Non c’è ministro, deputato o senatore della repubblica italiana che non abbia voluto dire la sua sulla nazionale di calcio.
Matteo Renzi: «La terza eliminazione consecutiva dell’Italia dai mondiali di calcio non è un pesce d’aprile, purtroppo. È il segno del fallimento del calcio italiano. Non capire che per il nostro Paese il pallone non è solamente un divertimento, ma un pezzo di cultura e di identità popolare, è l’errore più grave di una classe dirigente che, in federazione come in alcuni club, pensa di andare avanti tra raccomandazioni e amichettismo.»
Salvatore Caiata (FdI): «una vergogna inaccettabile. Gravina ha rubato un sogno ai nostri giovani».
Una idea semplice, per una modifica costituzionale che proteggerebbe davvero i diritti degli italiani.
La cosa più paradossale di questo referendum è che quasi nessuno ha votato sulla giustizia. Si è votato per decidere se le intenzioni del governo di riformare la giustizia fossero sincere oppure no.
Non sfugge infatti a nessuno che il nostro sistema giuridico sia profondamente malato. Ma quasi nessuno degli italiani era in grado di capire se le riforme proposte lo avrebbero effettivamente migliorato.
Una cosa però gli italiani l’hanno capita: i partiti di governo avevano una voglia matta, quasi sfrenata, di vincere a tutti i costi.
E questo ha fatto aumentare i sospetti.
Pacata discussione fra Alessandro Fusillo (sì) e Franco Fracassi (no) sugli aspetti più importanti della riforma costituzionale. (Se avete poco tempo, andate a 49.50. Si parla della modifica all'Art. 109, che seconde me è il cuore della questione).
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Ricevo un numero sempre crescente di e-mail da parte di persone che mi chiedono cosa votare al referendum. Confesso che la faccenda mi attira molto poco: la vedo più che altro come una resa dei conti fra partiti di destra e magistratura di sinistra, e non riesco ad appassionarmi alla questione. C’è inoltre una enorme mancanza di chiarezza (voluta?) sui cambiamenti effettivi che verrebbero introdotti da questa nuova legge. Per me sono due i punti fondamentali che andrebbero chiariti bene, uno per parte: La tesi della destra sulla “fine delle correnti”, e la tesi della sinistra sulla “magistratura che rischia di finire sotto il controllo della politica”.
Comunicato del Comitato Regionale No MUOS
La frana che in questi giorni ha colpito Niscemi, costringendo all’evacuazione centinaia di persone, non può essere ridotta a un evento meteorologico né archiviata come fatalità.
Niscemi è da anni una cartina di tornasole delle fragilità che possono caratterizzare alcuni territori: spopolamento progressivo, consumo di suolo, abbattimento di alberi, assenza di investimenti produttivi, infrastrutture inesistenti o abbandonate, trasporti precari dovuti a una rete ferroviaria inesistente, a una rete stradale cronicamente a rischio e all’assenza di trasporto pubblico.
A questo si aggiunge l’assenza strutturale di una seria pianificazione territoriale e di interventi organici di prevenzione del dissesto idrogeologico.
Il Quirinale è perno istituzionale, geopolitico, strategico dello Stato italiano. Di ciò che ne rimane (emblematico il titolo del libro del quirinalista del Corriere, Marzio Breda: “Capi senza Stato”), di ciò che resiste dopo trent’anni di destrutturazione graduale del sistema-Paese, delle sue articolazioni burocratiche interne ed esterne.
Dopo la questione legata alla partita per la Presidenza della Repubblica del 2022 è oggi la proposta di riforma costituzionale in senso presidenzialista di cui parla il governo Meloni a invitare a indagare quanto effettivamente esista già di tale modello in Italia attraverso una radiografia strategica del Paese.
E se da un lato nel 2022 un gruppo di geografi anglosassoni ha censito quasi mezzo milione di punti geografici nel Vecchio Continente da cui partono strade per la capitale italiana, mostrando che “tutte le strade portano a Roma” non è solo un detto, dall’altro nell’Urbe tutte le strade portano al Quirinale. Vi conducono i gangli strategici delle burocrazie ministeriali, gli apparati sistemici del Paese, i circoli di influenza legati ai grandi poteri sistemici (Vaticano, magistratura, imprese di Stato), la diplomazia estera, il notabilato amministrativo che regge lo Stato italiano. Vi conducono gli sguardi e l’attenzione della politica politicante, dai peones ai sempre più transitori comandanti in capo di partiti e correnti. Vi conduce, in ultima istanza, il sistema-Paese nel suo complesso.
La camera vota la separazione delle carriere. La destra esulta, la sinistra insorge. E io continuo a non capire esattamente dove stia il problema.
La destra dice che è meglio separare il percorso professionale di procuratori e giudici, affinchè i secondi siano più liberi di esercitare la propria funzione “imparziale”, senza subire pressioni da parte dei primi. Ciò è teoricamente una buona cosa per tutti, e non si comprende perchè la sinistra debba essere contraria.
La sinistra sostiene invece che la separazione porterebbe ad “avvicinare” di più i procuratori all’esecutivo, togliendo quindi loro una parte della loro indipendenza.
Finalmente ho trovato il leader politico con cui identificarmi in pieno. Ho trovato l’uomo che rappresenta alla perfezione il mio pensiero. Lo voterò sempre, ad ogni elezione, ogni volta ed ovunque si candiderà.
Il suo nome è Matteo Salvini.
Già quest’uomo aveva iniziato a piacermi quando ha dichiarato la sua guerra totale alle “droghe” – facendo intenzionalmente confusione fra droghe leggere e droghe pesanti, come un ignorantello qualunque – e rendendo estremamente difficile procurarsi la cannabis medica per decine di migliaia di pazienti che ne avrebbero un estremo bisogno. Un uomo del genere, uscito direttamente dal buio del Medio Evo, è proprio quello che fa per noi.
di Riccardo Pizzirani (Sertes)
Partiamo da una considerazione: i 4 referendum sul lavoro sono sacrosanti.
Prendiamo ad esempio il primo quesito, per abolire i contratti a tutele crescenti di Renzi (sarebbe meglio chiamarli “contratti a fregature calanti”) e reistituire invece l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Cosa c’è di più naturale? Se un lavoratore viene licenziato senza giusta causa, semplicemente il licenziamento viene annullato. Chi vuole rimettere l’articolo 18 vota sì al primo referendum, chi vuole essere complice di Renzi si astiene.
Referendum numero due: quando un dipendente di una piccola azienda viene licenziato senza giusta causa, si può ancora fare, ma il risarcimento che il datore di lavoro deve versare non si limita a 6 mensilità, ma interviene un giudice per valutare se il datore di lavoro sta abusando di questa sua facoltà di licenziamento facilitato e quindi debba risarcire il dipendente con con un importo maggiore. Anche qui, quanti sono i casi nel mondo reale in cui una norma del genere non sia di totale e completo buonsenso?
"Il fuoco è vivo, non si è spento ed e ancora dentro di noi. Il M5s non sarà mai una timida brezza, un soffio di vento, ma un vento fortissimo. Il nostro obiettivo è quello di cambiare il Paese, rimuovere gli ostacoli al cambiamento".
Lo ha detto veramente. Sono parole pronunciate ieri da Giuseppe Conte alla “costituente” dei 5 Stelle.
"Saremo un muro, una diga, insuperabile e indistruttibile. Non siamo fatti per stare in una torre d'avorio, ma la coerenza per noi è irrinunciabile".
Lo ha detto ieri Giuseppe Conte. Giuro che parlava seriamente.
Leggi tutto: L’Italia nel pallone