Italian English French German Portuguese Russian Spanish

Forum

Commenti Recenti

rss

La questione dei documenti "desecretati" sul caso Kennedy ripropone l'eterna domanda che si pone ogni volta che si parla delle grandi cospirazioni della storia: "ma quando verrà fuori la verità?"

Di solito a questa domanda io rispondo che la verità è subito disponibile, fin dall'inizio, per chi la vuole vedere, mentre ufficialmente non verrà mai riconosciuta fino in fondo. Ci sarà solo un lento trascinamento verso la verità, nel corso della storia, che sarà comunque e sempre frenato dalla volontà da parte delle istituzioni di non intaccare la credibilità delle istituzioni stesse.

L'omicidio Kennedy è un fake clamoroso. Si tratta di una palese messinscena, girata con centinaia di comparse, che aveva lo scopo di ingannare il mondo intero per togliere di mezzo un presidente scomodo. Basta studiare con un pò di attenzione le immagini disponibili per capirlo.

Prova #1 - LE COMPARSE

Siamo a Dealey Plaza, pochi istanti prima dell'inizio della presunta sparatoria. Guardate come sono tutte messe in riga le comparse che devono fingere di assistere al passaggio del presidente. Tutte belle allineate, come dei soldatini ubbidienti. Non c'è nessuno fuori posto, nessuno che alzi la mano per salutare il presidente. Queste sono chiaramente comparse che attendono gli ordini dalla regia, dopo essere state posizionate in modo regolare e ordinato lungo il percorso.

Il 22 novembre 1963 veniva ucciso a Dallas John Kennedy, l'ultimo vero presidente degli Stati Uniti. Dico "vero" perché è stato l'ultimo presidente ad avere il coraggio di mettersi apertamente contro i poteri forti.

Kennedy voleva reintrodurre la moneta stampata dal governo, e questo naturalmente non andava bene ai banchieri che gestivano la Federal Reserve. Kennedy voleva interrompere l'escalation militare che era in corso in Vietnam (prima che gli Stati Uniti entrassero ufficialmente in guerra accanto al Vietnam del Sud), e questo naturalmente non andava bene al complesso militare industriale. [...]

di Giuseppe Turdo

Scrivo le seguenti considerazioni da geologo e da studioso e appassionato di mission lunari, con una certa tendenza a credere al complotto a fasi alterne (v. nota a fine articolo).

Sinteticamente, per chi crede alla versione ufficiale, le rocce raccolte sulla luna costituiscono una delle prove a supporto della veridicità delle missioni Apollo. Per i sostenitori del complotto lunare, sono soltanto pietre raccolte (o fabbricate) sulla terra e spacciate per lunari. Dirimere la questione è difficile; si può tentare di fare una escursus storico dell’evoluzione delle conoscenze acquisite sulle rocce lunari, per cercare di capire da quale parte possa pendere la bilancia: complotto o versione ufficiale.

Sullo studio delle rocce lunari esiste una bibliografia sterminata, con tanto di analisi mineralogiche e chimiche. Tra l’altro, alcuni campioni sono stati studiati da laboratori di tutto il mondo e non solo dai geologi della NASA. Moltissime di queste analisi sono liberamente disponibili su siti internet e su varie pubblicazioni. Alle rocce raccolte durante le missioni Apollo (circa 380 Kg) vanno aggiunti alcune centinaia di grammi raccolti dalle sonde sovietiche e anche i campioni analizzati in situ dalle sonde Surveyor, Luna e Chang’e’.

Mi permetto subito di dire che, anche ammettendo che i campioni di roccia provengano effettivamente dalla luna, alcuni di essi non sono per niente rappresentativi della composizione originale del nostro satellite e ci dicono poco sulla sua geologia o, addirittura, sulla sua origine.

Dimenticavo che oggi era l'anniversario dello sbarco sulla luna. Dobbiamo celebrare...

 

di Marco M.

Un episodio inquietante riporta alla ribalta uno dei tanti "misteri italiani", quello legato al disastro del Moby Prince. Nella notte tra venerdì e sabato sera a Marina di Pisa è stato aggredito un consulente tecnico che si stava occupando della tragedia, in cui morirono 140 persone, il 10 aprile 1991, dopo una collisione con la petroliera Agip Abruzzo.

Quattro persone a volto coperto hanno drogato l'uomo, ex paracadutista di 39 anni e l'hanno chiuso nella sua auto, alla quale hanno poi dato fuoco. L'uomo ha ripreso subito i sensi, ed è riuscito a mettersi in salvo. Dalla sua macchina sono scomparsi alcuni documenti. Il consulente stava per incontrare l'avvocato Carlo Palermo e un importante testimone, che quella notte ha visto una bettolina di sette metri di fianco al Moby con tre persone a bordo. Le imbarcazioni degli ormeggiatori, dei rimorchiatori e della Guardia di Finanza quando sono arrivati al Moby Prince hanno visto questa imbarcazione e hanno cercato un contatto con gli occupanti, i quali senza dare spiegazioni sono andati via velocemente.

L'inchiesta sulla tragedia del Moby Prince è stata riaperta un anno fa grazie ad elementi portati proprio dall'avvocato Palermo, su incarico di Angelo e Luchino Chessa, i figli del comandante del traghetto. Navi militari americane più una francese quella notte, poco dopo le 22, stavano trasportando ingenti quantità di materiale bellico, compreso esplosivo, ...

Breve capitolo dal film in preparazione. (Il capitolo che segue è l'ultima delle risposte alle presunte prove, sostenute dai debunkers, che siamo stati davvero sulla luna).

Come già aveva raccontato Albino Galuppini nella biografia di Bill Kaysing, "La penna più veloce del West", lo stesso Kaysing sosteneva di avere contattato nel 1991 l'astronauta Jim Irwin (Apollo 15), per ottenere da lui un'intervista nella quale Irwin intendeva rivelare qualcosa di molto importante relativo alle missioni Apollo.

Purtroppo - raccontava sempre Kaysing - Irwin non arrivò mai da lui per fare l'intervista, perché tre giorni dopo la loro telefonata morì improvvisamente. Ufficialmente si trattò di un infarto, ma Kaysing si è sempre detto convinto che Irwin sia stato ucciso, per evitare che rivelasse la verità sulle missioni lunari (ovvero che non erano mai avvenute, e che erano state falsificate in studio, sulla terra). Ed infatti da quel giorno lo stesso Kaysing smise di cercare di contattare altri astronauti perchè - diceva - si sentiva in colpa per la morte di Irwin.

Naturalmente, non tutti credettero alla storia raccontata da Kaysing. Mentre chi sostiene il complotto lunare non ebbe difficoltà a credere che quella telefonata fosse davvero avvenuta, i sostenitori della versione ufficiale dissero che ovviamente Kaysing era "inattendibile", e che la storia della telefonata di Irwin fosse tutta un'invenzione.

Ma sempre Albino Galuppini, nel corso delle sue ricerche sulla questione lunare, si imbattè qualche anno fa in un personaggio che sosteneva di aver assistito personalmente alla telefonata fra Kaysing e Irwin. [...]

Nei giorni scorsi "Il Fatto Quotidiano" ha pubblicato un articolo intitolato "Cospirazioni, l’equazione matematica che smentisce i complottisti", nel quale si racconta che il fisico inglese David Grimes "ha elaborato una formula con cui si può ipotizzare la possibile durata nel tempo di una cospirazione: dovrebbero essere meno di mille gli individui coinvolti affinché il segreto resista per più di dieci anni".
 
"E così, viene dimostrato - prosegue l'articolo - che il “finto” sbarco degli americani sulla Luna è una delle tante infondate teorie di complotti che circolano su Internet. Lo studio di Grimes dell’Università di Oxford confuta questa e le altre presunte cospirazioni ricorrendo a una formula matematica. Si è scoperto infatti che sarebbe impossibile mantenere all’oscuro il mondo intero, anche per pochi anni, riguardo a fatti che hanno visto coinvolte migliaia di persone, qualcuna delle quali prima o poi avrebbe denunciato l’inganno. Nel progetto per la conquista della Luna, ad esempio, la Nasa aveva oltre 410mila addetti. Prima o poi qualcuno avrebbe parlato se ci fosse stata una messa in scena dello sbarco."

Il nostro Grimes sarà certamente un ottimo fisico, ma forse conosce poco la storia (specialmente quella americana). Se la conoscesse, infatti, saprebbe come queste complesse operazioni - specialmente quelle segrete - vengano compartimentalizzate in modo tale da evitare proprio che i segreti più preziosi si diffondano involontariamente.

L'esempio più classico è quello del Manhattan Project, il progetto militare segreto che portò, fra il 1942 e il 1945, alla costruzione delle prime bombe atomiche, poi utilizzate su Hiroshima e Nagasaki. Come è noto, il Manhattan Project coinvolse circa 130.000 persone, sparpagliate in tutta la nazione. Eppure...

Per migliorare il nostro servizio, la tua esperienza di navigazione e la fruizione pubblicitaria questo sito web utilizza i cookie (proprietari e di terze parti). Per maggiori informazioni (ad esempio su come disabilitarli) leggi la nostra Cookies Policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. INFO