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Della vicenda di Assange vi sono due aspetti diversi, uno particolarmente chiaro ed evidente, l'altro decisamente oscuro.

Quello chiaro ed evidente è che l'operazione del suo arresto sia stata voluta e gestita, fin dall'inizio, dagli Stati Uniti. Non è mai fregato a nessuno di processare Assange in Svezia per i presunti reati sessuali (chissenefrega se durante un rapporto sessuale con una svedese di 35 anni Assange ha usato o meno il preservativo?) Nè di certo frega qualcosa agli inglesi di processarlo oggi per non essersi presentato in tribunale 7 anni fa, quando era in libertà vigilata. Queste sono solo scuse ridicole, messe in piedi per coprire il Grande Burattinaio americano, che vuole invece Assange per uno scopo molto diverso: punirlo in modo esemplare davanti al mondo intero, per aver divulgato impunemente i suoi segreti di stato.

[Maurizio Blondet esplora il "lato B" del caso Finkielkraut]

di Maurizio Blondet

“Il più pericoloso antisemitismo è tornato nel cuore dell’Europa…E’ la stessa feroce dinamica da cui si originavano i pogrom in Russia ai tempi degli zar, in Germania al tempo dei nazisti, nei paesi arabi – da Baghdad a Tripoli – negli anni Quaranta e Cinquanta”.

Così il direttore della Stampa Maurizio Molinari ha voluto dedicare un fondo di suo pugno alla aggressione (verbalmente) antisemita che i Gilet Gialli hanno diretto ad Alain Finkielkraut, un nouveau philosophe che tiene una rubrica settimanale France Culture, radio pubblica, dove parla solo per difendere Israele ed attaccare, insultare e schernire i cittadini francesi di discendenza maghrebina.

L’anti-islamismo primario a sfondo razzista è la costante degli interventi di Finkielkraut. Si è detto urtato da “l’accent des beurs”, ossia dall’accento maghrebino (beur è una forma offensiva).

di Roberto Buffagni

“Verità per Regeni”? Vediamo un po’. Di verità sull’argomento ce n’è solo una briciola. Cominciamo da quella, poi passiamo alle ipotesi.

Briciola di verità

Regeni lavorava per una azienda privata di intelligence, la Oxford Analytica.[1] All’epoca dei fatti, il responsabile di Oxford Analytica è David Young, capo dell’équipe che per conto del presidente Nixon scassinò gli uffici del Partito Democratico al Watergate, facendosi beccare e innescando il processo che condusse all’impeachment e alle dimissioni dello statista repubblicano. Nel board, a fare da testimonials, ci sono John Negroponte[2], responsabile diretto dell’organizzazione degli squadroni della morte nell’America Latina anni Ottanta, e Sir Colin McColl[3]Control dell’MI6 (ora SIS) dal 1988 al 1994.

Regeni agente segreto?

Regeni non, ripeto non era un agente segreto. Per Oxford Analytica, Regeni lavorava da precario, in subappalto, stesso tipo di rapporto che intercorre fra un fattorino che consegna la pizza a domicilio e la catena di fast food che lo assume. Conforme a una plurisecolare tradizione di rapporti organici d’interscambio tra Oxbridge e servizi segreti britannici, il rapporto diretto con Oxford Analytica ce l’avevano i suoi professori di Cambridge, che utilizzavano i graduate students e i ricercatori come manovalanza a basso prezzo.

Nel 16° secolo spagnoli e portoghesi colonizzarono il centro e sud america. Portarono la loro cultura cattolica, basata su una ferrea gerarchia verticale, al vertice della quale stavano il potere della chiesa e dei ricchi benpensanti latifondisti che la sostenevano. Ne naque una società sostanzialmente povera, basata sullo sfruttamento delle masse, alle quali veniva insegnato che bisognava sopportare la sofferenza ed il sopruso "perchè poi Dio vi ricompenserà nell'aldilà".

Cento anni dopo gli inglesi colonizzavano il nord America. Portavano la loro cultura protestante, basata sull'etica calvinista del lavoro, nella quale prevale chi produce e guadagna di più. Ai protestanti non gliene poteva fregare di meno di essere ricompensati nell'aldilà, loro volevano tutto e subito. Ne nacque una società capitalistica, sostanzialmente ricca, basata sulla competizione che veniva misurata dal dio denaro.

Oggi i poveri del sud si sono stufati di fare i poveri, e spingono disperatamente verso il nord. Hanno formato una carovana di 5.000 persone che si sta dirigendo inarrestabile verso la frontiera americana.

Nella cittadina di Drachten, in Olanda, è stato fatto un esperimento interessante: è stata completamente abolita la segnaletica stradale. Niente più semafori agli incroci, niente più strisce pedonali, niente più cartelli di divieto. Il tutto è lasciato alla responsabilità del cittadino.

E a quanto pare, la cosa ha funzionato: "In mancanza di semafori tutti rallentano, tutti si guardano a destra e a sinistra. Ma soprattutto si lanciano dei segnali con gli occhi, che funzionano meglio di qualsiasi segnale luminoso esterno. Risultato: una riduzione drastica degli incidenti mortali (che nel 1974 erano stati 120 in tutta la provincia contro i 45 dell' anno scorso)."

In questo video, ripreso ad un incrocio di Drachten, si può notare come macchine, bus, pedoni e ciclisti si incrocino senza nessuna segnaletica presente: si guardano l'un l'altro, semplicemente, e decidono chì debba passare per primo.

Naturalmente questa cittadina non sembra molto trafficata, ed è quindi relativamente facile "mettersi d'accordo" con uno scambio di sguardi all'incrocio. [...]

Noi abbiamo il ricordo infamante di Bolzaneto, dove dei normali cittadini vennero torturati dai poliziotti italiani con un tale livello di crudeltà da causare la denuncia dello stato italiano da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Gli americani hanno il ricordo infamante di Abu Grahib, che tutti ben conosciamo e che viene anche denunciato nel film "Il nuovo secolo americano" (1h 21 min.)

Ma a quanto pare nemmeno i russi scherzano poi tanto. In un video pubblicato di recente da Novaya Gazeta, si vedono alcune guardie del penitenziario federale di Yaroslavl torturare sadicamente un detenuto, mentre i loro colleghi lo tengono bloccato su un tavolo, seminudo.

 

Con la chiusura dei porti Salvini ha voluto dare uno scossone al problema dell'immigrazione. La nave carica di migranti che in questo momento galleggia senza un approdo nel Mediterraneo sta diventando il nuovo simbolo di questa situazione: dall'Africa partono, ma in Europa nessuno li vuole.

Salvini ha fatto di questo argomento il cuore del suo successo elettorale, e ora sta mantenendo fede alle promesse, passando dalle parole ai fatti.

Ma è chiaro a tutti che non basta chiudere i porti per risolvere il problema. La mossa quindi si può considerare valida per porre la questione al centro dell'attenzione internazionale: ma quali devono essere i passaggi reali che possono portare ad una vera regolamentazione del fenomeno migratorio?

Nicolas SarkozyLa lapidazione pubblica di un politico di rango non ha mai un’unica paternità: di solito sono tante le nubi che, a un certo punto, si trasformano in tempesta. E per un ex presidente della Francia, cioè di una delle cinque potenze atomiche con diritto di veto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il solo fatto di essere trattenuto in stato di fermo in una stazione di polizia, alla stregua di un criminale comune, costituisce l’atto d’inizio – il più eclatante – di una vera e propria demolizione a reti unificate. I giornali parlano di vendetta a distanza da parte degli ex fedelissimi di Gheddafi: prima di essere assassinato “su ordine dei servizi francesi”, il raiss di Tripoli avrebbe finanziato sottobanco, in modo cospicuo, la campagna elettorale di Sarkozy per le presidenziali del 2007 (in cambio di cosa?).

Gli italiani ricordano ancora l’irridente impudenza con cui l’allora capo dell’Eliseo, insieme ad Angela Merkel, seppellì in mondovisione il moribondo Berlusconi, incalzato da mille inchieste e travolto dallo scandalo delle “olgettine”. Un sinistro preludio, per l’Italia, all’austerity di lì a poco imposta con il diktat della Bce firmato Draghi e Trichet, corroborato dal crollo delle azioni Mediaset e dall’esplosione pilotata dallo spread. «Gli italiani sono dei bambinoni deficienti, non si sono nemmeno accorti che siamo stati noi a inviargli il “fratello” Mario Monti, il nostro uomo», con l’incarico di sabotare l'economia del Belpaese, precipitandolo nel baratro della crisi: legge Fornero, pareggio di bilancio in Costituzione.

Gli Stati Uniti stanno nuovamente cercando di riassorbire il trauma vissuto dopo la sparatoria di Parkland, la scuola della Florida dove sono state uccise 17 persone dal solito squilibrato mentale.

Ma quello che sta succedendo in questi giorni negli Stati Uniti è qualcosa a cui non si era mai assistito prima. Mentre in passato, dopo ogni sparatoria, si riaccendeva il dibattito se limitare o meno la grande facilità con cui è possibile acquistare le armi, oggi invece il dibattito si è spostato sull'ipotesi che per contrastare altri possibili atti di violenza nelle scuole sia necessario armare gli insegnanti.

Sì, avete capito bene. Donald Trump ha detto che secondo lui bisognerebbe armare gli insegnanti, perché in questo modo potrebbero reagire immediatamente ad un eventuale attacco, e quindi salvare potenzialmente molte vite dei loro studenti.

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