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Giulietto Chiesa fa il punto sulla situazione del giornalismo oggi. Sono tutte cose che bene o male sappiamo già, ma fa piacere sentirle riassunte con tale lucidità, semplicità e capacità di sintesi da chi conosceva bene quello che era il giornalismo di una volta.

Fonte Pandora TV

C'è una vecchietta che va dal medico. "Mi dica signora - le chiede il medico - quale è il suo problema?"

"Guardi - risponde la vecchietta - In generale sto benissimo. Ho solo un piccolo problema all'intestino: faccio moltissime puzzette, praticamente in continuazione. Per fortuna - aggiunge la vecchietta con un sorriso furbo - sono tutte molto silenziose, e non fanno nessun odore. Pensi, da quando sono qui ne avrò fatte almeno una ventina, e lei non si è accorto di niente".

Il medico la visita accuratamente, e poi le prescrive una medicina. "Prenda questa - le dice il medico - e torni fra una quindicina di giorni".

Contrordine ragazzi: le scie chimiche esistono, e sono utili, anzi utilissime. La ventennale campagna di disinformazione sulle scie chimiche, improntata al tentativo di normalizzare ciò che è letteralmente sotto gli occhi di tutti, ha fatto un nuovo passo in avanti, attraverso il mainstream scientifico e televisivo, e travolgendo in questo modo le posizioni storiche di tutti i debunker negazionisti. Un team di ricercatori della celebre università statunitense di Harvard ha infatti messo nero su bianco un progetto che è già in fase di attuazione e che prevede di mettere in volo palloni sonda al fine di disseminare in cielo una nube chimica di particolato allo scopo dichiarato di oscurare il cielo e ridurre le temperature terrestri:

Uno scudo chimico contro il global warming! La notizia è stata prontamente ripresa da tutti i principali media mondiali, dalla BBC al New York Times. Nel nostro paese val la pena menzionare il mensile Focus, che in passato era stato tra i più feroci oppositori di queste teorie, e che adesso invece le riscopre con grande sorpresa.

In logica formale esiste una fallacia che si chiama "Post hoc ergo propter hoc", e accade quando si attribuisce erroneamente un evento Y ad una precedente causa X, capovolgendone spesso l'ordine causale.

Se io dico ad esempio "ogni volta che il gallo canta esce il sole, per cui è il gallo che fa uscire il sole", non solo ho stabilito una errata sequenza causa-effetto, ma ho anche capovolto la causalità, attribuendo al gallo che canta la responsabilità di far sorgere il sole, mentre è l'esatto contario. (Il gallo vede albeggiare, e quindi canta).

E' proprio questo l'errore che è stato commesso nella presentazione del rapporto di Reporters Sans Frontieres sulla libertà di stampa in Italia. Mentre ci dicono che "l’Italia ha guadagnato 25 posizioni, passando dal 77esimo del 2016 al 52esimo posto" nel mondo, ci avvisano anche che "Il livello di violenze contro i reporter è molto preoccupante, e alcuni politici - come il leader del M5s - non esitano a pubblicare l’identità di coloro che gli danno fastidio".

La vicenda Alitalia mette in luce due contraddizioni clamorose del sistema-pensiero neoliberista.

La prima contraddizione è la completa trasformazione del ruolo dei sindacati, che sono passati da effettivi difensori del lavoratore a semplici passacarte dei diktat delle aziende. In un mercato dove il ricatto da parte dell'azienda è diventato ormai la norma, i sindacati si sono lentamente trasformati in uno strumento di manipolazione mentale del lavoratore, costringendolo ad accettare compromessi sempre più umilianti "perchè altrimenti andiamo tutti a casa".

Ma il secondo aspetto del neoliberismo è sicuramente il più deleterio, ed è quello che supporta la mentalità per cui i guadagni sono sempre del privato, mentre le perdite diventano pubbliche.

Quando il buon Prodi lanciò Alitalia verso la privatizzazione, lo si faceva "per essere più competitivi" e "per adeguarsi alle regole del libero mercato". Allora spirava il vento fresco del neo-liberismo, e nessun impiegato della compagnia di bandiera protestò, allettato dall'idea che "il privato è sempre competitivo, per sua definizione". Sembrava quasi che mettersi nelle mani dei privati fosse un toccasana, "perchè loro sanno bene quello che fanno".

In un suo discorso sul 25 aprile di qualche anno fa, il presidente Napolitano ha detto che: “Il 25 aprile è non solo la festa della liberazione, è la festa della riunificazione dell’Italia. Dopo essere stata tagliata per 20 mesi in due, l’Italia si riunifica, nella libertà e nell’indipendenza. Se ciò non fosse accaduto, la nostra nazione sarebbe scomparsa dalla scena della storia, e se oggi siamo un paese democratico profondamente trasformato, fra i più avanzati in quell’Europa integrata che abbiamo concorso a fondare, è perché superammo i traumi del fascismo e delle guerra, recuperando libertà e indipendenza, ritrovando la nostra unità”.

Diciamo che non c’è un solo concetto, fra quelli espressi da Napolitano, che non possa essere legittimamente contestato. Prima di tutto è l’idea stessa di “liberazione” che andrebbe ridiscussa alla radice, ...

Con il risultato di oggi sono state sfoltite tutte le ambiguità del vasto fronte elettorale francese: fuori i gaullisti di centro-destra di Fillòn, fuori la sinistra dura e pura di Melanchòn, fuori - anzi, addirittura demoliti - i socialisti di Hollande, rimangono in lizza Emmanuel Macròn e Marine Le Pen, ovvero due idee chiare e contrapposte al 100%. Tutto a favore dell'Europa e dell'Euro l'uomo dei Rotschild, decisamente contraria sia all'una che all'altro la Le Pen.

Nelle prossime due settimane quindi verrà messo in gioco il futuro stesso dell'Europa: se vincerà Macròn si dirà che "sono stati sconfitti i populismi", e l'Europa dei banchieri tirerà un sospiro di sollievo, almeno temporaneo. Se invece dovesse vincere la Le Pen si aprirà una fase di assoluta incertezza per l'establishment, con scenari difficili da prevedere oggi ma tutt'altro che rassicuranti per chi oggi detiene il potere. Con tutto quello che conseguirà poi nel resto del nostro continente.

di NeWorld

La Russia insegna al mondo come utilizzare una legge contro l'estremismo e il terrorismo contro ideologie differenti da quella dei poteri forti.


Sembra quasi assurdo ma è accaduto. Una delle nazioni più importanti e potenti del pianeta utilizza una legge che avrebbe dovuto colpire estremisti e terroristi contro un gruppo religioso minoritario che niente ha a che fare con tali piaghe del nostro secolo.

Stiamo parlando dei Testimoni di Geova,gruppo religioso presente in tutto il mondo composto da circa 8 milioni di fedeli. Ora...a molti potranno dare fastidio a causa della loro opera di evangelizzazione,ma da qui a definirli terroristi ce ne passa veramente tanto.

Eppure questo è successo...

Lo scorso 1° aprile abbiamo pubblicato la falsa notizia del New York Times, intitolata "President Trump reminds NATO allies of their obligations", nella quale si diceva che Trump criticava pubblicamente l'Italia per non contribuire con la giusta quota del 2% del Pil alle spese della Nato.

Ebbene, oggi il nostro Primo Ministro Gentiloni è andato da Trump e si è preso una sberla in faccia molto simile a quella che avevamo descritto nel nostro finto articolo: durante l'incontro congiunto con la stampa, alla Casa Bianca, un giornalista ha chiesto a Gentiloni come mai l'Italia spenda meno dell'1% del Pil come contributo alla Nato. E Trump si è voltato sorridente verso Gentiloni, dicendo: "Ottima domanda, vorrei sentire la risposta del primo ministro. E' una domanda che intendo fargli anch'io, fra poco".

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