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A volte le notizie singole non "fanno notizia", ma spesso accoppiandole ad altre notizie, il risultato diventa interessante. Proviamo a fare questo esercizio:

Notizia numero 1: "Non permetteremo la presenza di Israele". Abbas vuole che la Nato rimpiazzi l'esercito israeliano in Cisgiordania.

I leader palestinesi vogliono che la Nato sostituisca l'esercito israeliano in Cisgiordania, per raggiungere un accordo di pace durevole con Israele nella soluzione a due Stati. La Francia sta cercando di creare un supporto internazionale che porti ad una conferenza dopo il fallimento dei negoziati condotti dagli Stati Uniti.

'Noi vogliamo uno Stato palestinese in terra di Palestina - ha dichiarato Abbas - e non permetteremo alcuna presenza di Israele all'interno del nostro territorio'.

Cari amici, interrompete immediatamente quello che state facendo e correte tutti a Mestre, dove stanno tenendo un importantissimo corso su come comportarsi durante un atto di terrorismo. Se vi sbrigate, fate ancora in tempo ad assistere alle ultime lezioni. Dal quotidiano "La Nuova di Venezia e Mestre" leggiamo:

"Un laccio emostatico può salvare una vita, così come sapere che un colpo di arma da fuoco trapassa mobili e muri e che fingersi morti non serve per scampare a una raffica di mitra, mentre dimostrarsi arrendevoli in caso di rapimento aumenta le chance di sopravvivenza.

Un corso specifico. Per abbassare il livello di ansia diffusa, Enforma, Ente Formazione Mantovano accreditato dalla Regione Veneto, per la prima volta in città ha acceso i riflettori sull'acquisizione comportamentale da adottare nei casi ci si trovi coinvolti, inconsapevolmente, in atti di terrorismo.

Le lezioni. Tra i docenti, il chirurgo d'emergenza Giorgio Bolla, impegnato in zone di guerra, il quale ha spiegato come fronteggiare emorragie da lesione degli arti, fermare la fuoriuscita del sangue con un laccio emostatico (che è sempre bene avere quando si viaggia - secondo il dottore - perché costa poco, non occupa spazio e può salvare la vita), come comprimere la carotide o l’arteria omerale..."

- Amore, vado a fare la spesa all'ipermercato.

- Hai preso tutto?

- Certo: cellulare, portafoglio, chiavi della macchina. Che altro mi serve?

- Un laccio emostatico ce l'hai? Non si sa mai, metti che ti scoppia una bomba nelle vicinanze...

Dopo la prima analisi a caldo, sono due gli aspetti degli attentati odierni che non si possono non notare: il primo è che le bombe di Bruxelles sono esplose a soli tre giorni dall'arresto di Salah, l'ormai nota "primula rossa" degli attentati del Bataclàn. La seconda è che gli attentati sono avvenuti, appunto, a Bruxelles, che è chiaramente la città simbolo dell'unione europea.

Riguardo alla vicinanza con l'arresto di Salah, si possono fare almeno due ipotesi: la prima è che Salah fosse al corrente dei nuovi attentati in preparazione, e che quindi si sia voluto accelerare la loro esecuzione prima che lui eventualmente parlasse. (Attenzione, questa ipotesi non significa automaticamente che il terrorismo islamico sia genuino: anche un Salah manovrato dai servizi potrebbe essere stato al corrente degli attentati in preparazione, e quindi avrebbe imposto ai manovratori una accelerazione nella loro esecuzione). La seconda ipotesi è che si sia voluto arrestare Salah poco prima degli attentati di Bruxelles, per segnare un punto a favore dell'intelligence belga, prima che questa venisse messa nuovamente sotto accusa per il fallimento (previsto e prevedibile) degli attentati odierni.

Qui infatti scatta la classica domanda "di repertorio": come è possibile che un attentato multiplo di così vaste proporzioni, che prevede attacchi contemporanei all'aeroporto e alla metropolitana, non sia stato intercettato in alcun modo dall'intelligence locale durante il periodo della sua preparazione? (Fra l'altro, è ufficiale la notizia che un attentato di questo genere a Bruxelles fosse ormai considerato imminente).

Commenti liberi sul blitz attualmente in corso a Bruxelles.

La sera in cui Robert Kennedy fu ucciso, all'Ambassador Hotel di Los Angeles, fu notato che diverse guardie della security non si comportavano correttamente, lasciando passare gente senza controllarla, proprio nei locali in cui sarebbe avvenuto l'omicidio. Altre guardie della security non si presentarono al lavoro, quella sera, lasciando il senatore Kennedy con una scorta ridotta, e chiaramente poco attenta a quello che succedeva.

Secondo il cantante degli Eagles of Death Metal, Jesse Huges, al Bataclàn è avvenuta una cosa simile la sera del 13 novembre 2015.


Il cantante del gruppo si dice convinto che i membri della security sapessero in anticipo quello che sarebbe successo. Chi li ha avvisati di non venire al lavoro quella sera?

Intervento di Massimo Mazzucco alla conferenza "E' la stampa bellezza!" di Campodarsego (PD) - 24-01-2016

Fonte Byoblu

Quella che segue è una tabella riassuntiva dei fatti descritti nella conferenza: [...]

Voci diverse sostengono che gli "illuminati", o "massoni" che dir si voglia, abbiano fra le loro regole quella di "firmare" sempre in maniera visibile il proprio operato, utilizzando simbologie e codici ben riconoscibili per chiunque. Detto in altre parole, questi criminali non solo compiono misfatti innominabili, ma poi ti sbattono pure in faccia la loro responsabilità, sfidandoti sfacciatamente a denunciarli. E' infatti poprio nella loro impunità che contano queste persone, quando firmano apertamente le loro azioni criminali.

Osservate con attenzione questo video, pubblicato dalla CNN nell'ottobre 2014, intitolato "Scoperto un video di addestramento dell'ISIS".

 Se non avete notato nulla di strano la prima volta, tornate indietro e guardatelo daccapo. [...]

di Dan Sanchez

Quando ho saputo dei recenti attentati a Parigi, un brivido mi è sceso lungo la schiena. "No," ho pensato: " Tutto questo sta accadendo troppo velocemente."

Ero atterrito. Non ero terrorizzato, badate bene. Quello che è successo a Parigi è stato tragico, naturalmente. Ma io non ero così ignorante da pensare che il tipo di violenza che questi fatti rappresentavano fosse una minaccia statisticamente significativa diretta a me stesso ed ai miei cari. Ero pienamente consapevole che, anche con il recente incremento degli attacchi terroristici, la probabilità della mia famiglia di esserne coinvolta è infinitamente minuscola. Ho più probabilità di essere abbattuto da un cervo o da un fulmine, che da un kalashnikov di un jihadista.

Quello che mi ha atterrito è stata la reazione di tutte quelle persone che sono incapaci di una prospettiva proporzionale del genere: chi ha visto le notizie da Francia e in preda al panico, pensando: "Il prossimo sono io!". Così lontani, gli attacchi di Parigi hanno scatenato in America un ondata di paura e la richiesta di maggiori poteri alla polizia, così come un'onda concomitante di odio anti-islamico e la brama per la guerra.

Sofisticati e urbani, come i francesi hanno fama di essere, anche loro hanno lasciato che il terrore irrazionale li permeasse. E dominati da questo terrore, hanno permesso allo Stato di calpestare, sfrenato, la loro vita e libertà. L'atteggiamento del pubblico è stato sintetizzato da un giovane cittadino il cui messaggio per il suo governo era: "Fai quel che vuoi, ma mantienimi sicuro." Con questo mandato, la Francia ha intensificato i suoi bombardamenti a città siriane ricolme di civili, senza altro senso che la riproduzione di terroristi. E a casa loro, come Truth in Media ha riportato:

... Il governo francese ha dichiarato lo stato di emergenza sulla base di una legge del 1955, raramente impiegata, che permette allo stato di condurre perquisizioni senza mandato in proprietà private, imporre il coprifuoco, limitare incontri pubblici e movimenti di persone, confiscare armi senza dovute spiegazioni ed impossessarsi della stampa.

Come sempre, il pubblico statalista ha perversamente risposto a terrorismo attirato sulle loro teste dagli interventi militari esteri del loro governo, cioè richiedendo ancor più interventi militari. E perversamente ha premiato il governo per il suo abietto fallimento nel prevenire gli attacchi, con più risorse, poteri e responsabilità.

Inizialmente erano due "cani sciolti", che avrebbero agito per motivi personali, ma con il passare delle ore è emerso che i due assassini di San Bernardino, Syed Farook e Tashfeen Malik, erano noti già da tempo all'FBI. Vi ricorda qualcosa?

Ora che le acque si sono calmate, possiamo osservare con un minimo di distacco i fatti di Parigi. E ci accorgiamo che, per svariati aspetti, ci ricordano molto da vicino quelli dell'11 settembre.

Déjà vu n.1 - I "buchi" nell'intelligence

Dopo Parigi ci hanno raccontato che i servizi francesi avevano avuto diverse segnalazioni sugli attentati imminenti, ma che "non sono riusciti a collegare le informazioni" in modo da riuscire a prevenirli.

Dopo l'11 settembre ci hanno raccontato che CIA, FBI, NSA eccetera avevano ricevuto diversi avvisi sugli attacchi imminenti, ma che non avevano saputo "connect the dots" (collegare i puntini).

Soltanto un imbecille può credere che i servizi occidentali fra i più esperti al mondo (quelli francesi e quelli americani) siano talmente imbranati da non saper prevenire un attacco che è stato ampiamente annunciato da soffiate di ogni tipo. E' molto più probabile, invece, che tutte queste informazioni siano state ignorate intenzionalmente (come nel noto caso di Coleen Rowley, la whistleblower dell'FBI), proprio perchè si voleva che gli attentati andassero in porto.

Fra l'altro, sia gli americani che i francesi si sono curiosamente dimenticati di punire, licenziare, o perlomeno sospendere dal servizio coloro che avrebbero commessi questi errori clamorosi. Come se le vite dei loro concittadini, perdute a causa di questi errori, non contassero nulla.

Déjà vu n.2 - L'attacco alle nostre libertà

Subito dopo gli attentati di Parigi, ci hanno racconato che "l'Islam ci attacca perchè odiano i nostri valori di libertà e democrazia".

Subito dopo l'11 settembre ci hanno raccontato che gli islamici hanno organizzato gli attentati alle Torri Gemelle "perchè odiavano l'occidente con i suoi valori di libertà e democrazia".

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