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di Marco Galloni

«Che cos’è la verità?»: è la domanda che, secondo il Vangelo di Giovanni, Pilato rivolge a Gesù durante il processo (Gv 18,38). Gesù tace, sembra non rispondere. In realtà il Figlio dell’uomo risponde, solo che la sua risposta non è di tipo dialettico argomentativo bensì personale e performativo: la verità non è una teoria, una formula, una categoria politica né niente del genere, ma una persona capace di testimonianza e di coerenza. Nel caso di Gesù, come sappiamo, questa coerenza giunge fino alle estreme conseguenze: il Nazareno rimane fedele a se stesso e alla propria missione anche quando questo lo espone al rischio – anzi alla certezza – di una morte terribile.

La verità come corrispondenza tra intelletto e realtà

Milleduecento anni dopo quella morte, uno dei più grandi teologi e filosofi della cristianità, san Tommaso d’Aquino, darà della verità una definizione destinata a diventare classica: la verità è «adaequatio intellectus et rei», vale a dire corrispondenza tra intelletto e realtà (S. theol., I q 21 a 2 c); se la “ratio” di una persona aderisce pienamente a una cosa così come essa è in se stessa, allora quella persona è nella verità, ha trovato la verità.

La nostalgia è una brutta malattia. Quando ci si affeziona ad un luogo, ad un ambiente oppure ad una persona cara, poi diventa difficile farne a meno.

E' quello che deve star succedendo dalle parti di Langley, nel quartier generale della CIA, dove pare che non si siano ancora rassegnati alla perdita di bin Laden.

Bin Laden è un uomo che aveva dato tantissimo alla causa americana nel mondo. Prima era stato il fulcro attorno al quale gli americani avevano montato la guerriglia contro i russi in Afghanistan. I famosi mujaheddin, detti epicamente "Freedom Fighters", non erano altro che una banda di mercenari messa insieme dalla CIA per contrastare l'invasione sovietica dell'Afghanistan. Poi, una volta cacciati i sovietici, bin Laden divenne utilissimo come capro espiatorio da incolpare per i vari attentati che gli americani subivano nel mondo, dall'attacco alla nave da guerra Cole, ormeggiata davanti alle coste dello Yemen, fino a quello alle ambasciate americane di Kenia e Tanzania, intorno all'anno 2000.

A quel punto venne il momento di fare il grande salto, e lo stesso 11 di settembre 2001, con le macerie delle Torri Gemelle ancora fumanti, bin Laden venne additato dai media internazionali come il responsabile primo degli attentati di New York e Washington.

Di Riccardo Pizzirani (Sertes)

Ho recentemente terminato la revisione 1.24 del mio articolo sulle esercitazioni dell'undici settembre, trasformando il testo in un powerpoint di 70 pagine sia fruibile online che scaricabile in locale in formato pdf.

(Per vedere bene la presentazione cliccate il comando Full Screen in basso a dx)

Le prime 7 pagine introducono l'argomento tanto caro al ricercatore del 9/11 Truth Webster Tarpley, di come le esercitazioni siano il perfetto cavallo di troia per un piccolo gruppo di cospiratori altolocati che intendano portare a termine un attacco false flag sulla propria nazione: durante un esercitazione per il team di attaccanti è legittimo agire contro le difese dello stato, gli infiltrati sono facilitati da maggiori poteri concessi per l'occasione, e anche le unità di soccorso possono essere manipolate. Ci sono questi elementi negli attacchi dell'undici settembre? Certo che ci sono, ma prima occorre smentire una delle più grosse bufale ufficiali del governo statunitense: quella che gli attacchi non fossero prevedibili.

 (QUI potete acquistare il triplo DVD a prezzo scontato).

Lunedì sera su LA7 Mentana dedicherà un numero speciale all'11 settembre. Mi hanno chiesto di chiarire quale sia oggi la posizione del 9/11 Truth Movement e del Consensus Panel sullo stato delle indagini. Ho concordato con la redazione un testo di una decina di minuti, che elenca tutti i maggiori capi d'accusa contro la versione ufficiale, indicando il film "11 settembre La Nuova Pearl Harbor" come fonte di riferimento. Mi auguro che utilizzino il testo da me approvato, senza modificarlo. (Naturalmente, ci sarà anche una scheda equivalente, che rappresenta le posizioni dei debunkers. Di più non so dirvi).

di Riccardo Pizzirani (Sertes)

Lo sapevate? Gli aerei che hanno colpito le torri erano ologrammi. Anzi, non c’erano proprio, e sono stati aggiunti in digitale solo in televisione. Poi i crolli sono stati causati da armi ad energia diretta. Anzi, da delle piccole cariche nucleari messe sotto le fondamenta.

No, non è vero nulla. Abbiamo controllato, abbiamo ascoltato chi diceva queste cose, e non è vero nulla. Eppure queste balzane teorie continuano a circolare sulla rete, e tornano alla ribalta in prossimità dell’anniversario degli attacchi, incuranti di ogni tentativo che viene fatto per spiegare perché queste teorie sono fasulle.

Ho quindi realizzato un documento complessivo (in coda all'articolo) che raduna e smentisce tutte queste teorie, e le mette anche in prospettiva rispetto ad altri tentativi storici di infiltrare i gruppi che non credono alle Versioni Ufficiali governative dei principali eventi storici.

Le foto del Pentagono presentate oggi come "inedite" da tutti i giornali italiani sono in realtà note ai ricercatori già da anni. Io le ho tutte, nel mio computer, e alcune di esse sono addirittura presenti nei miei film. Di seguito un paio di esempi.

 

Continua la raccolta della documentazione contro la versione ufficiale dell'11 settembre, portata avanti dal 9/11 Consensus Panel (di cui faccio parte anch'io, insieme a Giulietto Chiesa). Gli ultimi due punti che sono stati pubblicati mi sembrano particolarmente interessanti, perchè dimostrano come anche ad una lettura superficiale dei fatti i media mainstream avrebbero dovuto storcere il naso di fronte alla versione ufficiale, già dai primi giorni dopo l'11 settembre.

Punto H-3: L’affermazione che i dirottatori erano devoti musulmani

La versione ufficiale

I quattro aerei dell’11 settembre sono stati dirottati da devoti musulmani. Secondo il rapporto della commissione 11 settembre, Mohamed Atta, il capogruppo, aveva “adottato il fondamentalismo”. [1] I dirottatori, in base al loro credo, erano diventati “un gruppo di combattenti addestrati disposti a morire”. [2]

Le prove migliori
 La versione ufficiale è imperniata sul fatto che gli aerei dell’11 settembre furono dirottati da devoti musulmani. Devoti abbastanza da essere disposti a morire per la causa. Nonostante questo, i media mainstream hanno pubblicato svariati articoli che contraddicevano il fatto che i presunti dirottatori fossero devoti musulmani.

Cinque giorni dopo l’11 settembre, un articolo del Daily Mail di Londra riportava:

Al bar Sunrise 251 di Palm Beach, [Mohamed] Atta e [Marwan] Al Shehhi hanno speso $ 1000 in 45 minuti in bottiglie di champagne Krug e Perrier-Jouet … Atta era in compagnia di una bruna formosa alta 1,80, sui 25-30 anni. L’altro uomo era con una bionda più piccola. Ambedue le donne erano conosciute nella zona come accompagnatrici abituali di gente spendacciona. [3]

"Anatomy of a great deception" (2014) è uno dei documentari più recenti sull'11 settembre. Ora è stato sottotitolato in italiano, ed è stato pubblicato sul sito di Architects & Engineers for 9/11 Truth.

Per chi è super-esperto di 11 settembre non c'è nulla di veramente nuovo. E' però interessante l'approccio seguito dall'autore, David Hooper, il quale descrive come sia entrato nella questione 11 settembre un passo alla volta, da perfetto ignorante in materia. Forse è una indicazione per come far approcciare allo stesso argomento persone che fino ad oggi dell'11 settembre sanno poco o nulla.

Sulla sua pagina di Facebook, Enrico Mentana ha scritto "E' ora che i complottisti si riposino", facendo intendere che per lui le teorie del complotto sull'11 settembre sono tutte stupidaggini.

A conseguenza di questo, Mentana si è preso quintali di insulti un pò dappertutto, con gente che lo accusava apertamente di essere un "venduto" e un "servo del sistema". Molti sono anche suoi ascoltatiori (o almeno lo erano fino a ieri). Io personalmente (per quel poco che ho potuto conoscerlo) non ritengo Mentana nè un venduto nè un servo del sistema, ma un libero pensatore e una persona in buona fede.

Il problema è che purtroppo Mentana sull'11 settembre è rimasto fermo al 2006, anno in cui diede ampio spazio a questo argomento nella trasmissione Matrix. Quello era il periodo della massima confusione, in cui i debunkers avevano sollevato una tale polverone di menzogne sull'11 settembre, che persino una persona in buona fede come lui era autorizzata a pensare che la teoria dell'autoattentato fosse in realtà una bufala senza fondamento.

Mentana però ha commesso un grave errore, sia come giornalista che come essere umano: in quel momento ha deciso che la faccenda per lui era chiusa, sull'11 settembre si è messo il cuore in pace, e da quel giorno ha smesso di informarsi. Come se una questione così complessa, importante ed intricata - con le inchieste ufficiali ancora in corso, fra l'altro - potesse davvero risolversi in un botta e risposta televisivo fra complottisti e debunkers.

Se invece avesse continuato ad informarsi, mantenendo la mente aperta ad ogni possibilità, Mentana oggi saprebbe moltissime cose che invece evidentemente ignora:

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