LE GRANDI DICOTOMIE

Data 18/3/2004 0:37:17 | Categoria: analisi

LE GRANDI DICOTOMIE NEL CONFLITTO POLITICO DEL NUOVO SECOLO



di Fabio de Nardis



Negli Stati Uniti, i telegiornali e gli organi di stampa aprono
regolarmente con le notizie dal mondo e ne danno una interpretazione
affatto peculiare. Al momento sono due le questioni di maggiore
interesse: la Guerra in Iraq e le dinamiche di cambiamento politico nei
paesi della sfera occidentale. Due fatti a mio avviso connessi.



È ormai innegabile che l’adesione o meno a quella Guerra
scellerata è divenuta una variabile che discrimina i livelli di
consenso alle classi dirigenti occidentali. Shroeder, da tempo in crisi
e malgrado i limiti della sua politica economica, viene riconfermato
Cancelliere su una piattaforma programmatica che lo vede fermo
oppositore accanto alla Francia di Chirac all’intervento bellico in
Medioriente. Per la ragione contraria, Blair in Gran Bretagna...



... è da mesi sotto il tiro dei media e dell’opinione pubblica
con l’accusa di aver mentito alla Nazione sulla questione delle armi di
Saddam (c’è maggior onta per un leader politico?). I socialisti
di Zapatero stravincono le elezioni in Spagna con un programma
pacifista, malgrado il grave attentato dell’11 Marzo che avrebbe potuto
favorire Aznar e i popolari. Berlusconi, in Italia, si prepara ad
affrontare una piazza gremita che lo accuserà di essere
subalterno ai piani imperialistici del governo americano. E infine Bush
non riesce ha dare seguito al suo progetto di esportazione globale
dell’American Way of Life e per questo è accusato di
incompetenza dai suoi stessi consiglieri. Come scrive Eddie Mahed Jr.,
un esperto di strategia politica del Republican National Committee,
Bush non è riuscito a creare nuovo lavoro, non è riuscito
ha trovare le armi di distruzione di massa attorno a cui aveva
articolato il suo teorema della Guerra preventiva, e infine non riesce
a rispondere in maniera efficace alle accuse del suo avversario
democratico che ha ormai intrapreso una campagna di aggressione nei
suoi confronti che sembra raccogliere il consenso degli americani.
Insomma, gli effetti di questa Guerra sembrano ritorcersi contro chi
l’ha voluta e sostenuta, facendo emergere una inedita società
civile globale che sembra ormai in grado di determinare cambiamenti
sociali significativi indipendentemente dalle strategie delle classi
politiche istituzionali. Il movimento pacifista si è fatto da
tempo potere costituente che non intende diventare potere costituito ma
riesce a muoversi con disinvoltura su una dimensione transnazionale
alternando antagonismo e cooperazione, a seconda delle contingenze
politiche e degli obiettivi della protesta.



Nello stesso tempo, esso mette in luce i limiti della politica
istituzionale nella sua forma partitica e nazionale laddove essa si
mostra subalterna alle dinamiche globali di una ideologia neoliberale
che produce nuove forme di disuguaglianza e sfruttamento e sovente si
serve del potere militare degli Stati per poter estendere la propria
sfera d’influenza. Si sono ormai definite le grandi dicotomie su cui si
articolerà il conflitto politico del nuovo secolo. Guerra e
Pace; Efficienza e Solidarietà; Disuguaglianza e Uguaglianza;
Potere imperiale e Contropotere.



Fabio de Nardis



VAI A:  di Fabio De Nardis



Professore di Sociologia Politica all’Università di
Lecce, e professore di Scienze Politiche all’Orientale di Napoli,
Fabio de Nardis è attualmente alla UCLA (University of
California Los
Angeles), per un periodo di ricerca scientifica. Fabio de Nardis
è anche direttore della rivista (cartacea e on-line)  “il Dubbio”, una pubblicazione internazionale di analisi politica e sociale.





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