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Nel giornalismo esiste una regola, che si chiama follow-up. Il termine inglese significa letteralmente "proseguire, dare seguito", e si riferisce al fatto che per ogni evento importante sia buona regola, dopo un certo tempo, dare al pubblico un aggiornamento della situazione.

Se in un certo luogo del mondo c'è stato un disastro naturale, si dà subito la notizia del disastro, e poi dopo un pò di tempo si torna sull'argomento, e si riassume la situazione per come si è evoluta nel tempo: quanti sono gli sfollati e i senzatetto, quale è la conta definitiva delle vittime, quali sono le conseguenze che quel disastro ha portato sul tessuto sociale della zona, ecc. In questo modo il lettore non solo rimane aggiornato, ma riesce anche a dare un senso temporale alla vicenda. Nell'arco di tempo trascorso fra l'evento iniziale e la disamina delle sue conseguenze, infatti, il lettore riesce a trarre la sua lezione personale: le autorità locali si sono comportate bene, si sono comportate male, il disastro si poteva evitare, oppure è stato una fatalità, la comunità internazionale ha agito prontamente, oppure non lo ha fatto, chi è intervenuto quali interessi aveva nel farlo, ecc ecc.

Il lettore cioè ragiona sui fatti avvenuti, li vede nel loro arco temporale, e trae e sue conclusioni personali. Il lettore impara dalla storia.

Ma oggi questa sana abitudine sta scomparendo. Ormai ci stiamo abituando sempre di più alle notizie usa-e-getta. Che fine ha fatto ad esempio Greta Thunberg?

Nelle ultime ore, diverse persone mi hanno chiesto di commentare la nuova legge sul copyright appena approvata a Bruxelles. Il problema è che non si riesce a capire esattamente in cosa consista.

Ormai i giornalisti venduti, che rispondono agli interessi delle lobby, sono diventati talmente bravi nel mescolare le acque, che non si riesce a trovare un testo obiettivo che spieghi per filo e per segno quali saranno i cambiamenti più importanti. Ci sono gli articoli trionfalistici, che ti dicono che "finalmente gli autori saranno protetti", e ci sono quelli disfattisti, che dicono che "fra un pò qui censureranno tutto."

Nel mezzo probabilmente sta la verità, ma non la si riece ad identificare con chiarezza. C'è chi parla di filtri automatici per l'upload dei materiali, e chi dice che invece questi filtri non ci saranno. C'è chi dice che le major (Youtube, Google, Facebook) faranno accordi preventivi con i produttori di contenuti, e chi dice che questi accordi verranno fatti volta per volta.

Manifestazioni in tutto il mondo, copertura mediatica da mondiali di calcio, e tutti a strapparsi i capelli per il "miracolo" di questa ragazzina che, "da sola", ha messo in moto la rivoluzione ambientale che salverà il pianeta.

Con un piccolo particolare, che tutti si dimenticano di citare: non esiste un solo partito al mondo, in nessuna delle nazioni più industrializzate, pronto ad accogliere e a fare proprio il messaggio ambientalista di Greta Thunberg.

Manca cioè l'anello di congiunzione fra le parole e i fatti. Ed è forse proprio questo il motivo per cui i media si sono buttati a corpo morto sul fenomeno Greta: perchè sanno tutti benissimo che nessuno farà comunque niente, e che questa faccenda è destinata a dissolversi nel nulla nell'arco di pochissimo tempo. Un po' come quando Bergoglio invoca "la pace nel mondo" serza rivolgersi a nessuno in particolare: lo dice, la notizia passa sui telegiornali, e dopo dieci minuti è già stata dimenticata.

Quindi con Greta si fa audience - e si distoglie la gente da problemi più reali e contingenti - praticamente a costo zero. E' il buonismo da un tot al chilo, quello classico di natura boldriniana che così ferocemente appesta il mondo del politically correct.

E' stupefacente la discussione che si è riuscita a creare attorno all'arresto di Cesare Battisti. Un criminale viene arrestato e riportato a casa sua, dove viene a scontare l'ergastolo. La notizia dovrebbe finire qui.

Ma invece di celebrare semplicemente un successo della giustizia, ora i media si scatenano a discutere sul fatto che il suo arresto sia stato "troppo spettacolarizzato".

La sera del rientro di Battisti i talk televisivi non parlavano d'altro. Su ogni canale, da Rai3 alla Sette a Rete 4 si discuteva il fatto che i ministri dell'interno e della giustizia avessero "fatto passerella" all'aeroporto di Ciampino. Mentre oggi si critica il fatto che il ministro Bonafede abbia pubblicato un video di tre minuti che mostra le ultime fasi del rientro di Battisti. "Che squallore davvero - hanno commentato sui social - Uno dei punti più bassi della Repubblica. Siete riuscite a dare il palcoscenico ad un assassino che non si meritava tutta questa pubblicità".

Molti si domandano perchè alla RAI, nonostante la presidenza di Marcello Foa, non stia cambiando nulla. In questa intervista Maurizio Blondet spiega perchè, a suo parere, sia impossibile cambiare il corso della nostra emittente pubblica.

Cosa promette la Rai che sta nascendo? Si tratta davvero di un cambiamento o stiamo assistendo a una riproposizione, come da gattopardesca memoria, del "che tutto cambi affinché tutto rimanga così com'è" ?

La Rai non è un'azienda. E' una concrezione fossile ripugnante, una stratificazione geologica di stipendiati di diverse stagioni politiche, strato sopra strato: ci sono comunisti, cattocomunisti, persino democristiani, pidiessini, radicali, berlusconiani di sinistra, sessuomani vari, vecchie amanti di capi delle brigate rosse... tutta gente che ha costituito conventicole di potere e alleanze interne, potenti, inamovibili.

Non comandano i direttori, specie se di fresca nomina; comandano questi strati geologici. Anche perché hanno stipendi così spropositati - sopra i 100 mila quasi tutti, un centinaio anche sopra i 200 mila, come la Botteri e la Berlinguer - che persino mandarli via (posto che ci si riuscisse) costerebbe miliardi allo Stato. di sole liquidazioni.

Ci vorrebbe non Foa, ma una dittatura spietata che li fucilasse senza indennizzo, e li seppellisse in terra sconsacrata. Siccome questo non è ritenuto possibile, la Rai resterà quella che è. Un truogolo stratificato di ex tesserati di partiti scomparsi.

Una interessante chiacchierata fra Giulietto Chiesa e Giorgio Bianchi, che parte dalla situazione in Siria ed arriva ad analizzare l'attuale situazione della comunicazione sui media mainstream. Giorgio Bianchi, fotoreporter e giornalista, racconta le sue esperienze in Siria vissute in prima persona, e spiega coma mai abbia scritto una lettera aperta a Marco Travaglio, che curiosamente non si occupa mai di questioni internazionali.

Qui la lettera aperta di Giorgio Bianchi a Marco Travaglio.

Accade ogni tanto che un argomento "forte" parta dalla rete, e diventi così insistente da obbligare i media mainstream ad occuparsene. E' proprio quello che è successo con la storia del franco CFA dell'Africa sub-sahariana. Inizialmente è stato Claudio Messora, tramite Byoblu, a farci conoscere Mohamed Konarè e il movimento panafricanista. In seguito Pandora TV ha rilanciato l'argomento in modo molto efficace.

La storia del franco CFA ha sorpreso un pò tutti, poichè nell'arco di un paio di semplici interviste abbiamo toccato con mano come la Francia continui scandalosamente la sua politica coloniale in Africa, che non avviene più tramite l'occupazione militare, ma tramite la dittatura finanziaria.

(Scusate se ne approfitto per farmi un po' di pubblicità)
Esiste un criterio che possa eventualmente creare un fronte unito nella controinformazione? La questione è stata sollevata nei commenti recenti, dove un utente ha scritto: "Come potrebbe la controinformazione compattarsi in un unico fronte e continuare ad essere controinformazione? Unico fronte significa che o aderisci oppure sei fuori dai ranghi: praticamente una VU alternativa. Ma al di là dei sofismi - in pratica - come metti in un unico fronte quelli di Tankerenemy con Chiesa, Blondet, Barnard e Mazzucco? Tanto per dire i primi cinque nomi che mi vengono in mente..."

Volendo, un criterio di selezione esiste. Ma non è basato sui contenuti, è basato sul metodo. Secondo questo criterio, possono entrare legittimamente a fare parte di questo fronte unico tutti coloro che diffondano notizie alternative documentate e verificabili, indipendentemente dai contenuti.


Ieri ho visto Apollo 18. E' un film estremamante interessante, dal punto di vista del linguaggio.

Mentre le missioni ufficiali della NASA sulla luna si sono fermate ad Apollo 17, il film ipotizza che ci sia stata in seguito una missione segreta - la 18 appunto - di cui nessuno ha mai saputo niente.

In questa missione, gli astronauti americani arrivano al polo sud della luna, solo per scoprire che sono stati preceduti dai russi. In un cratere poco lontano infatti gli astronauti trovano una navicella sovietica abbandonata. A pochi metri di distanza giacciono i resti di un cosmonauta, che deve essere morto in modo violento, a giudicare dalle tracce di sangue che si trovano nella sua navicella.

La notizia di oggi (si fa per dire) è che "Il M5S si è inventato la traduzione di un'intervista a Jeroen Dijsselbloem". Notizia golosa, ovviamente, per tutti i nemici del governo, che si sono subito lanciati nel gioco del rilancio infinito (La Repubblica, TG3, TG7 ecc.): i 5 Stelle sono propagatori di fake news. Il problema si è fatto più complicato nel momento in cui il 5 stelle ha cercato di scaricarsi dalle proprie responsabilità, dicendo che "la notizia [nel modo in cui è formulata] è stata diffusa da Pandora TV." Cosa che è vera, ma con un necessario appunto.

Giulietto Chiesa ha pensato giustamente di chiarire la situazione, con questo suo comunicato video.

Da oggi Luogocomune On Air, una delle trasmissioni più seguite su Colors Radio, non andrà più in onda. Il suo conduttore, David Gramiccioli, è stato licenziato. Le sue posizioni critiche sui vaccini, ripetutamente perorate nelle sue trasmissioni (la nostra, e quelle di altri), unitamente al successo del suo spettacolo "Il Decreto" (la vera storia del decreto Lorenzin), devono essergli costati il posto. Nonostante il suo editore abbia fatto di tutto per proteggerlo, le pressioni esercitate sulla emittente radio devono essere state troppo pesanti per permettere a Gramiccioli di continuare il suo lavoro.

Massimo Mazzucco

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