Le Miserie del Marxismo

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01/11/2018 11:29 - 30/01/2019 16:29 #21970 da Floh
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Le Miserie del Marxismo


Nel presente articolo si tenterà di delineare i punti critici più evidenti e socialmente esiziali della dottrina filosofico-politica marxista e di capire di conseguenza quali siano i presupposti su cui si dovrebbero diversamente erigere nuove teorie politiche autenticamente filo-sociali.

Il marxismo necessita di essere ribaltato, poiché se è vero che Marx altro non è stato che un agentur della massoneria, allora le finalità da lui perseguite non possono che essere antisociali, e la storia ce ne ha dato la prova empirica. Moses Kiessel Marx Mordechai Levi (vero nome di Karl Marx 1) ebreo di nascita e di ceto elevato, è stato formalmente iniziato alla massoneria presso la loggia Apollo di Colonia 2 e per conto di tale associazione segreta ha creato una dottrina che potesse incatenare i popoli privandoli della possibilità di distinguere il bene dal male e di agire in nome di una giustizia oggettiva, una dottrina che li avrebbe privati degli strumenti concettuali necessari a riformare secondo giustizia la società in cui vivono.

Le poesie giovanili di Marx sono di importante lettura, in quanto ci forniscono uno spaccato della concezione del reale dalla quale è scaturita la sua dottrina filosofico-politica satanica; ne pubblicherò di seguito due particolarmente significative:

Prima poesia:
Sorgono i vapori infernali e mi riempiono il cervello
Sin che impazzisco e mi si cambia il cuore.
Vedi tu questa spada?
Me l'ha venduta il prìncipe delle tenebre.
Per me batte l'ore e dà i segni.
Sempre più audacemente suono la danza della morte. 3

Seconda poesia:
Su in alto costruirò il mio trono,
Fredda e tremenda sarà la sua vetta.
Terrore superstizioso ne sarà il baluardo,
Suo ministro, l'angoscia più nera.
Chi lo guarderà con occhio sano
Distoglierà pallido e muto come morto lo sguardo,
Afferrato da forza di morte cieca e tremante.
Possa la buona sorte scavargli la tomba. 3


Si tratta con tutta evidenza di opere scritte da una persona che crede nel bene e nel male e che, posta di conseguenza di fronte alla necessità di scegliere tra l’uno e l’altro, ha scelto di aprire se stessa alle pulsioni demoniache.
Ci si potrebbe domandare perché una persona con tali convinzioni abbia propagandato il materialismo nichilista anziché un satanismo convinto. La risposta è semplice, si è trattata della via più efficace per plasmare comunque una società diabolica nella quale la compassione e la giustizia non trovino alcun posto. Non sarebbe stato altrettanto efficace nell’ottenere gli stessi risultati se avesse affermato pubblicamente nei suoi scritti filosofico-politici quello in cui realmente credeva, ossia che il bene e il male sono reali ma che è più opportuno tra i due scegliere il secondo anziché il primo; ma le sue poesie lo tradiscono e sono lì a testimoniare le sue reali convinzioni esistenziali. Occorre che il mondo apra al più presto gli occhi e smetta di farsi ammagliare dal canto delle sirene che con la loro propaganda spacciata per scienza stanno portando il mondo verso un tetro baratro.

Critica del tesi marxiste

Esporrò dunque di seguito una sintetica analisi dei punti critici della dottrina marxista:


- Materialismo atrascendentale

La filosofia del materialismo dialettico marxista, in guerra con le concezioni trascendenti dell'esistenza, priva l’Uomo della possibilità di dare un senso superiore alla sua vita; gli esseri viventi non vengono distinti dai meri oggetti se non perché avrebbero unicamente la possibilità di accorgersi di quanto gli stia capitando, ma non avrebbero la possibilità di operare scelte autonome, il loro agire sarebbe determinato in base unicamente alle leggi della fisica e alle reazioni chimiche, allo stesso modo in cui si determinano i movimenti degli oggetti inanimati. L'uomo avrebbe dunque solo l'illusione di essere padrone delle sue scelte, ma ogni sua azione non sarebbe altro che il frutto dell'ineludibile necessità materiale. Marx sostiene dunque che gli esseri viventi non abbiano la possibilità di scegliere tra delle alternative disponibili e, in tal modo, rifiutare che essi non siano semplice oggetto passivo degli eventi, ma soggetti in grado governali (secondo le varie possibilità materiali che gli si presentano nelle condizioni di tempo e di luogo - all’interno delle quali sono da ricomprendersi le conoscenze e capacità tecniche dell’essere vivente di riferimento) secondo la propria volontà; ma ciò oltre a costituire un’affermazione che appartiene all’ambito della filosofia e non alla scienza (d’altronde è lo stesso Marx a qualificare come scientifica la sua opera, anche in particolare contrapposizione con quella di coloro che l’hanno preceduto, per cui è corretto esigere, dal suo complesso teorico, coerenza con tale affermazione) costituisce un’asserzione contraria all’esperienza diretta di ogni uomo (e qui non siamo, ribadisco, nel campo della scienza, ma in quello più ampio della filosofia). Il marxismo tende dunque ad omologare esseri viventi ed oggetti, sostenendo che i primi dispongono di una volontà propria tale e quale che i secondi (l’unica differenza che permarrebbe tra di essi starebbe dunque nel fatto che i primi fanno esperienza delle cose, si trovano a percepirle, ad avvertire dolore e piacere, caldo e freddo). Gli esseri viventi capiscono cosa succede attorno a loro, sono coscienti, gioiscono e si rattristano, ma in tutto ciò non possono prendere decisioni, esse sono, per Marx, una mera illusione - il loro futuro è già scritto come in un copione cinematografico e non potranno nulla per cambiarlo, solo sono destinati a farne esperienza.
La costruzione filosofica marxista non è altro che un attacco al senso cognitivo e al senso del trascendente che appartiene ad ogni uomo, non è altro che un tassello del piano delle associazioni satanico-massoniche per modellare secondo i loro fini una società in cui le masse perdano cognizione morale della realtà del bene e del male.

- Rapporto tra struttura e sovrastruttura

Nella teoria marxista le idee di cui dispongono le persone, e dunque anche i loro ideali politici e le norme giuridiche vigenti, altro non sono che il prodotto inevitabile del sistema economico vigente.
È evidente che tale concezione del rapporto tra valori, diritto e sistema economico è funzionale al mantenimento dello status quo, poiché in primo luogo tende a convincere le persone che non si possa concepire ex ante norme di legge realmente rivoluzionarie e filo-sociali, dato che in un determinato sistema economico - secondo la dottrina marxista - le uniche concepibili non sarebbero altro che quelle compatibili con i rapporti economici vigenti.
La dottrina marxista evita dunque, coerentemente con quanto appena detto, di concepire ora un sistema di modifiche giuridiche che sia la base per future e conseguenti modifiche fenomeniche della struttura sociale, rinviando il tutto ad una concezione delle stesse in un'ipotetica fase post-rivoluzionaria. Ma è evidente che una rivoluzione deve essere il frutto di un insieme di teorizzazioni politico-giuridiche che non possono che funzionare da motore stesso del movimento rivoluzionario, che non possono che essere il propulsore - in quanto considerate adeguate già in teoria e nel momento in cui si avvertono le criticità del sistema vigente - delle dinamiche rivoluzionarie e degli effetti che il sommovimento riformatore intende realizzare. È la concezione attuale di un immaginario post-rivoluzionario che le associazioni satanico-massoniche intendono sterilizzare mediante la teoria marxista del rapporto tra struttura e sovrastruttura.
La base da cui partire, per un movimento politico che abbia l'intento di modificare in meglio la società in cui vive, non può dunque che essere un ribaltamento della concezione marxiana in questione: sono gli ideali e i valori e la loro trasposizione giuridica a determinare i rapporti socio-economici, non il contrario.

- Determinismo rivoluzionario in chiave marxista

La rivoluzione, per Marx, sarà inevitabile in quanto le criticità del nostro sistema non gli permetteranno di durare in eterno; e quali saranno gli sbocchi inevitabili del crollo del nostro sistema? Sarà ovviamente la costituzione di una società marxista. Ebbene, Marx si lascia andare ad una previsione che lui ammanta di un fondamento scientifico, che non fa altro che funzionare da previsione autorealizzantesi, e ciò per il semplice fatto che il suo pensiero politico ha svolto un ruolo egemonico e monopolistico all'interno del movimentismo critico nei confronti dell'attuale e in tal modo sembra aver convinto che non possano esistere altre concezioni rivoluzionarie che possano essere già in teoria più promettenti di quelle propagandate da lui e dalle associazioni satanico-massoniche.
Un movimento politico filo-sociale non può che rigettare la concezione deterministica rivoluzionaria in questione. Il nostro sistema socio-politico non è inevitabile che prima o poi crolli e tanto meno è inevitabile che se ciò dovesse mai avvenire questo debba essere sostituito da uno marxista. La rivoluzione filo-sociale in realtà potrà avvenire solo se:

1) un numero sufficiente di persone si coalizzerà e stenderà preventivamente un programma di riforme giuridiche filo-sociali che già in teoria possano migliorare la società, renderla giusta.

2) questo programma riuscirà ad essere portato a conoscenza dei popoli.

- Marginalizzazione della redistribuzione di fronte alla rivoluzione della produzione

Per Marx l'attuale distribuzione delle enormi ricchezze di cui dispone il mondo non è un problema sul quale agire in modo diretto (anzi, per Marx non è nemmeno un problema in sé). Secondo la dottrina marxista è il metodo di produzione vigente ad essere un problema, e non perché dia luogo ad una idealmente cattiva distribuzione della ricchezza così prodotta, ma semplicemente perché esso è considerato da Marx antieconomico. Ecco dunque che per Marx la soluzione è quella di governare centralmente la produzione in modo da razionalizzarla al fine di generare una ricchezza complessivamente prodotta ancora maggiore. Come verranno poi redistribuite le ricchezze in tal modo prodotte non è per lui un problema, si confida nella buona volontà di chi avrà le redini del potere e si sbandiera la fumosa massima “da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni” 4 che a nulla aiuta a stabilire norme giuridiche che già ex ante garantiscano equità nella distribuzione della ricchezza prodotta. Non è un sussulto di giustizia a muovere Marx, bensì la volontà di accentrare sempre più il potere nelle mani di una burocrazia statale che garantisca semi-continuità nello status quo tramite la distribuzione iniqua della ricchezza.
Stella polare di un movimento politico filo-sociale deve essere la redistribuzione della ricchezza in modo diretto, mediante norme giuridiche che realizzino la redistribuzione della proprietà privata. Solo un illusionista come Marx può aver fatto credere che la redistribuzione non fosse una priorità rivoluzionaria e non potesse essere ottenuta tramite misure che direttamente modifichino ciò che stabilisce l'allocazione della ricchezza tra i cittadini, ossia il complesso delle norme giuridiche che determinano i diritti di godimento delle persone sui beni disponibili.

- Conflitto tra classi

Marx pone in conflitto interno ed esterno perenne le comunità politiche. Con riguardo al conflitto interno, in particolare, presuppone che, non essendo i valori morali qualcosa di oggettivo, le persone nelle loro rivendicazioni politiche non possano mai prescindere da pretendere benefici per se stessi tramite rivendicazioni utili al loro proprio nucleo sociale. Tale concezione della dottrina marxista è fuorviante. Posto che chiunque, anche un imprenditore, un alto funzionario o un nobile può essere cosciente (checché ne pensi Marx) che i valori non sono qualcosa di relativo e illusorio, chiunque, a prescindere dalla propria posizione sociale può concepire una società più giusta e lottare per essa, allora il castello di carte avaloriale di Marx crolla rovinosamente su se stesso trascinando con sé tutte le velleità conservatrici, totalitarie ed anti-sociali delle organizzazioni satanico-massoniche.
In fin dei conti è sempre una cosa che sta alla base della dottrina marxista, il non riconoscere ai valori una natura trascendentale, ma questa non è scienza, come invece sostiene lui, bensì è dottrina filosofica satanica, e il popolo non si lascerà ingannare in eterno, a breve avrà un sussulto di dignità e quel giorno la storia prenderà finalmente una nuova direzione.

Il fondamento trascendente dei valori

Abbiamo parlato del fatto che uno degli obiettivi di Marx è quello di far credere che i valori siano il prodotto della struttura economica della società e non abbiano dunque un fondamento oggettivo.
Proporrò di seguito un ragionamento teso a confutare la sua tesi nichilizzante che possa costituire la base filosofica sulla quale costruire un movimento politico filo-sociale. Ciò nella convinzione che senza una profonda un'ispirazione di giustizia che riconosca ai valori un aspetto oggettivo non sia possibile concepire e costruire una società a misura d'uomo.

Tesi filosofica:

La realtà in cui siamo immersi è composta da un ambiente nel quale si succedono eventi (elemento materiale) e da dei significati (elemento ideale) che è imprescindibile attribuire ad essi. Non è possibile concepire una realtà priva dell’elemento ideale, in quanto la significatività è intrinsecamente legata alla possibilità di agire. Se ogni mutamento della realtà non suscitasse in noi alcun significato non potremmo distinguerci, in quanto esseri viventi, dalle pietre e l’ambiente dinamico in cui ci troviamo non avrebbe nessuno che potrebbe fare esperienza di esso stesso (e sarebbe quindi inutile).
Per cui, ricapitolando: ideale e materiale sono componenti indefettibili del reale.
Ciò detto, è palesemente inadeguata (si potrebbe dire: parziale) l’ipotesi esistenziale di coloro che non riconoscono al complesso dei significati che fanno parte inscindibile della nostra realtà un valore in qualche modo eterno, un loro porsi come elementi primi aventi un valore assoluto, un loro porsi quali princìpi superiori che non sono il frutto della mera costruzione umana, che non sono semplici creazioni umane, ma che bensì sono princìpi superiori ai quali l’essere vivente non fa altro che accedere nel corso della sua esperienza di vita.
In particolare, gli elementi ideali che compongono la nostra realtà quali: l’attrazione e la repulsione, l’amore e l’odio, e più in generale il senso di giustizia, non possono non essere tenuti in considerazione quando proviamo a formulare risposte circa il senso della nostra esistenza.
Il fatto che i significati siano elementi fondanti della realtà fa sì che anche la realtà nel suo complesso (e di conseguenza anche la nostra vita) non possa che assumere un significato complessivo ben preciso; per converso, possiamo quindi affermare che l’esistenza non può essere considerata priva di un significato ultimo, non può essere priva di un senso complessivo ricollegabile ai valori.
Il senso complessivo dell’esistenza è palesemente legato all’esperienza di significati che ci troviamo a compiere e l’uomo non può che trovare tale senso complessivo da solo, mediante l’analisi della propria esperienza di vita, mediante l’analisi dei significati che attribuisce agli eventi che si trova a vivere.

Nella nostra realtà, il soggetto si distingue dall’oggetto per due ragioni fondamentali: fa esperienza di significati, in tal modo accedendo all’elemento ideale, ed in base ad essi rivolge il suo agire verso un determinato fine. Nell’agire in un determinato modo può perseguire il Bene oppure il male. Non v’è azione per cui, nel piccolo o nel grande, non si finisca col realizzare nella pratica l’uno oppure l’altro. In un’ottica significativa esistenziale il libero arbitrio costituisce il perno principale che disvela la natura preminente di ciascun essere vivente, la quale può essere rivolta al perseguimento del Bene oppure al perseguimento del male.
Ciò che ci distingue da una macchina, da un computer, è la nostra facoltà di riconoscere autonomamente - non in base ad una programmazione - il Bene e il male in una determinata azione e di soffrire qualora, in un attimo di ravvedimento, rammentassimo di aver perseguito il secondo.


Conclusioni

Sta a chi a cuore la giustizia costruire un nuovo movimento politico filo-sociale, non potrebbe essere altrimenti. La propaganda massonica di Marx deve essere relegata nel posto che merita, i libri di storia, a memento dell'influsso nefasto che ha avuto sulle possibilità realmente riformatrici che si sono sprecate passato.

Concluderò con un ultimo ribaltamento della teoria marxista:

Uomini giusti di tutti i popoli unitevi!



Note:

1- Franco Rositi, Sociologia, EGEA spa 2015 §.1.6

2 - "Hiram" (n. 5, 1990, p. 114), organo ufficiale del Grande Oriente d'Italia

3 - www.centrosangiorgio.com/occultismo/arti...olto_karl_marx.htm#6

4 - K. Marx- F. Engels, Opere scelte, Editori Riuniti, Roma, 1962, pag. 962

La massoneria è il cancro dell'Umanità! È necessaria una reazione dei non iniziati che la cancelli una volta per tutte dalla faccia della terra.
Ultima Modifica 30/01/2019 16:29 da Floh.

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01/11/2018 14:06 #21976 da Nomit
Risposta da Nomit al topic Le Miserie del Marxismo

Secondo la dottrina marxista è il metodo di produzione vigente ad essere un problema, e non perché dia luogo ad una idealmente cattiva distribuzione della ricchezza così prodotta, ma semplicemente perché esso è considerato da Marx antieconomico. Ecco dunque che per Marx la soluzione è quella di governare centralmente la produzione in modo da razionalizzarla al fine di generare una ricchezza complessivamente prodotta ancora maggiore. Come verranno poi redistribuite le ricchezze in tal modo prodotte non è per lui un problema

Non è un sussulto di giustizia a muovere Marx, bensì la volontà di accentrare sempre più il potere nelle mani di una burocrazia statale che garantisca semi-continuità nello status quo tramite la distribuzione iniqua della ricchezza.


"mentre la divisione del lavoro aumenta la forza produttiva del lavoro, la ricchezza e il raffinamento della società, impoverisce l'operaio sino a ridurlo ad una macchina. Mentre il lavoro provoca l'accumulazione dei capitali e con esso il benessere crescente della società, rende l'operaio sempre più dipendente dal capitalista, lo espone ad una concorrenze maggiore, lo spinge nella caccia senza quartiere della superproduzione a cui segue un rilassamento altrettanto grande".

"Certamente il lavoro produce per i ricchi cose meravigliose; ma per gli operai produce soltanto privazioni. Produce palazzi ma per l'operaio spelonche. Produce bellezza ma per l'operaio deformità. Sostituisce il lavoro con macchine, ma ricaccia una parte degli operai in un lavoro barbarico e trasforma l'altra parte in macchine. Produce cose dello spirito, ma per l'operaio idiotaggine e cretinismo".

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01/11/2018 17:38 - 01/11/2018 18:57 #21983 da Floh
Risposta da Floh al topic Le Miserie del Marxismo
@ Nomit

Marx non può che appellarsi ai lavoratori nei suoi scritti. Ma cosa propone loro come soluzione per le loro sofferenze? Nulla di risolutivo.

Io parto dal presupposto che sarebbe sufficiente redistribuire per legge la ricchezza esistente (il sistema produttivo si modificherebbe di conseguenza in base alla modifica della domanda economica che ne deriverebbe).
Lui sostiene che la ricchezza complessivamente prodotta - prima che i poveri possano beneficiare della stessa - debba aumentare a dismisura (lui rimanda così, infatti, la riscossa patrimoniale dei poveri ad un periodo indeterminato del futuro). Evidentemente sostiene questo perché non vuole che cessi mai di esistere una casta di privilegiati. Se invece un movimento politico rivendicasse ed attuasse direttamente una radicale redistribuzione del patrimonio esistente non ci sarebbe la possibilità che una casta di privilegiati continui ad esistere. Marx rimanda la redistribuzione nel tempo perché non vuole che nulla venga redistribuito. Non sembra difficile da capire, il problema è che la propaganda ha dipinto falsamente Marx come l'amico dei poveri e degli sfruttati. Come primo passo occorre liberarsi da questa plateale menzogna, altrimenti non potremo andare da nessuna parte e resteremo sempre ingannati dai suoi dogmi demoniaci.

PS:

Puoi citare le fonti del testo di Marx che hai postato?

La massoneria è il cancro dell'Umanità! È necessaria una reazione dei non iniziati che la cancelli una volta per tutte dalla faccia della terra.
Ultima Modifica 01/11/2018 18:57 da Floh.

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01/11/2018 20:33 #21993 da Nomit
Risposta da Nomit al topic Le Miserie del Marxismo

PS:

Puoi citare le fonti del testo di Marx che hai postato?

Manoscritti economico-filosofici del 1844, ma le trovi facilmente in rete, la seconda frase me la ricordavo dalla scuola.

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