Italian English French German Portuguese Russian Spanish

Forum

Commenti Recenti

rss

Ma che bello iniziare il 2017 con la notizia di un nuovo attentato. Nemmeno il tempo di digerire il cenone di ieri sera, e siamo qui di nuovo a fare i conti con decine di morti e mandanti misteriosi. O meglio, i "soliti" mandanti misteriosi. Perchè di quello si tratta. E' come se qualcuno ci volesse ricordare che l'anno scorso è finito, ma che le nostre paure dovranno continuare anche in quello nuovo.

Ovviamente l'instabilità in medio oriente continua ad esistere, e quindi è anche logico che la Turchia, che è al centro di questa instabilità, debba subirne le conseguenze.

Ucciso in Italia Anis Amri. Era lui il killer di Berlino?

Se i padrini mondiali del terrorismo avevano fatto un esperimento - come molti hanno suggerito - "per vedere che cosa succede ad ammazzare un prete in chiesa", hanno avuto la loro risposta, e non è stata per loro positiva: il trucco non ha funzionato, e il sistema ha fatto cortocircuito.

Prima di veder scatenare una guerra di religione a tutto campo, infatti, i leader religiosi delle due comunità hanno fatto un passo storico, portando ad un risultato fino a ieri impensabile: musulmani che vengono a pregare insieme ai cristiani nelle chiese cattoliche, in Francia come in Italia.

Il via alla reazione lo aveva dato il Papa qualche giorno fa, quando ha respinto chiaramente il concetto di "guerra di religioni". Da quelle dichiarazioni ad estendere l'invito ai musulmani di venire in chiesa il passo è stato breve. E per fortuna questi hanno accettato, perchè ormai eravamo arrivati ad un punto in cui l'intero Islam stava per essere criminalizzato a livello globale.

Sono giorni confusi, anche perchè insieme alla moltitudine di attentati e mini-attentati che si stanno susseguendo, i media continuano ad indirizzare la nostra attenzione verso gli assassini, e mai verso i possibili mandanti. E così ci perdiamo tutti a discutere se un attentatore fosse stato "radicalizzato" di recente oppure no, dove avesse passato le ultime settimane, che cosa abbia detto di preciso durante l'attentato, eccetera. Non dovremmo invece dimenticare che gli assassini si possono programmare con grande facilità, rendendoli dei semplici strumenti al servizio di giochi molto più grandi e complicati di loro. E se quello che vedrete è stato possibile 50 anni fa, provate solo ad immaginare quello che è possibile fare oggi, con le nuove tecniche di condizionamento mentale.

 

Il prete sgozzato. Perfetta immagine della "guerra di religioni". Siamo tornati ai tempi del Medio Evo. Ora i nostri Crociati possono partire senza più nessun ritegno.

(Gli utenti possono commentare).

Il terrorismo mondiale negli ultimi 15 anni sembra essersi articolato in tre fasi diverse.

La prima fase è stata quella in cui si è voluto creare il nuovo brand internazionale del cosiddetto "terrorismo islamico". L'evento madre ovviamente è stato l'11 settembre, il quale a sua volta era stato ottimamente preparato dalla false flag del primo attentato alle torri gemelle, otto anni prima. Una volta che i media mondiali si sono bevuti la messinscena dell'11 settembre, è stato universalmente stabilito che il terrorismo islamico esisteva, e da quel giorno tutta la geopolitica mondiale ha cominciato a ruotare intorno a questa nuova realtà, con le invasioni dell'Afghanistan e dell'Iraq a farla ovviamente da protagoniste.

Poi è arrivato l'attentato di Londra del 2005, e con questa terza false flag clamorosa è stato stabilito non soltanto che il terrorismo islamico esisteva, ma che avrebbe potuto continuare a colpirci in ogni momento, in ogni parte del mondo. Grazie a questo, i vari governi occidentali hanno ottenuto di poter dare numerosi giri di vite ai diritti civili dei propri cittadini. Questo ha portato alla chiusura della prima fase.

Nella seconda fase i grandi burattinai del terrorismo mondiale hanno iniziato a godere dei frutti di ciò che avevano seminato. [...]

Attentato di Monaco - Gli utenti possono commentare.

Nell'articolo intitolato "Francia sempre nel mirino", pubblicato il 1° di giugno, avevamo riportato due notizie. La prima era: "I leader palestinesi vogliono che la Nato sostituisca l'esercito israeliano in Cisgiordania, per raggiungere un accordo di pace durevole con Israele nella soluzione a due Stati. La Francia sta cercando di creare un supporto internazionale che porti ad una conferenza dopo il fallimento dei negoziati condotti dagli Stati Uniti. [...] Il mese scorso i palestinesi hanno accolto con favore l'iniziativa francese di tenere una conferenza internazionale che faccia ripartire il processo di pace fra le due parti. Ma il primo ministro Netanyahu ha respinto l'iniziativa francese, dicendo che "il modo migliore per risolvere il conflitto fra Israele e palestinesi è attraverso negoziati diretti bilaterali".

La seconda notizia era: "Il ministero degli esteri americano ha emesso una allerta per "possibili attacchi terroristici" per gli americani che prevedono di recarsi in Europa per eventi come gli europei di calcio 2016."

Non lo hanno fatto durante gli europei (troppo prevedibile) ma hanno aspettato qualche giorno in più, per la festa nazionale francese.

Chissà che fine farà, adesso, la conferenza internazionale voluta da Hollande.

di Maurizio Blondet

Stavolta non c’è  dubbio alcuno: a compiere il massacro di Dhakka è stato l’IS.  Quello  vero. Quello che pubblica la rivista DABIQ, patinata, hollywoodiana, tutta in inglese:  che infatti ha pubblicato le foto dei morti ammazzati, di cui nove italiani e 7 giapponesi  – il che vuol dire che  lo IS  era lì coi suoi inviati.  Non c’è dubbio che è stato lo IS: lo assevera Rita Katz, unica fonte che l’ANSA adotta come certa, diramando addirittura le foto con il logo del SITE, la ditta Katz.  Il capo  dell’IS in Bangladesh è uno nato nell’Ontario, Canada.

Solo  il governo del Bangladesh, come hanno rilevato  i nostri media con giusta riprovazione, insiste a dire che l’IS non c’è nel paese, e che si tratta di avversari interni e  internazionali.   Ha  addirittura imbastito una polemica con Rita Katz, che è sempre la prima a pubblicare le foto dei morti ammazzati  dell’IS da quado detto IS è in Bangladesh; e Rita Katz  ha risposto per le rime, come si evince da questo comunicato.

Se avete commenti/aggiornamenti sull'attentato all'aeroporto di Istanbul potete postarli qui.

Quando avanzi una proposta di budget per un'agenzia di pubblica sicurezza, un'agenzia di intelligence, non chiedi i soldi dicendo "Abbiamo vinto la guerra al terrore e tutto va bene", perché per prima cosa ti dimezzerebbero il budget. Hai presente il motto di Jesse Jackson, "Mantieni viva la speranza"? Ecco, per me è il contrario: "Mantieni viva la paura". Mantienila viva. (Thomas Fuentes, ex dirigente FBI)

In allegato a questa riflessione mi piace proporre ai lettori più pazienti il testo da me tradotto di un'inchiesta condotta dal giornalista investigativo americano Trevor Aaronson alla fine del 2011.

L'articolo è uno dei tanti (recentemente è uscito anche un documentario) in cui si descrive come l'FBI, nel condurre le proprie attività di contrasto al terrorismo islamico sul territorio degli Stati Uniti d'America, crei ad arte queste minacce selezionando, istruendo, armando e finanziando i soggetti che succesivamente si vanterà di avere arrestato.

In sintesi, funziona così. Gli agenti federali reclutano un "informatore", preferibilmente di origini mediorientali e con carichi penali pendenti, in modo da poterlo ricattare qualora non collaborasse, e lo infiltrano in una comunità islamica con l'incarico di fingersi membro di un'organizzazione terroristica e individuare soggetti poveri, disadattati e/o psicolabili ai quali proporre un attentato. Grazie al supporto logistico e finanziario prestato dall'FBI, l'infiltrato fornisce al suo pupillo denaro, armi ed esplosivi, gli suggerisce un piano e lo mette in condizione di realizzarlo rimuovendo ogni eventuale ostacolo alla sua attuazione.

Per migliorare il nostro servizio, la tua esperienza di navigazione e la fruizione pubblicitaria questo sito web utilizza i cookie (proprietari e di terze parti). Per maggiori informazioni (ad esempio su come disabilitarli) leggi la nostra Cookies Policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. INFO