Il
DVD-Shop è riaperto
 |
|
 |
|

| Economia : I profitti della crisi |
| Inviato da Redazione il 8/7/2010 8:30:00 (4421 letture) |
di Marco Cedolin
La crisi economica sta imperversando in maniera sempre più drammatica in tutto l’Occidente. Le imprese chiudono o delocalizzano, la disoccupazione sale a ritmo forsennato, diritti si vaporizzano, le prospettive occupazionali si riducono al lumicino. Sulla scia lasciata dalla manovra “lacrime e sangue” imposta al popolo greco, un po’ dappertutto s’impongono sacrifici ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani. Le mense della Caritas conoscono un sovraffollamento mai sperimentato prima, in strada scendono sempre nuovi senza tetto, con gli Stati Uniti che tirano la cordata.
Aumentano in maniera esponenziale, anche se i media raramente ne danno notizia, i suicidi e le tragedie familiari aventi per protagonisti persone strozzate dai mutui e rimaste senza lavoro.
Un quadro a tinte fosche, condito dalle promesse dei mentori del progresso che preconizzano improbabili “riprese” che germoglieranno miracolosamente da quelle lacrime e dal quel sangue fagocitati in maniera sempre più famelica.
Eppure la crisi economica presenta anche un’altra faccia della medaglia,... |
|
| Economia : Le borse brindano, ma chi paga il vino? |
| Inviato da Redazione il 10/5/2010 21:30:00 (3565 letture) |
di Marco Cedolin
E’ stato un fine settimana fitto di riunioni ai massimi livelli, fra premier e ministri, banchieri ed eminenze grigie, nel corso del quale al “giallo” avente per oggetto il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Scahuble, finito misteriosamente all’ospedale nel bel mezzo del vertice e al prevedibile rifiuto della Gran Bretagna di accollarsi oneri finanziari, hanno fatto da contraltare le telefonate del presidente americano Obama, impegnato come non mai a dirigere i lavori ed impartire le proprie direttive tanto alla Merkel quanto a Sarkozy.
Riunioni ufficiali, incontri informali, telefonate private, consigli sussurrati, che sono culminati nella riunione dell’Ecofin, deputata a tirare le somme e rendere ufficiali le decisioni prese, prima della riapertura delle borse. Una maratona durata (o almeno così si dice) la bellezza di 11 ore e terminata quasi fuori tempo massimo, con la decisione di stanziare una cifra nell’ordine dei 750 miliardi (un paio di centinaia dei quali a carico dell’FMI) per salvare l’euro ed un sistema bancario ormai in fase di avanzata decomposizione.
Alla riapertura le borse di tutto il mondo hanno reagito nella maniera più scontata, … |
|
| Economia : Intervista a Edward Griffin |
| Inviato da Redazione il 12/4/2010 6:20:00 (6620 letture) |
PUBBLICATA LA II PARTE - La scuola economica austriaca. PUBBLICATA LA III PARTE - Cina, Amero e Nuovo Ordine Mondiale
G. Edward Griffin è uno scrittore, giornalista investigativo e produttore che nel corso degli anni si è occupato di diversi argomenti di primaria importanza,
Il suo libro più famoso, che ha venduto quasi un milione di copie, è “The Creature from Jekyll Island”, nel quale Griffin rivelò e descrisse i retroscena che portarono alla creazione della Federal Reserve.
Dopo aver svolto un lavoro simile sulla nascita dell’industria farmaceutica – che curiosamente vide impegnati gli stessi protagonisti del sistema bancario - Griffin ha anche combattuto una lunga battaglia per promuovere la cura contro il cancro a base di Vitamina-17, o “amigdalina”, scoperta dal Dott. Krebs nel secolo scorso.
Nella prima parte dell’intervista Griffin parla della nascita della Federal Reserve, e delle potenti famiglie di banchieri che sono alle sue spalle:
|
|
| Economia : Razza che ramazza |
| Inviato da Redazione il 13/1/2010 10:40:00 (5419 letture) |
di Eugenio Benetazzo Adesso mi è tutto più chiaro. Al momento in cui sto scrivendo mi trovo allo Space Needle di Seattle, ormai saranno più di trenta giorni che sto girovagando per gli States con l'intento di realizzare un videodocumetario sulla crisi finanziaria e quella immobiliare: Boston, New York, Miami, Atlanta, Phoenix, Las Vegas, Los Angeles, Seattle e Chicago. L'economia americana è collassata per motivazioni razziali: il suo destino sembra ormai segnato da un lento ed inesorabile declino economico e sociale. Chi confidava in un miglioramento con l'avvento di Obama, mitizzandolo come il nuovo Kennedy, ha iniziato a ripensarci.
L'America di Obama non è l'America di Kennedy: alla metà degli anni sessanta, la popolazione americana era costituita per circa l'80% da bianchi caucasici (europei ed anglosassoni) e per il il 20% da svariate minoranze etniche (afroamericani, ispanici, orientali). Oggi è tutto cambiato: il 30% sono bianchi caucasici, il 30% sono ispanici, il 30% sono afroamericani ed infine il 10 % sono orientali. L'America come vista nei serial televisivi con i quali siamo cresciuti, da Happy Days a Melrose Place, non esiste più.
Questa trasformazione del tessuto sociale ha comportato un lento e progressivo cambiamento negli stili di vita, ...
|
|
| Economia : Non è tutto oro quello che luccica |
| Inviato da Redazione il 28/12/2009 3:00:00 (6072 letture) |
Diversi siti specializzati in materia finanziaria hanno riportato una notizia che mette in dubbio persino l’ultima delle certezze mai esistite al mondo: l’oro.
Il più antico dei simboli di ricchezza, la più classica metafora dello splendore, il parametro universale più diffuso per gli scambi commerciali, sembra aver perduto di colpo la sua capacità di garantire nel tempo il proprio valore, superando indenne le intemperie della storia.
Chiunque ne possieda un solo lingotto oggi rischia infatti di avere in casa del “comunissimo” tungsteno, che vale ovviamente molto di meno.
Non è solo dai “Rolex” taroccati che bisogna guardarsi, a quanto pare.
Grazie al suo peso specifico identico a quello dell’oro, è impossibile distinguere visivamente un lingotto di tungsteno laminato in oro da uno in oro puro, e diventa necessario praticare un piccolo “carotaggio” per accertarsi della sua reale composizione.
Questa curiosa caratteristica deve aver scatenato la fantasia di alcuni “operatori del settore”, visto che sembrano esserci oggi in circolazione tonnellate di lingotti d’oro che valgono poco più del semplice tungsteno.
L’idea di falsificare l’oro non è nata certo ieri, ma è anche grazie alla difficoltà di imitarlo che l’oro ha sempre conservato il posto d’onore fra i metalli pregiati.
Il modo più semplice per falsificare un lingotto d’oro ...
|
|
| Economia : E' questa la decrescita? |
| Inviato da Redazione il 1/4/2009 10:40:00 (4176 letture) |
di Marco Cedolin
La crisi economica mondiale sta producendo una recessione che diviene ogni giorno più profonda. Stando alle stime dell’Ocse il Pil italiano scenderà del 4,3% (il calo medio previsto per l’area euro è del 4,1%) nel corso del 2009. La produzione industriale nel mese di marzo è diminuita del 20,1% rispetto a marzo 2008. Il tasso di disoccupazione è previsto in crescita nell’anno in corso dal 6,8 al 9,2%, per arrivare al 10,7% nel 2010. Perfino l’ottimismo modello Unieuro di Silvio Berlusconi sembra venire meno, di fronte al fatto che durante il G8 di Roma è stata ventilata la perdita di 20 milioni di posti di lavoro a livello mondiale entro il 2010.
Consumi che si contraggono notevolmente, fabbriche che chiudono o delocalizzano la produzione nei paesi a basso costo di manodopera, opportunità di lavoro che si riducono drasticamente, tenore di vita di molte famiglie in caduta libera, insofferenza sociale che in alcuni paesi (non l’Italia) sta iniziando a raggiungere il livello critico, sono tutti elementi di una nuova realtà, per molti versi antitetica rispetto a quella degli ultimi decenni del secolo scorso, vissuti all’insegna della crescita e dello sviluppo.
Alcuni elementi di questa nuova realtà, la diminuzione del Pil e della produzione su tutti, potrebbero indurre a credere che la profonda recessione (parola sdoganata solo di recente) in cui siamo entrati, somigli in fondo molto da vicino alla società della decrescita, ... |
|
| Economia : Tremonti non parla inglese |
| Inviato da Redazione il 1/2/2009 6:50:00 (5123 letture) |
Al summit finanziario di Davos il primo ministro turco Erdogan ha clamorosamente abbandonato un dibattito dopo alcune affermazioni di Shimon Perez, che ha detto che a Gaza non c’è stata fame nelle ultime tre settimane, e che i blocchi per Gaza non sono mai stati chiusi. A peggiorare le cose, pare che il moderatore lo abbia interrotto ripetutamente, per impedirgli di contestare a Perez le sue affermazioni.
Al suo ritorno ad Istambul Erdogan stato accolto da una folla entusiasta, che voleva applaudire di persona il suo gesto. Il video della CNBC propone anche un interessante commento riguardo al peso che la Turchia potrebbe avere nei nuovi equilibri che si stanno formando in Medio Oriente.
Il nostro Tremonti invece, dopo aver affermato che “le banche italiane sono solide perche' 'non parlano inglese'”, ha voluto dare una dimostrazione che anche i nostri ministri si sono allineati, nell’intervista con Geoff Cutmore della CNBC.
Erdogan se n’è andato … |
|
| Economia : Amero amaro? |
| Inviato da Redazione il 17/12/2008 21:10:00 (10342 letture) |
Hal Turner, il noto condutture radiofonico americano di estrema destra, ha chiuso i battenti.
Turner sostiene di essere stato obbligato a farlo dai cosiddetti “poteri forti”, perchè nel luglio scorso aveva rivelato che il governo americano si stava preparando a demonetizzare il dollaro, per sostituirlo con una nuova valuta, chiamata Amero.
L’Amero dovrebbe andare a sostituire anche il dollaro canadese e il peso messicano, nel progetto di fusione dei tre stati che porterebbe alla creazione della cosiddetta “NAU”, o Unione Nordamericana.
Il meccanismo di sostituzione della moneta, secondo Turner, entrerà in funzione nel momento in cui gli Stati Uniti non saranno più in grado di pagare nemmeno gli interessi … |
|
| Economia : L'altra crisi |
| Inviato da Redazione il 4/11/2008 9:00:00 (4235 letture) |
di Marco Cedolin
Secondo i dati diffusi dall’INPS l’incremento della cassa integrazione nell’ultimo anno ha sfiorato il 70% e nell’ultima mensilità oggetto di rilevazione, quella fra agosto e settembre, l’aumento medio è stato del 53% con una punta massima del 113,79% per quanto riguarda gli impiegati.
Le aziende che stanno ricorrendo alla cassa integrazione appartengono a tutti i settori, da quello industriale con nomi altisonanti come Fiat, Ilva, Electrolux, Aprilia, Skf, Pininfarina a quello dei servizi dove perfino Carrefour, fra i leader della grande distribuzione, ha messo in cassa integrazione a Milazzo una quarantina di dipendenti.
In alcune zone, come il torinese, le aziende che stanno sfruttando la cassa integrazione rappresentano ormai la maggioranza e nella sola Bertone 1.200 dipendenti sono in questa situazione da ben 5 anni.
Accanto ai lavoratori in cassa integrazione ce ne sono anche altri molto più sfortunati, come i dipendenti delle aziende che stanno fallendo o comunque chiudono definitivamente i battenti, ... |
|
| Economia : Disinformazione totale |
| Inviato da usemlab il 28/10/2008 1:20:00 (22628 letture) |
di Francesco Carbone
Purtroppo la disinformazione, in materia di economia, è totale. Per lungo e per largo, senza confini. Delusione dopo delusione. Anche l'ultima trasmissione televisiva segnalataci dagli amici (vista ovviamente su internet, dato che non disponiamo di televisore) è stata, per noi di Usemlab, un disastro colossale.
Chiacchiere, giri di parole, stupidaggini senza fine, e nel mezzo del frullatore mediatico appena qualche piccolo cenno di verità, così, buttato lì forse più al fine di confondere le idee che per indirizzare veramente il pubblico verso la soluzione dell'enigma.
Siamo quindi ancora a parlare degli speculatori cattivi. Per favore, signori giornalisti, finitela con la favola degli speculatori cattivi che usano i derivati per anticipare imprenditorialmente i prezzi futuri! Cominciate piuttosto a parlare dei manipolatori istituzionali che usano i derivati con la complicità delle borse competenti per manipolare i prezzi di alcuni mercati (oro argento, ad esempio, ma anche tanti altri) in modo da impedire la formazione dei prezzi di un libero mercato.
Poi magari studiatevi la funzione dell'imprenditore dal punto di vista austriaco prima di dare aria alla bocca. Meglio se dai libri di Jesus Huerta de Soto (Socialismo, cálculo económico y función empresarial). E capirete cosa è l'imprenditore, e come egli crei ricchezza a differenza delle attività dello stato e della banca centrale, ... |
|
| Economia : Riflessioni sulla realtà economica |
| Inviato da Redazione il 22/10/2008 8:40:00 (4161 letture) |
di Pensatore
Dal momento che i sacerdoti dell'economia hanno dimostrato di non capire molto, o peggio, di essere in malafede, vorrei provare ad esporre alcune considerazioni da persona normale che cerca di approfondire ciò che viene detto dai media ufficiali.
Si parla tanto di garanzia dei depositi in conto corrente facendo un'opera di disinformazione, che peraltro ritengo doverosa in quanto la conoscenza brutale della realtà da parte della maggioranza del popolo provocherebbe il collasso del sistema.
Cerchiamo quindi di fornire dei numeri che pur non avendo significato di per se stessi essendo fuori della scala di valori delle persone normali, possono attraverso i loro rapporti dare una tangibile idea della realtà in cui ci troviamo.
I depositi bancari ammontano in Italia a circa 600 miliardi (1) e, leggendo lo statuto del fondo di garanzia (2) si trova all'art.21:
" L'ammontare delle risorse che le consorziate si impegnano a somministrare complessivamente al Fondo per gli interventi è stabilito dall'Assemblea, su proposta del Consiglio, in misura compresa fra lo 0,4 e lo 0,8 per cento dei fondi rimborsabili di tutte le consorziate alla data del 30 giugno dell’anno precedente."
Se l'interpretazione letterale è corretta, questo fondo è dotato di circa 4 miliardi che potrebbero soddisfare solo i clienti di una piccola banca in liquidazione; non è al momento noto cosa farà il governo, ... |
|
| Economia : Grandi opere e crisi finanziaria |
| Inviato da Redazione il 14/10/2008 9:30:00 (3293 letture) |
di Marco Cedolin
Fra le tante soluzioni volte a contenere la dilagante crisi finanziaria che sta sconvolgendo i mercati, accanto all'iniezione di liquidità consistente nello stanziamento di centinaia di miliardi di euro (o dollari) di denaro pubblico destinati a sostenere il sistema bancario e alla nazionalizzazione degli istituti di credito volta a metterli al riparo dagli imprevisti, molti fra politici ed economisti sembrano indicare una terza via che a loro dire dovrebbe garantire ottimi risultati nel medio periodo.
L'idea sarebbe quella di destinare altri centinaia di miliardi di denaro pubblici ad un massiccio piano di costruzione di grandi infrastrutture, rifacendosi a quanto messo in atto da Roosevelt dopo la crisi del 29, stimolando in questo modo tanto la crescita economica del Pil quanto la ripresa dell'occupazione. Al fine di sostenere questa strategia alcuni uomini politici, tanto del PD quanto del PDL, intendono proporre in sede europea una risoluzione che consenta ai Paesi membri di superare il tetto del 3% previsto dai parametri di Maastricht, considerando gli esborsi in favore delle reti TEN non più come spese generanti indebitamento, bensì come investimenti destinati allo sviluppo infrastrutturale europeo.
Un escamotage che potrebbe permettere di reperire le risorse finanziarie per le numerose tratte TAV attualmente allo stato di progetto, ...
|
|
| Economia : Ripensare questo modello di sviluppo |
| Inviato da Redazione il 12/10/2008 10:00:00 (3634 letture) |
di Marco Cedolin
La crisi finanziaria sta ormai occupando in pianta stabile da alcune settimane le prime pagine dei giornali, riuscendo perfino ad intaccare l'atmosfera patinata dei TG, con tutto il suo corollario costituito da banche che falliscono, stati che nazionalizzano gli istituti di credito, governi che stanziano, o auspicano lo stanziamento, di cifre da capogiro destinate a preservare il sistema bancario dal crack imminente, mercati azionari ormai fuori controllo che si muovono in maniera schizofrenica simili ai vagoncini delle montagne russe.
Una debacle dalle conseguenze inimmaginabili che imperversa come un tornado nel mondo virtuale della finanza, costituito in larga parte da ectoplasmi del tutto inafferrabili per i comuni mortali, in quanto composti da algoritmi e calcolazioni complesse dalle quali fuoriesce un vero e proprio lemmario incomprensibile ai più. La crisi finanziaria parla il linguaggio del Mibtel, del Dow Jones, del Nasdaq del Nikkei, dell’Euribor, dei Bond, , degli hedge funds, dei sinking funds, degli swaps, della riserva frazionaria, dei piani di consolidamento del baylout da 850 miliardi di dollari, di 450 miliardi di euro “bruciati” in Europa nel corso di un solo lunedì.
La crisi dei comuni mortali parla il linguaggio del Paese reale, lontanissimo dal gergo destinato a pochi iniziati che straborda dalle pagine dei giornali e dagli schermi della TV. Racconta il potere di acquisto di salari e pensioni ormai in caduta libera, ... |
|
| Economia : Magikonomics |
| Inviato da Redazione il 8/10/2008 8:40:00 (7874 letture) |
In occasione di questo articolo, riproponiamo il film "Money, Banking and the Federal Reserve". MAGIKONOMICS - di Paxtibi "A partire da oggi, le crisi economiche verranno create scientificamente." (Deputato Charles A. Lindbergh Sr., dopo il passaggio del Federal Reserve Act del 1913). C'è ormai un coro quasi assordante che a gran voce richiede l'intervento dello stato per “salvare l'economia” dal “fallimento del libero mercato,” qualsiasi cosa questa formula stia a significare. Dico così perché sono abbastanza convinto – dato che questo mercato non è mai stato libero – che la maggior parte di questi cantori non sappiano nemmeno il motivo del loro sgolarsi, ...
|
|
| Economia : Salta il piano "salvatutto", Wall Street in picchiata |
| Inviato da Redazione il 29/9/2008 21:50:00 (8027 letture) |
La vicenda di questo mancato “bailout” (salvataggio) del sistema finanziario va necessariamente letta nel più ampio quadro delle elezioni presidenziali in corso, ed è mia forte convinzione che si sia trattato in realtà di una gigantesca trappola messa a punto e orchestrata nell’ombra da Barack Obama a discapito di John McCain.
Partito come proposta di legge dal tavolo di Bush, il progetto originario non conteneva sufficienti garanzie da parte di Wall Street nei confronti di Main Street (“la gente” in senso lato), e i democratici non hanno mancato di farlo notare. In altre parole, il progetto Bush voleva “regalare” 700 miliardi di dollari agli istituti finanziari in difficoltà, ma non prevedeva nè una supervisione bipartisan del governo, nè un eventuale beneficio per il cittadino, che si sarebbe comunque dovuto addossare la futura inflazione, ma non avrebbe avuto alcun vantaggio in caso di effettivo recupero economico.
I democratici avevano chiaramente il coltello dalla parte del manico, in quanto, da un lato, possono tranquillamente addossare le colpe del disastro al gioverno repubblicano, ...
|
|
| Economia : La pietosa tragedia dei numeri |
| Inviato da Redazione il 18/9/2008 7:50:00 (6099 letture) |
Tutte le volte che vedo in TV le immagini della chiusura di Wall Street mi viene da ridere, poichè riesco solo a vedere dei signori dall’aria seria e attempata che stanno in piedi dietro ad un cartellone luminoso ad applaudire dei numeri.
3.371: Bravo! Clap clap clap! 8.611: Ottimo! Clap clap clap! 4.441: Eccezionale, stupefacente, inimitabile!!! E tutti giù ad applaudire, come se davanti a loro si fosse esibita Maria Callas.
Numeri, soltanto numeri, nient’altro che numeri. Quelli sarebbero i numeri – ci dicono – che definiscono la nostra “ricchezza”. Se hai i numeri dalla tua parte sei ricco, se non li hai sei povero. Ma sono numeri, non sono soldi (già i soldi sono solo carta straccia, ma con quelli almeno il pane lo compri).
Ieri il gigante assicurativo AIG, che rischiava la bancarotta, è stato salvato dalla Federal Reserve, che interverrà con un prestito di 80 miliardi di dollari. Come raccoglierà questi soldi la Fed? Metterà in vendita dei Buoni del Tesoro. Ovvero, stamperà carta con su scritti altri numeri. Come garanzia, il governo americano diventerà proprietario dell’80% di AIG. Ovvero, diventerà proprietario di una serie di numeri.
Se infatti AIG fallirà, il governo americano potrà rivalersi sull’80% di nulla, visto che “il valore” delle società quotate in borsa è dato dai “numeri” di quella borsa. Se quei numeri vanno a zero il valore, semplicemente, “non c’è più”. Come nelle favole, basta un tocco di bacchetta magica ...
|
|
| Economia : Una vita a credito |
| Inviato da Redazione il 22/8/2008 7:10:00 (4037 letture) |
di Marco Cedolin
Secondo i dati resi pubblici dalla Cgia di Mestre l’indebitamento delle famiglie italiane dal momento dell’introduzione dell’euro è praticamente raddoppiato, avendo raggiunto a dicembre 2007 una media di 15.765 euro a famiglia su base nazionale, con punte che superano i 21.000 euro nelle grandi aree metropolitane come Roma e Milano, facendo registrare una crescita del 93,28% rispetto al 2002. Uno studio precedente della stessa Cgia aveva evidenziato come già nel 2006 il 78% delle famiglie italiane non fosse riuscito più a risparmiare trovandosi anzi costretto a ridurre i propri consumi per riuscire ad arrivare alla fine del mese, quantificando in circa 500.000 le famiglie italiane sovraindebitate o sotto usura.
Le famiglie italiane stanno perciò continuando ad indebitarsi sempre più, anche se la situazione risulta per certi versi meno drammatica rispetto agli Stati Uniti dove il debito medio delle famiglie ha ormai superato gli 84.000 euro, ma il peggiore campanello di allarme arriva dall’analisi della natura dell’indebitamento.
In Italia le ragioni per le quali si domanda denaro a prestito sono infatti costituite sempre meno da investimenti a lungo o medio termine quali mutui per l’acquisto della casa o da crediti finalizzati ad acquistare beni di consumo dal costo estremamente elevato come autovetture o componenti d’arredo, e sempre più dalla cessione del quinto dello stipendio, da prestiti non finalizzati come le carte di credito revolving o da prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi che negli anni passati risultavano voci marginali nell’ambito dei finanziamenti, ...
|
|
| Economia : “Confessioni di un sicario economico” |
| Inviato da Redazione il 28/7/2008 8:10:00 (4790 letture) |
Fra di loro si definiscono confidenzialmente “E.H.M”, o Economic Hit-Man (sicario economico), anche se ufficialmente sono dei noti e rispettati personaggi della finanza mondiale. Uno di questi è John Perkins, che dopo una lunga e brillante carriera nel settore ha pubblicato un libro, “Confessions of an economic hit-man”, nel quale racconta per filo e per segno come venisse pagato profumatamentre per aiutare gli Stati Uniti a ingannare i paesi poveri nel mondo, con prestiti di miliardi di dollari che questi paesi non avrebbero mai potuto ripagare. In questo modo le corporations americane potevano in seguito impadronirsi della loro intera economia, arrivando a costruire quello che Perkins definisce un vero e proprio impero moderno.
A parte la “conversione” ben poco convincente di Perkins, il meccanismo da lui descritto aiuta a comprendere meglio dozzine e dozzine di situazioni nel mondo che inizialmente ci appaiono velate da una strana ambiguità. Come dice il proverbio, “follow the money”, e arrivi sicuramente alla verità. (M.M.)
°°°
Seguono alcuni estratti dell’intervista che Perkins ha concesso a “Democracy Now!” di Amy Goodman.
“Confessioni di un sicario economico” – di John Perkins
Venivamo preparati per il nostro lavoro, che era quello di costruire l’impero americano. Dovevamo creare delle situazioni in cui la maggior parte possibile di risorse fluisse verso il nostro paese, verso le nostre corporations, il nostro governo, e in questo abbiamo avuto un grande successo.
Abbiamo costruito il più grande impero nella storia dell’umanità. Ciò è accaduto negli ultimi cinquant’anni, a partire dalla seconda guerra mondiale, e con un uso assolutamente minimo di forza militare. Soltanto in casi eccezionali, come quello dell’Iraq, ...
|
|
| Economia : Condannati al rumore |
| Inviato da Redazione il 21/7/2008 9:40:00 (2642 letture) |
di Antonello Angius
Cos'hanno in comune i prezzi impazziti di un mercato finanziario e il consenso populista? Il caso italiano, fra dramma e operetta.
Noise: con questo titolo l’economista Fischer Black esponeva a una platea attonita, presso la American Finance Association, le sue tesi sul condizionamento del “rumore” nei mercati. Era il 1986, Black era conosciuto come un esperto di valutazione dei beni di investimento, sui quali aveva costruito una rigorosa teoria dell'equilibrio dei prezzi. Ma accanto al modello teorico aveva coltivato lo studio delle dinamiche reali dei mercati, giungendo infine a dichiarare che “il prezzo si colloca rispetto al valore con un fattore 2, ossia può andare dalla metà del valore reale al doppio“. Inutile quindi illudersi che i prezzi dei mercati finanziari corrispondano a stime tecniche. Perchè nel mondo reale, dice Black, un numero considerevole di scambi viene effettuato da individui non informati, i “fools and gamblers”, gli sciocchi e gli speculatori, che con ruoli complementari vivono nel rumore. Gli unici peraltro che secondo Warren Buffet, uno dei massimi esperti mondiali di mercati finanziari, potevano alimentare i cosidetti “derivati” che hanno innescato l'ultima bolla speculativa e la successiva crisi economica planetaria.
Dunque anche se esistono le stime tecniche dei valori (appraisals), per chi le sa e le vuole leggere, una parte rilevante – e in alcuni periodi preponderante – dei mercati con il proprio corollario di banche e di fondi lascia che l'informazione venga sovrastata dal rumore: voci, dati giornalistici inaccurati, erronei o “pettinati”, indicatori di mercato marginali assunti come bussola per le fiammate e le scommesse di un giorno, in attesa del rumore del giorno dopo quando i giornali di ieri saranno al macero.
Se questo accade nell'economia, dove comunque non mancano analisti indipendenti, metodi e algoritmi per identificare oscillazioni di prezzi ragionevolmente vicine ai valori reali, come si alimenta il rumore in politica, e come distinguerlo dall'informazione? Anche chi vota un politico fa un investimento, scambiando consenso per risultati attesi, e ha diritto a una corretta informazione prima e dopo le sue scelte. Ma dove sono, nel caso della politica, gli analisti indipendenti?
Prendiamo un respiro profondo e dalle acque di superficie della politics italiana, schiumeggianti dei titoli del giorno, immergiamoci in profondità, ... |
|
| Economia : La fine del mondo secondo Ron Paul |
| Inviato da Redazione il 7/7/2008 10:00:00 (7204 letture) |
“Qualcosa di grosso sta accadendo”
di Ron Paul
È da 35 anni che vado esprimendo le mie gravi preoccupazioni per il futuro dell’America. La strada che abbiamo intrapreso nel secolo scorso ha messo a rischio le nostre libertà, la nostra sicurezza e la nostra prosperità. Nonostante queste preoccupazioni di lunga data, vi sono giorni - che diventano sempre più frequenti - in cui mi sento convinto che siamo giunti ad un momento nel quale accadranno dei fatti di grande importanza.
L’arrivo imminente di questi fatti non passerà inosservato. Essi toccheranno le vite di tutti noi. Non saranno limitati ad alcune zone del paese, ma l’intero mondo economico e il sistema politico saranno coinvolti nel caos che sta per scatenarsi. Per quanto il mondo abbia già sofferto a lungo per l’insensatezza di guerre che potevano essere evitate, la mia paura maggiore è che la rotta in cui ci troviamo porterà ancora maggiori conflitti e sofferenze economiche per tutti gli innocenti del mondo, a meno che cambiamo drasticamente la nostra direzione. L’America, con la sua tradizione di libero mercato e di diritto alla proprietà ha aperto la strada verso grande ricchezza e progresso, sia nel mondo che a casa nostra. Da quando abbiamo perso la fiducia nei principi di libertà, autosufficienza, duro lavoro e frugalità, ... |
|
| Economia : Ultimo contango a Parigi |
| Inviato da Redazione il 30/6/2008 8:14:27 (6005 letture) |
di Eugenio Benetazzo
Dai corridoi delle sale di negoziazione si sussurra che una prestigiosa banca francese per recuperare le perdite non ancora definitivamente capitalizzate, prodotte con sconsiderate speculazioni in obbligazioni strutturate, abbia investito ingenti quantitativi di denaro (attraverso delle apposite società veicolo) in contratti future al rialzo sul crude oil (leggasi petrolio).
A Parigi, perchè è lì che risiede la sede operativa della banca, questa decisione è stata implementata in seguito al contango del petrolio. Con questo termine, negli ambienti borsistici legati alla compravendita delle merci, si suole identificare una singolare condizione di mercato in cui i prezzi a pronti sono inferiori di quelli a termine. In buona sostanza questo significa che acquistare petrolio attraverso un contratto future che abbia consegna fisica a 3 mesi costa meno rispetto ad una medesima fornitura che invece abbia consegna a 12 mesi.
Questa condizione di mercato è piuttosto insolita, infatti nella prassi mercantile avviene il contrario, ...
|
|
| Economia : Tex and the City |
| Inviato da Redazione il 31/5/2008 6:48:07 (3090 letture) |
di Eugenio Benetazzo
Il miglior investimento che possiate fare nei prossimi semestri è acquistare azioni di società che producono e vendono camper e roulotte. Perchè ve ne sarà sempre più bisogno. Lasciatemi raccontare la ingloriosa fine che ha cambiato profondamente la vita del mio collega corrispondente da Londra, L. Tessaro, che tra di noi analisti chiamiamo scherzosamente in amicizia Tex.
Tex ha ricoperto il ruolo di Credit Strategist per una prestigiosa banca d'affari, vivendo e lavorando per quasi cinque anni nella City, il famoso distretto finanziario indipendente di Londra, il kilometro quadrato più costoso al mondo in cui banche, fondi di investimento e grandi investitori istituzionali decidono le sorti di popolazioni e nazioni nel pieno rispetto dell'unico dio a cui prostrarsi: il profitto indiscriminato.
Tex era (ma è tuttora) un grande analista, siamo stati spesso in videoconferenza assieme a colleghi statunitensi ed inglesi: in più occasioni mi ha dato spunti operativi da sviluppare durante i miei shows finanziari. Ma adesso Tex vive in camper da quasi due mesi: la banca per la quale lavorava, un colosso del sistema bancario mondiale, soffre, sta male, vacilla, è in agonia finanziaria ed ha per questo iniziato a ristrutturarsi per ottimizzare i costi di gestione industriale al fine di sopportare l'implosione del più grande bubbone finanziario della storia economica, che presto affosserà per sempre i già malconci bilanci bancari. Tex è una delle prime vittime colpite senza molto preavviso dalla soluzione finale messa in atto nella City: licenziamenti di massa senza tanti pensieri.
Tex vive in un camper che ha preso a noleggio a lungo termine perchè in questo momento non si può più permettere di pagare le rate ... |
|
| Economia : Decrescita o impoverimento? |
| Inviato da Redazione il 6/5/2008 9:25:27 (3232 letture) |
di Marco Cedolin
La stima dell’indicatore dei consumi di Confcommercio (Icc) resa nota ieri mette in evidenza un calo dei consumi dello 0,7% nel primo trimestre del 2008, mentre lo scorso mese di marzo registra un –1,7% rispetto al marzo 2007. I risultati di un’indagine condotta dal Dipartimento di sociologia economica dell’Università di Messina, pubblicati su Repubblica, raccontano di “un’inflazione reale” più che raddoppiata nel corso degli ultimi 4 anni.
Come conseguenza di una situazione sempre più drammatica, in questa Italia che anziché rialzarsi, secondo i dettami degli spot elettorali, sta affossandosi sempre più sulle ginocchia, le famiglie italiane in crescente difficoltà stanno cambiando le proprie abitudini. Ripiegano per i propri acquisti sui negozi cinesi (soprattutto per quanto concerne l’abbigliamento) e scelgono prodotti di scarsa qualità, fanno scorte alimentari seguendo le offerte promozionali dei discount e coltivano il pezzo di terreno ricevuto in eredità dal nonno per avere frutta e verdura di buona qualità a basso costo.
Molte volte quando scrivo o parlo di decrescita, qualcuno di fronte al progressivo impoverimento delle famiglie italiane sottolinea che la decrescita è già in atto ...
|
|
| Economia : Come si genera una crisi finanziaria? |
| Inviato da Ashoka il 5/4/2008 11:40:00 (6135 letture) |
di Marco Bollettino
La bolla immobiliare negli Stati Uniti e la crisi dei mutui subprime hanno fatto tornare alla ribalta il pensiero di un economista, Hyman Minsky, che aveva elaborato un'interessante teoria sull'instabilità innata delle economie capitaliste.
La tesi di Minsky è che l'economia capitalista, durante i periodi di prosperità tenda da sola a diventare instabile ed a generare quelle bolle speculative il cui scoppio porta alla inevitabile crisi finanziaria.
La spiegazione suona più o meno così: quando le cose vanno bene, per chi è impegnato nelle aree più remunerative dell'economia, diventa molto appetibile indebitarsi. In sostanza più ci si indebita e si investe nel settore favorevole più si fanno soldi. Poiché l'economia sembra solida e le finanze dei debitori sembrano essere in buona salute, anche le banche sono meno restie a concedere prestiti.
Col passare del tempo i debiti si accumulano ed iniziano ad aumentare più dei profitti con i quali i debitori intendono ripagarli. Si arriva quindi ad un punto di non ritorno (Minsky moment)... |
|
| Economia : Cosa ci dice il prezzo dell'oro |
| Inviato da Redazione il 1/4/2008 10:20:00 (11875 letture) |
"La migliore metafora per descrivere la nostra "attrazione" verso un governo che spende, si indebita e crea inflazione, è quella di un tossicodipendente cosciente che se non smette morirà, ma che non riesce a smettere, a causa dell'alto prezzo da pagare per superare la dipendenza."
di Ron Paul
La stampa finanziaria ed i TG dei grandi network hanno cominciato a riportare regolarmente le quotazioni dell'oro. Per venti anni, dal 1980 al 2000, il prezzo dell'oro è stato citato solo raramente: c'era poco interesse, ed il prezzo tendeva a scendere o al più ad essere stabile.
Tuttavia, dal 2001, l'interesse verso l'oro è andato crescendo rapidamente, di pari passo con il suo prezzo: con una quotazione che oggi supera i 1.000 $ l'oncia, c'è molta più gente interessata all'oro come bene d'investimento ed indicatore economico. Si possono trarre utili indicazioni, se si comprende il significato del rialzo delle quotazioni in dollari dell'oro.
L'incremento del prezzo dell'oro, dai 250 $ all'oncia del 2001, fino agli oltre 1.000 $ di oggi, ha attratto investitori e speculatori sul mercato dei metalli preziosi. Sebbene molti abbiano realizzato discreti profitti, l'acquisto di oro di per sé non dovrebbe essere considerato ed ambito come un buon investimento. Dopotutto, l'oro non frutta interessi e la sua qualità non muta nel tempo: è statico, e non cresce, al contrario di ogni altro solido investimento.
Sarebbe più esatto dire che si dovrebbe investire in società minerarie nel campo dell'oro o dell'argento, ...
|
|
| Economia : "Money, Banking and the Federal Reserve" (video) |
| Inviato da Redazione il 23/2/2008 10:50:00 (12332 letture) |
Cos'è la moneta? Perchè si è diffusa in modo così capillare? Cos'è l'inflazione? Chi la provoca, chi la subisce? Perchè accadono cicli continui di "boom" e recessioni? Come mai ultimamente sono così frequenti ed intensi? Perchè il denaro, diversamente da altre merci comuni, è posto sotto stretto controllo di banche centrali e governi? Che conseguenze hanno le loro decisioni sul nostro stipendio?
La materia economica è forse la più complessa e fluida in assoluto nel mondo, poichè riguarda praticamente tutti gli aspetti più importanti della vita su questo pianeta: dal lavoro, al salario, al commercio, al costo della vita, agli investimenti, agli equilibri fra i vari paesi ... arrivando in certi casi a determinare addirittura – come vedremo - lo stato di guerra o di pace fra diverse nazioni nel mondo.
Nel corso dei secoli diverse scuole di pensiero hanno cercato di sintetizzare al meglio questa complessa dinamica, proponendo nel contempo quelle che secondo loro sono le soluzioni migliori per ovviare ai problemi più evidenti, causati da certi squilibri che faticano ad essere rimossi proprio perchè basati sulla percezione comune che “non possa essere altrimenti”.
Il filmato che presentiamo, da noi tradotto e sottotitolato, riassume i principi su cui è basata la cosiddetta “Scuola Austriaca”, della quale Murray N. Rothbard (1926–1995) è stato uno degli esponenti più importanti.
Seguendo il solco della tradizione liberista, la Scuola Austriaca si pone come alternativa radicale... |
|
| Economia : Truffe e derivati |
| Inviato da Redazione il 14/2/2008 7:50:00 (8578 letture) |
di Marco Bollettino
Dopo lo scandalo delle obbligazioni Cirio e Parmalat e dopo la truffa dei bond argentini, le banche italiane, in testa Unicredit, sono di nuovo protagoniste in negativo, questa volta per la truffa dei cosiddetti “strumenti derivati”
Ma cosa sono questi strumenti derivati?
Il termine “derivato” va a coprire una vastissima tipologia di contratti i quali hanno però tutti una caratteristica in comune: derivano il loro valore di mercato da quello di un altro bene (azioni, indici tassi di interesse, valute), che viene chiamato sottostante.
Un esempio di derivato è l’opzione put: è un contratto che, per una modica cifra, vi permette di fissare oggi il prezzo a cui potete vendere un’azione nel prossimo futuro.
Esempio: Oggi il prezzo delle azioni Fiat è di 10 euro ma temiamo che nei prossimi tre mesi possa scendere e vogliamo tutelarci in qualche modo. Acquistiamo allora per 50 centesimi una opzione put che ci permetterà, nei prossimi tre mesi, di vendere l’azione Fiat al prezzo che ha oggi, indipendentemente dalla sua quotazione di mercato.
Ovviamente, se il prezzo sale, non eserciteremo l’opzione ma questa ci consente di limitare le perdite, fungendo quindi da assicurazione, nel caso in cui invece il prezzo del titolo scenda. (*).
La parola chiave è assicurazione: questi contratti sono infatti stati pensati ... |
|
| Economia : Apre la Iran Oil Bourse. O almeno, vorrebbe. |
| Inviato da Redazione il 7/2/2008 12:50:00 (5188 letture) |
Con l’annunciata apertura (non è la prima, peraltro) nel Golfo Persico della “Borsa del Petrolio”, dove si potranno fare acquisti direttamente in Euro e altre valute, anche i più creduloni dovrebbero comprendere che l’unica vera arma di distruzione di massa che abbia mai posseduto l’Iran è la sua capacità di mettere in ginocchio in qualunque momento la moneta americana. Ma proprio ora che è stato dato l’annuncio, alcuni cavi sottomarini in quella zona stanno subendo una curiosa sorte, che ha obbligato gli iraniani a posporre nuovamente la data di apertura.
Sulle possibili conseguenze della Borsa del Petrolio riportiamo un articolo del 2006 di Krassimir Petrov, professore di macroeconomia all’università americana in Bulgaria, che pare oggi particolarmente profetico.
Lo scambio di petrolio proposto dall'Iran - di Krassimir Petrov
1) Le economie degli Imperi
Uno stato-nazione tassa i propri cittadini, mentre un impero tassa gli altri Stati-Nazione. La storia degli imperi, da quello greco a quello romano, da quello ottomano a quello inglese, insegnano che l'economia di ogni singolo impero si basa sulla tassazione delle altre nazioni. L'abilità imperiale di tassare ha costruito una sempre migliore economia e un sempre migliore esercito. Una parte delle tasse andavano a migliorare gli standard di vita dell'impero, l'altra parte andava a migliorare l'esercito che serviva a rafforzare la raccolta di tasse.
Storicamente, le tasse si sono sviluppate in varie forme, dall'oro all'argento, dai soldi, agli schiavi, al bestiame e alle risorse agricole. L'impero domandava e lo stato consegnava e la tassazione era sempre diretta. Lo stato assoggettato consegnava direttamente le merci all'impero.
Per la prima volta nella storia, nel 20° secolo, l'America era stata in grado di tassare indirettamente, attraverso l'inflazione. Non forzava il pagamento diretto delle tasse come gli imperi predecessori, ...
|
|
| Economia : Cos'è veramente l' "inflazione"? |
| Inviato da Redazione il 18/1/2008 7:40:00 (28466 letture) |
di Marco Bollettino Quante volte avete sentito parlare di “pericolo inflazione” nelle ultime settimane? Moltissime, vero? E se qualcuno vi chiedesse che cos’è, esattamente, l’inflazione? Probabilmente la risposta sarebbe questa: ”L’ inflazione è l’aumento continuo e generalizzato del livello dei prezzi” Questa è la definizione più accettata e diffusa al giorno d’oggi ma, come vedremo, è ingannevole ed imprecisa. La cosa è evidente non appena ci si domanda quali siano le cause dell’inflazione. Secondo quanto hanno riportato i giornali ad ottobre il rischio inflazione era dettato dall’aumento del prezzo del pane e della pasta., a novembre era invece la benzina. a “far correre” l’inflazione mentre a dicembre il governatore della Banca Centrale Europea, ... |
|
| Economia : Hollywood e il futuro dell'economia americana |
| Inviato da Redazione il 15/1/2008 10:00:00 (3240 letture) |
Una volta stavo seduto di fronte a un famoso produttore italiano, che a Hollywood è diventato una vera e propria leggenda. Mentre stavamo chiacchierando arrivò la telefonata di un pezzo grosso della Paramount, che era tutto agitato perché non riusciva a chiudere il contratto con Tom Cruise per un film importante. Il produttore lo mise in attesa, chiamò Tom Cruise su una seconda linea, e si mise a patteggiare direttamente con lui. In pochi secondi convinse l’attore di avere davanti il ruolo più importante della sua carriera, e si accordò con lui per un compenso di 9 milioni di dollari. Tornò sulla linea principale, e disse al boss della Paramount: “Tom ha detto che per nove milioni e mezzo il film lo fa”. L’uomo della Paramount lo ringraziò felice, e appese il telefono. Il produttore mi guardò e disse: “Ho appena guadagnato mezzo milione di dollari. Dunque, dicevamo?” Cifre di questo genere, che possono sembrare spaventose, a Hollywood rappresentano la normalità. Questo è potuto avvenire grazie alla crescita abnorme che ha avuto il cosiddetto star system negli ultimi 30 anni. Fino agli anni ‘70, il cinema americano era stato un prodotto destinato principalmente alla distribuzione nazionale, che recuperava poi dai mercati esteri le cosiddette “noccioline”. Un film cioè doveva essere in grado di andare in attivo grazie alla sola distribuzione nazionale, mentre eventuali vendite estere rappresentavano per gli investitori del semplice “grasso che cola”.
Ma da quando siamo entrati nel villaggio globale, il mercato potenziale si è improvvisamente decuplicato, mentre le majors americane sono riuscite ad imporre in tutto il mondo ... |
|
|
|
|
 |
|
 |
|