Mauro Biglino alla prova dei fatti

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24/08/2016 09:47 #5924 da Ghilgamesh

invisibile ha scritto:

Ghilgamesh ha scritto:
I carri da guerra in cielo cosa sono?


Non sono fatti, sono racconti.

Se non si conosce nemmeno questa differenza elementare vuol dire che non ha senso discutere avendo come presupposto l'attenersi ai fatti


Allora la tua presenza qui è completamente inutile, VISTO che si parla della traduzione di racconti!

Di FATTi, con la TUA logica, non ce n'è manco uno!


Ho già risposto a tutto questo e per certi aspetti più volte.

Reputo una perdita di tempo ribadire cose già dette.


E io la reputo l'ennesima cazzata, ma continua a pensarla come credi ...

Uno scettico dai piedi di balsa, inventore di una storia falsa ...
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24/08/2016 10:08 - 24/08/2016 10:08 #5925 da invisibile

Ghilgamesh ha scritto:

invisibile ha scritto:

Ghilgamesh ha scritto:
I carri da guerra in cielo cosa sono?


Non sono fatti, sono racconti.

Se non si conosce nemmeno questa differenza elementare vuol dire che non ha senso discutere avendo come presupposto l'attenersi ai fatti


Allora la tua presenza qui è completamente inutile, VISTO che si parla della traduzione di racconti!


Ma hai letto almeno il titolo del thread?


Ho già risposto a tutto questo e per certi aspetti più volte.

Reputo una perdita di tempo ribadire cose già dette.

*************************

E io la reputo l'ennesima cazzata, ma continua a pensarla come credi ...


E che problema c'è? Tu la reputi una cazzata. Lo abbiamo capito, quindi?

Ma poi, mica ho bisogno del tuo permesso per "pensarla come voglio" sai?
Ultima Modifica 24/08/2016 10:08 da invisibile.
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24/08/2016 10:36 - 24/08/2016 10:40 #5926 da Pastore
Ecco un bel esempio di come Biglino esplica le sue doti di incantatore, guardate il seguente video dove egli cita alcuni passi del libro di Gian Matteo Corrias Dei e Religione dell'Antica Roma è prestate particolare attenzione a come Biglino trova simili se non uguali le descrizioni degli dèi romani con gli Elohim biblici:



Biglino dopo aver trovato similitudini tra Elohim e Theoi greci crede di poter fare la stessa cosa con gli déi romani, purtroppo per lui e per i suoi fans non è così, gli dèi romani erano entità astratte e non antropomorfe cioè in forma umana, è lo stesso autore Corrias a dirlo:

«Comunque stiano le cose, è un fatto che la teologia classica romana esclude radicalmente il ricorso al racconto mitologico finalizzato a una qualche conoscenza dell'interlocutore divino: come vedremo, di un innumerevole schiera di divinità prettamente romane non conosciamo che il nome, e invero pare proprio che anche per i loro antichi adoratori il nome fosse l'unico dato rilevante.» - p. 21

«Originaria o meno che fosse, una simile astrattezza teologica è della religione patria e inquadrata entro un sistema “spirituale” che esalta come somma virtù dell’uomo che «adit deos» la purezza del corpo, dell’animo e dell’intelletto, che non si forma rappresentazioni grossolane e svilenti della divinità, e che anzi non se ne forma affatto una qualsivoglia rappresentazione, poiché, come afferma Plinio il Vecchio «effigiem dei formamque quaerere imbecillitatis humanae reor» («cercare un’immagine e una raffigurazione della divinità, io penso che sia da ascrivere alla debolezza umana»), e secondo Varone «Qui primi simulacra Deorum populis posuerunt, eos civitatibus suis et metum demsisse, et errorem addidisse» («coloro che per primi inalzarono per i popoli simulacri degli dei, hanno liberato i loro concittadini da un timore, ma hanno introdotto un’idea erronea»)» – p. 22

Inoltre ciò lo si può leggere anche nei libri di storia per ragazzi come ad esempio il seguente:

«Le numerose divinità adorate dai Romani erano concepite come entità astratte, non erano antropomorfizzate, cioè raffigurate in forma umana come nella mitologia greca, e perciò difficilmente si prestavano a elaborazioni fantastiche. Tutt’al più venivano suddivise tra divinità maschili e femminili, giusto per attribuirvi un nome quando si invocava il loro appoggio. La ricerca di protezione era il fulcro degli antichi culti, perché nella visione religiosa dei Romani ogni fenomeno della natura, ogni attività umana, ogni singolo evento era soggetto al potere di un dio specifico in grado di portare aiuto o distruzione. Così, anche se in origine si presentavano come semplici astrazioni, queste divinità tenevano profondamente avvinti i loro adoratori: non a caso la parola religio (religione) nasce dal verbo religare, cioè “annodare”, “vincolare”» – Ilva Tron Mitologia Romana, ed. Mondadori, 2001, p. 9

Giusto per avere un riscontro diretto di quanto riportato segnalo alcune citazioni dal testo La Natura degli Dèi scritto da Cicerone nel 44 a.C. :

«Non molto più assurdi sono, del resto, i racconti diffusi dalla voce dei poeti il cui deleterio effetto fu vieppiù accentuato dal fascino insito nello stesso linguaggio poetico. Sono essi che ci hanno rappresentato gli dèi infiammati dall’ira e sconvolti dalla passione, che ci hanno fatto assistere alle loro guerre, ai loro combattimenti, alle loro lotte, ai loro ferimenti, che ce ne hanno descritti persino gli odi, le inimicizie e le discordie, le nascite e le morti, i lamenti e le recriminazioni, le passioni aperte ad ogni eccesso, gli adulteri e gli imprigionamenti, l’unione con esseri mortali e la conseguente nascita di esseri mortali da un immortale.» – I, 42

«Potete ora constatare come partendo da eccellenti ed utili scoperte relative al mondo della natura si sia giunti ad ammettere, come ovvia conclusione, dèi falsi ed immaginari: di qui false opinioni, errori conturbanti e superstizioni poco meno che senili. Abbiamo così imparato a conoscere l’aspetto degli dèi, la loro età, i loro abiti e ì loro ornamenti nonché il loro sesso, i loro matrimoni e i loro rapporti di parentela e il tutto abbassato al livello delle umane debolezze. Basti dire che vengono rappresentati in preda alle passioni e la tradizione ci informa dei loro desideri, delle loro amarezze, dei loro sfoghi d’ira. Non furono neppure indenni da guerre e battaglie, come riferiscono le leggende, e non si limitarono, secondo quanto narra Omero, a parteggiare per l’uno o per l’altro di due eserciti in lotta, ma combatterono proprie battaglie, come quelle contro i Titani e contro i Giganti. Trattasi di credenze più che sciocche che rivelano solo un’estrema superficialità e leggerezza. Ad ogni modo però, pur disprezzando e respingendo codesti racconti favolosi, potremo ugualmente riconoscere l’esistenza e la natura della divinità Presente in ciascun elemento – Cerere sulla terra, Nettuno nel mare, altri altrove – ed apprenderne il nome consacrato dall’uso: e questi dèi è nostro dovere rispettare e venerare. Non v’è nulla di più elevato, dì più puro, di più venerando e di più sacro del culto degli dèi purché li si venerino con purezza, rettitudine ed integrità di mente e di parola. Del resto non furono solo i filosofi ma anche i nostri antenati a distinguere la superstizione dalla religione.» – I, 70-71

«Innanzitutto chi, considerando la realtà delle cose, fu mai tanto cieco da non accorgersi che codesto trasferimento dell’aspetto umano alla divinità fu dovuto o a una ponderata deliberazione dei sapienti, col preciso scopo di avviare le mentì degli indotti al culto degli dèi strappandoli alla loro abiezione morale, o ad una pratica superstiziosa che introdusse l’uso di immagini venerando le quali gli uomini credettero di essere alla diretta presenza degli dèi? Molto contribuirono poi alla diffusione di quelle idee i poeti, i pittori e gli artisti, data la difficoltà di rappresentate sotto una forma diversa dall’umana gli dèi nell’atto di compiere o di intraprendere un’azione qualsiasi. Un altro contributo al l’affermazione di questo concetto fu forse anche arrecato dalla naturale fiducia dell’uomo nella sua superiore bellezza.» – I, 77

«E che farai, Velleio, se risulterà falsa anche l’altra tua affermazione, che cioè la figura umana si presenta a noi quando pensiamo agli dèi? Continuerai a sostenere codeste tue assurde teorie? Forse a noi capita proprio come dici tu: fin da ragazzi abbiamo imparato a conoscere Giove, Giunone, Minerva, Nettuno, Vulcano, Apollo e gli altri dèi con quell’aspetto col quale vollero raffigurarli i pittori e gli scultori, e non solo col peculiare aspetto di ciascuno ma anche con i particolari ornamenti, con la medesima età, con le identiche vesti.» – I, 81

«Come sarebbe stato meglio, Velleio caro, confessare la tua ignoranza piuttosto che disgustarci con codeste tue ciarle facendo, nel contempo, torto a te stesso! Credi davvero che la divinità sia simile a me o a te? Certamente non lo credi neppure tu. Quindi – aggiungerò io – visto che gli dèi non hanno né aspetto umano, come ti ho dimostrato, né alcun altro aspetto del tipo di quelli esposti, come è tua convinzione, perché esiti a negarne l’esistenza? E’ chiaro che non ne hai il coraggio. Ed in questo dimostri buon senso, benché, a dire il vero, quella che tu temi a questo riguardo non è la reazione popolare, bensì la stessa divinità.» – I, 84-85

Ora o Biglino non ci ha capito nulla sulla religione romana nonostante abbia letto il libro di Corrias o sta “impapocchiando” i suoi spettatori, io propendo per la seconda perché lo ritengo una persona intelligente.
Ultima Modifica 24/08/2016 10:40 da Pastore.
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24/08/2016 10:42 - 24/08/2016 11:19 #5927 da redazione
PASTORE:

ebbene caro Mazzucchetto ritiro quanto detto, le domande a Biglino proverò a fargliele in altra sede, anche perché io non mi faccio dare 24 ore da nessuno

Sei il solito buffone, come volevasi dimostrare. Hai avuto 7 mesi di tempo (non 24 ore) per fare le tue domande e dimostrare al mondo che Biglino è un cacciapalle, ma dalla tua bocca sono uscite soltanto tonnellate di aria tiepida.

Pensa alla sequenza:

1 . [Pastore] Biglino non risponde alle domande.
2 - [Mazzucco] Biglino è disponibile a rispondere alle tue domande.
3 - [Pastore] E io le domande non gliele faccio.

Buffone, patetico e vigliacco.

Il thread è definitivamente chiuso. A questo punto mi pento persino di averti dato retta.
Ultima Modifica 24/08/2016 11:19 da redazione.
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