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analisi : IL FALLIMENTO DELLA GUERRA PREVENTIVA
Inviato da Redazione il 31/5/2004 22:29:21 (6153 letture)






IL FALLIMENTO DELLA GUERRA PREVENTIVA








di Fabio de Nardis







31.05.04 - Esattamente due anni fa, in un discorso all'Accademia
Militare di West Point, George W. Bush enunciava per la prima volta la
dottrina neocons della guerra preventiva. “La guerra al terrore non
sarà vinta rimanendo sulla difensiva”, affermò il Presidente di fronte
a una platea di cadetti. “Dobbiamo combattere il nemico, distruggere i
suoi piani e affrontare la minaccia prima che essa emerga. Dobbiamo
imboccare l’unico sentiero verso la sicurezza del mondo; il sentiero
dell’azione. E questo paese - non abbiate dubbi - agirà”. Nel giro di
dieci mesi Bush mantenne la promessa, inviando i soldati americani a
10.000 miglia di distanza dalle loro case per deporre Sadam Hussein, e
dopo un paio di mesi di bombardamenti Baghdad cadde. Eppure oggi,
l’impresa americana in Medioriente a molti appare come un deciso
fallimento, tantochè nessuno si pone più il problema di estendere il
conflitto alla Syria, Iran o Corea del Sud, come si paventava
inizialmente.







L’intrapresa irachena, lungi dal dimostrare l’efficacia del principio, ...

...ne ha piuttosto denunciato i limiti.



In realtà la logica dell’attacco preventivo non è una creazione
dell’attuale amministrazione repubblicana. Anche altri presidenti in
passato ne hanno fatto uso, come quando Clinton nel 1998 ordinò di
attaccare e distruggere un'industria farmaceutica a Khartoum, in Sudan,
dove - si disse - producevano gas nervino. Ma il concetto bushiano
della prevenzione va ben oltre la semplice precauzione contro un
presunto pericolo di attacco imminente. Questa volta l’intenzione,
nemmeno tanto velata, era quella di stravolgere assetti di potere ...e produrre veri e propri cambi di regime. (Interessante notare come
per tutta la campagna elettorale Bush andasse sistematicamente
ripetendo ”we are not into nation building” – noi non siamo interessati
a ristrutturare gli equilibri nazionali).



La novità dottrinaria si basava su due assunti di fondo,
entrambi screpolati sotto il fuoco della resistenza irachena: il primo
si basava sulla convinzione dell’efficacia dell’azione dei servizi
segreti nell’individuare l’eventuale pericolo da prevenire; il secondo,
si fondava invece sulla credenza che l’apparato tecnologico americano
avrebbe reso ogni inziativa bellica relativamente rapida e poco
costosa, sia in termini di denaro che di vite umane. (Una cosa che
pochi oggi ricordano, è lo slogan con cui fu lanciata la
“passeggiata a Baghdad”, più di un anno fa: “Might and awe.”
Forza (la nostra) e stupore (quello degli altri). Fin troppo facile
dire, ora, che i termini sembrano rovesciati.



Se da un lato i servizi di intelligence hanno fallito clamorosamente
nel loro compito di trovare prove che giustificassero l’attacco in
Iraq, dal momento che delle famose armi di distruzione di massa non
s’è vista traccia, dall’altro l’esplosione a Najaf, come
altrove, di focolai di resistenza imprevisti ha fatto lievitare i costi
della missione a livelli insopportabili.



Gli americani hanno sottovalutato il peso della frustrazione del popolo
iracheno di fronte a una occupazione prolungata (ed in fondo
ingiustificata), mentre hanno decisamente sopravvalutato il ruolo che
avrebbe giocato il settarismo locale. Mentre avevano previsto che le
divisioni etniche avrebbero prevalso sull’odio verso gli occidentali,
hanno ottenuto proprio l’effetto opposto: Kurdi, Sunniti e Shiiti hanno
messo da parte l’odio che li separa da millenni, e si sono trovati
riuniti contro la minaccia comune. Il senso di appartenenza nazionale
ha prevalso su quello tribale, e l’America oggi è rimasta
vittima dei suoi stessi sogni di gloria: la dottrina che li aveva
alimentati, e che ha fatto tremare il mondo progressista fino a pochi
mesi fa, oggi si può considerare definitivamente morta.



Fabio de Nardis



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Autore Albero
Truman
Inviato: 4/6/2004 19:46  Aggiornato: 4/6/2004 19:46
Ho qualche dubbio
Iscritto: 7/5/2004
Da:
Inviati: 57
 Re: IL FALLIMENTO DELLA GUERRA PREVENTIVA
Cito: "In realtà la logica dell’attacco preventivo non è una creazione dell’attuale amministrazione repubblicana." Allora la guerra preventiva molte volte ha funzionato. Questa guerra preventiva non ha funzionato. Non ha funzionato perchè non c'è stata la solita preparazione mediatica per fare una guerra multilaterale (come in Jugoslavia o in Afghanistan). Non ha funzionato perchè Bush ha mostrato il vero volto degli USA. Non ha funzionato forse perchè l'economia USA sta puntando al collasso e non c'era il tempo di fare le cose per bene.

fabiodenardis
Inviato: 5/6/2004 1:00  Aggiornato: 5/6/2004 1:00
So tutto
Iscritto: 8/3/2004
Da:
Inviati: 8
 Re: IL FALLIMENTO DELLA GUERRA PREVENTIVA
Non ha funzionato perche', come ho scritto, la prevenzione questa volta rispondeva a logiche diverse e decisamente piu' ambigue. Non ha funzionato, infine, perche' il mondo, almeno nella sua componente sociale, questa volta vi si e' ribellato. A presto Fabio

Paolo69
Inviato: 15/7/2004 9:02  Aggiornato: 15/7/2004 9:02
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 1/7/2004
Da:
Inviati: 1173
 Re: IL FALLIMENTO DELLA GUERRA PREVENTIVA
Funzionerà finchè nessuno gli darà una bella lezione di democrazia. L'america è sempre alla ricerca di nuovi fronti di guerra per pompare la propria economia che , come è arcinoto , viaggia a ritmo di fucili , bazuka e cannoni. Dovrebbero fumarseli i cannoni , cosi' almeno non farebbero male a nessuno. Una volta individuata l'area del mondo in cui è già presente un attrito tra due fronti ecco che interviene fornendo supporto e armi a volontà ad uno dei 2 schieramenti...fino a quando questultimo gli si rigira contro ed allora ecco che scatta la trappola , una nuova guerra... evvai ... cosi' l'economia galoppa. Ragazzi ma chi li ferma piu' a questi?


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