di Riccardo Pizzirani

Non ci crederete: è stata finalmente trovata la principale fonte di disinformazione nel nostro martoriato paese, 77° al mondo per libertà di stampa: è il partito di Grillo!! Non solo: molte sue notizie false arrivano direttamente dalla propaganda russa!

Sono proprio queste le conclusioni di una cosiddetta “inchiesta” condotta dal sito internet buzzfeed, e prontamente ripresa dai nostri media, che possono avere tanti difetti ma non scarseggiano di certo di faccia tosta.

Non è infatti passata nemmeno una settimana dalla figuraccia pietosa su un argomento molto simile, la famosa “centrale di disinformazione grillina” oggetto anche di un interrogazione parlamentare del PD, e che si è rivelata in realtà un profilo personale gestito dalla moglie di Brunetta!

Ma i nostri media proseguono incuranti: finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di coniugare assieme la proficua macchina del fango italiana con la narrativa ufficiale dei mass-media dei paesi NATO, e quindi val la pena cavalcare la notizia finchè si può.

Anche l’altro fronte, quello anti-russo, comunque non è più avaro di notizie sensazionali sparate a reti unificate seguite a ruota da figure molto molto misere; è opportuno ricordare che l’attenzione dei media mainstream sul nemico russo è iniziata proprio con il primo dei niet imposti da Putin, quando è intervenuto nella questione delle armi di distruzione di massa Siriane, per i quali gli Stati Uniti avevano tracciato la proverbiale linea rossa e che avrebbero giustificato l’invasione del paese, ma prontamente caricate sulle navi e fatte distruggere da enti terzi per ordine di Putin stesso. Con questa manovra, che gli ha valso la nomination ad uomo dell’anno su Time Magazine, Putin ha fatto capire chiaramente che non avrebbe tollerato l’ennesimo caso destabilizzazione dell’africa e del medio oriente attraverso le cosiddette “rivoluzioni colorate” (colpi di stato), e per questo ha subito un primo attacco del tutto personale subito prima delle olimpiadi invernali di Sochi del febbraio 2014, nelle quali le varie ONG “rigorosamente indipendenti” hanno contestato al leader russo la sua posizione contraria all’omosessualità.

Che è vero, ovviamente, ma la propaganda non si costruisce con la menzogna, bensì con l’emozione e l’omissione: è giusto e auspicabile combattere l’omofobia di stato, ma può farti la predica una nazione che ha più incidenti polizieschi che terminano con la morte di persone di colore di tutto il resto del pianeta messo assieme?

Gli attacchi si sono spostati dal leader alla nazione subito dopo, nel marzo 2014, quando il governo democraticamente eletto dell’Ucraina è stato deposto con la forza attraverso un colpo di stato. La regione ucraina della Crimea ospitava la più importante base navale russa, e forse ci si aspettava una reazione più decisa, ma quando la russia si è limitata a proporre un referendum d’indipendenza della Repubblica Indipendente di Crimea, con il distacco dal governo golpista e la successiva annessione di quei territori alla Federazione Russa, la propaganda occidentale è stata così intensa ed assordante da consentire un supporto su cui è stato possibile imporre all’europa la decisione di chiedere sanzioni alla russia. Ecco quindi l’ennesimo trucco propagandistico: non raccontare menzogne, ma essere forti con i deboli e deboli con i forti, del supporto occidentale al golpe neonazista non si parla, però l’annessione della Crimea deve stare in prima pagina sempre e comunque.

L’informazione mainstream ha toccato altri record di bassezza e doppiopesismo anche in occasione dell’abbattimento del volo MH17, e della conseguetne inchiesta ahimè secretata, ma il punto di minimo pareva raggiunto per la guerra civile in Siria: si può capire che in un conflitto le notizie vengano addomesticate, ma nei media statunitensi è addirittura nata una nuova definizione, una figura mitologica, quella del “ribelle moderato”. Il ribelle moderato è quello che fa la guerra civile ma umanamente. Te lo immagini che ti spara con la pistola ad acqua. Assolutamente da non confondersi con Al-Qaeda. O con l’ISIS, anzi l’ISIL, anzi Daesh. Comunque noi supportiamo gli altri, quelli che vogliono liberare il paese dal dittatore, i ribelli moderati, non quelli che fanno i video in cui tagliano la testa agli occidentali.

Insomma, bel lavoro d’informazione. Ma ancora non c’erano state le elezioni americane!

Ecco infatti la doppietta: l’FBI che mette in guardia i russi dal tentare di alterare informaticamente gli esiti delle votazioni; e Hillary Clinton che afferma apertamente che Donald Trump è spalleggiato dai russi. Mai si erano visti attacchi così espliciti e così diretti, si è poi capito perchè c’era bisogno di fare chiasso quando le mail originali della Clinton sono state pubblicate, e si è visto di che pasta sono fatte certe istituzioni e certi candidati.

Anche qui abbiamo tutti peccato di ingenuità: la settimana scorsa, proprio dopo la vittoria di Trump e le sue affermazioni riguardo la necessità di collaborare con la russia per spazzare via l’ISIS e mettere fine alla guerra in Siria, l’estremo tentativo di gettare zizzania è avvenuto attraverso una votazione al Parlamento Europeo nella quale si chiede esplicitamente di attivare le adeguate protezioni contro la propaganda russa e contro la propaganda dell’ISIS… collaborando maggiormente con il centro informazioni della NATO. Testo della mozione, punto 14).

Osteeee!! Com’è il vinoooo???

L’INCHIESTA

I due autori sono autorevoli: il primo è il giornalista Alberto Nardelli, proveniente dai media più tradizionali in quanto ex “data editor” del Guardian; il secondo è una figura a noi ben nota, come ruolo, non come persona: Craig Silverman è il direttore di Buzzfeed Canada e fondatore di Emergent.info, un sito di verifica in tempo reale di notizie e voci. Vi ricorda qualcosa un divulgatore che si fa le ossa smentendo le bufale di internet, e che poi passa a combattere le menzogne “dei complottisti”, e solo per puro caso supportando così ogni singola affermazione governativa? Beh, evidentemente il sistema funziona, e quindi paese che vai, giornalista attivissimo che trovi.

L’inchiesta comincia con la rivelazione di una cosa molto sinistra: sono numerosi i siti web gestiti dalla Casaleggio associati e che ripubblicano a vario titolo i contenuti del blog ufficiale di Beppe Grillo. E chi la sapeva questa? Davvero un lavoro approfondito!

Le accuse che si accomunano nei confronti questi siti sono le solite: si apre facendo leva su pochi temi fortemente emotivi, quelli su cui l’informazione mainstream ha già costruito consensi: “La Fucina” viene additato, come fosse una colpa, come un sito che si è permesso di avanzare dei dubbi riguardo l’utilizzo dei vaccini; anzi, in certi casi ha addirittura parlato di cure mediche alternative.

Il sito Tze Tze viene attaccato invece per aver diffuso un video che “suggerisce l’esistenza di un complotto segreto globale guidato dagli Stati Uniti e dalla Turchia per impedire alla Russia di combattere l’ISIS. Secondo il video, la Turchia era intenzionata a vendere del petrolio all’ISIS, mentre i leader europei, in particolare la tedesca Angela Merkel, erano complici nel sostenere la Turchia per arrestare il flusso migratorio nei loro paesi.”: agli autori dev’essere suonata come una bestemmia in chiesa, dato che non ci spiegano nemmeno perchè questa ipotesi sarebbe poi così inverosimile.

L’inchiesta prosegue ripercorrendo uno schema cronologico, nel quale traspare un sincero rammarico degli autori nel notare come i siti del M5S avessero inizialmente contestato Putin, proponendo ad esempio il nome di Anna Politkovskaja (la giornalista russa uccisa a Mosca nel 2006) come “Woman of the Year”, in polemica con la nomina di Putin a “Person of the Year” da parte di Time. Gli autori sembrano quasi voler spiegare che se la linea fosse rimasta quella, inchieste come queste si sarebbero potute evitare.

E invece abbiamo il peccato originale, che si consuma a fine 2014, quando Grillo comincia a raccontare storie positive su Putin!

L’ingiusto ed inconcepibile avvenimento viene anche ricollegato dagli autori al sinistro viaggio fatto da alcuni deputati del M5S che andarono a Mosca per partecipare al congresso di Russia Unita, il partito di Putin.

A questa particolare contestazione ha voluto rispondere lo stesso Grillo, ricordando semplicemente che “gli eletti del M5S negli ultimi mesi hanno incontrato centinaia di figure istituzionali di paesi stranieri, tra cui quello russo”.

A chi segue l’informazione in internet bastava anche solo rammentare che periodicamente riaffiora in rete il tormentone opposto: a Grillo e Casaleggio viene ancora contestata un eccessiva vicinanza agli Stati Uniti d’America per via del singolo incontro che ebbero nell’ambasciata USA a Roma, nel quale l’ambasciatore gli offrì un campo neutro e lontano dai riflettori per stringere accordi con Enrico Letta. Ma questo ovviamente non interessa: gli autori non lo sanno, oppure adesso non è il momento di specificare: di nuovo l’omissione la fa da padrone.

Un attacco particolarmente mirato viene poi riservato alla deputata del M5S Marta Grande, che nel suo intervento in aula del giugno 2014 si sbilanciò dicendo che in Ucraina erano presenti sospetti campi di concentramento dei dissidenti lealisti, dicendo anche che tra i golpisti Ucraini erano in atto pratiche di cannibalismo, basando la sua affermazione su una singola foto che si rivelerà poi un immagine di un film girato cinque anni prima.

Benissimo: poco importa che Marta Grande abbia successivamente ammesso l’errore e si sia scusata, la frittata ormai è fatta: questo è un altro “macigno” per dimostrare che il M5S fa propaganda per la Russia.

E anche in questo caso è interessante una piccola digressione: perchè i nostri attivissimi giornalisti parlando contemporaneamente di “disinformazione” e di “alleati cannibali” si sono dimenticati del ben più noto caso di Abu Sakkar, che, scrive il Corriere della Sera, “era diventato noto dopo che nel 2013 era circolato su YouTube un video che lo mostrava intento a mangiare il cuore di alcuni soldati del regime di Assad dopo averli uccisi. Allora Abu Sakkar era membro del Free Syrian Army cui si era unito dopo che il fratello era stato ucciso dai soldati di Assad. Secondo molti osservatori quelle immagini agghiaccianti danneggiarono notevolmente la causa dei ribelli che combattevano il regime. Il presidente russo Putin si riferì esplicitamente a quell’episodio per ribadire la necessità di un intervento in Siria.”

Forse anche il Corriere della Sera fa propaganda pro-russia? Ovviamente sarebbe impensabile per questa coppia di “giornalisti” ricordare che il Free Syrian Army non è l’ISIS, ma sono quei “ribelli moderati” di cui si parla tanto nei giornali statunitensi e che supportiamo con armi, addestramento e intelligence.

Ce n’è pure per il povero Blondet, definito nell’inchiesta “un ex-giornalista italiano” che “tra le altre cose, sostiene che l’11 settembre è stato un complotto interno” reo di esser pubblicato sui siti di Grillo con “una storia che legava la crisi dei rifugiati ad una mossa strategica degli Stati Uniti anziché al disagio delle persone in fuga dalla guerra in Siria o altrove”

Già: perchè affermar la seconda è legittimo, affermar la prima è propaganda. L’ennesimo giudizio d’autorità proprio ci mancava.

Grazie BuzzFeed per aver ridato lustro al giornalismo d’inchiesta.

Avanti così, fino alla prossima.

Che ci sarà. Fidatevi. Ci sarà.

Riccardo Pizzirani [Sertes]