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storia & cultura : Propaganda: se la conosci la eviti
Inviato da Redazione il 24/10/2014 21:20:00 (9728 letture)

di Federico Povoleri

Che ci piaccia o no tutti, nessuno escluso, siamo condizionati dalla propaganda, e molto spesso quelle che consideriamo le nostre opinioni ci sono state in realtà costruite addosso da altri. I nostri atteggiamenti e il nostro modo di vedere le cose sono spesso il frutto di una manipolazione incessante, di cui non abbiamo alcuna percezione cosciente.

La propaganda non è, come molti credono, qualcosa di vago e indefinito, ma si tratta di una vera e propria scienza, con leggi e regole ben scandite. Un manuale di istruzioni, che applicato scrupolosamente fa girare il motore. Una guida che, seguita passo passo, fa ottenere le migliori prestazioni da quel motore.

E colui che ha scritto quel manuale, che viene scientificamente applicato a tutt'oggi, è considerato uno dei 100 uomini più influenti del XX secolo, anche se pochissimi lo conoscono.

Stiamo parlando di Edward Bernays, il nipote di Sigmund Freud emigrato a New York verso la fine del 1800. Di origine ebraica, Bernays fu amico di Franklin Roosevelt e della First Lady, ...

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storia & cultura : Rashomon - di Akira Kurosawa
Inviato da Redazione il 9/10/2014 17:46:15 (6786 letture)

Un capolavoro assoluto della storia del Cinema. Da tenere sempre presente, per tutti coloro che si dedicano alla ricerca della verità.


Voto: 9.00 (4 voti) - Vota questa news - Leggi tutto... | 55 commenti OK Notizie
storia & cultura : Gary North: revisionismo bellico
Inviato da Redazione il 6/10/2014 18:41:40 (5630 letture)

di Giorgio Venzo

Vi sarà forse capitato, durante un dibattito su avvenimenti storici contemporanei, di leggere sul viso altrui quell’espressione di disagio per il fatto di doversi confrontare con chi sta contestando punti chiave dell’interpretazione storica più diffusa.

Chissà quale sarebbe invece la loro espressione nell’apprendere quanto sfrontate e sistematiche siano le fallacie logiche e le falsità contenute nella storia, soprattutto quella economica, da cui attingono per formare le proprie opinioni ed azioni. Appare addirittura disarmante la modalità esplicita e quasi infantile con cui quelle verità sono nascoste o piegate alle esigenze dell’attuale monopolista dell’istruzione pubblica.

Nel video in calce, sottotitolato in italiano, Gary North lancia un appello a favore di un sano processo di revisionismo storico portando, come esempio di quel processo di distorsione, un episodio che ancora oggi costituisce per il grande pubblico il maggior ostacolo alla comprensione di un fatto storico di importanza rilevante.


Fonte

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storia & cultura : Testimonianza da Hiroshima
Inviato da Redazione il 6/8/2014 11:52:16 (6923 letture)

Ricorre oggi l’anniversario della bomba atomica sganciata su Hiroshima.

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storia & cultura : Ralph Renè: cos'è l'EBS
Inviato da Redazione il 29/7/2014 10:58:34 (9283 letture)

Ralph Renè è considerato uno dei padri della "teoria del moonhoax" (la tesi che i viaggi delle missioni Apollo siano stati dei falsi). Facendo seguito al libro di Bill Kaysing "We never went to the Moon", nel 1992 Renè ha pubblicato "NASA mooneed America", che significa "La NASA ha preso per il culo l'America" ("to moon", in slang, significa letteralmente "mostrare le chiappe").

Ben cosciente dei problemi a cui andava incontro, Renè ha dedicato l'introduzione del suo libro a quello che lui chiama EBS, il "sistema di credo emotivo" condiviso dalla maggioranza di una società, che rende molto difficile per chiunque accettare ipotesi che si trovino al di fuori di questo sistema.

Come noi ben sappiamo, non è un problema che riguarda soltanto i viaggi lunari.

Dal libro di Ralph Renè "NASA mooned America" - Introduzione

Quello che io chiamo il nostro sistema di credo emotivo, o EBS (Emotional Belief System)) è la somma complessiva della nostra filosofia interiore. Questa deriva, a sua volta, dalla somma complessiva delle nostre esperienze di vita. Le nostre filosofie individuali sono essenzialmente di tipo emozionale, poiché buona parte di ciò in cui crediamo non è necessariamente logico. Tali filosofie possono addirittura essere contraddittorie, ma nonostante questo noi prendiamo le nostre decisioni e governiamo la nostra vita in base ad esse.

Il nostro EBS ci viene impiantato durante l'infanzia tramite osmosi culturale e tramite asserzioni di tipo autoritario. Noi assorbiamo il modo di pensare della nostra società nello stesso modo in cui un giovane anatroccolo si fissa sul primo oggetto che vede muoversi dopo la nascita. [...]

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storia & cultura : La "diretta TV" dalla Luna
Inviato da Redazione il 22/7/2014 18:20:00 (13818 letture)



TESTO DEL VIDEO:

Le prime tre missioni lunari - apollo 11, 12 e 14 - avevano mandato sulla terra immagini televisive abbastanza scadenti. Ma a partire da Apollo 15 la tecnologia per le trasmissioni TV fu completamente rinnovata.

Non solo gli astronauti disponevano adesso del Rover, la cosiddetta jeep lunare, ma avevano anche una nuova telecamera a colori, che veniva montata direttamente sul rover, permettendoci così di seguire da vicino tutte le operazioni sul suolo lunare. [...]

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storia & cultura : "L'altra Dallas - Chi ha ucciso RFK?" (Film completo)
Inviato da Redazione il 5/6/2014 22:40:00 (6608 letture)

Oggi ricorre l'anniversario della morte di Robert Kennedy.

Questa è la versione integrale del film "L'altra Dallas - Chi ha ucciso RFK?"

Il perfetto omicidio del programma MK-Ultra.




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storia & cultura : 25 Aprile: liberati da noi stessi
Inviato da Redazione il 25/4/2014 10:32:04 (9705 letture)

Nel suo discorso sul 25 aprile di qualche anno fa, il presidente Napolitano ha detto che: “Il 25 aprile è non solo la festa della liberazione, è la festa della riunificazione dell’Italia. Dopo essere stata tagliata per 20 mesi in due, l’Italia si riunifica, nella libertà e nell’indipendenza. Se ciò non fosse accaduto, la nostra nazione sarebbe scomparsa dalla scena della storia, e se oggi siamo un paese democratico profondamente trasformato, fra i più avanzati in quell’Europa integrata che abbiamo concorso a fondare, è perché superammo i traumi del fascismo e delle guerra, recuperando libertà e indipendenza, ritrovando la nostra unità”.

Diciamo che non c’è un solo concetto, fra quelli espressi da Napolitano, che non possa essere legittimamente contestato.

Prima di tutto è l’idea stessa di “liberazione” che andrebbe ridiscussa alla radice, ...

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storia & cultura : In memoria di Cesco Ciapanna
Inviato da Redazione il 27/3/2014 21:30:00 (6602 letture)

di Gianni Elvezia

Questa mattina ho parlato con un amico che ancora legge Fotografare (o più correttamente Fotografare Novità [1]) e ho ricevuto la notizia della dipartita di Cesco Ciapanna.

Avevo cominciato a comprare alla fine degli anni '70 il mensile fondato nel 1967 e diretto fino ad una dozzina di anni fa da Cesco Ciapanna . Un mio amico lavorava in uno studio fotografico (ora come altri amici è passato prematuramente a miglior vita per un interesse troppo profondo e condiviso dalle persone più interessanti di quegli anni nell'alcool) e a casa aveva la collezione completa di Fotografare. Erano gli anni in cui mi interessavo attivamente di fotografia, un hobby costoso che non mi potevo permettere, anche perché si sovrapponeva ad un'altra miriade di hobby costosi che già praticavo e per cui, incredibilmente, trovavo sempre il tempo (bella gioventù...) ma non i soldi. Mi interessavo anche di iconografia ed altre stranezze varie ed assortite così che nella mia libreria costantemente in stato di ricompilazione per la vendita periodica dei libri allo scopo di finanziare qualche hobby - e per i miei frequentissimi traslochi traumatici - non mancavano fascicoli come quelli di Phototeca [2]e pubblicazioni alternative situazioniste underground sullo stile di Ma L'Amor Mio non Muore [3]. Il mio amico mi rivelò che il direttore, Ciapanna, che lui aveva incontrato in occasione di una mostra, era un personaggio singolarmente stimolante e che le sue imprese editoriali non si limitavano certo alla rivista di fotografia, anzi.

Così cominciai a diventare un Ciapannista convinto. Lessi in una seduta il suo libro Marihuana e Altre Storie [4] e divorai il libro di John Marco Allegro Il Fungo Sacro e la Croce [5] che lui aveva tradotto e stampato per la casa editrice sua omonima. La mia ricerca e l'appetito per altre pubblicazioni fuori dall'usuale divennero frenetiche, ...

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storia & cultura : Hyperion
Inviato da Redazione il 15/3/2014 19:30:00 (6290 letture)



di Massimiliano Paoli

“Talvolta i Titani erano considerati figure primitive e selvagge, al limite della crudeltà mostruosa: divinità imperfette che regnavano con la forza, non con la sapienza e la giustizia di Zeus. [...] Alcuni però pensavano che questi antichi dei possedessero una loro giustizia, più mite e modesta rispetto a quella degli olimpi, e in fondo più benevola nei confronti dell'umanità”(1).

Non fatevi ingannare, questa storia ha ben poco di mitologico.

Questa storia parla di un passato recente che ancora oggi si fatica a raccontare nella sua sconosciuta interezza (sconosciuta per noi comuni mortali); questo anche grazie alle complicità dell’industria dell’informazione che da sempre si diletta a gestire il teatrino delle pseudo verità occultando, per motivi più o meno leciti, la complessità di certi fenomeni storici in cui i contorni dei personaggi sono chiari ma al tempo stesso enigmatici e sfuggenti, dove le comparse, spesso scambiate per protagonisti (e viceversa), sembrano guidate da un’immortale regia che cambia volto ma non scopo: l’uso del terrore per influenzare le masse.

Questa è la storia del “cervello parigino” delle Brigate Rosse, Hyperion. La vulgata comune fa cominciare questa narrazione nel lontano 1968, ...

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storia & cultura : L'affaire Moro: un caso mai risolto
Inviato da Redazione il 15/3/2014 17:50:00 (746 letture)



di Massimiliano Paoli

"Le Br, realizzando l'impresa di via Fani, perseguivano anche lo scopo di affermare la propria egemonia su tutto lo schieramento eversivo ed erano quindi interessate a costruire per la propria organizzazione una immagine di altissima e autonoma efficienza, immagine che una presenza straniera avrebbe invece offuscato. Se ne trova conferma nella risoluzione strategica n.6, laddove orgogliosamente si afferma che «in via Fani, non c'erano misteriosi 007 venuti da chissà dove, ma avanguardie politiche tempratesi nella lotta della classe operaia e addestrate nei cortili di casa»". Dalla relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla strage di via Fani, sul sequestro e l'assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia, 28 giugno 1983.

Roma, giovedì 16 marzo 1978, ore 9.02: "Un commando di terroristi, appostato in via Fani all'incrocio con via Stresa, apre il fuoco sulla scorta del presidente della Dc, on. Aldo Moro, uccidendo Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera [e] Francesco Zizzi [...]. Il commando, sterminata la scorta e prelevato Moro illeso dalla sua auto (una Fiat 130), carica l'ostaggio su una Fiat 132 blu e si dilegua"(1).

Inizia così quello che è stato definito già nel lontano 1978 da Leonardo Sciascia, "l'affaire Moro": ovvero quell'insieme di eventi che per decenni hanno spaccato in due l'opinione pubblica italiana e internazionale.

Due le principali correnti di pensiero che si sono scontrate ...

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storia & cultura : L'affaire Moro: un caso mai risolto
Inviato da Redazione il 15/3/2014 17:50:00 (2227 letture)



di Massimiliano Paoli

"Le Br, realizzando l'impresa di via Fani, perseguivano anche lo scopo di affermare la propria egemonia su tutto lo schieramento eversivo ed erano quindi interessate a costruire per la propria organizzazione una immagine di altissima e autonoma efficienza, immagine che una presenza straniera avrebbe invece offuscato. Se ne trova conferma nella risoluzione strategica n.6, laddove orgogliosamente si afferma che «in via Fani, non c'erano misteriosi 007 venuti da chissà dove, ma avanguardie politiche tempratesi nella lotta della classe operaia e addestrate nei cortili di casa»". Dalla relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla strage di via Fani, sul sequestro e l'assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia, 28 giugno 1983.

Roma, giovedì 16 marzo 1978, ore 9.02: "Un commando di terroristi, appostato in via Fani all'incrocio con via Stresa, apre il fuoco sulla scorta del presidente della Dc, on. Aldo Moro, uccidendo Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera [e] Francesco Zizzi [...]. Il commando, sterminata la scorta e prelevato Moro illeso dalla sua auto (una Fiat 130), carica l'ostaggio su una Fiat 132 blu e si dilegua"(1).

Inizia così quello che è stato definito già nel lontano 1978 da Leonardo Sciascia, "l'affaire Moro": ovvero quell'insieme di eventi che per decenni hanno spaccato in due l'opinione pubblica italiana e internazionale.

Due le principali correnti di pensiero che si sono scontrate ...

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storia & cultura : Perché non si può dire la Verità (2a parte)
Inviato da Redazione il 2/2/2014 19:20:00 (8879 letture)

[continua dalla 1a parte]

Intervistato il 19 marzo del ‘92 da Augusto Minzolini per "La Stampa", “lo squalo” ebbe modo di argomentare la sua tesi riguardo al progetto di destabilizzazione e ai suoi presunti mandanti.

[Minzolini:]On. Sbardella ci crede davvero a questa storia del piano di destabilizzazione?

[Sbardella:]Qui dovrebbero finirla di essere tutti ciechi. Bisogna partire da un fatto: in Italia non c'è, non esiste, per ora, un'alternativa alla Dc. Eppure c'è un attacco concentrico a questo partito che ha come risultato la frantumazione della geografia politica di questo paese in tanti piccoli partitini, o, peggio, una sempre maggiore astensione dal voto. Così si creano le condizioni peggiori per governare e quando non si governa qualcuno può sostituirsi ai partiti e tentare la svolta autoritaria. Chi potrebbe volerla? Ad esempio chi non vuole l'Europa: gli americani insieme ad alcuni gruppi industriali, che non si sentono preparati a questo passo. Ecco a cosa serve la destabilizzazione.

[Minzolini:]Dice che dietro alla destabilizzazione ci sono gli Usa e alcuni gruppi economici?

[Sbardella:]Gli americani non nascondono questa loro ostilità verso l'unità europea, specie dopo la fine del comunismo. Del resto quel documento del Pentagono che vuole impedire la nascita di una nuova superpotenza che faccia ombra agli Usa, mi pare abbastanza eloquente.


Sbardella si riferisce al "Defense Planning Guidance": un progetto del Pentagono reso noto dal "New York Times" l’8 marzo del 1992. Il testo, scritto principalmente da due dei massimi esponenti del mondo neoconservatore americano, ...

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storia & cultura : Perché non si può dire la Verità (1a parte)
Inviato da Redazione il 2/2/2014 19:00:00 (9801 letture)

di Massimiliano Paoli

24 ottobre 1990. Giulio Andreotti davanti al parlamento italiano e al mondo interno rivela l’esistenza di Gladio, struttura nata da accordi bilaterali con gli Stati Uniti il cui scopo ufficioso era quello di fronteggiare un’eventuale invasione dell’Armata rossa. Così facendo, il 7 volte presidente del Consiglio innesca un meccanismo che entro poco tempo darà in pasto all’opinione pubblica internazionale tutte le reti stay-behind sparse nell’Europa occidentale.

Le reazioni dal vecchio e dal nuovo continente non si fanno attendere. A detta del generale Paolo Inzerilli, capo della rete clandestina italiana dal 1974 al 1986, i cugini francesi erano “incavolati per le nostre rivelazioni” mentre gli statunitensi volevano sapere fino a che punto l'organizzazione Gladio fosse stata “sputtanata”.

E’ forse questo l’inizio della fine dello strapotere di Giulio Andreotti ?

Un dato interessante: tre giorni dopo le rivelazioni di Andreotti (il 27 ottobre 1990) esordisce in Italia una nuova sigla terroristica, la Falange Armata.

Questa sigla (dietro cui hanno operato alcuni elementi mai identificati del nostro servizio segreto militare) si renderà protagonista di una delle più grandi “intuizioni” nella storia della nostra Repubblica.

Il 21 giugno del 1991, quando Cosa Nostra non aveva ancora deciso di attuare un piano d’attacco frontale allo Stato (messo poi in atto qualche mese dopo), in quanto stava ancora aspettando il “buon” esito del Maxiprocesso giunto ormai in Cassazione, la Falange recapitò all’agenzia ANSA di Firenze un comunicato in cui si anticipavano di ben 9 mesi tutti i luoghi delle future azioni terroristiche della mafia e della famigerata "banda della Uno bianca".

Nel comunicato in questione si legge che "città e regioni di particolare significato politico e strategico saranno considerate Milano, Roma, la regione Emilia Romagna e la Sicilia".

Ora, dando per buono che dietro alla Falange ci fossero elementi dei Servizi, ...

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storia & cultura : RFK e Nelson Mandela
Inviato da Redazione il 8/12/2013 18:10:00 (7157 letture)

Mentre i giornalisti di mezzo mondo continuano a ripetere come un mantra l'eulogia - ormai già stereotipata - di Nelson Mandela, ben pochi ricordano un evento che ebbe luogo in Sud Africa oltre quarant'anni fa: la visita, inattesa ed improvvisata, di Robert Kennedy.

Nonostante nel 1966 Robert Kennedy fosse un senatore degli Stati Uniti, era stato invitato in Sud Africa dall'Università di Cape Town in forma privata. Ai governanti di allora infatti interessava poco un senatore americano che aveva lottato apertamente, nel proprio paese, per i diritti civili. Ma Kennedy riuscì comunque a trasformare questo suo viaggio privato in un evento politico di grande importanza.

Erano gli anni più bui dell'apartheid, un periodo nel quale la repressione da parte dei bianchi aveva raggiunto le massime vette, con rastrellamenti sistematici, arresti di massa ed esecuzioni sommarie.

Nelson Mandela era uno dei giovani leader neri finiti in prigione, ed era stato condannato all'ergastolo. Quasi nessuno sapeva chi fosse, e Mandela era destinato a finire i suoi giorni nell'oblio della storia.

Ma c'era già qualcuno, venuto da lontano, che aveva saputo dare voce a quella che sarebbe in seguito diventata l'anima del movimento che avrebbe portato alla definitiva cancellazione dell'apartheid.

In Sud Africa Robert Kennedy tenne cinque discorsi, in cinque università diverse, sempre davanti ad un pubblico fatto esclusivamente di bianchi. Quella che segue è una sintesi di due dei cinque discorsi: il primo, tenuto a Cape Town, e l'ultimo, tenuto due giorni dopo a Johannesburg. Questo video ritrae l'introduzione di Kennedy al suo primo discorso (vedi testo a seguire).



Dal discorso di Cape Town, 6 giugno 1966

Sono qui, questa sera, a causa del profondo interesse ed affetto che provo per una terra che fu colonizzata dagli olandesi a metà del 17º secolo, che fu poi presa in mano dai britannici, e che divenne finalmente indipendente. [...]

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