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Finalmente ci sono riusciti. Laddove avevano fallito i "ribelli moderati" finanziati direttamente dagli USA, laddove aveva fallito l'ISIS finanziata dai sauditi per conto degli USA, è bastato far esplodere qualche bomba con agenti chimichi per giustificare quello che gli Stati Uniti sognano di fare ormai da 5 anni: attaccare direttamente la Siria. Per ora si tratta solo di un bombardamento limitato ad una base militare, ma la storia ci insegna che il termine "escalation" esiste proprio per ciò che significa letteralmente: una crescita, in termini di scala, di qualcosa che da piccolo diventa grande.

Quello che invece la storia non ci insegna, a quanto pare, è come le stesse bugie continuino a funzionare, nonostante ogni volta vengano smascherate come tali. La storia delle armi chimiche (WMD) di Saddam Hussein, usata per invadere l'Iraq, si è rivelata platealmente falsa. L'accusa allo stesso Assad di aver usato armi chimiche, due anni fa, si era rivelata falsa. E per quanto in questo caso anche la logica andasse contro una scelta del genere (Assad sarebbe stato un pazzo ad usare armi chimiche in questo momento), bastano le foto di alcuni bambini con la maschera ad ossigeno per giustificare agli occhi degli occidentali l'aggressione unilaterale da parte degli USA ad una nazione sovrana.

Qualcuno si è lamentato che su LC non discutiamo più di cose importanti, come l'attacco di gas nervino in Siria, "perchè ormai il sito ha sposato ciecamente la propaganda di Putin". Di seguito riportiamo un articolo di Maurizio Blondet, che a sua volta cita un interessante intervento di Mauro Bottarelli. C'è ottimo materiale per la discussione, con un invito in particolar modo a chi sostiene che siamo "vittime della propaganda russa" a confutare le tesi sostenute dai due giornalisti.

SIRIA: STESSE MENZOGNE DEL 2013. CI RIPROVANO CON L’INTERVENTO?

di Maurizio Blondet

Cosa vogliono fare adesso? L’intervento diretto occidentale in Siria? Con la scusa dei gas nervini, già ci provarono nel 2013: accusarono Assad, aveva “superato la linea rossa” gridò Obama, Francia Gran Bretagna e Usa scaldavano i motori, Erdogan era pronto, i sauditi anche, la NATO pure. Poi la geniale proposta di Putin e Assad: consegnare sotto controllo Onu le riserve di gas nervini (che del resto servono solo come deterrente, ossia a dissuadere un attacco della potenza atomica vicina, Israele).

Il momento opportuno  passò.

Dopo, le inchieste hanno dimostrato che non fu Assad ad usare il sarin, ma erano stati i terroristi anti-Assad, probabilmente il gas era stato fornito dai servizi turchi di Erdogan. Lo appurò Carla del Ponte, la giurista svizzera allora nella Commissione Onu per la violazione dei diritti umani:

L'ultimo documentario di John Pilger è non solo schoccante (per quel che riguarda la storia di Bikini) ma altamente istruttivo per quel che riguarda i rapporti fra USA e Cina, passati e presenti. Ci sono moltissime cose che non sappiamo, dal punto di vista storico, compreso il fatto che nel 62 è stato sfiorato un attacco nucleare alla Cina, in partenza proprio dalle basi americane in Giappone. E la situazione oggi non è certo più rosea di allora.


Ricordatevi di attivare i sottotitoli in italiano (CC)

Fonte: Pandora TV

Segmento molto interessante de "La gabbia" di mercoledì sera, con un ottimo intervento di Giulietto Chiesa.


Giulietto Chiesa:"Il problema non sono gli immigrati ma i padroni del mondo".
 

L'unione Europea ha approvato la creazione di un quartier generale militare per le operazioni al di fuori dell'Europa. Lo ha annunciato oggi il ministro della difesa tedesco, Ursula von der Leyen, definendolo "un passo dovuto ormai da molto tempo".

"Oggi abbiamo compiuto un passo molto importante verso la sicurezza e la difesa dell'Unione, perchè stiamo diventando molto concreti" ha detto la von der Leyen.

Le ha fatto eco la nostra Mogherini, che ha commentato: "il nuovo centro operativo ci permetterà un approccio più efficace alle attuali missioni di addestramento militare".

Non è chiaro se questo nuovo quartier generale si porrà come un semplice duplicato del sistema NATO, oppure come vero e proprio concorrente della stessa. Infatti, la von der Leyen ha anche dichiarato: “Abbiamo assistito ad una enorme spinta verso la modernizzazione da parte della NATO, negli ultimi 3 anni, dovuta al comportamento [aggressivo] del Cremlino. Questo è stato giusto e importante, ma io credo che dovremmo investire almeno la stessa energia nella modernizzazione della sicurezza e della difesa dell'unione Europea".

Quanto Trump fu eletto, ci domandavamo quanto tempo ci avrebbe messo l'establishment di Washington a fargli fare marcia indietro sulle sue buone intenzioni di trovare un accordo con la Russia. A quanto pare, dopo un solo mese di presidenza ci sono già riusciti [M.M.].

Putin non scherza piu’. Persa la speranza in Trump - di Maurizio Blondet

Il 18  febbraio, Putin ha emanato un decreto (ukase) che riconosce la validità dei passaporti rilasciati dalle “repubbliche” di Donetsk e Lugansk, le due regioni secessioniste dell’Ucraina. I cittadini di queste possono andare in Russia liberamente. Un passo in più, e sarebbe da parte di Mosca il riconoscimento ufficiale delle due repubbliche. E Putin lo ha fatto in coincidenza col vertice internazionale della sicurezza di Monaco, con presenti Poroshenko (che l’ha saputo lì), Merkel, generali americani e politici della nuova amministrazione Trump.  Per dare più rilievo al messaggio.

E’ la risposta al traccheggiare ambiguo di Berlino, UE e Washington sulla questione ucraina; alle lezioncine su “Mosca rispetti Minsk” di Merkel e Stoltenberg, o a “Mosca restituisca la Crimea” di Trump e dei suoi  tirapiedi  ministeriali e gallonati. Secondo il giornalista Alexander Mercouris, l’iniziativa  è venuta dopo “una telefonata di  Putin a Merkel una settimana prima”, sul non-rispetto da parte di Kiev degli accordi di Minsk – che prevedono che  Donetsk e Lugansk restino sì in Ucraina, ma in una Ucraina confederale, dove le due regioni mantengano una  vasta autonomia.

Interessante intervista di Claudio Messora a Pierluigi Fagan sulla complessità del mondo nei prossimi 30 anni. (In particolare, nei primi 20 minuti parla dei nuovi equilibri geopolitici mondiali, intorno al min. 21 parla dell'Italia, al min. 25 dell'Europa e dell'impossibilità di unificare 27 stati, al min. 35 dell'Africa e del peso che avrà il suo sviluppo sul futuro dell'Europa, dal min. 40 del problema della sovrappopolazione).

Verso un mondo multipolare: il gioco dei giochi nell’era Trump” è il libro in cui Pierluigi Fagan, studioso della complessità, prende in analisi i mutamenti geopolitici, militari, energetici, ambientali, demografici, culturali, religiosi, economici e finanziari della nostra era e il mutato grado di interdipendenza tra i paesi. Un mondo che è passato in poco più di un secolo dall’ospitare un miliardo e mezzo di persone ad ospitarne sette miliardi. Tra venti o trent’anni saremo 10 miliardi. Veniamo da un sistema bipolare (Usa – Russia, nell’epoca della guerra fredda), cui è seguito un periodo monopolare, dominato esclusivamente dagli Stati Uniti d’America.

Oggi a mezzogiorno, ora di Washington, un magnate dell'edilizia che non ha mai ricevuto un incarico governativo si insedierà alla Casa Bianca. Un uomo grezzo e volgare, tanto imprevedibile quanto ignorante, andrà a sedersi alla stessa scrivania che è stata di Roosevelt, di Eisenhower e di John Kennedy.

E da quella scrivania cercherà di guidare un mondo che sta rapidamente cambiando sotto i nostri occhi.

Nell'arco di soli 12 mesi infatti sono cambiati molti dei parametri internazionali che sembravano, fino ad un anno fa, assolutamente irremovibili. Primo fra tutti, l'instabilità dell'unione europea, intesa come istituzione. Non solo la Brexit, ma un diffuso malessere fra molti dei suoi Stati più importanti ci fanno capire che il grande "sogno europeo" è ormai miseramente fallito. Sarà questione di mesi oppure di anni, questo non lo sappiamo, ma in ogni caso il destino dell'Europa ormai sembra segnato.

E lo ha capito lo stesso Trump, che mostra un palese disinteresse per questa nostra entità sovranazionale. Ma, insieme all'Europa, è lo stesso concetto di NATO a traballare in maniera fino a ieri impensabile: è sempre Trump ad aver definito l'alleanza atlantica "un'organizzazione obsoleta", e nel momento stesso in cui qualcuno pronuncia queste parole ci si rende conto che siamo di fronte ad un residuato del secolo scorso, assolutamente incapace di rappresentare quelli che sono i nuovi equilibri "liquidi" del mondo moderno. [...]

Ambasciatore russo ucciso in Turchia. Il killer, un "noto estremista islamico", gridava: "Noi moriamo ad Aleppo, tu muori qui" e "Questo è il conto per la Siria". Devono essere veramente cattivi questi russi, per meritarsi una fine del genere.

(Chissà ci avrà interesse a spezzare il nuovo equilibrio che si era creato fra Russia e Turchia? Forse il Mozambico?)

Gentile Formigli,

l’attenzione alle fonti e alle “prove” delle notizie è fondamentale, soprattutto nelle guerre, dove la prima vittima è la verità. Menzogne e notizie non verificate hanno provocato o alimentato tragici conflitti. Ma mi focalizzo su Aleppo, v. Piazza Pulita del 15 dicembre 2016.

Sulle immagini da voi mostrate: le immagini mostrano esponenti del corpo dei “White Helmets” mentre soccorrono persone estratte dalle macerie. Quali le fonti? Fonti di parte: “attivisti” locali dell’opposizione. Dove sono state girate? Quando? Non si sa. Qual è stata la causa del crollo, erano forse scudi umani (come denunciato da più parti e dagli stessi abitanti una volta usciti da Aleppo Est) che l’opposizione armata tratteneva, nelle migliori tradizioni dei terroristi di tutto il mondo? Chi ha bombardato? In quali circostanze?

Con Trump che vuole tagliare i costi del progetto, si torna a parlare di F-35. Nel frattempo ci si domanda: perchè mai noi dovremmo acquistare ben 90 (n-o-v-a-n-t-a) esemplari di questo bidone megagalattico? Davvero non c'è nessuno fra i nostri politici che abbia il coraggio di sollevare questo problema?

F-35 non vola (causa pioggia). Ma Trump lo cancellerà davvero?

di Maurizio Blondet

“Il programma F-35 e  il suo costo sono fuori controllo –  ha twittato The Donald il 12 dicembre. – “Si potranno risparmiare miliardi di dollari in  acquisti militari (ed altri) dopo il 20 gennaio”. Pochi giorni prima aveva criticato il costo del nuovo Air Force One, ossia la Boeing; adesso la Lockheed Martin. Non manca di coraggio, a sfidare le vacche sacre del sistema militare-industriale, che danno lavoro a migliaia di dipendenti e al Pentagono. [...]

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