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Da oggi Luogocomune On Air, una delle trasmissioni più seguite su Colors Radio, non andrà più in onda. Il suo conduttore, David Gramiccioli, è stato licenziato. Le sue posizioni critiche sui vaccini, ripetutamente perorate nelle sue trasmissioni (la nostra, e quelle di altri), unitamente al successo del suo spettacolo "Il Decreto" (la vera storia del decreto Lorenzin), devono essergli costati il posto. Nonostante il suo editore abbia fatto di tutto per proteggerlo, le pressioni esercitate sulla emittente radio devono essere state troppo pesanti per permettere a Gramiccioli di continuare il suo lavoro.

Massimo Mazzucco

AVVISO: OGGI LUOGOCOMUNE ON AIR ANDRA' IN ONDA DALLE 17 ALLE 18

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di Andrea Mensa

Parto dalla considerazione, che penso indiscutibile, che i vari giochi a carte rappresentano nel loro insieme il maggiore passatempo praticato. Ma è anche vero che da passatempo si è sovente trasformato in attività professionistica, con clubs, tornei anche a livello internazionale.

Con questa elevata richiesta di gioco o passatempo che dir si voglia, anche la maggiore difficoltà, quella di recarsi a volte distante, è stata risolta da internet. Son così sorti moltissimi siti, alcuni dei quali accettano anche scommesse, o pagamenti consegnando anche premi consistenti ai vincitori.

Tutto bene quindi ?

No, perchè cosa offre internet nasconde anche la possibilità di truffe, anche consistenti.

L'effetto Streisand ha colpito ancora, e questa volta a beneficiarne è stato Claudio Messora. Per "effetto Streisand" si intende quel fenomeno per cui il tentativo di affossare o sopprimere una verità scomoda non fa che diffonderne maggiormente la sua conoscenza, provocando così un risultato opposto a quello desiderato. Guardate questo video, nato in relazione al recente attacco a Messora da parte del Corriere, e capirete cosa voglio dire.

Il termine "effetto Streisand" venne coniato nel 2003, quando l'attrice americana Barbara Streisand cercò di bloccare la pubblicazione in rete di una foto della sua villa sulle coste di Malibu, in California. [...]

Il sistema scricchiola. Quando un genio dell'intelletto come Gianni Riotta rilancia su Twitter un articolo del Corriere nel quale si sostiene che Claudio Messora è un troll russo, vuol dire che si sentono con le spalle al muro. Vi cito testualmente quello che ha scritto il Corriere, perchè altrimenti sarebbe difficile crederci.

[Il contesto è la scoperta di 400 account presunti falsi di Twitter, che avrebbero attaccato simultaneamente Mattarella nella notte del famoso "caso Savona"]"Lo staff di Mattarella non ha dunque elementi per addebitare specificamente a qualcuno la paternità di quel massiccio tentativo di interferenza. Tuttavia il dossier messo insieme quella notte si somma ad altri fascicoli di analogo «interesse sensibile» e noti da almeno un paio d’anni. Per esempio quello, gonfio di pagine, di «Byoblu», canale d’informazione alternativa (così si autodefinisce) e ultrasovranista gestito dal blogger Claudio Messora, ex capo della comunicazione dei Cinque Stelle, cacciato dal movimento nel 2014. Oppure quello che raccoglie parecchi contenuti della televisione «Russia Today» (della quale era ospite fisso Marcello Foa, appena bocciato in Commissione di vigilanza nella rincorsa al vertice della Rai), pure di area sovranista e filopopulista, che ha veicolato contenuti e attacchi contro le nostre istituzioni assai simili a quelli messi simultaneamente in rete nella notte tra il 27 e il 28 maggio."

Quindi, per prima cosa, "Lo staff di Mattarella non ha dunque elementi per addebitare specificamente a qualcuno la paternità di quel massiccio tentativo di interferenza", ma comunque è ovvio che siano stati i russi. Quando la logica non fa una grinza.

La prima volta che parlamo di Marcello Foa sul sito fu nel 2013, quando pubblicammo questa sua interessante intervista - fatta da Claudio Messora - sul sistema di manipolazione mediatica. E' interessante riproporla oggi, nel caso qualcuno non avesse compreso i veri motivi per cui Foa è stato bocciato dall'alleanza PD+FI.

 
Fonte Byoblu

(Consigliamo di leggere l'articolo prima di guardare il video).

La tecnica del "falso del falso" ormai imperversa. E' una tecnica che viene spesso utilizzata quando si vuole combattere una teoria alternativa che dà troppo fastidio al pensiero mainstream.

Il meccanismo è relativamente semplice: si prende la teoria scomoda, si crea con grande clamore una falsa notizia che sembra confermarla, ma poi si rivela che la notizia era falsa. Si approfitta quindi del momento di sconcerto del pubblico, per far passare il concetto (errato) che "allora anche la teoria originale è falsa".

Si cerca cioè di estendere il concetto di falsificazione, creato appositamete per la notizia falsa, a tutta la teoria che si voleva combattere. Purtroppo moltissima gente ci casca.

Accade che a volte vengano presi dei provvedimenti - o vengano fatte dichiarazioni - che appaiono sensati, ma solo se li si considera individualmente. Se invece si dispone di un minimo di memoria "ram", ecco che allora saltano fuori le contraddizioni.

Esempio #1:

LA NOTIZIA: "Sui manifesti “no vax” affermazioni sbagliate: condannata per falso allarme. Lo scorso febbraio comparvero una serie di maxi manifesti di chiara ispirazione «no vax», cartelloni da sei metri per tre con la scritta «Non speculate sui bambini, vogliamo la verità sui vaccini», accompagnata da un dato e da una fonte autorevole: «21.658 danneggiati nel triennio 2014-16 secondo i dati Aifa». Il gip di Modena Paola Losavio ha ora stabilito la falsità dell’informazione e, per la prima volta in Italia, la responsabile di una fake news legata al movimento che si batte contro i vaccini è stata punita con una multa. Magda Piacentini, che commissionò i manifesti, dovrà pagare 400 euro per il reato di procurato allarme. Il motivo della sentenza è che il dato non era corretto: il numero riportato si riferiva al totale di segnalazioni sospette e non ai bambini che avevano effettivamente riportato dei danni in seguito all’assunzione dei vaccini.

Il titolo la dice già tutta: "Un brindisi al nuovo orribile governo italiano". La testata è il New York Times. L'opinionista è Roger Cohen, un columnist che scrive regolarmente per il NYT da diversi anni (curiosamente, Cohen è diventato direttore della sezione esteri del NYT proprio l'11 settembre 2001. Con tutto quello che succedeva in città quel giorno, hanno trovato il tempo di nominarlo alla direzione degli esteri).

Anche l'incipit dell'articolo non è male: "Steve Bannon è contento - e forse è anche stato strumentale - per la formazione del governo anti-europeo e anti-immigrazione italiano. Anche Marie Le Pen, la politica francese di destra, è estasiata, e ha definito la nuova coalizione 'una vittoria della democrazia sull'intimidazione e sulle minacce dell'unione europea'. E io sono contento."

A parte l'imbecillità di suggerire che Bannon - uno scoppiato paleoconservatore cacciato a pedate nel sedere da Trump perchè troppo estremista - possa aver influito in qualche modo sulla formazione del nostro governo, ma io sinceramente non capisco di cosa Cohen possa essere contento, visto che l'articolo continua così:

di Marco Bellini

Telecom Italia, che oggi si chiama TIM spa, era controllata dai francesi di Vivendi.

Vivendi si era anche impegnata a comprare Mediaset Premium da Mediaset.

I francesi però hanno fatto saltare l'accordo, che non era molto redditizio per loro, visto che Mediaset Premium è in costante perdita, e successivamente hanno iniziato a comprare azioni di Mediaset.

A quel punto Berlusconi e il governo italiano a guida PD alzano la voce, e individuano nella legge Gasparri l'asso nella manica per fermare i francesi.

Il controllo mediatico è importantissimo, e anche gli interessi di Silvio sono da preservare.

Ma non finisce qui. Perché Berlusconi non si limita ad arrestare la corsa di Vivendi in Mediaset, ma organizza anche la cacciata dei francesi dal comando di Telecom.

Si chiama Known Traveller Digital Identity, che significa "Identità Digitale del Viaggiatore Conosciuto".

In queste quattro parole c'è già la quintessenza del problema: se in futuro vorrai viaggiare senza intoppi, dovrai essere già conosciuto, e questo potrà solo avvenire tramite la tua "identità digitale". Ovvero, dicci tutto di te e potrai andare dove vuoi. (In alternativa, tieniti stretti i tuoi dati personali, ma se poi incontri ritardi e problemi alle frontiere non venirti a lamentare).

E' questa la sintesi del progetto Known Traveller Digital Identity presentato all'ultimo World Economic Forum di Davos. E c'è già chi sospetta che il recente "scandalo" sulla fuga dei dati personali di Facebook sia stato pompato artificialmente, proprio per convincere il pubblico mondiale prima a riappropriarsi, per poi "cedere intenzionalmente", tutte le informazioni personali che ovviamente Big Data già possiede su di noi. In altre parole, legare l'asino esattamente dove vuole essere legato.

QUI il pdf del documento citato

Fonte Pandora TV

Le audizioni di Mark Zuckerberg di fronte al congresso americano hanno rimarcato, in modo pubblico e inequivocabile, quanto profondo sia oggi il Digital Divide, ovvero quella linea di separazione che divide in modo irreversibile coloro che utilizzano Internet da coloro che non lo fanno.

Il confronto fra Zuckerberg e i poteri istituzionali è stato soprattutto un confronto generazionale, nel quale i senatori si dimostravano decisamente come dei pesci fuor d'acqua, nel cercare di porre domande imbarazzanti al giovane imprenditore della rete.

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