FORSE BUSH RIMPIANGE SADDAM?

di Fabio de Nardis

Fra i falchi di Washington, appollaiati con crescente preoccupazione davanti ai loro televisori, c’è forse qualcuno che comincia addirittura a rimpiangere il buon Saddam. Con lui almeno si poteva parlare. Era un fetente, d’accordo, ma almeno ragionava come noi. Ma quello che sta uscendo dagli androni scuri di Baghdad, di Fallouja, di Nassirya e di decine di altre città è qualcosa di veramente imprevisto, e le immagini che giungono in occidente (v. foto in coda) ne parlano ormai con chiarezza disarmante. Più il 30 Giugno si avvicina, più la situazione si fa insostenibile.

Ma come hanno fatto, i geni della guerra moderna, a finire in un pantano di queste dimensioni?

A detta di molti esperti e studiosi dell’area geopolitica mediorientale, gli americani avrebbero sbagliato strategia fin dall’inizio, non comprendendo la complessa articolazione sociale di tutta la zona che si dispiega attorno al fiume Eufrate. In quell’area, la struttura del potere locale...
 ...è il prodotto di un sistema informale di alleanze tra Clan tribali fatti perlopiù di gente fiera ma dalla mentalità ristretta, un crescente movimento islamico radicale, ex-funzionari e militanti del partito Baath e ufficiali della vecchia Intelligence. Gli americani non sono riusciti a scardinare questo reticolo di organizzaione sociale ma hanno semplicemente intaccato alcuni nuclei affaristici, e solo a Baghdad, sostituendosi ad altri come possibili interlocutori socioeconomici e militari. Quando i giornalisti domandano a un esperto di storia irachena se gli americani potranno mai farcela, questo risponde con sicurezza: “Naturalmente no”. Essi non hanno il controllo del paese e il popolo non li riconosce come referenti.

Le continue rappresaglie, le perquisizioni e gli arresti notturni nelle case private, non fanno che esasperare un rapporto di per sé teso e offendere un sistema culturale che dura da migliaia di anni. Il popolo iracheno e in particolare gli abitanti di Fallouja, derivano in maggioranza dalle vecchie tribù del deserto. Non sono persone colte (come se gli americani lo fossero) ma sono fiere e non amano sentirsi subalterne a un potere straniero. Per intenderci: quando le truppe americane si rifiutano di dare ascolto a uno Sceicco, la massima autorità riconosciuta, che si reca da loro umilmente per perorare la causa di un suo uomo arrestato per errore e si assume personalmente la responsabilità di quanto afferma, lo si umilia nella sua dignità, rischiando di scatenare una reazione a catena di vendetta e odio.

I militari americani avevano dichiarato di comprendere la situazione e che avrebbero utilizzato metodi più accorti. Poi però, alla prima occasione, hanno ammazzato venti civili iracheni durante uno scontro a fuoco. Quello che bisogna capire, è che gli iracheni sarebbero capaci di uccidere un cugino o un fratello per un semplice insulto, perché questo è previsto da un codice d’onore rigido e radicato. Dunque, quando le truppe americane fanno irruzione in una casa, perquisiscono e incaprettano il capo famiglia, sbattendogli la faccia sul pavimento di fronte a moglie e figli, lo costringeranno a riscattare la propria posizione. Anche qualora esso venga liberato è probabile che corra a infoltire le file della resistenza per puro desiderio di vendetta. Ma vallo a spiegare a uomini cresciuti nella cultura del bullismo occidentale e nel mito del Far-West, dove la tanto esaltata libertà è intesa essenzialmente come libertà di supruso del più forte sul più debole.

Intanto, le strade di Baghdad si riempiono di migliaia di militanti Shiiti (quelli che dovrebbero gioire per la caduta del regime baathista) che protestano contro la chiusura forzata del proprio giornale da parte delle forze di occupazione americana.

Come dire … cominciano ad assaporare la dolce fragranza della democrazia.

Fabio de Nardis






VAI A:  di Fabio De Nardis

Professore di Sociologia Politica all’Università di Lecce, e professore di Scienze Politiche all’Orientale di Napoli, Fabio de Nardis è attualmente alla UCLA (University of California Los Angeles), per un periodo di ricerca scientifica. Fabio de Nardis è anche direttore della rivista (cartacea e on-line)  “il Dubbio”, una pubblicazione internazionale di analisi politica e sociale.