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L'altra sera a Bordernights ho criticato i 5 Stelle per la loro svolta atlantista, e più in generale per un atteggiamento fin troppo rassicurante verso i poteri forti. A quel punto Paolo Franceschetti e Fabio Frabetti - praticamente in coro - mi hanno detto: "Massimo, noi però te l'avevamo detto".

A questo punto è nata la discussione: che la svolta istituzionale dei 5 Stelle ci sia stata, nessuno lo mette in dubbio. La domanda è se questo fosse stato previsto sin dall'inizio (tesi di Franceschetti/Frabetti), oppure se i 5 stelle abbiano semplicemente dovuto cambiare rotta man mano che si avvicinavamo alle stanze del potere (mia tesi).

Da oggi Luigi di Maio si gioca la partita della sua vita. Si trova infatti in una situazione unica, e per lui certamente irripetibile: ha in mano il pallino per i giochi di governo, ma non ha la forza di imporre nessuna soluzione particolare. Può solo giocare di rimessa, dichiarando in anticipo la propria posizione, per poi aspettare che siano gli altri a decidere.

Già ha detto che o lui sarà premier, oppure di 5 Stelle al governo non se ne parla. Questa è stata una mossa molto azzardata, perchè Di Maio è già al secondo mandato, quindi se la palla non gli va in buca stavolta, per lui il sogno di una premiership è bruciato per sempre.

Ma ha anche detto che non andrà mai al governo insieme a Berlusconi: quindi, o il centrodestra si spacca, e Di Maio fa un governo con la Lega, oppure anche in questo caso salta tutto. Ma difficilmente Berlusconi permetterebbe a Salvini di andare al governo senza di lui, ricattandolo in ogni modo possibile dai banchi del Senato. (Oltre ad avere la presidenza in mano, almeno metà dei senatori leghisti sono pro-Berlusconi).

Sarò ingenuo, ma io godo come un matto nel vedere i due fautori del tentato inciucio ritrovarsi oggi con un pugno di mosche in mano.

Uno costretto a dimettersi nell'ignominia della sconfitta, l'altro costretto dal suo "alleato di minoranza" ad ingoiarsi un rospo largo quanto Paolo Romani.

La mossa di ieri sera da parte di Salvini (votare Bernini) è stata geniale per sbloccare lo stallo a destra, mentre sentire a sinistra Martina che piagnucola per "il metodo" seguito mi fa godere ancora di più. E vedere un ortodosso dei 5 Stelle come Fico eletto a gestire la Camera dei Deputati di certo non riesce a farmi dispiacere.

Che volete che vi dica? Oggi gira così.

A voi lo spazio per commentare.

Massimo Mazzucco

A due settimane dalle elezioni, ci ritroviamo esattamente nella situazione che molti avevano previsto: l'assoluta impossibilità matematica di formare un governo. Con una differenza però, rispetto a chi aveva furbescamente proposto questa legge: che Berlusconi e Renzi non possono fare l'inciucio, perchè insieme arrivano a malapena al 32%, ovvero la stessa percentuale ottenuta dai 5 Stelle da soli.

E' fallito quindi il piano originario di mettere da parte i 5 Stelle, formando una maggioranza "trasversale" FI-PD.

Ed ora, colmo dell'ironia, gli unici che potrebbero fare un governo sono proprio quelli che nel piano originario sarebbero stati esclusi, cioè la Lega da un lato, e gli stessi 5 Stelle dall'altro.

Questo thread è chiuso. Per un paio di giorni non ci saranno altri articoli.

***

1 - La vittoria 5 stelle

La svolta "democristiana" e tranquillizzatrice dei 5 stelle - almeno in termini di numeri - ha pagato. Dopo aver fluttuato per un paio di anni fra il 26 e il 28%, alla campanella dell'ultimo giro i 5 stelle hanno allungato il passo, e sono arrivati a sfiorare il 32 per cento. E si capisce dall'espressione di Grillo e di Di Maio che di più non era umanamente possibile, nella situazione odierna. Oltre alla svolta tranquillizzatrice, ha contribuito certamente anche il fatto di aver presentato il potenziale governo prima delle elezioni: questa "chiarezza di intenti", contrapposta alla fumosità di alleanze poco chiare o addirittura trasversali, ha sicuramente convinto una parte degli indecisi ad appoggiare i 5 stelle.

Ora restano da vedere due cose: che questo successo non si trasformi nella classica vittoria di Pirro - nel senso che i 5 stelle non riescano comunque a formare governi di alcun tipo, restando condannati in eterno all'opposizione - e che l'aver tradito alcuni dei propri ideali fondanti non segni di fatto l'inizio di una "normalizzazione" che li porti veramente a diventare, entro poco tempo, "un partito come tutti gli altri". (Poco ce ne facciamo di un movimento che non voglia realmente affrontare di petto i principali problemi del paese, cioè mafia, clientelismo e corruzione).

di Fulvio Grimaldi

Che questo fosse uno Stato in mano a briganti, ladri, corrotti, sociocidi, vendipatria, bari e tecno-bio-fascisti lo si sapeva. Lo si sapeva, misurando a spanne, più o meno da quando Togliatti, ministro della Giustizia, in perfetta sintonia con la pugnalata alle spalle di Yalta, decretò l’amnistia per tutto l’apparato amministrativo fascista. Ma lo si sospettava fin da quando, nel 1943, l’invasore Usa si accordò con la mafia per la risalita della penisola dalla Sicilia, garantendo in cambio una perenne coabitazione tra criminalità organizzata e classe dirigente al governo del paese sotto tutela USA, tramite Lucky Luciano, Salvatore Giuliano, “Gladio”, Cia, Pentagono, Goldman Sachs (per dire Rothschild e tutto il cucuzzaro di Wall Street) e poi UE.

Da De Gasperi a Berlinguer, passando per puntelli minori, liberale, repubblicano, socialdemocratico e i radicali in funzione di mosca cocchiera, fino all’attuale cosca renzusconiana, il maficapitalismo italiota ha attraversato solo due crisi. Una minore, provocata dai sussulti autonomisti del capo-ladrone Craxi, del tutto velleitaria per i troppi scheletri nell’armadio del soggetto, e una maggiore, quando dal 1968 al 1977 una generazione traversale e interclassista rivoluzionaria riuscì a imporre le uniche riforme di civiltà e progresso dal dopoguerra ad oggi. A questo tentativo fu posto fine mediante la militarizzazione del conflitto (terrorismo, strategia della tensione, organizzazioni armate) gestita da elementi atlantisti interni ed esterni precedentemente citati.

Stupisce l'importanza che viene data dai media nazionali alla questione dei rimborsi mancati dei 5 stelle.

In un paese normale, la grossa notizia dovrebbe essere che un gruppo di parlamentari si taglia volontariamente lo stipendio da 5 anni, rinunciando a succose cifre con diversi zeri per dare un esempio concreto delle loro buone intenzioni e della loro credibilità.

Invece questo fatto è stato clamorosamente trascurato dai media nazionali per quasi cinque anni. Salvo diventare un argomento di primo piano, nel momento in cui si scopre che non tutti i parlamentari 5 stelle hanno osservato questa regola.

In altre parole: il fatto in sè non fa notizia, la sua eccezione sì. Perchè?

Ormai le vicende di Macerata sono uscite dall'ambito del singolo evento criminale, per diventare materia di contesa a livello nazionale. La sinistra intona il solito stucchevole cantico "contro ogni fascismo", la destra accusa la sinistra di essere lei la responsabile della situazione di intolleranza che si sta venendo a creare nel paese contro gli immigrati.

Ma a chi conviene di più questa strumentalizzazione degli eventi di Macerata? Alla destra salviniana, che cavalca l'esasperazione ormai diffusa del popolo italiano verso l'ondata migratoria, o alla sinistra boldriniana, che cavalca invece la ben nota retorica dell'antifascismo?

Da un po' di tempo mi stavo domandando che cosa sia esattamente che manca ai 5 Stelle per renderli definitivamente vincenti nel panorama politico italiano. Pensavo - fino a ieri - che stessero semplicemente pagando la loro ambiguità su temi di importanza fondamentale, come l'euro piuttosto che non i vaccini. Ma questo argomento non mi bastava per trovare la risposta che cercavo. C'è qualcosa di più - mi dicevo - qualcosa che mi sfugge, che gli impedisce di essere assolutamente convincenti a livello umano prima ancora che politico. Poi oggi mi sono imbattuto in questo simpatico "teatrino" fra Diego Fusaro e Marcello Foa, presentato da Messora, e di colpo mi è scattato un lampo nel cervello.

Sono solo io ad aver avuto quel lampo?

Massimo Mazzucco

Appello del Dott. Dario Miedico, il dottore radiato di recente dall'Ordine dei Medici per le sue posizioni critiche sulla sicurezza dei vaccini.

Comincio ad avere la sensazione che per le elezioni del 4 di marzo non ci sarà nessuna campagna elettorale.

Bene o male nel 2013 la campagna elettorale ci fu: si usciva dal governo "tecnico" di Monti, e c'era una certa voglia da parte dei partiti di riprendersi ciascuno il proprio territorio elettorale. Bene o male sentivi parlare di programmi, con la destra e la sinistra che almeno fingevano di contrapporsi su alcuni temi precisi. E poi ci fu il ciclone di Beppe Grillo, che con lo "tsunami tour" infiammò le piazze d'Italia, e portò improvvisamente al 25% un movimento che prima solo pochi conoscevano.

Questa volta invece sembra tutto già deciso. Il centro-destra discute soltanto al suo interno, per la leadership della coalizione. Il centro-sinistra discute soltanto al suo interno, per la mancata leadership della non-coalizione. Centro-destra e centro-sinistra poi attaccano i 5 stelle, consapevoli che siano loro la prima forza d'Italia.

Ma nessuno fa più politica. Nemmeno per finta.

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