di Riccardo Pizzirani Già nello scorso ottobre il premier inglese Cameron si era distinto durante una conferenza <1> nell’etichettare coloro che non credono nella versione ufficiale del 9/11 e del 7/7 come “estremisti non-violenti”, equiparandoli anche ai nazisti, ai membri del ku-klux-klan e ad altri estremisti “che fanno proselitismo nelle scuole e nelle università”. E proprio l'altro ieri, fresco di una vittoria elettorale che con solo il 36,8% lo porta ad avere la maggioranza assoluta in parlamento (non è fantastica la repubblica?), Cameron ha affermato <2> che “per troppo tempo la Gran Bretagna è stata una società passivamente tollerante, dicendo ai propri cittadini: fintanto che obbedite alla legge noi vi lasceremo in pace. Questo spesso ha significato che siamo dovuti restare neutrali tra diversi valori. E questo ha aiutato ad incrementare una narrativa di estremismo e di lamentela. Ora il governo volterà pagina in modo conclusivo su questo approccio fallimentare. Questo significa promuovere attivamente certi valori” In realtà le norme sembrano puntare proprio all’opposto: cioè ad evitare che determinati - altri - valori vengano condivisi. [...] Le nuove norme proposte dal premier permetteranno di: 1) Ritirare il passaporto ai cittadini per 2 anni basandosi anche solo su sospetti non provati di affiliazioni terroristiche <3> 2) Estendere i poteri dell’Ofcom, l’organo di vigilanza televisivo inglese, nel prendere provvedimenti contro i canali televisivi che trasmettono programmi con contenuti estremisti <2>. 3) Estendere i poteri della Commissione Carità, per congelare i fondi alle assiciazioni caritatevoli che hanno legami con gli estremisti <2>. 4) Obbligare determinati cittadini a sottoporre in anticipo alle forze di polizia il testo scritto di tutti i loro tweet e post su facebook, non potendoli più pubblicare se non previa autorizzazione <2>. Le motivazioni, ovviamente, sono le solite: il segretario degli interni Theresa May ha detto alla BBC <5> che “stiamo parlando dell’estremismo di tutti i tipi, che sta cercando di promuovere l’odio, che sta cercando di dividere la società, che va a minare i valori che ci rendono questa grande società pluralistica”. Il segretario ha anche insistito che “nessuno sta mettendo in dubbio la possibilità che visioni differenti non possano essere espresse” ma ha detto che quello che sarà bandito è “il predicare l’estremismo, il messaggio di intolleranza che può portare ad un percorso di radicalismo”. E già alcuni mesi fa il segretario aveva addirittura affermato che “la minaccia posta dall’ISIS alla Gran Bretagna è maggiore di qualsiasi momento prima o dopo il 9/11”. Secondo il Telegraph i suoi commenti hanno suggerito “che il governo inglese vede l’ISIS come una minaccia più grande di quella dell’IRA degli anni 80 o di Al-Quaeda negli anni 2000, anche in assenza di attacchi dell’ISIS avvenuti sul suolo inglese”. Il segretario ha quindi confermato <2> che queste norme sono solo le prime di un pacchetto di iniziative che il governo ha in programma. E con una nota degna nondimeno di George Orwell, il premier Cameron ha poi concluso la conferenza ricordando quali sono i valori che hanno ispirato questo programma <5>: “Libertà di parola. Libertà di culto. Democrazia. Il dominio della legge. Uguali diritti a dispetto di razza, genere o sessualità. Noi dobbiano dire ai nostri cittadini: questo è ciò che ci definisce come società” Niente da dire, imporre la censura per difendere la libertà di parola era una vetta a cui nessuno finora si era spinto. Riccardo Pizzirani (Sertes) PS: Come vedete dalle varie note, le informazioni erano spezzettate e sparse su un certo numero di pubblicazioni: rimettendo tutto assieme, il quadro che ne appare non è certo rassicurante. <1>Luogocomune.net <2>The Independent <3>Telegraph <4> Financial Times <5> The Guardian *** Un articolo sullo stesso argomento di Paul Joseph Watson (in italiano) .

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