LA VERITÀ, LA BUGIA, E I NOSTRI "SCIVOLI" MENTALI
Quando scrivemmo "Quando nostra madre, nostra sorella, oppure nostro figlio resteranno spappolati dentro un autobus", naturalmente non sapevamo che fra le vittime delle esplosioni di Londra ci fosse anche una nostra connazionale, Benedetta Ciaccia. "A quel punto - ci chiedevamo - feriti a morte dal dolore che finalmente ci ha raggiunto, che finalmente abbiamo conosciuto da vicino, cosa faremo? Ce la prenderemo ciecamente col primo marocchino che troviamo per strada, o ci chiederemo davvero cosa c'è dietro, e a chi giova, tutto questo orrore meticolosamente programmato?"

Ebbene, per quanto in misura ridotta, una piccola risposta a quelle domande già l'abbiamo avuta. La notizia della morte di Benedetta, della morte di "uno di noi", ha risvegliato in noi un'ulteriore fiammata di indignazione verso gli assassini di Londra. L'idea di poterli avere sottomano, ...

… e di ridurli uno per uno a pezzettini grossi come coriandoli, ci ha probabilmete attraversato tutti, almeno per attimo. E deve essere stato difficile, in quell'attimo, evitare di sovrapporre all'ondata di rabbia l'immagine del ragazzo pakistano "con lo zainetto". Io stesso, lo confesso, ci sono cascato in pieno, prima di accorgermene con altrettanto orrore, e con spavento ancora maggiore.

Fritz Springmeier, una delle menti pensanti del Tavistock Institute (guardate che coincidenza, fra l'altro), sostiene che un certo condizionamento di massa può produrre nei nostri cervelli delle specie di passaggi obbligati, fissi, localizzati in punti cruciali del percorso mentale, che scattano in presenza di un certo stimolo, invariabilmente e sempre nello stesso modo. Il termine d'uso per questi meccanismi è "slides" (non nel senso di "diapositive", ma di scivoli, di imbuti, di condotte forzate) e sarebbe stato coniato dai ricercatori di scienze comportamentali della CIA. La funzione di questi "slides" sarebbe di mandare in cortocircuito le capacità analitiche del soggetto, una volta giunte in prossimità di certi argomenti specifici. Ad esempio - sostiene Springmeier - di fronte alla parola "cospirazione", nel soggetto scatta automaticamente una valenza negativa, di rifiuto incondizionato, che si associa all'oggetto del ragionamento, e che lo porta ad essere respinto senza ulteriori elaborazioni.

Questo si ottiene, naturalmente, tramite un martellamento continuo nel pubblico, attraverso la televisione e la carta stampata, in cui regolarmente ed immancabilmente il termine "cospirazione" venga associato alla negatività di un rifiuto tout court.

Riotta e Battisti non stanno fra noi per caso.

E' quindi evidente che qualche giornata di martellamento mediatico, nell'associazione mentale fra gli attentati di Londra e i volti dei 4 ragazzi pakistani, ha funzionato a dovere.

Alla prima fiammata di indignazione, che ha fatto scattare in me il processo mentale del "chi è stato? Se lo becco lo faccio a pezzi", sono velocemente giunto allo snodo cruciale, dove mi aspettava a piè fermo l'immagine del ragazzo con lo zainetto. Nonostante le infinite attenzioni, quell'immagine si era già talmente solidificata nel subconscio, che si è subito sovrapposta alle mie capacità analitiche e ne ha deviato il percorso, impedendomi di proseguire verso la "mia" conclusione. Mi sono invece trovato in caduta libera, nell'imbuto che mi conduceva direttamente a prendere il bastone ed incamminarmi pieno di rabbia verso la prima moschea che trovassi per strada.

Nel frattempo, grazie a quel "cortocircuito", avevo completamente saltato alcuni passaggi cruciali, come ad esempio il fatto che la versione ufficiale dei fatti non spiega in nessun modo, anzi contraddice platealmente, le dichiarazioni fatte da Peter Power alla Tv di Londra, la sera stessa del 7 Luglio. Come riconciliare, infatti, la presunta aleatorietà di questi attentati, lasciati in mano a 4 ragazzotti sen'arte nè parte, con la stupefacente coincidenza delle esercitazioni che ne replicavano le gesta fin nel minimo dettaglio?

Una delle due deve necessariamente escludere l'altra, visto che non può esistere un "fondamentalismo islamico" genuino, cieco e incontrollato come ce lo continuano a raccontare, che possa al contempo "interagire" con tale precisione con i servizi occidentali.

Ma alla dichiarazione di Peter Power abbiamo assistito coi nostri occhi, e sappiamo quindi che è un fatto assodato ed incofutabile. Che a portare l'esplosivo nello zainetto fossero invece quei ragazzi, ce lo hanno solo raccontato, mostrandoci prove labili ed incerte, all'interno di una versione ufficiale a sua volta piena di contraddizioni e di insensatezze. E ce lo hanno raccontato, guarda caso, proprio le stesse persone - gli inquirenti inglesi - che lavoravano fino a qualche tempo fa con Peter Power nei servizi segreti britannici.

Quale delle due voci bisognerebbe depennare, quindi, dall'equazione impossibile che abbiamo davanti? E perchè, in ogni caso, non l'abbiamo ancora fatto?

Forse il grande segreto di questa moderna democrazia, è quello di averci completamente irreggimentato, corpo e mente, nella piena convinzione di essere assolutamente liberi di agire e di pensare.

Massimo Mazzucco



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