Tesina sull'11 settembre - 2a parte


content="text/html; charset=windows-1252">
“Odiare i mascalzoni è cosa molto nobile”








style="text-align: left; width: 800px; margin-left: auto; margin-right: auto; font-family: Times New Roman;"
border="1" cellpadding="2" cellspacing="2">


lang="it-IT">Parte 2


lang="it-IT">La Pearl
Harbor del XXI
secolo


2.1
Introduzione


lang="it-IT"> Come spiegato nell’introduzione, è difficile far
filtrare un’informazione non allineata attraverso quegli stessi
media gestiti da soggetti che non hanno alcun interesse a farla
circolare. Questa è senz’altro la causa principale del
generale disinteresse alla valutazione critica riguardo le vicende
dell’11 settembre. Cause secondarie rivestono carattere
psicologico: alcune persone tendono scientemente a non informarsi o a
rigettare a priori alcuni o tutti i dubbi e gli approfondimenti sulle
vicende di quel giorno, forse per autocensura, forse per paura di
scoprire che i governi non hanno raccontato loro tutta la verità.
Solo attraverso la dettagliata ricostruzione degli eventi occorsi,
sorgerebbero spontaneamente innumerevoli interrogativi e legittimi
dubbi sulla versione ufficiale stilata dalsize="4"> National Commission on Terrorist Attacks Upon
the
United States
1 e dal National Institute of
Standards and
Technology (NIST)2,3,4,5


lang="it-IT"> Le numerose zone oscure, le omissioni, le contraddizioni
e le
assurdità messe all’atto da questi enti governativi
richiamano un passo de “I promessi sposi”, laddove
Manzoni entra in dettagli che si prestano in modo intercambiabile
alla descrizione delle circostanze correnti. La scena è tratta
dal secondo capitolo in cui Don Abbondio, non avendo il coraggio di
rivelare a Renzo la verità, e cioè che gli era stato
ordinato dai bravi di non celebrare il suo matrimonio, farcisce la
conversazione con le più disparate scuse e, in extremis, col
latino, lingua sconosciuta al povero Renzo. Non è difficile
trasportare questa scena ai giorni nostri: Renzo rappresenta il
popolo ingenuo che, chiedendo spiegazioni, viene rimpinzato e
travolto da una montagna di dati, grafici, numeri e concetti
appartenenti al linguaggio scientifico, a lui sconosciuto; ma
l’obiettivo principale era solo confonderlo. Infatti,
esaminando le conclusioni tratte dalle commissioni d’indagine,
ci si rende ben presto conto che sono insensate e assolutamente prive
di reale fondamento scientifico.


style="text-indent: 0.49in; margin-bottom: 0in;" align="JUSTIFY"
lang="it-IT"> Moltissimi e qualificati ricercatori indipendenti hanno
analizzato a
fondo la questione, ricostruendo una vasta e complessa ragnatela. Una
miriade di aspetti la cui esposizione esaustiva non può
essere compressa nello spazio che ci è concesso, per cui
verranno presentati in questo contesto solamente gli aspetti della
versione ufficiale rimasti ancora oggi irrisolti.


lang="it-IT"> Per comodità e semplificazione i fatti eclatanti legati
all’11 settembre possono essere suddivisi in quattro sezioni:
il Pentagono, il “quarto aereo”, il World Trade Center e i
terroristi.


2.2
Il
Pentagono


lang="it-IT"> Alle 08:56 di Washington, viene perso di vista dai radar
il volo
American Airlines 77, un Boeing 757 che si dirigeva a Los Angeles,
dopo che i dirottatori avevano spento il transponder. La rotta fu
invertita verso il Pentagono e dopo 41 minuti, alle 09:37, si
schiantò sulla facciata più a ovest del Pentagono alla
velocità di 850 km/h dopo aver colpito cinque pali della luce
e danneggiato un camion generatore parcheggiato di fronte alla
facciata. Secondo la ricostruzione ufficiale, l'aereo si schiantò
all'altezza del primo piano formando un angolo con la parete di circa
40° e avente un’angolazione rispetto al suolo di 5° a
sinistra. Dopo alcuni minuti, infine, la parete danneggiata, larga
circa 20 metri, crollò, ma alcune fotografie scattate subito
dopo l'impatto rivelano come il varco originario fosse di dimensioni
nettamente inferiori. Le vittime totali tra passeggeri e funzionari
del Pentagono furono 189.


lang="it-IT"> In seguito emersero foto e testimonianze che
contraddissero questa
versione dell’attacco al Pentagono. Di seguito sono illustrate
le principali incongruenze:


lang="it-IT">1) Alcune foto scattate pochi istanti dopo l’impatto
ritraggono
il prato antistante al punto di collisione intonso, senza bruciature
e senza rottami. Ci si trova innanzi ad uno scenario ambiguo: anche
nel peggiore degli incidenti aerei ci si aspetterebbe di trovare
pezzi riconoscibili di fusoliera, i motori, il carrello, la coda,
ecc… E invece lo scenario era questo:






cellpadding="2" cellspacing="2">







color="#000000">style="border: 1px solid ; width: 378px; height: 242px;" alt=""
src="http://www.luogocomune.net/site/modules/news/library/911-Tesina_ultimata_html_4b27e10f.jpg"
name="graphics3" align="left" hspace="12">


color="#000000">style="border: 1px solid ; width: 366px; height: 238px;" alt=""
src="http://www.luogocomune.net/site/modules/news/library/911-Tesina_ultimata_html_md5a50a6.jpg"
name="graphics2" align="left" hspace="12">

lang="it-IT"> In
seguito sono state diffuse altre foto che effettivamente ritraevano
dei pezzi di rottame, ma erano così pochi e così
piccoli da risultare impossibile ricondurli al volo 77. Altrettanto
ambigua è la figura 3 che ritrae due persone non meglio
identificate che tengono, senza apparente fatica, a mani nude rottami
cocenti mentre il Pentagono è ancora in fiamme:


lang="it-IT">style="width: 726px; height: 339px;" alt=""
src="http://www.luogocomune.net/site/modules/news/library/tesina1.jpg">


lang="it-IT">2) Secondo la versione ufficiale l’aereo 77 si sarebbe
avvicinato al Pentagono dal lato sud della stazione di rifornimento
Citgo, situata a poche decine di metri di distanza dall’edificio,
tranciando di netto cinque pali della luce. Parecchie testimonianze,
tuttavia, discordano con questa traiettoria e indicano che l’aereo
si avvicinava dal lato nord della stazione Citgo, come disegnato in
figura 4, evento confermato da ulteriori testimoni1. La
differenza
non è di poco conto poiché questa
seconda traiettoria avrebbe reso impossibile lo scontro coi pali
della luce (quelli sull’autostrada, nella parte destra della
Figura 4), e, soprattutto, avrebbe causato danni completamente
diversi da quelli ufficialmente riconosciuti:


lang="it-IT">src="http://www.luogocomune.net/site/modules/news/library/tesina2b.jpg">




cellpadding="2" cellspacing="2">






alt="" style="border: 1px solid ; width: 274px; height: 414px;"
name="graphics8"
src="http://www.luogocomune.net/site/modules/news/library/911-Tesina_ultimata_html_m618f9311.jpg"
align="left" hspace="12">
Il C-Ring Hole (figura a
sin.) accennato in Figura 5 e Figura 6 è
il misterioso buco presente all’altezza del terzo anello, ma la
posizione è compatibile solo con la traiettoria ufficiale che,
tuttavia, non corrisponde a quella delineata dalle testimonianze.

align="JUSTIFY" lang="it-IT">3) Tutti i passeggeri (dirottatori
compresi) e le vittime del
Pentagono sarebbero stati riconosciuti tramite esame di DNA2.
Le temperature che si raggiungono con la combustione
di
cherosene, però, superano i 100°, temperatura di soglia
oltre la quale il DNA si sfalda a causa della dissoluzione dei legami
idrogeno che tengono insieme i due filamenti di nucleotidi.


align="JUSTIFY" lang="it-IT">4) C’è infine una curiosa intervista di
Lloyde England,
il tassista che sarebbe stato colpito da uno dei pali della luce size="2"> tranciati dal volo 77, in cui, supponendo che
la
telecamera fosse spenta, fornisce
inavvertitamente dettagli in netto
contrasto con le dichiarazioni fatte il giorno degli attentati. A
telecamera accesa, però, cambia completamente versione dei fatti e
rigetta ostinatamente le affermazioni fatte poco prima. A fine
intervista, credendo nuovamente di non essere registrato, confessa
che la vicenda dei pali della luce era stata tutta una messa in scena
pianificata3.



2.3
Il
“quarto
aereo”


lang="it-IT"> L'11 settembre 2001, alle 09:28 il volo United
Airlines
93
(UA-93), un Boeing 757-200 con a bordo soltanto 37 passeggeri, venne
dirottato e si schiantò alle 10:03 (ora locale) in un campo di
Shanksville, Pennsylvania.


style="text-indent: 0.49in; margin-bottom: 0in;" align="JUSTIFY"
lang="it-IT">La Commissione di Indagine sull'11/9 ha stabilito che
l’obiettivo
di questo quarto aereo pare che fosse la Casa Bianca o il Congresso,
ma grazie alla coraggiosa ribellione dei passeggeri, i quali, dopo
aver saputo degli attacchi alle Torri Gemelle e che anche il loro
aereo sarebbe stato utilizzato per un altro attacco terroristico,
decisero di fare irruzione nella cabina di pilotaggio, di afferrare i
comandi e di dirigere l'aereo contro il suolo. Un’altro
scenario preso in considerazione dalla Commissione, nell’ipotesi
di impossibilità di accesso dei passeggeri alla cabina,
consisteva nel fatto che i dirottatori, avendo capito che sarebbero
stati comunque sopraffatti, avessero deciso loro stessi di
schiantarsi.


lang="it-IT"> Questa ricostruzione risulta molto strana a fronte delle
foto e
delle testimonianze circa l’aspetto più emblematico e
misterioso dell’11 settembre. Esaminiamo i particolari:


lang="it-IT">1) Le dimensioni della buca causata dallo schianto
dell’aereo
sono incontrovertibilmente troppo piccole per contenere le dimensioni
dello UA-93:


cellpadding="2" cellspacing="2">







style="margin-bottom: 0in; page-break-after: avoid;" lang="">color="#000000">style="border: 1px solid ; width: 406px; height: 247px;"
src="http://www.luogocomune.net/site/modules/news/library/911-Tesina_ultimata_html_m3e1ab7ee.jpg"
name="graphics9" align="left" hspace="12">


alt="" style="border: 1px solid ; width: 369px; height: 271px;"
src="http://www.luogocomune.net/site/modules/news/library/911-Tesina_ultimata_html_35be4fb5.jpg"
name="graphics10" align="left" hspace="12">

                                        
Figura
1                                       
 
 
               
             
                         
Figura
2


size="2"> style="border: 1px solid ; width: 250px; height: 206px;" alt=""
src="http://www.luogocomune.net/site/modules/news/library/911-Tesina_ultimata_html_m24cd117e.jpg"
name="graphics11" align="left" hspace="12">
style="font-weight: normal;">Inoltre
non c’è alcun elemento utile per stabilire se vi è
precipitato un aereo o meno: non ci sono pezzi di ala, motori, il
carrello, ecc… Esiste anche una foto che riprende l’accaduto
pochi istanti dopo l’impatto (figura a sin.) in cui si può
notare una nuvola di fumo, con una forma fungina riconducibile ad
un’esplosione piuttosto che ad un incendio alimentato da
cherosene (da cui invece ci si aspetterebbe una colonna di fumo più
scura e densa, specie nella parte bassa).


lang="it-IT">style="font-weight: normal;">2)
Esistono svariate testimonianze di persone che affermano di aver
visto un secondo aereo, bianco e molto più piccolo di un
Boeing, volare nella stessa direzione dello UA-93. Inoltre molti
testimoniano di aver sentito forti boati di esplosioni, o addirittura
un missile
style="font-weight: normal;">1style="font-weight: normal;">.style="font-weight: normal;"> style="font-weight: normal;">Il
tutto porta a pensare che in realtà l’ UA-93 sia stato
abbattuto in volo da un altro aereo; a testimonianza di ciò ci
sarebbero i ritrovamenti di alcuni
rottami in
aree molto lontane dal presunto luogo di schianto2.


lang="it-IT">3) In quella stessa buca priva di rottami sono stati
ritrovati
reperti molto più distruttibili: la fototessera di un
dirottatore (con segni di bruciatura, ma non rovinata), la bandana di
un dirottatore (senza segni di bruciatura), la carta d’identità
di un dirottatore (con segni di bruciatura, ma riconoscibile), il
passaporto di un dirottatore (con segni di bruciatura, ma
riconoscibile), parte di una licenza di volo di un dirottatore (quasi
totalmente bruciata, ad eccezione della parte in cui è
leggibile il nome del dirottatore), la patente di un passeggero
(scaduta), la pagina di un manuale di volo (senza segni di
bruciatura), due Bibbie (senza segni di bruciatura)3.


lang="it-IT">4) Come nel caso del Pentagono, tutti i passeggeri
(dirottatori
compresi) sarebbero stati riconosciuti tramite esame di DNA4.




2.4
Il


World Trade Center


lang="it-IT"> A New York l'11 settembre 2001 alle 08:46 (ora locale)
il volo
American Airlines 11 (AA-11), un Boeing 767-200ER, colpisce la Torre
Nord a 756 km/h con a bordo 92 persone (dirottatori compresi) dopo un
dirottamento di circa mezz'ora. Alle ore 09:03, il volo United
Airlines 175 (UA-175), un altro Boeing 767-200ER, si schianta contro
la Torre Sud a 949 km/h insieme alle 64 persone (compresi i
dirottatori) che trasportava, dopo un dirottamento di circa venti
minuti. Alle 09:59, 56 minuti dopo essere stata colpita, la Torre Sud
improvvisamente crolla, nonostante fosse stata danneggiata dopo
quella Nord ed in modo più leggero rispetto ad essa. Alle
10:28, la Torre Nord subisce la stessa sorte. Alle 17:21 di quello
stesso giorno un terzo grattacielo, il World Trade Center 7
distante poco più di 100 metri dalla Torre Nord, crollò
a causa degli incendi provocati dai detriti di quest’ultima. La
versione ufficiale motiva l’origine del crollo col cedimento
del supporto di una colonna, ed il conseguente collasso del resto
della costruzione.


style="text-indent: 0.49in; margin-bottom: 0in;" align="JUSTIFY"
lang="it-IT">Per quanto riguarda le Torri Gemelle, secondo i rapporti
tecnici
stesi dal NIST, queste sono crollate per l’effetto combinato
degli impatti degli aerei, che hanno danneggiato la protezione
antincendio dalle travi portanti degli edifici, e del calore
sviluppato dagli incendi all’interno delle torri, che ha reso
l'acciaio sufficientemente vulnerabile da cedere.


style="text-indent: 0.49in; margin-bottom: 0in;" align="JUSTIFY"
lang="it-IT">Le spiegazioni fornite dal NIST contrastano con altre
ricostruzioni
compatibili con gli effetti tipici delle demolizioni controllate. Nel
seguito sono illustrati gli elementi in contrasto con la versione
ufficiale:


lang="it-IT">1) Come confermato dal NIST1, le Twin
Towers
erano
state costruite per reggere l’impatto di più aerei
commerciali alla velocità di 965 km/h e col serbatoio pieno,
il più grande dei quali, all’epoca della loro
costruzione, era il Boeing 707 che differisce di poco rispetto
alla stazza dei Boeing 767, protagonisti l’11 settembre
20012. Per quanto riguarda la resistenza delle Torri agli
incendi, da alcuni rapporti della Underwriters Laboratories si
evince come le travi d’acciaio potessero resistere a
temperature intorno ai 1100° C e per svariate ore prima di
cedere3; la loro resistenza venne testimoniata nel 1993 da
John Skilling, ingegnere strutturale capo del World Trade Center4.


align="JUSTIFY" lang="it-IT">


size="2">2)
Come conferma il NIST, tutte e tre le Torri (1, 2 e 7) sono crollate
con una velocità prossima a quella di un grave in caduta
libera
style="font-weight: normal;">5style="font-weight: normal;">.style="font-weight: normal;"> style="font-weight: normal;">I
crolli, partiti dai piani 94esimo e 98esimo per la Torre Nord,
78esimo e 84esimo per la Torre Sud ed inverosimilmente dalla cima per
l’edificio 7, prendono velocità anomale che mal si
conciliano col fatto che le parti di struttura inferiori ai punti di
cedimento non erano state danneggiate.


align="JUSTIFY" lang="it-IT"> style="font-weight: normal;">Per
quanto
riguarda le Torri Gemelle, in particolare, ammesso e non
concesso che l’incendio possa aver indebolito le travi
d’acciaio, i due pezzi (composti da 16 piani per la Torre Nord
e 32 per la Torre Sud) non potevano certo avere energia potenziale
sufficiente per demolire l’intera struttura sottostante
(composta da 94 piani per la Tore Nord e 78 per la Torre Sud). Ci si
sarebbe piuttosto aspettati che i due blocchi di torri, dopo aver
avuto la forza di “schiacciare” quattro o cinque piani al
massimo, cadessero all’esterno lasciando intatti i blocchi
inferiori. In fisica tale fenomeno viene chiamato “percorso di
minor resistenza”: un corpo in caduta libera, e quindi soggetto
alla sola forza gravitazionale, seguirà il percorso che
opporrà minor resistenza al corpo stesso. Dal momento che le
leggi della fisica valgono sempre e in qualunque momento, ciò
significa che i blocchi delle torri hanno seguito il percorso di
minor resistenza, il che ci conduce ad una domanda: com’è
possibile che le strutture al di sotto dei punti di cedimento, le
quali non avevano subito danni significativi, opponessero una
resistenza minima, quasi pari a quella dell’aria? L’unica
spiegazione consistente è che quella del
style="font-weight: normal;">World
Trade Center
style="font-weight: normal;">
fosse una demolizione controllata; d’altronde la versione
ufficiale non ha ancora fornito un supporto scientifico a proprio
sostegno.


cellpadding="2" cellspacing="2">





style="border: 1px solid ; width: 741px; height: 498px;" alt=""
src="http://www.luogocomune.net/site/modules/news/library/911-Tesina_ultimata_html_m73178aa.jpg"
name="graphics12" align="left" hspace="12">

style="margin-bottom: 0in; page-break-after: avoid;" align="JUSTIFY"
lang="it-IT">3) Tutti e tre gli edifici, pur avendo riportato danni
asimmetrici e
completamente diversi tra loro (figura 1 e 2), sono crollati con le
medesime modalità: sulla propria pianta e alla velocità
di un corpo in caduta libera. Da un punto di vista ingegneristico ciò
non ha alcun senso.


lang="it-IT">style="font-weight: normal;">4)
Gli edifici del
style="font-weight: normal;">World
Trade Center
style="font-weight: normal;">
3, 4, 5 e 6, pur avendo subito gravi danni a causa dei detriti delle
Torri Gemelle e degli incendi
divampati,
non sono crollati6, a differenza dell’edificio 7 che era
quello
più distante (come si vede nella figura a sin.),
più
robusto e che aveva subito meno danni.





cellpadding="2" cellspacing="2">







align="JUSTIFY" lang="it-IT">style="border: 1px solid ; width: 309px; height: 275px;"
src="http://www.luogocomune.net/site/modules/news/library/911-Tesina_ultimata_html_fca508c.jpg"
name="graphics13" align="left" hspace="12">



align="JUSTIFY" lang="it-IT">style="border: 1px solid ; width: 393px; height: 232px;"
src="http://www.luogocomune.net/site/modules/news/library/911-Tesina_ultimata_html_7c43563f.png"
name="graphics14" align="left" hspace="12">



lang="it-IT">5) Tra le macerie del World Trade Center sono
state trovate
travi d’acciaio piegate (alcune anche “a ferro di
cavallo”), senza crepe o alcuna frattura7. Quando si
applica uno sforzo di tipo meccanico ai materiali, questi possono
assumere due distinti comportamenti: elastico o plastico. Nel nostro
caso, il comportamento elastico è impensabile perché i
piegamenti delle travi riscontrati non sono tali da permettere a
queste ultime di ritornare nelle condizioni di partenza. Il
comportamento assunto dalle travi è quindi stato di tipo
plastico. Ma come spiegare la strana deformazione a “ferro di
cavallo”? Solo in particolari ed elevate condizioni di
temperatura e pressione, non compatibili con quelle causabili
dall’incendio di un carburante, o di parti di edifici, la
trave può aver assunto tale forma, e cioè dopo il
superamento del limite di elasticità, che ha inibito nelle
travi il limite di rottura meccanico impedendo, pertanto, lo
“spezzarsi in due”.


lang="it-IT">6) Se le torri sono cadute secondo le modalità del crollo
spontaneo, non si spiega allora la presenza di pozze di acciaio fuso
anche a giorni di distanza dai crolli poiché l’acciaio
fonde a circa 1550° C, una temperatura impensabile da raggiungere
col solo aiuto del cherosene. A confermare tale presenza sono
numerosi testimoni8, e delle foto termiche che
rilevano temperature che vanno dai 400 ai 700° C alla base delle
soli Torri Gemelle e dell’edificio 7, nonostante anche gli
altri palazzi avessero subito incendi simili9.


lang="it-IT">7) Dopo anni di studi approfonditi è stata pubblicata
un’analisi scientifica della polvere che ricopriva Manhattan
l’11 settembre. Tale esame è stato condotto da
ricercatori indipendenti, tra cui chimici, fisici e ingegneri10.
La conclusione di questa ricerca è che tra le ceneri del World
Trade
Center
c’erano dei particolari
“frammenti rosso/grigi” che
tramite le opportune analisi sono stati ricondotti ad un particolare
materiale thermitico attivo e inesploso che incorpora della
nanotecnologia, ovvero la nano-thermite, una miscela incendiaria che
può essere utilizzata per raggiungere anche i 2500° C
(sufficienti a fondere una trave d’acciaio). La presenza di
tale sostanza non ha alcuna spiegazione plausibile, se non quella che
suggerisce che al World Trade Center si sia fatto uso di
cariche esplosive.


lang="it-IT">8) Esiste un curioso filmato che ritrae una diretta
televisiva
risalente all’11 settembre 2001 in cui viene data la notizia
del crollo dell’edificio 7 alle 17:07, circa un quarto d’ora
prima che l’evento accadesse veramente. Si apre il collegamento
con l’inviata della BBC Jane Standley che conferma la notizia
mentre proprio alle sue spalle si intravede l’edificio 7 ancora
in piedi, e continua a descrivere la situazione fin nei minimi
dettagli fino alle 17:14, momento in cui la linea “casualmente”
cade. Se il collegamento fosse durato altri sette minuti gli
spettatori avrebbero visto crollare l’edificio 7 in diretta11.


2.5
I
terroristi


lang="it-IT"> L’FBI, dopo soli tre giorni di indagini, aveva il nome e
la
foto di tutti e diciannove i dirottatori e dichiarava che non aveva
mai avuto motivo di sospettare di nessuno di questi. I dirottatori
erano:


lang="it-IT">-Volo AA-11 (schiantato contro la Torre Nord): Satam M.
Al Suqami,
Abdulaziz Alomari, Waleed M. Alshehri, Wail M. Alshehri e Mohamed
Atta.


lang="it-IT">-Volo UA-175 (schiantato contro la Torre Sud): Marwan
Al-Shehhi,
Ahmed Alghamdi, Mohand Alshehri, Hamza Alghamdi e Fayez Rashid Ahmed
Hassan Al Qadi Banihammad.


lang="it-IT">-Volo AA-77 (schiantato contro il Pentagono): Khalid
Almihdhar, Mayed
Moqed, Nawaf Alhazmi, Salem Alhazmi e Hani Hanjour.


lang="it-IT">-Volo UA-93 (schiantato a Shanksville, in Pennsylvania):
Saeed
Alghamdi, Ahmad Ibrahim A. Al Haznawi, Ahmed Alnami e Ziad Samir
Jarrah.


size="2"> Col
passare
del
tempo
sono sorti molti dubbi anche riguardo i
dirottatori, di seguito sono elencate le più rimarchevoli
perplessità:


lang="it-IT">1) Non è stata mostrata una sola foto o un solo video di
sorveglianza che ritraesse anche uno solo dei dirottatori imbarcarsi
nel proprio volo. La sola immagine che hanno mostrato ritrae Mohamed
Atta e un suo compagno imbarcarsi dall’aeroporto di Portland in
un volo verso Boston1, da cui sarebbe partito il volo
AA-11 da dirottare.


lang="it-IT">A questa osservazione segue la seconda contraddizione
logica:


lang="it-IT">2) Appare alquanto bizzarro che due terroristi, dopo anni
di
preparativi, passino la notte precedente alla loro missione in un
night club a bere ed ubriacarsi: è del tutto contrario alla
legge islamica ed alla salvezza dell’anima l’utilizzo
dell’alcool o di droghe, pertanto non è certamente il
comportamento che ci si aspetterebbe da un fondamentalista che si
prepara ad una missione suicida, senza contare che Mohamed Atta si
faceva spesso di cocaina, come spiega la sua fidanzata2.
Appare ancora più incredibile che lo facciano in una città
che dista cento chilometri da quella da cui avrebbero dovuto
dirottare l’aereo. La mattina dell’11 settembre, infatti,
presero un volo di coincidenza da Portland a Boston, dal cui
aeroporto, solo mezz’ora dopo il loro atterraggio, sarebbe
partito l’AA-11; il margine di tempo era talmente esiguo che
eventuali comportamenti suscettibili di ritardi o inconvenienti
avrebbero facilmente mandato a monte tutti i piani.


lang="it-IT">3) Hani Hanjour, ovvero colui che secondo la versione
ufficiale si
sarebbe messo ai comandi del volo AA-77, nonostante avesse una
licenza per volare, era stato descritto da molti istruttori di volo
come un pilota incompetente e con scarsa conoscenza della lingua3.
Costui,
tuttavia,
sarebbe
riuscito a far schiantare un Boeing 767
sulla facciata laterale del Pentagono. Ciò che appare ancora
più strano è la modalità con cui ha portato a
termine la sua missione. Ricostruiamo: inizialmente, anziché
buttarsi a capofitto sul tetto della struttura, la supera e, per
inquadrare nuovamente il bersaglio, effettua una virata di 270° e
a quel punto, evita di nuovo una facile manovra conclusiva, cioè
lanciarsi verso il tetto della struttura ed adempiere la missione, ma
scende invece ad una quota di circa sei metri dal suolo, imboccando
un corridoio aereo che tutti i piloti professionisti affermano essere
un azzardo al di fuori della loro stessa abilità, senza
contare la presenza di molti ostacoli, come ad esempio i cinque pali
della luce risultati abbattuti, in grado di impedire che l’aereo
centrasse il bersaglio.


style="text-indent: 0.49in; margin-bottom: 0in;" align="JUSTIFY"
lang="it-IT">Il problema è, come nel caso di Mohamed Atta,
l’illogicità
totale di tali azioni: è difficile capire perché, dopo
anni di preparativi, Hani Hanjour abbia deciso di scegliere il
percorso più difficile e rischioso che potesse esserci. Di
rimando, molti sostenitori della versione ufficiale hanno sostenuto
la scarsa importanza delle modalità di schianto a favore
dell’interesse a colpire l’obiettivo; ma è proprio
in virtù di tale motivo che non si capisce perché
Hanjour si sia fatto così tanti problemi per colpire una
facciata del Pentagono anziché il suo tetto!


lang="it-IT">4) Nei giorni successivi alla pubblicazione dell’FBI
della
lista dei sospetti dirottatori degli attentati, alcuni dei presunti
terroristi, scioccati di essere ricercati dal FBI, si fecero sentire
per dimostrare di essere ancora vivi e innocenti. Di seguito sono
elencate le persone che hanno dichiarato di non essere coinvolte
negli attentati dell’11 settembre nonostante comparissero nella
lista del FBI: Abdulaziz Alomari4; Saeed Al-Ghamdi5;
Salem
Alhazmi6; Ahmed Alnami7; Waleed
Al-Shehri8; Khalid Almihdhar9; Mohand
Alshehri10; Ziad Samir Jarrah11.


lang="it-IT">5) Ormai è convincimento più o meno generale che Osama
bin Laden sia stata la mente criminale colpevole degli attentati
dell’11 settembre, ma questa certezza stona notevolmente sia
con le dichiarazioni fatte dallo stesso bin Laden in cui si dichiara
innocente e del tutto estraneo agli attentati, sia con il giudizio
dei Talebani, suoi presunti protettori,12,13,14,15 circa
l’inconsistenza dei mezzi operativi a disposizione di bin Laden
utili ad ottenere lo scopo.




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PARTE

href="http://www.luogocomune.net/site/modules/sections/index.php?op=viewarticle&artid=162">style="font-weight: bold;">SECONDA

PARTE

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PARTE

href="http://www.luogocomune.net/site/modules/sections/index.php?op=viewarticle&artid=159">style="font-weight: bold;">NOTE E

BIBLIOGRAFIA

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