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peonia 20/5/2013 15:17
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gudarian 20/5/2013 15:14
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vuotorosso 20/5/2013 15:12
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toussaint 20/5/2013 15:11
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toussaint 20/5/2013 14:58
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Aigor 20/5/2013 14:55
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invisibile 20/5/2013 14:54
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complo 20/5/2013 14:52
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peonia 20/5/2013 14:51
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Sertes 20/5/2013 14:47
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incredulo 20/5/2013 14:42
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opinione : Ralenty
Inviato da Redazione il 22/6/2012 0:30:00 (10050 letture)

(26/7/2008) Parte il calcio di punizione. Il portiere vede il pallone che spunta sopra la testa dei suoi difensori, fa due passi verso sinistra, si lancia verso l’alto, e riesce a deviare il tiro sul fondo, prima che la palla si infili sotto l’incrocio dei pali. Il portiere si accartoccia a terra, e si rialza fra gli applausi della folla.

Rivedendo il tutto “al rallentatore”, è accaduto questo:

I raggi di luce riflessi dal pallone in movimento sono stati catturati dagli occhi del portiere, la loro retina li ha trasformati in immagini, e queste sono state spedite al cervello tramite i nervi ottici.

Immediatamente il cervello ha computato altezza, velocità, angolazione, distanza, parabola e forza di rotazione del pallone, e ne ha calcolato la traiettoria che lo portava verso l’incrocio dei pali, alla sua sinistra. Il cervello ha quindi trasmesso centinaia di comandi contemporanei ai diversi muscoli del corpo, che ha iniziato a muoversi in quella direzione.

Mentre il portiere si muoveva verso sinistra, il cervello computava la distanza fra le mani e il sette, e concludeva che prima di lanciarsi era necessario avvicinarsi di più al palo della porta. Mentre partivano gli ordini alle gambe, che compivano il primo passo, gli occhi del portiere seguivano il pallone, e il cervello ri-computava la traiettoria con maggiore precisione. Dopo il primo passo, il cervello stabiliva che la distanza dall’incrocio dei pali era ancora troppo alta per lanciarsi, e partiva l’ordine per le gambe di compiere un secondo passo.

Durante il secondo passo subentrava il fattore emergenza, e il cervello entrava momentaneamente in conflitto: da una parte, la distanza dal sette era ancora eccessiva per arrivarci con le mani, dall’altra la palla era ormai troppo vicina al bersaglio per permettere un terzo passo. In un milionesimo di secondo il cervello decideva che era indispensabile lanciarsi comunque, ...

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opinione : Il fantasma del terrorismo per coprire la realtà
Inviato da Redazione il 18/5/2012 21:50:00 (6433 letture)

di Marco Cedolin

Nessuna persona in buona fede e nella pienezza delle sue facoltà mentali potrebbe seriamente prendere in considerazione l'ipotesi dell'avvento di una stagione di terrorismo nell'Italia del 2012, così come stanno vaticinando alcuni ministri del governo Monti, coadiuvati nella mistificazione da larga parte del bestiario politico e di quello mediatico, deputato all'orientamento del pensiero.

Tutti i parametri della società sono cambiati così radicalmente nel corso degli ultimi 40 anni, da far si che oggettivamente diventi assolutamente improponibile qualsiasi parallelismo con la stagione del terrorismo che sconvolse il paese a cavallo degli anni 70.

Quaranta anni fa, sull'onda della rivoluzione cubana e della contrapposizione ideologica fra comunismo e capitalismo, l'immaginario collettivo era fondalmentalmente ancora così ingenuo da prendere in considerazione la possibilità di sovvertire l'ordine costituito attraverso la pratica della lotta armata.

La "lotta di classe" era un qualcosa di tangibile, in una società molto semplice e schematica, ...

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opinione : L'isola: un quesito sulla natura dell'uomo
Inviato da Redazione il 8/5/2012 5:08:51 (6770 letture)

di Carlo Brevi

Oggi vorrei proporre un quesito ai lettori del blog.

Immaginiamo uno scenario altamente improbabile, se non quasi impossibile, che servirà unicamente quale pretesto per poter esprimere la propria idea sulla natura degli uomini e il loro rapporto con la comunità.

Lo scenario è questo: in seguito ad uno sconvolgente movimento tellurico, nel cuore dell’oceano Atlantico emerge un lembo di terra, un’isola grande pressapoco quanto due volte la Sicilia.

La morfologia dell’isola è caratterizzata da ampie pianure e morbide colline, è attraversata da fiumi ed è ricca di acque dolci. Dopo la sua incredibile comparsa, diversi stati ne rivendicano la proprietà, ognuno esponendo le sue motivazioni: Stati Uniti, Argentina, Brasile, Messico, Cuba, Portogallo, Spagna, Marocco, e perfino la Russia.

La situazione è singolare, ed ovviamente un accordo non si trova: si discute anche di una eventuale spartizione, ma anche qui le difficoltà da superare sono troppo grandi per giungere ad un compromesso che accontenti tutte le parti.

Nel frattempo gli anni passano, le colline si popolano di alberi, sull’isola si stabiliscono delle colonie di uccelli, mentre alcune spedizioni scientifiche autorizzate dalle Nazioni Unite giunte sul posto scoprono che la terra del luogo è molto fertile, e dopo accurate ricerche si giunge alla conclusione che opportunamente coltivata, e con l’importazione di animali da allevamento, l’isola potrebbe ospitare e sostenere fino a dieci milioni persone.

Infine, le grandi potenze decidono di ritirare ogni pretesa sull’isola: ...

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opinione : E se un giorno per caso ....
Inviato da Redazione il 3/4/2012 4:20:00 (8792 letture)

L'altra sera con alcuni amici abbiamo provato a fare un gioco curioso: "Supponiamo che dall'oggi al domani scomparissero tutti i soldi che ci sono sulla terra" ha detto qualcuno. "Ci svegliamo un mattino e i soldi semplicemente non esistono più. Non esistono più i conti in banca, non esistono più i bigliettoni che avevi nel portafoglio o sotto il materasso, non esiste più un solo dollaro, un solo euro o una sola rupia nemmeno nei più remoti angoli del mondo. A quel punto che cosa succederebbe, nella società di oggi?"

Per quanto si tratti di una ipotesi assolutamente irrealistica, prima di provare a rispondere ci siamo imposti una regola precisa: non saltiamo direttamente a conclusioni generiche come "si torna al baratto", oppure "esplode la violenza incontrollabile nella società". Cerchiamo di immaginare tutti i passaggi successivi, uno dopo l'altro, in modo realistico, partendo dal momento stesso in cui tutti vengono a sapere che i soldi non esistono più.

Diciamo che al mattino di un certo lunedì tutte le televisioni, tutte le radio, tutti i giornali e tutte le testate di Internet diano contemporaneamente la notizia che "da questo momento i soldi sulla terra non esistono più."

Della nostra chiacchierata sono usciti queste previsioni: per prima cosa, la gente si spingerebbe verso le banche, ...

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opinione : Costa Concordia - la pista russa
Inviato da Redazione il 16/3/2012 5:39:07 (9262 letture)

Ieri a Radioies mi hanno chiesto cosa ne pensassi della "pista russa" nel caso Concordia, descritta da questo articolo di Rita Pennarola. Ho pensato di sottoporre l'articolo agli utenti di luogocomune prima di rispondere. M.M.


COSTA CONCORDIA - LA PISTA RUSSA

di Rita Pennarola

C'e' qualcosa che non torna nelle ricostruzioni sul naufragio. Quello che il comandante Schettino fin da subito non riesce a spiegare e' il motivo, forse inconfessabile, che lo porto' quella notte a dirigere la “sua” nave a tutta velocita' contro scogli che lui stesso conosceva a memoria. Chi o che cosa lo spinsero a salire in plancia per la manovra “kamikaze”? Smentita clamorosamente la versione dell'“inchino”, vengono a galla fatti e personaggi che conducono tutti in Russia.

Assurdo. Impensabile. Nemmeno immaginabile. Sono solo alcuni dei termini usati nei forum del personale marittimo italiano, che comprende molti alti ufficiali, per definire quanto e' avvenuto in quell'attimo preciso del 13 gennaio scorso, ore 21.40, a bordo del Costa Concordia, la piu' grande nave da crociera italiana, simbolo di un orgoglio nautico affondato quella tragica notte dinanzi all'isola del Giglio, trascinando con se' negli abissi, oltre alle vittime, le sorti dell'unico comparto nazionale con fatturati e occupazione in rapida ascesa: il settore crocieristico.

Lo sconcerto coglie in particolare i tanti membri del Forum che per anni avevano viaggiato su navi comandate da Francesco Schettino, considerato dalla stampa mondiale l'artefice del disastro, perche', dicono, conosceva il Concordia come le sue tasche e ancor di piu' il mar Tirreno, casa sua da oltre trent'anni di navigazione.

Il punto, allora, ben oltre le ricostruzioni gossippare che hanno colorito le cronache della tragedia, e anche al di la' delle responsabilita' successive all'urto, e' precisamente questo: cosa puo' aver indotto il comandante di lungo corso Schettino a salire in plancia, ...

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opinione : Che mondo è?
Inviato da Redazione il 1/3/2012 5:20:00 (7332 letture)

di Marco Cedolin

Che mondo è quello in cui un ragazzo di 37 anni deve salire su un traliccio dell'alta tensione e sfracellarsi al suolo, per difendere il futuro della terra in cui vive, dalla mafia del cemento e del tondino che vuole farne scempio, per ingrassare bulimici patrimoni bancari?.....

Che mondo è quello in cui i lavoratori si ammazzano, perchè gia assassinati un momento prima dal mercato del lavoro, che mercifica la vita umana e fa scempio della dignità?.......

Che mondo è quello dove ti stanno togliendo tutto e se ti azzardi a protestare arrivano squadre di picchiatori legalizzati a bastonarti e gasarti perfino dentro le carrozze dei treni? ...

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opinione : E’ finito il tempo delle scuse
Inviato da Redazione il 24/2/2012 8:00:00 (8237 letture)



Nella recente discussione sui militari in Afghanistan (che io ho definito “assassini prezzolati”), diversi utenti hanno espresso opinioni contrarie alla mia: “La colpa non è loro perchè sono avidi o killer (tranne qualche testa bollente) ma perchè "qualcuno" ce li ha portati lì a fare quello che gli dicono di fare”. “La colpa non è tanto dei militari quanto più di chi ce li manda, e dire che tutti ammazzano donne e bambini innocenti è sbagliato.” “I militari sono solo pedine di questi grandi giochi: prendersela con loro è proprio un atteggiamento miope.”

Fino a ieri anch’io la pensavo così, e non ne ho mai fatto mistero. Anzi, lo sostenevo a gran voce, proprio per portare l’attenzione sul meccanismo perverso che mette poveri contro poveri in tutto il mondo per trarne un vantaggio personale: ad alcuni di loro si mette in mano un fucile, li si convince che gli altri sono degli esseri disdicevoli che vanno eliminati al più presto, e li si manda a casa loro ad ammazzarli. Quando tutto è finito, il soldato che è sopravvissuto riceve una medaglia, quello morto una bandiera sulla bara, e chi ce li ha mandati tiene per sè tutto quello che hanno conquistato. (Nel frattempo c’è anche chi conta io soldi incassati per aver venduto armi ad ambedue le nazioni, ma questo ora non ci interessa).

E’ sempre stato così, dall’alba dell’umanità. Guerre di conquista o di religione che fossero, ...

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opinione : L’ipocrisia dentro la bugia dentro la messinscena
Inviato da Redazione il 21/2/2012 8:10:00 (8009 letture)

AVVISO PER TUTTI GLI UTENTI - QUI

********************************************

Ci dice l’ANSA che "Monti ha appreso con dolore il grave incidente in Afghanistan nel quale hanno perso la vita tre militari italiani.”

Questa è l’ipocrisia.

Ve lo vedete Monti che davvero soffre, anche per un solo millesimo di secondo, per i tre militari italiani morti annegati, quando lui stesso si sta adoperando come un matto per consegnare il nostro paese nelle mani dei banchieri e dei guerrafondai che si arricchiscono proprio scatenando guerre di genocidio in tutto il mondo?

”l Ministro Terzi ha rinnovato i sentimenti di gratitudine nei confronti delle nostre Forze Armate, sottolineando la "profonda ammirazione per i nostri militari che, prestando servizio con onore e dedizione nei teatri di crisi, forniscono il loro prezioso contributo alla pace ed alla sicurezza internazionale".

Questa è la bugia.

Non ci può essere nessuna ammirazione per dei mercenari che vanno ad uccidere impunemente vecchi, donne e bambini in giro per il mondo, e soprattutto non c’è mai stato nessun “teatro di crisi”. Gli afghani stavano benissimo, prima che arrivassimo noi a rubargli quel poco che ancora gli rimane. Il “teatro della crisi” glielo abbiamo portato noi, già confezionato e pronto per l’uso, dal palcoscenico alle scenografie, dalle comparse al cast degli attori, dalle luci di scena al capocomico, dalle locandine alla biglietteria, dalle poltrone di platea alla sceneggiatura completa ed approvata.

Il palcoscenico è lo schermo perennemente illuminato del nostro televisore, che ormai abbiamo imparato a scambiare per la realtà che ci circonda. Le scenografie sono le grotte vuote dell’Afghanistan, …

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opinione : La Concordia della discordia
Inviato da Redazione il 27/1/2012 3:20:00 (15484 letture)

Paolo Franceschetti ha pubblicato sul suo blog questo articolo, che riportiamo integralmente, seguito dalla risposta di Massimo Mazzucco.

Alcune riflessioni sul Concordia, sul complottismo, e sull’articolo di Mazzucco.

Ovvero: ho saputo da fonti certe che Massimo Mazzucco in una vita precedente era sposato con Paolo Attivissimo.

Di Paolo Franceschetti


1. Premessa generale. Il problema del Concordia e del complottismo. 2. I sei piani di realtà secondo lo studioso americano Jean Bale Colsale, e la collocazione di Mazzucco, me, Solange, Malanga, Barnard, Gramiccioli, Attivissimo e altri ancora. 3. Il simbolismo della vicenda Concordia. 4. PS. Alcune precisazioni a fine articolo.

1. Premessa generale. Il problema del Concordia e del complottismo.

In questi giorni sono sommerso di mail sul Concordia, sia sulla posta che su facebook, sms e telefonate. Poi qualcuno mi chiede di rispondere a Mazzucco e all’articolo che ha scritto qualche giorno fa.

In realtà mi scoccia parlare del Concordia, perché non mi interessa molto, ritenendo che ci siano cose molto più importanti da trattare, dai forconi siciliani, alla crisi economica attuale, ai nuovi provvedimenti varati dal governo, a partire dalle carceri private, per passare alla chiusura dell’arma dei carabinieri e mille altre cose; e ci sono eventi, dalla guerra contro l’Iran alla catastrofe economica, che faranno molti più morti di quelli che abbiamo avuto sulla nave Costa.

Anche rispondere pubblicamente a Mazzucco in realtà non è importante, perché ritengo che i lettori non siano interessati alle differenze di opinione tra me e Massimo, e che un dialogo pubblico tra me e lui potrebbe solo annoiare.

Alla fine mi sono deciso a scrivere questo pezzo perché mi offre lo spunto per fare una serie di riflessioni sul mondo complottista in genere …

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opinione : L'affondamento della Concordia
Inviato da Redazione il 14/1/2012 21:30:00 (50478 letture)

L’affondamento della motonave Concordia era programmato. Non c’è stato nessun “incidente”, non c’è stata nessuna “disgrazia”, non c’è stata nessuna “casualità” che abbiano portato quella nave ad incagliarsi sugli scogli dell’Isola del Giglio.

Inizialmente non volevo crederci, ma le mille prove inconfutabili emerse in rete nelle ultime ore mi hanno fatto cambiare idea: l’affondamento della nave da crociera è stato un chiaro segnale da parte dei poteri occulti per indicare la fine della “concordia” europea nata - non a caso – sulle stesse acque, durante la crociera del panfilo Britannia.

La nave Concordia rappresentava esplicitamente l’unità europea, visto che i suoi 13 ponti prendevano il nome dalle 13 nazioni europee: Olanda, Svezia, Belgio, Grecia, Italia, Gran Bretagna, Irlanda, Portogallo, Francia, Germania, Spagna, Austria, e Polonia. Il simbolismo di questa scelta è evidente: i passeggeri di ciascun ponte pisciano su quelli di sotto, a cascata, e gli ultimi pisciano in mare. L’Europa deve essere unita sì, ma in senso verticale, non orizzontale. In questo modo i problemi di ciascuno diventano i problemi di tutti, e non si getta mai via niente. Inoltre, basta provocare una falla alla base della costruzione, e tutto viene giù in pochi minuti, senza che resti un solo superstite.

Lo scettico dirà che non c’era nessun bisogno di “annunciare” la fine dell’Europa, con l’affondamento della Concordia, visto che questa fine è già iniziata da molti mesi, ed è ormai sotto gli occhi di tutti.

Fessacchiotto. L’affondamento del Costa Concordia è solo la conferma definitiva di questa distruzione, ma il preavviso silenzioso era già stato lanciato nel Febbraio del 2010, quando un altro “Concordia”, molto meno noto, era stato affondato vicino alle coste brasiliane (a cercare in rete si trova veramente di tutto). E quel Concordia – guarda caso – era stato ospite del “Britannia Heritage” di Westcoast,...

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