Italian English French German Portuguese Russian Spanish

Commenti Recenti

rss

Con questo articolo, Blondet fa una panoramica su quelli che sembrano essere gli imminenti cambi di programma nella politica estera americana. Siamo davvero di fronte ad una svolta storica?

di Maurizio Blondet

Le esecuzioni sono già in corso. “Chi assassina gli ufficiali di Al Qaeda dopo il 9 novembre?” domanda il benissimo informato Meyssan. “Per il momento non è chiaro se siano regolamenti di contri tra bande rivali o l’amministrazione Obama stia cancellando le tracce dei suoi delitti”.

Non occorre  disporre di profonde fonti d’intelligence per sapere che la risposta esatta è la seconda. L’ha scritto il Washington Post il 10 novembre: “Alti funzionari del Dipartimento di Stato”  hanno informato il giornale che Obama non poteva più permettersi di “trattare col diavolo” per esercitare una pressione militare sul presidente Bachar al-Assad”. Obama avrebbe ordinato di localizzare ed uccidere tutti i dirigenti di Al Qaeda attivi in Siria, anche con droni.

E anche il WP non aveva bisogno di chissà quali fonti anonime: bastava che andasse sul sito del Dipartimento Usa del Tesoro per vedere che il detto Ministero comunicava: “Abbiamo smesso di pagare i qaedisti”. Beninteso, il linguaggio non è così esplicito, ma lo è abbastanza: “L’ufficio per il Controllo degli Attivi Esteri” (il Tesoro  ha appunto un  ufficio con questo nome) ha  agito oggi per  interrompere  le operazioni militari, di reclutamento e finanziamento del Fronte Al Nusra. Specificamente  il detto ufficio ha indicato quattro leader di Al Nusra  – Abdallah Muhammad Bin-Sulayman al-Muhaysini, Jamal Husayn Zayniyah, Abdul Jashari, and Ashraf Ahmad Fari al-Allak – in coordinamento col Dipartimeno di Stato, come individui responsabili di fornire al Al Nusra sostanziale sostegno finanziario e logistico, dal reclutamento di combattenti alla raccolta di fondi”. Si può leggere qui.

Segnalazioni e commenti degli utenti sulle notizie più recenti.

 

di Rickard

C’è una lezione molto importante da apprendere, dalla recente elezione di Donald Trump allo scranno presidenziale statunitense. Una lezione che prescinde dal cosa farà o non farà, dalle reazioni che il “sistema” avrà nei confronti di questo personaggio, ecc.

La lezione, espressa in sintesi, è questa: ce l’ha fatta.

“Grazie tante”, direte voi. "Bella ovvietà", penserete. Eppure, ripetiamolo, e lasciamo attecchire il senso profondo di questa affermazione: ce l’ha fatta.

Un uomo solo, con letteralmente tutti i media, personalità politiche e dello spettacolo, e in generale ogni particella del sistema contro, ha giocato la sua partita, e l’ha vinta. La cosa più importante è proprio questa, prima ancora del come abbia fatto, o del perché. Il punto è che è stato possibile.

Ma allora cosa? I media e la propaganda non hanno più potere? Certo che no. La propaganda, esplicata dai media e dal potere, è un potente mezzo di manipolazione delle masse, ma stavolta non è stato sufficiente. Certamente, il momento storico ha reso possibile tale risultato (8 anni fa un Trump non avrebbe mai vinto), ma resta l’aspetto apparentemente “impossibile” di un uomo che, con tutto il sistema dichiaratamente contro, è riuscito a vincere. [...]

Come già abbiamo scritto per le precedenti elezioni americane, una cosa è il significato sociale del risultato elettorale, un'altra è il significato politico del medesimo.

In altre parole, l'elezione di un determinato presidente ci indica sempre la "temperatura mentale" della popolazione americana, indipendentemente da quelle che saranno poi (o che non saranno) le conseguenze politiche di quell'elezione.

Quando vinse Barack Obama scrivemmo che il segnale primario di quell'elezione era che l'America fosse finalmente pronta ad eleggere un nero alla Casa Bianca. Un grande passo evolutivo, nella breve storia di questa nazione, indipendentemente da ciò che poi il nuovo presidente sarebbe o non sarebbe riuscito a fare.

La vittoria odierna di Trump può essere letta con gli stessi parametri: ci dice sostanzialmente che l'America di oggi si ribella ad un sistema politico ormai palesemente marcio, indipendentemente da quello che poi farà o non farà Donald Trump dall'ufficio ovale della Casa Bianca.

Quella di oggi infatti non è tanto una vittoria di Trump, quanto piuttosto la sconfitta di un enorme apparato di gestione del potere, il cui strumento principale sono in media asserviti, e il cui scopo ultimo è quello di permettere ad una oligarchia di controllare un'intera nazione tramite il velo ingannevole della "democrazia".

**************************************************

Martedì 8 novembre, a partire dalle ore 22.00, PandoraTv dedicherà un appuntamento speciale alle elezioni negli USA in collaborazione con TeleAmbiente. Vi racconteremo quello che non saprete dai media tradizionali. Saremo in diretta Streaming su http://www.pandoratv.it/, sulle frequenze digitali terrestri di TeleAmbiente (Roma, Napoli, Pescara, Perugia, Arezzo, Caserta, Grosseto Ch. 78 DDT Milano Ch. 812 DDT.), in Streaming su http://www.teleambiente.it/ e su http://www.roadtvitalia.it/ [*]

Alla diretta parteciperanno Massimo Mazzucco, Roberto Quaglia, Pino Cabras, Manlio Dinucci ed altri esperti. Condurrà la trasmissione il giornalista e blogger Glauco Benigni in collegamento con Giulietto Chiesa da Teheran.

[*] Se possibile, potrete seguire lo streaming anche da questa pagina di luogocomune. Inseriremo il codice di embedding poco prima della trasmissione.

I media occidentali sono talmente ingolfati nel seguire l'altalenante vicenda di Donald Trump, che si sono dimenticati di dare un'occhiata da vicino al suo vicepresidente nominato, cioè Mike Pence.

Costui infatti è stato presentato come un politico sempliciotto e di buone maniere, di solide tradizioni repubblicane, messo accanto a Trump per dare più credibilità al ciuffo selvaggio dell'imprenditore newyorkese.

Ma Pence è molto di più di un semplice politico conservatore. Mike Pence è in realtà un "attack dog" di primissimo livello dei neocons, mascherato da perbenista praticante.

Molti di voi ricorderanno i famosi "attacchi all'antrace", che seguirono di un paio di mesi gli attentati alle Torri Gemelle del 2001. In quel periodo, diversi esponenti del partito democratico - e soprattutto coloro che chiedevano una indagine parlamentare sull'11 settembre - ricevettero nei loro uffici delle lettere contenenti una strana polverina bianca, che si rivelò poi essere antrace.

Mentre a questi democratici passava immediatamente la voglia di istituire una commissione parlamentare sull'11 settembre, il panico si diffondeva in tutta l'America, poiché nel frattempo erano morte diverse persone a causa dell'antrace.

"Non riesco a dire quanto è stato doloroso… non avrei mai pensato che in Italia potessero farmi una cosa del genere.” - Adam, 27 anni, proveniente dal Darfur (Sudan)

Con un rapporto pubblicato oggi Amnesty International denuncia soprusi, torture e violazione dei diritti umani contro i migranti che vengono accolti negli "hotspots" italiani. Queste violenze sistematiche verrebbero praticate - secondo il rapporto - contro tutti i migranti che si rifiutano di dare le proprie impronte digitali. Ovvero, la stragrande maggioranza di loro.

Il rapporto chiarisce bene quale sia la situazione rispetto alla questione dell'identificazione (impronte digitali): "Mentre la maggior parte [dei migranti] chiede asilo in Italia, altri vogliono andare in diversi paesi europei per cercare lì protezione internazionale. La possibilità che le loro richieste di protezione internazionale siano esaminate in altri paesi è tuttavia limitata dall’applicazione dei Regolamenti Dublino ed Eurodac, che stabiliscono criteri per la ripartizione delle responsabilità sulle domande di asilo tra gli stati membri dell’Ue. Il sistema di Dublino ha l’effetto, voluto o meno al momento della sua creazione, di privilegiare l’attribuzione della responsabilità per il trattamento delle domande d’asilo agli stati membri che sono ai confini esterni dell’Europa, poiché permette ai paesi membri di rimandare i richiedenti asilo verso il paese Ue di primo ingresso. L’efficiente funzionamento di questo sistema si basa sull’identificazione delle persone, attraverso la registrazione delle impronte digitali, nel paese di primo ingresso."

In altre parole, spiega il rapporto, la registrazione delle impronte digitali permette a qualunque paese membro di rispedire in Italia tutti i migranti che siano stati registrati in Italia come paese di primo ingresso.

Ormai sono diventate immagini familiari: case distrutte, gente che piange, interi borghi cancellati dalla mappa del territorio.

Ma quello che sta diventando evidente soltanto adesso, dopo due mesi di uno sciame sismico che non accenna a terminare, è la paura profonda di coloro che vengono ritrovarsi improvvisamente senza un futuro.

Alla morte dei propri cari si riesce sempre a dare un senso, alla perdita del proprio futuro no.

Le immagini più devastanti di questi ultimi giorni, infatti, non sono quelle delle chiese sventrate e dei campanili abbattuti, ma sono le immagini delle persone che si aggirano con lo sguardo vuoto per le strade del proprio paese, senza più sapere dove andare.

Non è certo un caso, infatti, che molti di costoro si stiano testardamente rifiutando di abbandonare il proprio territorio, nonostante l'inverno in arrivo renda impossibile pensare di rimanere a dormire sotto le tende oppure nelle proprie automobili.

Queste persone non vogliono abbandonare il proprio paese non tanto perché temano gli sciacallaggi, ma perché in realtà nel momento in cui si allontanassero dal proprio territorio si ritroverebbero ad aver perso il senso della loro esistenza.

Schopenauer definiva pazzo colui che ha perso la memoria. Nel caso dei terremotati, la situazione è molto simile: nel momento in cui viene cancellata la tua casa viene cancellata anche la tua identità. Non sei più nessuno, perché tu eri ciò che eri soltanto se inserito nel tessuto sociale in cui vivevi.

Continua la cavalcata di Fefochip alla scoperta del microbiota.

di Federico Giovannini

Grande fu la scoperta del mondo dell'invisibile. L'uomo, forse per la prima volta, dava un volto ai suoi demoni, a delle piccole forme di vita che gli provocavano malattie.

Koch nel 1876 riuscì a coltivare il batterio dell'antrace (Bacillus anthracis) e nel 1882 arrivò a capire che la tubercolosi era causata da un altro minuscolo esserino, il Mycobacterium tuberculosis. Anche Louis Pasteur, praticamente nello stesso periodo, portava avanti studi importantissimi che muovevano i primi passi nella comprensione del mondo microbiologico, studiando i batteri della birra, e arrivando all'idea di pastorizzazione (dal suo nome ovviamente), per proseguire nello studio con la scoperta di vari microorganismi che provocavano malattie al bestiame (colera dei polli, carbonchio del bestiame). Questi due geni gettarono le basi della microbiologia, e con essa tuttavia un altro germe altrettanto minuscolo e altrettanto potenzialmente mortifero nella mente dell'uomo: l'idea che le malattie fossero causate dalla presenza di uno specifico microorganismo, il concetto di unico e individuabile agente eziologico (patologico), sempre e solo quello.

Da allora buona parte della medicina moderna occidentale si è sviluppata a partire da questo meme.

Segnalazioni e commenti degli utenti sulle notizie più recenti.

Dopodomani i cittadini islandesi andranno al voto per eleggere il nuovo Parlamento. Stando ai sondaggi si prevede una clamorosa vittoria del partito dei Pirati (si chiamano proprio così), un partito che sino a quattro anni fa non esisteva nemmeno. Fondato dall'attivista Birgitta Jónsdóttir come "costola" dell'omonimo partito svedese, all'inizio il partito dei Pirati era poco più di una start-up nata in Internet, che voleva combattere le leggi internazionali sul copyright digitale. Ma quando il primo ministro islandese è saltato sulla mina dei Panama Papers (aveva delle società offshore intestate alla moglie, e ha dovuto dimettersi), il partito dei Pirati ha cavalcato lo sdegno nazionale, diventando rapidamente una formazione con un importante peso politico.

E ora rischiano addirittura di vincere le elezioni (i sondaggi li danno al 22%). Non raggiungeranno probabilmente la maggioranza assoluta in Parlamento, ma l'establishment politico da oggi in poi dovrà fare i conti con loro, per continuare a governare.

I Pirati si definiscono "né di destra né di sinistra" (vi ricorda qualcuno?), e siccome sostengono di voler combattere corruzione e malgoverno, i media occidentali si sono affrettati ad appiccicargli l'etichetta universale di "populisti", molto bravi a protestare ma molto meno bravi a fare proposte.

In realtà, se andiamo a guardare il loro "manifesto elettorale", qualche ideuzza sembrano avercela anche loro.

Per migliorare il nostro servizio, la tua esperienza di navigazione e la fruizione pubblicitaria questo sito web utilizza i cookie (proprietari e di terze parti). Per maggiori informazioni (ad esempio su come disabilitarli) leggi la nostra Cookies Policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. INFO