Come la storia degli ultimi decenni ci ha insegnato, i "grandi attentati" portano con sé quasi sempre dei livelli multipli di lettura, oltre a quello, primario, della destabilizzazione. Questo meccanismo poteva non essere del tutto chiaro nel lontano dicembre 1969, quando esplose a Milano la bomba di Piazza Fontana.

Riascoltando però le rievocazioni storiche di quel giorno, qualcosa di curioso salta all'occhio: quel giorno non fu una, ma furono ben tre le banche prese di mira dagli attentati. Non solo ci fu un'esplosione alla Banca dell'Agricoltura di Milano (quella che causò 13 morti e dozzine di feriti), ma ve ne fu anche una alla Banca Nazionale del Lavoro di Roma (che fortunatamente causò solo feriti, ma nessun morto).

La polizia inoltre trovò otto kilogrammi di esplosivo piazzati in una terza banca di Milano, la banca Commerciale, che furono disinnescati dagli artificieri prima che esplodessero. Una banca può essere una scelta a caso, due possono essere una coincidenza, ...

... ma tre banche prese di mira nello stesso giorno debbono avere necessariamente un significato che va ben oltre il caso o la coincidenza.

Massimo Mazzucco

Nota: Nei commenti alla pubblicazione originale, dell'anno scorso, un utente scriveva: "Mi scuso per eventuali imprecisioni, vado a memoria, il governo presieduto da Aldo Moro decise di emettere dei "biglietti di Stato a corso legale" in luogo delle monete d'argento da 500 lire, una pezzatura piccola ma non troppo, sulle quali il governo italiano aveva i diritti di signoraggio a differenza delle banconote da mille lire in su. Tali emissioni avrebbero permesso allo Stato italiano di finanziarsi a costo zero. Tali banconote non venivano stampate nei poligrafici della Banca D'Italia ma in tre filiali di banche a partecipazione statale attrezzate per la bisogna. Casualmente erano proprio le tre banche che furono oggetto di attentati..."

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