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elezioni Usa : Il grande tabù è infranto
Inviato da Redazione il 20/3/2008 8:40:00 (8504 letture)

(Due spezzoni del discorso di Obama, sottotitolati in italiano)




In 24 ore Barak Obama è riuscito a capovolgere una situazione per lui disastrosa, trasformandola nella carta che potrebbe anche permettergli di conquistare la presidenza degli Stati Uniti. Sono due giorni che in America non si parla d’altro.

Tre giorni fa è improvvisamente comparso su tutte le televisioni d’America lo spezzone di una predica in cui il pastore della parrocchia di Obama (nero, cristiano protestante) si lanciava in un violento discorso contro “i ricchi bianchi che controllano l’America“, nel quale non era difficile distinguere toni di “razzismo capovolto”: quello che deriva dell’odio innegabile che buona parte dei neri americani prova per i bianchi loro connazionali.

Per un candidato che sostiene di voler unire neri e bianchi, asiatici e ispanici sotto la stessa bandiera, non era certo un buon biglietto da visita.

Colto alla sprovvista, Obama non ha saputo replicare immediatamente all’attacco ...

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elezioni Usa : Il terzo incomodo
Inviato da Redazione il 25/2/2008 6:10:00 (4775 letture)

A furia di aspettare che Ron Paul si presentasse come indipendente, il fatidico “terzo posto” alle prossime presidenziali è stato occupato da Ralph Nader, che ha annunciato ieri la sua terza candidatura consecutiva.

Mentre nel 2004 nessuno si accorse della sua presenza, nelle elezioni del 2000 Ralph Nader fu accusato dai democratici di aver tolto ad Al Gore un numero sufficiente di voti da “regalare” a George W. Bush la vittoria finale (poi sancita dalla Corte Suprema con una sentenza molto dubbia).

In realtà era stato Al Gore a gettare al vento fin dall’inizio una presidenza che già aveva in tasca, ma naturalmente i democratici trovarono comodo fare di Nader un capro espiatorio, per cercare di digerire in qualche modo la bruciante sconfitta.

Per i democratici, Ralph Nader è un personaggio particolarmente scomodo, poiché mette in luce “da sinistra“ tutto quello che il partito democratico non è, e che avrebbe dovuto essere: un vero partito in difesa delle minoranze, degli sfruttati e dei meno abbienti, che riuscisse in qualche modo a contrastare lo strapotere corporativo che oggi invece domina la politica americana, e dal quale lo stesso partito democratico si è lasciato fagocitare.

“Ho deciso di candidarmi – ha detto Nader – per dare una voce a tutti quelli che protestano contro situazioni che vanno dall’Iraq alla Palestina, dalla Enron a Wall Street, da Katrina ai maneggi dell’amministrazione Bush, dalla complicità dei democratici per non avergli impedito la guerra, a quella per non avergli impedito i tagli alle tasse [a favore delle corporations].”

Talmente scomodo è Ralph Nader, che il “democraticissimo“ Al Gore gli impedì di assistere alla convention del suo partito, ...

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elezioni Usa : La presidente che non fu
Inviato da Redazione il 21/2/2008 10:30:00 (4734 letture)

Come avevamo scritto già un mese fa, Hillary Clinton rischia di essere l’unico presidente americano che passerà alla storia per non esserlo mai diventato, e ormai solo un miracolo potrà evitare che questo avvenga.

Sono ormai otto anni che si parla dell’ ”America di Hillary”, sono otto anni che si attende la famosa ventata di nuovo, e ora che finalmente la ex-First Lady ha deciso di scendere in campo, si è potuto toccare con mano quel “grande progetto americano” che molti ormai aspettavano come una sorta di New Deal degno di F.D. Roosevelt.

Invece la grande fiammata si è rivelata essere una candela qualunque, che ha iniziato a tremolare al minimo sbuffo d’aria, e che molto probabilmente si spegnerà del tutto la sera del 4 di marzo, con le primarie democratiche di Texas e Ohio.

Dopo aver infatti perso 10 tornate consecutive (contro Barak Obama, l’altro candidato democratico rimasto in lizza), è stato lo stesso Bill Clinton ad ammettere oggi che a meno di una strepitosa vittoria in Texas e Ohio – gli unici stati ancora rimasti che offrono un ragguardevole numero di delegati ai vincitori – il sogno presidenziale della moglie è destinato a rimanere per sempre nel cassetto.

Ma i sondaggi in Texas continuano a crescere in favore di Obama.

Dopo aver lavorato in tutti questi anni per raccogliere attorno a sè i grossi nomi del partito democratico, Hillary Clinton ha sbagliato semplicemente tutto: ha sottovalutato Barak Obama, un candidato inizialmente fragile, ...

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elezioni Usa : Obama batte Clinton 4-0
Inviato da Redazione il 10/2/2008 12:20:00 (3872 letture)

Aggiornamento primarie USA: come avevamo previsto, i democratici stanno iniziando ad accorgersi che contro McCain avrebbe molte più possibilità di vincere Barak Obama che non Hillary Clinton, e nelle primarie di ieri hanno votato compatti per il candidato nero di Chicago.

Dei quattro stati in cui i democratici sono andati alle urne ieri – Louisiana, Nebraska, Washington e Virgin Islands – Hillary Clinton non ne ha vinto nemmeno uno. Non erano stati “pesanti”, è vero, e nonostante la vittora multipla Obama rimane indietro di alcune dozzine di delegati rispetto alla Clinton, ma il valore psicologico del secco 4-0 si è fatto sentire al punto che Hillary Clinton, nel suo discorso di chiusura, ha detto che “la cosa importante è che alla Casa Bianca vada uno di noi due, e non un altro repubblicano”.

Anche McCain ha preso la sua bella bastonata, ieri, vedendosi portare via lo stato del Kansas da un risorto Huckabee, ...

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elezioni Usa : Supertuesday: le primarie americane alla svolta
Inviato da Redazione il 6/2/2008 2:30:00 (7165 letture)

Ha destato un certo scalpore l’“endorsement”, cioè l’appoggio ufficiale alla causa, dato da Maria Shriver Kennedy a Barak Obama, in vista della cruciale tornata delle primarie in California, in corso in queste ore. Non tanto perchè la Shriver sia la nipote di John Kennedy (in fondo anche Ted Kennedy, il fratello del presidente ucciso, ha appena fatto la stessa cosa, unitamente alla sorella Caroline ), ma perchè nel contempo è la moglie di Arnold Schwartznegger, il Governatore della California che ha appena dato il suo endorsement al repubblicano John McCain.

Verrebbe da liquidare il tutto come una buffonata da teatrino di provincia, dove “in fondo è tutto già deciso”, ma le cose possono anche essere più complesse di così.

Che alla presidenza debba arrivare una persona gradita ai poteri forti è indubbio, infatti, ma è altrettanto vero che “graditi” non si nasce, lo si diventa lungo il percorso.

Man mano che si procede verso l’alto, cioè, si viene sottoposti a filtri sempre più rigorosi, che impediscano ad un elemento estraneo di bloccare i meccanismi che agiscono a quel determinato livello, e questo porta a dedurre che chi riesce ad uscire dal forellino più alto di tutti - quello della Casa Bianca – debba avere ormai perso ogni caratteristica individuale, per essere diventato un perfetto e anonimo burattino.

Può anche succedere, però, che il sistema di filtratura si inceppi, ...

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elezioni Usa : Il piccolo sporco segreto di John McCain
Inviato da Redazione il 31/1/2008 10:50:00 (10612 letture)

Il Vietnam rappresenta per gli Stati Uniti una nera voragine dalla quale continuano a uscire spettri di ogni genere e dimensione, che una volta materializzati iniziano ad aggirarsi fra i sopravvissuti di ieri, seminando panico e devastazione almeno quanto lo fecero i bombardamenti americani sui villaggi vietnamiti.

E ogni volta che questo accade, scopriamo immancabilmente l’oscuro rovescio di una delle tante gloriose “medaglie al valor militare”.

La più nota vicenda è forse quella di Colin Powell, il generale a quattro stelle dalla reputazione impeccabile, che è risultato aver costruito la sua carriera sul fatto di essersi prestato a cercare di sopprimere in tutti i modi l’emergente verità sul massacro di My Lai.

Anche John Kerry, l’ex-candidato presidenziale che andava ai comizi dei veterani di guerra con il giubbotto da aviatore - pur essendo diventato, al suo ritorno dal Vietnam, un focoso attivista del movimento pacifista - è stato accusato da molti suoi ex-colleghi di aver gonfiato in maniera particolare le azioni che gli sono valse tre Purple Hearts (la prestigiosa medaglia al valor militare dell’esercito americano).

Ma lo scheletro più ingombrante di tutti, a questo punto, sembra riposare nell’armadio di John McCain, l’attuale favorito alla nomination repubblicana per le presidenziali del prossimo autunno.

Figlio di un importante ammiraglio della Marina, John McCain II, che era a sua volta figlio di un eroe della II Guerra Mondiale, il futuro senatore americano si trovava in Vietnam come pilota della US Air Force, quando gli fu affidata una classica “mission impossible”: bombardare in pieno giorno il centro di Hanoi, sfidando una delle più sofisticate e micidiali batterie antiaeree ...

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elezioni Usa : Hello Rudy, addio Rudy
Inviato da Redazione il 30/1/2008 9:40:00 (3891 letture)



E’ durata 24 ore la candidatura di Rudy Giuliani alla presidenza degli Stati Uniti d’America.

Come avevamo scritto pochi giorni fa, a meno di una sua sonante vittoria su John McCain, nella consultazione tenutasi ieri in Florida, l’ex-sindaco di New York avrebbe potuto tranquillamente fare le valigie e tornare a godersi la dorata pensione dalle parti di casa sua.

E ieri Giuliani non solo non ha vinto su McCain, ma ha anche preso un tale distacco dal secondo arrivato, Mitt Romney, che la sua mancata vittoria si trasforma in una delle più brucianti sconfitte di tutta la sua carriera.

Talmente bruciante che l’astuto Rudy ha cercato di evitare l’umiliante momento della “concession” (il tradizionale discorso in cui si riconosce pubblicamente la vittoria dell’avversario), per passare direttamente all’“endorsement”, cioè il generoso trasferimento dei propri voti futuri ...

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elezioni Usa : Barak Obama: il “nuovo” che avanza
Inviato da Redazione il 27/1/2008 9:50:00 (8181 letture)

Schiacciante vittoria di Barak Obama (55%), che ha superato ogni previsione in South Carolina, riportando più del doppio dei consensi di Hillary Clinton (27%). Il primo degli stati a maggioranza nera ha così seppellito definitivamente le speranze di John Edwards (18%) - nativo del South Carolina e vincitore in questo stato contro John Kerry, nel 2004 - che sperava in un risultato positivo che lo rimettesse in qualche modo in carreggiata.

Mentre il 55% di Obama significa che il senatore dell’Illinois è riuscito ad aggregare attorno a sè anche la base più liberal degli elettori democratici, inizialmente più incline a votare per Edwards. A sua volta Hillary Clinton, che si era forse collocata troppo presto su posizioni centriste (prevedendo uno scontro finale con Giuliani), ora si ritrova ad abitare uno spazio molto più angusto: scopertasi troppo a sinistra, ritrova ora il centro già occupato dall’ombra lunga di John McCain, il moderato repubblicano che ha fatto la stessa identica mossa in senso inverso.

La probabile uscita di scena di Edwards inoltre non farebbe che aggravare la posizione della Clinton, poichè sarebbe Obama a raccogliere buona parte dei voti democratici destinati al collega sconfitto.

E con degli scarti come quello odierno non si può nemmeno pensare di “ritoccare” in qualche modo i risultati delle votazioni, che verrebbero platealmente smentiti dagli exit-polls, unica vera salvaguardia contro le frodi elettorali di una certa dimensione.

D’altronde, se è vero che contro Giuliani la Cinton avrebbe avuto buon gioco, contro McCain le sua chances si riducono di parecchio (troppo vicine le loro posizioni, con l’evidente vantaggio a quel punto per il ”maschio” McCain, più affidabile e navigato), al punto che ai democratici conviene forse iniziare a pensare ...

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elezioni Usa : McCain for President?
Inviato da Redazione il 20/1/2008 12:10:00 (3470 letture)

A questo punto verrebbe voglia di scommettere che il nuovo presidente degli Stati Uniti sarà John McCain.

Ieri infatti il South Carolina ha mandato un segnale tanto chiaro quanto sorprendente, assegnando a McCain una netta vittoria (33% contro 30%) su Huckabee, mentre ha seccamente bocciato le aspirazioni di Mitt Romney, che ha riportato solo il 15% dei voti. Ron Paul si è assestato sul 4%, cifra che riflette abbastanza bene le sue preferenze a livello nazionale.

Ma mentre Romney è mormone (una scheggia impazzita fra i cristiani d’America), Huckabee è un evangelico doc, e questo rende la vittoria del “laico” McCain ancora più significativa, in uno stato a forte prevalenza di elettori evangelici.

La tradizione inoltre gli è favorevole, poiché fino ad oggi tutti i candidati repubblicani che abbiano avuto la nomination del partito avevano sempre vinto prima lo stato del South Carolina. (Fu proprio il South Carolina, nel 2000, a bocciare McCain, ...

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elezioni Usa : Il ritorno dei morti viventi
Inviato da Redazione il 9/1/2008 6:50:00 (5722 letture)

Il New Hampshire ha resuscitato due candidati che molti davano già per finiti: Hillary Clinton, sul fronte democratico, e John McCain su quello repubblicano, mentre ha probabilmentre condannato a morte John Edwards, che rischia già di ritirarsi al prossimo turno.

Dopo essersi lasciata andare a un pianto di sconforto, durante un programma televisivo, Hillary Clinton pare abbia risvegliato il cuore di migliaia di massaie, che si sono riversate compatte alle urne, regalandole il 39 per cento dei voti, contro il 37 di Obama. E anche chi ha voluto vedere soltanto delle lacrime di coccodrillo, in quell'episodio, ha dovuto riconoscere che è stata una performance da Oscar. Non potrà mettersi a piangere prima di ogni nuova consultazione, ma nel frattempo la Clinton ha ripreso tono e ha fatto chiaramente capire che i due candidati democratici sono lei e Obama. Mentre Edwards, che ha riportato solo il 17% dei voti democratici, dovrà cercare seriamente di capire che cosa gli manca per riuscire a conquistare la base democratica degli elettori americani.

Su fonte repubblicano McCain, che ha ricevuto il 37% dei voti, ha tratto il previsto vantaggio dal fatto di trovarsi in uno stato ad altissima percentuale laica: senza il supporto degli evangelici Huckabee è crollato al 22%, mentre ha retto bene Mitt Romney (33%), che come mormone raccatta poco comunque, ma con i suoi discorsi da guerrafondaio e torturatore senza pietà si assicura almeno il voto compatto dell'estrema destra del partito.

Fin qui i dati ufficiali. Ci sono però due piccoli "ma" - uno per ciascun vincitore - che vale la pena di analizzare più nel dettaglio.

Nel confronto televisivo di sabato sera, a ciascuno dei repubblicani è stato chiesto se, in caso di vittoria, ...

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elezioni Usa : Votare... per credere
Inviato da goldstein il 7/11/2006 13:13:18 (11270 letture)

Riportiamo in prima pagina questo articolo in occasione delle elezioni di medio termine in Usa.
Suggeriamo anche di vedere il video della deposizione di Clinton Curtis, il "whistleblower" che ha rivelato:
quanto è difficile truccare le elezioni?
Consigliamo anche: la verità dietro le macchine del voto elettronico


“Le persone che votano non decidono un bel niente, sono quelli che contano i voti a decidere tutto”

Frase attribuita a Josif Stalin

La democrazia è, per definizione, la forma di governo in cui vige la sovranità del popolo...

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elezioni Usa : COME SI FA A VINCERE L'OHIO
Inviato da Redazione il 9/11/2004 4:12:47 (3952 letture)



align="right" style="width: 180px; height: 222px;" alt=""
src="http://www.luogocomune.net/lc/images/library/abbr-o.jpg">COME SI FA A VINCERE L'OHIO





Con i seggi elettorali chiusi ormai da una settimana, comincia a
delinearsi una tesi, condivisa più o meno da tutti, che a fare
la differenza, a favore di Bush, sia stato proprio il fattore
religioso. Pare che Karl Rove, grazie ad un meticoloso piano di
"rastrellamento" messo in atto nei mesi precedenti, sia riuscito a
portare alle urne circa 4 milioni di elettori molto particolari, che
all'elezione precedente non avevano votato: tutti fedelissimi
frequentatori delle varie chiese protestanti, a loro volta fedelissime
di Bush.



Si sapeva inoltre che gli stati che avrebbero deciso l'elezione
sarebbero stati, con tutta probabilità, Florida, Pennsylvania e
Ohio, con quest'ultimo probabile ago della bilancia. Ed è
proprio qui che gli uomini di Rove si sono sbizzarriti in mille trovate elettorali, che alla fine si
sono assommate in quel famoso 51 percento che ha permesso a Bush di
restare in sella. Fra queste, abbiamo recuperato un spot pubblicitario,
grazie a 2Americhe.com, che abbiamo sottotitolato in italiano. E' lo
spot più caro in assoluto dell'intera campagna elettorale di
Bush….

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elezioni Usa : LETTERA AI MIEI CUGINI AMERICANI
Inviato da Redazione il 4/11/2004 4:46:55 (8763 letture)

LETTERA AI MIEI CUGINI AMERICANI

"Chiunque ce l'abbia con Bush, in cuor suo e' un comunista"


di Antonio (Buclopo)

Cari Tommy e Katy, buona parte degli italiani ed io con loro siamo contenti che George Bush sia stato riconfermato presidente. E ancora di piu' perche' la sua vittoria e' stata grande. Bush ha preso il maggior numero di voti di ogni candidato presidente succedutosi fino ad ora nella storia degli Stati Uniti d'America. Neanche Clinton ha avuto una simile vittoria. Gli elettori sono affluiti in quantita' da record ed egli ha conquistato una maggioranza che rimmarra' nei libri di storia. Se a questa andiamo a sommare anche solo la meta' di quanti non sono andati a votare, la sua vittoria e' stata schiacciante. Cio' vuol dire che buona parte degli americani ha approvato la sua politica contro il terrorismo ...

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elezioni Usa : FOUR MORE YEARS
Inviato da Redazione il 3/11/2004 8:07:39 (6743 letture)

[lib align=left]time4-o.jpg[/img](A sinistra, un'immagine che era circolata in rete quattro anni fa).

FOUR MORE YEARS

Altri quattro anni. Lo slogan dei repubblicani è diventato realtà: Bush ha vinto, o meglio, Kerry ha perso. Ha perso lui, perchè questo voto era un referendum su Bush, e Kerry non è stato capace di mostrare agli americani i danni che la presidenza Bush è riuscita a portare al loro paese, e al mondo intero, in questi quattro anni di follia neoconservatrice. Il gioco della destra era chiaro fin dall'inizio: appannare la vista all'americano medio, dopo averlo tramortito di paura con lo shock dell'11 Settembre, impedendogli poi di riprendersi grazie alla continua strategia del terrore - vero, presunto, o annunciato a seconda dei casi - che è riuscita magistralmente a protrarre per oltre tre anni a partire da quel giorno. Ricordate l'antrace? Era solo l'inizio.

Il gioco quindi per Kerry,a sua volta, era segnato: mostrare agli americani quello che non riuscivano a vedere da soli. Peccato che Kerry stesso...

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elezioni Usa : VINCERÀ LUI
Inviato da Redazione il 2/11/2004 8:14:57 (5314 letture)

[lib align=left]lui2o.jpg[/img]VINCERÀ LUI

A dodici ore dall'apertura dei seggi nei 50 stati americani, non c'è nessun modo di stabilire nemmeno quale candidato sia effettivamente in vantaggio sull'altro, figuriamoci riuscire a capire chi alla fine vincerà le elezioni.

L'unica cosa che pare probabile è che saranno due stati, Ohio e Florida - con 20 voti elettorali il primo, 27 il secondo - a dire l'ultima parola sulla nuova presidenza USA. Ma anche lì, i calcoli sono complessi, e le variabili decisamente troppe. Sembra quasi di essere ai mondiali di calcio, dove "se la Polonia batte il Messico con due gol di vantaggio, e se il Perù pareggia a reti inviolate, passa il Camerun, se invece la Polonia pareggia e il Camerun batte il Perù con tre gol di scarto, passa il Messico". Quindi, siccome manca ormai poco, è inutile farsi venire il mal di testa, snocciolando tutte le possibilità del caso, e rischiamo invece con una scommessa secca: vincerà Kerry, per un motivo psicologico, e con un margine superiore ad ogni previsione. Perchè? Per due motivi: primo, la Florida dei neri e dei democratici in generale si vendicherà di tutte le ingiustizie patite nel 2000, rovesciandosi a sorpresa alle urne in numeri assolutamente imprevisti. E secondo, perchè la vera incognita di queste elezioni non sono nè i democratici, nè i repubblicani - quelli, lo diciamo ormai da tempo, hanno già deciso e niente gli farà più cambiare idea - ma sono i nuovi elettori…

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