JFK







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border="1" cellspacing="2" cellpadding="2">














style="width: 472px; height: 440px;" alt=""

src="library/anglec-o.jpg">









style="font-weight: bold;">





INTRODUZIONE
style="font-weight: bold;">




Nell'analizzare l'omicidio Kennedy, ci scordiamo tutti spesso di una

cosa importantissima: l'intero castello difensivo della tesi Warren,

e quindi di chi ancora si ostina a sostenerla, in realtà si

regge su una singola carta

sottile quanto un giovane ramo di quercia agitato dal vento.





I difensori della Warren infatti, pressati più da

vicino, sono costretti ad ammettere che il

famoso colpo "andato a vuoto" può solo essere stato sparato da

Oswald fra i

fotogrammi

Z160 e Z166, e che prima di colpire il bersaglio il proiettile

dev'essere

stato deviato da un ramo della quercia sottostante, per andare a

colpire - scamiciato - il marciapiede accanto a James Tague, vicino al

sottopassaggio.





Non

vi sono infatti

style="text-decoration: underline;">

style="text-decoration: underline;">altre ipotesi accettabili, in

grado di far

quadrare

il cerchio con tre sole pallottole ed un solo cecchino.

RIPETIAMOLO QUINDI PER CHIAREZZA: Chi sostiene la tesi Warren è

obbligato a credere - o comunque a sostenere - che il primo colpo sia

stato deviato dal ramo di quercia nel modo suddetto.
style="font-weight: bold;">TALE E' LA FORZA EFFETTIVA DI COLORO CHE SI

ATTEGGIANO A DEPOSITARI DELLA VERITA' SUL CASO KENNEDY: praticamente

nulla.





Perchè "praticamente", e non nulla del tutto? Poichè

tutti sappiamo come la parola "dimostrare" abbia la

latitudine che ciascuno vuole darle quando la utilizza.

E pensare che è proprio il sostenitore della tesi Warren, nel

caso della quercia, a premurarsi di farci sapere che "non

esiste prova scientifica che la deviazione di quel colpo non fosse

possibile". Certo, molto difficilmente si può dimostrare

l'impossibilità o l'inesistenza di qualcosa, lo sanno anche gli

studenti al

primo anno di filosofia, ed esiste addirittura una fallacia logica al

riguardo, detta "
style="font-weight: bold;">Argomento ad ignorantiam"


(Es. Dio esiste:

dimostrami che non c'è)
. Curiosa però, al di

là di

tutto, questa necessità di

aggrapparsi alla "non esistenza" di una prova contraria, quando le

stesse persone vorrebbero sostenere che "è stato definitamente

provato che Oswald agì da

solo".

Delle due una, non credete?





Comunque sia, diciamo che chi scrive si

accontenterà di dimostrare come

la tesi

proposta sia "praticamente" impossibile (ovvero, rimane possibile, ma

solo

in via teorica, poichè nel mondo reale va a scontrarsi

con i

più

elementari principi della fisica dinamica, oltre che con la logica e

col comune buon senso), lasciando a chi legge il

giudizio

sulla effettiva credibilità complessiva di una tesi - quella

della SBT - che già è molto  difficile sostenere per

mille altri motivi.





L'ANALISI TEORICA
style="text-decoration: underline;">





Pur volendo ipotizzare che sia questo lo sparo andato a vuoto,

si parte almeno dal presupposto - per fortuna confermato anche dai

propositori della

teoria stessa - che Oswald non sia stato così stupido da

scegliere di

sparare il primo colpo quando già Kennedy gli fosse scomparso

del tutto alla vista, sotto la quercia, ma che abbia aspettato magari

troppo a

farlo, seguendo il bersaglio nel mirino, ed obbligandosi così ad

una linea

di tiro che ne rasentava i rami esterni. A quel punto un colpo di vento

- peraltro presente

a Dallas quel giorno - avrebbe improvvisamente

frapposto un ramo "vagante" fra il proiettile e il bersaglio

sottostante. La frapposizione in sè è certo possibile: la

necessità di anticipare il colpo, la breve distanza e quindi la

rapidita’ di uscita dal campo visivo dell’ottica del bersaglio, il

bersaglio intermedio (quercia), la distanza di molto inferiore a quella

di azzeramento, sono tutti fattori che possono avere portato il

tiratore a colpire per errore il ramo incriminato.
style="text-decoration: underline;">


style="font-weight: bold;">




style="width: 254px; height: 243px;" alt=""

src="library/D69-o.JPG">
style="font-weight: bold; text-decoration: underline;">Il problema sta

tutto nell'entità dell'eventuale deviazione.





In realtà infatti, "anche le querce

cominciano da

piccole", e i rami di quella di Dealey Plaza avevano,

nel 1963, uno spessore ancora minore di quello che vedete nella foto

accanto, che risulta essere del 1969.





I rami sono teneri e

sottili, ed ondeggiano liberi al vento, uniti come sono al tronco in

maniera elastica e

flessibile.

Nessuno di quei rami dovrebbe quindi essere in grado di opporre la

resistenza

dinamica necessaria a deviare in

maniera sostanziale
(come vedremo) la traiettoria di un

proiettile di fucile che viaggia al doppio della velocità del

suono. Ci si

aspetterebbe piuttosto che il ramo venisse spostato lateralmente dal

proiettile, se colpito di striscio, oppure piuttosto spezzato del

tutto, se

colpito nel suo punto più spesso.





Ma in nessun caso la

traiettoria del proiettile potrebbe risentire di

quell'impatto, se non in misura assolutamente irrilevante.
Le

leggi

della fisica dicono infatti che fra due corpi che si

scontrano, è il più "leggero" (in quanto a forza

d'impatto,

cioè energia cinetica tradotta in Kg./cm2) a cambiare

maggiormente di

traiettoria rispetto al più pesante.





Se

un'automobile si s

face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">contra con un ciclista

(esempio sotto a sin.)

purtroppo è il ciclista, che ha una forza

d'impatto in Kg/cmq molto minore,

a volare lontano, mentre l'auto continua (o si ferma) lungo la

traiettoria che già aveva (deviando, in realtà, ma di

pochissimo). Se invece quell'auto si scontra con

un TIR (sotto

a ds.). che ha a sua volta cento volte la sua forza di

impatto, è l'auto a volare dall'altra parte della piazza,

mentre il TIR prosegue, finchè si ferma, nella stessa

direzione


(deviando, in realtà, ma di pochissimo)

face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">.






vspace="5" hspace="5" align="left" style="width: 405px; height: 200px;"

alt="" src="library/auto3r-o.jpg">

face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">Per
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">

calcolare quindi
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">la forza

d'impatto di un proiettile
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"> bisogna prima
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">conoscerne
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">l'energia

cinetica (E)
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">, che è espressa

in Joule, ed

è

data dalla formula E=(mV2)/2 (dove m

è la massa in chilogrammi e V è la velocità in

metri al secondo).

face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"> Facendo un calcolo

approssimativo (per difetto), se un proiettile

calibro 6.5 pesa

circa 150 grani = 10 grammi (0,01 Kg), e viaggia a 600 metri al

secondo, abbiamo


0.01 x 600 = 6




6 x 6 = 36


36 / 2 = 18 E

(Joules di energia cinetica).






Siccome 1

Joule equivale a una spinta di circa 10 Kg/cmq., abbiamo

180 Kg. per centimetro quadrato di spinta

prodotta dal proiettile appena uscito dalla canna. E siccome la sezione

di un proiettile di 6.5 mm di diametro, equivale più o meno ad

un quarto di centimetro quadrato, possiamo valutare sui 45 kg circa

(180 / 4) la forza d'impatto di quel proiettile. (Che non si disperde

nel bersaglio, poichè in questo caso non c'è

penetrazione).







style="font-weight: bold;">IMMAGINIAMO QUINDI DI FAR CADERE

SUL RAMO, CHE E' LIBERO DI OSCILLARE IN OGNI DIREZIONE, UN PESO DA

BILANCIA DI 45 CHILOGRAMMI, CHE COLPISCA IL RAMO CON UN SUO SPIGOLO (che

equivale alla punta del proiettile):

SI SPOSTA IL RAMO, O E' IL PESO A CAMBIARE

DIREZIONE?






Solo

perchè il proiettile "è piccolo", ci sembra

possibile che venga deviato dal ramo "che è più grosso",

ma in realtà le forze effettive in gioco sono capovolte.

Inoltre, all'energia cinetica sopra calcolata, detta "

face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">traslazionale" (
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">relativa

cioè al tragitto vero e proprio del proiettile), bisognerebbe

aggiungere anche quella
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">"rotazionale" (
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">mentre viaggia
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">il proiettile

gira anche su se stesso),

misurata rispetto
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">al suo centro di

massa.  Ma la

sproporzione con la resistenza che può

opporre quel ramo di quercia, così leggero, mobile ed elastico,

ai 45 chilogrammi del proiettile, è

già tale da escludere in qualunque modo una sostanziale

deviazione da parte sua.






Solo

un oggetto

assolutamente rigido, pesante, consistente, e

ben fissato a tutte le sue estremità, può illudersi di

deviare in maniera sostanziale un proiettile di

quel tipo. Potrebbe quindi averlo fatto, teoricamente, il tronco stesso

dell'albero, ma i tronchi di quel genere, a loro volta, non si fanno

certo spostare dalla prima folata di vento.





Non c'è infatti nessun bisogno di mettersi a

discutere

sull'effettiva rigidità di quel ramo, perchè

è l'ipotesi stessa

ad imporre la contraddizione: quel

ramo deve

essere CONTEMPORANEAMENTE abbastanza morbido e

flessibile per andare ad ingombrare di colpo il campo visivo di

Oswald, in seguito ad una folata di vento, ma abbastanza rigido da

deflettere poi

con fermezza il proiettile.






Suggerire che a deviare il

proiettile sia stato un ramo che oscilla libero al vento, è come

dare uno schiaffo a un

mosca e pensare che la mano possa subire una deviazione

nel farlo.









style="width: 100%; height: 2px; margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
style="font-weight: bold;">


ULTERIORI ARGOMENTI A SFAVORE






face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">1 - In tutto

questo

non abbiamo considerato l'energia cinetica che il proiettile avrebbe

dovuto

concedere al ramo, se davvero fosse stato deviato in modo così

violento, e di cui ora avrebbe invece tanto bisogno, per arrivare sino

a Tague con la forza sufficiente per staccare una scheggia dal

marciapiede e spedirgliela in

faccia.





2 - A rendere

ancora più pesante il deficit energetico del

proiettile ci sarebbe poi la

famosa scamiciatura, che fra

l'altro non ci  viene spiegato in nessun modo dove mai possa

essere avvenuta.
La tesi della

quercia, quindi, in realtà non è nemmeno completa.






3 - C'è infine un

notevole problema logico da

superare, per

accettare a priori l'ipotesi della quercia
: è davvero

possibile

che a

nessuno degli investigatori sia venuto in mente, guardando dalla

finestra da cui ha

sparato Oswald, di andare ad ispezionare quell'albero centimetro per

centimetro, per vedere se per caso si rintracciava qualche altro

proiettile conficcato nel tronco, o magari appunto deviato da uno dei

rami? Sono

cose che si fanno normalmente per un qualunque omicidio fra

gente normale, e non è quindi pensabile che non sia

stato fatto per

quello del presidente. Ma in quel caso, come mai non ci è mai

stato

detto che c'era un ramo spezzato, o comunque il segno del passaggio di

un proiettile fra quei rami? Sarebbe stato nell'interesse della

Commissione stessa, oltretutto, il dircelo, poichè avrebbe

potuto supportare in qualche modo la loro versione dei fatti. (In

realtà la Commissione Warren si guardò bene

dall'offrire una QUALUNQUE spiegazione completa per la dinamica

dell'intera sparatoria. Ma prima o poi qualcuno dovette farlo, ed

a quel punto cascò l'asino: l'unica alternativa possibile al

ramo di quercia, per riconciliare tutti gli elementi noti con soli tre

proiettili ed un solo cecchino, è talmente ridicola che molti

degli stessi sostenitori della Warren si vergognano a citarla.)









face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">


Come dicevamo

all'inizio, una cosa è

suggerire l'ipotesi del ramo di quercia in via teorica, ben

altra

è cercare di immaginarsela avvenire davvero, nel contesto

della situazione reale che ben conosciamo. Passiamo quindi






style="font-weight: bold;">DALLE PAROLE ALLE IMMAGINI










border="0" cellspacing="2" cellpadding="2">












face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">
vspace="5" hspace="5" style="width: 289px; height: 427px;" alt=""

src="library/jw-a-o.JPG">
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">
vspace="6" hspace="6" style="width: 271px; height: 221px;" alt=""

src="library/draw-o.jpg">
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">Se guardiamo

l'angolazione effettiva a cui sarebbe stato obbligato Oswald

per spare prima della quercia, vedremo come non solo la scelta sarebbe

stata poco intelligente, ma come il ramo dovrebbe imporre al proiettile

una deviazione di almeno 45/50 gradi
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">,

perchè raggiunga il lontanissimo Tague sotto il

cavalcavia.





Il

disegno

accanto è tratto da un quotidiano dell'epoca.

Nonostante sia

chiaramente sbagliato in angolazione orizzontale (Oswald avrebbe dovuto

mirare più alla sua destra), dà invece un'idea di quale

angolazione verticale

avrebbe dovuto


effettivamente


tenere, per

colpire il bersaglio prima della quercia.





Notiamo fra l'altro l'estrema generosità del disegnatore nel

concedere ad Oswald tutto quello spazio per prendere la

mira, mentre nella foto a sinistra vediamo lo spazio effettivo

attraverso

il quale Oswald avrebbe dovuto infilare la canna del fucile. Altro che

starsene comodamente seduto sugli scatoloni!





Sotto

vediamo due diverse immagini, prese dalla finestra del sesto

piano, che indicano chiaramente
style="text-decoration: underline;">l'obbligo di una linea di tiro

molto

più verticale di quella che siamo abituati ad immaginare. 

A

Z-160

infatti...





face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">
style="font-weight: bold;">



face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">
style="font-weight: bold;">
alt="" src="library/b+c2o.jpg">








face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"> ...

Kennedy sta praticamente SOTTO di noi,

in

una posizione indicata approssimativamente dalle frecce

gialle.



style="font-weight: bold;">





style="font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;">
style="font-weight: bold;">
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">
style="font-weight: bold;">Vediamo adesso
style="font-weight: bold;">
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">
style="font-weight: bold;"> dov'è James Tague, considerando

anche la finestra e l'angolo di tiro
style="font-weight: bold;">
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">
style="font-weight: bold;">:










face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">Questi sono due

fotomontaggi, ottenuti mettendo in trasparenza l'immagine A prima sulla

B e poi sulla C, ed aggiungendo infine il riquadro bordato di rosso con

l'immagine di Tague.
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"> I risultati,

per quanto

approssimativi, rendono abbastanza bene l'idea di come stessero le cose

in quel momento, viste dal sesto piano.








src="library/ab+ac2o.jpg">








face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">Confrontate ora

la direzione in cui dovrebbe mirare Oswald - praticamente in verticale,

sotto di sè, PRIMA della quercia

che vede attraverso la finestra - con il punto in cui si trova

Tague (indicato dai pallini rossi in ciascuna foto).









face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">Ed ecco il

controcampo della situazione, visto dall'alto. Col pallino giallo

è ora indicato il punto in cui più o meno dovrebbe

trovarsi Kennedy, usando come riferimento sia il fotogramma Z-160

(inserito in basso al centro), sia il fatto che oltre quella linea di

tiro (tratteggiata in celeste) Kennedy scomparirebbe comunque alla

vista di Oswald. 
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">Il 

tratteggio rosso indica invece il proseguimento del proiettile verso

James Tague, dopo l'ipotetica deviazione del ramo di quercia.



hspace="5" style="width: 760px; height: 406px;" alt=""

src="library/Dallas4co.jpg">





Come

vedete, a furia di ipotizzare

l'impossibile,

face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">siamo ormai
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">più dalle parti

dei

cartoni animati

che non

da quelle di una valutazione

oggettiva

dei fatti.

style="font-size: 11px; font-family: Times;">

style="font-size: 11px; font-family: Times;">
style="font-size: 11px; font-family: Times;">
style="font-size: 11px; font-family: Times;">
style="font-size: 11px; font-family: Times;">
style="font-size: 11px; font-family: Times;">
style="font-size: 11px; font-family: Times;">
style="font-size: 11px; font-family: Times;">
style="font-size: 11px; font-family: Times;">
style="font-size: 11px; font-family: Times;">
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">Nel grafico sotto a

destra si vede invece come Tague sarebbe stato

costantemente

nella mira

di un secondo sparatore, se se ne ipotizza uno - come molti hanno

suggerito - appostato ai

piani bassi del vicino DalTex Building.
style="font-weight: bold;">



style="font-weight: bold;">





face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">
style="font-weight: bold;">
alt="" src="library/5-dt-o.jpg">



style="font-weight: bold;">



style="font-weight: bold;">





style="font-size: 11px; font-family: Times;">
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">

face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">
style="font-weight: bold;">
style="font-weight: bold;">
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">


Un'ultima

considerazione, a tempo ormai scaduto. Ma la

vogliamo concedere almeno un pò di intelligenza, a questo

poveraccio di Oswald? Quale cecchino al mondo sceglierebbe mai di

sparare il primo colpo poco prima che il bersaglio gli sparisca sotto

la quercia? Metti che l'auto, che già viaggia a

velocità ridottissima, si fermi del tutto, per una reazione

imprevista del conducente che magari, nel sentire Kennedy fare un

verso,

oppure la moglie gridare qualcosa, abbia istintivamente frenato. In

quel caso tu cosa fai? Resti

lì come un gonzo,

face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">col tuo fucile

carico, il bersaglio sotto la quercia,
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">e così in

bella vista,

causa la distanza ravvicinata?





Oswald - o chiunque

altro - non avrebbe mai sparato a Kennedy

style="text-decoration: underline;">
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">
style="text-decoration: underline;">prima che si infilasse sotto la

quercia, p
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">
style="text-decoration: underline;">er gli stessi motivi

per cui non avrebbe mai sparato frontalmente a Kennedy, quando ancora

era sulla Houston.



face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">
style="font-weight: bold;">



style="font-weight: bold;">CONCLUSIONE






Sono quindi almeno 4 le motivazioni che invalidano la teoria del ramo

di quercia.





1) I principi di fisica dinamica, che da soli bastano ad escludere

l'ipotesi per i motivi sopraddetti.


2) Mancanza di un riscontro investigativo che avrebbe invece dovuto

esserci, nel caso la deviazione fosse avvenuta.


3) Mancanza, in ogni caso, di una qualunque spiegazione accettabile per

la scamiciatura del proiettile.


4) Mancanza assoluta di logica nell'ipotetica scelta di Oswald di

sparare prima della scomparsa di Kennedy sotto la pianta.








face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">***
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">
style="font-weight: bold;">





style="font-weight: bold;">

Ai difensori del Rapporto

Warren, che sostengono che "fino ad oggi non è stata mai provata

la tesi della cospirazione", rispondiamo che
style="font-weight: bold;">la prova sta nell'

impossibilità stessa per Oswald

di aver agito da solo, come ci sembra in tutta onestà di

aver

mostrato in maniera chiara ed argomentata.





L'ipotesi della quercia

face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"> inoltre
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">andrebbe
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">
style="font-weight: bold;">scartata anche come estrema

possibilità teorica, poichè comunque non spiega in

nessun modo la scamiciatura del proiettile.





la verita' conclusiva di questa analisi è che i

sostenitori della tesi Warren non hanno in realtà
style="font-weight: bold;">NESSUNA spiegazione valida e

completa, per riproporre la dinamica dei fatti con soli tre proiettili

ed un solo sparatore.





Massimo Mazzucco





NOTA:

Dopo aver dovuto imparare i rudimenti balistici, ho

voluto chiedere conforto ad alcuni esperti, presentando loro questa

stessa pagina prima di pubblicarla. Con la loro autorizzazione, riporto

qui le loro risposte.









face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">[...]





Fortunatamente sul nostro Campo di Tiro abbiamo anche una linea per la

Carabina e spesso mi capita di vedere delle cose strane, ma le teorie

sono astratte mentre la pratica è cosa reale. In un colpo in 6,5

sparato da un Carcano o Mauser che sia, la velocità di tale

palla è di circa 650 mt al secondo, e lei vuole farmi credere

che un camiciato possa essere stato deviato da un tenero rametto?

Guardi che la camiciatura del proiettile si apre dopo un impatto

violento ed il piombo che vi è all'interno della camiciatura

rilascia la forza cinetica, ho visto bucare delle lastre d'acciaio

balistico da 1 cm. poste a 60 mt. di distanza, senza che il colpo si

fermasse. Pensi ai cacciatori di camoscio che a distanze superiori ai

600 mt. attingono al bersaglio attraversandolo senza poi sapere dove

è andata a finire la palla. "





Dino Fava -
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">Presidente dell'
face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">Eagle Shooting

Club Arnasco








[...]





Premessa:

nella balistica terminale i bersagli sono divisi in due categorie

generiche.Hard target (bersagli duri) e soft target (Bersagli molli),

in quest'ultima categoria rientrano sia gli alberi che il corpo umano.





Ora, viste le caratteristice tecnico/balistiche di un proiettile di

fucile sarebbe un caso più unico che raro che un ramo di un

albero possa deviare la traiettoria di un proiettile da 6,5mm. lanciato

ad una velocità iniziale compresa tra i 680/760m/sec. (la

velocità varia a secondo del modello di '91 nella configurazione

fucile, nelle configurazioni moschetto è di circa 50/70 m/sec.

inferiore). Ma in virtù della tante variabili balistiche che

possono influenzare la traiettoria di un proiettile, anche se

ammettiamo ci sia stata una deviazione della traiettoria, sicuramente

è impossibile che urtando un ramo il proiettile perda la

camiciatura od una parte di essa.





La frantumazione di un proiettile avviene solo nell'impatto contro un

hard target, qualora non riesca a penetrare al suo interno. Quindi nel

caso di un ferimento dovuto a delle schegge di proiettile, è

molto probabile che esse siano dovute alla frantumazione del proiettile

contro il marciapiede (un hard target), un evento possibile anche se

improbabile alla distanza che lei mi ha indicato.





Mi complimento con lei per i calcoli; effettivamente la balistica

esterna e la balistica terminale risentono di moltissime variabili, sia

per le caratteristiche tecnico/balistiche della cartuccia, sia per

tutto ciò che può influenzare il moto di un proiettile

durante il volo verso il bersaglio.





Il calcolo dell'energia cinetica di un proiettile nel momento in cui

impatta contro il bersaglio (energia della lesione) non è cosa

facile, specie sulle distanze elevate. Primo perchè bisogna

calcolare quanta energia cinetica è andata perduta durante la

percorrenza della traiettoria, poi bisogna vedere quanta energia viene

scaricata sul bersaglio che, nel caso in cui viene trapassato, una

parte di questa energia esce insieme al proiettile (energia residua).





Francesco Zanardi -

Istruttore di Tiro della Polizia di Stato

face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">
























































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