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Mi è capitata fra le mani una foto dei cosiddetti "italiani eccellenti" portati da Matteo Renzi la scorsa settimana alla Casa Bianca. Costoro, secondo la scelta del nostro primo ministro, dovrebbero rappresentare il meglio dell'Italia.

Roberto Benigni: un traditore del cinema a doppia mandata. Prima volta traditore, perché ha rubato l'idea di "La vita è bella" ad un suo collega, il regista rumeno Radu Mihaileanu. Mihaileanu aveva mandato a Benigni la sceneggiatura del suo film, "Train de vie", chiedendogli di fare il protagonista. Benigni finse di non essere interessato, solo per correre di nascosto a scrivere il suo film, "La vita è bella", con il quale avrebbe vinto l'Oscar. Le trame dei due film sono diverse, ma l'idea di ambientare un film comico sullo sfondo dell'Olocausto è identica. Seconda volta traditore, perchè mentre il film di Mihaileanu finisce - giustamente - con il protagonista dietro al filo spinato di Auschwitz, quello di Benigni finisce in modo antistorico, con un happy end del tutto improbabile che strizza l'occhio ai poteri forti di Hollywood: quando mai un ragazzino esce vivo da una Auschwitz liberata dagli americani, solo per incontrare la sua mamma che lo aspetta sorridente sotto un albero? Nemmeno negli spot del Mulino Bianco succedono queste cose. Ma, lo sappiamo tutti, pur di vincere un Oscar c'è anche chi è disposto a stravolgere il senso della Storia.

Beatrice Vio. Lo sport paraolimpico è una triste invenzione dei tempi del politically correct: da una parte il mondo delle persone normali, che si ripuliscono dai sensi di colpa verso gli handicappati inventando delle Olimpiadi fatte su misura per loro. [...]

di Fabiomln

Tutti abbiamo sentito parlare delle teorie evoluzionistiche Darwiniane anche se in realtà quelle a noi giunte sono quelle Neodarwiniane.

A molti invece sono sconosciuti i contenuti delle teorie Eugenetiche formulate da Galton (ad esclusione dei lettori sempre informati di questo sito), cugino di Darwin.

Tutto sommato le teorie eugenetiche (genetica positiva e per estensione buona razza) sono piuttosto semplici e costituiscono il parallelo in campo sociale delle teorie neodarwiniane in campo biologico. Così come in campo biologico è in atto una continua selezione naturale con affermazione del più ‘adatto’, sarebbe stato altrettanto possibile vedersi affermare una società migliore favorendo quei processi di riproduzione selettiva dei soggetti ‘migliori’ e contemporaneamente limitando quelli di riproduzione fra soggetti valutati ‘inferiori’. L’eugenetica avrebbe portato ad una società divisa in due: ‘eugenici’ e ‘cacogenici’. A quest’ultimi, i meno adatti, si sarebbe dovuto impedire per quanto possibile di riprodursi, al fine di garantire e accelerare il processo di selezione di una razza migliore.

Molte nazioni, sia in Europa che oltreoceano, abbracciarono all’inizio del ‘900 le teorie dell’eugenetica che culminò nel programma nazista di eutanasia, Aktion T4.

Su luogocomune abbiamo parlato raramente di relazioni uomo-donna. Ma questa conferenza di Esther Perel merita decisamente di essere vista, perchè riesce ad offrire alcuni punti fermi su argomenti che certamente tutti noi nella vita abbiamo affrontato, ma (probabilmente) in modo incerto e nebuloso.

(Ricordatevi di attivare i sottotitoli in italiano)

Era da tempo che mi tormentavo per cercare di cristallizzare un concetto sfuggente, quella della "realtà imposta come tale". Mi capitava, ad esempio, ogni volta che sentivo parlare in TV dell'Isis come di qualcosa che "c'è e quindi c'è". Una specie di principio antropico del reale, una autoreferenzialità del dato di fatto, nella quale nessuno sentisse più il bisogno di andare a vedere da dove fosse potuto arrivare. Senza che nessuno sentisse più il bisogno di mettere i fatti quotidiani in prospettiva storica. Ora Fusaro, con questi commenti sul libro di Badiou, ha messo in parole chiare quello che per me fino ad oggi era solo un concetto sfuggente: la "realtà pietrificata". [M.M.]

Fonte Pandora TV

Ieri mia nuora, che abita accanto a me, ha bussato alla mia porta trafelata chiedendomi: "Posso prendere la tua bicicletta?"

"Certo, prendila pure - le ho risposto io - che cosa succede?"

Ma lei era già scesa di corsa dalle scale. Ho appena fatto un tempo a sentire "Te lo spiego dopo" che già se n'era andata. Dopo mezz'oretta è tornata, con un sorriso trionfale dipinto sul volto: "L'ho preso" mi ha detto con gli occhi pieni di allegria. E io: "Che cosa hai preso?" "Il Pokemon! Era qui vicino, proprio sulla statale, davanti al bar di Alberto".

Ho passato la mezz'ora seguente a farmi spiegare come funzioni questa faccenda dei Pokemon. In sintesi - per chi ancora non lo sapesse - gli inventori di questo nuovo gioco hanno avuto la geniale idea di utilizzare il sistema GPS di Google Maps per organizzare una specie di caccia al tesoro virtuale, a livello globale. Dovunque tu vada, in giro per il mondo, potresti imbatterti in un Pokemon: basterà sovrapporre l'immagine virtuale del luogo in cui ti trovi (quella dello smartphone) a quella del luogo stesso, per vederlo sul tuo schermo. In altre parole, il Pokemon si trova sì "davanti al bar di Alberto", ma soltanto nel mondo virtuale di Google Maps. Davanti al bar di Alberto, nel mondo reale, non c'è assolutamente nulla; però tu, per poter catturare quel Pokemon virtuale, dovrai recarti davanti al bar reale.

La mania di questo nuovo gioco sta dilagando in maniera talmente rapida in tutto il mondo che impone una domanda: che cosa c'è di così affascinante nell'andare in giro per le strade a catturare cose che non esistono?

Dopo lo shock mattutino, che ha regalato al mondo una imprevista uscita della Gran Bretagna dall'Europa, tutti gli europeisti più convinti (in mala o buona fede che siano) hanno dedicato la giornata a metabolizzare questa fragorosa legnata sui denti.

Il risultato di questa metabolizzazione si può riassumere in due diverse correnti di pensiero: la prima dice, sostanzialmente, che "l'Europa deve cambiare se non vuole morire". Questo ovviamente non significa nulla, perché l'Europa per come è stata costruita, con un Parlamento senza alcun reale potere esecutivo, non sarà mai in grado di modificare se stessa. E' stata creata apposta come una gabbia per convogliare e controllare i consensi, e quello dell' "Europa che deve cambiare" è soltanto lo slogan disperato di coloro che si rendono conto che il loro "sogno europeo" ha ormai imboccato la china del tramonto.

La seconda corrente di pensiero invece è molto più interessante, poiché era più difficile da prevedere: c'è infatti un diffuso senso di insoddisfazione - o quasi di rancore, si potrebbe dire - verso "le masse che non sono in grado di decidere".

Questo concetto è stato espresso, con diverse sfumature, da molti di coloro che hanno partecipato ieri alle varie trasmissioni televisive. [...]

In tempi di elezioni si sente spesso citare la frase di Mark Twain "Se le elezioni servissero a qualcosa, non ce le lascerebbero fare".

Si può fare però anche il ragionamento opposto: se le elezioni non servissero a nulla, perché mai i politici si dannano in modo disumano per riuscire a vincerle?

In realtà, questa è una finta contrapposizione, perché la prima frase è vista dall'ottica dell'elettore, mentre la seconda è vista dall'ottica del candidato politico.

Si potrebbero concludere quindi che le elezioni non servono a nulla per quel che riguarda i cittadini, mentre servono moltissimo ai politici che le vincono, perché saranno poi loro a gestire il potere.

C'è però un passaggio mancante, ed è questo: se è vero che le elezioni non servono al cittadino, ma servono al politico per arrivare a gestire il potere, perché il cittadino vota quel politico?

Prendete una città di 4 milioni di abitanti. Immaginatela vista dall'alto, per facilitare la visualizzazione. Ora immaginate di prendere due enormi calamite, una colorata di bianco, l'altra a strisce bianco-rosse, e mettetele ai due lati della città. Lentamente, queste due calamite inizieranno ad attrarre i cittadini verso l'uno o l'altro polo. I motivi per cui i cittadini decideranno di farsi attrarre da un polo piuttosto che dall'altro sono molteplici, variegati, e rasentano la casualità assoluta: il quartiere dove sei nato, le persone che hai frequentato, le influenze dei tuoi genitori, l'ambiente di lavoro, le amicizie, eccetera eccetera.

Quando avrai finito questa polarizzazione prendi 30.000 persone da un polo e 30.000 persone dall'altro, e mandale tutte in una città straniera, dove si gioca una partita di calcio. Nello stadio di quella città si battono due squadre che portano i colori iniziali delle due calamite: una vestita di bianco, l'altra con la maglietta a strisce bianco-rosse.

Inizia la partita, e le 60.000 persone che hai portato allo stadio iniziano a soffrire. [...]

Nella religione l'uomo può voler prendere possesso del sacro per disporne unicamente per la propria autogiustificazione.

di Marco Galloni

Perché i media dell'informazione mainstream continuano a insistere tanto sulla matrice islamica degli atti terroristici che insanguinano questi primi due decenni del terzo millennio? Eppure, soprattutto dopo le recenti ammissioni di Tony Blair, Hillary Clinton, Wesley Clark e altri, dovrebbe essere chiaro che questi attentati sono semmai da attribuire al fondamentalismo giudaico/cristiano di George W. Bush, dei suoi neocon e del loro ideologo Leo Strauss.

Il punto, però, non è questo.

Le ragioni di tale insistenza non vanno cercate in una specifica confessione religiosa quanto piuttosto nella religione in sé. Più precisamente, nell'ambiguità e nel potere di separazione che si annidano in ogni religione.

Non che le religioni siano intrinsecamente divisive, e in questo senso diaboliche (dal verbo "diabállein", che significa "disunire", "separare"). Le religioni, intese come risposte dell'uomo alle manifestazioni del sacro, sono, nella loro essenza, tutt'altro che diaboliche. Solo che possono facilmente degenerare, come tutto ciò che è umano. [...]

Il livello del dibattito politico sta crollando rapidamente, in tutto il mondo. Da qualche anno ormai assistiamo ad un inesorabile decadimento dei contenuti nella discussione politica a livello di mainstream, negli Stati Uniti come in Europa.

In America, Ted Cruz attacca Donald Trump dicendo che è un "pagliaccio e un incapace". Trump gli risponde dicendo che Cruz è un "mentitore seriale", e che "mia moglie è molto più bella della tua".

In Italia, Cuperlo attacca la Boschi dicendo che lei "vota come Verdini", e lei risponde che Cuperlo "vota come Casapound". Praticamente, il primo dà alla seconda della "traditrice ideologica", la seconda dà al primo del nazifascista.

Già da tempo, la sinistra del PD ha appiccicato a Renzi l'etichetta di "nuovo Berlusconi", mentre Renzi ha appiccicato ai suoi nemici l'etichetta di "gufi".

Da prima ancora, il PD ha appiccicato al Movimento Cinque Stelle l'etichetta di "antipolitica", mentre i Cinque Stelle hanno risposto appiccicando al PD l'etichetta di "amici dei banchieri".

di Bill Bonner

Siamo seduti in un ristorante vicino al porto di Waterford. Qui si radunavano migliaia di emigranti disperati per partire alla volta dell'America.

Ma durante la carestia in Irlanda e in Scozia, il passaggio attraverso l'Atlantico era più un biglietto per una tomba in acqua che per una vita migliore.

I tassi di mortalità arrivavano fino al 30% – facendo guadagnare ai vascelli il nome di "navi bara".

Se gli emigrati riuscivano ad arrivare negli Stati Uniti o in Canada, le loro prospettive miglioravano. I loro figli o nipoti sarebbero potuti diventare presidente. O, come il vostro scrittore, almeno avere la possibilità di visitare di nuovo Waterford.

Ma torniamo negli Stati Uniti, dove le paghe non agricole sono aumentate di 211,000 unità a novembre... aggiungendosi ai 271,000 posti di lavoro creati ad ottobre. E la FED di Janet Yellen s'è attenuta al suo piano di voler iniziare a normalizzare i tassi d'interesse.

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