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MA CHI È “AL QUEDA”? Non passa giorno, ormai, che non si senta parlare di AlQueda. Assolutamente ignota al mondo intero fino al 10 Settembre 2001, questa organizzazione ha fatto ingresso nei nostri salotti solo per rivelarsi, nell’arco di un brevissimo tempo, una organizzazione internazionale rispetto alla quale Cosa Nostra sembra il club di Topolino. (Anche se Cosa Nostra ci ha messo più di cento anni a diventare quello che è diventata, e non ha certo incontrato il favore indigeno nei vari territori in cui progressivamente si impiantava). D’altronde, accomodarsi pigramente nella versione ufficiale di Al Queda, riproposta all’infinito dai media mondiali in perfetta sintonia, è tanto facile ed invitante quanto fare supposizioni drasticamente opposte, del tipo è la CIA, sono i massoni, sono gli ebrei, se non piuttosto i pirati della Malesia, i carbonari irredentisti o la bocciofila sotto casa. Visto che i media non ci aiutano a comprendere, possiamo solamente aggrapparci alla ragione –e ai pochi elementi a disposizione di tutti - per cercare di capire comunque qualcosa. Partiamo, ed esempio, dai recenti attentati ... di Istambul contro bersagli britannici (banca e ambasciata): c’era ancora gente che sanguinava fra le macerie, è già il ministro inglese Straw faceva sapere al mondo che “gli attentati portano tutti i segni inconfondibili di AlQueda”. La stessa cosa era avvenuta, qualche giorno prima, per gli attentati alle sinagoghe, e così lo è stato per decine ormai di episodi simili a questo.

Ogni volta che “è stata AlQueda”, sembra sempre che siano tutti concordi nel capirlo entro cinque minuti, e nel comunicarlo al mondo entro dieci.  Questo nonstante il fatto, tutt’altro che trascurabile, che AlQueda si dimentichi regolarmente di rivendicare le proprie azioni. Per una organizzazione terroristica di tale livello, è un pò come per la Fiat produrre tutte quelle automobili ogni giorno, per poi non spendere una lira di pubblicità per farle conoscere nel mondo.

Comunque, su un fatto almeno ci si può accordare: esiste una organizzazione al mondo, che d’ora in poi chiameremo “AlQueda”, che è in grado di piazzare bombe con relativa facilità dovunque lo desideri. Con tutta probabilità, inoltre, questa organizzazione è la stessa di Ryad, di Beirut, di Nassirya, e naturalmente, risalendo nel tempo, di Torri e Pentagono. Ipotizzare infatti due organizzazioni, parallele e concorrenti, che perseguano lo stesso fine – qualunque esso sia - richiederebbe una prenotazione immediata al più vicino ospedale psichiatrico.

A questo punto cerchiamo di ricucirne la storia, a partire dalle torri fino ad oggi, nella speranza di ottenere un’immagine complessiva sufficiente a fare qualche valida deduzione.

LA STORIA: I PARTE

Torri crollate, Pentagono colpito, aereo abbattuto in Pennsylvania: Al Queda, ci fu detto. Il suo capo è tale Osama bin Laden, fu aggiunto (pochissimi lo conoscevano fino a quel giorno), e risiede attualmente in Afghanistan. E siccome l’Afghanistan non ce lo vuole consegnare, noi bombardiamo l’intera nazione, ribaltiamo il regime, e già che ci siamo ci mettiamo a capo un ex-dirigente della compagnia petrolifera di Dick Cheney. Notiamo come, dal giorno in cui Amid Karzai ha rispolverato il suo bel colbacchino islamico, la strada per il gasdotto dall’Uzbekistan si sia spianata, e la produzione di oppio, praticamente ferma sotto i talebani, sia  schizzata al quattromila per cento rispetto ad un anno prima. Sarà un modo un pò cinico di raccontarla, ma nessuno può dire che non sia andata così.

Sul fronte mediorientale, in seguito alle torri, è montato lo sdegno israeliano, che con una logica tutta ancora da chiarire accomunava sbrigativamente il “terrorismo” delle torri a quello dei palestinesi, e si autogiustificava così un’escalation, contro questi ultimi, vistosa solo quanto è stata vergognosa la mancanza di opposizione da parte di Bush. Forse il governo israeliano (non, “gli ebrei”, sia ben chiaro) ha approfittato un pò del fatto che l’Occidente fosse sotto shock, ma certo dire che da Washington ha avuto il completo “via libera” è molto più di una semplice metafora.

Per chi poi non la volesse vedere subito in questo modo, è arrivato l’inspiegabile veto USA all’ispezione ONU a Jenin, e lì anche i più fedeli alla causa americana hanno dovuto ammettere che un certo reciproco interesse doveva per forza esserci.

E così, i B-52 americani appiattivano l’Afghanistan, i bullzoder israeliani le abitazioni dei palestinesi, e AlQueda svernava in meritato riposo.

Per più di un anno in realtà, dopo le torri, AlQueda ha “vissuto di rendita”, nel senso che non ha più compiuto attentati, ma li ha soltato minacciati a destra e a manca: o tramite allarmi lanciati periodicamente dall’FBI, che portavano il famoso “livello di sicurezza nazionale” USA da giallo ad arancione, oppure direttamente da bin Laden, che ogni tanto usciva dalla grotta per incidere una audio o videocassetta con cui lanciare strali contro l’Occidente infedele e capitalista. (L’uomo, che è una creazione CIA, ed ha in giro per le banche del mondo una fortuna valutata in milioni di dollari).

*Notiamo inoltre che nella famosa scala di sicurezza il “verde” non è mai stato raggiunto. Ciò suggerirebbe che gli stessi che si sono incaricati di riportare sicurezza alla nazione (L’Homeland Security Department, sotto Tom Ridge, che comprende CIA, FBI, INS e mille altre agenzie), non abbiano previsto in realtà di riuscirci davvero nemmeno per un istante. O forse, nell’agitazione, si sono solo dimenticati di dircelo.

Se da una parte AlQueda non agiva, sappiamo però che reclutava devoti a ritmi industriali: decine e decine di moschee, nel mondo intero, venivano smascherate come veri e propri centri di reclutamento, per che cosa bene non si sa. Si scopriva inoltre, nel tempo, che sempre più episodi, di svariato genere criminale, risultavano ad opera di persone in qualche modo “collegate ad AlQueda”.

La nuova organizzazione aveva fatto davvero colpo: ignota fino a lunedì dieci settembre, e con la sola, spettacolare azione del giorno seguente, si era conquistata collegamenti, rispetto e simpatie in tutto il mondo. Da quel momento, persino i topi d’auto di Canicattì facevano a gara per avere un numero di telefono qualunque, in Afghanistan, digitando il quale restavano irrimediabilmente collegati alla più prestigiosa organizzazione del momento. Rischioso, certo, ma vuoi mettere al bar come ti rispettano, dopo?

Naturalmente, questo senso di disagio che pervadeva l’Occidente – cominciavi a temere di parlare con AlQueda anche quando chiedevi un litro di latte al tuo vicino - andava di pari passo con la sensazione che tutto il male del mondo avesse un sapore marcatamente islamico, e tutto il bene invece quello delle altre due religioni abramitiche.

(E’ ormai da tempo, fra l’altro, che ci siamo dimenticati che il primo figlio Abramo lo fece con una egiziana. Ha cercato di ricordarcelo anche Mubarak, quando alle Nazioni Unite, poco tempo fa, ha detto “mettiamoci d’accordo, in fondo siamo tutti cugini”. Ma pare non abbia apprezzato nessuno).
 

II PARTE

Il primo “botto” effettivo, che segnalava al mondo il risveglio di AlQueda, colpiva dei poveri turisti in vacanza nelle Filippine.

(continua...)



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