata avanti una battaglia di opinioni in merito alle prove tecniche riscontrate dalle parti, cioè tra "ufficialisti" e "complottisti", mi chiedo perchè non sia ancora stata provata un'altra strada, cioè quella dei profitti e degli indebitamenti nazionali...
Questa è la proposta di collaborazione che ho offerto, riguardante la raccolta di documenti inerenti questo percorso, in base ai soli avvenimenti di New York al WTC.
Purtroppo, poichè la parte ricevente dell'offerta che senza dubbio si riconoscerebbe essere un "ufficialista", considera opinabile i risultati che si riscontrerebbero...
Anche se ancora non se ne è trovato uno!
E ha chiaramente dato segni di preconcetti...

Quindi, concludo: alla base di un percorso di prove da accatastare c'è in certi individui la presunzione di utilizzare quella e solo quella strada per arrivare ad un risultato e purtroppo non è così, per lo meno con i risultati raccolti finora! Il brutto con la pseudo convinzione di perseguire la verità, talvolta con le bugie, le manipolazioni, le omissioni (come Attivissimo).

"Tu auspichi una collaborazione, ma per fare cosa? Arrivare a pensarla tutti alla stessa maniera?"
Non si può negare la luce del sole, anche Attivissimo non lo potrebbe fare, quindi perchè no! Non pensare, ma riscontrare la realtà, il che è diverso...
Se si trovassero tracce di esplosivi sulle macerie di wtc, Attivissimo non potrebbe dire, per esempio, che le ha messe Mazzucco. Si dovrebbe arrendere all'evidenza...
Purtroppo questo non è dato saperlo...

Semplicemente si ottiene il risultato odierno: una scissione in due parti, ufficialisti e complottisti che lottano a suon di opinioni di prove tecniche...
Cioè un dettaglio, visto nella totalità degli avvenimenti susseguitisi.
Il 9/11 come Pearl Habour è un mero pretesto e nient'altro, ma oggi lo comprendiamo a 66 anni di distanza, allora ci sarebbe stato qualche furbissimo che avrebbe analizzato le prove per dire che gli americani non sapevano.
Risulterebbe anacronistico oggi, studiare le foto dei danni alle navi per evincere se le navi fossero state fatte saltare appositamente...
Saluti
Stuarthwyman

“Se un ebreo ortodosso mi considera "immondo" o mi saluta per primo per non dover essere costretto a rispondere al mio saluto, la cosa non preoccupa più di tanto.” (John)
9/11 anomalies
Fabrizio70
Inviato: 11/9/2007 22:40  Aggiornato: 11/9/2007 22:40
Sono certo di non sapere
Iscritto: 18/5/2006
Da: Roma
Inviati: 3721
 Re: Il caso Pearl Harbor
Citazione:
Il 9/11 come Pearl Habour è un mero pretesto e nient'altro, ma oggi lo comprendiamo a 66 anni di distanza, allora ci sarebbe stato qualche furbissimo che avrebbe analizzato le prove per dire che gli americani non sapevano.


Torniamo in topic pls ?
Se é per quello ci sono pure oggi tali individui , non ti preoccupare...
Pearl Harbor nel Forum
Da aggiungere alla storia anche il giorno dopo con l'arrivo della vera flotta americana , le portaerei , non hanno il teletrasporto , sono molto precisi nel calcolare i tempi di spostamento, giusto subito dopo che sono state eliminate le vecchie unità , gli ammiragli americani avevano studiato con calma la battaglia d'Inghilterra ,Hitler non tentò lo sbarco in Gran Bretagna e si occupò della Russia perché non aveva la supremazia aerea , e le navi affondate di antiaereo avevano ben poco rispetto alle unità successive.....

Il lusso non può mai essere soddisfatto perché, essendo qualcosa di falso, non esiste per esso un contrario vero e reale in grado di soddisfarlo e assorbirlo.
Wilhelm Richard Wagner-1849
Sandman
Inviato: 11/9/2007 22:40  Aggiornato: 11/9/2007 22:40
Mi sento vacillare
Iscritto: 29/5/2006
Da:
Inviati: 666
 Re: Il caso Pearl Harbor
Scusate è OT ma questa la dovete vedere, altro caso di censura.

http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2246¶metro=politica

p.s. Io ho sky e quel programma lo stanno trasmettendo

Rickard
Inviato: 11/9/2007 23:12  Aggiornato: 11/9/2007 23:12
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 9/9/2007
Da: Un mondo pervaso di follia
Inviati: 1609
 Re: Il caso Pearl Harbor
Citazione:
Scusate è OT ma questa la dovete vedere, altro caso di censura.

http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2246¶metro=politica

p.s. Io ho sky e quel programma lo stanno trasmettendo


è roba da matti. La poverina si sarà lasciata trarre in inganno dal titolo del programma. Ingenua...

La scienza non è nient'altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell'umanità. - Nikola Tesla
Tommaso86
Inviato: 11/9/2007 23:33  Aggiornato: 11/9/2007 23:34
So tutto
Iscritto: 20/4/2007
Da: Jacksonville, Alabama
Inviati: 11
 Re: Il caso Pearl Harbor
Ottimo articolo.

Lungo si, ma ottimo.

"cui prodest scelus, is fecit"
Paulo
Inviato: 12/9/2007 0:47  Aggiornato: 12/9/2007 0:47
Mi sento vacillare
Iscritto: 24/12/2005
Da:
Inviati: 507
 Re: Il caso Pearl Harbor
Eccellente.
Il breve saggio è utile a mettere esattamente a fuoco il significato della frase "Further, the process of transformation, even if it brings revolutionary change, is likely to be a long one, absent some catastrophic and catalyzing event – like a new Pearl Harbor." messa a pag. 51 del documento REBUILDING AMERICA’S DEFENSES del "The Project for the New American Century" nel settembre 2000.
Quello che si intende effettivamente auspicare, almeno in una certa cerchia di lettori, non è un fatto traumatico-catalitico piovuto dall'esterno, ma un inside job progettato e confezionato all'interno.
Nel giugno del 2001 James Perloff si è visto pubblicare su "The New American" l'articolo "Pearl Harbor: The Facts Behind the Fiction".
A scuola, negli U.S.A., continueranno a raccontare la storiella sulla falsariga dei kolossal della Disney, ma c'è pure della gente che è ben al corrente di ciò che fu l'affaire Pearl Harbor. Ed è a queste persone che si rivolgeva il PNAC con il citato report del settembre 2000.
"The New American" non è certamente un giornale di "complottisti". Massimo meglio di ogni altro potrebbe tratteggiare di quali ambienti si fa voce.
Che l'amministrazione Roosevelt abbia maneggiato per provocare il Giappone alla guerra è un fatto soggetto ad un giudizio politico. Ma che l'amministrazione Roosevelt abbia maneggiato affinché le forze armate statunitensi non limitassero al massimo i danni di un previsto attacco giapponese, ma, anzi, ne subissero il maggior danno possibile e soffrissero il più alto numero di perite umane è soggetto ad un giudizio criminale di tradimento.
Allo stesso giudizio morale va sottoposta la cricca che ha auspicato, realizzato e sostenuto la "nuova Pearl Harbor" dell'11 settembre.

shevek
Inviato: 12/9/2007 2:35  Aggiornato: 12/9/2007 2:35
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 27/4/2005
Da: Napoli
Inviati: 1249
 Re: Il caso Pearl Harbor
Salut y Libertad Paulo e cuca!


Paulo, per te poche parole: ti quoto in pieno. Cuca, tu invece dici che in storiografiaCitazione:
"ci sono sempre dei punti che non possono essere o bianchi o neri, quindi, si rimane nella zona delle ipotesi": l'importante è rimanerci nella zona delle ipotesi... Altri poi avanzeranno altre ipotesi (basta non spacciarle per verità o che non si tratti di spudorate menzogne) e in questo modo si va avanti felici e contenti.


Mi pare di capire (se mi sbaglio, ti chiedo scusa da adesso) che, per te, la storiografia è una disciplina puramente ipotetica. Non sono d'accordo.

Che Napoleone abbia combattuto e perso a Waterloo non è un'ipotesi, è un fatto, come milioni di altri, documentatissimo. Perché abbia scelto quella strategia invece che un'altra, invece, può essere opinabile ed è aperto a molteplici ipotesi, nessuna davvero risolutiva, come milioni di altre cose. Il fatto che ci siano campi in cui gli "elementi probatori" siano scarsi o nulli, non implica che altrove la cosa sia diversa e, tantomeno che ciò che oggi è opinabile, domani, in presenza di nuove fonti, si trasformi in fatto. Ora, l'articolo parla, p. e., di impronte digitali roosweltiane ritrovate sul documento che programmava la provocazione: se la cosa è vera, siamo di fronte ad un opinione che si trasforma in dato storiografico accertato.

Negare questa banale considerazione epistemologica è - questa sì - una strategia retorica. Tra l'altro, si tratta di una strategia messa spesso in atto dal potere di fronte ad evidenze fattuali che lo inchiodano alle proprie responsabilità. Il "pensiero debole", da questo punto di vista, è un suo grande alleato.


Shevek

"Il potere è l'immondizia nella storia degli umani" - F. Guccini
www.portadimassa.net - WEB-TV e non solo di Filosofia
cuca
Inviato: 12/9/2007 10:05  Aggiornato: 12/9/2007 10:05
Ho qualche dubbio
Iscritto: 23/3/2007
Da:
Inviati: 167
 Re: Il caso Pearl Harbor
Caro shevek, se si è solo in presenza di indizi, la storiografia è una disciplina che avanza ipotesi, più o meno probabili: in questi casi la correttezza dello storico consiste nel non perdere mai di vista i verbi sembrare e parere.

In altri casi, per esempio in presenza di centinaia di migliaia di documenti, la storiografia non è un'ipotesi.

Bisognerebbe poi distinguere tra fonti primarie, secondarie e così via, ma anche in questo caso si tratta di semplici dettagli.

cuca

LaoTzu
Inviato: 12/9/2007 10:26  Aggiornato: 12/9/2007 10:26
Mi sento vacillare
Iscritto: 1/2/2006
Da: Prefettura di Ku stato di Chu provincia di Henan o forse Gouyang in Anhui o forse ...
Inviati: 672
 Fidel diventa gombloddisda
Un benvenuto all'utente Fidel

Citazione:

Castro e l'11/9: «Non sapremo mai la verità»
Il leader cubano riprende alcune teorie dei complottisti:
«Il Pentagono non fu colpito da un aereo ma da un missile»

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Un uomo osserva Ground Zero (Afp)
Un uomo osserva Ground Zero (Afp)
L'AVANA - Fidel Castro abbraccia le teorie dei complottisti. In una dissertazione letta da un presentatore tv, il leader cubano - da tempo malato - ha accusato gli Stati Uniti di aver depistato gli americani e il mondo intero sull'11 settembre. Castro ha detto che il Pentagono è stato colpito da un missile e non da un aereo, perché non si sono trovate tracce dei suoi passeggeri.

DISINFORMAZIONI - «Ora sappiamo che fu un'opera di deliberata disinformazione», ha scritto Castro, che non appare in pubblico dal luglio 2006, quando un'operazione chirurgica lo ha costretto a cedere il potere al fratello Raul Castro. «Studiando l'impatto degli aerei, simile a quelli che hanno colpito le Torri gemelle... si evince che non è stato un aereo a schiantarsi contro il Pentagono», ha detto Castro. «Solo un grande proiettile potrebbe avere causato un foro perfettamente rotondo come quello che dicono abbia fatto l'aereo», ha scritto. «Siamo stati ingannati come il resto del pianeta». Secondo Castro la verità dietro agli attentati dell'11 settembre, compiuti con aerei dirottati che hanno ucciso circa 3000 persone, non si saprà forse mai. Nel suo intervento Castro non menziona mai Osama bin Laden e al Qaeda.
12 settembre 2007

Sto quieto a non far nulla, arriva la primavera e l'erba cresce rigogliosa.
FOTO
redna
Inviato: 12/9/2007 10:57  Aggiornato: 12/9/2007 10:57
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
cuca,
mi sembra di capire che tu hai im mente eventi storici documentati da migliaia di documenti perchè,appunto,la storiografia non è un'ipotesi.
Magari distinguendo anche fra fonti primarie e secondarie e così via...
Perchè non direi che sono solo semplici dettagli ma,per te,rivestono importanza fondamentale per dichiarare la correttezza di uno scritto storico.
Se ci dici qualcosa in merito,si potrebbe capire meglio.

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
Davide71
Inviato: 12/9/2007 13:06  Aggiornato: 12/9/2007 13:06
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 8/7/2006
Da:
Inviati: 2108
 Re: Il caso Pearl Harbor
Ciao a tutti: l'articolo mi sembra molto interessante, però c'é qualcosa che non mi convince.
Obiettivamente i giapponesi avrebbero anche potuto vincerla la guerra, in quanto il corso della guerra fu deciso dalla battaglia delle Midway, il cui esito non era affatto scontato.
Mi sembra strano che gli americani abbiano messo a repentaglio fino a quel punto la loro sicurezza nazionale. Il progetto di dominio lo stavano efficacemente portando avanti mettendo le altre nazioni in guerra l'una contro le altre.
Peraltro é in quest'ottica che vedo la stranissima ascesa del nazismo in Germania.
Il sistema lo avevano imparato dagli inglesi, ed é un'applicazione del "divide et impera" latino.

Non date le perle ai cani e ai porci perchè non le mangeranno e vi si rivolteranno contro.
Lestaat
Inviato: 12/9/2007 13:12  Aggiornato: 12/9/2007 13:14
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 27/7/2005
Da: Perugia
Inviati: 1774
 Re: Il caso Pearl Harbor
clap...clap...clap...clap
Bel riassunto del punto centrale di tutta la questione.
Giusto per chiarire quanto sia priva di ogni senso l'espressione: "Mica se lo possono essere fatto da soli!"
oppure
"Sono morti 3000 americani, mica si ammazzano tra di loro"

E che scherzi? SAREBBE solo l'ennesima volta!

La storia è la storia...e quella non si cambia, anche quando ci provano, ci riescono solo per un po', alla fine salta sempre fuori la verità per chi la vuole vedere.

Un link fondamentale per chi vuole approfondire anche altri argomenti storici:
National Security Archive

@Davide 71
Seguendo il link qui sopra, trovi tutto ciò che ti serve per fugare ogni dubbio

In nomine libertatis vincula edificamus.
In nomine veritatis mendacia efferimus.
Rickard
Inviato: 12/9/2007 15:00  Aggiornato: 12/9/2007 15:01
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 9/9/2007
Da: Un mondo pervaso di follia
Inviati: 1609
 Re: Il caso Pearl Harbor
Citazione:
In altri casi, per esempio in presenza di centinaia di migliaia di documenti, la storiografia non è un'ipotesi.


Per cusiosità: quando mai su qualsivoglia evento considerato storico si può dire di essere in presenza di centinaia di migliaia di documenti?

Non è mai accaduto e non solo, seguendo il tuo ragionamento non si dovrebbe più prendere nessun evento storico per certo ma nel migliore dei casi un'ipotesi.
Infatti non sono bastate milioni di testimonianze e prove d'ogni tipo per convincere tutti che l'olocausto si sia verificato, percui anche quella sarebbe un'ipotesi?

Aldilà di questo credo che tu cavilli troppo sui verbi sembrare e parere, uno storico non può ripeterli di continuo solo per sottolineare che non ha al verità assoluta sottomano, e poi uno storico parte da una tesi che cerca di dimostrare, quindi di convincere altri della sua veridicità, cosa che sarebbe impossibile se in ogni paragrafo scrivesse 100 volte forse, se, ma, sembrare, ipoteticamente, chissà e così via.

La scienza non è nient'altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell'umanità. - Nikola Tesla
redna
Inviato: 12/9/2007 15:28  Aggiornato: 12/9/2007 15:28
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
cito-
Mi sembra strano che gli americani abbiano messo a repentaglio fino a quel punto la loro sicurezza nazionale.Il progetto di dominio lo stavano efficacemente portando avanti mettendo le altre nazioni in guerra l'una contro le altre.
---
Roosevelt era stato eletto dal popolo proprio perchè gli USA non sarebbero entrati in guerra.Dopotutto la loro sicurezza nazionale non la mettevano in pericolo. Basta che il congresso approvi, e approvò.Le navi e i marinai erano l'esca. In mezzo all'oceano.
Infatti fino all'11-9-2001 nel loro territorio nessuno aveva mai fatto azioni di guerra.
In quanto al dominio non è detto che lo stessero portando avanti.Il patto fra germania-giappone-italia che prevedeva il mutuo soccorso in caso di attacco, potrebbe essere stata la molla...Colpendo il giappone anche la germania e l'italia,automaticamente,dichiaravano guerra agli USA.
Ricordiamo che allora non erano ancora stati fatti i due blocchi, che il comunismo, come il nazismo era un pericolo...e l'america doveva anche affermarsi...Ma in quanto a mettere le nazioni una contro l'altra non si può dire che fossero gli USA.Quello era un "programma-di-altri"....
Per cui sia la germania che il giappone erano quasi "votati"a combatterlo.

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
hi-speed
Inviato: 12/9/2007 16:11  Aggiornato: 12/9/2007 16:11
Sono certo di non sapere
Iscritto: 28/12/2004
Da: preda lunga
Inviati: 3211
 Re: Il caso Pearl Harbor
Chissà perchè l'URSS dichiarò guerra al Giappone nel 1945.
Se fosse intervenuta nel '43 la guerra finiva prima.
Ma qualcuno doveva ancora papparci sopra.

Hi-speed

Cosa Sta Succedendo? Madre, madre Ci sono troppi di voi che piangono Fratello, fratello, fratello Ci sono troppi di voi che stanno morendo Sai che dobbiamo trovare una maniera Per portare un pò di amore qui oggi
Wintermute
Inviato: 12/9/2007 17:12  Aggiornato: 12/9/2007 17:12
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 11/1/2006
Da: aree riservate e protette
Inviati: 1096
 Re: Il caso Pearl Harbor
Wow! bellissimo articolo!
...lunghetto (ma non troppo) ma completo!

complimenti all'autore!

Salvo il mondo...
ma con quale estensione?
Lestaat
Inviato: 12/9/2007 17:58  Aggiornato: 12/9/2007 17:58
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 27/7/2005
Da: Perugia
Inviati: 1774
 Re: Il caso Pearl Harbor
@Rick
Nessuno chiede agli storici di scrivere i libri pieni di se, ma e forse, ma magari sarebbe giusto PRETENDERE che chi la storia la insegna li usi e magari citi anche aspetti della storia che sono tutt'altro che fantasiosi, ma soprattutto, una volta che la storia la si conosce davvero grazie a documenti diretti (il caso Pearl Harbor ne è un esempio, così come il golfo del Tonkino o le bombe ad Hiroshima e Nagasaki) dovrebbe essere obbligatorio, sempre a chi ha un così importante compito come quello di insegnare storia (la base essenziale alla formazione di una opinione coerente), riportare per intero gli eventi che citano altrimenti ci ritroveremo sempre più tra luoghicomuni privi di ogni corrispondenza alla realtà.
Se i libri di storia sono semplici punti di vista, è semplicemente ed evidentemente corretto citarne il più possibile escludendo quelli palesemente falsi. Aprire un libro di storia, sottolineo, STORIA, e leggere che gli USA entrarono in guerra con il Giappone a causa dell'attacco a sorpresa a Pearl Harbor, non è un punto di vista, è semplicemente una bugia.

In nomine libertatis vincula edificamus.
In nomine veritatis mendacia efferimus.
cocis
Inviato: 12/9/2007 18:14  Aggiornato: 12/9/2007 18:14
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 11/1/2006
Da: V
Inviati: 1430
 Re: Il caso Pearl Harbor
FRATTINI VUOLE CHIUDERE INTERNET...




Ovviamente Frattini è nome ebraico (un Davide Frattini è corrispondente da Israele per Il Corriere, graditissimo per le sue corrispondenze dal paese ospite) (2); e in più Franco Frattini ha percorso la parabola di tutti i neocon, da sinistra a destra: in gioventù ha collaborato al Manifesto, ma poi - dopo essersi dedicato a insegnare lo sci - s’è messo con Berlusconi perchè più amico di Israele.
Là alla Commissione Europea, fuori dagli sguardi dell’opinione pubblica, l’ex maestro di sci svolge una instancabile opera a favore di Israele.
Promuove con silenziosa energia l’entrata di Israele nella UE e nella NATO.

Rickard
Inviato: 12/9/2007 18:23  Aggiornato: 12/9/2007 18:23
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 9/9/2007
Da: Un mondo pervaso di follia
Inviati: 1609
 Re: Il caso Pearl Harbor
Non riesco a capire se questo individuo (Frattini) è uno stupido pericoloso oppure un abile intrallazzatore degli interessi occulti di molte lobby che temono internet in quanto in rado di smascherare tutte le loro disumane azioni...
Comunque simili eventualità vanno scongiurate, sono molto pericolose.

P.S
Vien da chiedersi se Orwell era dotato di poteri di preveggenza quando scrisse 1984 con l'unica pecca di sbagliare la data di qualche anno

La scienza non è nient'altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell'umanità. - Nikola Tesla
shm
Inviato: 12/9/2007 18:53  Aggiornato: 12/9/2007 18:53
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 17/8/2007
Da: perugia
Inviati: 1802
 Re: Il caso Pearl Harbor
Perchè aveva un patto di non aggressione fatto nel 1941.
Ha dichiarato guerra al Giappone due settimane prima che finisse, per sedersi al tavolo dei vincitori e spartire il bottino...
Un'altro falso storico vede la fine della guerra dopo lo scoppio delle 2 bombe atomiche, in realtà termino quando i giapponesi si videro i russi sotto casa...
saluti
Stuarthwyman
http://bugietotali.blogspot.com/

“Se un ebreo ortodosso mi considera "immondo" o mi saluta per primo per non dover essere costretto a rispondere al mio saluto, la cosa non preoccupa più di tanto.” (John)
9/11 anomalies
Lestaat
Inviato: 12/9/2007 21:02  Aggiornato: 12/9/2007 21:02
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 27/7/2005
Da: Perugia
Inviati: 1774
 Re: Il caso Pearl Harbor
@shm
Citazione:
Un'altro falso storico vede la fine della guerra dopo lo scoppio delle 2 bombe atomiche, in realtà termino quando i giapponesi si videro i russi sotto casa..


Non è esatto.
Al contrario.
Proprio l'URSS era vista dall'imperatore come unica ancora di salvezza.
Carteggi tra l'ambasciatore giapponese e il segretario personale di Stalin dimostrano che l'imperatore in più occasioni richiese l'intervento di Stalin come mediatore per una resa agli USA condizionata esclusivamente all'aver salva la vita (dell'imperatore). Richiesta fatta direttamente dal Giappone agli States in più riprese e regolarmente rifiutata.
La dichiarazione di guerra di Stalin al Giappone avvenne così tardi proprio per questo motivo. Stalin voleva sapere se gli Stati uniti avrebbero accettato la resa, nel qual caso non sarebbe servito nessun intervento sovietico. Al contrario, non sapendo delle atomiche (Truman lo rivelò a Stalin solo il giorno precedente il primo test atomico), ritenne opportuna una dichiarazione di guerra nel caso si fosse deciso (nel vertice che doveva aver luogo il mese successivo tra alleati) di procedere all'invasione terrestre. Immaginare Stalin fare qualcosa "per dare una mano" suona strano, ma parliamo pur sempre di esseri umani.
Tutto questo si evince in modo abbastanza netto sia dalle comunicazioni interne al ministero dell'emergenza sovietico ora disponibili (i famosi archivi del KGB), sia dall'equivalente americano, ma soprattutto dalla narrazione diretta degli eventi dell'epoca fatti da Truman nel suo diario.
Il Giappone insomma, cincischiava sulla resa solo perchè l'imperatore voleva salva la vita, mentre gli americani rifiutavano ogni condizione (anche se puramente formale/inutile) per mostrare i muscoli a Stalin, considerato l'unico vero nemico al dominio americano. Curiose le parole di Truman a proposito dell'URSS: "...l'unico possibile freno per l'espansione del modello americano..."
Beh, se lo diceva lui!!!

In nomine libertatis vincula edificamus.
In nomine veritatis mendacia efferimus.
redna
Inviato: 12/9/2007 21:08  Aggiornato: 12/9/2007 21:12
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
qualsiasi evento storico ha molte sfaccettature e la storia non è un romanzo.
Quando si suppone,ma non si hanno documenti che comprovano, si deve rimanere per coerenza nei se e nei ma.
Ma ci sono anche storici schierati che questi se e ma non si sognano di usarli.
E questo perchè la montatura non ha bisogno di documenti.
Per quel che riguarda la seconda guerra mondiale occcorre sempre ricordare che la maggior parte dei documenti che COMPROVANO altre tesi NON UFFICIALI sono secretati...anzi busch, al momento che scadeva la secretazione, li ha messi di nuovo top secret.
Pertanto la storia che abbiamo ora è la conseguenza di quello che è successo nella baia di tokyo,sulla missouri e non in terraferma, alla firma della resa (che diversamente dall'italia, non fu incondizionata, ma con delle clausole ben precise.Che la figura dell'imperatore era intoccabile e quindi non doveva essere soggetto ad un tribunale di guerra, per crimini contro l'umanità pena la totale guerriglia del'intero paese).
Fu uno stop ai combattimenti.Ma l'ideale nazista, fascista, nazionalista tenne duro e sotto altre forme si fa ancora sentire in gran parte del mondo.E' successso che i vestiti sono stati cambiati ma le persone rimangono ancora legati a certi ideali.

cito-
Aprire un libro di storia,sottolineo,STORIA, e leggere che gli USA entrarono in guerra con il Giappone a causa dell'attacco a sorpresa a Pearl Harbour, non è un punto di vista, è semplicemnte una bugia.
---
Infatti.
Gli USA qualche giorno prima dll'attacco ricevettero dal Giappone la dichiarazione di guerra.I giapponesi attaccarono pearl harbour DOPO la dichiarazione di guerra agli USA:
Solo che la dichiarazione di guerra se la palleggiarono negli uffici della casa bianca e venne fuori DOPO 'attacco giapponese a pearl harbour.
Se uno più uno fa due significa che : gli USA dovevano essere attacati per dichiarare guerra al giappone perchè,secondo gli accordi dell'asse vigeva il mutuo soccorso in caso di attacco, quindi in un colpo solo entravano in guerra contro gli USA anche la germania e l'italia.Facendo felice la granbretagna che non vedeva l'ora di vedere anche gli USA coinvolti nel conflitto.
(fonte:cronologia.it)

PS-i rapporti fra giappone e russia sono sempre stati ambigui e difficilmente decifrabili. Era ovvio che se dovevano capitolare sceglievano il liberismo americano, (il giappone è praticamente uno stato teocratico retto dall'imperatore che è il perno del paese) piuttosto che l'ateismo dei russi.

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
Rickard
Inviato: 12/9/2007 21:12  Aggiornato: 12/9/2007 21:12
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 9/9/2007
Da: Un mondo pervaso di follia
Inviati: 1609
 Re: Il caso Pearl Harbor
Citazione:
Infatti.
Gli USA qualche giorno prima dll'attacco ricevettero dal Giappone la dichiarazione di guerra.I giapponesi attaccarono pearl harbour DOPO la dichiarazione di guerra agli USA:
Solo che la dichiarazione di guerra se la palleggiarono negli uffici della casa bianca e venne fuori DOPO 'attacco giapponese a pearl harbour.
Se uno più uno fa due significa che : gli USA dovevano essere attacati per dichiarare guerra al giappone perchè,secondo gli accordi dell'asse vigeva il mutuo soccorso in caso di attacco, quindi in un colpo solo entravano in guerra contro gli USA anche la germania e l'italia.Facendo felice la granbretagna che non vedeva l'ora di vedere anche gli USA coinvolti nel conflitto.
(fonte:cronologia.it)


Ma per qualche "miracolo" suddetta dichiarazione subì ogni genere di ritardo concepibile e per "coincidenza" spuntò fuori pochissimo dopo che l'attacco era stato ultimato.

La scienza non è nient'altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell'umanità. - Nikola Tesla
redna
Inviato: 12/9/2007 21:26  Aggiornato: 12/9/2007 21:26
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
C'è da notare che il giappone dichiarò agli USA (precedentemente alle bombe atomiche) che si arrendevano.Gli USA non accettarono, per diverse volte.

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
Rickard
Inviato: 12/9/2007 22:15  Aggiornato: 12/9/2007 22:15
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 9/9/2007
Da: Un mondo pervaso di follia
Inviati: 1609
 Re: Il caso Pearl Harbor
Citazione:
C'è da notare che il giappone dichiarò agli USA (precedentemente alle bombe atomiche) che si arrendevano.Gli USA non accettarono, per diverse volte.

Questo è storicamente provato. Si trattava di esibirsi in una prova di forza contro l'URSS, piùche altro.
Era ovvio che, finita la guerra, l'alleanza tra USA e URSS non avrebbe più avuto motivo di sussistere, percui dato che l'atomica fu sperimentata ocn successo nel luglio 1945 tanto valeva usarla sull'ormai agonizzante Giappone per dare un ultimo, inutile colpo di grazia all'unica forza dell'asse rimasta e nel contempo affermare la supremazia militare USA su tutto il resto del mondo (soprattutto verso l'URSS)

NOTA

Tanto per chiarire la moralità "elastica" dei vertici americani dopo la guerra non ci pensarono due volte ad assumere scienziati e tecnici giapponesi chiudendo un occhio su tutti i loro crimini in cambio di informazioni sulle armi batteriologiche, che i giapponesi utilizzarono in violazione di tutit i diritti umani contro inermi cinesi, eclatante fu l'esempio di caramelle contagiate di peste distribuite tra i bambini cinesi.

http://www.juragentium.unifi.it/it/surveys/wlgo/danieli.htm

Nella fattispecie il colonnello Ishiro Ishi fu assunto assieme al proprio staff in America e non si fece un giorno di galera per i propri crimini.
Tanto per dire che dove c'è convenienza di qualche tipo si passa sopra tutto, ch siano le vite di 2500 poveracci o i diritti umani di qualche "muso giallo".

La scienza non è nient'altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell'umanità. - Nikola Tesla
winston
Inviato: 13/9/2007 0:00  Aggiornato: 13/9/2007 11:05
Mi sento vacillare
Iscritto: 30/10/2005
Da: Eurasia
Inviati: 392
 Re: Il caso Pearl Harbor
..........corsari, pirati e pescecani.

LODE al merito per l’impegno, concisione e chiarezza...
Dimostrazione di come certa vulgata storica venga lustrata per abbagliare: specchietti per le allodole...

Monito a diffidare delle vacche sacre, delle risposte più semplici, sopratutto se queste evadono le domande e sfidano il plausibile.
Sospettare di Superman: ha le mutande sopra i calzoni!
Scrostare, vagliare, sfruculiare: lavoro ingrato ma doveroso.

Come ad ogni rappresentazione poi, da sotto il palco si perde la prospettiva: le falsità evidenti sullo schermo di ombre giapponesi dovrebbero indurre ad uno sguardo più distaccato alle messe in scena sul Teatro Europeo.

Potrebbero emergere indizi di manipolazione non meno eclatanti. Contraffazione.? Chissà... Però la storia viene scritta e narrata dagli stessi autori. E stessa direzione, produzione e distribuzione...

Di là gli effetti speciali, copia & incolla, flash-back e fast-forward, blue-screen e fumo...
E di quà, invece.., senza rete, minuto per minuto: il bello della diretta! Alla Biscardi.?
O sarà "così" per via dellla comparsata di qualche conterraneo?
Mah: il lupo e l'agnello..., il pelo.., il vizio...

Quanto alle “questions” con cui interrogarsi, per esempio a proposito della ELITE
“..che (.) si trasmettono il controllo totale (e) non si riconoscono in alcuna nazionalità”...

questa non si riconosce nazionalità perchè ha di sè una concezione diversa ed unica:
non gente fra le genti, bensì popolo eletto e prediletto, per licenza, contratto e “legge”.

Sia biasimo al pregiudizio ma, dentificati gli gnomi dalle risorse smisuratem si supponga che:

-all’appello TUTTI rispondano Argiolas, Cadeddu Deledda, Loi, Nurra, Pirras, Pitzalis, Porcu..,
-condividano fisionomia, accento, culto, tradizione, frequentazioni, interessi e connivenze,
-Risulti una costante sintonia fra la loro cupidigia finanziaria ed accaparramento di terra,
-Nelle periodiche conflagrazioni facciano usura a piromani e pompieri, sfollati e reduci,
-Dalle ceneri incassino puntuali, pegni, vantaggi e garanzie per il Giudicato di Gallura,
-Uno scoppio qua, una botta la, abigeato facendo.., plutonio, caccia e sottomarini,
-Ad un certo punto Orgosolo risulti capitale del quarto esercito del pianeta,
-Grande Arcipelago Nuragico, con tanto di nukes ben (Murras & MINI),
-che fa da pesce pilota alla balena americana che segue ed annusa,
-spaccando “los marranos” su più di un continente, isole comprese,
==prudenza impone di non giungere a conclusioni affrettate...

AIO! Ma allora bisognerebbe a chiedersi... Saranno mica sardi?
Con un partito d’azione... Tanto per sapere, e regolarsi...
Che altrimenti finisce come nell’ambiente dei pesci:
con le insaziabili sarde che s’abbuffano di alici.

“che operano senza mai apparire... ” Una volta, forse.
Come certe oscure schiere, già lanzichenecchi...
Ora però sfoggiano varie sgargianti casacche..,
tipo guardie svizzere che si dicono del papa.

Il narratore direbbe: Goy, CAPITO MI HAI?!

"Chi controlla il presente controlla il passato, chi controlla il passato controlla il futuro" Orwell, 1984
shevek
Inviato: 13/9/2007 1:23  Aggiornato: 13/9/2007 1:23
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 27/4/2005
Da: Napoli
Inviati: 1249
 Re: Il caso Pearl Harbor
Salut y Libertad cuca!


Dici:Citazione:
se si è solo in presenza di indizi, la storiografia è una disciplina che avanza ipotesi, più o meno probabili: in questi casi la correttezza dello storico consiste nel non perdere mai di vista i verbi sembrare e parere. In altri casi, per esempio in presenza di centinaia di migliaia di documenti, la storiografia non è un'ipotesi.


Caro cuca, hai ripetuto la mia posizione con altre parole, quindi come non essere d'accordo con te? Io, però, provavo a farti notare che la posizione espressa dall'articolo, se le fonti citate sono corrette, faceva riferimento a "elementi probatori oltre ogni ragionevole dubbio" (p. e., le impronte digitali roosweltiane). Quando si parla di dati di fatto - e non è per nulla necessario che i documenti siano a miriadi - si può ben mettere da parte i verbi "sembrare" e "parere". Per cui non capivo e non capisco - per il caso specifico - l'appunto che hai fatto all'articolo.


Shevek

"Il potere è l'immondizia nella storia degli umani" - F. Guccini
www.portadimassa.net - WEB-TV e non solo di Filosofia
plauto
Inviato: 13/9/2007 9:18  Aggiornato: 13/9/2007 9:18
So tutto
Iscritto: 2/7/2007
Da:
Inviati: 13
 Re: Il caso Pearl Harbor
A proposito di Pearl Harbour e false flag, vi segnalo una cosa che sapete già e forse una cosa che non sapete.

Come riportano fonti ufficiali americane, r il 14 settembre, il Combat Air Command degli USA ha ordinato una completa messa a terra di tutti gli aerei militari americani.
Lo scopo dichiarato: una totale revisione delle procedure dopo l'errore del 30 agosto scorso, quando un B-52 ha volato per sbaglio sul territorio patrio dal Dakota alla Louisiana, armato di missili atomici.
Cosa vietatissima.

Ebbene, nello stesso 14 settembre, sono sospese le partenze di voli israeliani da New York.

Andate sul sito della famigerata " El Al" -compagnia aerea israeliana - cercate un volo New York-Tel Aviv : vi rimanderanno a sabato 15 settembre.

E' solo una coincidenza

cocis
Inviato: 13/9/2007 10:47  Aggiornato: 13/9/2007 10:47
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 11/1/2006
Da: V
Inviati: 1430
 Re: Il caso Pearl Harbor
è solo una conicidenz le bombe atomiche sopra l'america ????


http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=3733&mode=thread&order=0&thold=0


Un conto è che l'amministrazione Bush menta sulla rivelazione dell'identità di agenti C.I.A. e su inesistenti armi di distruzione di massa in Iraq. Altra cosa è che menta sulle armi nucleari Usa. I pazzi che sono in possesso delle armi nucleari e che stanno mentendo sulla loro gestione non sono altri che George W. Bush e Dick Cheney.


---------------------------------


---

Autore: plauto Inviato: 13/9/2007 9:18:11

A proposito di Pearl Harbour e false flag, vi segnalo una cosa che sapete già e forse una cosa che non sapete.

Come riportano fonti ufficiali americane, r il 14 settembre, il Combat Air Command degli USA ha ordinato una completa messa a terra di tutti gli aerei militari americani.
Lo scopo dichiarato: una totale revisione delle procedure dopo l'errore del 30 agosto scorso, quando un B-52 ha volato per sbaglio sul territorio patrio dal Dakota alla Louisiana, armato di missili atomici.
Cosa vietatissima.

Ebbene, nello stesso 14 settembre, sono sospese le partenze di voli israeliani da New York.

Andate sul sito della famigerata " El Al" -compagnia aerea israeliana - cercate un volo New York-Tel Aviv : vi rimanderanno a sabato 15 settembre.

E' solo una coincidenza

Infettato
Inviato: 13/9/2007 11:34  Aggiornato: 13/9/2007 11:34
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 23/11/2006
Da: Roma
Inviati: 1499
 Re: Il caso Pearl Harbor
E' solo una coincidenza

Non dobbiamo aspettare molto per saperlo comunque sia la cosa puzza molto.... pensiero ottimista

Infettato dal morbo di Ashcroft
---------------------------------------------
Quando ci immergiamo totalmente negli affari quotidiani, noi smettiamo di fare distinzioni fondamentali, o di porci le domande veramente basilari. Rothbard
redna
Inviato: 13/9/2007 14:28  Aggiornato: 13/9/2007 14:41
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
Anche i Global Hawk che stanno dislocando a sigonella (sicilia, italia) potrebbero essere visti in quest'ottica.Sono aerei senza pilota da ricognizione e pertanto che ricognizioni dovrebbero fare ora? e perchè dislocarli a sud, in sicilia, mentre prima erano in germania? E gli aerei russi che rimangono "permanentemente"in volo?
(articolo su peacereporter.net)
Per quanto riguarda i B52 in volo con testate atomiche, ci tranquillizzano dicendo che comunque non sarebbe successo nulla.
Solo il presidente avrebbe il potere di farle esplodere.
Pertanto questo è ancora più inquetante visto che il presidente è busch ....
(articolo su effedieffe.com)

---
Giappne 13.9.2007 13:14:00

Deputato accusa il governo di rifornimenti illegali a marina USA in iraq

Un parlamentare del partito democratico giapponese all'opposizione ha accusato il governo di aver rifornito di carburante le navi statunitensi impegnate nel conflitto iracheno.
(...per un valore di 76milioni di dollari)...
(l'intero articolo su peacereporter.net)
---
pearl harbour sembra ieri....

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
cocis
Inviato: 13/9/2007 18:27  Aggiornato: 13/9/2007 18:27
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 11/1/2006
Da: V
Inviati: 1430
 Re: Il caso Pearl Harbor
Citazione:
Se avete creduto ai video di Bin Laden, allora bevetevi anche questa: «La Air Force israeliana ha fotografato installazioni nucleari in Siria».
Lo rivela il New York Times, che cita un anonimo dirigente dell’amministrazione Bush, il quale ha assicurato che è tutto vero






redna
Inviato: 13/9/2007 21:10  Aggiornato: 13/9/2007 21:10
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
da effedieffe- articolo "anche la siria è nucleare"(israel dixit)

Note; forse stiamo per apprenderlo: il 14 settembre il pentagono ha ordinato il completo "stand down" della air force: tutti i velivoli militari USA restano a terra.
Per lo stesso giorno, anch EL-AL ha annunciato la sospensione dei voli.
Ciò ricorda molto le "esercitazioni" aeree dell'11 settembre, e lo "stand down" che fu ordinato da busch i cinque giorni seguenti.
Che trucco è, questa volta?
Cosa preparano?

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
shm
Inviato: 13/9/2007 22:11  Aggiornato: 13/9/2007 22:11
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 17/8/2007
Da: perugia
Inviati: 1802
 Re: Il caso Pearl Harbor
Non è esatto.
Al contrario.
Proprio l'URSS era vista dall'imperatore come unica ancora di salvezza.
Carteggi tra l'ambasciatore giapponese e il segretario personale di Stalin dimostrano che l'imperatore in più occasioni richiese l'intervento di Stalin come mediatore per una resa agli USA condizionata esclusivamente all'aver salva la vita (dell'imperatore). Richiesta fatta direttamente dal Giappone agli States in più riprese e regolarmente rifiutata.
La dichiarazione di guerra di Stalin al Giappone avvenne così tardi proprio per questo motivo. Stalin voleva sapere se gli Stati uniti avrebbero accettato la resa, nel qual caso non sarebbe servito nessun intervento sovietico. Al contrario, non sapendo delle atomiche (Truman lo rivelò a Stalin solo il giorno precedente il primo test atomico), ritenne opportuna una dichiarazione di guerra nel caso si fosse deciso (nel vertice che doveva aver luogo il mese successivo tra alleati) di procedere all'invasione terrestre. Immaginare Stalin fare qualcosa "per dare una mano" suona strano, ma parliamo pur sempre di esseri umani.

Sapevo che gli americani non capivano per quale motivo la Russia non attaccasse il Giappone, tanto che dubitavano della loro lealtà...
E in Giappone si stava verificando uno sdoppiamento di poteri che vedeva i fedelissimi all'imperatore e le forze armate che erano per la guerra ad oltranza.
Il Me 262 non era in realtà il primo aereo a reazione, in una caverna di una montagna del Giappone si trovarono uno stormo di caccia a reazione... e il mistero per il quale i giapponesi non ne fecero uso, non è dato saperlo...
Ritornando ai Russi, da quello che so io, ho letto che necessariamente, seppur titubanti, ruppero il patto di no aggressione, per pura convenienza...
.. non sarei così sicuro per il fatto dell'imperatore che gli premesse la vita.
E riguardo all'atomiche parecchie Nazioni erano n corsa per il suo utilizzo...
Sta di fatto che in una settimana i russi avevano ripreso la Manchuria ai giapponesi e nella seconda settimana si addentrarono nel Giappone conquistando l'intera isola di Hokkaido, delle 4 isole (Honshu, Shikoku, Kiushu e Hokkaido). Gli americani non ci erano riusciti in mesi di guerra...
Sul bombardamento su Tokio, tempo prima, persero la vita 300.000 giapponesi in una notte, a causa degli incendi sviluppatisi per l'utilizzo delle strutture residenziali in legno.
Il Giappone aveva subito il danno peggiore di vite umane.
Non vorrei sbagliare le stime, ma letto da qualche parte, che gli storici, affermano che Hiroshima e Nagasaki non avevano impensierito più di tanto la bellicosità giapponese...
Se non vado errato, in quei due scoppi morirono meno di 100.000 persone... Ciò era sacrificabile.

Saluti
Stuarthwyman
http://bugietotali.blogspot.com/

“Se un ebreo ortodosso mi considera "immondo" o mi saluta per primo per non dover essere costretto a rispondere al mio saluto, la cosa non preoccupa più di tanto.” (John)
9/11 anomalies
shm
Inviato: 13/9/2007 22:15  Aggiornato: 13/9/2007 22:15
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 17/8/2007
Da: perugia
Inviati: 1802
 Re: Il caso Pearl Harbor
post it:
... i caccia a reazione, se fossero riusciti a metterli in aria, avrebbero seriamente indebolito l'avanzata russa e americana...
Anche pochi aerei avrebbero, in quell'epoca, avuto la meglio su aerei ad elica lenti, carri armati, navi e truppe di terra...
L'ho messo per quello prima !
saluti
Stuarthwyman

“Se un ebreo ortodosso mi considera "immondo" o mi saluta per primo per non dover essere costretto a rispondere al mio saluto, la cosa non preoccupa più di tanto.” (John)
9/11 anomalies
redna
Inviato: 13/9/2007 23:15  Aggiornato: 13/9/2007 23:15
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
da effedieffe-szione steri-

articolo:il ministro della difesa del giappone Fumio Kyuma, si è dimesso il 3 luglio 2007

a firma:Vincenzo Lucherini data 08.07.2007

stralcio:perche si è dimesso?
ne spiega il motivo: "perchè i bombardamenti atomici erano inevitabili...hanno prevenuto l'occupazione sovietica dell'Hokkaido...

L'importante, dice, era prevenire l'occupazione sovietica dell'Hokkaido.
Importante per chi?
Perche furono sganciate quelle atomiche?
L'incauto ministro Fumio Kyuma si stava forse avvicinando troppo ad una verità scomoda?
----

L'articolo è lungo e dettagliato. Descrive delle battaglie che la storia ufficiale difficilmente espone.
Ci sono anche due foto dell'epoca sulla missouri al momento della firma per la resa.Si notano ufficiali russi...
Sembra comunque, che quando si arriva a dichiarare qualcosa, o ad opporsi a qualcosa (o qualcuno) bisogna dare le dimissioni.Almeno in giappone, in questo momento.
E'stata soltanto una pace "firmata sull'acqua"in attesa di "tempi migliori"?

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
shm
Inviato: 13/9/2007 23:32  Aggiornato: 13/9/2007 23:32
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 17/8/2007
Da: perugia
Inviati: 1802
 Re: Il caso Pearl Harbor
Redna, spiegati meglio! Sei troppo ermetico...

“Se un ebreo ortodosso mi considera "immondo" o mi saluta per primo per non dover essere costretto a rispondere al mio saluto, la cosa non preoccupa più di tanto.” (John)
9/11 anomalies
shm
Inviato: 14/9/2007 0:00  Aggiornato: 14/9/2007 0:00
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 17/8/2007
Da: perugia
Inviati: 1802
 Re: Il caso Pearl Harbor
Peccato non si parli mai della sconfitta di Napoleone a Waterloo...
...lì i tradimenti si sprecarono.

E intanto si privatizzo la borsa mondiale!

Saluti
stuarthwyman
http://bugietotali.blogspot.com

“Se un ebreo ortodosso mi considera "immondo" o mi saluta per primo per non dover essere costretto a rispondere al mio saluto, la cosa non preoccupa più di tanto.” (John)
9/11 anomalies
redna
Inviato: 14/9/2007 0:10  Aggiornato: 14/9/2007 0:11
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
cito-
Sei troppo ermetico.

Non ho capito riguardo a cosa.Specifica se nei fatti passati in quelli attuali...o in tutti....

C'entra qualcosa napoleone e waterloo?

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
cocis
Inviato: 14/9/2007 8:59  Aggiornato: 14/9/2007 8:59
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 11/1/2006
Da: V
Inviati: 1430
 Re: Il caso Pearl Harbor
come mai bush ora ritira le trupp dall'iraq ?? qualche sorpresa in arrivo ??


bush

Rickard
Inviato: 14/9/2007 14:02  Aggiornato: 14/9/2007 14:02
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 9/9/2007
Da: Un mondo pervaso di follia
Inviati: 1609
 Re: Il caso Pearl Harbor
Bha, mi sa tanto di mossa propagandistica.
5700 militari ritirati sono una goccia nell'oceano, se poi si considerano i rinforzi che recentemente erano stati inviati, poggi e buche fanno pari.
Forse si tratta di dare un contentino non tanto ai democratici che hanno subito criticato bensì a una parte dei repubblicani (persino alcuni di loro stanno iniziando a dissentire)
Però bisogna ammettere che è comica la trovata del
Le nostre truppe si ritirano perché abbiamo vinto

La scienza non è nient'altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell'umanità. - Nikola Tesla
Sciamano77
Inviato: 14/9/2007 14:18  Aggiornato: 14/9/2007 14:18
Ho qualche dubbio
Iscritto: 30/9/2005
Da:
Inviati: 168
 Re: Il caso Pearl Harbor
Fidel Castro 81 anni, informatissimo sull'inganno dell' 11 settembre...

leggete qui:

Torri Gemelle, Castro accusa gli Stati Uniti di complotto
http://www.rinascita.info/cc/Prima_Mondo/EElAylVEFALBAchVxp.shtml

Un nuovo mondo è già qui, non potranno più far finta di non vedere...
utrevolver
Inviato: 14/9/2007 14:39  Aggiornato: 14/9/2007 14:40
Mi sento vacillare
Iscritto: 10/6/2007
Da: Sandalia
Inviati: 411
 Caccia a reazione
@ shm

Quale è la fonte storica riguardo allo stormo di caccia a reazione ritrovato in Giappone?

redna
Inviato: 14/9/2007 14:42  Aggiornato: 14/9/2007 14:45
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
shm

wiston scrive:
cito-
sospettare di superman:ha le mutande sopra i calzoni!
Scrostare, vagliare, frucugliare: lavoro ingrato ma doverso.
---
Sono d'accordo.
Se si sospetta di superman per via delle mutande si dovrebbe anche sospettare che la resa giapponese fatta su di una corazzata USA e non in terraferma,come tutti i trattati di pace firmati fin d'ora, ha dell'incredibile (ovvero dell'anomalo). E c'è anche un motivo.
Ora mi chiedo comunque per chè gli USA abbiano accettato la firma della resa in "quel modo"...(Bisogna anche considerare l'importanza che danno al simbolismo gli orientali).In questo modo hanno avvallato quello che in effetti avevano combattuto...
...pertanto lavoro ingrato ma doveroso....
cito-
..questa non si riconosce come nazionalità perchè ha di sè una concezione diversa e unica..

---
Sembrerebbe che fossero...

saluto infine anch'io con : goy, CAPITO MI HAI?

Per quanto riguarda i fatti storici.
L'articolo che riguarda il ministro giapponese che si è dimesso per aver detto che se non ci fossero state le atomiche i russi sarebbero arrivati anche in Hokkaido era solo per considerare che altri hanno scritto che i russi ERANO GIA arrivati in Hokkaido.
Questo significa che i fatti storici sono,in certi punti,ancora divergenti.

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
Sciamano77
Inviato: 14/9/2007 15:32  Aggiornato: 14/9/2007 15:32
Ho qualche dubbio
Iscritto: 30/9/2005
Da:
Inviati: 168
 Re: Il caso Pearl Harbor
La verità sta venendo a galla, altro che complottismo!

Tratto da Etleboro
"...mentre dal rapporto di 130 ingegneri ed architetti di Auckland (California) presentato al Congresso americano, emerge una versione della spiegazione del crollo delle Torri Gemelle inaspettata: una "demolizione controllata" attraverso degli esplosivi. Tale versione viene così confermata anche da un ex consigliere del capo di Stato Maggiore generale delle Forze armate russe, Victor Baranets, secondo il quale la tragedia dell'11 settembre sarebbe stata orchestrata dai servizi segreti americani per giustificare la loro nuova strategia di lotta contro il terrorismo..."

tratto da:
http://italia.etleboro.com/?read=1892

Un nuovo mondo è già qui, non potranno più far finta di non vedere...
Lestaat
Inviato: 14/9/2007 17:55  Aggiornato: 14/9/2007 18:11
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 27/7/2005
Da: Perugia
Inviati: 1774
 Re: Il caso Pearl Harbor
@shm
Mi spiace ma devo fare qualche appunto.
Citazione:
Sapevo che gli americani non capivano per quale motivo la Russia non attaccasse il Giappone, tanto che dubitavano della loro lealtà...


Sapevi male, perchè oltre al carteggio tra URSS e Giappone di cui parlavo ci sono montagne di documenti ora declassificati dei servizi segreti americani (li pui trovare facilmente sul solito National Security Archive) in cui vengono comunicati alla presidenza le trattative in corso tra Stalin e l'imperatore sulla questione della resa condizionata alla vita dell'imperatore.

Citazione:
E in Giappone si stava verificando uno sdoppiamento di poteri che vedeva i fedelissimi all'imperatore e le forze armate che erano per la guerra ad oltranza.

Verissimo, ma lo dici tu stesso "FEDELISSIMI" all'imperatore.
La fedeltà all'imperatore non si metteva certo in dubbio nel giappone degli anni '40...se l'imperatore diceva "RESA" TUTTI si sarebbero arresi.
A nessuno sarebbe venuto in mente di perdere l'onore mancando di fedelta all'imperatore, nemmeno la sconfitta sarebbe stata un onta maggiore.

Il fatto della dichiarazione di guerra dell'URSS al Giappone viene comodamente letta come "pura convenienza" nella solita ottica della propaganda ma se leggi il diario di Truman scoprirai che le comunicazioni tra URSS e USA in quel periodo sono molto chiare e la dichiarazione di guerra URSS-Giappone furono una cosa del tutto concordata tra alleati.
Il bombardamento su Tokio fu a detta di tutti gli storici "bellici" il più gigantesco mattatoio della storia della guerra.
Gli incendi non furono dovuti solo alle strutture di legno cmq, fu deliberatamente deciso dagli USA (anche su questo trovi chiari e diretti documenti interni alle istituzioni USA sul solito sito NSA) di dare un colpo mortale al morale nipponico con un bombardamento a tappeto sulla popolazione civile della capitale. Quel bombardamento fu eseguito in due tempi. Il primo con l'utilizzo di bombe dirompenti teso alla distruzione di tutte le infrastrutture, compresi i sistemi di trasporto, il secondo con bombe M69, comunemente conosciute come NAPALM.....case di legno o di cemento poco avrebbe cambiato, semplicemente un "MATTATOIO"

PS
@redna
Citazione:
Questo significa che i fatti storici sono,in certi punti,ancora divergenti.


Le opinioni sono divergenti, i fatti storici non lo sono affatto.
L'URSS era pronta all'invasione ma non l'ha mai fatta, sbarcarono solo su un isola giapponese tra la costa sovietica e quella dell'isola di hokkaido che doveva fungere da base per le operazioni.

In nomine libertatis vincula edificamus.
In nomine veritatis mendacia efferimus.
redna
Inviato: 14/9/2007 21:13  Aggiornato: 14/9/2007 21:13
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
cito-
Verissimo, ma lo dici tu stesso "FEDELISSIMI" all'imperatore.
---
L'imperatore,poichè raffigurava la divinità per il suo popolo e anche per la religione shinto, difficilmente entrava nelle questioni militari, per questo designava alti ufficiali e la guardia imperiale.Fino alla dichiarazione di resa, la voce dell'imperatore il popolo non la sentì mai. La traduzione del giapponese è difficile, pertanto quanto disse l'imperatore venne travisato.Disse quello che gli USA volevano, ma anche disse al suo popolo, attraverso giri di parole tipiche orientali, che benchè la guerra fosse conclusa, la battaglia sarebbe continuata.
Anche per quanto riguardava la figura divina dell'imperatore non ci sono state riportare le cose esatte.Fatto sta che al giorno d'oggi è ancora capo religioso dello shintoismo.Religione dichiarata fuori leggi dagli USA.e causa principale della manipolazione del popolo per fomentare la guerra.
Pertanto, poichè lo shintoismo si basa sulla figura dell'imperatore e suoi antenati divini, lasciare a capo dello shintoismo l'imperatore stesso la dice lunga su quello che volevano veramente cambiare in quel paese.
Fedelissimi ieri, e oggi,la sua figura è cambiata?

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
shm
Inviato: 14/9/2007 21:17  Aggiornato: 14/9/2007 21:17
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 17/8/2007
Da: perugia
Inviati: 1802
 Re: Il caso Pearl Harbor
"...se l'imperatore diceva "RESA" TUTTI si sarebbero arresi.
A nessuno sarebbe venuto in mente di perdere l'onore mancando di fedelta all'imperatore, nemmeno la sconfitta sarebbe stata un onta maggiore."

Perdonami Lestat ma sei un pò impreparato!
Allorché l'imperatore incise il disco con il discorso di resa, e lo diede ad un suo fedelissimo, ci fù, a corte... un sanguinoso... complotto! Perchè negli ambienti dei fedelissimi, c'era la ratifica dei gesti dell'imperatore, ma per i militari la resa sarebbe stata vista come un'onta insopportabile da sostenere per il popolo giapponese.
Appunto da parte degli INFEDELISSIMI!
All'interno delle stanze nel palazzo imperiale, ci furono colluttazioni tra militari fedeli e infedeli, per riuscire ad ottenere il disco con la resa ed eliminarlo per continuare la guerra...
Informati, c'è da qualche parte anche un documentario che riporta le sequenze di quella notte, momento per momento, abbastanza ben fatto.

"case di legno o di cemento poco avrebbe cambiato, semplicemente un "MATTATOIO"


Mi spiace ribatterti, ma furono proprio le case in legno che propagarono a dismisura gli incendi, facendo la differenza sul risultato finale. Qualche pilota di B-25 Mitchell, disse in seguito alle missioni che a km di distanza si poteva riconescere Tokio dai fasci dell'illuminazione scaturita dagli incendi e si ringraziò appunto il legno come materiale propagante del fuoco, ma anche di distruzione.

"....nemmeno la sconfitta sarebbe stata un onta maggiore."
Questo lo dici tu!

""Sapevi male, perchè oltre al carteggio tra URSS e Giappone di cui parlavo ci sono montagne di documenti ora declassificati dei servizi segreti americani (li pui trovare facilmente sul solito National Security Archive) in cui vengono comunicati alla presidenza le trattative in corso tra Stalin e l'imperatore sulla questione della resa condizionata alla vita dell'imperatore""
Il Giappone stava cercando di prendere tempo per riorganizzarsi e ricompattarsi!
Gli americani si chiedevano appunto come mai non interveniva la Russia...

Saluti Stuarthwyman

P.S.
Attivissimo e Seffen, ingegnere pseudo ufficialista:
http://bugietotali.blogspot.com/

“Se un ebreo ortodosso mi considera "immondo" o mi saluta per primo per non dover essere costretto a rispondere al mio saluto, la cosa non preoccupa più di tanto.” (John)
9/11 anomalies
Ashoka
Inviato: 14/9/2007 21:36  Aggiornato: 14/9/2007 21:36
Sono certo di non sapere
Iscritto: 11/7/2005
Da:
Inviati: 3660
 Re: Il caso Pearl Harbor
Citazione:
Il fatto della dichiarazione di guerra dell'URSS al Giappone viene comodamente letta come "pura convenienza" nella solita ottica della propaganda ma se leggi il diario di Truman scoprirai che le comunicazioni tra URSS e USA in quel periodo sono molto chiare e la dichiarazione di guerra URSS-Giappone furono una cosa del tutto concordata tra alleati.


Vero. Si erano accordati e Stalin aveva promesso di dichiarare guerra al Giappone 2 mesi dopo la resa della Germania: infatti la dichiarazione avvenne l'8 Agosto.

Nel frattempo il Giappone aveva tentato contatti con la Russia per “far trapelare” il suo desiderio di arrendersi ma da una parte Stalin temporeggiava in modo da preparare l'invasione della Manciuria e dall'altra Truman diede ascolto a quella corrente che voleva sganciare le due bombe atomiche a tutti i costi. C'erano da mettere a frutto i risultati del progetto Manhattan e c'era da lanciare un chiaro messaggio agli “alleati” russi.

Bambooboy
Inviato: 14/9/2007 21:48  Aggiornato: 14/9/2007 21:53
Mi sento vacillare
Iscritto: 27/12/2006
Da:
Inviati: 535
 Re: Il caso Pearl Harbor
-autorimosso-


[PS: complimenti a Primus per l'articolo, ricco di informazioni, documentazione e RIFERIMENTI ]
PPSS: si vede che c'eri!!!!

redna
Inviato: 14/9/2007 22:47  Aggiornato: 14/9/2007 22:47
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
cito-
Appunto da parte degli INFEDELISSMI!
---
L'imperatore giapponese è il perno del paese, la divinità impersonata.Pertanto bastava che avesse parlato e nessuno osava dire nulla,qualsiasi decisione lui prendesse.
Bisogna ritornare al motivo per cui i giapponesi combattevano, che era un impegno .Nella loro propaganda ripetevano che nessuno sarebbe entrato nel loro paese da vincitore,ricordando sempre al popolo che i venti divini dispersero l'unica flotta che si avvicinava,per conquistarli,nelle loro isole.Oltrettutto dicevano pure che gli statunitensi non avevano la moralità necessaria per imporsi da vincitori, in qualche maniera li disprezzavano. Quello che volevano e per cui si erano impegnati era di unire l'asia sotto di loro,come la germania doveva unire tutta l'europa nel nazismo. E'stata una guerra ideologica.Infatti ne sentiamo le conseguenze tutt'ora dei blocchi che si sono fatti a quel tempo.
Differentemente dalla germania, al giappone non è toccata la stessa sorte. Il loro sistema è rimasto pressochè intatto.L'imperatore rimane al suo posto,venerato come prima. I criminali di guerra non sono stati perseguitati come i tedeschi...Si è fatto un governo con una costituzione che ora è fondamentalmente diversa da quella promulgata nel dopoguerra, silenziosamente e senza destar nessuno quello che era stato abolito è ritornato in tutto lo splendore.
Gli infedelissimi potevano essere gli irriducibili, quelli che non volevano nemmeno per un momento che il giappone subisse la conquista,per la prima volta nella storia.
L'oriente è molto lontano e misterioso, estremo appunto.

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
Lestaat
Inviato: 14/9/2007 22:51  Aggiornato: 14/9/2007 22:51
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 27/7/2005
Da: Perugia
Inviati: 1774
 Re: Il caso Pearl Harbor
@redna
beh la dice lunga anche sul fatto che in realtà agli americani non fregava una ceppa se l'imperatore rimaneva vivo o meno....tanto che la resa ottenuta fu ESATTAMENTE quella che l'imperatore aveva già richiesto più volte vedendosela rifiutare. L'unica differenza è che è stata una resa "incondizionata" che ha lasciato vivo l'imperatore mentre quella presentata più volte dal giappone era "condizionata" al lasciare vivo l'imperatore.......la stessa a con parole diverse.....a dimostrazione appunto di quanto tutto ciò dipendesse solo dalla volonta o meno di usare le bombe atomiche e non dalla resa in se.

@shm
No, non sono impreparato :D, so benissimo del tentativo di "golpe" attorno a quel disco ma non è quello che intendevo.
Quel disco infatti fece "di fatto" arrendere l'intero paese no?
Quindi nessuno ha "tradito"....non a caso hanno tentato di fermarne la pubblicazione, proprio perchè sapevano che "dopo" il popolo si sarebbe arreso.
Per un giapponese è molto importante la forma.
Le parole bizzarre e ambigue, il lasciare aperta la porta della riscossa, lasciare intendere che la battaglia sarebbe continuata è tutto li, la forma.

Beh, ovvio che le case di legno aiutarono gli incendi, non volevo mica negarlo, ma non furono incendi "dovuti" alle case di legno in seguito ad un normale bombardamento, furono incendi causati volontariamente dal napalm per uccidere quanti più civili possibile.
Dopo un bombardamento al napalm la città è un immenso incendio indipendentemente dal materiale delle case, basta vedere cosa è accaduto solo pochi mesi prima del bombardamento di Tokio quando fecero la stessa cosa a Dresda. Dopo giorni di roghi "Dresda era un immensa macchia nera vista dal cielo" (C. De Gaulle)
Poi scusa, una cosa, ma guarda che non volevo mica controbattere a quanto stavi dicendo :D, volevo soltanto aggiungere alcuni particolari, perchè, anche in questo ultimo post, insisti nel dire che gli USA e il Giappone temevano i movimenti dell'URSS e questo (al contrario di tutto il resto) non è vero. Nei documenti oggi pubblici degli USA scopriamo che tutti e tre gli attori della vicenda (USA, URSS e Giappone) erano perfettamente al corrente dei movimenti degli altri e del perchè questi avvenivano, e soprattutto per quanto riguarda le manovre sia politiche che militari dell'URSS, il tutto era non solo chiaro agli USA ma totalmente concordato, l'unica cosa di cui nessuno sapeva nulla era l'intenzione degli USA di usare la bomba atomica. Stalin venne informato della sua esistenza da Truman stesso il giorno del primo test in Nevada.

In nomine libertatis vincula edificamus.
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redna
Inviato: 14/9/2007 23:26  Aggiornato: 14/9/2007 23:26
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
lestaat
cito-...in realtà agli americani non fregava una ceppa se l'imperatore restava vivo o meno...
---
Questo è probabilmente non sei molto a conoscenza delle basi della storia-cultura giapponese.
L'imperatore E' il giappone.
Una divinità che per linea diretta regna sul paese degli dei.
Penso proprio per per gli americani fregasse qualcosa.
A meno di non vedere metà della popolazione fare seppuku...e sai che pubblcità si facevano...come conquistatori.
Il suicidio rituale c'è ancora, anche se raro e fino a non molti anni fa persone si sono suicidate sotto il palazzo imperiale....

cito- ...tanto che la resa fu ESATTAMENTE quella che l'imperatore aveva già richiesto più volte vedendosela rifiutare.
---
Infatti voleva arrendersi prima che il giappone fosse conquistato.
Presentare la resa da sovrano era diverso...

Le bombe atomiche rappresentavano la supremazia che gli USA imponevano all'estremo oriente.Quelle due bombe hanno superato tutti i masssacri di quella guerra.Quelli fatti dai giapponesi ai cinesi, ai coreani, e alla manciuria...alle bombe su tokyo, senza contare che i tribunali militari hanno condannato pochi per crimini.
La resa anche se incondizionata, è passata ad essere a tutti gli effetti condizionata.Scatole cinesi.Ombre giapponesi.Gli USA restano incantati dal favoloso oriente.

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
shm
Inviato: 15/9/2007 0:04  Aggiornato: 15/9/2007 0:04
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 17/8/2007
Da: perugia
Inviati: 1802
 Re: Il caso Pearl Harbor
Non ho letto i doc degli archivi dell'NSA.
Tuttavia dal resto delle recensioni lette sull'argomento, non ho intraisto il controllo reciproco, tramite la conoscenza che dici.

Comunque a scanso d'equivoci se puoi darmi il link dell'NSA, lo leggo volentieri.

PS
Perugia perchè?
Io ci abito...

Saluti
Stuarthwyman

“Se un ebreo ortodosso mi considera "immondo" o mi saluta per primo per non dover essere costretto a rispondere al mio saluto, la cosa non preoccupa più di tanto.” (John)
9/11 anomalies
Lestaat
Inviato: 15/9/2007 0:47  Aggiornato: 15/9/2007 0:49
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 27/7/2005
Da: Perugia
Inviati: 1774
 Re: Il caso Pearl Harbor
@redna
eh no....allora non ci siamo capiti.
Agli americani non fregava una ceppa...e lo ribadisco.
La dimostrazione è davanti ai tuoi occhi.
L'HANNO LASCIATO VIVO.
E l'imperatore è rimasto imperatore del Giappone.
Non solo.
Il Giappone SI E' ARRESO PRIMA della conquista.
Le bombe ad Hiroshima e Nagasaki, solo oggi sappiamo che hanno fatto più morti dell'intera guerra perchè sappiamo il risultato del fall-out...non diciamo scemenze.
Le due bombe atomiche insieme fecero MENO morti del solo bombardamento di Tokio (Tokio 300 mila morti, le due bombe poco più di 100 mila).
Citazione:
La resa anche se incondizionata, è passata ad essere a tutti gli effetti condizionata

Beh mettiti d'accordo con l'altro te.
La resa FU condizionata alla vita dell'imperatore. Infatti non ci fu nessuna conquista.
Su redna, non volevo mica invalidare il tuo discorso. Solo risottolineare che le bombe non hanno mai avuto, MAI, ne prima ne dopo, il ruolo di pacificatore, solo una dimostrazione di potenza e NON nei confronti del Giappone ma dell'URSS, che agli occhi di uno storico di oggi non appare più come il grande impero del male di cui si parla, così come non è mai stato ilo faro delle sparanze di qualcuno certo, ma semmai come di un ex-alleato del quale gli USA avevano paura per il ruolo che poteva ricoprire come impedimento all'imperialismo capitalista. Quello che l'URSS è diventata poi è storia ambigua, dubbia e ancora oscura, quelli che erano i desideri di dominio o meno di Stalin restano ancora ingarbugliati nelle trame della propaganda americana e quello che invece è oggi davanti ai nostri occhi come sistema di dominio mondiale è storia ancora tutta da scrivere e impossibile da giudicare.
Possiamo sbrodolare tutte le conoscenze che vogliamo, aggiungere tutti i dettagli che conosciamo ma il succo non cambia. A quell'epoca, GIA' a quell'epoca, era molto chiara la strada che gli USA volevano percorrere, nessun incanto, nessuno fascino del favoloso oriente, solo un nuovo mercato da conquistare, nuove risorse da sfruttare, nuovo plus valore da accaparrare. Questa la storia. Poi i personaggi. Mentre Stalin, Truman e Hiro Hito giocavano alla guerra, bilanciavano poteri, posizionavano i carrarmatini, la popolazione ne subiva le conseguenze.
Conosco molto bene la storia della seconda guerra mondiale, sia ufficiale che ufficiosa e soprattutto quella scritta ormai nella storia che nessuno più legge, e ti assicuro che gli USA oggi sono esattamente quello che erano allora, che il Giappone poco vi si discosta e che la Russia somiglia ancora oggi alla Russia del 1945. Il resto sono solo sfumature.

@shm
ma dai..anche io vivo a Perugia...o meglio a S.Martino in Colle.
Ti mando un PM.
National Security Archive

In nomine libertatis vincula edificamus.
In nomine veritatis mendacia efferimus.
redna
Inviato: 15/9/2007 9:54  Aggiornato: 15/9/2007 9:54
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
lestaat
forse non hai capito a me non interessa avere ragione.
Non ne ho nessun interesse.
Pertanto,quello che voglio sottolineare non lo hai capito.
Leggere fra le righe.
Capire dalle ombre, aprire altre scatole....

Ovvero non guardare con gli occhi occidentali....

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Lestaat
Inviato: 15/9/2007 17:12  Aggiornato: 15/9/2007 17:18
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 27/7/2005
Da: Perugia
Inviati: 1774
 Re: Il caso Pearl Harbor
LOL, allora non ci siamo capiti a vicenda perchè nemmeno a me.
Quel che sto tentando di dire è proprio quello che hai appena detto.
Siamo abituati a guardare quegli eventi con i nostri occhi da "occidentali" e questo è sbagliatissimo.
E' chiaro che quanto accadde in quei giorni è stracolmo di sfumature che mai e poi mai riusciremo a scoprire e ancor meno a comprendere ma quello che oggi appare evidente grazie a documenti direttamente scritti dagli attori della questione è quello che ho sottolineato nel mio ultimo post ed è una novità, almeno lo è dal punto di vista strettamente storico, perchè mette sotto una luce completamente diversa (che tra l'altro si incastra alla perfezione con gli eventi odierni) sia il comportamento dell'URSS che quello degli USA.
Ho più volte voluto "correggere" (permettimi il termine improprio) alcune parti dei tuoi post proprio per questo motivo. Sono proprio quei piccoli dettagli che danno una comprensione diversa di quel momento storico e secondo me era importante sottolineare le differenze macroscopiche tra i tre poteri in campo in quei giorni. Questo ovviamente senza voler ribaltare altri tipi di giudizi su quello che poi è stata l'URSS, ma per mettere nero su bianco che i 50 anni di guerra fredda che sono seguiti a quei giorni sono stati causati non da quell'impero del male che ci hanno descritto in tutte le salse anche a scuola, ma da una contrapposizione di poteri imperiali ed espansionistici che hanno cinicamente guidato proprio l'occidente. Che poi si sono ritrovati davanti un altro impero, con mire simili o meno, con desideri di dominio o meno, non è la questione che sollevavo, solo comprendere che in quel periodo, NEMMENO in quel periodo, gli USA non erano i liberatori, ma i soliti conquistatori che conosciamo anche oggi.
Insomma, la buona fede, in chi governa l'america, non c'è mai stata.

AGGIUNGO :
In questo quadro diventa più chiara anche la storia dei finanziamenti di Prescott Bush al Reich, di Harriman (suo socio in una banca) al movimento bolscevico e il conseguente stupore di Stalin per le bombe di Hiroshima e Nagasaki quando da più di 25 anni il vice-presidente della banca centrale sovietica Michael May era il quarto socio di Bush, Harriman e Chertoff (sisi, proprio il nonno dell'attuale direttore del Department of Homeland Security)
E dire che l'URSS l'ho sempre vista come uno dei mali assoluti del mondo.....ehh....beata ingenuità

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redna
Inviato: 15/9/2007 21:39  Aggiornato: 15/9/2007 21:39
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
Non si dice che la storia la scrivono i vincitori?
Pertanto i vincitori hanno scritto una storia, ma come al solito, le sfumature non possono essere scritte, tanto meno se sono sfumature orientali, di cui conosce poco...
E'necessario capire che la secondo guerra mondiale è stata una guerra ideologica.La germania e il giappone lottavano si per la conquista l'una dell'europa, l'altro per l'asia ma contro dei pericoli.
Se gli USA vedevano nel nazismo e nel fascismo dei pericoli, gli stessi vedevano in loro un complotto massonico/giudaico.
Ovvero era chiaro che il mondo qualcuno se lo doveva prendere.
Qualcuno se lo è preso senza tanti complimenti, e noi se sappiamo qualcosa, e anche quelli del terzo mondo e del medio oriente.
Ma il medio oriente è così dal 1948.Dopo che è stato creato israele.
Chiaramente non ci sarebbe stato nè col fascismo nè col nazismo.
L'olocausto allora sarebbe stato solo un evento di guerra
Quindi è chiaro che truman, qualche ora dopo che è stato proclamato lo stato di israele lo ha riconosciuto immediatamente.Si era tolto un peso,ovvero quasi un cappio....
Gli USA invece di pensare a governare il proprio popolo si sono sempre spinti dove qualcuno voleva che andassero.
Per questo malgrado giurassero a tutta la popolazione che non ci sarebbe stata una guerra poi invece si rimangiavano la parola...
Succubi?
Paurosi? ...o consapevoli che da un certo punto, dovevano continuare, per sempre, a mentire?

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
Lestaat
Inviato: 16/9/2007 3:57  Aggiornato: 16/9/2007 3:57
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 27/7/2005
Da: Perugia
Inviati: 1774
 Re: Il caso Pearl Harbor
@redna
qui andiamo su opinioni però.
Già la frase:
Citazione:

Se gli USA vedevano nel nazismo e nel fascismo dei pericoli, gli stessi vedevano in loro un complotto massonico/giudaico.

ti posso assicurare che darebbe vita ad una discussione di buone 5 o 6 settimane. :D
Quello su cui ho discusso fino ad ora invece erano semplici fatti.
Sappiamo chi diede l'ordine di usare le bombe, sappiamo come, sappiamo il perchè, sappiamo in che ambiente e con che atmosfera, sappiamo cosa pensavano i protagonisti.....
Su quanto dici ora invece ci sarebbe da discutere parecchio, fidati.

In nomine libertatis vincula edificamus.
In nomine veritatis mendacia efferimus.
redna
Inviato: 17/9/2007 12:39  Aggiornato: 17/9/2007 12:39
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
cito-
qui andiamo su opinioni però.
---
Ma la seconda guerra mondiale è stata mossa da diverse ideologie.
Questo non può essere messo al di sotto dei fatti.

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
Lestaat
Inviato: 17/9/2007 13:22  Aggiornato: 17/9/2007 13:22
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 27/7/2005
Da: Perugia
Inviati: 1774
 Re: Il caso Pearl Harbor
Certo ma le ideologie a confronto non erano quelle propagandate, e lo DIMOSTRANO i fatti.
Non è libertà, democrazia, paura del nazismo, contro la dittatura VS oppressione, dominio, espansionismo...

Capisci cosa intendo?

Ci sono cose ancora poco chiare no?
Cerco di spiegarmi meglio
Citazione:
E'necessario capire che la secondo guerra mondiale è stata una guerra ideologica.La germania e il giappone lottavano si per la conquista l'una dell'europa, l'altro per l'asia ma contro dei pericoli.


Converrai che è un opinione.
Ideologica per qualcuno, di conquista per qualcunaltro, di difesa per qualcuno...le sfumature qui, sono ben poco sfumate, ci sono linee belle nette su alcune questioni no?

Citazione:

Se gli USA vedevano nel nazismo e nel fascismo dei pericoli, gli stessi vedevano in loro un complotto massonico/giudaico.

Posso stare qui una buona oretta a scrivere e dimostrarti che non è vero, anzi, è quasi il contrario (ho detto quasi eh), ma ovviamente ne io, ne tu, potremmo dimostrare definitivamente le nostre affermazioni.
Citazione:

Ovvero era chiaro che il mondo qualcuno se lo doveva prendere.
Qualcuno se lo è preso senza tanti complimenti, e noi se sappiamo qualcosa, e anche quelli del terzo mondo e del medio oriente.
Ma il medio oriente è così dal 1948.Dopo che è stato creato israele.
Chiaramente non ci sarebbe stato nè col fascismo nè col nazismo.

Capisci che non si può dimostrare perchè è opinabile?
Al contrario, è dimostrabile che Stalin si fidava di Truman, che l'URSS si è comportata militarmente in modo del tutto corretto nei confronti degli USA proprio fino ad Hiroshima (mi raccomando, non pensare che sto santificando qualcuno eh...ci mancherebbe, tanto meno Stalin), che al contrario gli USA hanno sempre visto l'URSS, non tanto come un pericolo o come un nemico, ma come "IMPEDIMENTO" (Truman scrive proprio questa parola sul suo diario, e la stessa parole viene usata più volte nelle comunicazioni tra i vari uffici della difesa americana) al dominio americano, che il Giappone era già completamente capitolato ben prima delle bombe atomiche e TUTTI lo sapevano..........e così via.
Poi, per carità, nessuno nega che dietro tali comportamenti ci fossero delle ideologie, ma per dire a cosa mirassero quelle ideologie e in che modo hanno influenzato gli eventi è decisamente troppo presto perchè siamo ancora totalmente immersi in una di quelle ideologie, con la sua propaganda (che ormai subiamo dalla nascita), le sue contraddizioni, e le sue contrapposizioni a volte inventate, a volte reali, a volte del tutto personali.

No?

In nomine libertatis vincula edificamus.
In nomine veritatis mendacia efferimus.
Det.Conan
Inviato: 17/9/2007 13:26  Aggiornato: 17/9/2007 13:26
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 23/6/2006
Da:
Inviati: 1754
 Re: Il caso Pearl Harbor
''Credere nel complotto - sostiene nel libro Umberto Eco, uno dei nove autori - e' un poco come credere che si guarisca per miracolo...''


redna
Inviato: 17/9/2007 14:11  Aggiornato: 17/9/2007 14:11
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
se le ideologie a confronto non erano quelle propagandate ma delle altre, anche qui bisognerebbe dare delle prove che, se capisco bene tutti si guardano bene dal dare...

Il continuo dagli all'untore agli USA è quel qualcosa che fa scattare,in chi si pone domande il questo: a chi giova questo?
Ora se la storia ufficiale ci propina che i giapponesi hanno attaccato gli USA, nel contempo, anche se da fonti non ufficiali, perchè non eisitono documenti, ci dice: i giapponesi avevano dichiarato guerra agli USA e questo PRECEDENTEMENTE all'attacco di pearl harbour.
Tenendo presente questo si possono fare delle ipotesi:
- gli USA avevano interesse ad un attacco del giappone e nel contempo, o il giappone ha poi fato accordi di sottobanco o perchè allora ha lasciato fare in modo di essere lui che ha attaccato per primo gli USA?
Questo fatto ha due valenze:
- non sarebbereo entrate in guerra nè l'italia nè la germania.Il patto che avevano firmato col giappone prevedeva il mutuo soccorso qualora uno dei tre stati FOSSE STATO attaccato.Pertanto se il giappone avesse effettivamente dichiarato guerra precedentemente a pearl harbour,l'italia e la germania non avrebbero avuto motivo di entrare in guerra.
Ed è proprio questo che qualcuno non voleva.
Ed è questo che non si capisce, o che qualcuno non vuol capire, o è meglio non far capire alla massa delle persone.
Volevano accerchiare gli stato che combattevano contro una determinata ideologia.
E' stata una guerra ideologica.Gli anglo-americani lottavano per stabilire il mondo in una certa maniera.E chi muoveva entrambi?
Stabilire emotivamente se la russia stava con gli USA o il giappone stava con l'italia e la germania non ha senso...
E' come stabilire ora se ha ragione israele o la palestina.
Si fa presto a stabilire chi ha ragione.
E alllora perchè, ragionevolmente, non si pone fine ad una carneficina?

PS- ti saluto ancora con:...o goy, capito mi hai?

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
Lestaat
Inviato: 18/9/2007 13:21  Aggiornato: 18/9/2007 13:21
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 27/7/2005
Da: Perugia
Inviati: 1774
 Re: Il caso Pearl Harbor
Citazione:
se le ideologie a confronto non erano quelle propagandate ma delle altre, anche qui bisognerebbe dare delle prove che, se capisco bene tutti si guardano bene dal dare...


non si danno perchè ancora oggetto di ricerca, sono, al momento, tutte opinioni.
E' tutto qui quello che sto dicendo.
In tutta evidenza abbiamo un problema redna, o non riesco a spiegarmi o non riesci a capirmi. Resta il fatto che questo tuo ultimo post non ha nulla a che vedere con quello che sto dicendo.

Non voglio negare nulla di ciò che hai detto.
Fin dall'inizio c'ho tenuto soltanto a sottolineare alcuni aspetti che oggi sono del tutto chiari, per dimostrare che quello che ci viene raccontato della storia della seconda guerra mondiale è ancora totalmente propaganda nonostante la documentazione che possiamo leggere dimostri OGGETTIVAMENTE un atteggiamento e un interesse del tutto diverso.

Citazione:
E alllora perchè, ragionevolmente, non si pone fine ad una carneficina?

Ed è proprio questo atteggiamento che intendevo invalidare fin dal primo intervento, e proprio perchè documenti diretti di quell'epoca, oggi, ci mostrano che non si pose fine ad una carneficina, anzi, la si attuo senza un solo motivo valido, ma solo per un desiderio di dominio a lungo termine.
E' tutto qui.
Se mi sono spiegato ora, senno diventa inutile redna...LOL....me dispiace ma davvero non hai colto il punto della questione che ho posto.

In nomine libertatis vincula edificamus.
In nomine veritatis mendacia efferimus.
redna
Inviato: 18/9/2007 15:07  Aggiornato: 18/9/2007 15:07
Sono certo di non sapere
Iscritto: 4/4/2007
Da:
Inviati: 8095
 Re: Il caso Pearl Harbor
ho capito benissimo il tuo punto di vista, per questo ho spinto il discorso più in la, perchè io non penso che ci vogliono tanti anni per capire quello che altri hanno capito prima.Tu dici che oggettivamente non ci sono dei motivi, ovvero li stanno ancora studiando.Quello che io ho capito è che invece i docuementi autentici che comprovano certe teorie di cui molte persone sono d'accordo è meglio non farli vedere,tenerli custoditi.
Motivo?
Come ho già detto e ripeto:fondamentalmente non è cambiato nulla.
Malgrado la propaganda strombazzi ai quattro venti che la seconda guerra mondale ha portato dei cambiamenti, questo non corrisponde alla realtà ma soltanto alla propaganda.
Se vogliamo parlare delle vere causa di tutto dovremmo tirare il ballo un sacco di cose che sono tenute alla larga dalla massa.Ci sono delle riviste che danno notizie degli anni della guerra che nessuno ha sentito parlare.
Per cui pearl harbour è solo una piccola parte di quello che è successo nella seconda guerra mondiale.
Quello che voglio dire è che non si possono collocare nello scatolone delle opinioni (perchè non ci sono documentazione ovvero persone delegate che "legittimano"questo)i l fatto che la seconda guerra mondiale è stata ANCHE combattuta per dei motivi ideologici.
Se tu dici che bisogna ancora aspettare,che tutto deve ancora essere comprovato ok.., però questo è innegabile.
L'esempio che ti ho fatto della sitauzione attuale di israele e della palestina è solo per far capire per per quanto, al giorno d'oggi e sotto i nostri occhi, accadano cose che non se ne va in fondo...
Ovvero "non-si-trovano-mezzi" per andare in fondo.
Non è detto non ci siano persone in grado di proporre una pace bensì "perchè-a-qualcuno-va-bene-questa-situazione-e-non-le-vuole-cambiare".
Troverai qualcuno che ti dice,al giorno d'oggi, che questo è vero?
Allora pensi di trovare qualcuno,per i fatti di 60 anni fa, che ti dica che la seconda guerra mondiale è stata combattuta per dei motivi ideologici?
Probabilmente dove non ci capiamo è sul punto dei documenti.
Tu parli dei documenti che comprovano determinate cose.
Si potrebbe dire che però la dottrina nazista (l'occulto divenne l'arma segreta di hitler)in linea di massima, non l'hai presente.
O almeno così mi pare si capire, ma non è detto...

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di se (Oscar Wilde)
Lestaat
Inviato: 18/9/2007 15:30  Aggiornato: 18/9/2007 15:30
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 27/7/2005
Da: Perugia
Inviati: 1774
 Re: Il caso Pearl Harbor
Ohh okok,
non credevo andassi avanti ma sembrava tu insistessi sulla questione iniziale.
Siamo perfettamente daccordo sul resto. T'assicuro

In nomine libertatis vincula edificamus.
In nomine veritatis mendacia efferimus.
Keevan
Inviato: 20/9/2007 18:11  Aggiornato: 20/9/2007 18:11
Ho qualche dubbio
Iscritto: 6/10/2005
Da:
Inviati: 126
 Re: Il caso Pearl Harbor
Arrivo tardi...
Ma la mia domanda è:
il libro “Casebook On alternative 3” di Jim Keith può davvero essere ritenuto una fonte affidabile?

Piero68
Inviato: 13/9/2012 15:52  Aggiornato: 13/9/2012 15:56
Ho qualche dubbio
Iscritto: 5/9/2012
Da:
Inviati: 134
 Re: Il caso Pearl Harbor
Mi scuserete se intervengo così tardi nella questione ma mi sono iscritto da poco, ergo.....
Ci tenevo a postare questo msg in quanto, nonostante sia un "complottista" nato, sono anche un appassionato di storia del 900 che ha letto molti libri in merito e credo assolutamente che dietro l'attacco di Pearl Harbor non ci sia stato nessun complotto ma semplicemente un'incredibile catena di errori seppure qualcuno sia stato "diciamo forzato" da personaggi in alto loco ed in mala fede.
Arrivo a queste conclusioni per i seguenti motivi:
1) Che qualcuno abbia lasciato che accadesse ci può anche stare, ma sicuramente nessuno ha spinto i giapponesi (se non loro stessi) ad attaccare gli americani;
2) I giapponesi, americani compiacenti o meno, avevano già pianificato un attacco che prevedeva svariati obiettivi in quei giorni;
3) Che la base di P.H. fosse stata messa in allarme o meno i giapponesi avrebbero attaccato comunque, ergo 1 o 10 incrociatori affondati non avrebbe fatto nessuna differenza per il Governo americano che sarebbe sicuramente e comunque sceso in guerra;
4) La dichiarazione di guerra non è stata fatta dagli americani per primi, bensì dai giapponesi. Ergo, con o senza P.H. e stante la loro Costituzione erano più che tenuti a scendere in guerra in risposta alla dichiarazione dell'Impero Giapponese;
5) e più importante, quello cioè che i complottisti di P.H (ed aggiungo in malafede, non per cattiveria ma sicuramente per scarsità forse di informazioni) non accennano mai è che il 7 e l'8 dicembre non fu attaccata solo P.H. ma furono attacate le Isole Marianne (base di Guam), le Filippine e le Isole Wake. Segno evidente di una strategia bellica da parte dell'Impero giapponese che prevedeva l'attacco incondizionato ed a sorpresa delle forze U.S.A. (non solo alla flotta ancorata a P.H.) con o senza il loro "aiuto".
Qual'è secondo me la conclusione che si può trarre da tutto ciò. Io credo che sia semplice. Aldilà di documenti, testimonianze ed errori più o meno voluti da parte del Governo U.S.A., lo stesso non aveva bisogno di vittime sacrificali per entrare in guerra in quanto i giapponesi, ansiosi di prendere il controllo assoluto del Pacifico meridionale e di parte dell'Australia, avevano non solo dichiarato guerra, quanto poi pianificato, come visto, un serie incredibile di attacchi ad obiettivi più o meno strategici. C'è inoltre il risvolto della medaglia. La perdita delle Filippine, delle isole Wake, delle Marianne e di gran parte delle flotta del Pacifico alla fonda a P.H., significò per gli americani, almeno nelle prime battute , una perdita talmente alta in termini di uomini e di materiali, da pregiudicare addirittura il risultato finale della guerra, facendo profilare all'orizzonte addirittura una sconfitta.
Fu soltanto nel giugno del 42, e per una serie fortuita di eventi nonchè per un incredibile serie di errori della marina giapponese che gli americani, grazie alla battaglia aereo-navale delle Midway, iniziarono a riequilibrare le sorti contro l'Impero giapponese.
Qualcuno mi dovrebbe quindi spiegare perchè, un Governo che già non ha nessun motivo di auto attentarsi perchè tanto i giapponesi attaccheranno di sicuro, nonostante tutto lo fa e lo fa pure in modo da correre addirittura il rischio di perdere la guerra?
Senza contare che nello scenario Europa contro i nazisti gli U.SA. sono entrati senza nessun casus belli ma solamente a seguito di formali dichiarazioni di guerra (come sarebbe successo contro il giappone anche senza P.H.) senza che nessun americano obiettasse qualcosa o ritenesse che ciò non fosse necessario.
Voglio ricordare infine che ancora peggio di P.H. in quei mesi, (ma di cui nesuno parla) fu la perdita delle Filippine (cadute definitivamente ad aprile del 42). L'esercito americano si trovò a dover ripiegare nella penisola di Bataan con 76.000 uomini (avete capito un pò quanti), dove, trovatisi circondati, furono costretti ad arrendersi. Iniziò così la famosa marcia della morte. I prigioneri, feriti, ammalati, sotto un sole cocente e sotto i continui maltrattamenti dei giapponesi, furono costretti a percorrere oltre 100 chilometri a piedi per arrivare ai campidi prigionia. Nella sola marcia perirono ca 20.000 uomini. Di tutti gli altri, avviati poi nei vari campi disseminati, solo 511 furono tratti in salvo, soltanto nel 45, da un raid compiuto da una compagnia di Ranger dopo la riconquista delle Filippine.
E voi mi parlate di Pearl Harbor???

P.S. Ho letto un sacco di falsità e castronerie storiche nei post precedenti ai quali, ovviamente, non mi sembra assolutamente il caso di rispondere visto non solo la loro quanità ma soprattutto il tempo intercorso. Se per caso qualcuno, dopo 3-4 anni ha voglia dir iprendere la discussione non ha che da scrivere e chiedere. Risponderò sicuramente


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