L'utente Music Band ha fatto una lunga ricerca sul caso di Ustica, pubblicando un articolo in tre parti. Le prime due (1, 2) fanno da introduzione, e riassumono le teorie più credibili formulate fino ad oggi. La terza parte, che di seguito pubblichiamo, introduce una ipotesi meno frequentata - ma altrettanto ben argomentata - che viene presentata nel libro di Claudio Gatti "Il quinto scenario" .

Mistero al punto Condor (parte terza)

Non è possibile analizzare nel dettaglio tutte le teorie che sono state elaborate sul disastro di Ustica anche perché i fatti sono tantissimi ma come abbiamo detto, molti libri sono stati scritti e c'è di conseguenza la possibilità di approfondire un po' tutti gli aspetti del caso.

Non è nemmeno possibile esporre la metodologia e i dati raccolti da Claudio Gatti per la sua teoria sui caccia israeliani perché ci vorrebbe un volume intero che inoltre esiste già ed è stato scritto dallo stesso autore; si tratta appunto del libro: “Il quinto scenario”.

In estrema sintesi, la sua indagine verte sulla situazione internazionale di quel periodo e su alcuni fatti cruciali che portano a una tesi indiziaria. Gatti trova molti riscontri e scopre tutta una serie di eventi rilevanti che vanno a comporre un puzzle basato su prove indiziarie ma molto coerente.

Leggendo il suo libro apprendiamo che in quei giorni c'era una forte tensione tra Italia, Francia, Stati Uniti e Israele. L'Italia si sa, è un paese a sovranità limitata ma all'epoca aveva buoni rapporti commerciali con l'Iraq e pure con la Francia che era anch'essa in affari con lo stato arabo, al punto che avevano fornito all'Iraq una certa quantità di uranio arricchito per la loro centrale nucleare di Osiraq e si erano accordati per un'altra fornitura.

Israele era preoccupato e si diceva convinto che con una tale quantità di uranio, l'Iraq avrebbe potuto fabbricare una bomba atomica anche se rudimentale e di bassa potenza. Attraverso la diplomazia si fecero molte pressioni sulla Francia per impedire questo scambio e si arrivò pure alle minacce; si fece pressione anche sugli americani chiedendo il loro appoggio ma i Francesi non ne volevano sapere. Anche l'Italia fu in qualche modo accusata di favorire il reattore fornendo tecnologia. La Francia inoltre aveva già organizzato delle spedizioni di uranio in aerei commerciali camuffati da aerei civili e una prima quantità era stata consegnata all'Iraq.

La lunga e complessa indagine di Claudio Gatti lo porta ad affermare:

...Tutti gli indizi portavano a Tel Aviv. Il governo israeliano aveva motivo di credere che nel giorno dell'incidente la Francia dovesse inviare a Tuwaitha una seconda carica di uranio arricchito la quale, sommata a quella inviata due giorni prima, avrebbe dato agli iracheni una quantità di materiale fissile sufficiente per una bomba atomica. Per Menahem Begin (primo ministro israeliano Ndr) era questione di vita o di morte, a mio parere aveva deciso di intercettare l'aereo carico di uranio con l'imperturbabilità di chi sa di assoggettarsi al proprio destino. Anche perché, dal suo punto di vista, quella decisione gli era stata imposta. Nonostante Saddam Hussein stesse pianificando l'annientamento del suo popolo, francesi e italiani avevano ignorato le sue richieste e i suoi moniti…

...Non era la prima volta che l'Aeronautica israeliana intercettava un aereo civile straniero, e nel 1980 aveva sia i mezzi che la capacità di effettuare un'intercettazione in volo anche a notevole distanza dalle proprie basi. Gli aereicisterna avrebbero dato ai caccia israeliani l'autonomia necessaria per arrivare fino al punto in cui doveva avvenire l'intercettazione, mentre un velivolo Sig-Int avrebbe potuto tenere sotto controllo il sistema della difesa aerea italiana segnalando l'arrivo del bersaglio. Dalla ricostruzione dell'esperto di missilistica Bud Sewell, risulta che l'attacco venne eseguito da due caccia: uno identificò l'aereo da dietro, l'altro lancio da una dozzina di miglia di distanza un attacco semifrontale…

...Questa ricostruzione contribuisce a chiarire circostanze che erano sempre rimaste inspiegate, come l'omicidio del dottor Yaga al Meshad, i ripetuti tentativi di penetrazione nello spazio aereo italiano nelle settimane precedenti l'incidente, la provenienza dell'aereo che Enrico Brogneri ha visto sfrecciare a bassa quota mezz'ora dopo l'esplosione del DC-9 e il rapporto segreto israeliano che faceva riferimento a due spedizioni di uranio nonostante una sola fosse stata annunciata ed effettuata…

Anche questa tesi ha alcuni punti discutibili perché secondo Gatti gli israeliani avrebbero agito da soli, nemmeno gli americani cioè sarebbero stati a conoscenza di nulla e questo sembra poco probabile dato che si rischiava in questo caso non soltanto un confronto con l'Italia, ma pure con l'America che era presente in forze in zona con portaerei, caccia, basi sul territorio italiano, una base segreta nel monte Venda non dimentichiamolo, e almeno due aerei KC-135 per la sorveglianza.

Inoltre, sempre secondo Gatti, gli israeliani avrebbero abbattuto il DC-9 per errore; come dire, meglio uno sbaglio che rischiare di far arrivare l'uranio in Iraq. Ma chi indicò allora il DC-9 come bersaglio? Vogliamo davvero credere che un'operazione pianificata in quel modo, se fosse avvenuta, avrebbe poi sparato su di un aereo a caso?

Non dimentichiamo che grazie a questo “errore” l'uranio deve essere effettivamente arrivato in qualche modo dato che esattamente un anno dopo, con un'operazione a sorpresa rimasta famosa, gli israeliani hanno bombardato il reattore nucleare iracheno togliendo così di mezzo il problema1

Da tutte le ricostruzioni che sono state fatte negli anni sula situazione dei cieli in quel giorno, sembra che sia effettivamente transitato un volo civile (francese?) sulla stessa rotta del DC-9 15 o 20 minuti dopo l'abbattimento dello stesso. Era il volo che trasportava l'uranio? Qualcuno indicò come bersaglio il DC-9 impedendo così di abbattere quel volo? Di certo l'Italia non voleva inimicarsi né la Francia né l'Iraq ma è possibile che i servizi segreti italiani fossero al corrente di questa operazione? La vicenda del Mig 23 libico precipitato sulla Sila farebbe pensare di si con tutti i misteri che si porta dietro circa l'identità del pilota e la data della caduta.

Tra le varie ipotesi che sono state fatte nei molti testi che sono stati scritti su Ustica c'è anche quella che gli israeliani, potessero aver utilizzato mig-23 in forza all'aviazione libica proprio come copertura per la loro operazione. Era noto che Israele possedesse questi aerei, alcuni catturati, e li utilizzasse anche per l'addestramento.

Certo è che molte forze oscure erano in movimento e forse, come andarono davvero le cose non lo sapremo mai anche perché l'eliminazione di così tanti testimoni scomodi fa capire che quella verità non deve essere conosciuta.

Per giustificare la tesi dell'errore Gatti scrive che spedizioni di uranio da parte dei francesi in quel giorno non ce ne erano state e poi aggiunge:

...E' logico domandarsi come abbia fatto un capo di stato a decidere di intercettare un velivolo civile su un corridoio aereo di un altro paese, mettendo così a repentaglio la vita di molti innocenti. La risposta può essere una sola: quella “missione impossibile” si adattava al modus operandi di un “Ebreo combattente” come Menahem Begin, un uomo profondamente convinto di essere “perseguitato, isolato abbandonato” dal mondo intero e ancora più convinto della necessità di rispondere occhio per occhio e dente per dente. I suoi eroi erano gli zeloti ebrei di Masada…

...Che davanti alle potenti legioni romane, avevano preferito il suicidio di massa alla vergogna della resa…

...Nel caso di Ustica, gli errori sono stati due: i piloti hanno attaccato l'aereo sbagliato e il Mossad non ha comunicato agli intercettori il mancato decollo del bersaglio. Il primo errore è probabilmente da attribuire alla rapidità dell'evento, il secondo è più difficile da spiegare…

...Che una volta appurato che non c'era alcun aereo con l'uranio, l'agente israeliano non non sia riuscito a fermare i caccia… O infine che un aereo simile a quello che doveva trasportare l'uranio sia decollato all'ora prevista… (Quello che è passato dopo il DC-9? Ndr)

In attesa di conoscere le scoperte e la ricostruzione fatta dal giornalista Gianni Lannes, il “Quinto Scenario” elaborato da Claudio Gatti è certamente quello che fornirebbe una spiegazione alla maggior parte dei misteri legati a questa storia perché dipinge uno scenario internazionale molto complesso e fa intuire un complicato gioco tra i servizi segreti di vari paesi coinvolti.

La domanda più agghiacciante resta sempre la stessa: fu davvero un incidente? O ci fu una precisa volontà nel sacrificare 81 vittime innocenti per coprire altre manovre?

Dal libro: “Punto Condor” Biacchessi e Colarieti dedicano una parte alle morti sospette avvenute dopo l'incidente:

3 agosto 1980: un incidente stradale lungo l'Aurelia stronca la vita del colonnello dell'AMI Pierangelo Teboldi, comandante della base aeroportuale di Grosseto...

 9 maggio 1981: muore per infarto a Grosseto il capitano dell'AMI Maurizio Gari. Nel giugno del 1980 è capo controllore di sala operativa della difesa aerea presso il 21° Cram di Poggio Ballone. Su Maurizio Gari scriveranno gli inquirenti che la sera del 27 giugno 1980:

 Dalle poche conversazioni telefoniche rintracciate si denota un particolare interessamento dell'ufficiale all'incidente del DC-9. La sua testimonianza sarebbe stata di grande utilità all'inchiesta, anche sulla base di quanto accertato attraverso l'interpretazione dei dati radaristici e le tante scoperte sulla sala operativa da lui comandata…

 23 gennaio 1983: perde la vita in un incidente stradale il sindaco di Grosseto Giovanni Battista Finetti. Viene investito da un giovane a bordo di un ciclomotore, lungo la statale Scansanese. Sostengono gli investigatori:

 Era opinione corrente che il sindaco fosse venuto a conoscenza di fatti verificatisi la sera del 27 giugno 1980 all'aereoporto della città…

 31 marzo 1987: Viene trovato impiccato sul greto del fiume Ombrone nei pressi di Grosseto il maresciallo dell'aereonautica Mario Alberto Dettori. Nel giugno del 1980 il sottoufficiale è controllore di difesa aerea presso il 21° Cram di Poggio Ballone… La notte del 28 giugno 1980… E' appena rientrato dal dal turno di notte… La moglie lo vede agitato, strano, pensieroso… Gli domanda: “Cosa ti è successo?”. E lui risponde: “No, niente. E' successo un casino, qui vanno tutti in galera”. Pochi giorno dopo si confida anche con sua cognata, Sandra Pacifici: “Sai, l'aereo di Ustica, c'è di mezzo Gheddafi, è successo un casino, qui fanno scoppiare una guerra”.

Nel marzo 1986 Dettori viene trasferito in Francia. E lui si comporta in modo anomalo. Sta Male, si reca continuamente dai medici, smonta il telefono di casa alla ricerca di microspie e vede una strana scritta sul muro: “Il silenzio è oro e uccide”…

Nel cimitero di Sterpeto, in provincia di Grosseto, viene seppellita la salma di Dettori e un maresciallo di origine sarda parla a bassa voce con altri colleghi. Non si accorge che il cognato del defunto, Riccardo Pacifici, li sta ascoltando: “Fatevi i cazzi vostri perché sennò andiamo per aria tutti”.

Angelo Demarcus, capitano di corvetta della Marina… Il cui nome compare anche tra i depistatori indagati per il caso Ustica, il 24 febbraio 1987 riceve una telefonata di Dettori. Confidenze relative alla strana morte di un suo collega: “Hanno ammazzato anche quello dei laboratori: farò tutto quello che devo fare”.

12 agosto 1988: ancora uno “strano” decesso. Muore a Lamezia Terme il maresciallo dell'Ami Ugo Zammarelli. Un tossicodipendente a bordo di una motocicletta lo investe mentre passeggia sul lungomare. Nell'incidente muore anche il giovane…

 28 agosto 1988: base NATO di Ramstein. Accade un terribile incidente durante uno spettacolo acrobatico (67 vittime e 346 vittime tra gli spettatori2)… Perdono la vita i colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli. La sera del 27 giugno 1980, i 2 ufficiali piloti del gruppo intercettori della base di Grosseto sono in volo su un F-104 fino a circa dieci minuti prima della scomparsa del DC-9… Hanno “squoccato” diverse volte i codici d'emergenza generale…

1° febbraio 1991: viene ucciso a Vibo Valencia il maresciallo dell'Ami Antonio Muzio. Nel 1980 è in servizio alla torre di controllo di Lamezia Terme…

2 febbraio 1992: muore durante un volo antincendio il tenente colonnello dell'Aereonautica Sandro Marcucci. Nel 1980 è in servizio come ufficiale pilota presso la 46° Aerobrigata di Pisa. “Le indagini hanno accertato che egli era a conoscenza di vicende del DC-9 solo de relato”...

2 febbraio 1992, provincia di Lecce: in un incidente stradale muore il maresciallo dell'Ami Antonio Pagliata, nel giugno 1980 in servizio come controllore di difesa aerea al 32° Cram di Otranto.

12 gennaio1993: Bruxelles. Un tentativo di rapina. Viene ucciso il consulente dell'Alenia e generale dell'Aereonautica Roberto Boemio. Nel 1980 è capo di Stato maggiore presso la terza regione aerea di Bari... (Secondo il giudice Priore una sua seconda testimonianza sarebbe stata di grande utilità. Il caso non è mai stato risolto dalla polizia belga Ndr)

2 novembre 1994 viene trovato impiccato il maggiore medico dell'Ami Gian Paolo Totaro. Nel 1980 è in servizio presso la base delle Frecce tricolore di Ghedi...

21 dicembre 1995: il maresciallo Franco Parisi s'impicca ad un albero nella periferia di Lecce. Nel 1980 Parisi è controllore di difesa aerea presso la sala operativa del 32° Cram di Otranto… Nel 1995 Parisi viene interrogato. Nel suo racconto emergono evidenti contraddizioni dovute, con ogni probabilità, a minacce ricevute da ignoti…

4 aprile 2002: Guidonia Montecello… I carabinieri trovano impiccato nel soggiorno della sua abitazione Michele Landi, 36 anni esperto informatico. “E' un suicidio”, sostengono molti investigatori e il ministro dell'Interno Claudio Scajola. Ma i misteri sulla morte di Landi restano ancora indecifrabili… Negli anni ottanta lavora alla progettazione di sofisticati sistemi di difesa militare, come il progetto Catrin, insieme a Davide Cervia, misteriosamente scomparso nel 1990. Il 27 marzo 2002, pochi giorni prima della sua morte, Landi viene intervistato da Radio 24 in merito al delitto del professor Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle brigate rosse a Bologna il 19 marzo 2002. Rivela di aver identificato l'indirizzo IP dal quale è partita l'e-mail con cui i terroristi rivendicano l'assassinio di Biagi… Non è un computer situato in un internet cafè. Si sono collegati con un server di un provider attraverso un telefono cellulare con scheda prepagata Wind. Credo di conoscere l'esatta ubicazione del computer: il quartiere Parioli di Roma.

Michele Landi dirà ad alcuni amici, pochi giorni prima di morire: “Voi non immaginate nemmeno cosa sono venuto a sapere… So dei segreti incredibili sulla strage di Ustica che solo a raccontarli...”

Ustica è uno dei tanti misteri dell'Italia e alla fine il pensiero va ai familiari delle vittime; persone investite da una sofferenza perpetua, destinate a lottare senza speranza, invecchiando e venendo poi dimenticate e abbandonate ai loro dolori. Persone coraggiose che hanno capito loro malgrado che cosa significa essere impotenti davanti alla lucida, feroce determinazione di un potere autoritario. Forse da qualche parte, una risposta ci sarà.

Fonte: Il Portico Dipinto

Bibliografia:

1. Paolo Guzzanti - Ustica verità svelata – Bietti editore – luglio 1999

2. Mark Demon, Ray Cipson - La guerra di Ponza – Gioielli di Carta – 2007

3. Daria Lucca, Paolo Miggiano, Andrea Purgatori – A un passo dalla guerra – Sperling & Kupfer – 1995

4. Luigi Di Stefano – Il buco – Vallecchi - 2005

5. Claudio Gatti, Gail Hammer – Il quinto scenario – Rizzoli – 1994

6. Daniele Biacchesi, Fabrizio Colarieti – Punto Condor – Pendragon – 2002

7. Sandro Bruni, Gabriele Moroni – Ustica la tragedia e l'imbroglio – Memoria Pellegrini – 2003

8. Erminio Amelio, Alessandro Benedetti – IH870 Il volo spezzato – Editori riuniti - 2005

1https://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Babilonia

2https://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_di_Ramstein)

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