V allora anni

Mentre invito gli utenti a proseguire l’elencazione degli elementi più importanti, nel thread precedente, io provo ad avventurarmi in qualcosa di più acrobatico e rischioso, che sottopongo al vostro giudizio: l’elenco di quelle che io ritengo prove effettive – e non soltanto indizi – contro la versione ufficiale.

Resta inteso che non si vuole obbligare nessuno ad accettarle come tali.

Alla fine della serie raccoglieremo il tutto in un unico capitolo, cercando di riassumere e organizzare in senso definitivo quanto detto da ciascuno di noi sull'argomento 9/11.

***

Al di la del "potere di convincimento" di ciascun indizio, io cerco di utilizzare un criterio oggettivo per stabilire se una prova possa essere considerata tale o meno: l’assenza di spiegazioni alternative. Quando un set di informazioni porta ad una sola conclusione plausibile, quella è da considerarsi valida - a mio parere - almeno fino alla comparsa di un’alternativa accettabile.

Secondo questo criterio, le seguenti prove dimostrano la falsità della versione ufficiale.



PROVA n. 1:
WORLD TRADE CENTER 7

FATTO: Il WTC7 è crollato intorno alle 17.20 del pomeriggio.

FATTO: L’edificio non era stato colpito da nessun aereo, ma solo da detriti della Torre Nord, crollata alcune ore prima.

FATTO: Nel WTC7 erano in corso alcuni incendi.

FATTO: Nessun edificio in acciaio era mai crollato prima a causa del fuoco (in alcuni casi si sono verificati cedimenti parziali, ma la struttura portante non è mai stata compromessa).

FATTO: Non soltanto il WTC7 era un moderno grattacielo in acciaio (costruito quindi con le dovute ridondanze), ma la sua struttura interna era stata ulteriormente rinforzata dallo stesso Silverstein, al "punto da rendere possibile la rimozione di interi piani senza intaccare la resistenza strutturale"

CONCLUSIONE: Non vi era nulla che permettesse di prevedere, o potesse preannunciare, un cedimento strutturale.

Se a questo sommiamo che:

FATTO: Poco prima del crollo, si sentono chiaramente pompieri e polizia sgomberare la zona, dicendo "Venite via, l’edificio sta per esplodere/saltare in aria".

FATTO: Le frasi si sentono chiaramente, e non esistono traduzioni alternative: lo stesso Paolo Attivissimo – soi-disant "madrelingua inglese" - ha confermato l’univocità del significato di quelle frasi. A sua volta, il termine blow-up non verrebbe mai usato nel caso di un cedimento strutturale, e questo esclude qualunque ipotesi di tipo "intuitivo" rispetto al crollo stesso.




CONCLUSIONE: i pompieri sapevano in anticipo che l’edificio stava per crollare a causa di una o più esplosioni. In assenza di spiegazioni alternative, la demolizione controllata resta l’unica spiegazione plausibile per il crollo dell’edificio.

CONTESTAZIONE: qualcuno ha obiettato che "fosse impossibile che tutti questi poliziotti e pompieri fossero complici del piano criminale".

REPLICA: In realtà questa è una deduzione forzata e aleatoria: non è affatto necessario che i pompieri conoscessero i veri motivi che hanno portato a realizzare la demolizione. Ai loro occhi sarebbe bastata una qualunque giustificazione relativa alla sicurezza dell’edificio, o della zona circostante.

In ogni caso, non è possibile entrare nella mente altrui, per cui non si possono escludere spiegazioni o giustificazioni di qualunque altro tipo. Altrettanto dicasi per gli eventuali motivi che avrebbero portato i pompieri a "tacere" l’eventuale verità. Queste sono tutte illazioni di tipo psicologico, che lasciano il tempo che trovano. DI FATTO sappiamo che i pompieri fossero a conoscenza della demolizione imminente, e questo è sufficiente a smentire l’ipotesi del crollo spontaneo.

FATTO : Il NIST ha dichiarato che il crollo è avvenuto unicamente a causa di un "nuovo tipo di dinamica" – e quindi, si presume, imprevedibile - mai registratasi prima negli edifici in acciaio.

CONCLUSIONE: Il NIST ha quindi a sua volta mentito, fornendo una FALSA versione ufficiale dei fatti.


ELEMENTI AGGIUNTIVI

A conferma della demolizione controllata abbiamo:

FATTO: Il testimone Barry Jennings ha raccontato di alcune esplosioni avvenute nel WTC7 prima ancora del crollo della Torre Nord. Tali esplosioni sono state talmente potenti, almeno in un caso, da polverizzare letteralmente il pavimento sotto di lui. Un a volta giunto al piano terra Jennings ha notato altri segni di esplosioni già avvenute.

Questo tipo di esplosioni è tipico nelle demolizioni controllate, nei casi in cui la struttura dell’edificio sia così robusta da rendere necessaria una serie di esplosioni preventive, prima di procedere con la sequenza finale. A loro volta, queste esplosioni non trovano una spiegazione soddisfacente all’infuori di una demolizione controllata.

FATTO: Dopo l’apparente cedimento di una colonna di supporto, l’intero edificio è crollato in maniera simmetrica sulla propria pianta. Questo significa che il resto delle colonne di supporto avrebbe ceduto contemporaneamente. Questa dinamica rimane inspiegabile in un cedimento strutturale, mentre è tipica delle demolizioni controllate.

FATTO : Larry Silverstein in un intervista ha dichiarato che ad un certo punto fu presa la decisione di "pull it", riferendosi all’edificio. Di fronte ad una richiesta di chiarimenti, Silverstein ha risposto che la frase era riferita al "contingente dei pompieri" da ritirare. Non vi erano però pompieri da ritirare, poichè sin dal primo mattino l’edificio era stato abbandonato alle fiamme, per mancanza di acqua e di uomini.

Indipendentememnte dal significato effettivo di quella frase, Silverstein ha quindi mentito nel dare quella spiegazione. Altresì mentono tutti coloro che sostengono che fosse quello il senso della frase, quando sanno molto bene che non vi fosse alcun "contingente di pompieri" da ritirare.

A conferma della "preconoscenza" del crollo abbiamo:

FATTO: Già a partire dalle ore 13 era in corso lo sgombero attorno al WTC7, "perchè l’edificio sarebbe venuto giù/ sarebbe stato demolito."

FATTO: Verso le 17 la BBC ha dato la notizia del crollo, nonostante l’edificio fosse ancora chiaramente in piedi.

FATTO: Intorno alle 16 Aaron Brown, cronista della CNN, ha commentato in diretta: "Ci dicono che un terzo edificio è crollato o sta per crollare".

CONCLUSIONE: E’ chiaro che la voce fosse già circolata in molti modi diversi, e questo conferma che il crollo non può essere stato nè improvviso nè spontaneo.

 



PROVA n. 2:  CHENEY E MINETA

FATTO: Ufficialmente i controllori di volo avrebbero perso le tracce del volo AA77 poco prima che invertisse la direzione di marcia, e lo avrebbero visto ricomparire soltanto nei cieli di Washington.

FATTO: Il ministro dei trasporti Mineta ha dichiarato che il vice-presidente Cheney era costantemente informato della posizione dell’aereo in avvicinamento.

CONCLUSIONE: La versione ufficiale quindi, almeno per quel che riguarda il tracking del volo 77, è falsa.

CONTESTAZIONE: Gli ufficialisti hanno suggerito che Mineta "si sia sbagliato", sia riguardo all’orario in cui sarebbe stato in compagnia del vice-presidente, sia riguardo al volo effettivo di cui parlava, che secondo loro non sarebbe stato AA77, ma UA93 (quello caduto in Pennsylvania).

Al di là di ogni commento sulla plausibilità di questa spiegazione, resta il fatto che Mineta ha deposto sotto giuramento, e non risulta fino ad oggi che queste affermazioni gli siano state contestate da nessuno, nè che lui abbia mai corretto la propria versione dei fatti. (Di fronte ad un errore così imbarazzante per la vice-presidenza, Mineta si sarebbe immediatamente premurato di correggere la propria deposizione, anche per non rischiare di finire in galera. Invece nulla di ciò è accaduto).

Abbiamo quindi una dichiarazione giurata di un ministro del governo in carica che smentisce direttamente la versione ufficiale dei fatti.







 

 PROVA n. 3: TORRI GEMELLE


DINAMICA DEL CROLLO

FATTO: La versione ufficiale vuole che il calore sviluppato dagli incendi abbia indebolito le strutture portanti delle torri gemelle, fino ad indurne il crollo definitivo.

FATTO: Nessuno, fino ad oggi, ha saputo dare una spiegazione tecnicamente accettabile di come sarebbe avvenuto il crollo delle Torri Gemelle, e lo stesso NIST, incaricato ufficialmente dal governo americano di dare questa spiegzione, ha preferito fermarsi al cedimento iniziale, lasciando alla fantasia dei lettori il resto della dinamica del crollo. (Noi stessi avevamo offerto lo spazio in homepage a chiunque volesse fornire questa spiegazione, ma lo spazio è rimasto vuoto).

CONCLUSIONE: Abbiamo quindi una versione ufficiale, relativa al crollo delle Torri Gemelle, che nessuno è in grado di descrivere in maniera tecnicamente accettabile.

CALORE DEGLI INCENDI

L’ipotesi che il calore fosse sufficiente ad ammorbidire l’acciaio è smentita dal fatto che almeno 18 persone siano transitate al centro della Torre Sud in fiamme, pochi minuti dopo l’impatto, arrivando perfettamente sane fino a terra. Se in quella zona ci fossero stati gli 800° gradi necessari ad "ammorbidire" l’acciaio (o anche molti di meno), nessuno avrebbe potuto transitare vivo dalla scala A. Altre persone, affacciatesi in diversi momenti al livello degli impatti, confermano che la temperatura non potesse nemmeno avvicinarsi a quelle richieste per ammorbidire l'acciaio.

CONCLUSIONE: L'ipotesi che sia stato il calore ad indebilire l'acciaio delle Torri è contraddetta da diversi fatti concreti.



 

POZZE DI ACCIAIO FUSO:

FATTO: Molteplici testimonianze parlano di pozze di acciaio fuso trovate fra le macerie dei tre edifici crollati, ad oltre sei settimane dai crolli:


TESTIMONIANZE SULL'ACCIAIO FUSO

Dead On Arrival

The NIST 9/11 Report on the WTC Collapse

By Mark H. Gaffney

Note to the reader: The following is a critique of the National Institute for Standards and Technology (NIST) report on the World Trade Center (WTC) collapse. The 43 volume NIST report was the result of a 3 year investigation, and was released in September 2005. It remains the official US government explanation for why the WTC collapsed on 9/11. As you are about to discover, the report itself collapses under scrutiny. There is no doubt that the NIST investigation was politically controlled by limiting its scope, thereby making the truth unobtainable. This is one way to neuter an investigation.

12/21/06 -- -- Fires raged at ground zero for many weeks after 9/11. In fact, it was not until December 19, 2001 that the NYC fire marshall declared the fires extinguished.

The fires burned long into the cleanup. The removal of steel beams and debris from the top of the pile allowed oxygen to reach the fires smoldering below. As a result, the flames often flared up, hampering workers on site. Joel Meyerowitz, a photographer, made note of this in his 2006 retrospective book, Aftermath. Armed with his trusty camera Meyerowitz roamed ground zero for months following the attack. Police repeatedly ejected him, but he kept returning in order to document what had happened. Eventually Meyerowitz amassed an impressive photographic record. In his fine book he remarks that the ground in places was so hot it melted the workmen’s rubber boots.

But Meyerowitz was hardly the first to comment on the pile’s incredible residual heat. The first accounts of molten steel came just hours after the attack: from the search and rescue teams who were among the first on the scene. Sarah Atlas, a member of New Jersey Task Force One Search and Rescue, was one of these emergency responders. Sarah reported seeing molten steel in the pile even as she searched in vain for survivors.[1]

K-9/11
Tracking the Rescuers’ Trauma



Even before the twin towers of the World Trade Center fell, Sarah Atlas and her canine partner, Anna, a black-faced German shepherd, were deployed by New Jersey’s Task Force One Urban Search and Rescue. By the end of the day on September 11, they were at Ground Zero, where they stayed for ten days in a fruitless search for survivors.

“The [NYFD] people who called us had been killed,” Atlas considered as she surveyed the tons and acres of wreckage. “Nobody’s going to be alive.” Fires burned and molten steel flowed in the pile of ruins still settling beneath her feet. She wore a respirator to filter out the smoke, dust, and fumes, but Anna worked without a mask to sniff out places where the broken dead lay. Anna is a live-find dog, but she developed a “truly intent stare” that Atlas came to recognize as her response to catching the scent of a corpse. Mostly they found parts.

MOLTEN STEEL = ACCIAIO FUSO

LINK ALLA PAGINA ORIGINALE



Many have denied the existence of molten steel at ground zero. But there are too many eyewitness accounts to dismiss, including the testimony of engineers, city officials and other competent professionals who toured the ruin. One of these, Dr Keith Eaton, Chief Executive of the London-based Institution of Structural Engineers, later wrote in The Structural Engineer about what he had seen, namely: “molten metal which was still red-hot weeks after the event,” as well as “four-inch thick steel plates sheered and bent in the disaster.”[2]

A similar account came from Leslie E. Robertson, an engineer who helped design the WTC. He is currently a partner at Leslie E. Robertson Associates, a structural consulting firm that was under contract to the WTC at the time of the tragedy. In a keynote address Robertson reportedly told the Structural Engineers Association of Utah that: “...as of 21 days after the attack the fires were still burning and molten steel still running.”[3] Public health officials/experts also toured the scene of destruction. Alison Geyh Ph.D., an Assistant Professor of Environmental Health at Johns Hopkins, was with one of these teams. She wrote that “In some pockets now being uncovered they are finding molten steel.”[4] The fact was even reported to the 9/11 Commission by Kenneth Holden, Commissioner of the city of New York. He told the panel about seeing “molten metal” during a walkthrough.[5]

The evidence accumulated even as the cleanup progressed. Work crews removing the mountain of debris, piece by piece, discovered pools of molten steel beneath the pile, where the towers had stood. One pool was found at the bottom of the elevator shafts. Some of the pools were not found until 3, 4, even 5 weeks after 9/11.

Contractors working on site confirmed these discoveries. Such as Peter Tully, president of Tully Construction of Flushing New York, who was one of four contractors engaged by New York City to handle the cleanup. During an August 2002 interview Tully told the American Free Press that indeed workmen had seen the molten pools.[6] The same interview included a statement by Mark Loizeaux, president of Controlled Demolition, Inc., who, years before, ramrodded the cleanup of the bombed Federal Building in Oklahoma City. Loizeaux was called in by Tully to draft the cleanup plan for the WTC site. Loizeaux said, “Yes, hot spots of molten steel were seen in the basements.” Molten steel was also found under WTC 7.

These pools of molten metal have never been explained. Loizeaux told the American Free Press that the continuing fires were fueled by “paper, carpet and other combustibles packed down the elevator shafts by the tower floors as they ‘pancaked’ into the basement.” Manuel Garcia, a physicist, has suggested that cars left in parking garages under the WTC contained gasoline that may have fueled the fires.[7] Both are probably correct. But none of these fires were hot enough to melt steel. Indeed, none of the combustibles in the wreckage burned anywhere near the melting point of construction grade steel beams (2800 °F). As noted, the smoldering fires for the most part were oxygen-starved.

The persistence of molten steel under the WTC for many weeks is extraordinary–––and anomalous. Evidently, the hot spots under the wreckage were not in the least fazed by heavy rain on September 14-15, nor by the millions of gallons of water that firemen and cleanup crews sprayed on the smoking ruins. Five days after the attack the US Geological Survey (USGS) found dozens of “hot spots” in the wreckage via remote sensing, i.e., an infrared spectrometer (AVIRIS). The two hottest spots were under WTC 2 and WTC 7. The USGS recorded surface temperatures as high as 747°C (1376°F)).[8] The molten pools below the pile must have been at least twice as hot––––hot enough to evaporate rain and the water sprayed on the pile, long before it reached the bottom.



SINTESI: A cinque giorni dagli attacchi questa termografia mostra dozzine di "punti caldi" fra le macerie, con TEMPERATURE DI SUPERFICIE di oltre 700 gradi centigradi alla base del WTC2 e del WTC7. Le pozze risultanti dalla fusione debbono essere state calde almeno il doppio - calde a sufficienza da far evaporare la pioggia e i milioni di galloni d'acqua che le squadre di recupero hanno gettato sulle rovine fumanti.

Notes

1. Penn Arts and Sciences, Summer 2002.
2. Dr Keith Eaton, The Structural Engineer 3, September 2002, #6.
3. James Williams, “WTC a Structural Success,” SEAU NEWS, The Newsletter of the Structural Engineers Association of Utah, October 2001, #3.
4. Magazine of Johns Hopkins Public Health, late fall, 2001. When I contacted Dr Geyh she confirmed the report. She stated that people involved in the clean up effort told her they had seen molten steel in the debris.
5. Commissioner Holden’s testimony before the 911 Commission is posted at http://www.globalsecurity.org/security/library/congress/9-11_commission/030401-holden.htm
6. Christopher Bollyn, “Seismic Evidence Points to Underground
Explosions Causing WTC Collapse” American Free Press, August 28, 2002.
http://www.serendipity.li/wot/bollyn2.htm
7. Manuel Garcia, “The Thermodynamics of 9/11,” November 28, 2006. posted at http://www.counterpunch.org/thermo11282006.html
8. The results are posted at http://pubs.usgs.gov/of/2001/ofr-01-0429/thermal.r09.html




I punti caldi hanno mantenuto le alte temperature per molte settimane



 

IL "METEORITE"



 

 
Elementi di ACCIAIO, ACCIAIO FUSO e cemento 





PILONI DELLE TORRI PIEGATI A CALDO

  
"Ci vogliono migliaia di gradi per piegare l' ACCIAIO in questo modo"

 





TESTIMONIANZE DEI POMPIERI



Vedevi l' ACCIAIO FUSO (scorrere)





Danger in the Dust


It is 4 a.m. in New York City as four researchers from the School enter the site of the World Trade Center disaster on foot. Each is lugging from 50 to 90 pounds of air-monitoring equipment onto Ground Zero. In the dark, the tangled pile of wreckage takes on a distinctly hellish cast.

"Fires are still actively burning and the smoke is very intense," reports Alison Geyh, PhD. "In some pockets now being uncovered, they are finding molten steel."
 




NEW YORK DEPARTMENT OF SANITATION


“Once the area was cleaned, normal commercial trash collections resumed by the haulers that are licensed and regulated by the Trade Waste Commissioner,” Dawkins says. But for about two and a half months after the attacks, in addition to its regular duties, NYDS played a major role in debris removal — everything from molten steel beams to human remains — running trucks back and forth between Ground Zero and Fresh Kills landfill, which was reopened to accommodate the debris.

Kathy Dawkins, NYDS spokeswoman.

LINK


Ron Burger - Public Health Advisor at the National Center for Environmental Health, Centers for Disease Control and Prevention:


The National Environmental Health Association’s paper “Messages in the Dust” quotes Burger: “Feeling the heat, seeing the molten steel, the layers upon layers of ash, like lava, it reminded me of Mt. St. Helens and the thousands who fled that disaster.”


Guy Lounsbury - Member of New York Air National Guard’s 109th Air Wing:

National Guard Magazine article written by Lounsbury (excerpt): “One fireman told us that there was still molten steel at the heart of the towers' remains. Firemen sprayed water to cool the debris down but the heat remained intense enough at the surface to melt their boots.”

LINK



As of 21 days after the attacks, the fires were still burning and molten steel was still running.

LINK

GCN

Handheld app eased recovery tasks

By Trudy Walsh, GCN Staff

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Firefighters scan information from the recovery site into ruggedized Symbol Technologies PPT 2800 handheld devices.


9/11 issue table of contents

After heroic efforts at the World Trade Center, New York City’s Fire Department had the Herculean task of documenting human remains found in the rubble.

Anyone at the site—a policeman, a crane operator or a Federal Emergency Management Agency official—who discovered a body part had to notify the fire department.

A firefighter would then collect the remains and write down a tracking number, date, time, description and location.

The Fire Department mapped Ground Zero into grids and cells. A fireman might locate the remains as “in grid B, cell 7,” write it on a slip of paper and take it to the quadrant command center. A FEMA agent would then transcribe the note and enter it into a database.

Not only was this laborious for the firefighters, but the working conditions were hellish, said Greg Fuchek, vice president of sales for LinksPoint Inc. of Norwalk, Conn.

For six months after Sept. 11, the ground temperature varied between 600 degrees Fahrenheit and 1,500 degrees, sometimes higher.

“In the first few weeks, sometimes when a worker would pull a steel beam from the wreckage, the end of the beam would be dripping molten steel,” Fuchek said.

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Zolfo, ossigeno e ferro.

Visto che il kerosene non contiene zolfo, che cosa può aver generato questo processo chimico, rilevato in un reperto del WTC7, che i professori di scienza dei materiali Biederman e Sisson hanno saputo attribuire soltanto a una ipotetica pioggia acida - decisamente copiosa - e che il New York Times ha definito "forse il più profondo mistero emerso da queata investigazione"?

Materials science professors Ronald R. Biederman and Richard D. Sisson Jr. confirmed the presence of eutectic formations by examining steel samples under optical and scanning electron microscopes. A preliminary report was published in JOM, the journal of the Minerals, Metals & Materials Society. A more detailed analysis comprises Appendix C of the FEMA report. The New York Times called these findings "perhaps the deepest mystery uncovered in the investigation." The significance of the work on a sample from Building 7 and a structural column from one of the twin towers becomes apparent only when one sees these heavy chunks of damaged metal.

A one-inch column has been reduced to half-inch thickness. Its edges--which are curled like a paper scroll--have been thinned to almost razor sharpness. Gaping holes--some larger than a silver dollar--let light shine through a formerly solid steel flange.

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Una colonna di due centimetri e mezzi di spessore è stata ridotta alla metà. I suoi bordi, arrotolati come carta da papiro, sono diventati taglienti quasi quanto un rasoio. Larghi fori - alcuni più larghi di un dollaro d'argento, fanno entrare luce in quello che prima era una compatta giuntura/lamina d'acciaio.


Jonathan Barnett

Ronald R. Biederman

R. D. Sisson, Jr.


CLimited Metallurgical Examination

C.1 Introduction

Two structural steel members with unusual erosion patterns were observed in the WTC debris field. The first appeared to be from WTC 7 and the second from either WTC 1 or WTC 2. Samples were taken from these beams and labeled Sample 1 and Sample 2, respectively. A metallurgic examination was conducted.

C.2 Sample 1 (From WTC 7)

Several regions in the section of the beam shown in Figures C-1 and C-2 were examined to determine microstructural changes that occurred in the A36 structural steel as a result of the events of September 11, 2001, and the subsequent fires. Although the exact location of this beam in the building was not known, the severe erosion found in several beams warranted further consideration. In this preliminary study, optical and scanning electron metallography techniques were used to examine the most severely eroded regions as exemplified in the metallurgical mount shown in Figure C-3. Evidence of a severe high temperature

readily visible in the near-surface microstructure. A liquid eutectic mixture containing primarily iron, oxygen, and sulfur formed during this hot corrosion attack on the steel. This sulfur-rich liquid penetrated preferentially down grain boundaries of the steel, severely weakening the beam and making it susceptible to erosion. The eutectic temperature for this mixture strongly suggests that the temperatures in this region of the steel beam approached 1,000 °C (1,800 °F), which is substantially lower than would be expected for melting this steel.

Figure C-3 Mounted and polished severely thinned section removed from the wide-flange beam shown in Figure C-1.

When steel cools below the eutectic temperature, the liquid of eutectic composition transforms to two phases, iron oxide, FeO, and iron sulfide, FeS. The product of this eutectic reaction is a characteristic geometrical arrangement that is unique and is readily visible even in the unetched microstructure of the steel. Figures C-4 and C-5 present typical near-surface regions showing the microstructural changes that occur due to this corrosion attack. Figure C-6 presents the microstructure from the center of a much thicker section of the steel that is unaffected by the hot corrosion. Figure C-7 illustrates the deep penetration of the liquid into the steel’s structure. In order to identify the chemical composition of the eutectic, a qualitative chemical evaluation was done using energy dispersive X-ray analysis (EDX) of the eutectic reaction products. Figure C-8 illustrates the results of this analysis.

APPENDIX C : Limited Metallurgical Examination


Figure C-8 Qualitative chemical analysis.

  • Summary for Sample 1
  • The thinning of the steel occurred by a high-temperture corrosion due to a combination of oxidation and sulfidation.
  • Heating of the steel into a hot corrosive environment approaching 1,000 °C (1,800 °F) results in the formation of a eutectic mixture of iron, oxygen, and sulfur that liquefied the steel.
  • The sulfidation attack of steel grain boundaries accelerated the corrosion and erosion of the steel.

  • Riassunto del reperto 1:

    L'assottigliamento dell'acciaio è avvenuto tramite una corrosione ad alta temperatura, a causa di una combinazine di ossidazione e solfurazione.

    Il riscaldamento dell'acciaio in un ambiento corrosivo caldo che si avvicina ai 1000° C. produce una mistura eutettica di ferro, ossigeno e zolfo che ha liquefatto l'acciaio.

    L'azione della solfurazione sui grani esterni dell'acciaio ha accelerato la corrosione e l'erosione dell'acciaio,

    Quindi Barnett parla di ACCIAIO LIQUEFATTO




    CONCLUSIONE: Non esiste una spiegazione plausibile, all’interno dei presunti crolli passivi, per queste pozze di acciaio fuso, nè per l'acciaio piegato in quel modo. E' invece ipotizzabile che siano la conseguenza dell’utilizzo di un qualunque tipo di esplosivo, o altro composto chimico di tipo distruttivo, con sviluppo di temperature molto elevate..


    ***

    Questo costituisce un primo gruppo di prove contro la versione ufficiale che io ritengo valide, almeno fino alla comparsa di una plausibile spiegazione alternativa per ciascuna di loro.

    Massimo Mazzucco

    (continua)