di Federico Povoleri Venezia... 30 milioni di turisti ogni anno in costante aumento… Oltre 2000 gigantesche navi da crociera che transitano nel suo piccolo bacino… Centinaia di ricercatori da tutto il mondo che studiano la sua storia e le sue opere... Milioni di scatti fotografici e cartoline tutte uguali… Innumerevoli libri e film che la ritraggono e ne parlano... I mestieri e i negozi per i Veneziani sono scomparsi per lasciare posto ad attività turistiche gestite da Cinesi e nativi del Bangladesh… Gli abitanti rimasti sono 56.000… Nel 1951 erano 175.000… Sconosciuto il numero di gallerie e voragini formatesi tra le palafitte che sorreggono i palazzi... Devastante l'impatto sull'ecosistema lagunare delle grandi opere come il Mose... ...Diresti che Venezia è una città invisibile? (Si consiglia di guardare il video in HD a schermo pieno):
La città invisibile è un progetto di "Street Photography". Catturare ciò che ancora rimane della vita, del lavoro, delle persone in questa città; il lato invisibile, in passato più facilmente accessibile tanto al visitatore quanto al cittadino ... ... e oggi celato non soltanto dalla massiccia e rovinosa invasione quotidiana ma anche dal velo di superficialità, bisogni e pensieri virtuali che è inesorabilmente calato su un gregge di anime vuote. Il mio tentativo è quello di raccontare l'imprinting che ho ricevuto dal mio luogo natio attraverso le immagini e tramite alcuni brevi racconti che costituiscono un dialogo ipotetico tra un moderno abitante e lo storico navigatore Veneziano Marco Polo che osservandola oggi, non comprende i cambiamenti subiti dalla sua città. L'ispirazione per questi brevi racconti mi è venuta da un libro che mi è particolarmente caro: "Le città invisibili" di Italo Calvino, in cui l'autore immagina un altro dialogo ipotetico tra Marco Polo e il Gran Kan in cui il navigatore narra i suoi viaggi in queste città inesistenti. Senza voler fare impietosi paragoni con uno scrittore inarrivabile come Calvino, provo a raccontare la città del navigatore così come l'ho conosciuta perchè credo che mai come in questi tempi, Venezia sia una delle città più invisibili anche se ciò può apparire come un paradosso. Per farlo mi affido alle parole ma anche e sopratutto alle istantanee, frammenti di vita che spero abbiano qualcosa da comunicare a chi li osserva. (Se vi piace il video vi prego di votarlo e se vi va, di lasciare un commento su youtube). Venezia, amico mio, è l'unica città invisibile che Marco Polo non raccontò mai nelle sue conversazioni con il Kublai Kan¹. Eppure la “Gran Dama”, patria del navigatore, cela le sue grazie alle moltitudini dato che le sfolgoranti esibizioni architettoniche che sorgono dalle acque e che l'hanno resa famosa nel mondo, hanno la rara qualità di accecare gli incauti sguardi; l'inganno è sottile ma in questo luogo transitano individui che ammirano una confezione elegante senza scorgere più il suo contenuto. A qualcuno sembrerà paradossale, ma questo è il più impercettibile dei posti abitabili perchè in epoche nebbiose come le nostre, la città senza tempo desidera mostrare la sua anima soltanto a chi sa vedere oltre le apparenze. Rari infatti sono i viaggiatori che giunti a Venezia sanno essere discreti usando movenze delicate e mostrando animi gentili; qualità in grado di accendere l'interesse dell'elegante Signora. Gli stessi abitanti, ormai ridotti a un pallido riflesso, hanno dimenticato quelle maniere capaci di attirare il suo sguardo; ma ai pochi fortunati, conoscitori dell'arte di oltrepassare la soglia, la città rivela il suo volto per brevi anche se intensi attimi, creando bolle temporali che compaiono all'improvviso muovendosi lentamente tra le calli e i canali; bolle nelle quali è possibile entrare, lasciandosi poi cullare mentre si osservano istantanee di un passato troppo lontano e mai conosciuto. Scostare il velo che ottenebra l'anima di questo luogo però non è una pratica molto popolare; richiede devozione e attenzione non comuni. I cittadini però, sono troppo impegnati ad escogitare nuovi piani di spostamento nella speranza di evitare la quotidiana invasione delle orde barbariche che da troppe stagioni hanno oltrepassato la soglia del “Tutto esaurito”. Una sistematica occupazione che ha tolto ogni possibilità di respiro a questo ecosistema di pietre antiche e acqua marcia. Il territorio inesplorato si riduce a vista d'occhio e le “Calli sconte”.² sono state scoperte da tempo. La città si ritira con elegante pudore, rendendosi sempre più incorporea, tanto agli occhi di chi ha dimenticato, quanto a quelli di chi non è mai riuscito a vedere; sono molti gli sguardi ottenebrati che non percepiscono la forza creatrice di quest'anima femminile e si limitano ad osservare forme che non comprendono ma che colpiscono il basso ventre sollecitando quella lussuria che fa pensare a una prostituta indegna di rispetto perchè in vendita. I mercanti, come è loro natura, sono sedotti da mazzetti di carta straccia, impegnati ad aprire e chiudere attività monotematiche nella frenetica mungitura di una vacca che appare sempre grassa anche se nessuno si preoccupa di nutrirla perchè ciò che conta per molti di loro, è alimentare l’illusione di essere migliori e più liberi di chi, la carta straccia la butta assieme alle immondizie. Ora comprenderai perchè le bolle temporali non vengono avvistate e inseguite dai più: Venezia, maltrattata nel corpo rende irraggiungibile la sua anima, Molti perdono l'occasione di comprendere il suo amore accontentandosi di emozioni a basso costo, vissute in modo autistico, dimenticando definitivamente la pratica del “sentire”, che viene relegata ad un’attività appartenente a tempi cancellati, forse mai esistiti. Eppure, guadagnando l'altitudine di un campanile e abbracciando con lo sguardo l'ampiezza dei coppi³ rossi che hanno decretato il colore di questo luogo, e la prossimità delle sue molte mura perimetrali che inibisce sguardi indiscreti alle calli, è possibile osservare le bolle di non tempo formarsi e compiere il loro breve ciclo vitale tra quegli angusti spazi che i numerosi palazzi, come alberi di una fitta boscaglia mantengono come sentieri. E con la dovuta attenzione, osservando in una breccia, si può notare l'ombra di un solitario cacciatore mentre aspetta con pazienza la sua bolla per godere una fugace visione concessa dalla città. Puoi riconoscere chi si è guadagnato un ingresso nelle bolle temporali dai sorrisi complici scambiati tra ignoti che si sono riconosciuti. Per questi crononauti, gli edifici che come leviatani addormentati affondano le loro radici nei canali, emanano una vibrazione profonda che diffondendosi nell'etere fa scomparire per un momento la folla dei nuovi nonvedenti. Nell'orgia di scatti digitali che in ogni secondo di questo tempo e di questa epoca, immortalano una scatola luccicante deturpata da facce più o meno sorridenti, è possibile sentire, tendendo l'orecchio, il clic di un battitore nella sua bolla mentre cattura un frammento di memoria della città invisibile. Consapevole che il palcoscenico è soltanto una finzione, egli vuole ricordare la vita. Venezia nel frattempo, regala ricordi e illusioni mentre aspetta un altro uomo degno da portare nel limbo, unico luogo in cui, anche se per poco, può rinascere. Federico Povoleri (Musicband) Fonte Il Portico Dipinto 1. Italo Calvino – Le città invisibili – 1972 2. Calli Nascoste, poco frequentate 3. Tegole

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