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Vi sono due casi recenti - quello di Riace e quello di Lodi - che suggeriscono come la Lega possa facilmente compiere dei passi falsi nella sua strategia anti-immigrazione. E questo, a lungo termine, potrebbe daneggiare il governo intero (nel senso di una sostanziale perdita di consensi sull'argomento immigrazione).

Nel caso di Riace, l'errore sta nell'aver voluto puntare i riflettori su un sindaco che ha molti più argomenti a suo favore che non argomenti contro: per quanto lo si possa accusare, tecnicamente, di non aver seguito certe procedure di legge, il suo merito di aver creato un ottimo esempio di integrazione è innegabile. E ora che le questioni legali passano in secondo piano, quello che resta nella percezione della gente è che un sacco di immigrati che stavano bene e che si erano integrati serenamente con la popolazione locale ora dovranno andarsene da Riace (oppure dovranno rinunciare ai sussidi, che equivale in qualche modo ad obbligarli ad andarsene).

Curiosamente la rivelazione del carabiniere Tedesco, che ha denunciato i propri colleghi per aver pestato a morte Stefano Cucchi, non ha destato nessuna sorpresa dal punto di vista del contenuto delle sue dichiarazioni: lo avevamo capito tutti che Stefano Cucchi non era morto per un attacco di influenza.

La vera sorpresa ci deriva dal fatto che sia improvvisamente crollato il muro dell'omertà, che proteggeva le reali circostanze della sua morte.

Quello che infatti faceva più male del caso Cucchi - oltre ovviamente alla morte crudele del ragazzo - era proprio la sensazione di impotenza che tutti proviamo di fronte ad una verità palese, che viene negata per puro interesse corporativo.

Chi scrive veramente i programmi scolastici? Chi c’è dietro alla gestione dell’INVALSI, il sistema di valutazione della preparazione degli studenti, in base ai cui risultati le scuole ricevono i finanziamenti? Perché i dati sensibili degli alunni, compresi i dettagli delle valutazioni degli insegnanti, vengono gestiti da aziende private? Quali conflitti di interesse esistono nelle Commissioni Cibo e nell’Educazione alimentare?


A questa e altre domande tenta di rispondere Pietro Ratto, professore di filosofia, giornalista e saggista, già noto a chi segue Byoblu per essersi occupato di Aldo Moro e dei Rothschild. (Fonte Byoblu)

Giuseppe Povia propone un parallelo interessante fra quello che lui ha fatto nella sua carriera professionale e quello che dovrebbero fare gli italiani rispetto all'Euro.

A quanto pare, i giornalisti del New York Times hanno avuto un accesso privilegiato a quello che nessuno italiano è ancora riuscito a vedere: il video integrale del crollo del ponte Morandi.

In questo articolo, pubblicato ieri in versione italiana, il New York Times ha presentato una ricostruzione visiva del crollo del ponte, dichiarando: "Il New York Times ha ricostruito l’accaduto basandosi su un elemento cruciale per le indagini, i video registrati dalle telecamere di sicurezza."

Notiamo che nella versione inglese dell'articolo si dice invece "The New York Times has recreated what happened by using investigators’ descriptions of a central piece of evidence — video footage captured by a security camera." Che tradotto significa: "Il New York Times ha ricostruito quello che è successo utilizzando la descrizione degli inquirenti del principale elemento probante, le riprese video di una telecamera di sicurezza."

Ma la differenza non è poi tanta: che i giornalisti abbiano visionato personalmente la ripresa, oppure che ne abbiano raccolto la descrizione da parte degli inquirenti, il risultato non cambia: loro sanno cosa è successo, e noi no.

Lo stallo della nave Diciotti ha dato il responso previsto: l'Europa ha risposto picche.

Questo era prevedibile, poiché era impensabile che Bruxelles cedesse ad un ricatto così plateale davanti al mondo intero.

Ma ora Salvini deve fare in fretta: deve far scendere tutti i migranti dalla nave prima che sia troppo tardi. Facendoli scendere subito, infatti, Salvini può dire: "Va bene, ci abbiamo provato. L'Europa ci ha detto di no, vuol dire che ci penseremo noi. Poi ne trarremo le dovute conseguenze". Se facesse così, ne uscirebbe a testa alta.

Se invece Salvini volesse continuare il blocco allo sbarco, la sua mossa - inizialmente geniale - diventerebbe un clamoroso autogoal.

di P.K.89

Il crollo del ponte Morandi di Genova, fra i tanti interrogativi che ha sollevato, ha anche sdoganato nel dibattito pubblico - ma soprattutto politico - un impensabile processo inverso riguardo alla nazionalizzazione.

Che forze di maggioranza e governative fossero le promotrici di un’iniziativa di questo genere è un fatto del tutto nuovo e in totale controtendenza rispetto all’indirizzo privatista-liberale che si protrae dalla seconda metà degli anni ’80.

Gli interessi dietro le privatizzazioni sono molto forti e a vario titolo.

Si è argomentato per anni circa l’inefficienza, lo sperpero di risorse pubbliche, la corruzione, la malagestione, il clientelismo, la libera concorrenza, l’esigenza di risanare le casse statali, ed oggi dopo un disastro sicuramente non figlio dell’imponderabile e della calamità naturale, si è messo pubblicamente in discussione il modello che voleva il privato necessariamente più efficiente di un’amministrazione pubblica.

Sono tre giorni che discutiamo di tiranti, di campate e di video mancanti, ma nel frattempo è passato completamente in secondo piano l'aspetto politico della vicenda del ponte.

Subito dopo la tragedia, infatti, è accaduto un fatto inaspettato: il governo compatto (Salvini, Conte e Di Maio) ha dichiarato di voler revocare al più presto la concessione privata delle autostrade, "senza aspettare i tempi della giustizia". Il ragionamento del governo era semplice: non importa se sia stato uno strallo piuttosto che una campata a cedere per primo, questo lo scopriremo in seguito. Ma il ponte era comuqnue sotto la vostra responsabilità, voi non ne avete garantito la sicurezza, per cui intanto vi togliamo la gestione.


[Testo del video]: Quando ci furono gli attentati dell'11 settembre, ci raccontarono che un Boeing 757 della American Airlines era andato a colpire il Pentagono. Poi pero', stranamente, non ci hanno mai mostrato un solo video, dalle dozzine e dozzine di telecamere di sorveglianza presenti nella zona, che ci mostrasse questo Boeing che andava ad impattare sul Pentagono.

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