di Enrico Sabatino

Quest’anno ricorre il 25esimo anniversario di una guerra dimenticata da molti ma che, durata 74 giorni, provocò in totale circa 900 morti e quasi 2000 feriti. La guerra in questione è quella combattuta tra Argentina e Gran Bretagna nel 1982 per il possesso delle isole Falkland/Malvine, un arcipelago dell’oceano Atlantico situato a poca distanza dalle coste sudamericane, grande poco più di 16.000 Km quadrati - quasi il doppio della Corsica - e popolato da circa 3000 abitanti di origine britannica (soprannominati kelpers), che conducono un tenore di vita molto alto, secondo solo a quello USA nel continente sudamericano, e dallo stile tipicamente britannico.

La grande ricchezza dell'arcipelago è costituita dalle pecore (circa 600.000), la cui lana viene esportata in Gran Bretagna; ma anche i giacimenti petroliferi al largo delle isole hanno contribuito ad aumentare l’importanza economica delle isole.

Questo conflitto divampò all’improvviso, anche se il contenzioso tra i due Stati per la sovranità sulle isole durava da quasi un secolo e mezzo, e vide oltre alla riaffermazione della sovranità britannica sulle isole, la consacrazione dell’allora premier Margaret Thatcher e la caduta del criminale regime militare di Buenos Aires che, volendo invece con la guerra recuperare consenso interno, aveva mandato il proprio esercito allo sbaraglio, ... ... senza la preparazione e il sostegno materiale necessari. E il bilancio finale della guerra vide 649 morti tra i militari sudamericani e 255 tra quelli britannici.

Ma la questione è tornata alla ribalta in occasione delle commemorazioni del 25esimo anniversario della guerra, riaprendo così una ferita mai rimarginata.

L'Argentina infatti non ha mai abbandonato l'obiettivo di recuperare la sovranità sulle isole Falkland-Malvine e anzi intende rilanciare la propria offensiva diplomatica. E' stato questo il senso del discorso pronunciato il 2 Aprile scorso ad Ushuaia dal vicepresidente argentino Daniel Scioli, in sostituzione del presidente Nestor Kirchner che, dopo aver esitato a lungo, aveva deciso di dare forfait per evitare di dover affrontare manifestazioni sindacali a lui ostili.

Migliaia fra ex combattenti e cittadini si sono riuniti nella Piazza Malvinas Argentinas per ascoltare i discorsi delle autorità e dei responsabili militari. Fra questi ultimi il generale Jorge Chevallier, comandante dello Stato maggiore congiunto, ha ricordato che "l'obiettivo di recuperare le isole è irrinunciabile", che "già è stato sparso troppo sangue" e il recupero deve avvenire "utilizzando la diplomazia e la pace".

Da parte sua Scioli si è incaricato di fissare i cardini della nuova strategia argentina, più rigida nei confronti di Londra rispetto alla "strategia della seduzione" che negli anni '90 il governo del presidente Carlos Menem aveva adottato nei confronti dei kelpers, che però sono sempre rimasti fedeli agli stretti legami con la madrepatria britannica.

A fine marzo poi il governo di Buenos Aires ha deciso di sospendere gli accordi di cooperazione petrolifera con la Gran Bretagna raggiunti negli anni ‘90 e soprattutto ha stabilito per legge che le compagnie che dovessero operare in acque britanniche contestate dall'Argentina nello sfruttamento del greggio o del patrimonio ittico, non potranno mai più farlo sulla piattaforma continentale.

L'annuncio delle nuove misure e' stato fatto dal ministro della Pianificazione argentino, Julio De Vido che, ad una domanda su possibili reazioni da parte del governo britannico, ha risposto che “non ci preoccupa assolutamente la reazione di una potenza straniera in relazione a quello che l’Argentina decide per il proprio territorio. Non potranno operare in Argentina (...) quelli che abbiano prestato servizi nelle nostre isole Malvine sotto la legislazione della Gran Bretagna”.

Per il momento la minaccia riguarda prevalentemente piccole compagnie petrolifere create con capitali delle Falkland, ma qualche preoccupazione sorge anche per la Shell, di cui sarebbe filiale una delle societa' in questione.

Scioli si è quindi rivolto "ancora una volta" direttamente alla Gran Bretagna affinché "risponda agli appelli internazionali e riprenda i negoziati nel modo indicato dalle Nazioni Unite nei termini chiari e precisi della risoluzione 2065" del 1965.
Chiudendo poi il suo discorso, Scioli ha osservato che "il recupero dell'esercizio pieno della sovranità sull'arcipelago ci è suggerito dal cuore, dalla responsabilità e dal nostro senso del dovere. Né la guerra né il tempo cambieranno questa realtà: le Malvine sono, sempre lo sono state, e saranno argentine".

Ma in Argentina la ferita è aperta anche per quanto riguarda il comportamento tenuto dall’allora giunta militare nei confronti dei militari mandati a combattere nelle isole.

Infatti nei giorni scorsi, un gruppo di reduci della provincia di Corrientes ha presentato una denuncia per violazione dei diritti umani commessi dagli ufficiali nei confronti delle truppe, con almeno un caso di un soldato “giustiziato” dal suo diretto superiore, quattro soldati morti per fame e cinque per sevizie. Vittime che l’allora regime argentino aveva archiviato come caduti in combattimento.

E lo stesso Ministro della Difesa argentino, Nilda Garrè, ha disposto pochi giorni fa un’inchiesta sull’operato del capitano di fregata Carlos Bianchi, accusato di maltrattamenti e torture ai danni dei propri soldati durante la guerra.

Parallelamente ai recenti sviluppi argentini, anche in GB si sono tenute le celebrazioni del 25esimo anniversario della vittoria e c’è stata una forte partecipazione popolare che stride invece con l'opposizione sempre più generalizzata dell'opinione pubblica britannica alla guerra in Iraq.

Derek Twigg, segretario di Stato alla Difesa con delega ai veterani, ha addirittura descritto la guerra delle Falkland-Maldive come “uno degli avvenimenti più memorabili della Gran Bretagna dopo la fine della seconda guerra mondiale”.

Ma anche il premier Blair, che all’epoca dei fatti si era dichiarato contrario all'intervento militare voluto dalla Thatcher e aveva auspicato la ricerca di un compromesso negoziale, ha dichiarato a sorpresa “Sono certo che avrei fatto la stessa cosa. Non ho alcun dubbio che quella fu la cosa più giusta da fare. Credo che fosse in gioco un principio, quello che una terra non può essere annessa in quel modo e che la gente non può essere messa sotto una nuova autorità in quel modo”.

In conclusione, il problema della sovranità sulle isole è ben lungi dall’essere risolto definitivamente. In Argentina nel prossimo autunno si voterà per le presidenziali e Blair si appresta a dimettersi, ma già si preannuncia un innalzamento dei toni sulla questione Falklands/Malvine che attende ancora una via di uscita definitiva.


Enrico Sabatino



Per approfondimenti:

Pagina12
Guardian
Wikipedia
ANSA