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IL CASO LUTTWAK. Invito a un fragoroso... silenzio. 20. 11. 03 – Questo caso (noto più o meno a tutti) rappresenta forse la prima volta, da quando è nato Internet, in cui i siti di libera informazione rischiano di incontrare una ostilità effettiva da parte di chi controlla l’informazione ufficiale. Questa riflessione però - paradossalmente - è un invito a non protestare, ed ha come unico interesse la protezione ultima di questo prezioso mezzo, dalla diffusione del quale sono convinto dipenderà il futuro di intere generazioni. Per la prima volta nella storia, infatti, l’informazione sfugge completamente al controllo di chi detiene il potere, e qualcuno, come dimostra il caso in questione, deve aver iniziato ad accorgersi del potenziale devastante che ciò può rappresentare. Brevemente, i fatti: durante la trasmissione di Bruno Vespa, ed in presenza del ministro Frattini, un certo Edward Luttwak ha apertamente accusato alcuni siti, indicandoli per nome, di aver svolto una non meglio identificata propaganda “antinazionale” in occasione dei fatti di Nassirya. Sono subito seguite, rumorose quanto prevedibili, le reazioni di alcuni politici che hanno immediatamemnto parlato di eventuali forme di “oscuramento”. Tutto questo ha provocato una legittima reazione, da parte dei diretti interessati, che si è concretizzata nella dichiarazione di riserva di ricorso a vie legali, e in un appello circolato in rete, riassunto dalla frase “se non reagiamo immediatamente, il rischio è che da qui a pochi mesi nessuno, in questo paese, possa esprimersi più.” Come dicevamo infatti, si è anche diffusa, fra gli altri siti di libera informazione, una certa preoccupazione che le frasi di tali politici si possano tradurre in realtà. Fin qui i fatti principali. Segue il mio ragionamento. Innanzitutto, per quanto ignobili, non ritengo che le frasi di Luttwak avessero un reale valore di accusa, anche se così sono suonate ai più, ma piuttosto quello di una ben più miseranda provocazione. Ritengo infatti che lo scopo ultimo dell’ “attentato” televisivo non fosse quello di “oscurare” alcunchè – per quanto questo sia ovviamente il desiderio nascosto di chi vi è dietro - ma di criminalizzare, lentamente e sistematicamente, la libera informazione, agli occhi di quello stesso pubblico che potrebbe un giorno volervi accedere in numeri significativi. E’ stato quindi un sottile tentativo di medicina preventiva, travestito da grossolano rimedio curativo. Ma la vistosa siringa, in realtà, voleva solo stanare il paziente da sotto le coperte. Mi spiego. Quando un Luttwak è costretto a dire “Un amico qui a Roma che ha un figlio ragazzino che guarda in Internet ha fatto presente che ci sono siti italiani che... “ significa che in realtà non ha in mano nemmeno una coppia di fanti sgualciti per giocare la partita. Lo stesso balletto sulla corda, seguito fra Vespa, Frattini e Luttwak, sul “c’erano, non ci sono più, li hanno tolti ma io non li ho visti” non farebbe che confermarlo. Se si analizza con freddezza l’estratto della trasmissione (accluso in coda), non c’è una sola affermazione di accusa diretta, e anche quando Vespa cuce faticosamente sulle labbra di governo una frase che non vuole uscire a nessun costo (“Cioè dei siti che incitavano ad andare in Iraq a fare la guerra e ad attaccare anche gli italiani?”), il saggio ministro si guarda bene dal confermarla, rispondendo con leopardiana vaghezza “Ce ne sono anche altri. Purtroppo ce ne sono anche altri...” Come ministro delle comunicazioni sarebbe particolarmente disattento, se non si fosse accorto che quella di Vespa era una domanda precisa, che richiedeva un chiaro sì o no. (Tutto ciò non diminuisce in alcun modo lo squallore dell’ operazione, ripeto. Ma conferma che di vera accusa in realtà non si sia trattato, tant’è che al massimo si potrebbe ora chiamare a risponderne - guarda caso - un ragazzino minorenne!) Ecco come l'unica possibilità, per chi vuole colpire la libera informazione, ma non ha elementi concreti per farlo, diventa quella di attrarti in un territorio dal quale alla fine tu esca sconfitto... per il semplice fatto di esserci entrato: il territorio, ormai senza più regole e confini, del “dibattito nazionale”. Cosa hanno fatto, cioè, questi signori? Hanno lanciato il sasso e nascosto la mano, nella speranza che succedesse qualcosa. E purtroppo temo che i diretti interessati abbiano “abboccato” , reagendo come hanno fatto (nessuna cattiveria nel dirlo, sia chiaro: ci sarei cascato anch’io come un pollo, in una situazione simile, proprio come ci è ”cascato” Furio Colombo, dopotutto, nel recente caso Ferrara-Unità). Con tale reazione altisonante (per quanto giustissima), non si farebbe che spianare la strada ad un dibattito a tutto campo sulla effettiva “criminosità” di “questi strani siti antinazionalistici”. Me la posso già vedere, l’abbuffata di tavole rotonde, quadrate e rettangolari, dove alla fine ovviamente non si concluderebbe un bel nulla, ma si lascerebbe nello spettatore – già inebetito sul limite del non-ritorno – la sensazione difficilmente reversibile di un “qualcosa di sporco” collegato alla libera informazione. Se permettete, faccio un esempio “da cortile”: se io alla riunione di condominio accuso la vicina di essere una gran puttana, in base a quello che l’amico del piano di sopra mi ha detto di aver sentito dal figlio minorenne, o lei si fa una gran bella risata (esteriore, se non altro), e la cosa più o meno finisce lì, oppure si indegna si intigna e si incagna, dando così vita ad un tormentone che coinvolge l'intero vicinato, si trascina per settimane, e si conclude solo quando lei sia riuscita a provare come l'accusa fosse infondata. Ma a quel punto, il sospetto che lei sia davvero una puttana, alla gente non glielo leva più nessuno. Ecco, questo è quello che vogliono in realtà coloro che hanno mandato Luttwak in avanscoperta, poichè sanno benissimo che è l’unico risultato in cui potrebbero mai sperare, dopo aver creato un “caso internet” che per ora non esiste affatto. A chi teme “oscuramenti” o cose del genere, non dico certo di rilassarsi: qualche “vittima” ci sarà di certo, prima o poi, ma come strategia di fondo quella sarebbe semplicemente folle da seguire, perchè per ogni sito che riesci a chiudere se ne aprirebbero subito altri tre. (Oggi, se solo hai centomila lire da buttare e una linea telefonica che ti avanza, ti più fare un sito alle Azzorre, uno in Canada e uno in Polinesia nell’arco di una sola puntata di “Porta a Porta” ). Ecco perchè ritengo che la parola “oscuramento” sia stata usata solo come “esca”, per provocare “lo sdegno” (e infatti ha funzionato), quando in realtà l’obbiettivo era di screditare la libera informazione alla radice, in quanto tale. Sta quindi a noi impedire che ciò avvenga, evitando accuratamente di contribuire alla nascita di un dibattito a senso unico, che si concluderebbe sicuramente come non vogliamo. Purtroppo, inoltre, “reclamare” oggi (lo dico in senso nobile, sia chiaro), non ha più il senso che poteva avere anche solo un paio d’anni fa. Fino ad allora, bene o male, il corriere era Il Corriere, raiuno erano RaiUno e raitre era Raitre (tutto è relativo, si sa), e si poteva anche pensare ad un dibattito pubblico sostanzialmente corretto, e quindi in qualche modo efficace. Ma nel momento in cui manca quel parametro comune da un lato, e dall’altro l’attenzione della gente è stata stemperata a livelli vergognosi, mi domando ormai PER CHI la si farebbe mai, questa protesta? Vogliamo davvero credere che oggi basti dire “ma io qui denuncio tutti”, per sensibilizzare in qualche modo il fratello d’Italia un pò assopito? O si farebbe piuttosto il gioco dell’avversario, che non vede l’ora di tirare tutta l’acqua che c’è al suo mulino, visto che controlla lui tutti i media più importanti? Tutti, appunto, meno uno. Ed è per quello che noi dobbiamo sforzarci in tutti i modi di mantenere l’ambiente al riparo da qualunque tentativo di inquinamento. Anche se sappiamo benissimo quanto sia difficile mandare giù senza reagire apertamente*, di fronte a provocazioni di tale bassezza, dobbiamo semplicemente continuare a fare quello che facciamo, nel rispetto delle regole, senza offendere gratuitamente nessuno, e senza compiere alcuna azione che ti possa in alcun modo mettere al di fuori della legge. Ma offrire pubblicamente la propria carne all’olocausto, in un momento in cui il sacerdote ne reclama in gran quantità, sarebbe proprio l’errore di cui l’avversario ha così disperatamente bisogno. * Resta un sacrosanto diritto – e dovere – da parte di chi è stato diffamato di fare causa e chiedere risarcimento adeguato. Ma ciò lo si può fare benissimo in silenzio, riservandosi casomai il piacere di annunciare un giorno al mondo di aver vinto una causa di cui ormai non si ricordava più nessuno. Se si seguisse questa strada, sono convinto, non sarebbe certo il Luttwak di turno ad annunciare ai media che è stato denunciato per diffamazione da chissachì. (Parimenti, suggerisco di diffidare da chi ti aizza a reagire oltre il limite del ragionevole, facendo leva sul tuo orgoglio ferito, senza però saperne argomentare con chiarezza la necessità. Chiunque esso sia). Massimo Mazzucco *** Ecco la trascrizione delle affermazioni di Luttwak a "Porta a Porta" di mercoledì 12 novembre (da NMM). Fra le parentesi quadre, i miei commenti personali. *** Edward Luttwak: “Un amico qui a Roma che ha un figlio ragazzino che guarda in Internet ha fatto presente che ci sono siti italiani fatti da italiani che parlano di resistenza e incoraggiano aizzano attacchi contro la coalizione. C’è un Arabmonitor.info… parole inglesi ma fatto ad Assisi da qualche parte.” [Ha detto “guarda in internet” come se si trattasse di dare ogni tanto un’occhiata nella latrina giù in cortile]. Bruno Vespa: “In lingua italiana o in lingua inglese?” Luttwak: “in lingua italianissima. Ci sono Nuovimedia… Nuovimondimedia.it, Informationguerrilla.org. Questi dicono ‘andate in Iraq, lottate, uccidete la coalizione e gli italiani’”. [Sarà anche il “ragazzino” che ci guarda, ma lui le URL se le ricorda tutte benissimo, con tanto di estensione corretta!] Vespa: “Luttwak, abbiamo cliccato non è venuto niente” [Ma perchè, Vespa lo sapeva già? La cosa era forse concordata?] Luttwak: “Eh?” Vespa: “I miei dicono che abbiamo cliccato e non è venuto niente” Luttwak: “No, no, oggi (12 novembre, ndr)… quello…” Franco Frattini: “Sono scomparsi” [Anche lui lo sapeva già! Ma allora non sono più “interviste” queste, sono comizi!] Luttwak: “Sono scomparsi, sono tolti tutt’oggi… ieri, se loro guardano ieri li troveranno perché il ragazzino di sedici anni li ha trovati” [Ma quanto insiste sul fatto che è minorenne?] Vespa: “Speriamo li trovino anche i nostri servizi di sicurezza” Luttwak: “Quindi spero bene che… io credo che essere antiamericani… ma aizzare no” Vespa a Frattini: “Conferma?” Frattini: “C’erano certo” Vespa: “C’erano?” Frattini: “Ma li hanno cancellati, sono scomparsi” [E nessuno si è preoccupato di fare almeno un grab della schermata? Come mai?] Vespa: “No, scusi eh, prima che li cancellassero esistevano? Lei testimonia che esistevano?” [Tanto per nascondere chi davvero conduca il gioco]. Frattini: “Io non li ho guardati…”[Prima ha detto “C’erano, certo”, ma ora fa capire che gli è stato detto. Ma quando Vespa glielo vuole far confermare....]. Vespa: “Ma le hanno detto che esistevano?” Frattini: “Ma noi sapevamo che esistevano” [... non ha nemmeno il coraggio di fare quello!] Vespa: “Cioè dei siti che incitavano ad andare in Iraq a fare la guerra e ad attaccare anche gli italiani?” Frattini: “Ce ne sono anche altri. Purtroppo ce ne sono anche altri. Ce ne sono alcuni dove ci sono una sorta di videogiochi in cui vince chi uccide un’altra persona, eh!” [E qui un Leopardi, di fronte alla vaghezza della risposta del ministro, meriterebbe il Nobel per l’invenzione del microscopio elettronico].

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