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Stampatevi bene questa data nella testa: 27 gennaio 2017. Il giorno in cui gli effetti della campagna contro le cosiddette "fake news" (ma in realtà con l'obiettivo di colpire l'informazione libera e indipendente), orchestrata da Hillary Clinton, dal Parlamento Europeo, da Laura Boldrini, da Angela Merkel e da tutti quelli che hanno paura che l'informazione libera possa scalzare i loro privilegi e la loro posizione di forza, hanno iniziato a colpire anche in Italia, togliendo la linfa vitale della monetizzazione Adsense, con motivazioni che avrebbero del ridicolo o del tragicomico, se non rappresentassero qualcosa di ben più grave...

Ricordate le due persone morte vicino a Teramo, la scorsa settimana, perchè durante la bufera di neve si erano avventurate fuori casa "per andare a prendere delle pizze?" Questa è la vera storia, raccontata a David Gramiccioli dal figlio e fratello delle due vittime, Ivan Marinelli, sopravvissuto alla tragedia.

[Avviso: la ricerca dell'università di Cambridge si basa sul presupposto che il cambiamento climatico sia un problema causato dall'uomo, e che coloro che negano questo problema sostengano una falsità. Ovvero: secondo loro, chi sostiene il cambiamento climatico "ha ragione", chi lo nega "ha torto". Non è possibile comprendere l'articolo se non si tiene presente il punto di partenza dei ricercatori].

Secondo gli scienziati dell'università di Cambridge, è possibile combattere la falsa informazione con lo stesso metodo che si usa per combattere certe malattie: inoculare il paziente con un apposito "vaccino" (di tipo psicologico, ovviamente).

Dal loro sito leggiamo: "In medicina, vaccinare contro un certo virus significa esporre l'organismo ad una versione debilitata del medesimo, in modo da aumentarne la tolleranza. Gli esperti in psicologia sociale ritengono che una logica simile possa essere utilizzata per "inoculare" il pubblico contro la disinformazione, compreso l'effetto dannoso dei siti di fake news che diffondono falsità sul cambiamento climatico".

Per dimostrare la loro tesi, gli scienziati hanno sottoposo un gruppo di 2000 persone al test seguente: inizialmente li hanno esposti contemporaneamente ad una notizia "falsa" (che non esiste consenso scientifico sul cambiamento climatico) e ad una "vera" (che il 97% degli scienziati concorda invece sul cambiamento climatico), ed hanno scoperto che in larga maggioranza la notizia falsa cancellava quella vera.

Se c'è qualcuno che ancora non ha capito quale sia l'importanza del cosiddetto "media news cycle", ovvero il ciclo giornaliero delle news americane, vorrei offrirgli questa breve riflessione.

Io per abitudine guardo la CNN almeno un'ora al giorno. Nell'arco di quell'ora, infatti, mi rendo conto di quale sia il ciclo particolare delle news di quel giorno (dopo un'ora le notizie cominciano a ripetersi, e a meno di eventi eccezionali non cambiano più fino al giorno dopo). Partiamo quindi dal clamoroso scoop del Washington Post, che lo scorso venerdì (7 ottobre) ha reso pubblico il video del 2005 nel quale Donald Trump si vantava di poter fare alle donne tutto quello che vuole, "perché tanto lui è famoso".

Non appena compresa l'importanza della notizia Trump è corso ai ripari, e nel giro di 8 ore (venerdì sera) ha pubblicato su Facebook un video nel quale "si scusava" per quelle dichiarazioni, giustificandosi con il fatto che "però Bill Clinton ne racconta di molto peggio, quando andiamo insieme a giocare a golf".

Il sabato mediatico è quindi trascorso a decidere se le scuse di Trump fossero sufficienti (e sincere), oppure no. Poi c'è stato il confronto diretto con la Clinton, domenica sera, e l'argomento ha occupato una sana mezz'ora del dibattito a reti unificate.

E' da quando esiste la stampa che esistono gli spin-doctor. Uno dei primi casi noti alla storia fu quello dell'editore Hearst (il personaggio interpretato da Orson Welles in "Quarto potere"), che all'inizio del novecento invase il mercato con i suoi tabloid, riuscendo a condizionare vistosamente la politica estera americana. (Fu Hearst, ad esempio, a raccontare agli americani la vicenda falsata dell'affondamento del Maine, episodio che diede poi origine alla guerra ispano-americana di fine secolo).

Dare lo spin ad una notizia significa, letteralmente, "farla girare" in un certo modo, piuttosto che in un altro. Mostrarne cioè alcuni aspetti, che favoriscono la nostra posizione, nascondendone altri, che invece la indeboliscono.

Fino a ieri gli spin-doctor avevano tutto il tempo di percepire la notizia, di "interpretarla" a proprio piacimento, per poi incanalare il proprio giudizio sui media mainstream. E tempo che la notizia arrivava al grande pubblico, lo spin era già stato applicato, con tutta la sua potenza devastante. Al pubblico non restava che subirne le conseguenze.

Ma oggi non è più così, perché oggi lo spin avviene in tempo reale, tramite i social media, da persona a persona. [...]

Discutendo con gli utenti sulla sua pagina di Facebook, Enrico Mentana ha coniato il neologismo webete, e ora tutti ne parlano.

L'episodio viene così raccontato da La Stampa: "Nel rispondere all’ennesimo sconosciuto che lo contestava polemizzando sugli immigrati che stanno negli hotel di lusso mentre i terremotati dormono in tendopoli, il Direttore ha toccato un nuovo apice e coniato un’offesa che dimostra come la lingua, usata da chi ne è maestro, è ancora una spada efficacissima. «Mi stavo giusto chiedendo se sarebbe spuntato fuori un altro così decerebrato da pensare e poi scrivere una simile idiozia», commenta il giornalista. «Lei pensa che il prossimo le sia simile. Ma non c’è distanza maggiore che tra il virtuoso e il virtuale: eppure per lei se uno non grufola contro gli invasori è un fake. Lei è un webete»."

Fin qui i fatti. Ora però si pongono alcune domande: in base a che cosa Mentana ha deciso che "l'ennesino sconosciuto" si sbagli nel preoccuparsi per la fine che faranno i soldi destinati ai terremotati? Solo per il fatto che lui è "conosciuto", vuole dire che ha già ragione in partenza? O forse Mentana è in grado di dare garanzie personali su come verranno usati i soldi per i terremotati?

Sei anni di carcere per i cittadini, i blogger e le testate che pubblichino anche una sola informazione in grado di violare i dati personali o di ledere l’onore e la reputazione di qualsiasi soggetto, con confisca del telefono, del computer e rimozione del contenuto obbligatoria. È questa la novità di agosto (in realtà del 27 luglio) della proposta di legge C 3139 (prima firmataria la senatrice Dem Elena Ferrara), che, con l’accordo di tutte le forze politiche, eccetto alcuni parlamentari di opposizione che ne hanno contestato l’applicazione, verrà votato dalla Camera a partire dal 12 settembre prossimo.

La norma che dovrebbe occuparsi di cyberbullismo, quindi teoricamente di tutela del minore, transitando alla Camera, con i relatori Dem Micaela Campana e Paolo Beni è divenuta, con i profondi ritocchi dei relatori e della Commissione riunite Giustizia e Affari sociali, una vera e propria norma ammazza web, che riguarda anche e soprattutto ogni maggiorenne che si affaccia alla rete internet.

E sì, perché diversamente dalla disposizione originaria approvata anche dal Senato, che era incentrata principalmente sulla tutela del minore, il testo uscito il 27 luglio,  è stato completamente stravolto, divenendo una norma repressiva sul web a tutti gli effetti.

Ma quante cose interessanti stanno succedendo, dopo lo shock della Brexit. Una delle più interessanti è che di colpo i giornalisti europei hanno scoperto quale possa essere l'effetto negativo delle bugie.

Ad esempio, i giornali inglesi hanno lamentato la falsa promessa di Boris Johnson che, in caso di vittoria del sì, il numero di immigrati presenti in Gran Bretagna si sarebbe ridotto di 350.000 unità. Cifra assolutamente campata in aria, ovviamente, che ora viene usata per accusare il vincitore Johnson di "aver mentito alla nazione".

Un'altra accusa viene rivolta all'altro vincitore del referendum, Nigel Farage, il quale avrebbe falsamente promesso che i soldi che la Gran Bretagna versava all'Unione Europea verranno ora investiti nel servizio sanitario nazionale. Ora Farage fa retromarcia, e viene accusato di aver mentito alla nazione.

di Il Proiezionista

Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie (Dawn of the Planet of the Apes - 2014)

GIUDIZIO: Imbarazzante

In due parole: Tripudio del surrealismo e del trash nonsense. Dialoghi esilaranti che sembrano scritti da Mel Brooks su una sceneggiatura composta da spezzoni casuali estratti a sorte con i dadi.

RECENSIONE

Una serie di notiziari e una carellata su Google Earth ci informano che un virus nato in laboratorio da un farmaco testato sulle scimmie ha praticamente decimato l'umanità.

Pioggia battente nel bosco, un primissimo piano della scimmiesca espressione renziana dopo che finalmente gli è stato consegnato uno scatolone di avvisi di garanzia.

Carellata indietro, era soltanto un sogno, la scimmia non è Renzi, è una vera scimmia (che poi è la stessa cosa) e sembra incazzata.

Volando tra gli alberi come Tarzan, arriva un'altra scimmia che alza una mano, sottotitolo: “Cesare”, poi indica un punto, altro sottotitolo: “Sono vicini”. Cesare fa un gesto con il braccio che a casa mia vuol dire: “andiamo”, ma viene tradotto con: “Koba” (il luogotenente di Cesare).

Sembra che qualcosa stia cambiando nell'atteggiamento del mainstream: Giulietto Chiesa intervistato - per la prima volta - senza contraddittorio.

La trasmissione rivela anche il meccanismo spudorarto con cui le lobby cercano di condizionare il voto degli europarlamentari.

Fonte Pandora TV

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