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Io non sono mai stato di destra, ma mi ha sempre dato fastidio l'antifascismo inteso come categoria ideolgica "a priori". Che uno debba avere torto in partenza, solo 'perchè è fascista', è per me una cosa incomprensibile.

Ricordo una volta, agli esordi di luogocomune, quando diedi spazio ad una giornalista e scrittrice di destra, Ercolina Milanesi. Ci fu una violentissima levata di scudi da parte degli utenti, talmente violenta che molti di loro abbandonarono platealmente il sito, dicendo "o lei o noi", e "i fascisti non devono parlare".

A me spiacque molto, ma tenni duro. Persi molti utenti, ma stabilii un principio sacrosanto: tutti hanno diritto di parola. E se tu ritieni che i tuoi argomenti siano migliori di quelli di un altro, tu lo zittisci con gli argomenti, e non con le etichette.

Ma quello dell'antifascismo a priori, nella nostra società, rimane un assioma duro a morire.

Ma davvero serve a qualcosa votare per le europee? Possiamo davvero illuderci che il parlamento europeo possa portare qualche cambiamento sostanziale al modo in cui viviamo? Dobbiamo ancora credere ai partiti che ci raccontano la storiella che l'Europa "va cambiata da dentro"? Oppure quella delle europee è soltanto un'ottima scusa per i partiti per fare la conta a livello nazionale?

In questa intervista Francesco Amodeo racconta di un'Italia che volava, con la lira, negli anni 90, prima che Francia e Germania decidessero di ingabbiarci con l'Euro. E spiega perchè votare oggi per il parlamento europeo non serve a nulla, in quanto si tratta di un parlamento completamente svuotato di poteri.

 
[Grazie a Peonia per la segnalazione].

La rete non perdona. Proprio nel momento di massima tensione fra Gaza e Israele, l'esercito israeliano (IDF) ha provato a fare un pò di propaganda anti-palestinese sui social, ma il "rinculo" del colpo sparato gli è arrivato dritto nello stomaco. Questo è il tweet dell'IDF, che mostra un gruppo di bambini palestinesi che mimano un addestramento militare, accompagnato dal commento: "Mentre i bambini israeliani cercano riparo dai razzi che arrivano da Gaza, questi bambini di Gaza si sono diplomati all'asilo. Hamas sta derubando i bambini di Gaza dal proprio futuro, e cerca di derubare i bambini di Israele dal loro. Noi non lo permetteremo. Nessuna nazione lo permetterebbe."

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Oggi a Bordernights (11.30) intervistiamo l'ostetrica "no-vax" licenziata per non aver fatto il vaccino.


SPOILER: la cosa NON E' andata come l'hanno raccontata i giornali :-)

A prima vista la notizia è divertente: nave di Scientology bloccata e messa in quarantena per un caso di morbillo a bordo.

"Ah ah ah! Gli sta bene a quei coglionazzi di Scientology - ti viene da dire - così imparano a farsi rubare i soldi dai seguaci di Ron Hubbard".

Poi però, a pensarci bene, il messaggio subliminale che passa è terrificante: basta un caso di morbillo - ci dice questo messaggio - e siamo autorizzati a mettere in quarantena un'intera nave.

E se oggi possiamo mettere in quarantena una nave per una scemenza del genere, un domani potremo impedire l'accesso allo stadio, al cinema, oppure ad un concerto rock, a chiunque non sia vaccinato. Idem per chi vorrà rinnovare la patente, il passaporto o la carta di identità.

In questo lungo monologo-confessione, Claudio Borghi affronta dei quesiti che noi ci poniamo costantemente: fino a che punto è possibile cambiare le istituzioni "da dentro"? E con quale velocità lo si può veramente fare? Quali sono gli ostacoli reali, che magari da fuori non si vedono? Il caso della Rai e della Banca d'Italia sono esemplari al riguardo. (Nella seconda metà del video Borghi affronta invece la questione delle alleanze in Europa).

Beppe Grillo proprio non riesce a rassegnarsi all'idea che il suo tempo è finito, e che dovrebbe ritirarsi in un dignitoso silenzio. Invece, pur di far parlare di sè, continua a fare danni anche da "privato cittadino", quale lui sostiene di essere diventato.

Dopo aver messo la sua firma al documento "pro-scienza" di Burioni, scatenando le giuste ire di tutto il popolo free-vax, ora non ha trovato di meglio che annunciare che parteciperà di persona al prossimo convegno dei terrapiattisti, che si terrà a Palermo il 12 di maggio.

E lo ha fatto nel solito modo codardo e ambiguo, dicendo tutto ed il contrario di tutto: “Amate e coccolate il terrapiattista che è in voi. Nonostante sostengano delle assurdità, molti di loro non sembrano né pazzi e né incattiviti. Si riuniscono, spesso sono ben inseriti nella società, e fanno degli incontri incredibili in grandi alberghi in giro per l’America”.

Persino il grande New York Times ha dovuto chinare la testa di fronte al ricatto dell' "antisemitismo".

Dopo aver pubblicato la vignetta che vedete a margine, nella quale il presidente Trump viene ritratto al guinzaglio di un Netanyahu che lo porta a spasso a piacimento, il giornale newyorkese ha dovuto fare ammenda, ritirando la vignetta in questione.

In un annuncio dato sul loro account di Twitter, il New York Times ha scritto: "Una vignetta politica comparsa nell'edizione internazionale di martedì conteneva temi antisemiti che mostravano il primo ministro di Israele con un collare con la stella di David, che faceva da cane-guida al presidente degli Stati Uniti, il quale portava lo zuccotto. L'immagine era offensiva, è stato un errore di valutazione il pubblicarla".

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di Lorenzo Piazza

Il 26 aprile è l'anniversario del disastro di Chernobyl.

Che senso ha parlarne a distanza di 33 anni dall'accaduto?

Come tutti gli eventi epocali che colpiscono l'immaginario collettivo e che creano una cesura tra un prima e un dopo, gli effetti possono essere letti in molte chiavi.

Dal punto di vista politico ed economico è innegabile che abbia contribuito fortemente a portare al collasso dell'Unione Sovietica e alla fine della guerra fredda, iniziata paradossalmente con un altro evento atomico, ossia le bombe lanciate sul Giappone.

Le spese mastodontiche necessarie per liquidare il disastro, 18 miliardi di rubli (ossia dollari dato il cambio 1:1) secondo Michail Gorbachev, hanno scavato una voragine nelle già fragili finanze dell'URSS.

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