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di Maurizio Blondet

Cominciamo a ricordare – perché è la  dimenticanza che ci rende più servi – cosa fu quello che la Banca Centrale Europea (e i politici  UE) chiamarono “il salvataggio concesso” ad Atene. La BCE lanciò il SMP (Securities Market Programme) che consiste  nel  comprare il debito greco sul mercato secondario.

Cosa è il mercato secondario? E’ quello dove la banche vendono e  comprano  i titoli degli stati. Trattandosi di titoli greci, soprattutto le banche – tedesche e francesi –  avevano fretta di vendere. Se non ci fosse stata la BCE a  comprarli,  avrebbero dovuto non vendere, ma svendere quei titoli che allora nessuno voleva.

Quindi, l’azione di salvataggio ha salvato le banche tedesche e francesi, che avevano prestato in modo spropositato e come minimo incauto, ad una economia così piccola e debole. Draghi le ha  sottratte  alla sanzione che  i “mercati”  liberi riservano a chi investe male, prestando a debitori insolventi:  il  meritato fallimento. E le ha pagate più di quel che i titoli valevano.

Non basta: le banche centrali nazionali, certo su stringente consiglio della BCE, ne seguono le orme, lanciando un loro “programma di salvataggio”, ANFA (Agreement on Net Financial Assets), insomma anch’esse acquistato titoli greci, salvando le banche loro (noi italiani abbiamo salvato le banche altrui; non avevamo grandi esposizioni con Atene).

Dall’europarlamento di Bruxelles, Marco Zanni denuncia una grave minaccia di cui nessuno ha ancora parlato: il tentativo di commissariamento di Roma entro il 2017 da parte della Germania, nascosto in un emendamento all’articolo 507 del Regolamento sui requisiti patrimoniali delle banche.

È necessario diffondere il più possibile questa nuova minaccia, ancora una volta nascosta nelle pieghe di una incomprensibile burocrazia nata specificamente per mascherare ai cittadini le tecniche di controllo delle democrazie del sud Europa.

Fonte Byoblu

di Maurizio Blondet

Per un  giorno, i media hanno parlato della ricerca di Oxfam International da  cui risulta che la ricchezza degli 8 principali miliardari supera quella della metà povera della popolazione mondiale, 3,6 miliardi. Gli otto sono

Bill Gates  (75 $  miliardi) - Amancio Ortega ($ 67 mdi) - Warren Buffett (60,8 $ mdi) - Carlos Slim Helu (50 $ mdi) - Jeff Bezos (45,2 $ mdi) - Mark Zuckerberg (44,6 $ mdi) - Larry Ellison (43,6 $ mdi) - Michael Bloomberg (40 $ mdi).

Addizionate insieme, le loro ricchezze valgono 426, 2 miliardi di dollari.Questa disparità estrema, ha concluso Oxfam, “invoca un cambiamento fondamentale nel modo in cui gestiamo le nostre economie,  perché funzionino per tutti, non solo per alcuni”.

Nel novero dei primi otto non appare il nome Rotschild. Per varie ragioni:  qui non abbiamo a che fare con  persone fisiche, ma con una dinastia, i cui membri presiedono a fiduciarie private a capitale fisso – niente società per azioni (scalabili),  ma solo aziende familiari, accuratamente sottratte ai mercati finanziari goym, e partecipazioni  incrociate.

"La centesima scimmia" è il nuovo film documentario del filmmaker Marco Carlucci. E’ il contro-racconto dell’attuale crisi finanziaria e sociale, vista in un’ottica opposta a quella istituzionale, un punto di vista che mette in guardia la gente comune nei confronti della propaganda che da anni ripete il mantra di un prossimo miglioramento delle economie. Partecipano: Monia Benini, Solange Manfredi, Claudio Borghi, Nigel Farage, Lidia Undiemi, Fernando Rossi, Paolo Barnard, Riccardo Bellofiore, Vandana Shiva, Karen Hudes, Serge Latouche.

Principali temi trattati: La vera storia del trattato di Lisbona - Amato, Draghi e la Goldman Sachs - La disperazione della Grecia - Il MES come fondo salvabanche - La politica interna diventa oggetto di contrattazione monetaria - I problemi della Spagna (simili a quelli dell'Italia): anche in Spagna le banche rubano i soldi dei cittadini - Il ruolo della Germania - I debiti delle banche tedesche - Ipotesi: uscire dall'euro - Il potere occulto: chi possiede il denaro - La politica italiana - Le multinazionali e il sistema di controllo incrociato - La crisi come opportunità.

di Diego Fusaro

Il noto non è conosciuto
. Così diceva Hegel. E non è conosciuto perché lo diamo per scontato o rinunciamo a ragionarvi serenamente, complice la distrazione di massa che regna a ogni latitudine. Lo sappiamo da anni. Anche da prima che ce lo ricordasse Thomas Piketty nel suo studio sul capitalismo nel ventunesimo secolo.

Il mondo post-1989 non è il mondo della libertà, come ripetono i suoi ditirambici cantori: a meno che per libertà non si intenda quella del capitale e dei suoi agenti. Per il 99% della popolazione mondiale il post-1989 è e resta un incubo: un incubo di disuguaglianza e miseria.

Ce l’ha ancora recentemente ricordato Forbes, la Bibbia dei sacerdoti del monoteismo del mercato deregolamentato. Otto super-miliardari – meticolosamente censiti da Forbes – detengono la stessa ricchezza che è riuscita ad accumulare la metà della popolazione più povera del pianeta: 3,6 miliardi di persone. L’1% ha accumulato nel 2016 l’equivalente di quanto sta nelle tasche del restante 99%.

Gregor Gysi è l'attuale presidente del partito tedesco Die Linke (La Sinistra), nato dalla trasformazione dell'ex partito socialista tedesco (PDS). Nel 1998 Gysi fece questo discorso al parlamento tedesco, mettendo in guardia contro l'introduzione dell'Euro. Viene quasi un dolore allo stomaco nel sentire queste lucide profezie, espresse quasi 20 anni fa.

Quello che segue è il transcript dei sottotitoli. [In ogni caso, io suggerisco di guardare il video: è più efficace - M.M.]

Si è parlato molto d’integrazione europea e, senza dubbio, l’unificazione dell’Europa è un grande obiettivo politico. Ricordo i giorni in cui venne giú il muro, all’inizio della discussione della riunificazione della Germania e alla domanda angosciante che ci si pose: ‘Cosa succederà adesso? Diventerà una Europa tedesca o una Germania europea?

di Maurizio Blondet

Esiste un segretariato dell’ONU, United Nations Capital Development Fund  (UNCPD) di  cui pochissimi conoscono l’esistenza. Ma lo conoscono bene Master Card Foundation e  la Bill and Belinda Gates Foundation,  perché ne sono divenuti i più generosi donatori. Il motivo: l’UNCPD è la centrale ideologica occulta del progetto di abolizione mondiale  del contante. E’ l’ente – con Bill Gates e  le finanziarie che emettono carte di credito, come Master Card –  del crudele esperimento sociale  che ha luogo in India, la  prima cashless society a spese di un miliardo di poveri, che  non hanno, ne possono avere, un conto in banca.  Ricostruire  chi  e come ha indotto quell’esperimento in corpore vili, è un istruttivo compendio dei metodi con cui gli   interessi americani  si impongono dietro le quinte.

Presso la sede a  New York dell’ UNCPD (“Fondo per lo Sviluppo del Capitale”: piuttosto esplicito) ha sede il segretariato della   Better Than Cash Alliance  (Alleanza Meglio-del-contante:  molto  esplicito) ,   nata nel 2012, un’associazione di puri idealisti che promuovono la scomparsa del liquido. Mastercard, Visa, Dell Foundaton, Omidyar Network (eBay), Citi,  insomma le IT, e-commerce e finanziarie che si aspettano di fare miliardi dal passaggio totalitario ai  pagamenti elettronici.  Ma non si deve tralasciare che della Better than Cash Alliance sono soci anche  il noto fondo filantropico e umanitario  che è la Gates Foundation (Microsoft) e l’USAID,  l’ente americano volto a   fare il bene   dei popoli sottosviluppati – come dice il nome: Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo   Internazionale” –  che l’agenzia del Dipartimento  di Stato e  una delle principali  coperture della CIA nelle operazioni estere.

Ho guardato i 50 minuti di questo video a bocca aperta. Non vi dico altro.


Qui (fonte Byoblu) la lista dei bonifici effettuati da MPS di cui parla Borghi nell'intervista.

Claudio Messora spiega che cos'è il MES (il "fondo salva stati") e quale pericolo rappresenti per l'Italia.


Fonte: Byoblu

Ieri tutti i media hanno dato grande risalto all'articolo del Financial Times che prevedeva conseguenze disastrose per l'Euro se al nostro referendum dovesse prevalere il "no". Con questo articolo, Paolo Annoni suggerisce una lettura più attenta dell'articolo stesso.

di Paolo Annoni

I commenti all’articolo pubblicato ieri dal Financial Times sul referendum costituzionale del 4 dicembre sembrano fatti e scritti da chi si è fermato al titolo. Ammettiamo che il titolo, “Il referendum italiano ha le chiavi del futuro dell’euro”, sia difficile da ignorare in questi tempi volatili e imprevedibili, ma nell’articolo c’è scritto molto di più. C’è scritto che le cause sottostanti a una possibile uscita dell’Italia dall’euro non hanno “niente a che fare con il referendum stesso”, che la causa principale di questa possibile uscita è che la produttività in Italia dall’introduzione dell’euro è scesa del 5% ed è salita del 10% in Francia e Germania. E cioè che non c’è spazio strutturale per l’Italia in questa Europa. C’è scritto che la seconda causa è il fallimento dell’Europa nel costruire un’adeguata unione economica e bancaria dopo la crisi del 2010-2012 e invece la scelta di imporre l’austerity. Queste sono le due cause dell’aumento dei populismi in Europa per l’FT.

In sintesi: Finlandia e Danimarca (nell'Euro la prima, legata all'Euro la seconda) stanno soffrendo economicamente. Svezia e Norvegia (che invece sono fuori dall'Euro) stanno molto meglio.

di Frances Coppola

Da @MineforNothing su Twitter riprendo questo grafico:


Ora, sappiamo che la Finlandia è nei guai. Una serie di forti shock dal lato dell’offerta ha devastato l’economia. Quando Nokia è crollata sulla scia della crisi finanziaria del  2007-2008, lacerando un buco enorme nel PIL del paese, il governo ha risposto con un sostanziale sostegno fiscale. Questo ha rovinato la sua già virtuosa posizione fiscale: in un anno è passata da un surplus del 6% a un deficit del 4%, e anche se il suo deficit da allora è leggermente migliorato, è ancora al di fuori dei parametri di Maastricht. A causa di questo, l’attuale governo – sotto la pressione degli eurocrati folli – sta attuando l’austerità fiscale, per portare il deficit al di sotto del 3% del PIL. Per un’economia che ha subito una grave diminuzione della sua capacità produttiva, questo è disastroso. Le misure di austerità non saranno in grado né di ridurre il deficit né di far ripartire l’economia. Al contrario, provocheranno un’ulteriore riduzione dell’economia e, di conseguenza – è una questione di semplice aritmetica – provocheranno un aumento del deficit in percentuale sul PIL. La Finlandia è stata in recessione per quasi tutti gli ultimi quattro anni: quello di cui ha bisogno è una politica fiscale espansiva, non di salassi. L’austerità è una strategia del tutto controproducente per un’economia che ha avuto danni sul fronte dell’offerta a causa di shock esogeni.

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