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palestina : Gaza preludio per un attacco all’Iran
Inviato da Redazione il 14/2/2009 9:30:00 (4289 letture)

Durante un incontro con la comunità ebraica di Sidney, l’ambasciatore israeliano in Australia si è lasciato sfuggire un paio di interessanti dichiarazioni, prima di accorgersi che una telecamera lo stava riprendendo.

Nel corso dell’incontro Yuval Rotem ha spiegato ai convenuti che l’attacco a Gaza ha avuto la funzione di spaccare ulteriormente i palestinesi moderati dagli estremisti, dopodichè ha parlato di “un riallineamento di forze [fra i paesi arabi] che sia in grado di gestire la principale sfida strategica che tutti ci troveremo ad affrontare nei prossimi mesi, ovvero l’Iran”.

A quel punto Rotem si è accorto che la telecamera era in funzione, e ha chiesto di spegnerla.




Una giornalista australiana, presente all’incontro, ha raccontato in seguito che Rotem ha spiegato ai presenti di sentirsi più a suo agio senza telecamere, …

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palestina :  Hanno vinto tutti, chi perde è Israele.
Inviato da Redazione il 11/2/2009 8:10:00 (4128 letture)

Con i due principali partiti, Likud e Kadima, che reclamano la vittoria, il paese si ritrova nettamente diviso in due – falchi e colombe - e decisamente incapace di procedere in un senso come nell’altro.

Se Peres affiderà l’incarico a Livni, i moderati sconteranno l’ingloriosa sconfitta del laburista Barak, e metteranno insieme una maggioranza talmente risicata da non potersi certo permettere di implementare con efficacia il processo di restituzione delle terre – il cosiddetto “land for peace” - che il Kadima ha voluto mettere al centro della sua piattaforma elettorale.

Se invece Peres affiderà l’incarico alla destra, la “sacra alleanza” fra Netaniahu e l’estremista Lieberman non sarà sufficiente a regalare ai sionisti la maggioranza di cui necessitano per procedere con disinvoltura all’epurazione programmata del popolo palestinese.

Un pò come in Italia, ambedue gli schieramenti dovranno fare spazio ai piccoli partiti di impostazione religiosa, che stanno solitamente appostati al centro, ...

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palestina : Verso lo scontro finale?
Inviato da Redazione il 9/2/2009 23:50:00 (6517 letture)

Continuano ad emergere segni di nervosismo da parte di Israele, per la sua chiara perdita di credibilità di fronte al mondo dopo i fatti di Gaza.

La scorsa settimana Jimmy Carter si è fatto intervistare da Larry King, presentando per l'occasione il suo ultimo libro intitolato "Si può avere la pace in Terrasanta. Un piano che può funzionare".

Carter è colui che fece siglare gli accordi di Camp David fra Egitto e Israele, e non è certo un autore che vada in TV solo per vendere qualche migliaio di libri in più.

King infatti "ne ha approfittato" per fargli alcune interessanti domande, e Carter ha esposto la sua posizione con grande chiarezza, condita da momenti di raffinata ironia. Quando ad esempio King gli ha chiesto:

- Se lanciassero dei razzi contro casa sua, lei reagirebbe con la forza?

Carter ha risposto:

- Sì, ma solo dopo aver fatto tutto il possibile per evitare quella situazione.

- E cosa avrebbe potuto fare Israele, in questo caso?

- Avrebbe potuto evitare di chiudere l’unico passaggio da cui transitano tutti i rifornimenti di Gaza, dal cibo all’acqua ai medicinali.

Carter ha parlato chiaramente di una soluzione “a due stati”, e King gli ha chiesto cosa potrebbe succedere se per caso Israele rifiutasse di accettarla.

Fra una decina d’anni – ha spiegato Carter - ci saranno più palestinesi che israeliani in quella terra, …

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palestina : Viaggio di Amnesty a Gaza
Inviato da Redazione il 9/2/2009 4:00:00 (3728 letture)

Da Concetti quotidiani

Seconda puntata del viaggio di Amnesty International a Gaza dopo i bombardamenti, in cui si documenta la distruzione di strutture e infrastrutture civili, tra cui in particolare il quartier generale e le scuole dell'ONU.

Bombardare le sedi umanitarie dell'ONU è un'infamia gratuita, inaudita e vigliacca. Dal punto di vista giuridico è una deliberata e premeditata violazione criminale che da sola giustificherebbe l'istituzione immediata di un tribunale speciale che ne definisca il merito di:

- crimine di guerra, in quanto gli attacchi sono stati diretti contro strutture civili prive di valore strategico e militare, e indiscriminatamente contro la popolazione civile inerme
- crimine contro l'umanità, per le vittime civili causate e per la distruzione di strutture di vitale importanza per la sopravvivenza di un popolo intero
- crimine internazionale, in quanto le sedi ONU e i suoi funzionari hanno prerogative di inviolabilità e immunità secondo quando stabilito dalla Convenzione del 13 febbraio 1946.

Un crimine plurimo e deliberato di questa portata non è soltanto spregevole, ma anche destabilizzante per l'ordine internazionale tutto in quanto sfregia l'autorità, le deliberazioni e il patrimonio di tutti i Paesi membri dell'ONU.



***

QUARTIERI PIENI DI VITA RIDOTTI A PAESAGGIO LUNARE - di Amnesty International

"Giorno dopo giorno, ovunque andiamo siamo colpiti dall'estensione della distruzione. Fotografiamo e filmiamo tutto, ma la scala della devastazione è impossibile da catturare con la macchina fotografica. Quelli che prima erano quartieri popolosi, oggi sono stati rasi al suolo e trasformati in paesaggi lunari.

Altre ampie aree sembrano essere state colpite da un terremoto. Nessun obiettivo è abbastanza ampio per abbracciare le dimensioni agghiaccianti della devastazione.

Giardini e strade sono stati rivoltati dai carri armati israeliani e dai bulldozer blindati D9. Questi ultimi in alcuni casi si trascinavano dietro delle strutture uncinate simili ad aratri che laceravano il manto stradale: solo uno dei tanti esempi di distruzione deliberata e gratuita. Numerosi edifici evidentemente privi di qualsiasi valore militare sono stati distrutti.

Le linee elettriche sono state strappate e le condotte dell'acqua stradicate. Le infrastrutture di Gaza, ...

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palestina : La pace è irraggiungibile?
Inviato da Redazione il 4/2/2009 4:33:09 (6824 letture)

Raramente un breve reportage televisivo riesce a catturare la quintessenza del problema palestinese come in questo caso.



Sembra sempre più evidente che solo gli israeliani possano risolvere il problema, che si trova decisamente al loro interno.

E’ interessante notare come il documentario sia stato trasmesso dalla CBS, uno dei tre network americani, proprio a ridosso delle elezioni in Israele.

(Grazie a Mirumir per la segnalazione).

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palestina : Cecchini israeliani sparano a donne e bambini
Inviato da Redazione il 2/2/2009 9:50:00 (6731 letture)

 

 

CECCHINI  ISRAELIANI  SPARANO  A  DONNE  E  BAMBINI


Colloquio telefonico della Redazione di Terrasanta.org con Vittorio Arrigoni

e la giornalista Angela Lano (InfoPal) da Gaza

31 gennaio - 1 febbraio 2009

 

Verso l'ora di pranzo siamo riusciti a contattare e parlare con Vittorio Arrigoni, a Gaza, e con lui anche la giornalista italiana Angela Lano (dell'Agenzia InfoPal), che preferiremmo, come contribuenti, di gran lunga pagare al posto di quel Pagliara, che fin'ora ci ha propinato solo notizie-bidone e veline prestampate.

Vittorio è sopravvissuto alla carneficina, nonostante sia stato oggetto più d'una volta del fuoco israeliano contro le ambulanze su cui si trovava, ma lo stress fisico e psichico delle trascorse settimane di intensi bombardamenti, più i gas di fosforo e altre diavolerie che hanno sperimentato sulla popolazione di Gaza, aspirati obbligatoriamente, come il resto degli abitanti di Gaza, gli hanno creato un senso di generalizzato malessere e nausee costanti, debolezza e patologie da traumi di guerra.

Gaza, 1.500.000 abitanti circa: 1.500.000 feriti.

Ci racconta di come sia sempre difficile la situazione a Gaza. Non è cambiato al momento nulla, e delle centinaia di camion di beni di prima necessità che servirebbero, ne passano sempre solo poche decine, e non tutti i giorni.

L'assedio è sempre stretto: difficile uscire, difficile entrare. Ora manca anche il supporto del contrabbando attraverso i tunnel. Persino l'attrezzatura per gli studi dentistici, se non venisse contrabbandata non esisterebbe: confidenza del dentista di Vittorio.

In più ora è tutto uno sfacelo, macerie e puzza di morte. Interi quartieri scomparsi. Famiglie inghiottite sotto tonnellate di detriti. E bambini e giovani dappertutto, con la gioia di vivere che è propria della tenera età, ma con la tristezza e l'angoscia in fondo agli occhi, specchio dell'anima. Un anima ferita profondamente. Non c'è più il papà, non c'è più la mamma, non c'è più la casa. Qualche volta non ci sono più nemmeno le braccia o le gambe, e nemmeno gli occhi per piangere.

Gli hanno tolto il meglio della vita, gli hanno rubato la felicità dell'infanzia e dell'adolescenza, e gli hanno lasciato tristi ricordi e fantasmi che li turberanno per il resto dei loro giorni. E sono i più fortunati, quelli ancora vivi.

Questo è l'eroismo di Tsahal, l'esercito di Giuda, la gloria dello Stato ebraico, ...

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palestina : Ah, quando c’era lui!
Inviato da Redazione il 20/1/2009 7:40:36 (8432 letture)

Dal passato una lezione di Craxi per i politici di oggi



Ricorre oggi il nono anniversario della morte di Bettino Craxi, il leader del partito socialista che passò in pochi mesi dalla posizione di primo ministro a quella di latitante e ricercato, dopo essere fuggito all'estero per evitare le conseguenze penali della famosa inchiesta di Tangentopoli.

Il tempo trascorso non è sufficiente per mettere gli eventi di quel periodo in una giusta prospettiva storica, visto che fra l'altro uno dei protagonisti della vicenda – un giudice che allora sosteneva di non essere minimamente interessato alla politica - oggi si trova addirittura a lottare per la leadership di tutta la sinistra.

Curiosamente, quindi, l’uomo che guidò la crociata contro la corruzione dei partiti, si trova oggi ad occupare i vertici di un mondo politico in cui la corruzione nel frattempo è triplicata.

Oggi per poter comparire in una qualunque lista elettorale bisogna omaggiare di almeno 50.000 euro ...

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palestina : Sionismo: l’inizio della fine?
Inviato da Redazione il 19/1/2009 10:00:00 (7150 letture)

Man mano che il fumo delle cannonate si dirada, Israele inizia a rendersi conto del molteplice errore che ha fatto nell'attaccare Gaza in questo momento, e soprattutto in quel modo grossolano e precipitoso.

A conti fatti sembra di poter dire che Israele ci abbia rimesso su tutti i fronti, da quello militare a quello politico, da quello mediatico a quello strategico.

Militarmente Israele ha fatto una figura molto simile a quella del Libano, dove era entrato promettendo di non andarsene finchè non avesse annientato gli Hezbollah, solo per uscirsene, poche settimane dopo, avendone rinforzato la credibilità ed il sostegno popolare.

A Gaza era venuto “deciso a non ripartire finché non fosse stato distrutto l'ultimo razzo palestinese”, e invece se ne torna a mani vuote - sono lorde di sangue, ovviamente, ma quello nei totalizzatori mondiali non conta - mentre è proprio Hamas, ironicamente, a dettare le condizioni della tregua (“siamo disposti a sospendere il fuoco per una settimana – hanno detto i palestinesi - purchè il ritiro avvenga rapidamente”).

Sul piano dell’immagine internazionale, il costo che Israele ha pagato è mille volte più alto di qualunque cosa potessero sperare di ottenere nel frattempo. È vero infatti che hanno saputo generare un enorme supporto a proprio favore, ma è anche vero che ormai hanno "tirato la corda" oltre ogni decenza, rendendo molto difficile ogni ricorso futuro al solito piagnisteo vittimista.

Signore, quel cane mi ha morsicato! – Povero bambino, vieni qui che ti medichiamo.

Signore, quel cane mi ha morsicato! – Povero bambino, vieni qui che ti medichiamo.

Signore, quel cane mi ha morsicato! – Anche tu, però! Stai alla larga, e vedrai che non ti morsica più.

Sul piano mediatico, Israele ha compiuto un duplice errore: da una parte è riuscita ad inimicarsi i media americani, ...

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palestina : Il gas di Gaza
Inviato da Redazione il 15/1/2009 4:40:00 (11003 letture)

In un articolo intitolato “Guerra e gas naturale. L’invasione di Israele e i giacimenti di gas naturale al largo di Gaza”, Michel Chossudowsky propone un’interessante analisi che porta a leggere l’attuale invasione di Gaza come il culmine - pianificato con gelido cinismo - di un logorante braccio di ferro per ottenere il controllo delle riserve di gas naturale scoperte di recente al largo di Gaza, e quindi di proprietà palestinese.

La cosa paradossale è che a questo punto i palestinesi appaiono come un semplice disturbo aggiuntivo, la cui rimozione non sia il fine ultimo della crociata sionista, ma un mezzo per raggiungere li vero obiettivo, il totale controllo di quello che viene chiamato il "corridoio energetico levantino", nel bacino orientale del Mediterraneo.

Chossudowsky inizia dicendo che “l'invasione militare da parte dell'esercito israeliano della striscia di Gaza è direttamente correlata al controllo e al possesso delle riserve strategiche sottomarine di Gaza. Questa e una guerra di conquista. Ci sono grandi riserve di gas al largo di Gaza”.

Poi Chossudowsky spiega che “il British Gas Group” (BG) e la consociata greca Consolidated Contractors International Company (CCC), di proprietà delle famiglie libanesi Sabbagh e Koury, avevano ottenuto nel 1999 dall’Autorità Palestinese i diritti di sfruttamento per 25 anni dei fondali di Gaza. Questi accordi riservavano all’Autorità Palestinese il 10 % dei proventi complessivi.

L'accordo prevedeva la costruzione di un gasdotto per sfruttare i nuovi giacimenti, che sono contigui a quelli già esistenti, di proprietà di Israele.

La questione della sovranità territoriale sui fondali con riserve di gas
– prosegue Chossudowsky - è cruciale. Da un punto di vista legale...

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palestina : Immagini, argomenti e propaganda
Inviato da Redazione il 11/1/2009 1:20:00 (13527 letture)

Insieme alla rabbia nel vedere quello che accade in Palestina, molte persone provano anche un frustrante impulso di "fare qualcosa". Qualunque cosa, anche minima, pur di riuscire in qualche modo ad arrestare la spirale di follia che sta travolgendo sotto i nostri occhi la vita di milioni di persone.

C'è chi, spinto dall'indignazione, pubblica ovunque può le immagini dei bambini palestinesi dilaniati dalle bombe. Altri propongono di mandarle a tutti i giornali, oppure di portarle bene in altro nelle manifestazioni, in modo da "risvegliare" in qualche modo le coscienze intorpidite dei nostri concittadini.

Il problema purtroppo è molto più complesso, e c’è il rischio che questo genere di azioni finisca involontariamente per tornare utile proprio a coloro che hanno tutto l'interesse a mantenere intatta questa spirale.

Per ogni immagine di bambino palestinese dilaniato, infatti, Israele sarà sempre in grado di mostrarne una di un israeliano che ha subito la stessa sorte. Anche se sappiamo che la proporzione è di uno a mille, l'effetto mediatico non è aritmetico, ma cumulativo.

In altre parole, lo spettatore che osserva questo valtzer di sangue quotidiano, non sta certo a tenere i conti ...

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palestina : Il silenzio di Obama
Inviato da Redazione il 7/1/2009 12:00:00 (6444 letture)

Prima di affrontare il misterioso “silenzio di Obama” su Israele, che ormai occupa le prime pagine di mezzo mondo, sarebbe utile cercare di liberarsi di certi preconcetti grossolani, sia da parte di chi vede in lui il salvatore supremo dell’umanità, sia di chi lo vede come un burattino costruito in laboratorio.

Chiunque affrontasse la questione con un minimo di realismo, capirebbe infatti che nessuna delle due tesi può essere vera in assoluto, e che la verità deve necessariamente trovarsi nella zona grigia che le separa.

Quando hai una persona che nel suo passato ha dimostrato ripetutamente di essere animato da ideali limpidi e sinceri, e la ritrovi seduta nell’ufficio ovale della Casa Bianca, la vera domanda da porsi è quanto - in quale misura, cioè - questo individuo abbia dovuto rinunciare ai propri ideali, per accomodare i poteri forti che gli hanno permesso di arrivare fino lì.

Ma che li avesse è fuori discussione (non basta certo la PNL, per scatenare in quel modo le masse travolgenti che poi lo hanno eletto), come è fuori discussione che non possa averli mantenuti intatti fino alla soglia di quell’ufficio. L’ultimo che ha creduto di poterlo fare ha trovato la risposta nei proiettili di Dallas.

E da allora, purtroppo, abbiamo visto alla Casa Bianca solo presidenti che provenivano dalle stesse fila da cui partirono quei proiettili. Le uniche due eccezioni, Jimmy Carter e Bill Clinton, hanno solo confermato che oltre un certo limite non si può comunque andare. Carter ha cercato in tutti i modi di restare fedele al suo pacifismo congenito, ma ha dovuto pagare con la pubblica gogna - che gli sarebbe costata la rielezione - l’inanità a cui fu costretto nel caso degli ostaggi di Teheran. Clinton invece, molto più astuto e opportunista, è riuscito a passare alla storia come una persona che a 25 anni partecipava ai cortei pacifisti, con tanto di spinello e barba lunga, mentre a 50 ordinava di sganciare bombe all'uranio impoverito sui bambini jugoslavi.

Cosa sia accaduto nel frattempo, rimane un mistero che forse solo lui potrà spiegare.

Eppure, anche di fronte a questa contraddizione monumentale, ...

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palestina : Aggiornamento su Gaza
Inviato da Redazione il 5/1/2009 3:30:00 (39955 letture)

Se non vi dispiace commentare un articolo che non trovo la forza di scrivere, lo spazio è a vostra disposizione.

M.M.

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palestina : Gaza!
Inviato da Redazione il 28/12/2008 1:00:00 (13258 letture)

E’ necessario sempre uno sforzo grande per capire le ragioni di Israele e sarà necessario compierlo anche domani e dopodomani. Bisogna sforzarsi di capire l’ebreo di Masada e separarlo da un impresentabile espansionismo colonialista decimononico e dalla follia del voler essere l’ultimo avamposto d’Occidente (e dell’imperialismo statunitense) invece di essere il cuore del Medio Oriente. E’ ben difficile anche aver simpatia per Hamas, trogloditi razzisti e sessisti, e solo dei folli possono scambiare le sue organizzazioni clientelar-caritatevoli come progressiste.

di Gennaro Carotenuto

Detto questo abbiamo ancora occhi per vedere. E vediamo la scientifica volontà di torturare un milione e mezzo di persone a Gaza fino a renderle pazze di disperazione, di odio, di fame. E prima ancora abbiamo visto la scientifica delegittimazione di Fatah e Arafat proprio per favorire la consegna dei palestinesi ai loro peggiori umori, rappresentati da Hamas.

Se riduci un popolo di un milione e mezzo di abitanti a cercare da mangiare nella spazzatura rinchiudendolo nel più rigido embargo della storia per dare una spallata di più alla classe dirigente di questo e renderlo pronto all’esodo, alla diaspora come liberazione, non sei la vittima del lancio di razzi, per quanto folli essi siano, ma sei il carnefice.

Con la complicità dei sicari informativi come Claudio Pagliara, corrispondente da Gerusalemme per la RAI, ...

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palestina : Il piccolo Betancourt
Inviato da Redazione il 5/7/2008 9:10:00 (3468 letture)

di Susanne Scheidt

[3 luglio 2008] - Stamattina s'è svolta un'altra liberazione di ostaggio, al riparo dall'attenzione - o dall'interesse - dei nostri media.

E' tornato finalmente dal suo esilio in Giordania, un bambino palestinese di circa tre-quattro anni. Per mesi e mesi le autorità israeliane non lo volevano fare tornare dal suo padre e dalle sue sorelle, che abitano nella Striscia di Gaza, con la "scusa" che egli, essendo uscito dalla Striscia di Gaza attraverso Rafah, cioè il confine con l'Egitto, dovrà ritornare da Rafah. Non poteva, secondo loro, tornare direttamente dalla Giordania.

Ma come mai, uno si chiede: un bambino che viaggia dalla Striscia di Gaza in Egitto, da lì verso la Giordania, per presentarsi al Ponte di Allenby chiedendo di entrare in Cisgiordania? Come poteva fare?

I fatti sono questi: una giovane donna, ammalata di cancro, si era recata dalla Striscia di Gaza al Cairo, per vedere se per il suo tumore al cervello si potesse fare qualcosa. Porta con se il più piccolo dei suoi figli, il maschietto, mentre le figlie, ormai di circa dieci e dodici anni, rimangono con il padre. A loro non era stato concesso accompagnare la moglie/madre.

Al Cairo non possono fare nulla, e la mandano ad un ospedale di Amman in Giordania. I medici giordani le fanno capire che ormai non si poteva più operare ...

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palestina : Nakba, "La pulizia etnica della Palestina” - Recensione
Inviato da Redazione il 20/5/2008 8:50:00 (8200 letture)

di Audisio

Un evento editoriale sta scuotendo il panorama della storiografia mondiale senza che ciò abbia avuto alcuna eco sui media di regime italiani.

In particolare, è uscito anche in Italia l’ultimo lavoro di Ilan Pappe, “La pulizia etnica della Palestina”, Fazi Edizioni. L’autore è un rinomato storico israeliano il cui rigore scientifico e l’assoluta dedizione alla verità storica lo hanno messo in rotta di collisione con l’establishment accademico del suo paese e non solo.

In questo suo ultimo libro Pappe, attraverso l’utilizzo di documenti storici di prima mano quali i diari di Ben Gurion e i verbali delle riunioni del Comitato di Consulta, il massimo organo decisionale dell’Haganà, ossia del Partito-Milizia del movimento sionista, dimostra come l’espulsione dei palestinesi dal territorio che diventerà Israele non sia stato il frutto di una reazione difensiva alle minacce arabe, bensì sia stato programmato, organizzato ed eseguito scientemente dai vertici dell’Haganà.

Addirittura, Pappe dimostra che la de-arabizzazione della Palestina fosse nel programma del sionismo già dalla sua fondazione ai tempi di Theodore Herzl, e che già nel 1936 fosse stato stilato da Ben Gurion il Primo Piano per la pulizia etnica della Palestina, il Piano A (Aleph in ebraico), cui sarebbero seguiti altri piani fino a quello poi effettivamente messo in atto, il Piano D (Dalet in ebraico).

Il libro è veramente sconvolgente per la marea di nefandezze commesse dalla dirigenza sionista che nulla hanno da invidiare agli abomini nazisti. Ad esempio, c’era un apposito archivio gestito con i soldi del Fondo Nazionale Ebraico ...

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