Sturmtruppen con la fiamma sul berretto

Data 21/7/2003 1:04:00 | Categoria: Iraq

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Sturmtruppen con la fiamma sul berretto

di Marco c.

L'Iraq ha sopportato trent' anni di dittatura, dodici di embargo, l'invasione americana, i bombardamenti, i saccheggi, la mancanza d'acqua, occoreva davvero aggiungere a siffatte catastrofi anche l'arrivo dei carabinieri?
Il parlamento Italiano ha ritenuto di si, quando ad Aprile ha avallato l'invio dei rambo con la banda rossa sui pantaloni, seguendo la consueta logica "dell'armiamoci e partite".
Naturalmente, come ogni medicina, anche le "fiammelle" dispensatrici di ordine, terapia del manganello e pistolettate alla rinfusa vanno prese a piccole dosi.
Dei 350 eroi, sembra preposti alla sicurezza della semi sconosciuta cittadina di Al Nassirvah o dell'ancor più piccolo centro di Dhi Oar, sono partiti in 14, belli, giovani, forti e nei secoli fedeli.

Sono partiti, senza paura per uno scopo tanto nobile quanto incomprensibile, proteggere l'installazione a Baghdad di un ospedale da campo non richiesto da nessuno e giudicato inutile perfino dalla croce rossa internazionale, ma fortemente voluto dal governo Berlusconi come atto di presenza italiano nella regione.
Il guaio è che gli indomiti cavalieri senza macchia e senza paura, hanno rischiato di essere proprio loro gli unici ospiti di quell'ospedale per effetto della disidratazione.
Dando ennesimo sfoggio di quello scarso acume che da sempre caratterizza i militi dell'Arma i 14 "robocop" del Tuscania al comando del tenente colonnello Paolo Coletta, nel maldestro tentativo di arrivare in Iraq prima dell'esercito, sono stati traditi da quella fretta che, si sa, non è mai buona consigliera, e hanno finito per ritrovarsi nella Baghdad appena "conquistata" privi di rifornimenti.
Mi pare di vederle quelle sette coppie (io leggo tu scrivi) quando, con l'orgoglio proprio del conquistatore e la fierezza che nasce da mille battaglie, si approssimano al desco per scoprire che non vi è nulla, ma proprio nulla da mettere sotto i denti.
Mi pare di sentire la furia belluina che li pervade tutti nella vana ricerca di un piatto di pasta al sugo, o almeno una fetta di salame, il fantasma di una bistecca, la foto di una frittura di mare...e invece solo il nulla, immangiabile, invisibile.
Come se non bastasse, per uno strano scherzo del destino anche le riserve d'acqua minerale sono andate a male e al fiore all'occhiello delle nostre forze armate non è rimasta altra alternativa che quella di chiedere aiuto agli americani.
E' triste dovere immaginare uomini tutti d'un pezzo, passati attraverso, anzi sopra le contestazioni no global, uomini abituati a non dover chiedere mai (eccezion fatta per i documenti), uomini che da sempre guardano gli altri direttamente negli occhi con aria di ostentata superiorità, prostrati dalla sete come naufraghi in un deserto, le labbra riarse, quelle divise sinonimo d'impettita arroganza divenute all'improvviso fornaci di calore.
E la fantasia corre su quegli sprovveduti carabinieri costretti a prostrarsi con vergogna di fronte ai soldati americani nel chiedere cibo e acqua, carabinieri corsi fin quaggiù in tutta fretta per ristabilire l'ordine perduto, con la fermezza e competenza che da sempre gli appartiene (chi era a Genova non potrà che confermarlo) e ritrovatisi ad assalire i camion degli aiuti umanitari, alla stessa stregua degli assediati di Bassora.
Naturalmente di fronte agli alti obiettivi della missione questi sono accadimenti di secondaria importanza, come risulta poco importante il fatto che gli americani, in virtù della scarsissima considerazione in cui tenevano i nostri uomini, li abbiano fatti aspettare tre giorni, prima di scortarli malvolentieri da Kuwait city.
L'impressione in chi, sconcertato apprende queste notizie, è che si tratti solo del prologo, non osando immaginare a quali livelli di fantozziano senso del ridicolo si giungerà adesso con l'apporto degli altri 336 commilitoni.
In effetti, per non far torto a nessuno, ridicola è apparsa sin dall'inizio tutta la vicenda inerente l'invio di un nostro contingente in Iraq.
Il governo Berlusconi, dopo essersi schernito per tutta la durata del conflitto dietro la farsa di una "non belligeranza immaginaria" ha deciso, con l'avvallo dei “silenti” di Montecitorio il cambio repentino della nostra "politica coloniale" non appena gli alleati americani hanno fatto ingresso in Baghdad.
Farsesca è apparsa la decisione d'inviare tremila uomini, non richiesti da nessuno e disancorati da eventuali iniziative dell'Onu e dell'unione Europea.
Rocambolesco è stato il tentativo di camuffare l'invio dei 3000 uomini in armi (a un costo che si aggirerà sui 350 milioni di euro per i soli primi sei mesi) sotto le mentite spoglie di una missione umanitaria a protezione degli aiuti,che non avrebbe avuto obiettivamente ragione di esistere.
Non ci resta dunque che aggrapparci a un sottile filo di speranza, quella che il paese dove i nostri eroi saranno stanziati, ovviamente sotto comando Inglese, sia piccolo, ma veramente molto piccolo. Mi direte che in questo caso la gente mormora, ma almeno a mormorare saranno poche persone e grandi danni non ne potranno fare.






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