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Di Riccardo Pizzirani (Sertes)

Ho recentemente terminato la revisione 1.24 del mio articolo sulle esercitazioni dell'undici settembre, trasformando il testo in un powerpoint di 70 pagine sia fruibile online che scaricabile in locale in formato pdf.

(Per vedere bene la presentazione cliccate il comando Full Screen in basso a dx)

Le prime 7 pagine introducono l'argomento tanto caro al ricercatore del 9/11 Truth Webster Tarpley, di come le esercitazioni siano il perfetto cavallo di troia per un piccolo gruppo di cospiratori altolocati che intendano portare a termine un attacco false flag sulla propria nazione: durante un esercitazione per il team di attaccanti è legittimo agire contro le difese dello stato, gli infiltrati sono facilitati da maggiori poteri concessi per l'occasione, e anche le unità di soccorso possono essere manipolate. Ci sono questi elementi negli attacchi dell'undici settembre? Certo che ci sono, ma prima occorre smentire una delle più grosse bufale ufficiali del governo statunitense: quella che gli attacchi non fossero prevedibili.

 (QUI potete acquistare il triplo DVD a prezzo scontato).

Lunedì sera su LA7 Mentana dedicherà un numero speciale all'11 settembre. Mi hanno chiesto di chiarire quale sia oggi la posizione del 9/11 Truth Movement e del Consensus Panel sullo stato delle indagini. Ho concordato con la redazione un testo di una decina di minuti, che elenca tutti i maggiori capi d'accusa contro la versione ufficiale, indicando il film "11 settembre La Nuova Pearl Harbor" come fonte di riferimento. Mi auguro che utilizzino il testo da me approvato, senza modificarlo. (Naturalmente, ci sarà anche una scheda equivalente, che rappresenta le posizioni dei debunkers. Di più non so dirvi).

di Riccardo Pizzirani (Sertes)

Lo sapevate? Gli aerei che hanno colpito le torri erano ologrammi. Anzi, non c’erano proprio, e sono stati aggiunti in digitale solo in televisione. Poi i crolli sono stati causati da armi ad energia diretta. Anzi, da delle piccole cariche nucleari messe sotto le fondamenta.

No, non è vero nulla. Abbiamo controllato, abbiamo ascoltato chi diceva queste cose, e non è vero nulla. Eppure queste balzane teorie continuano a circolare sulla rete, e tornano alla ribalta in prossimità dell’anniversario degli attacchi, incuranti di ogni tentativo che viene fatto per spiegare perché queste teorie sono fasulle.

Ho quindi realizzato un documento complessivo (in coda all'articolo) che raduna e smentisce tutte queste teorie, e le mette anche in prospettiva rispetto ad altri tentativi storici di infiltrare i gruppi che non credono alle Versioni Ufficiali governative dei principali eventi storici.

Le foto del Pentagono presentate oggi come "inedite" da tutti i giornali italiani sono in realtà note ai ricercatori già da anni. Io le ho tutte, nel mio computer, e alcune di esse sono addirittura presenti nei miei film. Di seguito un paio di esempi.

 

Continua la raccolta della documentazione contro la versione ufficiale dell'11 settembre, portata avanti dal 9/11 Consensus Panel (di cui faccio parte anch'io, insieme a Giulietto Chiesa). Gli ultimi due punti che sono stati pubblicati mi sembrano particolarmente interessanti, perchè dimostrano come anche ad una lettura superficiale dei fatti i media mainstream avrebbero dovuto storcere il naso di fronte alla versione ufficiale, già dai primi giorni dopo l'11 settembre.

Punto H-3: L’affermazione che i dirottatori erano devoti musulmani

La versione ufficiale

I quattro aerei dell’11 settembre sono stati dirottati da devoti musulmani. Secondo il rapporto della commissione 11 settembre, Mohamed Atta, il capogruppo, aveva “adottato il fondamentalismo”. [1] I dirottatori, in base al loro credo, erano diventati “un gruppo di combattenti addestrati disposti a morire”. [2]

Le prove migliori
 La versione ufficiale è imperniata sul fatto che gli aerei dell’11 settembre furono dirottati da devoti musulmani. Devoti abbastanza da essere disposti a morire per la causa. Nonostante questo, i media mainstream hanno pubblicato svariati articoli che contraddicevano il fatto che i presunti dirottatori fossero devoti musulmani.

Cinque giorni dopo l’11 settembre, un articolo del Daily Mail di Londra riportava:

Al bar Sunrise 251 di Palm Beach, [Mohamed] Atta e [Marwan] Al Shehhi hanno speso $ 1000 in 45 minuti in bottiglie di champagne Krug e Perrier-Jouet … Atta era in compagnia di una bruna formosa alta 1,80, sui 25-30 anni. L’altro uomo era con una bionda più piccola. Ambedue le donne erano conosciute nella zona come accompagnatrici abituali di gente spendacciona. [3]

"Anatomy of a great deception" (2014) è uno dei documentari più recenti sull'11 settembre. Ora è stato sottotitolato in italiano, ed è stato pubblicato sul sito di Architects & Engineers for 9/11 Truth.

Per chi è super-esperto di 11 settembre non c'è nulla di veramente nuovo. E' però interessante l'approccio seguito dall'autore, David Hooper, il quale descrive come sia entrato nella questione 11 settembre un passo alla volta, da perfetto ignorante in materia. Forse è una indicazione per come far approcciare allo stesso argomento persone che fino ad oggi dell'11 settembre sanno poco o nulla.

Sulla sua pagina di Facebook, Enrico Mentana ha scritto "E' ora che i complottisti si riposino", facendo intendere che per lui le teorie del complotto sull'11 settembre sono tutte stupidaggini.

A conseguenza di questo, Mentana si è preso quintali di insulti un pò dappertutto, con gente che lo accusava apertamente di essere un "venduto" e un "servo del sistema". Molti sono anche suoi ascoltatiori (o almeno lo erano fino a ieri). Io personalmente (per quel poco che ho potuto conoscerlo) non ritengo Mentana nè un venduto nè un servo del sistema, ma un libero pensatore e una persona in buona fede.

Il problema è che purtroppo Mentana sull'11 settembre è rimasto fermo al 2006, anno in cui diede ampio spazio a questo argomento nella trasmissione Matrix. Quello era il periodo della massima confusione, in cui i debunkers avevano sollevato una tale polverone di menzogne sull'11 settembre, che persino una persona in buona fede come lui era autorizzata a pensare che la teoria dell'autoattentato fosse in realtà una bufala senza fondamento.

Mentana però ha commesso un grave errore, sia come giornalista che come essere umano: in quel momento ha deciso che la faccenda per lui era chiusa, sull'11 settembre si è messo il cuore in pace, e da quel giorno ha smesso di informarsi. Come se una questione così complessa, importante ed intricata - con le inchieste ufficiali ancora in corso, fra l'altro - potesse davvero risolversi in un botta e risposta televisivo fra complottisti e debunkers.

Se invece avesse continuato ad informarsi, mantenendo la mente aperta ad ogni possibilità, Mentana oggi saprebbe moltissime cose che invece evidentemente ignora:

 

Questa mattina abbiamo dovuto chiamare i vigili del fuoco, per un piccolo incidente domestico. Si era rotta la serratura della porta d'ingresso, ed eravamo rimasti chiusi in casa. Hanno dovuto entrare dal balcone per venire a "liberarci".

Mentre i suoi colleghi lavoravano per smontare la porta, io ho fatto due chiacchiere con il caposquadra. Aveva gli occhi sottili come due fessure, la pelle bruciata dal sole, e la fronte imperlata di sudore. Mi domandavo come facessero a lavorare, d'estate, con quei pesantissimi pantaloni e quegli stivaloni di gomma. Abbiamo iniziato a parlare degli incendi estivi, e lui mi ha spiegato che sono quasi tutti dolosi, ma che non c'è una intenzione particolare di creare dei disastri. "Di solito - mi spiegava - sono gli stessi contadini che danno fuoco ai loro prati ormai seccati, perché l'erba fresca che ricresce produce nelle capre un latte migliore e meno amaro. Ogni tanto la cosa gli scappa di mano, e noi dobbiamo intervenire."

A quel punto ho provato a spostare l'argomento sull'11 settembre. "Ogni volta che vedo i vigili del fuoco in azione - ho detto - mi vengono in mente quei poveracci morti nelle Torri Gemelle".

"Quelli sono stati proprio sfortunati - ha detto lui con un sospiro - Gli è crollato tutto addosso, mentre cercavano di spegnere le fiamme".

"Veramente non è andata proprio così - ho detto io - quelle torri non dovevano crollare".

Non è solo per la persistenza del "terrorismo islamico" che l'argomento 11 settembre rimane oggi di grande attualità.

di Riccardo Pizzirani
 
Si avvicina il quindicesimo anniversario degli attacchi dell’undici settembre, ed il prevedibile picco d’interesse scatenerà la più banale e genuina delle domande: ha ancora senso continuare a parlare oggi di quei fatti?

Vediamo allora di colmare alcune delle lacune che i nostri media hanno lasciato, così da poter dare un efficace risposta a tale domanda.

A seguito degli attacchi dell’undici settembre il presidente Bush ha equiparato l’associazione terroristica Al Qaeda con una nazione nemica; questo ha permesso agli Stati Uniti di invocare l’articolo V del trattato della NATO (1), che afferma sostanzialmente che un attacco militare contro un membro della NATO è un attacco contro tutti, coinvolgendo gli alleati nelle azioni susseguenti.

Avendo ratificato quel trattato ed avendo accettato l’interpretazione statunitense e quella del Consiglio di Sicurezza ONU, la Repubblica Italiana è di fatto in stato di guerra contro Al Qaeda dall’undici settembre 2001.

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