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E SE L'INIEZIONE FOSSE PEGGIO DELLA VECCHIA SEDIA ELETTRICA ? Scoperto un composto chimico che nelle fiale della morte non dovrebbe figurare. di Massimo Mazzucco 7.10.03 - Da quando in America l'iniezione letale è stata introdotta come metodo standard per le esecuzioni capitali (sui 38 stati che ancora hanno la pena di morte, solo il Nebraska mantiene la sedia elettrica) molta gente si è scrollata di dosso quei sensi di colpa che inevitabilmente li attanagliava al pensiero del condannato che frigge lentamente, in preda a convulsioni inarrestabili, prima di perdere definitivamente i sensi ed accasciarsi sulla sedia come un copertone bruciato. Ma una nuova ricerca, voluta dagli avvocati di un condananto in procinto di esecuzione, ha fatto nascere il sospetto che con l'iniezione letale, mentre il condannato pare addormentarsi come un bimbo nella culla, possa soffrire invece, per lunghissimi minuti, di un dolore e di un tormento ancora più terribili di quelli che ti riserva la sedia elettrica. E' stata infatti rilevata, in quasi tutte le formule "letali" usate dai vari stati, la curiosa presenza di un composto chimico, ... ... il bromuro di pancuronio (risponde al nome commerciale di Pavulon), che ha la caratteristica di paralizzare completamente la muscolatura dello scheletro (non il cuore), lasciando intatti il sistema nervoso e le percezioni cerebrali. La presenza di questo composto, apparentemente superfluo (il condannato è già immobilizzato in tutti i modi dalle cinghie del lettino), ha scatenato tanta curiosità negli abolizionisti quanto evasive sono state le risposte che i vari penitenziari hanno fornito dai rispettivi stati. "Mah, lo mettiamo semplicemente perchè lo mettevano tutti gli altri", è stata la risposta generalizzata, senza che si riuscisse a capire chi per primo lo avesse introdotto, nè soprattutto perchè. La sequenza classica prevede infatti tre fasi: prima un anestetico, inteso a far perdere conoscenza al condannato. Poi questo Pavulon, ad uso tuttora da chiarire, ed infine la dose letale di cloruro di potassio, che blocca istantaneamente l'attività cardiaca. Il che significa, molto semplicemente, morire per soffocamento, poichè il cuore, smettendo di pompare, smette di far arrivare ossigeno alle cellule che lo reclamano sempre più fortemente. Il senso dovrebbe essere quello di panico totale che si prova restando sott'acqua troppo a lungo, quando il tempo che ti manca per riemergere sembra non passare mai, e senti i polmoni esplodere da un momento all'altro alla ricerca disperata di ossigeno nuovo. Anche se di tutto questo il condannato non dovrebbe rendersi conto, essendo stato precedentemento indotto in stato di completa incoscienza. Se però, per un qualunque motivo, l'anestetico su di lui non facesse l'effetto previsto, si ritroverebbe nella non piacevole situazione di veglia lucida, ma impossibilitato a farlo sapere all'esterno poichè interamente paralizzato nella muscolatura, dal Pavulon appunto. Ecco che allora la morte per asfissia diventerebbe per lui un annegamento lento, cosciente e disperante, reso ancora più insopportabile dai lancinanti dolori che l'arresto cardiaco procura anche ai comunissimi infartati di ogni giorno. Avere 10 di male e non poter urlare credo che sia infinitamente peggio di avere 100, potendo dar fiato a tutte le madonne che hai in corpo. Il dolore, non trovando più il suo naturale sfogo fisico, diventa a quel punto puramente mentale. Diventa astratto, e quindi, in un certo senso, infinito. Una conferma agghiacciante la abbiamo dalla testimonianza di un paziente che si è sottoposto ad un'operazione al bulbo oculare, nel 1998. Il Pavulon era stato usato per immobilizzare completamente l'occhio, e di conseguenza, l'intero apparato muscolare (il paziente era attaccato ad un respiratore artificiale), ed era già stato amministrato per intero quando l'anestetico ha cessato, molto prima del previsto, il suo effetto. Il paziente in seguito ha descritto le tre ore abbondanti di operazione come un calvario peggiore di ogni morte che si possa immaginare, cercando disperatamente di far sapere ai medici che stava soffrendo come un cane, ma rendendosi conto di non essere in grado di muovere nemmeno un dito del piede. Il sospetto quindi dell'ipocrisia assoluta - il far apparire alla popolazione come accettabile una punizione che invece conserva tutta la ferocia della peggior vendetta - torna ad aleggiare sulla pena di morte più pesantemente che mai. Ricordiamo infine che la costituzione americana proibisce chiaramente il ricorso a "punizioni crudeli od inusuali", contro chiunque ed in qualunque caso, che si tratti di un condannato a morte o di chi prende la multa per divieto di sosta. Bisognerebbe a questo punto far fare un giro di Pavulon ai giudici della Corte Suprema, che in maggioranza continuano a sostenere la pena di morte, per stabilire una volta per tutte dove inizi la crudeltà e dove finisca la civiltà che vorrebbero tanto esportare in tutto i mondo. Massimo Mazzucco "Una società va giudicata non da come tratta i suoi cittadini più eminenti, ma da come tratta i suoi criminali". Fyodor Dostoevski [color=FF9900]Vedi anche:[/color] [lib]gaschmcr.jpg[/img] QUANDO LA VITA DI UN UOMO E' TUTTA NELLE MANI DI UN ALTRO Un recente caso in California mostra l'enorme potere che hanno i singoli giudici in certi casi di vita o di morte, e nei processi in generale.

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