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di Dario Tamburrano (parlamentare UE)

Il colosso dell’agrochimica Monsanto ha scritto o influenzato alcuni degli studi in base ai quali l’UE ha stabilito che il diserbante Glifosato non é cancerogeno. Lo dice un’inchiesta della testata giornalistica EUobserver. In fondo a questo post la traduzione completa in italiano.

La Monsanto ha brevettato il Glifosato negli Anni 70. Continua ad essere uno dei suoi prodotti di punta, anche se il brevetto é scaduto nel 2001. E’ il diserbante più diffuso nel mondo e anche in Italia, che ne ha usato 1795,1 tonnellate nel 2012. Nel 2011 (difficile trovare dati più recenti) in tutto il mondo ne sono state vendute  650.000 tonnellate. L’Europa  rappresenta il 16,6% del mercato.

Lo IARC, l’Agenzia mondiale per la ricerca sul cancro legata all’Organizzazione mondiale della sanità, ha definito nel marzo 2015 il Glifosato “probabilmente cancerogeno”. L’EFSA (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) é giunta nel novembre dello stesso anno alla conclusione opposta: il Glifosato non causa il cancro negli esseri umani. Di conseguenza é stata prorogata l’autorizzazione (allora in scadenza) a vendere il Glifosato nell’UE.

di Federico Giovannini [Fefochip]

Ieri mi è arrivato tra capo e collo un pensiero, una considerazione tanto semplice quanto importante ma, francamente, mai lontanamente considerata da me fino a questo momento.

Ero intento a vedere un filmato (1) sul macerato di ortica e sui suoi possibili usi agricoli. Spiegava di come sia possibile usare macerati di piante come antiparassitari e concimi naturali. Un agricoltore aveva una vigna senza parassiti e in perfetta salute solo attraverso l’equilibrio tra piante, insetti e prodotti naturali usati per concimare. A un tratto mi sono ricordato di un articolo (2) che avevo letto recentemente.

Riporto in particolare questi passi “Calcolare la massa di tutti i batteri terrestri è cosa molto ardua, comunque un autore, Tom Gold, ha calcolato che la sola massa dei batteri del sottosuolo è probabilmente equivalente a 2 x10^14 tonnellate, che corrisponde ad uno strato di circa 150 cm esteso su tutta la superficie delle terre emerse, una quantità di biomassa che sarebbe veramente superiore a quella della flora e della fauna esistenti in superficie.

Di Elia Dallabrida [Decalagon] e Riccardo Pizzirani [Sertes]

Il 22 marzo 2017 si è consumata la “giornata mondiale dell’acqua”, iniziativa istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite per sensibilizzare le persone sugli sprechi idrici e insegnar loro a risparmiare questa importante risorsa [1]. L’Italia, in quanto membro dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, è tenuto quindi a “promuovere attività concrete” per informare le persone sull’importanza di questa risorsa e sui modi per evitare di sprecarla.

Per l’occasione Legambiente Onlus in collaborazione con Ogilvy Change, ha diramato a livello nazionale la campagna “giù il rubinetto” [2] per sensibilizzare piccoli e grandi sul problema dello spreco dell’acqua in quanto anche secondo loro è un problema che riveste particolare importanza, dato che non si tratta di una risorsa infinita. Fin qui non ci sarebbe niente da dire, se non che è un’iniziativa lodevole.

Legambiente ha focalizzato però il problema sul settore domestico, in particolare il lavaggio dei denti che, a sentir loro, spreca moltissima acqua. Dal loro sito leggiamo infatti:

“Da un rubinetto lasciato aperto possono uscire fino a 8 litri di acqua al minuto. Se per abitudine laviamo i denti 2 volte al giorno, per 2 minuti come consigliato dai dentisti, arriviamo a 32 litri al giorno. Ognuno di noi può arrivare a sprecare fino a 960 litri ogni mese!”

Incredibile, tutta quest’acqua buttata via ogni mese per lavarsi i denti!

 Ormai ce n'eravamo dimenticati. Fukushima era un episodio del passato.

E invece, a circa sei anni dal disastro, risulta che il livello di radioattività nella centrale danneggiata continua ad aumentare.

Subito dopo l'esplosione del 2011 era stato registrato, nel vicinanze del reattore danneggiato, un livello di radioattività di 73 Sievert per ora. Una cifra già altissima, visto che basta un decimo di Sievert (100 millisievert) per causare danni permanenti all'organismo umano. 4 Sievert sono considerati una dose letale per una persona su due. Ebbene, la cifra registrata oggi, all'ingresso del reattore collassato, è di 530 Sievert per ora, ovvero sette volte il livello originale del 2011.

Giampaolo Giuliani intervistato da David Gramiccioli per Colors Radio.

Mentre in Italia viene trattato come un ciarlatano qualunque, Giuliani racconta che è sato chiamato in California per monitorare la faglia di S.Andrea.

Giuliani sostiene che con i suoi macchinari di monitoraggio sia possibile prevedere un terremoto con una finestra di 6-24 ore di anticipo. Ed infatti - racconta Giuliani - 5 ore e mezza prima del terremoto di Amatrice, alle 22 del giorno 23, i macchinari collocati in Abruzzo hanno registrato un picco allarmante.

Nessuno però vuole vedere i suoi macchinari, nè chiede informazioni sul metodo utilizzato.

Fonte Colors Radio

L'autore del presente articolo è un utente del sito che lavora nel settore petrolifero. Per questo motivo preferisce restare anonimo.

Come è profondo il mare - Il destino del petrolio sversato durante il disastro del Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.

In sintesi

Nell'Aprile del 2010, la vita marina del Golfo del Messico è stata sconvolta da un evento le cui conseguenze sono tuttora largamente ignote. L'esplosione di un pozzo di estrazione della compagnia British Petroleum (qui di seguito BP), posto a circa 1500 metri di profondità, ha determinato lo sversamento in mare di circa 500mila tonnellate di petrolio, più un altro 24% considerando la frazione gas, come metano, propano etc. (Per un riassunto ed approfondimenti vedi qui).

Con una tale quantità di petrolio si possono riempire più di 315 piscine olimpioniche, e con la sola parte gassosa fino a 35 miliardi di Zeppelin. Provate per un solo attimo ad immaginare un cielo così. A causa delle difficoltà nelle operazioni di richiusura del pozzetto, lo sversamento è proseguito per 83 giorni, diventando il più grande sversamento di petrolio nella storia degli Stati Uniti d'America, e secondo solo - nel mondo - a quello intenzionale di Saddam Hussein durante la guerra del Golfo del 1991 (qui una lista prima del Deepwater Horizon. L'equivalente in galloni è di 200 milioni).

Che fine ha fatto il petrolio?

Stime di un gruppo di esperti del governo USA indicano che solo una minima frazione è stata recuperata (16-17%), mentre la maggior parte è stata dispersa (intenzionalmente o naturalmente) nell'ambiente: o disciolta in mare, oppure precipitata nel mare profondo, oppure evaporata. Di un'altra parte ancora si sono perse completamente le tracce (circa il 22%).

Secondo una nuova ricerca, uno degli insetticidi più diffusi ha come effetto collaterale di uccidere una percentuale significativa dello sperma delle api, offrendo così una possibile spiegazione per la drastica diminuzione nella popolazione mondiale di api.

Un gruppo di scienziati svizzeri ha indagato su come una categoria di insetticidi neuro-attivi, chiamati neonicotinoidi, possa danneggiare le api. I risultati del loro lavoro sono stati pubblicati sul Royal Society B’s journal Proceedings.

[...] L'esperimento ha mostrato che i maschi delle api che consumavano polline trattato con neonicotinoidi producevano il 39% in meno di sperma di quelli che non erano stati esposti alle stesse sostanze.

Secondo la ricerca, "il diffuso utilizzo profilattico dei neonicotinoidi potrebbe avere sottovalutato effetti contraccettivi sugli insetti, limitandone la capacità di conservazione". I ricercatori dell'università di Berna hanno commentato che "le funzioni riproduttive non sono state pienamente interrotte, ma è diventato chiaramente più difficile per le api regina concepire, accoppiandosi con maschi che hanno perso parte della loro forza virile".

Questo documentario è stato mandato in onda dalla TV della svizzera italiana nell'agosto del 2014. Circa un anno dopo, però, è scomparso dalle pagine del loro sito, e la versione online non è più stata disponibile. Anche la versione caricata su youtube è stata rimossa, con la giustificazione della "violazione dei diritti d'autore". Ora qualcuno lo ha ricaricato su un altro account, ma rischia di non restarci a lungo. Consigliamo a chi è interessato di vederlo (e magari anche di scaricarlo).


NOTA: nella prima parte il documentario è abbastanza pedante, e spesso il linguaggio scade a livello della trasmissione "Mistero". Nonostante questo ritengo che nella seconda parte - quando si inizia a parlare di Majorana - ci siano diverse testimonianze molto interessanti, da parte di persone coinvolte direttamente nei fatti. Di certo il documentario contribuisce a gettare nuova luce sulla misteriosa scomparsa del fisico italiano, avvenuta nel 1938.

di Ginevra dell'Orso

L'orto senza tempo è una filosofia di vita, che giorno dopo giorno sta radicandosi all'interno di una società oramai al collasso, come quella attuale in cui viviamo. L'orto non rappresenta solo la coltivazione di frutta e verdura, ma evoca soprattutto la terra, il contatto con un elemento che oramai ci sembra distante, anacronistico, specialmente quando si è nati e cresciuti in contesti urbani che risucchiano pensieri e intenzioni.

Siamo in un'epoca in cui l'inorganico, il sintetico, hanno preso il posto di ciò che dovrebbe rappresentare il "naturale" e l'ovvio: un'epoca tecnologica, massificata, piegata ai voleri dei mass media e della mistificazione più sfrenata di una realtà sfuggente.

Per fortuna, c'è un tempo per ogni cosa, e lentamente si sta riscoprendo una nuova presa di consapevolezza, un bisogno atavico e rigoroso verso ciò che ci appartiene a livello molecolare, istintivo, che cerchiamo inconsciamente quasi con bramosia. Ecco che nasce la passione per tutto ciò che concerne il biologico, l'organico, l'eco-sostenibile, il riciclabile e di conseguenza con la terra, nuda e cruda. Piantare un seme, bagnarlo, curarlo e, infine, vedere il risultato finale, è una piccola, grande magia, sia che si tratti di un fiore, o di un ortaggio.

Di Elia Dallabrida

Si è parlato molto, di recente, dell’impatto della carne sulla salute umana, ma purtroppo si sono trascurati altri aspetti altrettanto importanti: il consumo delle risorse, l’inquinamento idrico, la deforestazione, la degradazione del suolo, la perdita della biodiversità, la violazione dei diritti umani per quelle popolazioni autoctone che vivono nei territori sfruttati dagli allevatori e dagli agricoltori, dello spreco delle risorse alimentari.

La sfida della sostenibilità

Per chi segue da tempo questo argomento, è ormai noto che questo mercato non è ecosostenibile né ecocompatibile, in quanto consuma più risorse di quelle che produce ed ha un impatto decisamente negativo sull’ambiente, specialmente nel caso delle carni bovine. Com’è ovvio la quantità di cibo assunto da un animale non produce un’analoga quantità di massa corporea: una parte andrà bruciata dall’organismo per il processo di conversione, cioè il mantenimento delle normali funzioni vitali e per lo svolgimento delle azioni di vita quotidiana, un’altra parte andrà bruciata per la crescita e lo sviluppo della sua struttura corporea, e un’ultima parte verrà infine espulsa come scorie.

In zootecnia il rapporto fra cibo ingerito e crescita dell’organismo è noto come
indice di conversione alimentare , definito come la quantità di mangime, espressa in kg, necessaria per depositare 1 kg di peso vivo. Ad esempio, la quantità di mangime che un suino di 30 kg mangia per arrivare al peso di 31 kg. È un valore adimensionale. [1]

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