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Economia : Cosa ci dice il prezzo dell'oro
Inviato da Redazione il 1/4/2008 10:20:00 (17824 letture)

"La migliore metafora per descrivere la nostra "attrazione" verso un governo che spende, si indebita e crea inflazione, è quella di un tossicodipendente cosciente che se non smette morirà, ma che non riesce a smettere, a causa dell'alto prezzo da pagare per superare la dipendenza."

di Ron Paul

La stampa finanziaria ed i TG dei grandi network hanno cominciato a riportare regolarmente le quotazioni dell'oro. Per venti anni, dal 1980 al 2000, il prezzo dell'oro è stato citato solo raramente: c'era poco interesse, ed il prezzo tendeva a scendere o al più ad essere stabile.

Tuttavia, dal 2001, l'interesse verso l'oro è andato crescendo rapidamente, di pari passo con il suo prezzo: con una quotazione che oggi supera i 1.000 $ l'oncia, c'è molta più gente interessata all'oro come bene d'investimento ed indicatore economico. Si possono trarre utili indicazioni, se si comprende il significato del rialzo delle quotazioni in dollari dell'oro.

L'incremento del prezzo dell'oro, dai 250 $ all'oncia del 2001, fino agli oltre 1.000 $ di oggi, ha attratto investitori e speculatori sul mercato dei metalli preziosi. Sebbene molti abbiano realizzato discreti profitti, l'acquisto di oro di per sé non dovrebbe essere considerato ed ambito come un buon investimento. Dopotutto, l'oro non frutta interessi e la sua qualità non muta nel tempo: è statico, e non cresce, al contrario di ogni altro solido investimento.

Sarebbe più esatto dire che si dovrebbe investire in società minerarie nel campo dell'oro o dell'argento, ...

... dove la gestione, il costo del lavoro e le caratteristiche dei nuovi giacimenti scoperti giocano un ruolo essenziale nel determinare la qualità dell'investimento ed i profitti realizzabili.

Comprare oro per metterlo da parte equivale in qualche modo a convertire i propri risparmi in biglietti da cento dollari e nasconderli sotto il materasso, anche se non è proprio la stessa cosa. Sia l'oro che i dollari vengono considerati "moneta", e il semplice possesso della moneta non può essere considerato un investimento. Tuttavia, c'è una grossa differenza tra le due forme, poiché la carta moneta messa da parte perde potere d'acquisto. Il potere d'acquisto della moneta-merce, come l'oro, tende invece a salire se il governo svaluta la moneta circolante (fiat currency = moneta statale a corso forzoso, ossia valida per decreto, e quindi priva di valore intrinseco. NdT).

Detenere oro è perciò una forma di assicurazione o di protezione contro la propensione del governo a deprezzare il circolante. Il potere d'acquisto dell'oro sale non perché sia un c.d. buon investimento, bensì soltanto a causa del fatto che il valore della cartamoneta si deprezza: nella fattispecie, stiamo parlando del dollaro.

Una delle caratteristiche della moneta-merce, originatasi spontaneamente in un dato mercato, è che deve servire come "riserva di valore". Sia l'oro che l'argento rispondono al requisito, la cartamoneta no. Grazie a questa profonda differenza, il saggio incentivo a detenere fondi di emergenza sotto forma di oro diventa un'idea attraente nel momento in cui la moneta ufficiale viene svalutata, di certo più attraente rispetto al tentativo di conservare la ricchezza sotto forma di moneta "fiat currency", anche quando si guadagna qualche punto di tasso di interesse nominale.

Il mancato guadagno di interessi sull'oro non è un problema nel momento in cui la gente comprende che il potere d'acquisto della moneta circolante sta scendendo ad un tasso più alto rispetto al tasso di interesse attivo che da essa potrebbero ricavare: il potere d'acquisto dell'oro può salire anche più velocemente rispetto all'incremento del costo della vita.

Il punto è che la maggior parte di coloro che comprano oro lo fanno come protezione contro il deprezzamento della moneta corrente, piuttosto che come investimento tipicamente inteso. Gli americani faticano a comprendere questo aspetto più dei cittadini di altri paesi: alcune nazioni hanno sperimentato un'inflazione monetaria così grave da condurre letteralmente alla distruzione della loro valuta nazionale.
Sebbene la nostra inflazione, ossia il deprezzamento del dollaro USA, sia stata davvero ingannevole, l'americano medio è del tutto ignaro di come questo accada. Ad esempio, pochi americani sanno né sembrano interessati al fatto che il dollaro del 1913, prima dell'avvento della Federal Reserve, oggi vale solo 4 centesimi.

Ufficialmente, i nostri banchieri centrali ed i nostri politici non esprimono alcun timore sul fatto che la direzione che abbiamo preso è densa di pericoli per la nostra economia ed il nostro sistema politico. La convinzione che la moneta creata dal nulla, se correttamente gestita, possa operare miracoli economici, è profondamente radicata nella capitale.

Da molti punti di vista, non dovrebbe sorprenderci tanta fiducia in un sistema così poco solido: per almeno quattro generazioni, le università finanziate dal governo hanno sistematicamente predicato una dottrina monetaria che giustificava la presunta "saggezza" della cartamoneta rispetto alla "insensatezza" di una moneta reale (sound money). Non solo, la cartamoneta ha funzionato benissimo negli ultimi 35 anni, durante i quali tutto il mondo ha accettato la moneta puramente cartacea come moneta corrente. Alan Greenspan si è vantato di come le banche centrali in questi decenni abbiano raggiunto la conoscenza necessaria a far comportare la moneta cartacea come se fosse oro. Il che elimina il problema di doversi procurare oro a garanzia della moneta circolante, liberando così i governanti dalla rigida disciplina imposta dal gold standard.

Molti banchieri centrali negli ultimi 15 anni hanno acquisito una tale sicurezza di aver raggiunto questo traguardo da indurli a vendere gran parte delle scorte delle loro riserve auree. In altri tempi, cercarono di dimostrare che la moneta cartacea funziona meglio dell'oro, sostenendo artificiosamente il dollaro con la soppressione delle quotazioni di mercato dell'oro. La frode più recente fallì al pari di quanto fece negli anni '60, quando il governo tentò di tenere artificiosamente basso il prezzo dell'oro, a 35 $ l'oncia. Tuttavia, non potendo realmente ripudiare le leggi economiche della moneta, vi furono tanti banchieri centrali che vendettero (oro), quanti ne acquistarono. E’ interessante notare come negli ultimi anni, mentre le banche centrali europee vendevano oro, le banche centrali asiatiche lo acquistassero.

Poiché l'oro si è dimostrato essere l'unica vera moneta di tutti i tempi, assistiamo ancora una volta ad un passaggio di ricchezza dall'occidente all'oriente, così come già avvenuto per la nostra produzione industriale. Per quanto i nostri funzionari del Tesoro si ostinino a negare l'esistenza di vendite o prestiti delle riserve ufficiali di oro, non viene consentito alcun controllo in merito, sicché nessuno può esserne davvero sicuro.
La natura peculiare del dollaro quale valuta di riserva globale ha consentito a questo giochetto di durare più di quanto avrebbe dovuto.

Ma il fatto che l'oro sia salito dai 252 $ agli oltre 1.000 $ all'oncia significa che ci sono grossi timori sul futuro del dollaro: più è alto il prezzo dell'oro, più è grande la preoccupazione per il dollaro. Invece di fossilizzarci sulla quotazione in dollari dell'oro, dovremmo parlare del deprezzamento del dollaro: nel 1934 un dollaro valeva 1/20 di oncia d'oro (ossia con $ 20 si acquistava 1 oncia di oro); oggi un dollaro vale 1/1000 di oncia d'oro, il che significa che ci vogliono oltre $ 1.000 per acquistare 1 oncia di oro.

La quantità di dollari stampati dalla Federal Reserve e creati attraverso il sistema della riserva frazionaria è fondamentale nel determinare il modo in cui il mercato valuta il rapporto tra dollaro e oro. Sebbene vi sia una forte correlazione, essa non è istantanea né prevedibile con esattezza. Ci sono molte variabili da considerare, ma nel lungo termine il prezzo dell'oro in dollari rappresenta l'inflazione subita in passato della massa monetaria. Cosa altrettanto importante, esso rappresenta la previsione della quantità di nuova moneta che verrà creata in futuro. Il che introduce il fattore "fiducia" nelle autorità monetarie e nei nostri politici. E proprio in questi giorni gli americani si stanno pronunciando con un "voto di sfiducia" al riguardo, e per ottime ragioni.

Il motivo che spinge i banchieri centrali a creare nuova moneta è duplice: da un lato vi è l'attuazione di una pianificazione economica centralizzata, attraverso la manipolazione dei tassi di interesse; dall'altro, la volontà di "monetizzare" l'escalation del debito pubblico federale che i politici creano e sul quale prosperano.

Oggi nessuno a Washington crede minimamente che il deficit selvaggio possa essere in qualche modo contenuto: nel solo mese di marzo il governo federale ha creato un deficit da record di ben 85 miliardi di dollari. La manovra finanziaria integrativa, in discussione al Congresso, è salita da 92 a 106 miliardi di dollari, e tutti sanno che non sarà questo il primo veto del Presidente Bush. I meglio informati presumono quindi che l'inflazione monetaria non solo continuerà, ma addirittura accelererà. Questa previsione, assieme al fatto che negli ultimi 15 anni è stata creata una gran quantità di nuovi dollari dei quali non si è tenuto ancora pienamente conto, assicura un ulteriore deprezzamento del dollaro nei confronti dell'oro.

Non esiste alcuna informazione quantitativa in grado di illuminarci sull'attività recente della Fed o sulle sue mosse future. Dimenticate l'ossequio alla trasparenza, solo formale, fatto dal Presidente della Fed Bernanke: non solo questa amministrazione è una delle più "reticenti" in tutta la storia dell'ente, ma l'attuale gestione della Fed sostiene fermamente il proprio rifiuto a fornire al Congresso, alla comunità finanziaria ed all'intero pubblico la misura del più importante parametro di politica monetaria.

A causa della mancanza di interesse e delle scarse conoscenze di politica monetaria, il Congresso non ha espresso alcuna preoccupazione riguardo la modifica significativa nei report statistici sull'offerta di moneta.

A partire da marzo, infatti, sebbene fosse già in programma prima dell'avvento di Bernanke, la banca centrale ha cessato di fornire rapporti sull'aggregato monetario noto come M3: la M3 è la migliore informazione disponibile sulla velocità con cui la Fed crea nuova moneta e nuovo credito. Il buon senso ci dice che la creazione di moneta dal nulla da parte di una banca centrale governativa deprezza il valore di ciascun dollaro in circolazione, eppure questo rendiconto non è più disponibile, né il Congresso ne ha mai richiesto la trasmissione.
Sebbene la M3 sia il dato statistico più indicativo per tracciare l'attività della Fed, esso non ci fornisce tutte le necessarie indicazioni riguardo i trend della politica monetaria: il dato sul totale dei crediti bancari, ancora disponibile, ci dà informazioni solo indirette sulle politiche inflazionarie della Fed.

Tuttavia, alla fine i mercati riusciranno a capire cosa sta combinando la Fed, ed a quel punto gli individui, le istituzioni finanziarie, i governi e le altre banche centrali agiranno di conseguenza: il fatto che la nostra offerta di moneta si stia alzando in maniera significativa è un dato non può essere nascosto ai mercati.

La risposta, nel tempo, porterà il dollaro al ribasso, orientando al contempo i tassi di interesse e le quotazioni delle merci verso l'alto. Questo trend possiamo vederlo già in atto, e si può essere certi che subirà un'accelerazione netta nel prossimo futuro. In parte questa reazione verrà originata da coloro che cercano non un investimento, ma un "porto sicuro" per i propri capitali, utilizzando l'oro e l'argento come moneta storica ed universale: ciò significa una minore detenzione di dollari, a causa del loro valore decrescente, ed una maggiore detenzione di oro, grazie al suo valore crescente.

In questo senso, la lievitazione del prezzo dell'oro rappresenta un voto di "sfiducia" verso la banca centrale ed il dollaro: perlomeno, fu così nel 1979/1980.

Oggi, le quotazioni dell'oro riflettono la crescente inquietudine in relazione alla crescita dell'offerta di moneta, ai deficit della bilancia commerciale e dei pagamenti, ai nostri debiti privi di copertura finanziaria, ed alla incapacità del Congresso e dell'Amministrazione di porre un freno alla spesa selvaggia.

Il rifiuto di fornire dati statistici, la manipolazione dei tassi d'interesse, e la pratica di contenere in maniera artificiosa il prezzo dell'oro, nel lungo termine non porteranno alcun beneficio: se i mercati vengono ingannati nel breve periodo, semplicemente gli aggiustamenti saranno più drammatici nel lungo termine. E, nel contempo, verranno generati nuovi squilibri nei mercati.

La Fed cerca di sostenere la folle spesa per i consumi, non tramite il duro lavoro ed i risparmi, ma con la creazione di ricchezza artificiale con la bolla finanziaria e la bolla immobiliare: quando queste distorsioni avranno fatto il loro corso e verranno scoperte, le correzioni saranno molto dolorose. Parimenti, un sistema monetario basato sulla moneta a corso forzoso (fiat money), incoraggia la speculazione e la contrazione di prestiti spensierati; man mano che il problema prende forma, si cerca di addossarne la colpa alle nazioni straniere. Il che a sua volta induce molti a richiedere variazioni nei tassi di cambio e adozione di misure protezionistiche. Le opinioni favorevoli a questo tipo di soluzioni crescono di giorno in giorno.

Sebbene tutti si dichiarino contro l'inflazione, gli squilibri negli scambi, le flessioni nell'economia ed il deficit del bilancio federale, sono in pochi a tentare uno studio più approfondito del nostro sistema monetario e delle interrelazioni tra questi eventi. Se anche si riconoscessero i vantaggi di un gold standard privo di inflazione monetaria, in pochi a Washington sarebbero disposti ad accettare gli svantaggi politici imposti dalla disciplina dell'oro, poiché fornisce un controllo sulla statura e sul potere del governo. E' la triste cronaca della politica di oggi.

La migliore metafora per descrivere la nostra "attrazione" verso un governo che spende, si indebita e crea inflazione, è quella di un tossicodipendente cosciente che se non smette morirà, eppure, non riesce a smettere, a causa dell'alto prezzo da pagare per superare la dipendenza. E' molto difficile fare la scelta giusta, ma restare schiavi delle droghe porta diritti alla morte del paziente, così come la nostra dipendenza alla spesa in deficit, al debito e all'inflazione ci assicura il collasso dell'economia.

Determinati gruppi di potere, in competizione muscolare per i dollari federali, preferiscono perpetuare il sistema piuttosto che ammetterne una pericolosa dipendenza. I sostenitori delle diverse cause (il welfare per i più poveri, i diritti della classe media o i contratti di appalto a favore delle corporations dell'industria bellica), si trovano tutti d'accordo sui presunti benefici concessi dal potere della Fed di "falsificare" la fiat money.

Similmente, i banchieri, che traggono enormi vantaggi dal sistema della riserva frazionaria, non muovono mai alcuna critica alla Fed, specialmente in quanto essa è prestatore di ultima istanza, in grado di salvare le istituzioni finanziarie nel momento in cui la crisi colpisce. Ed è vero, ci sono gruppi di interesse e banchieri che beneficiano dell'attività della Fed, ed effettivamente possono venire salvati da essa, come accaduto qualche anno fa nel caso della crisi del fondo di Gestione Patrimoniale di Lungo Termine (Long-Term Capital Management fund crisis).

In passato, anche altre società come la Lockheed e la Chrysler ne hanno beneficiato. Quello che la Fed non può fare è garantire che il mercato mantenga invariata la fiducia nel valore del dollaro, anzi, l'attuale politica monetaria assicura che l'integrità del dollaro verrà compromessa. Quando questo potrà avvenire, non è dato saperlo, né possiamo conoscere la portata dei conseguenti danni al sistema finanziario: sappiamo solo che accadrà. E già si vedono all'orizzonte importanti segnali in tal senso.

La politica estera gioca un ruolo importante nell'economia e nella determinazione del valore del dollaro. Una politica estera imperialistica e militaristica non può essere sostenuta tramite la semplice tassazione: sotto la rigida disciplina del gold standard, gli americani non tollererebbero mai l'imposizione di tasse per la copertura di guerre all'estero.

L'indebitamento e la creazione di nuova moneta è una via politicamente più percorribile: occulta e posticipa i reali costi della guerra, mentre la gente viene cullata nell'autocompiacimento, specialmente se le guerre che combattiamo sono avvolte nella patina del patriottismo, della diffusione degli ideali di libertà e della repressione del terrorismo. Le guerre ingiustificate e la moneta a corso forzoso camminano fianco a fianco, laddove invece un gold standard incoraggia una politica estera più assennata.

Il costo della guerra è un elemento estremamente dannoso, in quanto contribuisce alla instabilità economica di una nazione alimentando la spesa, il disavanzo di bilancio e l'inflazione. I finanziamenti usati per la guerra sono soldi che si sarebbe potuto usare per innalzare lo standard di vita degli americani che ora si trovano in situazioni di disoccupazione, sotto-occupazione o che sopravvivono a malapena. Eppure, anche questi costi possono essere preferibili, rispetto alla copertura delle spese di guerra tramite una pesante tassazione diretta. Ciò è possibile in quanto sebbene la fiat money sia teoricamente priva di valore, il suo valore viene determinato ed infuso in essa dalla fiducia della comunità finanziaria mondiale.

La fiducia soggettiva in una valuta può far passare in secondo piano la conoscenza oggettiva sulla politica del governo, ma soltanto per un breve periodo. La potenza economica e militare [di uno stato] contribuisce ad infondere fiducia nella sua moneta: nel mondo di oggi, la fiducia nel dollaro USA è immeritata e perciò molto fragile: la storia passata del dollaro, che fino al 1971 era "buono come l'oro" [grazie alla sua convertibilità. NdT], aiuta a mantenere il valore del dollaro artificialmente più alto di quanto meriti effettivamente.

La politica estera contribuisce alla crisi quando la spesa per il mantenimento del nostro impegno militare globale diventa proibitiva, e le pressioni inflattive aumentano. Ma la crisi vera si manifesterà allorché tutti realizzeranno che il re è nudo, cioè che il dollaro non ha "copertura", e le nostre campagne militari ne risentiranno negativamente, ancora di più di quanto già stia accadendo in Iraq.

Allora, i nostri alleati di comodo potrebbero rapidamente diventare nostri nemici dichiarati, una volta cominciato l'attacco al dollaro.
Nel passato la fiducia artificiale nel dollaro ci è stata utile faceva comodo, ma il panico ed il rifiuto del dollaro porteranno ad una grave crisi finanziaria. A quel punto potremo solo stringere la cinghia, rimetterci a lavorare, smettere di farci prestare soldi, cominciare a risparmiare e ricostruire la nostra base industriale, mentre la maggior parte degli americani dovrà adattarsi ad uno standard di vita inferiore.

Falsificare la moneta nazionale è un reato molto grave. I Padri Fondatori furono molto risoluti nell'evitare il caos, l'inflazione e la distruzione portati dal Dollaro Continentale. Ecco perché la Costituzione è così esplicita nell'affermare che solo l'oro e l'argento possono avere corso legale come moneta negli USA. Nel 1792, il Coinage Act introdusse la pena di morte per ogni privato cittadino che falsificasse la moneta. Peccato che non siano stati altrettanto chiari nell’indicare che la falsificazione da parte dei funzionari governativi è altrettanto dannosa per l'economia e per il valore del dollaro.

In tempi di guerra, molte nazioni in effetti adottarono programmi di falsificazione, allo scopo di indebolire il nostro dollaro, sebbene mai a livelli disastrosi: il nemico sapeva bene quanti danni potesse produrre al dollaro ed alla nostra economia la eccessiva creazione di nuova moneta. Ma sembra che la lezione non ci abbia insegnato i pericoli derivanti dalla creazione di moneta dal nulla. Non è necessario che una nazione araba o la Cina attuino operazioni di falsificazione della moneta allo scopo di indebolire il nostro sistema: lo facciamo da soli, con tutti gli svantaggi che si sarebbero verificati se lo avessero fatto altri.

Oggi siamo minacciati da alcuni paesi arabi, dai musulmani e dall'estremo oriente, i quali indebolirebbero il nostro sistema monetario basato sul dollaro, non attraverso operazioni di falsificazione fraudolenta, ma semplicemente attraverso l'adozione di un nuovo sistema monetario a base aurea (gold standard). Non sarebbe ironico? Una tale eventualità sarebbe disastrosa per noi, e potrebbe accadere davvero, non tanto come attacco diretto al dollaro per finalità politiche, ma per la necessità di ripristinare la fiducia nella moneta.

Storicamente, la cartamoneta non è mai durata molto, mentre l'oro è sopravvissuto a migliaia di anni di attacchi da parte di interessi politici e dei governi. Col tempo, il mondo ancora una volta ripristinerà la fiducia nel sistema monetario, con la creazione di una moneta solida quanto l’oro.

L'oro, o qualunque altra moneta-merce accettata dal mercato, sono indispensabili per conservare la libertà; il controllo monopolistico esercitato dal governo su di un sistema monetario basato sulla creazione di moneta dal nulla, ganantisce la perdita della libertà. Non importa quanto il nostro militarismo venga dipinto di buone intenzioni, o con quanta allegria vengano fatte le promesse di mirabolanti programmi di assistenza ai poveri, l'inflazione della massa monetaria che serve a sostentare queste operazioni rende il governo più pachidermico. Gli imperi crollano sempre, e le spese superano sempre le previsioni. Le conseguenze dannose impreviste sono la regola, non l'eccezione. Il welfare per i poveri è inefficace e fonte di sprechi: i beneficiari non sono quasi mai i poveri, bensì i politici, i burocrati o i benestanti. Lo stesso vale per gli aiuti internazionali: non sono altro che un programma di aiuti che toglie ai poveri di un paese ricco, per dare ai ricchi di un paese povero.

Che si tratti di spese per la guerra o per il welfare, esse si traducono comunque in maggiori tasse, inflazione ed indebitamento. Che si tolga ricchezza all'economia produttiva, che si distorca il mercato manipolando i tassi di interesse, o si prelievi dalla spesa pubblica per la guerra ed il welfare, si finisce comunque per violare la libertà personale.

All'interno del Paese, la guerra alla povertà, al terrorismo, alla droga, o ai dittatori stranieri, fornisce l'occasione per l'ascesa al potere dei prepotenti, gente che non si fa certo scrupoli nel violare il diritto individuale alla privacy e alla libertà di parola. Essi credono che il loro dovere sia di proteggere la segretezza del governo, piuttosto che la privacy dei cittadini. Sfortunatamente, è questa l'atmosfera in cui viviamo oggi, senza praticamente nessun rispetto per la Carta dei Diritti [Costituzione americana].

Sebbene gravi danni derivino dal monopolio governativo di un sistema monetario "fiat", la perdita di libertà associata ad esso è ugualmente allarmante. Così come gli imperi hanno dei limiti intrinseci in termini di moneta e forza-lavoro, lo stesso accade per un sistema monetario basato sull'illusione e sull'inganno. Quando verrà la fine [di questo sistema], avremo la possibilità di scegliere ancora una volta tra una moneta onesta e la libertà da un lato, oppure il caos, la povertà e l'autoritarismo dall'altra.

Il danno economico causato da un sistema monetario "fiat" è profondo, pericoloso ed ingiusto. Sebbene l'inflazione selvaggia danneggi praticamente tutti, è particolarmente insidiosa per determinate categorie. Una volta riconosciuta l'inflazione come una tassa, appare chiaro come la tassa sia "regressiva", in quanto colpisce i poveri e la classe media più di quanto colpisca i ricchi ed i privilegiati della politica.

L'aumento dei prezzi, conseguenza dell'aumento nell'offerta di moneta da parte della banca centrale, colpisce prima e innanzitutto i poveri ed i lavoratori marginali. Vengono penalizzati i risparmiatori, i pensionati, le famiglie a reddito fisso e tutti coloro che si fidano delle promesse del governo. Le piccole imprese e le imprese individuali soffrono più delle élite finanziarie, che prendono a prestito grosse somme prima che la moneta perda valore. I destinatari di appalti governativi, specialmente quelli del complesso industriale-militare in tempo di guerra, ricevono benefici immeritati.

E' sbagliato attribuire la causa del rincaro di benzina e petrolio al controllo dei prezzi. Se imponessimo nuove tasse oppure prezzi fissi, ignorando l'inflazione monetaria, i contributi governativi alle imprese e l'eccessiva regolamentazione, il risultato sarebbe una carenza del prodotto. Il mercato è l'unica via per poter determinare il miglior prezzo di ogni merce: la legge della domanda e dell'offerta non può essere abolita. I veri problemi arrivano quando i pianificatori di governo erogano sovvenzioni alle società energetiche, preferendo una forma di energia piuttosto che un’altra.

Il prezzo dell'energia è in aumento per una serie di motivi: l'inflazione, l'aumento della domanda di Cina e India, la riduzione delle forniture a causa dell'invasione dell'Iraq, la previsione di ulteriori problemi di fornitura causati dalla nostra spinta ad un cambio di regime in Iran, le limitazioni regolamentari alla produzione di benzina, l'interferenza del governo nello sviluppo di un libero mercato dei carburanti alternativi, le sovvenzioni alle grandi compagnie petrolifere, e le concessioni gratuite e i contributi a fondo perduto per la ricerca e lo sviluppo.

Curiosamente, il costo del petrolio e del gas è di fatto molto più alto del prezzo che paghiamo al dettaglio: la maggior parte del budget della Difesa viene speso per proteggere le "nostre" forniture di petrolio, e se tale spesa venisse conteggiata, risulterebbe un costo della benzina pari a 5 $ al gallone [3,765 litri]. Per amara ironia, questo sforzo militare per garantirci forniture di petrolio a buon mercato ci si ritorce contro, di fatto riducendone la disponibilità e facendo salire il prezzo alla pompa. Lo spreco e la truffa consistenti nella stipula di contratti con le grandi corporations che operano in Iraq si vanno poi ad aggiungere agli incrementi di prezzo.

Quando nelle condizioni esistenti oggi sorgono dei problemi, è un grave errore dare la colpa a quel po' di libero mercato che ancora funziona. La scorsa estate il mercato ha reagito in maniera efficiente dopo l'uragano Katrina: la benzina è arrivata a 3 dollari al gallone, ma subito dopo le forniture sono riprese, il consumo è diminuito, ed il prezzo è ritornato ai 2 dollari al gallone. Negli anni '80, la forza del mercato ha portato il petrolio dai $ 40 fino ai $10 al barile, e nessuno pianse per le società che fallirono. Gli aumenti di oggi sono da attribuire alle ragioni sopramenzionate. E' naturale per la forza lavoro cercare il salario più alto, e per le aziende battersi per i profitti più alti.

E' così che funziona il mercato. Quando al libero mercato viene consentito di funzionare, alla fine è il consumatore a determinare il prezzo e la qualità, con il lavoro e l'impresa che si conformano alle scelte del consumatore. Quando questo processo viene distorto dal governo, i prezzi salgono eccessivamente, il costo del lavoro ed i profitti vengono influenzati negativamente, ed ecco che si presentano i problemi.

Anziché risolvere il problema, politici e demagoghi rispondono con la tassazione delle sopravvenienze attive e con il controllo dei prezzi, evitando di interrogarsi sul modo in cui la precedente interferenza del governo abbia originato l'intero pasticcio. Non lasciamo che si dica che la causa dell'inflazione sia nell'alto prezzo e nei profitti del petrolio: è l'inflazione della massa monetaria a causare l'aumento dei prezzi!

Dal momento che i tassi d'interesse al disotto del livello di mercato sono sinonimo di creazione di nuova moneta da parte della Fed, il conseguente ciclo economico, l'aumento del costo della vita e le perdite di lavoro possono essere tutti attribuiti alla Fed. Questo fardello ricade soprattutto sulle spalle dei poveri, facendo della tassazione tramite inflazione operata dalla Fed la peggiore di tutte le tasse di tipo regressivo.

I dati statistici sulle entrate generate dalle imposte sui redditi sono abbondantemente ingannevoli: in realtà, gran parte del danno è causato dal nostro sistema di welfare/warfare [politica sociale/politica di guerra], apparentemente studiato per aiutare i poveri e tassare i ricchi. Solo una moneta sana può raddrizzare la palese ingiustizia causata da questo sistema rovinoso.

I Fondatori compresero questo enorme pericolo, e votarono compatti contro "l'emissione di note di credito", il termine utilizzato per la cartamoneta o la moneta a corso forzoso (fiat money). Peccato che la consapevolezza e l'avvertimento dei nostri padri fondatori, ed il loro comando scritto nella Costituzione, vengano oggi ignorati con nostro grave rischio. L'attuale rialzo impetuoso del prezzo dell'oro, che riflette la svalutazione del dollaro USA, è un ammonimento a porre maggiore attenzione alla nostra politica fiscale, monetaria, sociale ed estera.

Significato del prezzo dell'oro - Riassunto conclusivo

Di recente, un titolo nella stampa finanziaria annunciava che il prezzo dell'oro ha subito un'impennata in seguito al timore che il braccio di ferro con l'Iran causerà un ulteriore aumento del prezzo del petrolio. Il che potrebbe effettivamente rispecchiare l'attuale situazione, senonché un rialzo nel prezzo dell'oro riflette principalmente l'espansione della massa monetaria da parte della Federal Reserve. Focalizzare l'attenzione sugli eventi recenti e sui loro effetti sulla quotazione dell'oro esprime una preoccupazione per i sintomi piuttosto che una comprensione delle vere cause sottese a questi incrementi di prezzo. Senza l'enorme incremento nella massa monetaria negli ultimi 35 anni e in assenza di un sistema monetario mondiale basato sulla moneta cartacea, questo incremento nel prezzo dell'oro non si sarebbe verificato. Di sicuro, sotto un gold standard, gli eventi geopolitici mediorientali non sarebbero stati in grado di alterare il prezzo dell'oro, sebbene in grado di influire sulle forniture di petrolio, causandone un aumento di prezzo. Solo sotto le condizioni create da un eccesso di moneta cartacea ci si attenderebbe un rialzo di tutti o quasi tutti i prezzi: è l'effetto della svalutazione del dollaro.

Questioni di particolare rilievo da ricordare:

• Chi sostiene la necessità di un governo "leggero" e la massima libertà, non può non sostenere la moneta-merce.
• Il gold standard è uno dei più potenti freni contro le guerre inutili.
• Una moneta "onesta" va a limitare drasticamente il finanziamento attraverso l'indebitamento da parte del governo.
• Gli effetti nocivi del ciclo economico vengono virtualmente eliminati dall'adozione di un gold standard puro.
• Il risparmio e la parsimonia vengono incoraggiati sotto un gold standard e scoraggiati dalla moneta cartacea.
• L'inflazione dei prezzi, con un aumento generalizzato del prezzo dei beni, è tipica della moneta cartacea. Le notizie che riportano un aumento dell'indice dei prezzi al consumo e dell'indice dei prezzi alla produzione servono solo a fare confusione: la vera causa dell'inflazione è la creazione di nuova moneta da parte della Fed.
• Il controllo dei tassi di interesse da parte della banca centrale è al servizio dei ricchi, delle banche, del governo e dei politici.
• La moneta cartacea consente di spostare la tassa inflattiva regressiva sui poveri e sulla classe media.
• Le bolle speculative finanziarie sono tipiche della moneta cartacea, non dei un sistema basato sull'oro.
• La moneta cartacea favorisce il caos politico ed economico, con conseguente ricerca di capri espiatori anziché addossarne la responsabilità alla banca centrale.

• Spesso vengono adottate pericolose misure protezionistiche, per compensare le delocalizzazioni causate dalla fiat money.
• La moneta cartacea, l'inflazione e le condizioni che esse creano contribuiscono ad alimentare il problema dell'immigrazione clandestina.
• Il valore dell'oro è straordinariamente stabile.
• Il prezzo dell'oro in dollari rispecchia il deprezzamento del dollaro.
• Detenere oro aiuta a preservare e conservare il proprio capitale, ma tecnicamente l'oro non è un vero investimento.
• Dal 2001 il dollaro è stato svalutato del 60%.
• Nel 1934 Franklin Delano Roosevelt svalutò il dollaro del 41%.
• Nel 1971 Nixon svalutò il dollaro del 7,9%.
• Nel 1973 Nixon svalutò ancora il dollaro del 10%.

Questi ultimi furono eventi monetari estremamente importanti, ed ogni persona bene informata al mondo vi pose grande attenzione. Nel 1979 e nel 1980 si sperimentarono radicali mutamenti per salvare il dollaro dalla disintegrazione. Tra le conseguenze, si ebbero una grave recessione, i tassi di interesse al 21% e un'inflazione generale dei prezzi al 15%. Oggi fronteggiamo un'inflazione del 60%, in ulteriore salita, eppure nessuno sembra preoccuparsene. E' estremamente più importante dei tre eventi appena menzionati, eppure il governo e la Fed ci negano la possibilità di conoscere il dato riguardante il parametro che meglio rispecchia il grado d'inflazione: da marzo, il dato sulla M3 non viene più divulgato. Tanto per cominciare, mi piacerebbe che il Congresso chiedesse la ripresa della comunicazione di questo dato. Sono fermamente convinto che il popolo americano ed il Congresso abbiano diritto a questa informazione. Verrà un giorno in cui protesteremo per le false informazioni, come abbiamo fatto per l'Iraq? Ci lamenteremo per non avere informazioni sufficienti a definire la politica monetaria, se non quando sarà troppo tardi?

Se mai c'è stato un momento giusto per rendersi conto di cosa sia una "moneta onesta" e cosa essa significhi, il momento è questo.

L'inflazione, come mostrato dall'alto prezzo dell'oro, trasferisce la ricchezza dalla classe media ai ricchi, mentre i salari reali scendono laddove i compensi dei CEO [chief executive officer = amministratore delegato di grandi aziende, top manager, NdT], delle star del cinema e degli atleti salgono vertiginosamente, assieme ai profitti del complesso militare-industriale, dell'industria petrolifera e di altre categorie di interessi particolari.

Un prezzo dell'oro in rapida ascesa costituisce un voto di sfiducia nella capacità del Congresso di mantenere il controllo sul bilancio, nella capacità della Fed di controllare l'offerta di moneta e nella capacità del governo di portare stabilità in medio-oriente. In definitiva, il prezzo dell'oro misura la fiducia nella moneta corrente e nei politici che governano il Paese: è sempre stato così, e non cambierà. Se ci stanno a cuore il nostro sistema finanziario, il sistema fiscale e l'indebitamento spropositato che stiamo accumulando, è necessario cominciare a parlare dei benefici e dell'autodisciplina che derivano solo dall'adozione di uno standard basato su una moneta-merce, ossia un tipo di moneta che il governo e la banca centrale non possono creare dal nulla.

La legge economica richiede delle riforme, ad un certo punto: dovremmo aspettare forse che il valore del dollaro scenda ad 1/1000 di oncia o a 1/2000 di oncia? Più aspettiamo, più la gente ne risentirà e più difficili saranno le riforme. Un'inflazione fuori controllo porta inevitabilmente al caos politico, che molti paesi hanno già sperimentato nel corso del ventesimo secolo. Il peggior esempio in questo senso è offerto dall'inflazione in Germania nel 1920, che portò all'ascesa di Hitler. Anche la conquista del potere da parte dei comunisti in Cina è associabile all'inflazione selvaggia causata dai nazionalisti cinesi.

E' tempo di agire, adesso, e sta al popolo americano ed al Congresso pretenderlo.

Ron Paul (15/03/2008)

Traduzione di Freeman

Testo originale

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Autore Albero
titano75
Inviato: 1/4/2008 13:48  Aggiornato: 1/4/2008 13:48
Mi sento vacillare
Iscritto: 22/4/2005
Da: Roma
Inviati: 704
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
mmmm....
mi aspetto un mega-post di zio Linucs ....

-------------------------------------------------------

comunque l'articolo è assolutamente pieno di spunti di riflessione...

a faccià in giù su di uno specchio d'acqua....
ascolto il mondo e vedo il fondo...
feudis
Inviato: 1/4/2008 15:09  Aggiornato: 1/4/2008 15:09
Ho qualche dubbio
Iscritto: 30/1/2008
Da:
Inviati: 98
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
Davvero interessante questo articolo. Se mi permettete, vorrei consigliarvi di leggere (se ce la fate ancora!) anche questo pezzo:
http://it.altermedia.info/economia/tenetevi-forte-il-dollaro-crolla-e-non-si-ferma_2973.html#more-2973

È del 2006 ma assolutamente attuale!

BlSabbatH
Inviato: 1/4/2008 16:33  Aggiornato: 1/4/2008 16:33
Mi sento vacillare
Iscritto: 10/9/2005
Da: Bergamo
Inviati: 837
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
per un non-addetto, articolo chiaro ed esauriente con critiche parecchio fondate.

parer mio: non penso che il passaggio al gold standard potrà risolvere ampiamente i problemi, soprattutto perchè avverso dalla sempre-presente elite (di ieri, di oggi e di domani) fisiologicamente incline all'imperialismo, intenta a spingere la massa al consumo acritico e ossessionata a costruire eserciti sempre più mastodontici..
un pò scarsa la frecciatina sul "welfare", come se generalmente lo stato sia interessato a spendere sempre più per beni e servizi sociali! basta guardare i continui tagli alla spesa sociale.. probabile che la mia concezione di welfare (sanità e istruzione pubblica per tutti) sia un pò diversa da quella americana (elemosina alla ragazza-madre del ghetto)..

domande da ignorante in materia (nota bene: assolutamente prive di sarcasmo!): la stampante detenuta dalla banca centrale è il male, darla allo stato (come sostengono i vari signoraggio-fanatics) è altrettanto male..

- ma le miniere di oro a chi appartengono?
- e le miniere appena scoperte?
- che effetto ha la scoperta improvvisa di un giacimento aureo su un'economia agganciata al gold-standard? inflazione?
- non può esserci il rischio di guerre per accaparrarsi l'oro di altri paesi?
- il gold-standard non è un "freno" allo sviluppo?

-- Under capitalism, man exploits man. Under communism, it's just the opposite. -- J.K. Galbraith
Orwell84
Inviato: 1/4/2008 17:31  Aggiornato: 1/4/2008 17:31
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 7/3/2006
Da: Ground Zero
Inviati: 1114
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
Citazione:
- che effetto ha la scoperta improvvisa di un giacimento aureo su un'economia agganciata al gold-standard? inflazione?


*Lo Stato Falsario, Murray N. Rothbard - Pagina 8 - 8. La "giusta" quantità di moneta.

Citazione:
- non può esserci il rischio di guerre per accaparrarsi l'oro di altri paesi?


Guerre pagate con cosa, visto che la stampante l'hai tolta dalle mani della FED?

Citazione:
- il gold-standard non è un "freno" allo sviluppo?


No, è un freno alla guerra in Afghanistan, al Progetto Genoma Umano, agli aiuti umanitari a pioggia, ai sussidi alla cazzo... insomma a ogni attività economica che non garantisca un ritorno adeguato in confronto all'investimento iniziale.
É un freno al "consumismo sfrenato", non allo sviluppo.
Anzi, il fatto che non ci saranno più milioni di dollari destinati monpolisticamente per clonare Dolly (tra l'altro fatto avenuto nel lontano 1997, 11 anni fa) o a Illmensee e ai suoi topi, ma al contrario il progresso sarà nelle mani di persone in competizione tra loro, non può che essere una sicura garanzia per lo sviluppo e per il progresso. Basti confrontare i passi avanti fatti dall'industria dei computer rispetto a quelli della battaglia contro il cancro negli ultimi 35 anni.

Mande
Inviato: 1/4/2008 19:06  Aggiornato: 1/4/2008 19:16
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 13/1/2008
Da: Cologna veneta
Inviati: 1301
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
BlSabbatH
Citazione:

per un non-addetto, articolo chiaro ed esauriente con critiche parecchio fondate.

Non conosco l'intera linea politica di Ron Paul ma di sicuro la linea economica la sottoscrivo pienamente. Vediamo di chiarire le questioni che poni:
Citazione:

domande da ignorante in materia (nota bene: assolutamente prive di sarcasmo!): la stampante detenuta dalla banca centrale è il male, darla allo stato (come sostengono i vari signoraggio-fanatics) è altrettanto male..

Questo è sacrosanto. Ovviamente in teoria uno stato potrebbe usare la "truffa cartacea" per redistribuire ricchezza dai ricchi verso i poveri. Ma pensare che nella realtà l'uso sarebbe questo è ridicolo. Per attuare le proprie politiche di redistribuzione sociale lo stato possiede già la tassazione come strumento. Diversa è l'accusa fatta dai "signoraggisti" che dice che sia il sistema bancario a "tassare occultamente" tutti coloro che usano la moneta (anche gli stati) per ottenerne un profitto privato.
Citazione:

- ma le miniere di oro a chi appartengono?
- e le miniere appena scoperte?
- che effetto ha la scoperta improvvisa di un giacimento aureo su un'economia agganciata al gold-standard? inflazione?

Per quanto riguarda il nuovo oro in teoria potrebbe causare inflazione. In pratica in misura molto ridotta. Se oggi una banca può creare nuovo denaro ad un costo praticamente vicino allo zero per estrarre l'oro ci sono dei costi non indifferenti. La differenza tra il valore dell'oro ed il costo di estrazione diventerebbe il nuovo signoraggio. Devi però considerare che in molte nazioni, ad esempio anche in Italia, lo sfruttamento del sottosuolo è concesso solo con licenza dallo stato. Lo stato potrebbe dunque decidere di non concedere miniere d'oro a privati ed estrarlo lui. Senza dubbio comunque l'oro è meglio che rimanga sottoterra. Oltre al fatto che risolveresti il problema dell'inflazione alla radice estrarre oro ha un impatto ambientale non indifferente. Ritorna con la memoria al bel danubio blu percorso da un'ondata di morte rossa (cianuro) di qualche anno fa.
Citazione:

- non può esserci il rischio di guerre per accaparrarsi l'oro di altri paesi?

Non è più alto del rischio di guerre per accaparrarsi il petrolio. Esiste già ed è insito nella avidità della natura umana.
Citazione:

- il gold-standard non è un "freno" allo sviluppo?

Il gold-standard inteso come monete metalliche può essere effettivamente un freno agli scambi qualora non fosse correttamente "frazionato". Tanto per intenderci se le monete più piccole fossero da 100g e valessero 100€ (ipotesi buttata lì) sarebbero impossibili scambi per valori inferiori ai 100€. Tutto risiede nel corretto "frazionamento".

Pausania
Inviato: 1/4/2008 20:14  Aggiornato: 1/4/2008 20:14
Sono certo di non sapere
Iscritto: 6/4/2006
Da:
Inviati: 3872
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
Citazione:
un pò scarsa la frecciatina sul "welfare", come se generalmente lo stato sia interessato a spendere sempre più per beni e servizi sociali! basta guardare i continui tagli alla spesa sociale..

Intanto bisogna sempre ricordare che in America il problema, soprattutto per Ron Paul, é lo Stato federale, non l'istituzione statuale di per sè.

In secondo luogo, bisogna tenere conto che - anche se ci sono i tagli - il prelievo non diminuisce.

Detto altrimenti: in Italia si taglia continuamente le spese della sanità (anche se non è del tutto vero, visto quello che succede con le cliniche convenzionate, dove le prestazione costano al contribuente dieci volte di più che in quelle pubbliche) ma tuttavia non si diminuisce il prelievo fiscale che quelle spese dovrebbe coprire.

Al che la domanda nasce spontanea: se io pago di più, ma ricevo di meno, dove va la differenza?

Mande
Inviato: 1/4/2008 20:46  Aggiornato: 1/4/2008 20:46
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 13/1/2008
Da: Cologna veneta
Inviati: 1301
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
Citazione:

Detto altrimenti: in Italia si taglia continuamente le spese della sanità (anche se non è del tutto vero, visto quello che succede con le cliniche convenzionate, dove le prestazione costano al contribuente dieci volte di più che in quelle pubbliche) ma tuttavia non si diminuisce il prelievo fiscale che quelle spese dovrebbe coprire.

Nel caso specifico della sanità, ad onore del vero, oltre a menzionare le cliniche convenzionate bisogna anche parlare dell'aumento per pura speculazione dei farmaci "coperti" dal servizio sanitario nazionale.

In ogni caso la tendenza della riduzione delle prestazioni ricevute in cambio delle tasse è netta in ogni paese del mondo non solo in un'Italia di corrotti e privilegiati.

Mi associo dunque alla domanda di Pausania. Dove finiscono quote sempre crescenti della tassazione che dovrebbero essere usate a fini sociali?

ilberneri
Inviato: 2/4/2008 14:30  Aggiornato: 2/4/2008 14:30
Ho qualche dubbio
Iscritto: 16/3/2006
Da: Coimbra
Inviati: 238
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
Citazione:
Guerre pagate con cosa, visto che la stampante l'hai tolta dalle mani della FED?


guerre pagate con le razzie e il saccheggio forse?
le guerre ci sono sempre state,
anche prima della fiat money

"l'utopia esiste, è radicata nello spirito degli uomini.Credo che sempre di più il capitalismo le sue logiche appaiano inutili.Il mio cervello,il mio sapere,i miei desideri non hanno più bisogno di un padrone:io, individuo lavoro nella mia autonomia
Freeman
Inviato: 2/4/2008 16:59  Aggiornato: 2/4/2008 16:59
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 31/7/2006
Da: NiggahCity
Inviati: 2092
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro

"Non siamo noi a trovare la Verità. È la Verità a trovare noi. Dobbiamo solo prepararci. Si può invitare un ospite che non si conosce? No. Ma si può mettere la casa in ordine, così che, quando l'ospite arriva, si è pronti a riceverlo e a conoscerlo".
Orwell84
Inviato: 2/4/2008 17:03  Aggiornato: 2/4/2008 17:03
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 7/3/2006
Da: Ground Zero
Inviati: 1114
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
Citazione:
le guerre ci sono sempre state,
anche prima della fiat money


Anche volendo tornare indietro nel tempo, chessò ad esempio nell'Impero Romano, il meccanismo è sempre stato lo stesso.
Più tasse per pagare gli eserciti (e poi per pagare lo stesso apparato burocratico che regolava l'Impero) e in seguito l'immissione sul mercato di una moneta svilita del suo valore per l'aggiunta di metalli "meno nobili".

Poi se tu hai qualche altro esempio ne discuto volentieri, a me tutti quelli che sono venuti in mente sono più o meno dello stesso genere.

Freeman
Inviato: 2/4/2008 17:08  Aggiornato: 2/4/2008 17:11
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 31/7/2006
Da: NiggahCity
Inviati: 2092
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
Citazione:
Anche volendo tornare indietro nel tempo, chessò ad esempio nell'Impero Romano, il meccanismo è sempre stato lo stesso.
Più tasse per pagare gli eserciti (e poi per pagare lo stesso apparato burocratico che regolava l'Impero) e in seguito l'immissione sul mercato di una moneta svilita del suo valore per l'aggiunta di metalli "meno nobili".

Verissimo. Basta un'indagine sull'etimologia del termine "soldato" per rendersene conto. Ma certo non su Wikipedia (che non vi dirà mai le vere ragioni per cui l'imperatore dovette far coniare una moneta apposita, il Solido appunto, per pagare i combattenti, che non accettavano più l'Aureo...).

"Non siamo noi a trovare la Verità. È la Verità a trovare noi. Dobbiamo solo prepararci. Si può invitare un ospite che non si conosce? No. Ma si può mettere la casa in ordine, così che, quando l'ospite arriva, si è pronti a riceverlo e a conoscerlo".
Mande
Inviato: 2/4/2008 19:55  Aggiornato: 2/4/2008 19:55
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 13/1/2008
Da: Cologna veneta
Inviati: 1301
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
Citazione:

Qualcuno riesce ad interpretare questa notizia?...

U.S. Mint Sets Price for New, One Ounce American Eagle Gold Coins at $1,119.95 Each

Right now, the spot market price for gold is $890.50 per ounce. The new American Eagle price of $1,119.95 includes a premium of $229.45, per one ounce coin—over the spot price of the metal. Obviously, coins have minting costs associated with them, but $229.45 per coin!?

Solo voglia di lucrare sulla corsa all'oro causata dal crollo del dollaro, o c'è dell'altro?

Oramai la consapevolezza che il sistema economico come lo conosciamo oggi è destinato a crollare si fa strada in molti paesi.
Gli Stati Uniti sono stati i primi ad accorgersi dei problemi del dollaro. Per molti anni hanno usato questo sistema corrotto letteralmente per esportare inflazione. Ora che però i nodi cominciano a venire al pettine da parte di parecchi gruppi di cittadini si assiste alla rincorsa al noi non c'entriamo, noi non sapevamo, noi non volevamo...
La risposta migliore che intercetta questa volontà popolare di ripudiare il dollaro è ovviamente il Gold Standard.
Sono nate da alcuni anni a questa parte monete d'oro, non a corso legale, per intercettare questo malessere diffuso nella società americana. Finora infatti hanno consumato a debito fornendo "carta straccia" in cambio di beni reali ma adesso che l'oste presenta il conto si preferisce dire: "Non ho ordinato io, paghi lo stato le sue ordinazioni".
In mezzo a questo si inseriscono ovviamente i soliti approfittatori che cercano di rifilare la fregatura.

manneron
Inviato: 3/4/2008 5:01  Aggiornato: 3/4/2008 5:04
Mi sento vacillare
Iscritto: 20/2/2006
Da:
Inviati: 951
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
mesi fa ho letto un calcolo su usemlab che mi sembra attribuisse circa 25-30g a testa di oro se questo venisse spartito per ogni persona al mondo. ora mi sembra che a questi livelli anche se scopri nuovo oro l'inflazione sarebbe ridicola e comunque non paragonabile a quello della cartamoneta. Se da 8000 anni a questa parte siamo riusciti ad estrarre solo 30g a testa ora che deprezziamo l'oro di 100 volte come hanno fatto col dollaro nell'ultimo secolo, ci vorranno millenni. il problema non è l'oro ma il moltiplicatore da applicare per ottenere un quantitativo di moneta giusto. Neppure questo sarebbe un problema in linea di principio.
Anche se facessero l'equazione 1 oncia=1 dollaro i prezzi si aggiusterebbero automaticamente e una casa costerebbe 1 dollaro, un pezzo di pane mille volte meno o giù di lì. Ma bisognerebbe trovare un valore che permetta di mantenere il circolante attuale a meno che non si voglia mettere tutta la moneta circolante fuori corso. Sarebbe un problema tecnico da non poco e scoprirebbe drammaticamente i reali valori delle varie monete e da quel che si dice dovrebbe stare intorno a parecchie migliaia di dollari per oncia. di preciso non vi è nulla. Toccherebbe lasciarlo fluttuare libero per un annetto e vedere dove si stabilizza e poi, tasto molto dolente, nazionalizzarlo oppure consentire conti correnti direttamente in oro e questa sarebbe secondo me la scelta migliore. Nuova moneta=PaperGold: 1 unità di moneta=1g frazionabile in mille parti e soprattutto "PAGABILE A VISTA AL PORTATORE", cioè vado in banca e mi danno il corrispettivo in oro ammesso che raggiunga almeno 5-6grammi di deposito.
TUTTI I DIRITTI SULL'IDEA SI CONSIDERANO RISERVATI!

manneron
Inviato: 3/4/2008 5:16  Aggiornato: 3/4/2008 5:16
Mi sento vacillare
Iscritto: 20/2/2006
Da:
Inviati: 951
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
"Qualcuno riesce ad interpretare questa notizia?...

U.S. Mint Sets Price for New, One Ounce American Eagle Gold Coins at 1,119.95 Each

Right now, the spot market price for gold is $890.50 per ounce. The new American Eagle price of $1,119.95 includes a premium of $229.45, per one ounce coin—over the spot price of the metal. Obviously, coins have minting costs associated with them, but $229.45 per coin!?

Solo voglia di lucrare sulla corsa all'oro causata dal crollo del dollaro, o c'è dell'altro?"

1) Ovviamente si portano avanti perchè sanno dove va a finire
2) Considerano come se vendessero un prodotto industriale e quindi calcolano il costo del materiale oro e aggiungono il guadagno, non stanno vendendo oro puro e semplice. anche se compri il vecchio eagles nelle versioni liberty o san gaudenzio paghi di più, ma lì ti fanno pagare la rarità.

Freeman
Inviato: 3/4/2008 8:51  Aggiornato: 3/4/2008 8:52
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 31/7/2006
Da: NiggahCity
Inviati: 2092
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
Citazione:
1) Ovviamente si portano avanti perchè sanno dove va a finire

Questo si era capito. Quel che appare strano è:

Citazione:
2) Considerano come se vendessero un prodotto industriale e quindi calcolano il costo del materiale oro e aggiungono il guadagno, non stanno vendendo oro puro e semplice. anche se compri il vecchio eagles nelle versioni liberty o san gaudenzio paghi di più, ma lì ti fanno pagare la rarità.

Eh sì, ma stiamo parlando di un ricarico di oltre il 25%! Prezzo ufficiale alla fonte, perdipiù, non da speculazione.
Se compri una sterlina oro del 2007 FDC, lo spread (prezzo di vendita/valore oro) al massimo è del 10-12%...

"Non siamo noi a trovare la Verità. È la Verità a trovare noi. Dobbiamo solo prepararci. Si può invitare un ospite che non si conosce? No. Ma si può mettere la casa in ordine, così che, quando l'ospite arriva, si è pronti a riceverlo e a conoscerlo".
ilberneri
Inviato: 3/4/2008 9:13  Aggiornato: 3/4/2008 9:17
Ho qualche dubbio
Iscritto: 16/3/2006
Da: Coimbra
Inviati: 238
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
Citazione:
il meccanismo è sempre stato lo stesso.


non concordo,
sono esistite tribù africane che non utilizzavano moneta eppure si combattevano comunque.
anche questa è guerra.

La constatazione che i grandi eserciti sono sempre stati pagati in moneta è giusta ma ciò è dovuto al fatto che la moneta come strumento esisteva ed era (per i governanti) sciocco non usarlo.
E' come dire che i grandi eserciti sono sempre stati provvisti di calzature.......
Non so se il mio esempio calza ma....


http://erewhon.ticonuno.it/arch/rivi/campus/moneta.htm

"l'utopia esiste, è radicata nello spirito degli uomini.Credo che sempre di più il capitalismo le sue logiche appaiano inutili.Il mio cervello,il mio sapere,i miei desideri non hanno più bisogno di un padrone:io, individuo lavoro nella mia autonomia
manneron
Inviato: 5/4/2008 17:56  Aggiornato: 5/4/2008 17:56
Mi sento vacillare
Iscritto: 20/2/2006
Da:
Inviati: 951
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
"Eh sì, ma stiamo parlando di un ricarico di oltre il 25%! Prezzo ufficiale alla fonte, perdipiù, non da speculazione.
Se compri una sterlina oro del 2007 FDC, lo spread (prezzo di vendita/valore oro) al massimo è del 10-12%... "

e dove sta scritto che il rincaro deve essere intorno al 10%? il rincaro è il massimo praticabile tenendo conto della concorrenza. Poi in caso di monete bisogna vedere la tiratura in che numero sono coniate per stabilirne la rararità. In altre parole se io fabbrico una cosa che mi costa 100 e la vendo a 1000 quale è il problema? Se ci sono i fessi che la comprano io faccio un lavoro onestissimo.

Ashoka
Inviato: 5/4/2008 18:26  Aggiornato: 5/4/2008 18:26
Sono certo di non sapere
Iscritto: 11/7/2005
Da:
Inviati: 3660
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
Citazione:
non concordo,
sono esistite tribù africane che non utilizzavano moneta eppure si combattevano comunque.
anche questa è guerra.


La questione non è che gli eserciti sono pagati in moneta ma che sono pagati. Se non hai i mezzi per pagarli/sostenerli/equipaggiarli non puoi condurre una guerra.

I governi han sempre cercato di "arrangiarsi come potevano" per pagare gli eserciti: gli imperatori romani riducevano il quantitativo di metallo prezioso nelle monete che coniavano, i re spagnoli facevano debiti e così via..

Il fatto di poter prendere un pezzo di carta, scriverci sopra 100 euro e poi spenderlo perché per legge lo devi accettare è semplicemente il metodo più semplice e comodo.

Pausania
Inviato: 5/4/2008 19:10  Aggiornato: 5/4/2008 19:10
Sono certo di non sapere
Iscritto: 6/4/2006
Da:
Inviati: 3872
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
ilberneri Citazione:
La constatazione che i grandi eserciti sono sempre stati pagati in moneta è giusta ma ciò è dovuto al fatto che la moneta come strumento esisteva ed era (per i governanti) sciocco non usarlo.
E' come dire che i grandi eserciti sono sempre stati provvisti di calzature...

Non proprio

Le guerre ci sono sempre state, è vero, ma all'inizio erano una cosa molto diversa da quello che pensiamo noi ora come guerra.

Prima della "invenzione" del soldato pagato, di origine romana (di Mario, per la precisione), il combattente non era un povero straccione senza arte né parte.

Far parte dell'esercito era un privilegio riservato alla classe superiore, perché ogni soldato doveva pagarsi il proprio equipaggiamento. Infatti, non essendoci uno Stato centrale a mantenere un esercito fisso, doveva per forza di cose essere il soldato a provvedere al proprio equipaggiamento ed al proprio sostentamento.

Di conseguenza i meglio armati erano i più ricchi. I meglio armati combattevano in prima linea. La prima linea è esposta a molti più rischi. I ricchi rischiavano di più. Chi rischiava di più aveva diritto a spartirsi le spoglie di guerra in proporzione.

Quindi si avevano due condizioni: chi decideva di dichiarare guerra, era anche colui che la combatteva esponendosi in prima persona.

Chi combatteva aveva i diritti politici, cioè faceva politica.

Era insomma un circolo che si autoalimentava. Ora, non è il caso di dilungarsi su tutte le evoluzioni della questione, però ci sono delle questioni che sono interessanti.

Prima cosa: la guerra, per lo più, si svolgeva in una o due battaglie, cioè in uno o due giorni.

Poi: la guerra veniva mossa solo in determinati periodi dell'anno, cioè tempo permettendo e lavoro permettendo. Non si andava in guerra al tempo della semina o del raccolto, per esempio.

I soldati non erano professionisti, quindi ci pensavano due volte prima di morire, e siccome erano anche coloro che decidevano se fare la guerra, ci pensavano due volte a fare la guerra.

Le esigue risorse economiche a disposizione non permettevano guerre né lunghe, né dispendiose.

Insomma, la guerra era pur sempre una cosa orrenda anche allora, ma infinitamente meno spaventosa della sola prima battaglia dell'Isonzo.

Tutto è cambiato quando si sono formati degli Stati strutturati e con il fisco, ma questa è un'altra storia.

Però pensa se i soldati italiani avessero dovuto pagarsi l'invasione dell'Afghanistan di tasca propria... sai le risate

La variabile quindi non è il modo con cui si pagano i soldati (alla fine della Repubblica romana i soldati venivano pagati a fine servizio con un appezzamento di terreno conquistato o rubato al nemico), ma l'esistenza di uno Stato centrale o meno.

Santaruina
Inviato: 5/4/2008 20:32  Aggiornato: 5/4/2008 20:32
Sono certo di non sapere
Iscritto: 13/10/2004
Da: Sud Europa
Inviati: 5123
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
se posso aggiungere un ulteriore appendice all'intervento di pausania, mi piacerebbe ricordare l'usanza degli eserciti della Grecia pre-classica: quando due eserciti (e gli eserciti all'epoca erano sempre e solo composti esclusivamente da nobili) che si fronteggiavano erano di pari entità, per evitare inutili spargimenti di sangue i re che ne erano a comando si accordavano per far combattere a duello i loro due migliori soldati.
L'esercito del soldato ucciso era dichiarato sconfitto.

(un po' come si vede in una delle prime scene di Troy, che pur essendo un film alquanto fantasioso, in questo caso ha ripreso una usanza arcaica documentata.)

Blessed be

-o- Ama e fa' ciò che vuoi -o-
Pausania
Inviato: 5/4/2008 20:58  Aggiornato: 5/4/2008 20:58
Sono certo di non sapere
Iscritto: 6/4/2006
Da:
Inviati: 3872
 Re: Cosa ci dice il prezzo dell'oro
Per non parlare di quando gli eserciti non si scontravano proprio! A volte la guerra era una mera schermaglia psicologica in cui uno dei due eserciti scappava ancora prima di incrociare le armi.

Pare che questo succedesse di frequente agli eserciti che avevano la sventura di vedersi di fronte una fila di scudi con la "lambda" sopra (l'esercito spartano).


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