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"Anatomy of a great deception" (2014) è uno dei documentari più recenti sull'11 settembre. Ora è stato sottotitolato in italiano, ed è stato pubblicato sul sito di Architects & Engineers for 9/11 Truth.

Per chi è super-esperto di 11 settembre non c'è nulla di veramente nuovo. E' però interessante l'approccio seguito dall'autore, David Hooper, il quale descrive come sia entrato nella questione 11 settembre un passo alla volta, da perfetto ignorante in materia. Forse è una indicazione per come far approcciare allo stesso argomento persone che fino ad oggi dell'11 settembre sanno poco o nulla.

Sulla sua pagina di Facebook, Enrico Mentana ha scritto "E' ora che i complottisti si riposino", facendo intendere che per lui le teorie del complotto sull'11 settembre sono tutte stupidaggini.

A conseguenza di questo, Mentana si è preso quintali di insulti un pò dappertutto, con gente che lo accusava apertamente di essere un "venduto" e un "servo del sistema". Molti sono anche suoi ascoltatiori (o almeno lo erano fino a ieri). Io personalmente (per quel poco che ho potuto conoscerlo) non ritengo Mentana nè un venduto nè un servo del sistema, ma un libero pensatore e una persona in buona fede.

Il problema è che purtroppo Mentana sull'11 settembre è rimasto fermo al 2006, anno in cui diede ampio spazio a questo argomento nella trasmissione Matrix. Quello era il periodo della massima confusione, in cui i debunkers avevano sollevato una tale polverone di menzogne sull'11 settembre, che persino una persona in buona fede come lui era autorizzata a pensare che la teoria dell'autoattentato fosse in realtà una bufala senza fondamento.

Mentana però ha commesso un grave errore, sia come giornalista che come essere umano: in quel momento ha deciso che la faccenda per lui era chiusa, sull'11 settembre si è messo il cuore in pace, e da quel giorno ha smesso di informarsi. Come se una questione così complessa, importante ed intricata - con le inchieste ufficiali ancora in corso, fra l'altro - potesse davvero risolversi in un botta e risposta televisivo fra complottisti e debunkers.

Se invece avesse continuato ad informarsi, mantenendo la mente aperta ad ogni possibilità, Mentana oggi saprebbe moltissime cose che invece evidentemente ignora:

 

Questa mattina abbiamo dovuto chiamare i vigili del fuoco, per un piccolo incidente domestico. Si era rotta la serratura della porta d'ingresso, ed eravamo rimasti chiusi in casa. Hanno dovuto entrare dal balcone per venire a "liberarci".

Mentre i suoi colleghi lavoravano per smontare la porta, io ho fatto due chiacchiere con il caposquadra. Aveva gli occhi sottili come due fessure, la pelle bruciata dal sole, e la fronte imperlata di sudore. Mi domandavo come facessero a lavorare, d'estate, con quei pesantissimi pantaloni e quegli stivaloni di gomma. Abbiamo iniziato a parlare degli incendi estivi, e lui mi ha spiegato che sono quasi tutti dolosi, ma che non c'è una intenzione particolare di creare dei disastri. "Di solito - mi spiegava - sono gli stessi contadini che danno fuoco ai loro prati ormai seccati, perché l'erba fresca che ricresce produce nelle capre un latte migliore e meno amaro. Ogni tanto la cosa gli scappa di mano, e noi dobbiamo intervenire."

A quel punto ho provato a spostare l'argomento sull'11 settembre. "Ogni volta che vedo i vigili del fuoco in azione - ho detto - mi vengono in mente quei poveracci morti nelle Torri Gemelle".

"Quelli sono stati proprio sfortunati - ha detto lui con un sospiro - Gli è crollato tutto addosso, mentre cercavano di spegnere le fiamme".

"Veramente non è andata proprio così - ho detto io - quelle torri non dovevano crollare".

Non è solo per la persistenza del "terrorismo islamico" che l'argomento 11 settembre rimane oggi di grande attualità.

di Riccardo Pizzirani
 
Si avvicina il quindicesimo anniversario degli attacchi dell’undici settembre, ed il prevedibile picco d’interesse scatenerà la più banale e genuina delle domande: ha ancora senso continuare a parlare oggi di quei fatti?

Vediamo allora di colmare alcune delle lacune che i nostri media hanno lasciato, così da poter dare un efficace risposta a tale domanda.

A seguito degli attacchi dell’undici settembre il presidente Bush ha equiparato l’associazione terroristica Al Qaeda con una nazione nemica; questo ha permesso agli Stati Uniti di invocare l’articolo V del trattato della NATO (1), che afferma sostanzialmente che un attacco militare contro un membro della NATO è un attacco contro tutti, coinvolgendo gli alleati nelle azioni susseguenti.

Avendo ratificato quel trattato ed avendo accettato l’interpretazione statunitense e quella del Consiglio di Sicurezza ONU, la Repubblica Italiana è di fatto in stato di guerra contro Al Qaeda dall’undici settembre 2001.

La notizia gira da giorni: gli americani in qualche modo sembrano voler implicare i sauditi per un coinvolgimento nell'11 settembre. Giulietto Chiesa ne ha parlato in questo suo recente intervento:

Fonte PandoraTV [Giulietto ha anche pubblicato un post sottilmente ironico sul Fatto Quotidiano]

Sulla questione io ho dei dubbi, che pongo agli utenti in forma di domanda: si rischia davvero che venga fuori qualcosa di grosso sull'11 settembre, oppure siamo di fronte alla solita sceneggiata nella quale si finge di dare la colpa al solito patsy, per allontanare i sospetti dal vero colpevole?

Di tutto avrei potuto immaginare, nei lunghi anni in cui mi sono occupato di 11 settembre, ma non che un giorno questi tragici eventi sarebbero diventati il soggetto di un videogioco.

E non stiamo parlando di un videogioco qualunque, ma addirittura di una simulazione in realtà virtuale: indossando i "prodigiosi" occhiali della Oculus Rift, infatti, è possibile rivivere i momenti della tragedia, all'interno della Torre Gemelle, dal punto di vista di chi si trovava nei piani più alti dei due edifici.

Il gioco, non a caso, si chiama 8:46, visto che proprio a quell'ora il primo aereo si è schiantato contro la prima torre. Il gioco inizia qualche minuto prima, con le normali attività di ufficio. Il soggetto si trova in una stanza con una segretaria, che gli chiede di passargli una cartelletta che si trova nel suo cassetto. Pochi secondi dopo che il protagonista ha dato la cartelletta alla segretaria, avviene il botto del primo aereo. A quel punto il protagonista e la segretaria si trovano intrappolati, e devono cercare di uscire dalla torre in fiamme. Ma la porta è bloccata, e così comincia l'odissea, fatta di angoscia e di disperazione, che porterà finalmente il protagonista a morire all'interno delle Torri Gemelle. Il gioco finisce nel momento in cui lo schermo diventa completamente nero.

Qui naturalmente non si tratta di fare la morale a chi ha voluto inventare un ennesimo sistema per spillare dei soldi agli appassionati di realtà virtuale. Qui si vuole porre la domanda di che cosa significhi applicare la realtà virtuale a un evento come quello dell'11 settembre.

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