Ci si interroga sulla recente "svolta" sul "caso Sigonella", l'utilizzo della cui base militare è stato oggi interdetto agli Stati Uniti dal ministro della Difesa Guido Crosetto. A porre dubbi legittimi non è solo il tempismo con cui le istituzioni italiane hanno scelto di agire - dopo cioè settimane di interrogazioni e mozioni sollevate dalle opposizioni per fare luce sui motivi e sulla natura dell'anomalo traffico aereo che da giorni si registrava sui cieli siciliani. Ma il fatto stesso che il Governo sia intervenuto "a conti fatti", quando cioè bombardieri Usa fossero già in volo verso Sigonella senza che gli stessi vertici militari italiani ne fossero al corrente.
È proprio questo l'aspetto più "grottesco" e "preoccupante" della vicenda: da un lato il Governo italiano che, il 4 Marzo scorso, assicurava come non vi fosse stata "richiesta" di utilizzo di installazioni militari sul territorio nostrano. Dall'altro, l'evidenza - confermata oggi con la mossa risolutiva di Crosetto - che quell'uso c'è stato eccome, e non si è limitato ad "attività di rifornimento, logistica e sorveglianza aerea" ma si è spinto ad assetti bellici, con l'utilizzo di bombardieri Usa. Proprio di questi velivoli armati Crosetto sarebbe venuto a conoscenza dal Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano, a sua volta informato dallo Stato Maggiore dell'Aeronautica.
Sono iniziate a New York le fasi preliminari del processo a Nicholas Maduro.
Le accuse sono:
- Cospirazione di narcoterrorismo
- Cospirazione per importare cocaina negli Stati Uniti
- Reati legati al possesso e cospirazione per possesso di armi (mitragliatrici e dispositivi distruttivi).
La procedura si è subito impantanata, perchè Maduro ha dichiarato di non disporre di fondi personali per pagarsi gli avvocati della difesa, e ha chiesto che sia il governo venezuelano a farlo. Ma il giudice distrettuale, Hellerstein, ha negato a Maduro questa possibilità.
Il caos nel Golfo Persico ha fatto saltare i piani russofobi della Commissione Europea. La tanto attesa proposta per rendere permanente e definitivo il masochistico divieto alle importazioni di petrolio russo, inizialmente in programma per il 15 aprile, è stata rinviata a data da destinarsi. A confermarlo è l'agenda legislativa aggiornata dell'Unione, mentre a Bruxelles si fatica a trovare una data per il nuovo lancio.
Il rinvio, spiegano fonti europee citate da Reuters, non equivale a una cancellazione. Il testo resta in cantiere, ma la sua presentazione è stata accantonata in considerazione degli "attuali eventi geopolitici". Una formula diplomatica che cela una realtà molto concreta: il mercato globale del petrolio sta attraversando quella che l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha definito "la più grande perturbazione dell'offerta della storia".
di Pino Arlacchi
Non è in corso in Medioriente solo una guerra di aerei, missili, bombe e droni dai tempi lunghi e dall’esito confuso.
Un’altra guerra, molto più vasta e dall’esito già chiaro, cammina in parallelo. È la guerra contro il petrodollaro, la cui posta è la sopravvivenza dell’ordine finanziario globale basato sulla valuta americana. Questi ayatollah saranno certo sporchi, brutti e cattivi, ma stanno attuando una strategia di formidabile impatto contro il cuore del potere americano sul mondo, accelerando cambiamenti epocali che ribollono da tempo sottotraccia.
L’Iran è consapevole dell’inferiorità militare convenzionale rispetto alla superpotenza atlantica, e ha scelto di non contrastarla aereo contro aereo, nave contro nave, bomba contro bomba. Teheran non punta a vincere sul campo di battaglia. Ha sviluppato una strategia asimmetrica rivolta a colpire il nocciolo duro del capitalismo finanziario globalizzato: il petrodollaro. La ricchezza generata dal petrolio pagato in dollari, e investita nel sistema finanziario mondiale controllato da Wall Street e Tesoro Usa.
Donald Trump continua ad inanellare un errore dietro l’altro, e purtroppo la sua infinita presunzione gli impedisce di riconoscerli come tali. Questo non può che portarlo a commettere altri errori, concatenati ai precedenti.
Primo errore: fidarsi di Netanyahu
La grandezza di Netanyahu è stata quella di illudere Donald Trump di essere in qualche modo “soci alla pari” nelle operazioni in Medio Oriente. In realtà Netanyahu ha saputo sfruttare in pieno l’ego ipertrofico di Trump, convincendolo a fare una guerra da cui Israele è l’unica che può trarre un vantaggio reale.
Vedere Netanyahu che usciva ogni volta dallo studio ovale con quel sorrisetto sornione sulle labbra, la dice lunga sulla sua capacità di manipolare Donald Trump. Per chi ne volesse una dimostrazione plastica, basta andare a rivedere le immagini del pranzo ufficiale nel quale Netanyahu presentava pomposamente la lettera di candidatura di Donald Trump a Nobel per la pace. Un modo plateale per soddisfare pubblicamente la vanagloria del Presidente, prendendolo contemporaneamente in giro con una “candidatura” che non aveva alcun valore reale.
Netanyahu gli ha detto “Sei tu il più bello del reame” e lui, come un bimbo di otto anni, ci ha creduto. E ora, mentre Bibi si sfrega le mani, lui si trova impantanato in una guerra dalla quale non sa più come uscire.
Il Vecchio Continente scopre il prezzo della sua sudditanza: la guerra voluta dalla coalizione Epstein non è solo un'aggressione all'Iran, ma l'ultimo atto per blindare l'ordine unipolare. E Bruxelles, che ha chiuso con Mosca per obbedienza, oggi paga il conto più caro di tutti.
di Fabrizio Verde
C'è un'ombra che si allunga sul Vecchio Continente e non è solo quella della crisi energetica. Mentre i riflettori dei media occidentali restano puntati sulle presunte "spaccature" interne all'Unione, la tempesta perfetta si sta addensando altrove, e precisamente in Medio Oriente. A lanciare l'allarme, con il tono misurato di chi è abituato a maneggiare miliardi, è il direttore generale del Meccanismo Europeo di Stabilità, Pierre Gramegna. Da Bruxelles, nella grigia routine di una conferenza stampa, ha dipinto uno scenario che farebbe tremare i polsi a qualsiasi analista: la guerra innescata dall'offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele (la coalizione Epstein) contro l'Iran non è solo una tragedia umanitaria, ma sta già riscrivendo le sorti economiche dell'Europa.
di Riccardo Pizzirani
Illustre Presidente del Consiglio:
Sono un cittadino qualunque, e come tale non avrei il diritto di interpellarla direttamente. Vista però la situazione grave che stiamo vivendo, mi permetto di rivolgerle le seguenti domande, che presumo siano di interesse collettivo.
Domanda n° 1: In Medio Oriente ci sono un aggredito e due aggressori: quali sanzioni intende applicare l’Italia contro Stati Uniti e Israele, visto che il suo stesso Ministro della Difesa, in Parlamento, ha definito l’aggressione “al di fuori del diritto internazionale”?
Domanda n° 2: Nello specifico, avete già pianificato il blocco dei conti bancari ed il sequestro degli yacht degli oligarchi statunitensi ed israeliani che si trovano in territorio italiano?
Come ha fatto Israele ad avere la bomba atomica negli anni '60, e perchè ancora oggi non deve sottostare al Trattato Internazionale di Non-Proliferazione Nucleare.
Assedio a Cuba, assedio a Gaza
Le stesse motivazioni genocide dell'assedio israeliano-americano a Gaza sono state imposte per isolare e soffocare Cuba. Gli Stati Uniti hanno vietato l'ingresso di merci a Cuba, imposto un blocco totale del petrolio e aumentano le sanzioni , causando perdite per miliardi di dollari ogni anno, impoverendo il Paese. Mentre soffocano l'infrastruttura di una distribuzione alimentare uniforme ed efficiente a Cuba, gli aiuti statunitensi vengono erogati solo alla Chiesa cattolica e alle ONG sostenute dagli Stati Uniti, specificamente per aggirare la distribuzione attraverso lo Stato. Ciò è inquietantemente coerente con l'orribile e mortale "Gaza Humanitarian Foundation (GHF)" di Stati Uniti e Israele.
A Gaza, hanno imposto un assedio barbaro e totale, hanno rifiutato l'ingresso di qualsiasi merce e aiuto e hanno vietato l'accesso ai gruppi umanitari internazionali per giustificare la fornitura di misere quantità di aiuti da parte dei mercenari statunitensi tra un colpo e l'altro. Stati Uniti e Israele hanno massacrato almeno 2.603 persone e ne hanno ferite altre 19.034 presso i punti di distribuzione della GHF. Non vi è stata alcuna assunzione di responsabilità o azione contro questi barbari campi di sterminio.
di Rameen Siddiqui – Modern Diplomacy
Per la prima volta in più di mezzo secolo, le due maggiori potenze nucleari del mondo opereranno senza limiti reciproci sui loro arsenali a lungo raggio.
Il 5 febbraio 2026 scadrà l'ultimo trattato sul controllo degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia. Non ci sarà alcuna denuncia drammatica, nessun vertice di crisi, nessun negoziato dell'ultimo minuto. Il nuovo trattato START, che dal 2011 ha fissato un limite massimo di 1.550 testate nucleari strategiche per parte, cesserà semplicemente di esistere.
Per la prima volta in oltre mezzo secolo, le due maggiori potenze nucleari del mondo opereranno senza limiti reciproci sui loro arsenali a lungo raggio. E ciò accade non per una scelta politica deliberata, ma per qualcosa di molto più banale: una paralisi politica mascherata da pazienza strategica.
Leggi tutto: Sigonella: sceneggiata all'italiana