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di Claudio Messora

Sono ormai decenni che in rete vi parliamo del fatto che questo liberismo sfrenato, ammantato del portato positivo di un concetto di cui tutti si appropriano per i fini più disparati, la “libertà“, era solo un modo per togliervi i diritti faticosamente accumulati dalle generazioni dei nostri padri e dei nostri nonni, dalla rivoluzione industriale in poi. Un modo di rimettervi le catene e legarle nuovamente ai neo schiavisti che tutto hanno a cuore tranne il rispetto della vita, soprattutto di quella umana.

Sono decenni che ve lo si dice in tutti i modi, ma voi niente. Volete cambiare lo smartphone ogni sei mesi, volete andarvi a comperare le bottiglie di vino anche alle due di notte, volete (anzi dovete) fare la spesa la domenica perché gli altri giorni siete sequestrati dal caposquadra della nave negriera a remare fino allo stremo delle forze, volete le fragole e le more a gennaio e le arance a luglio, rinunciate all’essenziale ma non al superfluo che vi pagate a rate. Rinunciate persino alla vostra vita, pur di vivere quella degli altri, la sera, a pagamento (si intende).

Lo sapevate, ma alla fine vi siete fatti convincere lo stesso che la famiglia è un vincolo, che le tradizioni sono un ostacolo, che la religione è per gli ignoranti, che i confini sono inutili, che le razze sono un’illusione, che le ideologie sono pericolose, che i sessi non esistono, che studiare non serve, che imparare a memoria è sterile, che l’edonismo, il protagonismo e il voyuerismo sono valori, che competere è un dovere, che è perfettamente normale ricomprarvi la salute che vi tolgono assumendo medicinali a vita. Vi siete fatti togliere tutto quello che faceva di voi esseri umani, e avete continuato a votare sempre le stesse persone che vi stavano lentamente consegnando alla casta predatoria, come lotti di schiavi ceduti all’ingrosso: qualche milione di italiani all’asta della Fornero, qualche altro milione all’asta con il Job Act di Renzi, mentre le scudisciate di Monti sfessavano la vostra capacità di opporvi (loro la chiamano “distruzione della domanda interna).

In questi giorni i quotidiani sono pieni di lamentele da parte di attrici di mezzo mondo, che denunciano di avere subito avances sessuali "improprie" nel corso della loro carriera.

Tutto è partito dal caso di Harvey Weinstein, quando un'attrice di Hollywood ha deciso di "vuotare il sacco", rivelando al mondo quelle che sono le tecniche di corteggiamento ben poco ortodosse del mega produttore della Miramax.

A quel punto è stato tutto un fiorire di "anch'io, anch'io!" da ogni parte del pianeta, con donne di ogni categoria dello spettacolo - attrici, modelle, ballerine - che lamentavano di aver subito ricatti simili nel corso della loro vita professionale. Da parte di Weinstein, come da molti altri.

Da noi abbiamo addirittura un'attrice che lamenta di un regista che le avrebbe mostrato il pisello nella sua roulotte durante la lavorazione di un film. La stessa attrice ha anche dichiarato di essere stata "obbligata" ad andare a letto con Weinstein, perché temeva che altrimenti le avrebbe rovinato la carriera.

Ma è proprio su quell'obbligata con le virgolette che ruota tutto il perno del discorso.

Ogni volta che facciamo una discussione sulla politica italiana ci sono diverse persone che sostengono che sia impossibile cambiare il sistema dall'interno, e che per uscire definitivamente dalla situazione attuale "occorre un cambio di paradigma".

Quando sento questa frase io provo immancabilmente un moto di tenerezza. E dove si va, di preciso, ad effettuare il "cambio di paradigma?" C'è un ufficio apposito per farlo? Quando devi cambiare le gomme della macchina vai dal gommista, me per cambiare il paradigma dove vai? Esiste un ministero apposito, che si occupa man mano di formulare i nuovi paradigmi in cui viviamo? Oppure si fa una richiesta ai carabinieri, in carta bollata, che dice: "Io sottoscritto tal dei tali, richiedo al più presto un cambio di paradigma. Non ne posso più di quello in cui viviamo. Non ne posso più dei media venduti ai politici, dei politici asserviti ai potenti, dei potenti che se ne fregano della povera gente"?

di Fabio Angiolini (Fabiomln)

Dovevo avere circa cinque o sei anni.

Come tutti i bambini di quell’età, gli unici pensieri che affollavano la mia mente riguardavano il divertimento, l’esplorazione e il gioco.

In effetti i bambini sono pura felicità e, ancora non condizionati dagli adulti e dalle loro ‘conoscenze’, vivono la vita con la spensieratezza della loro età. Poi diventano grandi, la magia sparisce e, secondo me, si comincia a morire.

Anch’io presto avrei dovuto fare i conti con questo passaggio.

Un giorno affacciandomi dalla finestra di casa mia verso il cortile del condominio, il ricordo invero è piuttosto labile, vidi un drappo color viola. Non ricordo nel dettaglio come si svolse la conversazione, ma rivolgendomi a mia madre le domandai cosa fosse quel telo appeso. Non ricordo quale parole usò esattamente ma capii che il drappo era in relazione alla morte di qualcuno. Non avevo mai sentito parlare di morte e mi domando ancor oggi quali parole potesse avere usato mia madre per spiegarmi che la morte aveva relazione con la cessazione della vita.

di Music-Band

Dovevo aspettarmelo, era da troppo tempo che i media spingevano la macchina della propaganda a velocità folle, eppure per qualche insana ragione che è più incoscienza che positivismo, uno spera sempre che il peggio non accada mai e così ho fatto quello che di solito fanno tutti: ho ingannato me stesso; invece di prepararmi in anticipo alle nefandezze che stavano prendendo forma, ho ignorato le nubi che si addensavano all'orizzonte limitandomi a una sterile indignazione per l'arroganza e le balle quotidiane propinate in blocco dai manipolatori di opinioni, come se a qualcuno fregasse qualcosa del mio disappunto.

E così, quando venne annunciato il decreto Lorenzin che non faceva altro che inserire un nuovo allucinante tassello nella deriva autoritaria imboccata parecchio tempo fa da questo disgraziato paese, la notizia mi travolse quasi come un fulmine a ciel sereno. A volte mi domando se il “Lieto fine” inculcatoci da un secolo di Hollywood come un imprinting materno, non mi abbia reso meno realista.

E' inutile nasconderselo: in questi giorni stiamo provando tutti una forte frustrazione, dovuta alla questione dei vaccini.

E il fatto che il decreto-legge stia per passare grazie ad una mozione di fiducia - senza quindi nemmeno una parvenza di discussione in aula - non fa che aumentare le sensazione di ingiustizia che ci opprime tutti.

Va benissimo andare a Pesaro, stringersi in un abbraccio e contarsi fra di noi. Ma che ci fossero 5.000 oppure 30.000 persone non fa molta differenza, nel momento in cui i media decidono compatti di non dare nessun risalto particolare a questo evento.

Ed è proprio questo che fa scattare la frustrazione: l'impossibilità di far sentire la propria voce.

Tre notizie di oggi contengono dei paradossi decisamente sconcertanti. Riguardano il concerto di Vasco Rossi, la situazione attuale nel Pd e il caos vaccini.

Riguardo al concerto di Vasco Rossi, la notizia generalizzata sul mainstream è che il concerto è stato un grandioso successo, sia dal punto di vista dello spettacolo che da quello della sicurezza. Sul secondo fronte, si dice, "la perfetta organizzazione del concerto, che è avvenuta in piena sicurezza, offre un ottimo esempio a tutta l'Europa di come vadano gestiti certi eventi con grandi assembramenti popolari".

In altre parole, con questo messaggio stiamo dicendo al resto dell'Europa: "imparate da noi, guardate come si fa". E' sottinteso in questo messaggio il concetto che "da noi il terrorismo non ha successo, perché siamo bravi ad organizzare la security". Il paradosso sta nel presumere che il terrorismo possa avere o non avere successo a seconda di quanti poliziotti fanno la guardia agli ingressi di un grande assembramento popolare.

Mentre sappiamo tutti benissimo che il terrorismo che ha colpito di recente l'Europa avviene proprio con il beneplacito - e anche forse con l'appoggio, se non addirittura l'organizzazione - dei servizi segreti locali.

Mi ha molto colpito la distanza abissale che passava fra gli argomenti per le prove scritte negli esami di maturità di oggi: una versione di Seneca dal latino all'italiano per il liceo classico, un teorema sulla bicicletta con le ruote quadrate per il liceo scientifico.

Sembra quasi che i due test si rivolgessero a persone completamente diverse fra loro. Che cosa possono avere in comune una persona che sa tradurre dal latino, e una che sa calcolare la tangente di una ruota quadrata?

L'esercizio di traduzione di un pezzo come "Il valore della filosofia" [il testo di Seneca] richiede la familiarità con concetti filosofici, astratti e imponderabili. Bisogna saper giostrare nel proprio cervello frasi principali e frasi subordinate, bisogna saper capovolgere la struttura interna della frase, per trovarne il senso compiuto. Bisogna saper scegliere sul vocabolario fra dieci significati diversi, per comprendere l'esatta intenzione dell'autore nell'utilizzo di una certa parola. E in fondo il tuo esercizio di traduzione sarà sempre passibile di interpretazione, perchè una certa frase può voler dire una certa cosa, ma basta spostare una virgola e può anche volerne dire un'altra. (Vedi il famoso "Ibis, redibis, non morieris in bello").

Una interessante riflessione di Marcello Foa, che fa da ottimo corollario alla discussione in corso sull'Europa e su  Macròn.

di Marcello Foa

Viviamo in un mondo sempre più complesso, in cui l’apparenza non corrisponde alla realtà, un mondo in cui, ricorrendo alle tecniche che Jacques Ellul aveva sapientemente individuato oltre mezzo secolo fa nel suo saggio “Propaganda”, si tende ad appropriarsi di un concetto, di un’idea, di un principio, promettendo di difenderlo, per poi fare in realtà esattamente l’opposto, ovvero svuotarlo di significato ma sempre pretendendo il contrario. Gli esempi sono innumerevoli.

L’ex presidente italiano Napolitano avrebbe dovuto essere il primo custode della Costituzione italiana, dunque della sua sovranità e dei suoi valori, ma durante la sua lunga permanenza al Quirinale non ha fatto altro che incentivare il trasferimento di poteri e di competenze all’Unione Europea, violando – nella forma e nella sostanza – proprio la Costituzione su cui ha prestato giuramento.

Di recente sono stato a Torino. Una mattina sono andato a fare una passeggiata in centro, dalle parti di Piazza Vittorio. E' una piazza enorme (credo che venisse usata dai Savoia per le parate militari), con ampi porticati lungo i lati, bar e negozi dappertutto. La piazza brulica letteralmente di attività: gente che passeggia, negozianti che mettono in ordine le loro vetrine, turisti che fotografano, ragazzi seduti ai tavolini, tram che passano sferragliando, gente che fa musica sotto i portici.... insomma, la vita.

Poi ad un certo punto qualcosa ha attratto la mia attenzione: era una antica costruzione circolare, sopraelevata, appoggiata sulla collina antistante, che guarda la Piazza Vittorio dall'altra parte del Po.

E' la chiesa della Gran Madre, nota anche ai torinesi come "la chiesa dei Templari". Istintivamente, mi sono diretto verso il ponte che portava dall'altra sponda, l'ho attraversato e mi sono avvicinato alla chiesa. Guardandola da sotto, sembrava molto più imponente di prima. Pensavo di dare un'occhiata solo dall'esterno, quando ho notato una cancello laterale che era aperto, e che dava accesso alla scalinata che portava fino all'ingresso della chiesa.

Il caso lo conosciamo tutti. Durante il suo programma di sabato scorso Paola Perego ha elencato i presunti pregi - agli occhi maschili ovviamente - delle donne dell'est. Fra questi pregi vi era il fatto che "sono sempre sexy", che "perdonano il tradimento" e che "sono disposte lasciar comandare il proprio uomo".

Apriti cielo! Dopo essere passata dalla camera di risonanza dei social, la trasmissione è stata bollata come "sessista" e "razzista", e a questo punto è scattata la macchina del politically correct, che ha impegnato direttamente i vertici della RAI. La presidente Monica Maggioni si è detta sconcertata, "come giornalista e come donna", e il direttore Campo Dall'Orto ha pensato bene di cancellare addirittura la trasmissione della Perego, mentre tutta la stampa sinistroide dava voce allo sdegno nazionale.

Ma in fondo, se si va bene a guardare, quale è stato il "peccato mortale" della Perego?

Quello di promuovere attivamente una ideologia sessista, oppure semplicemente quello di renderne nota l'esistenza?

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