Ma davvero non siamo mai andati sulla Luna?














"THE TRUTH IS IN THE
PICTURES"




I PARTE
- LE OBIEZIONI DI FONDO




Il quadro storico



Nel 1962 la tensione fra
America e Russia era giunta ai massimi livelli. All'apice della guerra
fredda, c'era stata la crisi dei missili di Cuba, che aveva portato
Kruschev e Kennedy a giocarsi la partita su un bluff e contro-bluff a
livello mondiale, vinto dal secondo a rischio di uno scontro atomico.




Russia e America,
semplicemente, stavano cercando di dividersi il mondo.












In tutto questo, l'America era partita nettamente
in
ritardo nella corsa
allo spazio, e mentre loro erano appena riusciti a mettere in orbita
uno
scimpanzè, sulle loro teste passava beffardo il "cosmonauta"
Yuri Gagarin, che diventava così il
primo essere umano ad essere uscito dall'atmosfera terrestre.



Qualche
mese dopo, Kennedy rilanciava a sorpresa, annunciando che
l'America avrebbe "messo un uomo sulla Luna prima della fine del
decennio". Quello che accadde dopo, fra lui e i dirigenti NASA, ha
cominciato ad emergere soltanto negli ultimi anni, ma pare che sia
stato un vero e proprio putiferio. Sarebbe infatti impossibile, a detta
di ogni scienziato che si rispetti, che un qualunque essere vivente
attraversi addirittura le Fasce di Van Allen, altrochè arrivare
sulla Luna. (Le F. sono una
stretta e poderosa cintura di radiazioni,
che va da un polo all'altro della Terra, e che a sua volta protegge la
Terra dalle radiazioni cosmiche, ma alla quale è impensabile per
noi anche solo avvicinarsi. Ci hanno provato, negli ultimi anni, gli
astronauti dello Shuttle, con risultati ben poco confortanti).



Non
sappiamo quindi in che momento esatto possa esser nata l'idea di
"fingere il tutto", ma fra quel giorno e il fatidico 1969 - scadenza
dell'impegno preso pubblicamente da Kennedy- qualcuno deve di sicuro
averci almeno pensato.






Curiosamente, fu proprio
l'assassinio di Kennedy a fare da pietra
miliare nella storia della comunicazione, nel senso che molti oggi
fanno risalire a quell'evento l'inizio della cosiddetta "era
mediatica", nella quale - come avrebbe poi puntualizzatio Mac Luhan -
"il mezzo è il messaggio".  Ovvero, la TV "diventa" la
realtà.











In assenza di piazze, nelle quali
convergere nei momenti
di crisi, per la
prima volta in quel Novembre del
'63 gli americani,
schoccati dall'assassinio del presidente, si erano riuniti attorno al
"focolare elettronico", che da quel momento divenne
per tutti la nuova "realtà".


Fu così che quando, nel '69, la TV ci mostrò degli
uomini
sulla Luna, divenne automaticamente "vero" per tutto il mondo che
l'uomo fosse andato sulla Luna. Lo aveva detto la TV.






Prima obiezione - il "grande segreto"



Prima di tutto, non è affatto vero che sia necessario
coinvolgere "migliaia", o anche solo "centinaia" di persone, nella
colossale bugia. Anzi, molti degli addetti ai lavori sarebbero stati
proprio le prime vittime di questo mastodontico inganno: a differenza
di quello che si crede, le comunicazioni in diretta fra Apollo 11 e
"Houston" erano
avvenute soltanto per i primi dieci/quindici minuti dopo il lancio del
Saturno. Dopodichè, per qualche motivo non chiaro, il ponte
radio era stato rilevato da una misteriosa "stazione secondaria",
lontana da Houston, che rimandava a sua volta le comunicazioni alla
sala di controllo. Ovvero, le centinaia di persone che abbiamo visto
alzarsi e applaudire all'unisono
, al "touchdown" lunare di Apollo, in tutta
probabilità stavano guardando lo stesso nastro registrato che
abbiamo visto tutti noi.




(L'ipotesi più diffusa
è che gli astronauti siano partiti davvero con il Saturno, e
abbiano poi passato una settimana in orbita terrestre - mentre noi
vedevamo lo spettacolo preregistrato dalla Luna- per poi riprendere la
commedia "in diretta", al momento dell'ammaraggio nel Pacifico. E' noto
al proposito l'episodio di un radioamatore australiano che avrebbe
sentito chiaramente delle conversazioni fra astronauti e personale di
terra, in un momento in cui la navicella doveva trovarsi addirittura
dietro al lato coperto della Luna. L'altra ipotesi è che invece
non fossero mai partiti con il Saturno, e che al momento del rientro
siano stati trasportati in quota da un C-130, che li avrebbe sganciati
sul Pacifico all'interno della loro navicella).




In ogni caso, diventa
più facile spiegare quella strana espressione "agrodolce" che si
nota spesso su tutti i "terzetti" di ritorno dalla missioni lunari. Il
più delle volte, sembra più che altro che gli sia morto
il gatto.










Questi
sono Armstrong, Aldrin e Collins (in "quarantena", dopo l'ammaraggio),
che vengono ricevuti e complimentati nientedimeno che da Nixon in
persona. D'accordo, saranno anche stanchi, ma capita davvero tutti i
giorni di tornare dalla Luna, e di incontrare il tuo presidente, per
fare quella faccia?



Al di lì di quale sia il numero esatto di persone al corrente
della messinscena, vi è un meccanismo, che si può
definire "bugia nella bugia", che permette di salvaguardare un segreto
di questo genere per lungo tempo, e nonostante le molte persone
coinvolte. Bisogna che ciascuno di loro sia convinto che dalla
salvaguardia di quel segeto derivi, ad esempio, la sicurezza nazionale
("se non fingiamo di arrivare per primi sulla Luna,
i
russi ci batteranno e domineranno il mondo"), ed ecco che i migliori
difensori della bugia diventano proprio coloro che ne sono stati le
prime vittime.



Certo, non sempre funziona, e non
con tutti, specialmente quando di
mezzo ci siano l'orgoglio, la passione, l'integrità e la
professionalità di gente che ha dedicato la vita
inseguendo un sogno, che di colpo gli si rivela impossibile. Ma la
storia della NASA è anche costellata di strani "incidenti", nei
quali hanno perso la vita astronauti che, casualmente, avrebbero
manifestato un certo fastidio nell'essere stati "incastrati" in un
meccanismo dal quale, ovviamente, non potevano più uscire.





Un pò come la mafia: quando ne conosci i segreti, ne fai parte
anche tu per sempre.



Nelle
immagini a
lato, forse l'episodio più significativo di tutti. Gus Grissom,
Edward White e Roger Chaffee erano i primi tre astronauti che avrebbero
dovuto inaugurare il ciclo delle missioni Apollo.



Ma Apollo 1 non si levò mai da terra, poichè i tre
morirono carbonizzati in uno stranissimo incidente durante una
simulazione, nel quale nessuno dei mille tecnici presenti riuscì
ad aprire il portello della capsula, mentre i tre soffocavano
tragicamente al suo interno. Le cause effettive dell'incidente non
furono mai chiarite.



Altri astronauti sono morti in circostanze non chiare, e fra questi
anche due dei dodici che fecero ritorno dalla Luna. Ma questa non vuole
essere un'indagine di carattere criminale, e ci accontentiamo di aver
detto che vi sono molti casi sospetti, nell'arco dell'intera storia del
progetto Apollo. LA NASA è in realtà un braccio militare
"travestito" da civile, e non ci è quindi difficile credere che,
di fronte ad interessi di queste dimensioni, non si stia a guardare
troppo per il sottile per garantirne la realizzazione.



Approfittiamo per suggerire un'ulteriore, eventuale "vantaggio" che
sarebbe derivato alla NASA dalla finzione dei viaggi lunari. Come
già detto, stiamo parlando in realtà del braccio spaziale
della difesa americana, ed i miliardi di dollari che il Congresso ha
erogato in quel periodo, per andare sulla Luna, furono veri. Se quindi
fu necessario spenderne solo una minima parte, per "andare" sulla Luna,
qualche altro buon uso, "in nero" oltretutto, per i finanziamenti
rimanenti lo avranno certo trovato
.
Al Pentagono la fantasia non è mai mancata, in quel senso.






Seconda obiezione - il silenzio
dei russi




Anche qui, ovviamente, possiamo fare solo ipotesi. La prima è
quella di immaginare che reazione ci sarebbe stata, nel mondo, se
davvero al ritorno di Armstrong dalla Luna i russi avessero detto "non
è vero!" Gli avremmo davvero creduto, nel momento in cui i veri
sconfitti nella corsa allo spazio diventavano proprio loro?
Non
ci avrebbero fatto invece la figura della volpe con l'uva?




Ma il vero motivo del loro silenzio probabilmente è molto
più profonodo, e molto più realistico. Una volta resisi
conto di essere stati "fregati" dal bluff di Kennedy, per il rischio
che
correvano nel denunciarlo dalla loro particolarissima posizione,
perchè non cercare invece un "compromesso" utile, come ad
esempio un programma spaziale congiunto, in cui loro avrebbero avuto
solo da guadagnare? (Dopo la partenza folgorante, il programma spaziale
russo si era completamente arenato, probabilmente per mancanza di
fondi).



Sarò un caso, ma nasce proprio in quegli anni il programma
Apollo-Soyuz, che si è poi evoluto fino a portare insieme
astronauti russi e americani nello spazio. Non fosse stato per la
navicella di emergenza russa, dopo il recente disastro dello Shuttle
Columbia, i
tre astronauti americani che erano rimasti nella stazione orbitante
non avrebbero avuto modo di rientrare sulla terra.





E così, mentre il popolo americano festeggiava
la vittoria sul
quello russo, i veri sconfitti erano le popolazioni di ambedue i
continenti, alle quali fu fatta trangugiare una bugia storica di
dimensioni colossali. Come sempre, i potenti si mettono d'accordo sopra
le nostre teste, e i fessi restiamo comunque noi.




(più sotto i link per cambiare
pagina)

























II PARTE: GIORNATA LUNARE, LUNGHEZZA DELLE OMBRE,
ESCURSIONE TERMICA




Qualche nozione
generale, che
verrà utile nell'esaminare da vicino le fotografie.





La
giornata lunare



Una cosa fondamentale da
tenere sempre presente, è che sulla
Luna non ci sono le "giornate" come da noi, dove nell'arco di 12 ore
ore si passa dal giorno alla notte piena, e poi di nuovo al giorno in
altre 12 ore. Un intero giorno lunare, cioè il tempo che passa
fra un'alba e l'altra sul nostro satellite, sulla Luna dura circa un
mese (un giro
intero intorno alla Terra). Quindi,
se sulla Luna il sole sorge ad un qualunque punto dell'orizzonte, dopo
24 ore si
sarà mosso, lungo il suo arco di rotazione, di soli 12°
circa (12° x 30 giorni fa 360°, cioè un giro completo).
Si è quindi in una specie di "tempo sospeso", dal momento
dell'arrivo a quello della partenza, in cui la luce rimane praticamente
immutata.




Vediamo ora il giornale di
bordo di Apollo 11. Il LM (modulo lunare),
chiamato Eagle, è allunato,
secondo i dati ufficiali della NASA, alle ore 102:45:48. (Nella
cronologia
delle missioni la NASA usa il conteggio delle ore, dal
momento della partenza dalla Terra, e non i giorni, proprio per il
motivo visto sopra).
Ecco l'estratto dell'Apollo Lunar Journal che riporta il momento in cui
Armstrong ha comunicato che l'allunaggio era avvenuto. (Cliccare
sull'immagine per la pagina originale, sul sito
NASA).









Veniamo ora alla storica
sortita sul suolo lunare dei primi due
astronauti,
avvenuta
circa 7 ore dopo. L'Apollo Lunar Journal indica l'uscita di Armstrong
sul portello esterno alle 109:19:16.









Quindi, una volta arrivati,
gli astronauti hanno trascorso circa
sette ore all'interno del
LM, per poi scendere a calpestare il suolo lunare. Qui hanno svolto
varie attività, fra cui la storica posa della bandiera,
le foto-ricordo, le riprese video dei primi passi a gravità
ridotta, le immagini dell'impronta umana sulla luna, ed infine una
serie di esperimenti
scientifici (ALSEP).




Sono quindi rientrati nel LM,
ed alle 111:39:13 Alrdrin ha comunicato a
Houston che il portello era stato richiuso e sigillato.









Sono quindi passate, dal
momento dell'uscita, due ore abbondanti, e
dopo altre due ore circa il Lem è ripartito alla volta della
Terra. Questo porta quindi il totale di permanenza sulla Luna di Apollo
11 a circa 12 ore
complessive, durante le quali il sole non dovrebbe aver cambiato
posizione, sull'orizzonte, di più di 5-6° al massimo.
Praticamente fermo.






Lunghezza
delle ombre




Più in generale, i sei
viaggi sono stati effettuati - ci dice
sempre la NASA - in modo da far allunare il Lem, ogni volta, vicino
alla "linea d'ombra" fra giorno e notte lunari, cioè con il sole
appena sopra l'orizzonte. Questo spiega perchè, nella stragrande
maggioranza delle foto, le ombre degli astronauti risultino
particolarmente lunghe, proprio come quelle che si registrano sulla
Terra col sole basso sull'orizzonte, subito dopo l'alba o subito prima
del tramonto.




Teniamo presente questi
elementi generali, perchè ci serviranno
più avanti da supporto, nel corso dell'analisi delle fotografie.








TEMPERATURE
E RADIAZIONI COSMICHE




Per ignoranza, o per
abitudine, noi siamo abituati a considerare lo
spazio cosmico come un "vuoto" assoluto. In realtà questo spazio
è attraversato costantemente da poderose radiazioni solari,
milioni di volte più forti di quelle che noi rivceviamo,
filtrate
dall'atmosfera, sulla Terra. Basti pensare alla differenza che si
registra sulla nostra pelle se passiamo un'ora al sole nel tardo
pomeriggio (quando i raggi solari ci arrivano in diagonale, e sono
quindi maggiormennte filtrati dall'atmostera), e un'ora passata al sole
a mezzogiorno (quando invece i raggi ci colpiscono in perpendicolare,
ed attraversano uno strato più sottile di atmosfera).



Questo
signore deve aver protratto un pò troppo a lungo la sua
permanenza al sole, in alta montagna. E' bastato lo scarto di
densità atmosferica che c'è con i livello del mare, per
ridurlo in quelle condizioni.



Pensiamo ora di togliere del tutto il filtro atmosferico, e di passare
un paio
d'ore con il volto esposto ai raggi solari, protetti soltanto dallo
schermo del casco. Per quanto filtrante possa essere il suo materiale
trasparente, non è certo pensabile di poter passare più
di un paio di secondi alla diretta luce del sole, senza friggere come
cotechini. Al di là della radiazioni cosmiche,
infatti, la superficie lunare raggiunge al sole delle temperature medie
fra i cento e i duecento gradi centigradi, mentre all'ombra le
temperature si abbattono drasticamente sotto i meno-cento gradi
centigrad
i.



Come
fa
quindi questo astronauta a prendersi direttamente in faccia
quei poderosi raggi solari, infischiandosene altamente? La NASA ci
racconta
che all'interno le tute sarebbero "refrigerate", ma la pelle è
la pelle, e i raggi solari li riceve direttamente in faccia. Gli
astronauti inoltre passano continuamente dalla luce all'ombra, subendo
ogni volta uno scarto di irradiazione termica di quasi duecento gradi.
Duecento, non venti. Se le tute fossero davvero
"refrigerate", non appena gli astonauti passano all'ombra dovrebbero
congelare come merluzzi del supermercato.




(Ad oggi inoltre non si
conosce nessuna tecnologia in grado di
raffreddare l'interno di una tuta, chiusa ermeticamente, senza un
qualunque compressore/decompressore che si preoccupi di trasformare e
disperdere il calore. Bisognerebbe infine spiegare come sia possiblie
disperdere calore direttamente nel vuoto atmosferico.)



Ecco infatti una tabella, che mostra con chiarezza l'escursione termica
a cui sarebbero soggetti degli astronauti sulla superficie lunare.










Escursione
termica




Sulla Luna,
non essendici atmosfera (che la avviluppa e "trattiene" il calore), gli
oggetti si scaldano solo per irradiazione (o riflessione), ma non per
diffusione.




Questo fa sì che lo
scarto di temperatura fra luce e ombra sulla
Luna sia molto più forte che non sulla Terra. Nel diagramma si
vede la differenza fra l'escursione termica media ("mean") sulla Terra
(in
celeste), al Polo Sud (bianco), sulla Luna (in grigio), e su Marte
(rosso). Come vedete, sulla Terra si può andare da circa 60°
centigradi a meno 90°, mentre sulla Luna si possono raggiungere i
100° al sole, con una brutale caduta, all'ombra, di 140° sotto
zero.




Se pensiamo a cosa si prova
d'estate, usendo dall'acqua bagnati, nel
passare dal sole all'ombra (dove lo scarto sarà al massimo di
10-15° centigradi), diventa difficile immaginare come abbiano
potuto gli astronauti passare continuamente dal sole all'ombra, sulla
Luna, senza accusare nessun problema. 








LE
MAGICHE HASSELBLAD





Un'altro problema, creato dal
forte scarto termico, è quello
delle condizioni fisiche della pellicola, che a quanto ci è
detto
era un' emulsione particolarmente sottile (per ottenere più
scatti) del famoso Ektachrome 64/160. (L'unica alternativa valida, in
quegli anni, era il Kodachrome 25, di definizione molto maggiore, ma
probabilmente troppo lento per fotografare senza
cavalletto).




Ora, a molti di voi
sarà capitato di dimenticare la macchina fotografica sul
cruscotto della macchina, al sole d'estate, con risultati sulla
pellicola molto simili agli effetti speciali dei filmacci horror
televisivi. Per quanto sulla Luna, come già detto, non vi sia
diffusione del calore, le parti, all'interno della macchina, si toccano
tutte, ed è quindi impensabile che l'involucro esterno raggiunga
anche solo i cento gradi, ma la pellicola rimanga sotto i 30 gradi
necessari per non iniziare a decomporsi.






Ma veniamo ora ai
problemi veri e propri che si
riscontrano nella fotografie scattate sulla Luna.





(più sotto i link per
cambiare pagina)






























"Le
foto sulla Luna? Se le avessero chieste a me, le avrei fatte molto
meglio."




-
Oliviero Toscani



III PARTE: IL
PROBLEMA DEL CONTROLUCE





Introduzione



Il "problema del controluce"
è uno dei problemi fondamentali che ricorrono un pò
dovunqe, nelle foto delle varie spedizioni lunari. Vale quindi la pena
di capirne a fondo i termini, per poter apprezzare meglio i difetti -
vistosissimi all'occhio dell'esperto - delle fotografie lunari. (Questa
spiegazione tecnica è soprattutto per chi
non sia
molto esperto di fotografia. Chi è già pratico può
anche saltare
direttamente alle foto incriminate).




Realizzare foto in controluce
è da sempre stato un piacere e una
dannazione insieme, per qualunque fotografo al mondo. Piacere,
perchò di solito una persona risulta molto piu "bella" quando il
suo volto non
riceve direttamente in faccia i raggi solari (che creano brutte ombre
sotto mento, naso, bocca ecc.), dannazione perchè il controluce
ti obbliga sempre ad un compromesso, nel quale devi
scegliere
se esporre* per il soggetto in primo piano, che è in ombra -
cioè illuminato solo dalla rifrazione della luce circostante -
oppure per lo sfondo, che è invece illuminato direttamente dal
sole.




* Esposizione: Con
qualunque tipo di macchina
fotografica - automatica o manuale, a pellicola o digitale - prima di
ogni
scatto bisogna determinare
la giusta quantità di luce
che andrà
a colpire la pellicola (o il sensore elettronico). Questo lo si fa
regolando l'apertura del diaframma
, ovvero il "buco"
effettivo attraverso cui
passa la luce. Troppa
luce renderebbe la foto "bruciata"
(slavata), troppo poca la renderebbe scura, o quasi nera. In gergo si
dicono
anche foto sovresposta e foto sottoesposta. "Esporre" quindi, significa
determinare la quantità di luce che andrà a colpire la
pellicola/sensore LCD.










Il diaframma degli obbiettivi
fotografici funziona esattamemte come la
pupilla dell'occhio umano, della quale in realtà è solo
una rudimentale imitazione meccanica: aprendosi o chiudendosi a seconda
delle situazioni,
esso lascia passare la giusta quantità di luce che ci permetta
sempre di vedere, senza per questo restare abbagliati.








Quando
noi passiamo dall'ombra al sole forte, inizialmente restiamo
abbagliati, ma dopo un pò ci  abituiamo. E' la nostra
pupilla che
nel frattempo si è chiusa, lasciando passare meno
luce. Lo stesso accade quando passiamo dalla luce forte alla penombra:
all'inizio è tutto buio, poi, man mano che la pupilla si apre,
si
comincia a vedere meglio.



Il diaframma delle macchine fotografiche funziona nello stesso identico
modo.
Ma lo
scatto fotografico è unico, e nelle situazioni di controluce -
dove hai troppa luce "dietro", e troppo poca "davanti" - è
praticamente impossibile trovare un compromesso che non
sacrifichi o il soggetto in ombra, o lo sfondo illuminato dal sole.



Il compromesso impossibile




Ecco un classico
esempio, in cui il fotografo ha eseguito due
scatti, alla ricerca del miglior compromesso fra luce e
ombra.









In ambedue i casi, i risultati
sono
insoddisfacenti. A sinistra, col
diaframma più chiuso, lo sfondo è giusto, ma il soggetto
è troppo scuro (in questo caso si dice che il fotografo "ha
esposto per le luci", cioè ha dato la corretta impostazione al
diaframma rispetto alle parti più luminose dell'immagine. A
destra, aprendo invece il diaframma (esponendo "per le ombre"), il
soggetto
diventa accettabile, ma lo sfondo risulta troppo chiaro. Se si aprisse
ancora il diaframma, per vedere ancora meglio il soggetto in ombra, lo
sfondo
diventerebbe completamente bianco.




Ecco altri due esempi di
fotografie in controluce, esposte "per le luci".







Nonostante il gruppo
di ragazzi abbia davanti la sabbia illuminata dal sole, e l'orso
stia addirittura sulla neve,
il terreno circostante non è in
grado di
riflettere luce a sufficienza per schiarire la parte in ombra delle
loro figure (anche perchè la luce "rimbalza via" lontano da
loro).




Come già detto
però, per la figura umana i risultati sono mille volte migliori
in controluce, poichè il soggetto è illuminato in maniera
uniforme, e si evitano le profonde ombre che la luce del sole disegna
impietosamente sul volto delle persone.



I PROFESSIONISTI




Per poter quindi fotografare
la modella in controluce, i professionisti della moda ricorrono a
diverse soluzioni tecniche, che implicano
un equipaggiamento supplementare, una certa esperienza, e
soprattutto degli aiutanti sul campo. Il metodo più comune
è quello di usare dei grandi pannelli riflettenti, da
posizionare accanto alla macchina fotografica, che rimandino verso il
soggetto abbastanza luce solare da poterne pareggiare la
luminosità con
quella dello sfondo. (Importante:
tali pannelli, per illuminare a sufficienza il soggetto, devono essere
grandi almeno quanto il soggetto stesso). Ecco uno schema grafico,
visto dall'alto:














Ecco a destra un esempio pratico: la modella è fotografata in
controluce (il sole è dietro di lei, sulla sua spalla destra).
Se alla destra del fotografo
non ci fosse un assistente, che tiene un
grande pannello riflettente rivolto verso la modella, i dettagli e i
colori dell'abito non si apprezzerebbero a sufficienza. (Confrontate
questa immagine con le foto-ricordo
più sopra, e capite subito che qui ci deve essere "qualcosa in
più" che schiarisce il corpo in ombra della modella).



Così infatti si vede bene il vestito in controluce, ma si vede
bene anche lo sfondo, che non è stato più necessario
sacrificare "esponendo per le ombre".



Sulla Luna però non si possono portare pannelli
riflettenti, nè altre sorgenti di luce artificiale, se non altro
perchè non ci sarebbe nessun assistente per manovrarli mentre si
scattano le foto.



E purtroppo sulla Luna la luce diffusa attorno
all'astronauta è ancora minore di quella della Terra,
poichè non c'è l'atmosfera, le cui particella
rifrangono i raggi solari tutto intorno all'astronauta.



Ed infatti, nella
maggioranza
dei casi, le foto degli astronauti sono
così:









Quando le zone il luce sono
esposte correttamente, quelle in ombra
risultano praticamente nere.
Come
possiamo vedere quindi,
Terra o Luna non fa una gran differenza,
anche perchè il sole che ci illumina è lo stesso.
(Queste
foto in realtà sono state
scattate sulla Terra, ma di notte - oppure in studio - e senza
l'ausilio di pannelli riflettenti. Risultano quindi "giuste", ovvero
come dovrebbero venire se fossero scattate sulla Luna).




Ma come si spiegano, a questo
punto, altre foto lunari in cui di colpo le zone d'ombra sono
leggibilissime, pur
restando leggibile anche lo sfondo illuminato dal sole? Ecco alcuni
degli esempi più eclatanti:




PRIMO  PROBLEMA -
CONTROLUCE E ZONE D'OMBRA




In una situazione lunare, con
i contrasti forti e le ombre nette che
abbiamo descritto, diventa praticamente impossibile spiegare da che
cosa possa essere illuminata una qualunque zona d'ombra, come avviene
in queste foto (Apollo 14), o in tante altre molto simili.









C' è pochissima
differenza di esposizione fra la tuta
dell'astronauta e il terreno retrostante (ovvero, qui magicamente
sarebbe stato risolto il "compromesso impossibile", senza assistenti e
senza pannelli riflettenti), e ci sono addirittura, in
piena ombra, dei forti riflessi sulle parti metalliche, che non possono
in nessun modo originare dalla luce "diffusa" circostante. Ricordiamo
infatti
che sulla Luna non c'è atmosfera, e non c'è quindi
nemmeno quell'effetto di rifrazione atmosferica che troviamo sulla
Terra.









Anche qui (Apollo 15) non
c'erano oggetto
voluminosi, in vicinanza del LEM, che
potessero riflettere così tanta luce sulla parte in ombra. Non
si spiegano quindi la luminosità, nè il contrasto,
nè soprattutto quei forti
riflessi nella protezione di alluminio.
Che cosa
genera quei riflessi?
Che si
tratti del
terreno
stesso, come abbiamo già visto con l'esempio dell'orso sulla
neve, è tassativamente da escludere:

qui non solo non c'è rifrazione nelle particelle di atmosfera,
ma la luce è addirittura più radente ancora, e quindi
"rimbalza" più lontano dal LEM (cioè verso di noi).




Richiamiamo
infine
l'attenzione su quello che dovrebbe essere il sole
. A parte le dimensioni particolarmente
striminzite (molto
più vicine a quelle di un "bruto" da cinema, in realtà),
puntare un obiettivo Leitz direttamente verso il sole, in mancanza
inoltre di filtro atmosferico, equivale a "bruciare" completamente la
pellicola in sovraespoisizione, a meno di chiudere il diaframma
praticamente a zero. Ma in quel caso non si dovrebbe vedere
assolutamente nulla delle zone in ombra del LEM. Provate a scattare una
qualunque fotografia, che inquadri direttamente il sole, e poi
osservate cosa si riesce a vedere nelle zone d'ombra degli oggetti
compresi nell'inquadratura (sempre a causa del famoso "compromesso
impossibile", spiegato più sopra).



Questi sono solo due esempi, fra i tantissimni che si riscontrano nelle
serie fotografiche delle varie missioni lunari. La tentazione di
"aiutare" l'immagine, schiarendo le zone in ombra senza sacrificare
l'esposizione dello sfondo, illuminato dal sole, ha spesso tradito gli
autori di questi evidenti falsi fotografici.






(più
sotto i link per cambiare pagina)






















IV
PARTE: IL PROBLEMA DELLO SFONDO, E IL PROBLEMA DEI CONI DI LUCE





Esistono, nella fotografia di moda, svariati sistemi per "andare alle
Maldive" senza dover ogni voltra andare alle Maldive. Eccone alcuni
esempi, che funzionano in maniera diversa. Il primo a sinistra è
un semplice fotomontaggio digitale, ovvero la foto della modella, fatta
in studio, è sovrapposta ad un altra, scattata al mare. Il
secondo è una plancia di supporto, su cui siede la modella
(sempre in studio), mentre alle sue spalle viene proiettata una
diapositiva. Il terzo infine è un semplice fondale colorato, che
ricorda uno spazio aperto senza pretendere di ingannare nessuno.








Ma in ciascun caso è ovvio che si tratti di sistemi limitati,
nei quali comunque il trucco, ovvero "la giunta" fra l'immagine in
primo piano e l'ambiente sullo sfondo, si vede chiaramente.



E se è difficile oggi, con le tecnologie più moderne,
riuscire a spacciare una foto in studio per una in esterni, figuriamoci
trent'anni fa, quando gli unici strumenti a disposizione, oltre alle
mani dello stampatore sotto l'ingranditore, erano le forbici e il
cartoncino.








COME
E' POSSIBILE REALIZZARE SULLA TERRA DELLE FOTO "LUNARI"




Per produrre sulla Terra foto simili a quelle che si
otterrebbero sulla Luna, si possono usare almeno tre metodi
diversi
:



Il primo
è quello di
fotografare gli astronauti in studio con luce
artificiale (i potenti "spot" da cinema), che imitino la luce del sole,
in un ambiente ricreato
appositamente. Come nei film di Fellini, dove la spiaggia di Rimini
stava tutta dentro lo studio 5 di Cinecittà. (Nella foto
accanto, la "palestra" originale degli astronauti, ricreata in studio).




Il secondo è quello di
fotografarli sempre con potenti spot da cinema, ma
in esterni, di notte, in situazioni desertiche
somiglianti a quelle lunari (es. più sotto).



Il terzo infine è
quello di fotografarli sempre in esterni, nelle stesse situazioni
desertiche, ma
di giorno, ritagliando poi in sede di stampa la parte di cielo e
nuvole, e sostituendola con del nero qualunque (es. più sotto).



Ma in ciascun caso, indipendentemente dal metodo usato, va poi aggiunto
in sede di stampa uno sfondo di tipo lunare "lontano" (la famosa
diapositiva dei tropici, alle spalle delle modelle), che
ovviamente non può essere
presente nè in studio, nè in eventuali scorci di deserto
che si siano
trovati sulla Terra.



Qui scatta



IL PROBLEMA DELLO SFONDO:
IL  "DAVANTI", E IL "DIETRO"



Lasciamo la parola alle immagini.
















Nella stragrande maggioranza delle foto lunari, la linea di giunta attraversa tutto il fotogramma,
da parte a parte, e così le foto risultano la somma evidente di
due metà ben distinte, senza nessuna
zona di continuità che leghi i due piani. Si noti
infine la differenza di colorazione fra i due terreni giustapposti.



Vi sono molti casi in cui gli astronauti hanno
voluto documentare l'intera zona in cui si trovavano, con una
panoramica a 360 gradi (fatta giustapponendo diversi scatti singoli).
Il problema a questo punto diventa macroscopico, poichè di colpo
ci si accorge di
essere allunati ...








...
su uno stranissimo plateau rialzato, separato dal mondo
circostante da una vallata circolare, che però sulle
mappe degli allunaggi non appare affatto!



Per vedere l'immagine panoramica in
dimensioni reali andate
qui (180  kb).
(ATTENZIONE: Internet Explorer spesso riduce
automaticamente le dimensioni di un'immagine che sia più larga
dello schermo. Accertarsi di stare vedendo l'originale, che è
largo almeno 5 volte la schermata del computer).








IL PROBLEMA DEL CONO DI
LUCE




Questo è forse, fra tutti, il problema che condanna le foto
lunari senza possibilità di scampo. Se si utilizzano gli spot da
cinema di notte, sia in studio che in
esterni, bisogna avere l'accortezza di usarne uno
solo, per evitare doppie ombre. Questa purtroppo è una
limitazione che ti permette di illuminare una zona
di terreno limitata.



Tutto intorno al cono di luce proiettato dallo spot, infatti,
si verificherà una zona di ombra progressiva, fino al buio
assoluto. Ed ecco cosa succede, in tali condizioni, se si allarga un
pò troppo l'inquadratura.






La parte di terreno più lontana dal soggetto risulta degradare
verso l'ombra, mentre, se davvero ad illuminare fosse il sole, tutto il
terreno dovrebbe risultare illuminato
in maniera uniforme. Come ad esempio in questa immagine, a
noi molto piu
familiare, della pianura padana:








Come spiegare allora quell'ombra tutto intorno?



Ecco sotto la corrispondente panoramica a 360 gradi, che mostra
l'intera zona di allunaggio di Apollo 11. E' praticamente piatta.
Non vi erano quindi nelle vicinanze del LEM ostacoli
o colline di alcun genere, che potessero proiettare ombre di quel tipo
sul terreno circostante.










Ecco altri esempi, presi da
missioni diverse, con il "cono di luce" chiaramente visibile.





A  




Perchè mai il sole dovrebbe "dimenticarsi" di
illuminare la zona di terreno indicata dalla freccia?



B  



La foto sotto ci dà la possibilità di vedere sia davanti
che dietro al fotografo

(poichè questo è riflesso nel visore dell'astronauta).

  C  





Sotto vedete lo schema, visto
dall'alto, della foto C,
che si ottiene sommando quello che si vede alle spalle dell'astronauta
a quello che si vede riflesso nel suo visore. Potete vedere chiaramente
il "cono di luce", che inizia proprio sotto il gomito sinistro
dell'astronauta, mentre sia il soggetto che il fotografo sono
circondati da
una penombra inspiegabile.









L'effetto che vedete in queste foto, oltretutto, è
curiosamente identico a quello che si otterrebbe fotografando gli
astronauti proprio
con gli spot da cinema, sia in studio che in esterni, di notte (quello
sotto è chiaramente un fotomontaggio).








Accortisi probabilmente del difetto clamoroso, gli stessi responsabili
NASA devono aver deciso di correggere il tiro, poichè da un
certo punto in poi hanno iniziato a comparire sempre più foto
fatte con il terzo metodo,  quello delle foto scattate di giorno
in
esterni, con il cielo rimosso in seguito. Qui finalmente il terreno
risulta tutto illuminato uniformemente,
come dovrebbe essere.








La foto
originale probabilmente era qualcosa di molto simile all'immagine sotto
(noi abbiamo fatto il percorso inverso, aggiungendo un cielo qualunque
a quella "lunare" sopra:








Sotto un altro esempio del procedimento che si userebbe
scattando
nel deserto di giorno, per
rimpiazzare poi lo sfondo terrestre con il "buio" spaziale. Si scatta
la foto "dietro casa"...








... e poi in camera oscura si cancella il cielo. (Noi qui abbiamo
nuovamente fatto
il percorso inverso, aggiungendo un cielo qualunque alla foto "lunare"
della NASA). In fondo, il trucco è semplice.



Il problema è che ormai le prime foto, quelle con il "cono di
luce", avevano fatto il giro del mondo.





NOTA: Una della accuse
che viene invece rivolta erroneamente alla
NASA, è quella di aver "dimenticato" di mostrare le stelle nel
cielo lunare. E' invece corretto che non compaiano, poichè il
diaframma imposto dalla luce solare, non filtrata
dall'atmostefa, dovrebbe tranquillamente raggiungere valori tali per
cui le stelle, più deboli e lontane, non si vedrebbero comunque.






Ecco infine un'altra immagine, che riassume almeno tre degli errori
visti finora. Potete provate a vederli da soli, prima di continuare a
leggere:









1) Sole particolarmente "anemico" (che ti permette addirittura un
diaframma sufficiente a leggere le ombre, pur inquadrandolo
direttamente!), 2) La zona in ombra illuminata da riflessi del tutto
ingiustificati (il "compromesso impossibile" del controluce), e 3) il
vistoso cono di luce al centro dell'immagine, dove il terreno risulta
molto più chiaro che non ai lati (frecce gialle).



In preparazione la V PARTE.



Massimo Mazzucco



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